Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

desiderio di mantenere il contatto per tutto il tempo necessario allo svolgimento del ciclo

estetico di cui si dirà avanti. Produce un altro interessante effetto: il vissuto di sospensione

del tempo. Tale effetto era stato magistralmente descritto da Dante nel IV canto del

purgatorio.

L’esperienza estetica ,ha una sua fase di attivazione che ha luogo con la percezione

dell’opera, prosegue in una fase di contemplazione caratterizzata da un assoluto

coinvolgimento ed eventualmente da un vissuto di sospensione del tempo.

Le condotte di conservazione e collezione delle opere d’arte richiamano il legame affettivo e

conoscitivo che il fruitore stabilisce direttamente con l’opera e indirettamente con l’artista.

Gillo Dorfles spiega molto bene quali meccanismi portano a un percorso assai strano, come

quello che da un meraviglioso originale può indurre a un meccanismo sositutivo

apparentemente ingenuo e nella sostanza privo di gusto. Dorfles identifica accuratamente le

caratteristiche degli oggetti di cattivo gusto: la multifunzionalità, la vistosa assenza di

originalità, la scarsa cura di esecuzione, l’impiego dell’immagine artistica in contesti

inappropriati o incongrui ecc.

Dunque sul piano dei parametri che costituiscono un possibile frame dell’esperienza estetica

troviamo:

1. Gli aspetti relativi all’artista

2. Gli aspetti relativi all’opera

3. Gli aspetti relativi al fruitore

Gli effetti o conseguenze dell’esperienza estetica e delle emozioni estetiche si riscontrano a

vari livelli.

Un approccio centrato sull’opera d’arte

Il filosofo e psicologo tedesco Guustav T. Fechner sulla “sezione aurea”. Cercò di

determinare quale tipologia di proporzione fosse più favorevole ai giudizi estetici nel seno

della bellezza. Chiese ai partecipanti all’esperimento di scegliere fra dieci rettangoli che

variavano rispetto alle proporzioni tra i lati. Graves studiò i modi di dividere in parti distinte un

rettangoo, ottenendo la migliore soluzione estetica. Inoltre possiamo citare gli articoli di

Holger Hoge, attuale presidente della international association of empirical aesthetics ( IAEA)

e muoveva una serie di critiche all’utilizzo come principio assoluto della sezione aurea e delle

proporzioni auree, invocando la complessità di fattori che concorrono a favorire le emozioni e

i vissuti legati all’esperienza estetica. Nell’arte moderna e contemporanea possiamo

riscontrare dinamiche decisamente molto complesse quando esaminiamo le strutture e gli

aspetti formali. In parecchi casi si va ben oltre il rispetto delle proporzioni auree.

L’’analisi delle condizioni formali e strutturali che favoriscono l’esperienza estetica ha

interessato molto gli psicologi di orientamento gestaltista, in particolare Birkhoff e Koffka, essi

hanno ritenuto che il bello si ottiene quando nelle configurazioni artistiche prevalgono

l’ordine, la simmetria , la pregnanza, l’omogeneità. Birkhoff giunse a elaborare una formula

che poteva descrivere e predire compiutamente il piacere estetico : E=O/C

Dove E sta per “ estetica” , O sta per “ordine” e C per “complessità”.

Berlyne studiando la complessità e l’interesse esplorativo per le figure bizzarre sottolineava

che la complessità attrae, e che quindi la formula in questo caso poteva essere : E=C/O

Qui, il crescere della complessità, abbiamo maggiore possibilità di incontrare il bello.

Per Barron, Eysenck, Moles e Fechner , la formula potrebbe essere riproposta in questi

termini:

E= OxC

A queste formule si aggiunge la proposta da Bonaiuto ,che sottolinea la rilevanza dei processi

di saturazione e sostiene quindi potersi avere l’esperienza estetica in presenza di prevalente

ordine.

Metzger, in particolare ha posto in risalto l’importante aspetto dell’ autenticità come qualità

irrinunciabile ne determinare l’apprezzamento estetico.

Arnheim e Lipps hanno studiato un tema caro anche a Metzger : l’espressività emotiva e

dunque la capacità delle strutture, che possono essere letti. Arnheim distingue le qualità

strutturali, le qualità costitutive, le qualità espressive, le qualità ponte o valenze, significati

convenzionali, significati non convenzionali. Le qualità strutturali e costitutive rappresentano

la base per la lettura dei significati, che vengono però elaborati attraverso le qualità

espressive e le qualità ponte. Arnheim mette in luce che le potenzialità espressive

costituiscono un fattore rilevante in tutti li aspetti della comunicazione tra l’opera e il fruitore, e

si pongono come il fondamento per la possibilità di attivazione del piacere estetico. Sulla

linea dell’analisi delle qualità formali e strutturali si collocano anche gli studi di Locher,

focalizzati sul tema del “balancing”, ossia sulle dimensioni di bilanciamento tra i vari aspetti

dei fattori formali. Per Locher sono importanti gli equilibri tra forme, colori e uso degli spazi.

