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Psicologia dell'invecchiamento e della longevità

La psicologia dell'invecchiamento

L'invecchiamento

Una prima grande distinzione vede da una parte discipline che studiano l’invecchiamento patologico e dall’altra quelle che si focalizzano sull’invecchiamento normale. La geriatria, branca della medicina, ha come oggetto di studio gli aspetti legati alle patologie che caratterizzano l’invecchiamento. La gerontologia, una branchia della psicologia, studia i processi di invecchiamento non patologico. Lo studio della stabilità o dei cambiamenti psicologici della persona che invecchia caratterizza la psicologia dell’invecchiamento.

Sono tre i modelli che, nel corso degli anni, hanno guidato le attività di ricerca all’interno di questa disciplina:

  • Con la psicologia della vecchiaia si descrivono le caratteristiche e le problematiche di natura biologica, sociale e psicologica di questo stadio della vita.
  • Successivamente l’interesse si è spostato verso l’analisi delle differenze tra gruppi diversi dipendenti dall’età che caratterizza la psicologia delle differenze di età, con obiettivo di individuare le cause e conseguenze di meccanismi e processi alla base delle differenze legate all’età.
  • La psicologia dell’invecchiamento, infine, studia i cambiamenti comportamentali che avvengono con l’avanzare dell’età, in una prospettiva di “arco di vita”, integrando cioè le conoscenze che derivano dai primi due modelli e utilizzando studi che seguono lo sviluppo della persona nel tempo.

I primi studi e ricerche sull’invecchiamento iniziarono attorno al 1920, anno in cui Botkin pubblicò uno studio condotto su 3000 anziani di San Pietroburgo che fornì i primi dati sulle differenze tra invecchiamento normale e patologico. Uno dei primi studi di laboratorio sull’invecchiamento venne condotto da Pavlov, che notò come gli animali più anziani mostrassero maggiori capacità di apprendimento rispetto a quelli più giovani.

Storicamente pochi individui raggiungevano età avanzate, costituendo una percentuale marginale dell’intera popolazione, insufficiente per poter essere studiata con rigore scientifico. A partire dal Novecento migliori condizioni di vita e minori tassi di mortalità hanno comportato un aumento esponenziale della speranza di vita e, di conseguenza, l’invecchiamento della popolazione. Riconoscere che l’invecchiamento è un fenomeno complesso, è la principale ragione che ha favorito l’interesse verso lo studio delle caratteristiche peculiari dell’ultima fase della vita.

A livello scientifico si vede un andamento crescente dal 2000 al 2013 delle pubblicazioni scientifiche che includono le parole invecchiamento e anziano presenti nelle banche dati. A livello clinico nell’agosto del 2013 l’American Psychological Association (APA) ha pubblicato le Linee guida per la pratica psicologica con gli anziani, con l’intento di raccogliere le evidenze pubblicate finora circa i cambiamenti biologici, comportamentali, sociali e ambientali che caratterizzano l’invecchiamento e fornire ai professionisti raccomandazioni circa atteggiamenti, competenze e conoscenze necessarie per affrontare le diverse problematiche cliniche della presa in carico dell’anziano. Nasce formalmente una nuova figura di psicologo: il geropsicologo.

Come si spiega l'invecchiamento? Gli approcci teorici

Ci sono vari approcci che permettono di spiegare l’invecchiamento; alcuni di questi si focalizzano sulla persona, altri sul gruppo sociale, altri sul comportamento o sull’ambiente, altri sugli aspetti biologici.

Cosa vuol dire invecchiare

L'invecchiare dev’essere distinto dalla malattia. L’invecchiare a seconda del punto di vista considerato assume significati diversi. A livello biologico l’invecchiamento è un processo non volontario che opera in modo cumulativo con il passare del tempo comportando modificazioni cellulari, dovute a infezioni, incidenti o intossicazioni ambientali. L’età biologica è un indicatore dinamico dello stato di salute e di funzionamento dell’organismo. Viene definita attraverso il numero di anni che una persona si aspetta di vivere, in relazione alla funzionalità dei suoi organi vitali.

