Psicologia clinica dell'invecchiamento
Molti pensano all'invecchiamento come un processo patologico, ma non è sempre così. Una parte delle persone vive in perfetta salute, ha opportunità di invecchiare senza patologie. Quando si parla di invecchiamento in salute si intende che si hanno le opportunità e gli aspetti legati al contesto per avere la possibilità di fare ciò che si desidera, senza limitazioni -> creare intorno all'anziano un ambiente stimolante e opportunità per un continuo sviluppo di abilità o mantenimento di queste.
Quando si parla di invecchiamento in salute (Healthy Ageing) non si intende che la persona non ha patologie (perché può avere diabete ecc.) ma che non ha limitazioni gravi di vita attiva. L'OMS definisce l'Healthy Ageing come il processo di sviluppo e di mantenimento delle abilità funzionali che permette il benessere delle persone in età avanzata. Tra queste abilità funzionali si racchiudono tutte quelle capacità che permettono di fare ciò che si desidera -> autonomia, spostamento, comunicazione, interagire, coltivare interessi e passioni.
Queste abilità funzionali sono costituite sia da caratteristiche interne alla persona, ma anche dall'interazione con il contesto sociale -> l'anziano ha delle esigenze che possono essere soddisfatte dall'ambiente -> dando opportunità, stimoli, attività (come università della terza età, scuole di ballo…). Interazione tra caratteristiche dell'individuo e ambiente -> anziano ha dei desideri, la società mette a sua disposizione attività -> equilibrio.
Ruolo dello psicologo dell'invecchiamento
Alcuni anziani, però, si rassegnano e non sfruttano queste attività (mancanza di equilibrio). Ruolo dello psicologo dell'invecchiamento, oltre a promuovere il benessere e salute psicofisica, è quello di promuovere anche:
- Social engagement -> molti anziani tendono a chiudersi o chiudere il proprio cerchio di amicizie, ma in realtà è molto importante avere molti contatti i quali concedono molte opportunità di stimoli per potenziare o sviluppare delle abilità.
- Ottimizzazione aspetto fisico e cognitivo con interventi di potenziamento cognitivo per mantenere o migliorare le abilità -> Soprattutto potenziare aspetto fisico in quanto l'attività aerobica consente una miglior efficienza cerebrale. In aggiunta a ciò, lo spostamento per le persone anziane è una delle abilità più importanti. Inoltre se si promuove uno stile di vita poco sedentario, diminuisce il rischio di diabete.
Declino cognitivo
L'anziano, generalmente, attraversa un periodo di decadimento cognitivo in cui si assiste a un peggioramento di prove di memoria, velocità di elaborazione, difficoltà sensoriale, funzioni esecutive e memoria prospettica. Tutti questi cambiamenti sono fisiologici -> variabilità inter-individuale, ovvero che alcune cose cambiano in modo diverso in base agli individui. Salthouse dice che gli anziani perdono queste abilità in prove di laboratorio, ma che nella vita reale potrebbero non avere alcuna difficoltà o alcun ostacolo all'autonomia. Inoltre non ci sono solo cose che decadono, anzi -> Esperienza e saggezza possono essere considerate come caratteristiche positive per l'anziano.
Come si evince dal grafico, alcune abilità hanno un andamento e un declino più drastico, altre invece sembrano migliorare per poi decadere -> ancora variabilità inter-individuale. Declino quindi non è uniforme. Si parla di declino o cambiamento, non di deficit. La differenza inter-individuale dipende, quindi, sia da caratteristiche interne alla persona, sia dalle caratteristiche del contesto in cui l'anziano vive, dagli stimoli, dalle attività, dalla cultura -> scaffholding theory -> gli anziani sono aiutati da queste "impalcature" di attività, stimoli ecc.
Cambiamenti nello specifico
Memoria
La capacità di attenzione diminuisce (sia per attenzione ma anche per difficoltà sensoriali). Inoltre la memoria rallenta e può sembrare di non ricordarsi più nomi o nozioni ("effetto sulla punta della lingua"). Hanno bisogno di più tempo di elaborazione. A volte non riescono a ricordarsi il nome, cioè che non riescono ad avere accesso alla memoria -> insegnare strategie alternative.