Ci appare evidente che in determinate scelte, soprattutto nell’arte moderna e

contemporanea, gli effetti sono guidati da una notevole complessità, talvolta d veri e propri

sovvertimenti delle regole e degli schemi. Un altro rilevante filone di studi è quello che

concerne i rapporti tra i processi percettivi e i meccanismi di lettura dell’opera. Si tratta di

osservazioni cge si focalizzano sul fatto che la percezione della forma è l’unità primaria dal

punto di vista percettivo. Wertheimer , koffka e Koohler , studiarono i cosiddetti “ fattori

formarli “, individuandoli come fattori che consentono la segregazione di una figura dallo

sfondo. Secondo i gestaltisti, i fattori formali guidano la percezione a partire

dall’organizzazione figurale e consentono alle forme di stagliarsi dallo sfondo ed essere

percepite nei loro significati. Secondo i gestaltisti , la cosiddetta “tendenza alla Gestalt”,

guida l’atto percettivo e privilegia le forme regolari. Elenchiamo di seguito i principali

meccanismi:

a) Il completamento: un processo che si basa sulla presenza di una configurazione con una

parte mancante ma intuibile. Attraverso il completamento si ricostruisce la figura intera.

Esiste anche un’altra tipologia di completamento : i cosiddetti contorni o superfici

illusorie, tali perché non rappresentate graficamente , eppure perfettamente visibili.

b) L’ambiguità : si tratta un processo che vede un equilibrio tra i fattori formali presenti, tale

da non consentire l’emergere di una solo figura, bensi da creare un bilanciamento che

possa dar luogo almeno a due soluzioni percettive.

c) Le tassellazioni: sono chiamate cosi perché , al contrario dell’ambiguità , fanno

coesistere in una perfetta e matematica quadratura dello spazio, signifiacati diversi ma

presenti nello stesso momento.

d) L’incongruità o contraddizione: in tal caso siamo di fronte a una vera e propria

contraddizione degli schemi mentali, attraverso elementi che non possono esistere nella

realtà, ma che sono rappresentabili a livello percettivo.

e) Il mascheramento: è un processo che presuppone elementi nascosti in una

configurazione, che tuttavia possono essere individuati in una ricerca attiva, soprattutto

dai soggetti aventi uno stile cognitivo analitico.

f) Il risalto: processo opposto al mascheramento, viene impiegato per evidenziare un

elemento o una figura che si vuole porre al centro dell’attenzione dell’osservatore.

La condotta di esplorazione implica molteplici aspetti: i fattori formali, la presenza di processi

come il completamento, l’ambiguità o il mascheramento consentiranno un livello di

elaborazione che viene poi integrato dall’attività degli schemi mentali attraverso i quali il

fruitore può compiere operazioni di comparazione. La fruizione è pertanto un atto complesso

che comprende diversi livelli e li integra , facendo ricordo a vari processi.

Un approccio centrato sull’artista

Tra i primi metodi di studio nella psicologia dell’arte troviamo senz’altro gli studi psicoanalitici

di Freud. È interessante l’analisi dell’opera attraverso la comprensione e l’interpretazione

delle intenzioni consce o inconsce dell’artista. Il tutto è analizzato tramite le griglie e le matrici

costituite da meccanismi difensivi, come l’identificazione, la proiezione, lo spostamento, la

condensazione.

La creazione artistica costituirebbe un’interessante modalità di elaborazione, addirittura di

catarsi, per alcuni contenuti profondi. La peculiarità dell’artista consisterebbe proprio nel

trovare tale percorso e attraversarlo mediate le proprie energie creative. In questa direzione si

collocano anche gli studi della Wolfenstein, che attinse alle note biografiche che riguardavano

Magritte e interpretò l’episodio che ne segnò la vita – il suicidio della madre. La Wolfenstein

interpretò la scoperta surrealista di Magritte come un tentativo di recupero dell’impossibile.

Sempre seguendo le tracce delle biografie , troviamo le stimolanti osservazioni condotte sulla

pittura di Picasso, del quale era noto l’interesse per il genere femminile. Sono molto

interessanti le osservazioni che mirano a sostenere che, durante le sue relazioni con le

modelle, Picasso le ritraeva con forme e colori armonici, mentre nel momento in cui la

relazione s’interrompeva o attraversava fasi conflittuali , venivano ritratte con la famosa

tecnica cubista per cui Picasso è più noto. Secondo Giannini e Bonaiuto, questa nuova

dimensione avrebbe a che fare con una modalità i esprimere l’aggressività o gli elementi del

conflitto attraverso un vero e proprio sovvertimento delle regole di rappresentazione del volto.

Un altro approccio interessante, nell’ambito di tale filone, riguarda l’interesse per la cosiddetta

“follia” degli artisti. È il caso di Van Gogh , di cui è nota una patologia psichica che lo portò ad

automutilarsi.

Bartoli , analizza i criteri di studio delle opere d’arte mettendo in guardia il rischio di adottare

soltanto il metodo autobiografico. Sostiene l’utilità del paradigma indiziario, ossia l’utilizzo di

vari indicatori che convergono nelle medesime direzioni. L’indagine deve centrarsi sull’opera

d’arte e bisogna considerare la presenza di eventuali ambiguità come di indicatori di

significati latenti.