L’età psicologica può definirsi come l’età soggettiva che ognuno sente di avere e si riferisce a quanto bene una persona riesce a utilizzare le proprie abilità cognitive, personali o sociali per sperimentare nuove attività e vivere nuove esperienze, oltre che adattarsi ed essere resiliente di fronte a condizioni nuove e/o non usuali. A seconda quindi del suo livello di funzionamento e flessibilità una persona può essere considerata psicologicamente giovane o anziana indipendentemente dall’età cronologica.

L’età sociale è determinata dalla posizione sociale raggiunta a una data età rispetto all’età media. L’età sociale si riferisce quindi a come dovrebbero comportarsi o a che ruolo dovrebbero rivestire gli individui di una determinata età cronologica, secondo il punto di vista e le aspettative che la società ha verso quella determinata età. Troviamo infine in letteratura la definizione di età funzionale, che fa riferimento alle competenze che la persona mostra di avere mentre svolge specifici compiti. Così come per l’età biologica, anche per determinare l’età funzionale è inevitabile il confronto con pari di uguale età cronologica.

Nei decenni scorsi, età biologica ed età sociale erano sovrapponibili tra loro, mentre ora il miglioramento delle condizioni fisiche ha allungato l’età biologica ma non quella socialmente attiva. L’invecchiamento demografico si spiega con l’aumento della speranza di vita dovuto sia alla diminuzione della mortalità infantile sia al miglioramento delle condizioni di vita. L’invecchiamento della popolazione è inoltre legato alla diminuzione del tasso di fertilità. Da una percentuale ridotta di anziani si è passati e si passerà a una percentuale sempre più importante che ci obbligherà ad apportare una serie di cambiamenti strutturali e sociali, tra cui la ridefinizione dell’inizio burocratico-istituzionale della vecchiaia.

Il ruolo dell'età cronologica

Alcune persone adulte possono apparire molto più giovani rispetto alla loro età cronologica, causando una sorta di “non corrispondenza” tra età dimostrata ed età cronologica effettiva e la stessa discrepanza può esservi a livello di età soggettiva. Foà sosteneva che “l’età è niente, è un numero che abbiamo addosso, c’è una sola cosa da fare, divertirsi”. Non ci sono quindi regole che stabiliscono quando una persona è considerata vecchia. È a partire dall’istituzione nel 1919 del sistema di previdenza sociale italiano, che ha il ruolo di stabilire un compenso monetario mensile da erogare ai lavoratori che escono dal mondo del lavoro e si è radicata nel tempo l’idea che l’età anziana corrisponde al compimento del sessantacinquesimo anno.

Proprio per mettere in risalto la variabilità che caratterizza l’età adulta sono proposte categorie basandosi sull’età cronologica:

  • Giovani-anziani 64-74
  • Anziani 75-85
  • Grandi vecchi 85-99
  • Centenari

All’interno dell’ultima categoria sono state proposte ulteriori sotto-categorie di età, questo per mettere in risalto come l’età anziana sia caratterizzata più da differenze che da omogeneità.

Temi, problemi e prospettive della psicologia dell'invecchiamento e della longevità

Le tracce dell'invecchiamento

L’invecchiamento può essere definito come processo o insieme di processi che hanno luogo in un organismo vivente e che, con il passare del tempo, ne diminuiscono la probabilità di sopravvivenza. I cambiamenti fisici che avvengono con l’invecchiamento a livello estetico e a livello dell’efficienza dei sistemi muscoloscheletrico, cardiovascolare, respiratorio e digestivo, possono avere un impatto negativo sulla qualità di vita della persona anziana. Come:

  • Pelle e viso
  • Capelli
  • Altezza
  • Peso
  • Voce
  • Muscoli e ossa
  • Propriocezione
  • Sistema cardiovascolare
  • Sistema polmonare
  • Digestione
  • Temperatura

Cambiamenti sensoriali

A livello sensoriale vi sono una serie di cambiamenti dipendenti dall’età e, secondo l’ipotesi della causa comune, il legame tra processi sensoriali e cognizione diventa più importante nell’età adulta avanzata compromettendo l’elaborazione e la codifica delle informazioni. Sebbene le differenze dipendenti dall’età non possano, però, essere spiegate esclusivamente dal declino negli organi sensoriali, l’avere buone abilità verbali e di memoria è sicuramente relato alle nostre abilità sensoriali.