Il pensionamento è vissuto spesso come uno spartiacque -> anche i lavori più abitudinari rappresentano uno stimolo di attivazione cerebrale, uno stimolo cognitivo -> se da quando sei in pensione non fai più certe attività, non sei stimolato è ovvio perdere qualcosa, avere un decadimento più drastico. Non è patologico. Si parla di invecchiamento di successo o attivo se fai attività o hai stimoli per ottenere un adeguato livello di attività per essere stimolato sia dal punto di vista fisico che cognitivo. I campanelli di allarme che una persona anziana potrebbe dire di sentire non sono per forza indice di Alzheimer. Importante leggere, guardare film eccetera, in modo attivo, cercando di ricordare più informazioni possibili.
Comunicazione
Sempre difficoltà nel ricordarsi parole ma anche, a volte, nella comprensione se la comunicazione è veloce, se ci sono problemi sensoriali, se ci sono rumori, se manca attenzione e se non possono vedere interlocutore, difficoltà WM, aggiornare il contenuto. Altra problematica è l'ageismo, ovvero la mancanza di rispetto che si verifica nella comunicazione con l'anziano -> questa succede anche in strutture per anziani quando ad esempio si dà del tu, si trattano come persone stupide.
Altra difficoltà sta nella pragmatica della discussione -> aspetti più sociali della comunicazione -> Il modo in cui si presenta il discorso, appropriatezza sociale della comunicazione, es. scegliere e mantenere un discorso appropriato, rispondere in maniera appropriata all'interlocutore, mantenere un adeguato volume della voce, abilità di interpretare significati indiretti (es. inferenze, sarcasmo, metafore, humor).
Gli anziani tendono a andare fuori dal discorso e dai contenuti adeguati della comunicazione. Fanno anche fatica a capire metafore, humor, sarcasmo. Per migliorare la comunicazione è bene:
- Utilizzare sia la comunicazione verbale sia quella non verbale.
- La comunicazione con la persona anziana deve essere sempre semplice e diretta. L'uso delle parole deve essere adeguato al suo livello di comprensione, le frasi brevi, pronunciate lentamente e ben scandite.
- Coerenza fra entrambe le modalità: se usiamo un tono di voce calmo e pacato, per comunicare un'azione che intendiamo fare all'anziano, non possiamo tenere poi comportamenti ansiosi e frettolosi. Il nostro agire deve coincidere con il tono delle parole che diciamo.
- Comunicazione non verbale: per esempio accompagnare una parola di incoraggiamento con un sorriso.
- Sguardo: nel parlare, ma anche nel comunicare qualcosa senza parole porsi sempre di fronte alla persona. Questa posizione è anche segno di considerazione e di rispetto.
Processo decisionale
Alcuni aspetti declinano -> ci sono difficoltà nel processo decisionale che dipendono da:
- Variabili cognitive,
- Variabili emotive (se ti piace una cosa, se c'è una persona che ti piace a fare una cosa, se ti diverte un'attività),
- Aspetti metacognitivi (si riflette sulle nostre capacità, sui risultati di quella decisione da prendere, sulle influenze ed esiti della stessa),
- Stili e strategie decisionali.
Il processo decisionale è un'attività che coinvolge numerose abilità, per questo gli anziani fanno più fatica a coordinare tutto -> Mantenimento e manipolazione delle informazioni, memoria di lavoro, integrazione di informazioni, velocità di elaborazione, attenzione selettiva e focalizzata, funzioni esecutive.
Teoria del doppio processo delle decisioni -> 2 tipi di processi -> Intuitivo vs Analitico. Gli anziani hanno più difficoltà se il processo da utilizzare in una determinata occasione è quello analitico, in quanto fanno fatica a esaminare ogni informazione e a utilizzare molte più risorse cognitive. Nel prendere decisioni utilizzano maggiormente il processo intuitivo/esperienziale che compensa il declino presente sistema deliberativo/analitico.
Come affermato precedentemente, inoltre, altra caratteristica fondamentale nel processo decisionale sono variabili emotive -> teoria della selettività socio-emotiva (Carstersen) -> bias della positività -> si è più orientati verso emozioni positive, le decisioni vengono prese più facilmente se hanno aspetti positivi -> ciò però può non essere sempre positivo per la persona.