A tali aspetti possiamo aggiungere: gli apporti che gli psicologi che studiano la visione e

anche gli apporti di storici e critici d’arte, nonché lo studio di diverse opere e scritti dell’artista

unitariamente, se esistenti, a scritti su di lui/lei o sulle sue opere. I vantaggi di un metodo che

si avvale di indicatori e fattori, aiuta a trovare possibili punti in comune utili a svolgere una

vera comprensione dell’arte.

Non vi è dunque possibilità di astrarre criteri di analisi slegati dalla realtà e dal contesto che

circond l’opera. L’arte è comunicazione , sviluppa linguaggi che percorrono gli elementi del

reale e che appunto, non sono analizzabili o leggibili fuori da detti parametri.

Un approccio centrato sul fruitore

Mentre coloro che studiano la psicologia dell’arte considerano i fruitori come un “pubblico

omogeneo”, altri studiosi della disciplina si sono posti interrogativi relativi alle diversità di chi

si colloca di fronte a un’opera d’arte e hanno considerato tali differenze sotto il profilo

psicologico, analizzandole pure con strumenti sperimentali.

1) Preferenze dei soggetti introversi ed estroversi: i gusti degli introversi, orientati verso

specifiche preferenze, come paesaggi, forme astratte, colori cupi, a quelli degli estroversi,

che preferiscono invece soggetti umani o animali, rappresentazioni realistiche, colori

caldi.

2) La tolleranza della complessità: sono maggiormente orientati alla possibilità di godimento

estetico i soggetti non rigidi, che tollerano elementi di complessità e che sono in grado di

sorprendere il reperimento di una soluzione percettiva immediata e chiara. In particolare

questa tipologia di persone ha maggiori possibilità di fruire di opere diverse e soprattutto

di quelle caratterizzate da modalità surrealiste o concettuali.

3) La tolleranza dell’ambiguità: questa tipologia di variabile è stata studiata da Chil ,

Machotka e Raychaudhuri. Con essa si fa riferimento all’essere tolleranti rispetto a qualità

strutturali e formali che possono presentarsi come organizzazioni ambigue, oppure

rispetto ad ambiguità a livello di significato.

4) La tolleranza dell’irrealtà: le persone che hanno difficoltà ad accedere ai livelli della

fantasia e del sogno e che non riescono, come si dice a £lasciarsi andare”,

presumibilmente trovano difficoltà con proposte artistiche che richiedono un distacco dalla

realtà dell’immediato e un immersione in dimensioni distanti.

5) La tolleranza dell’incongruità: in tema dell’incongruità sono stati effettuati alcuni stadi sudi

che hanno messo in relazione questa variabile con il gradimento estetico.

6) La struttura motivazionale: per child una struttura motivazionale orientata

prevalentemente sul bisogno di esplorazione facilità il godimento artistico, anche

mediante la possibilità di spaziare tra soggetti , scuole e periodi diversi.

7) L’indipendenza di giudizio: essere anticonformisti e avere la capacità di non dipendere dai

giudizi altrui o dagli orientamenti di critica o di scuola porta a una possibilità più ampia di

godimento estetico.

8) Capacità di identificarsi con l’artista: l’apprezzamento estetico sarebbe favorito dalla

comunione emotiva e comporterebbe l’istituirsi di collegamenti forti con l’opera d’arte a cui

viene attribuito valore, rispetto alla quale si attivano condotte di protezione, riparazione

,riproduzione o acquisto.

9) Forme di training specifico: questa dimensione , legata all’educazione artistica in

generale e all’expertise in particolare.

Il problema del training viene affrontato in due modi:

- Training come supporto all’esperienza estetica

- Training come ostacolo , si preferisce la spontaneità naif come facilitatore

dell’apprezzamento.

Psicologia della fruizione museale

Questo settore , che riguarda le varie tecniche utilizzabili per rendere più efficace e fluida la

fruizione dei musei. L’apporto della psicologia concerne lo studio degli effetti prodotti dalle

varie condizioni espositive in ordine a variabili. In tempi più moderni , sono nati invece i luoghi

deputati alle esposizioni. Si tratta di gallerie d’arte, come le gallerie d’arte moderna, costituite

da saloni e corridoi la cui fruizione è esclusivamente espositiva. La politica espositiva di una

galleria o di un museo , siano essi pubblici o privati, è importantissima, poiché legata

all’effetto della frequentazione della mostra stessa. Dato che le opere sono fruite in condizioni

di svincolo da un contesto previsto dall’artista stesso, assume rilevanza la necessità di creare

condizioni favorevoli sul piano della collocazione.

La didattica museale, disciplina che oggi studia come avvicinare correttamente i bambini al

mondo dell’arte. Il bambino è assai più vicino alla sensibilità dell’artista rispetto ad un adulto,

ha minori resistenze all’immersione nella diegesi , insomma presenta tante possibilità di

buona fruizione.

La psicologia dell’arte può offrire contributi interessanti nell’ambito della museologia, nel

senso appunto di studiare le condizioni ottimali di fruizione, ma anche sul versante dell’analisi

dei risultati di alcune scelte espositive.