Vista. Con l’avanzare dell’età si verificano cambiamenti a carico del sistema visivo che possono rendere più difficoltoso lo svolgimento di attività quotidiane. Alcuni di questi cambiamenti dipendono dai mutamenti anatomici che avvengono all’interno dell’occhio. Dopo i 60 anni aumentano la lacrimazione, la secchezza degli occhi e vi è una maggiore vulnerabilità a sviluppare patologie e condizioni mediche anche importanti. Gli anziani solitamente impiegano più tempo dei giovani per discriminare, riconoscere o identificare gli stimoli visivi e questo influisce sulle capacità di apprendimento, memoria, inibizione. La capacità di registrare ed elaborare input visivi non coinvolge solamente le strutture del sistema visivo, ma anche strutture del sistema nervoso centrale e i processi di elaborazione di alto livello. Alcuni studi hanno dimostrato come negli anziani diminuisca la capacità di elaborare le info di contrasto spaziale non solo a causa di un minor utilizzo degli indizi di profondità monoculari ma soprattutto per modificazioni, a livello cerebrale, del funzionamento della corteccia visiva primaria e secondaria.

Udito. La perdita dell’udito viene percepita dall’anziano come una delle principali cause della perdita di funzionalità e autonomia nella vita quotidiana. Circa il 30% degli anziani con più di 65 anni manifesta un notevole deficit dell’udito, con gravi conseguenze psicofisiche, tra cui il ritiro sociale. Alcuni cambiamenti possono essere ricondotti a problematiche anatomo-fisiologiche delle strutture che compongono l’orecchio e altri a modificazioni delle strutture centrali che elaborano le info uditive. L’anziano perde con l’età la capacità di discriminare suoni ad alta frequenza. È meno sensibile a rumori forti e acuti. È possibile ricorrere ad apparecchi acustici affinché possano essere amplificati i suoni in base alle necessità della persona.

Gusto e olfatto. La perdita nella sensibilità dell’odore e del gusto inizia intorno ai 60 anni e tende ad aumentare con l’avanzare dell’età. Tale disfunzione influenza in modo significativo il benessere fisico e la qualità di vita dell’anziano nonché l’alimentazione, soprattutto il piacere per il cibo. Schiffman sostiene inoltre che l’olfatto possa servire come segnale adattivo di avvertimento di un eventuale pericolo e pertanto una sua perdita può diventare rischiosa. La perdita della capacità di sentire odori può anche essere un segno precoce di una malattia neurodegenerativa quale il morbo di Alzheimer o sporadicamente il morbo di Parkinson; persone con Mild Cognitive Impairment che evolvono in una demenza di tipo Alzheimer, presentano frequentemente, in questa fase intermedia, una perdita dell’olfatto, al contrario di coloro che non vanno incontro a una diagnosi così severa. La perdita del gusto è associata più alle terapie farmacologiche e alle condizioni mediche che ai cambiamenti anatomici e biologici legati all’età.

Le principali cause di disabilità dopo i 65 anni sono dovute a disturbi visivi, perdita dell’udito, malattie degenerative e osteoartrite.

Invecchiamento e malattia

Tra le principali cause di morte nell’invecchiamento vi sono problemi cardiovascolari, ictus, la cui frequenza aumenta a partire dai 65 anni, e il cancro, la cui insorgenza raggiunge il picco verso i 70 anni. Invece tra le più comuni malattie croniche, ossia malattie che hanno un inizio lento e una lunga durata, vi sono l’artrite e l’artrite reumatoide, l’osteoporosi, l’ipertensione, con i connessi problemi vascolari e coronarici e il diabete. Tra le malattie neurodegenerative croniche troviamo invece la demenza; il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson. L’Italia è tra i nove paesi al mondo con una percentuale elevata di persone con demenza nel 2010.