Le motivazioni che spingono l'anziano a prendere decisioni sono diverse -> la curva di curiosità, conoscenze ecc. punta a diminuire. La curva di emozione sociale è bassa nell'adolescenza, tende a salire età adulta e ritorna bassa in anziani. L'anziano tende a ridurre la propria rete sociale e tiene solo i rapporti positivi, non quelli che gli fanno provare emozioni negative.
Paure dell'anziano
Paure che riguardano la sfera prettamente psicologica:
- Paura della perdita di memoria, di attenzione e di concentrazione,
- La paura della perdita della voglia di vivere e la paura del futuro,
- La sensazione di perdere la propria identità.
Paure che riguardano la sfera prettamente fisica:
- La paura della perdita dell'autosufficienza fisica a causa di una "demenza",
- La paura della dipendenza fisica dagli altri,
- La paura della stanchezza fisica,
- La paura legata alla compromissione della vista e dell'udito.
Paure che riguardano le relazioni con i propri figli e i familiari:
- La paura di essere abbandonati dai propri figli,
- La paura di perdere il coniuge,
- La paura di dipendere completamente dai familiari, quindi di creare loro anche delle difficoltà di tipo organizzativo ("paura di essere un peso"),
- La paura di sentirsi in balìa della volontà altrui e la paura di non essere capito,
- La paura di annoiare gli altri.
Paure che riguardano il proprio ruolo sociale:
- La paura di perdere gli amici della propria età,
- La paura della solitudine e la paura di isolarsi dagli altri,
- La paura che gli altri non si interessino più a noi.
Valutazione e intervento nell'invecchiamento
Come avevamo già visto l'invecchiamento fisiologico è definito come tutti quei cambiamenti che fanno parte del normale processo di invecchiamento non incidono in modo significativo sulla vita quotidiana. La valutazione nell'invecchiamento è molto importante -> si deve avere quadro di riferimento per capire se sano o patologico -> Demenza sindrome caratterizzata da una perdita progressiva delle funzioni cognitive e da modificazioni del comportamento (riguardano la sfera della personalità, l'affettività, l'ideazione, il comportamento) con perdita delle competenze sociali. Si dice che è una sindrome progressiva in quanto il livello cognitivo cala, progredisce il peggioramento.
Presenza di alterazioni:
- Nella memoria (nella prima fase soprattutto deficit memoria per fatti correnti e disorientamento temporale e spaziale). Quasi intatta la memoria autobiografica;
- Uno o più deficit cognitivi fra: afasia, aprassia, agnosia, funzioni esecutive.
Il declino della memoria e delle altre funzioni cognitive compromette la vita quotidiana. Accanto a valutazione è importante anche l'intervento, però. Intervenire su anziano sano è fondamentale per affrontare un invecchiamento di successo, prevenire la demenza -> studi di ora cercano di capire quanto le attività cognitivamente stimolanti possano preservare da patologia, ma non si è certi scientificamente dei risultati -> unica evidenza è la riserva cognitiva -> anziani che hanno svolto più attività lavorative stimolanti, che hanno un livello di scolarità più alto, che hanno viaggiato tanto ecc. hanno un'insorgenza della malattia più tardiva rispetto ad altre persone. Psico dell'invecchiamento si occupa sia degli anziani patologici che quelli fisiologici, ma anche delle famiglie e caregiver. Molto importante usare terminologia corretta!
Invecchiamento o senescenza
= modificazioni di tipo strutturale (biologico soprattutto) e funzionale (nelle funzioni) che si svolgono lentamente e progressivamente nel corso della vita hanno carattere involutivo o degenerativo. In invecchiamento fisiologico le modificazioni portano a un peggioramento del funzionamento più lento e graduale, con occasione di intervento e compensazione. Con demenza è un peggioramento più veloce e meno graduale. Senescenza è anche intesa come l'iter verso la senilità -> fase finale della vita. Nell'invecchiamento fisiologico si assiste a declino (più legato a biologia, ai tratti, al corpo, alle funzioni. Tendenzialmente irreversibile ma c'è spazio per qualche modificazione in positivo) e sviluppo (psicologico -> cambiamento comportamento -> esperienza e saggezza).