L’indagine psicologica ha riguardato i possibili effetti e risultati di una scelta importante , come

quella di ospitare esposizioni temporanee all’interno di una galleria storicamente dedicata a

esporre le opere ivi contenute e collezionate in modo permanente. Sono stati impiegati i

metodi dell’intervista , dei focus groups, del questionario, dell’osservazione diretta. Si è

trattato di un indagine multilivello e piuttosto complessa. La psicologia dell’arte studia le

condizioni ottimali e i risultati delle scelte espositive.

Arte come comunicazione

L’arte preistorica costituisce uno dei primi esempi del raggiungimento di una specifica

competenza dell’uomo nel rappresentare i contenuti del suo pensiero attraverso segni grafici.

Possiamo dunque concludere che l’uomo fin da epoche cosi lontane sentiva il bisogno di

esprimersi attraverso le riproduzioni grafiche e il bisogno di esprimere il suo desiderio del

“bello” mediante la tecnica dell’ornamento, della decorazione. Dall’uomo primitivo che

incideva la sagoma lineare , si è passati a mdi e tecniche più raffinati , sempre più articolati.

La dimensione celebrativa, ha accompagnato le forme artistiche , nei secoli, fino a giungere

alle opere d’arte realizzate su commissione , per abbellire chiese, case aristocratiche,

importanti luoghi di ritrovo.

La funzione della rappresentazione artistica complessa, realizzata con segni e colori, è

quella di celebrare il divino e di raccontarlo nel suo essere unico ed eccezionale,

magnificandolo nella scenografia attraverso la maestria e la tecnica. Agli artisti veniva

richiesto pure di raffigurare gesta, imprese ,operazioni militari e di guerra. I pittori e gli scultori

trovavano nella possibilità di trattare queste tematiche la possibilità di esprimere emozioni

legate alla rabbia, al rancore, all’esplicitazione del sen di frustrazione legato alle difficoltà o

alle coercizioni. Si vedrà che nell’arte moderna tale linguaggio troverà altre strade. Nelle

espressioni artistiche dell’epoca paleolitica, l’uomo traduceva direttamente in segni i contenuti

del suo pensiero. Col passare del tempo invece , come si è visto , il linguaggio artistico

assume valenze sempre più complesse e il rapporto non è più soltanto tra chi compie l’opera

e la base di esecuzione. Gli attori in gioco si moltiplicano.

Si tratta di una realtà multiforme che pone tutta una serie di implicazioni e talvolta anche di

vincoli.

Nel linguaggio artistico cambiano e si evolvono pure le tecniche e dai primi segni “margini “ o

“ contorno” dell’arte preistorica arriviamo a rappresentazioni assai curate e complesse, con

sapiente uso delle leggi prospettiche gia con Giotto, Piero della Francesca, Mantegna e più

avanti nei secoli, con Piranesi ecc. si amplia anche la gamma di temi rappresentati ,

includendo paesaggi , nature morte e oggetti.

Parallelamente si possono condurre alcune riflessioni sul tema delle emozioni nel mondo

delle arti visive. In presenza di fori vincoli tematici e tecnici, gli artisti offrivano opere molto

pregnanti sul piano estetico, rispetto alla forma, al colore ,agli usi dello spazio e dei simboli

interpretati , con ridotte possibilità riguardo alla comunicazione emotiva diretta. Nella

modalità narrativa e celebrativa si rappresentava il pathos dei personaggi. Le emozioni erano

fissate nelle espressioni con modalità accurate, ma mediate, non erano il frutto della

immediatezza.

Nel tempo , gli artisti si impegnarono sempre più nelle ricerche di linguaggi , tecniche, filosofie

della rappresentazione artistica e quelle che inizialmente erano posteriori: si para di filoni

artistici, di movimenti, di accademie. Affrancati dagli obblighi imposti dai mecenati e dalla

chiesa, gli artisti dipingevano o scolpivano sull’onda di una personale esigenza espressiva,

non vi era più necessariamente un committente : l’opera poteva essere realizzata anche

senza un acquirente o qualcuno che l’avesse richiesta per uno scopo specifico.

Questa nuova modalità, da un lato, favoriva la ricerca espressiva, dall’altro , non garantiva

che poi il prodotto potesse essere di fatto acquistato e quindi chi si dedicava all’arte andava

incontro a rischio di povertà e condizioni di vita difficili.

1) L’impressionismo: trasferi l’attenzione sul mondo interno di chi dipingeva e l’atto creativo

perse la necessità di fedeltà rappresentativa, orientandosi piuttosto verso la costruzione

degli stimoli che si sarebbero dovuti organizzare nell’impressione di ciò che si intendeva

rappresentare e che doveva giungere all’osservatore.

2) L’espressionismo: è con l’espressionismo che ci accostiamo a cambiamenti ancor più

sostanziali. Le emozioni e i loro canoni rappresentativi conquistano la scena : diviene

importante esprimere lo stato affettivo, la forma si de-forma. Conta ciò che esprimono,

conta la loro salienza emotiva ed espressiva. Gli espressionisti erano accomunati

dall’idea che l’arte debba comunicare gli stati interni, che il suo corpo non sia la bellezza

ma il passaggio di moti forti , di correnti passionali.

Allontanandosi da criteri più restrittivi, si evidenza la difficoltà di definire l’opera d’arte, che

non è più quella di un maestro riconosciuto come tale per il suo talento nel porre in opera

quanto richiestogli e nell’interpretarlo in modo unico.