I quadri di demenza più frequenti sono: demenza di Alzheimer, demenza vascolare, demenza a corpi di Lewy e demenza fronto-temporale OMS. Queste malattie croniche, anche se non sempre invalidanti, influiscono comunque sulla funzionalità e sullo stato generale di benessere, causando spesso un declino della salute mentale con ricadute su coloro che dell’anziano si prendono cura. Incidenti e fratture in tarda età a seguito di una caduta sono relativamente frequenti. Purtroppo molto spesso la caduta ingenera una vera e propria spirale di eventi negativi: l’anziano perde la propria autonomia, è costretto a dipendere dal proprio caregiver, rimane immobile e può sviluppare un quadro depressivo. Nei casi più gravi, la famiglia è costretta a ricorrere all’ospedalizzazione. Inoltre molto spesso, soprattutto in tarda età, l’ospedalizzazione che ne consegue produce comorbilità e può condurre al decesso.

La presenza di cambiamenti fisici e sensoriali, di malattie anche croniche, soprattutto nella quarta età, indicano un indebolimento del potenziale biologico che causa varie forme di fragilità. Il divenire sempre più fragili e dipendenti è quindi una conseguenza inevitabile per coloro che raggiungono età molto avanzate, in modo particolare per le donne. Tenendo conto delle diverse definizioni, i principali fattori che determinerebbero la fragilità nell’anziano sono:

  • Età > ai 75 anni (cut-off)
  • Carenza o assenza di rete primaria e/o secondaria di supporto
  • Recente ospedalizzazione
  • Presenza di eventi sentinella
  • Presenza di disabilità cognitiva o demenza
  • Presenza di depressione
  • Presenza di polipatologie
  • Basso livello economico

Due o più fattori di rischio sono sufficienti per far emergere una situazione di fragilità, che mette a rischio la persona anziana rispetto a complicanze quali perdita dell’autosufficienza, istituzionalizzazione e morte anche per eventi di per sé di modesta entità. È importante sottolineare, poi, che una porzione rilevante di anziani gode di un buon margine di autonomia e di indipendenza. In Italia la percentuale di anziani sopra i 65 anni con disabilità è alquanto bassa.

Secondo un sondaggio effettuato dal CENSIS nel 2011, il 45% degli over sessantenni intervistati valuta la propria vita positivamente, perché svolge attività gratificanti, e solo il 22% dichiara di avere uno stato di salute pessimo. Gli anziani che si reputano in buona salute sono in generale più attivi e indipendenti di quelli che valutano la loro salute come precaria. Vi sono modi per favorire una migliore qualità di vita e di salute. È stato infatti dimostrato che alcuni fattori psicologici, sociali e comportamentali favoriscono un buon invecchiamento e allungano la speranza di vita. Tra questi troviamo:

  • Astensione attiva e passiva dal fumo
  • Dieta bilanciata
  • Esposizione al sole moderata
  • Esercizio fisico costante
  • Consumo moderato di alcol
  • Check-up regolari
  • Presenza di momenti di svago.
  • Numero adeguato di ore di sonno
  • Atteggiamento positivo
  • Presenza di relazioni sociali
  • Ambiente domestico sicuro

Le tecnologie assistenziali

Le tecnologie assistenziali si sono sviluppate per fare fronte agli eventuali problemi che, soprattutto nella terza e quarta età, possono causare dei limiti nella funzionalità fisica, motoria, sensoriale e cognitiva levando la buona qualità di vita dell’anziano. Uno dei limiti della tecnologia assistenziale è legato al costo che essa comporta e in alcuni casi alla minore familiarità che l’anziano ha nell’utilizzarla. La sensibilità da parte dei comuni per rendere la città a misura di anziano incomincia a essere sempre più presente.

La rete dei servizi per gli anziani

Sempre in un’ottica di promozione della qualità di vita dell’anziano la società si sta organizzando per dare alle persone l’opportunità di invecchiare, raggiungendo il massimo successo possibile. Negli ultimi tre decenni le politiche per gli anziani hanno portato alla nascita di una ricca e articolata serie di servizi per rispondere alle domande di aiuto da parte degli anziani e delle loro famiglie. È bene ricordare, inoltre, che in Italia le “norme generali sulla tutela della salute” sono di competenza statale mentre l’assistenza e l’organizzazione sanitaria spettano alle singole regioni. Oggi si fa riferimento al concetto di rete dei servizi...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Arianna21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'invecchiamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Borella Erika.
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