Invecchiamento è una fase di vita che è il risultato di ciò che ha fatto nel corso della sua vita, non è staccata dal resto. L'anziano è il risultato del suo percorso di vita. È importante ciò che ha fatto nella sua vita e ciò che fa in quel momento -> vecchiaia o senilità = conseguenza della senescenza processo normale comune a tutti gli esseri viventi ultimo periodo della vita.
Come fare per definire un anziano? Ci sono molti modi, nessuno è giusto di per sé:
- Età cronologica -> 60/65 anni inizio dell'età anziana, più cambiamenti a livello psico e fisico. Il modo più semplice e oggettivo di definire l'invecchiamento consiste nel contare gli anni dalla nascita (60/65 anni inizio della terza età, 75 anni inizio della quarta età) MA forte variabilità inter-individuale (alcuni 65enni li vediamo vecchi, altri molto meno -> Barbara D'Urso) -> Distinzione fra young-old (65-75) e old-old (+75) in seguito all'allungarsi della vita. Tale distinzione non ha stabilità (es. in passato difficoltà nel trovare persone di oltre 75 anni). Forte cambiamento anche in rapporto alla coorte di appartenenza in quanto l'ambiente sociale può influire -> prima anziani a 60 anni e pochi 75enni, ora l'età di invecchiamento sta notevolmente alzando, si allunga la vita media. Età cronologica non rappresenta più un criterio adeguato per differenziare gli anziani, è INVECE un indicatore dell'età oggettiva degli individui. Si prende per convenzione 65 anni anzianità, ma non è un criterio completamente corretto. Dipende anche da cultura di appartenenza.
- Età fisica e biologica -> L'età biologica rappresenta le condizioni generali di un individuo in un certo momento -> si giudica in base alle modificazioni fisiche e psichiche -> anche qua dipende, non tutti hanno gli stessi cambiamenti -> variabilità interindividuale -> non tutti quelli che a una certa età hanno i capelli bianchi, rughe eccetera. Anche dal punto di vista fisico -> atleti eccetera. Diversificazione immensa, non si ha un criterio univoco. Sempre anche variabilità intraindividuale e differenze in base a fattori culturali, sociali, economici. Ad esempio stress, muratori sotto al sole, chi solleva tanti carichi invecchia prima e in modo diverso;
- Età psicologica -> si guardano più ambiti, quindi già non è un criterio univoco perché cambia da quale criterio guardi, cambia da persona eccetera -> cognitivo (intelligenza fluida e cristallizzata e selezione delle informazioni ricevute dal sistema nervoso centrale); affettivo (modificazioni qualitative-quantitative); personalità (tendenze centrate sul sé, minore importanza alle aspettative sociali e ai ruoli imposti dall'ambiente. Emerge il bisogno di continuità e il bisogno di dare un significato alla propria esistenza). Per quanto riguarda il punto sui tratti di personalità sono importanti due teorie formulate negli anni '60: teoria del disengagement (del disinvestimento di Cumming e Henry, 1961): nel corso del tempo c'è un disinvestimento da parte di anziano e da parte della società -> anziano si ritrae ma anche la società dà meno importanza all'anziano -> riduzione delle funzioni individuali e interpersonali. Società non ha più bisogno dell'anziano, soprattutto in America; teoria dell'activity Havighurst (1960): il disimpegno non è inevitabile, anche l'anziano deve impegnarsi a trovare attività sempre più stimolanti, tranne poco prima della morte. MEGLIO TROVARE APPROCCI INTERMEDI -> fare ciò che l'anziano riesce, ma provare a fare.
- Età sociale -> Si definisce l'anziano in base alla modificazione dei ruoli che si possono, si dovrebbero, si vogliono e si debbono assumere all'interno della società. Ancora variabilità perché dipende da Cultura e Storia di una società. Esempio del pensionamento -> perdita del ruolo (in passato soprattutto per gli uomini) -> ma ora età del pensionamento cambia, si posticipa. Non è un criterio univoco neanche questo (es calciatore e ricercatore). Il cambiamento sociale è fondamentale -> porta la persona a destabilizzarsi -> tutelare la persona, aiutarlo, sostenerlo, fare attenzione a dare attività, stimoli. Pratiche politiche soprattutto a questa fascia di persone. Il pensionamento è tanto più difficoltoso quanto più è stato un lavoro che ha dato un ruolo importante alla persona (sportivo ad esempio) o riconoscimento personale e sociale.
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