3) Il movimento astrattista: che si sviluppa ai primi del Novecento. Si tratta di un movimento

che giunge a negare l’importanza dei soggetti e si orienta che giunge a negare

l’importanza dei soggetti e si orienta completamente verso forme prive di un significato

corrispondente al reale.

4) Surrealismo: con il quale la realtà si destruttura, si piega alla contraddizione degli schemi

mentali consolidati, offrendo alla visione oggetti impossibili, illuminazioni impossibili,

persone pietrificate, immagini contraddette da una didascalia.

Dal punto di vista psicologico e dei significati, tutto ciò si legge nelle trasformazioni tecniche

e nella scelta dei soggetti. L’arte visiva perde il legame con il classico e con la purezza delle

forme e si nutre di simbolismi, di rappresentazioni “ per opposti di “negazione” dei soggetti e

della “materia”.

In tempi più vicini a noi i linguaggi sono divenuti ancora più complessi ed eterogenei. Un

esempio emblematico è dato dal movimento graffista, che non è mai stato un vero

movimento, quanto un fenomeno creato dal mondo della critica e del mercato dell’arte. Un

vero e proprio modo di comunicare di vivere ai margini , di dormire spesso all’aperto e con

pochi messi e di avanzare l’espressione delle proprie istanze all’attenzione di tutti ponendosi

fuori dalle regole e talvolta agendo addirittura in modo illegale. I canoni delle rappresentazioni

sono andati perduti e nuove scelte si sono imposte.

I parametri dell’arte

Uno dei parametri principali sembra legato alla

1) funzione di rappresentare. Dunque l’arte si presta a una forma di rappresentazione, sotto

forma di equivalenza, vale a dire essa struttura codici che offrono letture e si pone come

veicolo di conoscenza. Per rappresentare , l’arte visiva si serve di codici. La rappresentazione

può avvenire per continuità, come nel caso della verosimiglianza o della copia, della

riproduzione.

Le rappresentazioni possono però avvenire anche per distacco dal modello dato dalla realtà ,

e allora i codici si orienteranno verso la contraddizione, l’incongruità, la sfida agli schemi

mentali.

In alcuni casi si irride ai classici operando vere e proprie dissacrazioni.

Infine abbiamo le funzioni che rappresentano mediante il cosiddetto distacco dal modello e

dunque fanno perdere le tracce dell’originale d’ispirazione. Sono appunto rappresentazioni

che non consentono di rintracciare legami con la realtà e si collocano a livelli completamente

diversi. Si tratta di forme di rappresentazione complesse in cui la narrazione sceglie codici

altrettanto complessi e la fruizione si orienta su criteri differenti.

Per alcuni la riuscita di un’opera sarebbe proprio il risultato della capacità dell’artista di porre

le condizioni per la riuscita sintonica di una traduzione bidirezionale.

Nella libertà espressiva, nell’assenza di vincoli , invece, l’artista creerebbe per necessità

personale , su base intuitiva e di immediatezza, distante dalla previsione degli effetti o dalla

preoccupazione di risultati in tema di successo di pubblico.

Un altro parametro può essere individuato nello,

2) stile, che può caratterizzare un autore, una scuola, un movimento. Può essere condiviso,

oppure assolutamente soggettivo.

Arnheim ha descritto tre tipi di segno:

- Segno lineare, usato per tracciare i contorni ed far si che le figure emergono dallo sfondo

- Segno oggetto, che può rappresentare in un semplice tratto, un intero oggetto

- Segno tessitura, che serve a riempire ,a dare l’idea dei volumi e delle consistenze.

Queste tipologie di segni possono essere utilizzate in molteplici gradazioni, fino a produrre

rappresentazioni alquanto complesse.

Lo stile è impresso dai movimenti esecutivi, oltre che dalle scelte tecniche e dunque reca

informazioni implicite di diversa natura. Quando si parla di “pennellate eseguite di getto”

oppure di “tecnica accurata attenta al dettaglio”, ci si riferisce a modalità differenti. Alcuni

pittori eseguono disegni preparatori prima di agire in grande.

Hochberg, ha descritto le canonical form, quelle forme di rappresentazione stilisticamente

coerente e piuttosto completa, differenziandole dalle forme di fumetti, caricature e

rappresentazioni stilizzate che utilizzano pochi segni per riprodurre un significato più ampio,

senza introdurre ambiguità o forme di incertezza.

Massironi ,osserva che con l’arte moderna e contemporanea la divaricazione tra bello e brutto

si restringe sempre più.

Una delle funzioni dell’arte è quella di veicolare disagio e protesta sociale, non è più quella di

generare un olimpico piacere estetico attraverso il bello. Vi è un recupero del brutto, ma

anche del repellente. L’obbiettivo sembra essere quello di suscitare emozioni di vari natura.

Il tranello sta nel ritenere arte solo ciò che deriva da elevatissime abilità tecniche e

rappresentative o da innovazioni stilistiche in esse inscritte.

Capitolo 3 : La scelta del prodotto: emozioni, decisioni e

neuroestetica

Introduzione

Quando dobbiamo scegliere un oggetto e dobbiamo fare questo scelta su molti modelli simili,

ciò che fa decidere è quello che un prodotto ci evoca a livello emotivo.

La decisione finale è legata proprio alle emozioni suscitate dall’oggetto.

La nuova scienza della mente: immagini del cervello

Neuroscienze cognitive: è una disciplina che integra approcci diversi e si occupa del rapporto

mente cervello usufruendo delle tecniche di neurovisualizzazione.

Lo scopo principale delle tecniche di neuroimmagine è di individuare le aree che si attivano

selettivamente durante lo svolgimento di un compito.

Le funzioni mentali dipendono da particolari strutture cerebrali che in parte sono localizzabili

e visualizzabili solo dopo determinate analisi statistiche. Quando un determinato processo

mentale viene attivato ,l’area o le aree cerebrali in esso coinvolte si attivano.

Ad esempio il lobo temporale è coinvolto nel riconoscimento dei volti , in questo caso si

attivano anche la corteccia visiva per l’elaborazione delle caratteristiche fisiche, ma anche

area del linguaggio e della memoria per associare un nome alle caratteristiche

Le emozioni

Le emozioni sono capaci di influenzare il nostro comportamento, il nostro pensiero e la nostra

memoria, inoltre hanno un’importante funzione di controllo motivazionale e ci permettono di

prendere scelte a noi vantaggiose.

Darwin: spiegò le emozioni come risposte fisiche evolutesi grazie alla lotta per la

sopravvivenza. Processi emersi per fornire l’adattamento.

James: sottolineò l’importanza della componente fisiologica delle emozioni. James intese le

emozioni come la percezione di un cambiamento fisiologico ( es. aumento del battito

cardiaco) attivato a sua volta da uno stimolo emotivo ( es. vedo un orso) c’è quindi una

coesione tra componenti fisiologiche e cognitive.

Per la prima metà del Novecento, si è pensato che le emozioni fossero processi psichici

impossibili da studiare. L’emozione non può essere definita precisamente si può dire però

che è in generale un’esperienza positiva o negativa a cui è associata un insieme di attività

fisiologiche.

Influenzando i processi cognitivi, gli studiosi si sono chiesti che aree del cervello interessino

le emozioni. Gli studi ad alto contenuto emotivo catturano l’attenzione e quando questo

stimolo viene percepito, un messaggio viene inviato all’amigdala: il nucleo centrale delle

emozioni, dove ha luogo la valutazione del loro significato emozionale.

Le emozioni ci fanno percepire anche il pericolo e se una situazione è positiva o meno e ci

permettono di comportarci in base.

Le emozioni sono fondamentali per il riconoscimento degli stimoli, senza di loro non è

possibile capire cosa succede; nel cervello c’è infatti un collegamento tra visione e emozioni.

Il “cervello emotivo”

Una delle strutture fondamentali per il riconoscimento è l’amigdala. Si tratta di una struttura

situata nel lobo temporale mediale e adiacente all’ippocampo.

L’amigdala è importante per l’apprendimento e la memoria per gli stimoli emotigeni; è inoltre

coinvolta in svariati processi cognitivi , dal condizionamento alla paura , alle risposte sociali.

L’amigdala non lavora da sola ma interagisce con altre aree neurali, la corteccia del cingolo,

la corteccia orbitofrontale e l’insula. Le emozioni, quindi coinvolgono molte strutture cerebrali.

Il processo stimolo- emozione avviene cosi:

stimolo -> corteccia visiva -> amigdala

se c’è un pericolo , le informazioni, dall’amigdala sono inviate alla corteccia prefrontale dove

avviene una valutazione del pericolo. Queste strutture agiscono insieme e cooperano al fine

di attivare una reazione adeguata al contesto.

L’amigdala è una delle strutture sottocorticali con il maggior numero di connessioni con le

altre aree cerebrali, è capace di integrare e distribuire le informazioni sensoriali.

Il solco temporale è un’ altra struttura che partecipa all’elaborazione emotiva , è coinvolto

nell’analisi e nel riconoscimento delle espressioni facciali e nella direzione dello sguardo.

Il “cervello sociale”

L’amigdala e la corteccia prefrontale collaborano nell’interpretare le risposte emotive, ma

anche nell’elaborazione di stimoli sociali.

Neuroscienze sociali: lo scopo di questa disciplina emergente è di studiare le basi cerebrali

che si attivano durante le interazioni sociali.

Quando percepiamo e riconosciamo un volto , gli aspetti fisici e strutturali( identità, genere

ecc), la corteccia visiva li elabora nell’area posta nel giro fusiforme ( fusiforme face area ),

area tra lobo occipitale e lobo temporale , adibita al riconoscimento dei volti. Un volto può

comunicare anche segnali emotivi e sociali che vengono elaborati a livello neurale in altre

aree del cervello. Quando troviamo attraente un volto, per esempio, si attiva la corteccia

orbifrontale; quando non ci fidiamo si attiva l’amigdala , quando vediamo una faccia felice o

arrabbiata o impaurita si attiva il solco temporale superiore.

La corteccia orbifrontale e l’amigdala sono responsabili della valutazione del contenuto

emotivo-motivazionale di uno stimolo.

Tutti i circuiti sottocorticali sono responsabili delle risposte emotive rapide e automatiche.

Analisi più approfondite avvengono invece a livello frontale. L’uomo è un animale sociale,

molto esposta al giudizio altrui. Il pensare agli altri fa si che oltre all’amigdala si attivi anche la

corteccia mediale prefrontale. Il fatto di essere visti e forse giudicati fa si che il nostro

comportamento sia condizionato.

Emozione e cognizione

Per cognizione si intende l’insieme di processi mentali come percezione, attenzione , ecc.

Cognizione e emozione si incontrano ai livelli dei lobi frontali. La corteccia prefrontale situata

nella parte anteriore del cervello, riceve informazioni da tutte le aree sensoriali, è inoltre

capace di integrare informazioni per generare comportamenti complessi.

Le cortecce prefrontali ricevono segnali da tutte le regioni sensoriali , sono dunque informate

di tutte le attività che si svolgono nel corpo e nella mente.

I lobi frontali svolgono inoltre la funzione di selezione delle informazione e aiutano a

prendere decisioni. La corteccia orbitofrontae, situata alla base del lobo frontale, è

fondamentale per prendere decisioni in situazioni emotive e sociali.

La OFC interpreta i segnali e decide quale è il comportamento da mettere in atto e quale sia

il più consono da mettere in atto. La capacità di prendere decisioni è legata alla capacità di

valutare e elaborare le emozioni, un punto d’incontro tra cognizione e emozione è proprio

l’OFC.

Secondo Rolls la corteccia orbifrontale è necessaria per una valutazione stimolo-rinforzo.

Prende parte all’apprendimento legato alla proprietà di rinforzo e ricompensa (reward).

Il potere delle emozioni nel design

È importante valutare il contenuto emotivo anche nel design.

Norman: si batte per un design funzionale e pratico. Si instaura un nuovo concetto di design,

nel quale la funzionalità si integra con la capacità di emozione. La psicologia cognitiva

applicata al design, ha sottolineato l’importanza della funzionalità , usabilità, e della forma.

Usabilità e utilità , sono due qualità irrinunciabili, ma sono affiancate dal piacere e

dall’emozioni. Norman sostiene che se un oggetto è esteticamente piacevole ,svolge meglio

la sua funzione.

L’utilizzo di un oggetto risulta più facile se viene considerato bello da parte dell’utente. C’è

quindi una connessione diretta tra estetica e usabilità.

Norman distingue tre livelli di elaborazione:

1) Viscerale: ci permette di valutare in maniera rapida e automatica ciò che è positivo o

negativo, inviando segnali al nostro cervello.

Il design viscerale si basa completamente sull’impatto viscerale ossia quando vediamo un

oggetto e la prima cosa che diciamo è “lo voglio”.

Nel design viscerale contano forma, bellezza, creatività e divertimento.

2) Comportamentale: è associato al piacere di usare efficacemente un oggetto ben costruito.

Il design adatto a studiare gli utenti di questa categoria si basa sull’utilizzo di

caratteristiche come prestazione, funzionalità, usabilità ecc. agendo in maniera

subconscia.

Riflessivo: legato all’emotional design. Entrano in gioco cognizione, pensiero e

conoscenza del mondo. Questo tipo di design è legato al significato di un prodotto, al suo

impiego e alla sua bellezza estetica.

La bellezza deriva dalla riflessione, dalla conoscenza e dall’esperienza e ci permette di

dare una valutazione estetica consapevole.

Per emotional design si intende un design che ha come obbiettivo il coinvolgimento

emotivo e che induce ad attribuire un valore personale agli oggetti oltre alla loro reale

utilità.

Il piacere nel design

Secondo il deigner industriale giapponese , Ekuan, la progettazione dei prodotti oltre che

alla bellezza deve mirare anche al divertimento e al piacere.

Jordan: identifica alcuni tipi di piacere prodotti dagli oggetti:

1) Piacere fisico: indotto dai sensi

2) Piacere sociale : legato alle interazioni e a potere di comunicazione

3) Piacere psicologico: riguarda lo stato psicologico che si attiva mentre si usa un

oggetto

4) Piacere ideologico: legato alla conoscenza e al valore che l’oggetto rappresenta

Prodotti che stimolano i sensi stanno diventando sempre più ambiti. Oggetti che ricordano

forme animali o caratteristiche fisiche infantili sono giudicate più piacevoli. La preferenza

è motivata dal forte stato emotivo che suscitano.

Nel product design, è stato evidenziato che oggetti a forma di facce di animali o sorrisi di

bambini, evocano nei consumatori tenerezza e positività, spingendoli ad orientare i loro

acquisti verso questo tipo di prodotto.

Demirbilek: ritiene che i “winning products” devono essere ideati in modo da coinvolgere

un’insieme di caratteristiche: devono essere piacevoli ai sensi, divertenti, facili da

utilizzare, colorati e associati ad un messaggio positivo.

Leader: si è posto il quesito: piacciono più oggetti rotondi o squadrati?

In generale oggetti tondeggianti o curvilinei sollecitano maggiormente emozioni positive e

un apprezzamento estetico più rilevante. La forma tonda viene , infatti, associata a

qualcosa di tenero, buono e positivo, mentre un design più squadrato è legato ad aspetti

più tecnici e analitici. In un tempo molto breve riusciamo a formarci delle prime

impressioni. Infatti in maniera automatica il nostro cervello elabora informazioni visive,

indizi emotivi e forma delle preferenze.

Bar e Neta hanno ipotizzato che alla base delle prime impressioni ci sono degli stimoli

fisici-visivi che aiutino nel formulare un giudizio.

Riprendendo lo studio di Leader, i due ricercatori hanno capito che forme più squadrate

sono meno apprezzate rispetto a oggetti rotondi. Forme più appuntite richiamano infatti a

livello inconscio, oggetti pericolosi. Gli elementi che inducono reazioni negative vengono

estratti rapidamente dalla corteccia visiva, gli oggetti più appuntiti attivano maggiormente

l’amigdala rispetto a forme più addolcite.

Decisioni e emozioni

Dietro ogni decisione c’è un’aspettativa basata su ciò che potremmo ottenere. Prendere

una decisione implica processi mentali e emozioni che sono interconnesse dalla

motivazione.

Motivazione: è ciò che spinge ad agire , ottenere una ricompensa, ma anche

l’autorealizzazione. La motivazione permette di prendere una decisione o compiere una

scelta con un maggior coinvolgimento emotivo. Le emozioni hanno la funzione di “

informarci” e di dirigere i processi di ragionamento verso determinate strategie di

pensiero. La nostra memoria , immagazzinata negli stessi circuiti delle emozioni, influenza

e nostre scelte e le nostre azioni. Per prendere una decisione è fondamentale lo stato

emotivo.

Lesioni alla corteccia prefrontale producono alterazioni della capacità di provare

sentimenti e quindi creano difficoltà nelle relazioni sociali e nei comportamenti decisionali.

Damasio: ha proposto l’esistenza di un “marcatore somatico” che , in base alle risposte

emotive scaturite dalla memoria, aiuta la cognizione dei processi di scelta. Il nostro

cervello analizza tutte le possibili conseguenze delle varie scelte: attraverso

l’immaginazione memoriale possiamo immaginarsi tutte le possibili conseguenze delle

nostre scelte.

Una scelta razionale prevede un ragionamento che, coinvolgendo anche le emozioni,

valuta costi , benefici e conseguenze delle varie opzioni di scelta. Le emozioni hanno la

funzione di “informare” ovvero, di dirigere i processi di ragionamento verso specifiche

strategie di pensiero.

Tversky e Kahneman: hanno dimostrato che il ragionamento umano è meno efficace e

corretto di quello che pensiamo.

Questi tipi di errore vengono chiamati: “euristica di disponibilità” e sono dovute dal fatto

che una serie di immagini, soprattutto se negative, generano una pregiudizio.

Il pregiudizio: è una risposta emotiva implicita che indirizza all’esito positivo o negativo a

cui può portare una determinata scelta o azione. Esso agisce come un segnale

automatico che ci segnano il tipo di situazione in cui siamo inseriti. Influenza le nostre

scelte a livello sia conscio che inconscio mediante gli stati somatici, che marcano gli esito

delle risposte come positive o negative. Il meccanismo del marcatore somatico agisce a

livello inconscio. È anche la fonte dell’intuizione ,ossia quel processo mentale che ci

porta a risolvere un problema.

Damasio ha dimostrato che lesioni alla corteccia orbifrontale elimina la capacità di

elaborazione emotiva. L’assenza di emozioni lascia inalterata la capacità di elaborazione

dei contenuti ma questi ultimi vengono elaborati in modo apatico e quindi senza una

valenza sociale.

I marcatori somatici vengono elaborati nell’età dello sviluppo in relazione alle esperienze.

Processi decisionali, emozioni e reward

Il nostro cervello è dotato del cosiddetto “sistema della ricompensa”, un insieme di aree

cerebrali implicate nel comportamento correlato alla gratificazione.

Sitratta di un sistema di preferenze orientato a evitare il dolore e a cercare il piacere.

Quando si deve decidere tra due scelte uguali, i il contesto che fa la differenza.

I ricercatori hanno proposto il fenomeno del “frame effect”. Durante la scelta si attiva

l’amigdala mentre nei soggetti meno sensibili al frame effect si attivano anche regioni

della corteccia prefrontale che integrano anche le emozioni. I consumatori ricercano

esperienze piacevoli e emozioni positivi. Sono le risposte affette a farci percepire gli

oggetti o le persone come “belli” o “brutti” e ad orientarci nelle scelte.

Sono gli stimoli che portano ad un “reward”. Quegli stati che inducono stati d’animo

positivi. Risposte legate a circuiti neurali in cui interviene la dopamina , un nervo

trasmettitore che aumenta ,appagamento e positività.

Le aree connesse con l’ elaborazioni del reward interagiscono con l’ippocampo, struttura

fondamentale per l’immagazzinamento dell’informazioni della memoria.

Secondo un recentissimo studio, quando siamo messi di fronte ad una scelta rischiosa,

due tipi di processi devono integrarsi: elaborazione emotiva ed elaborazione cognitiva.

Dal lato emotivo, l’attività nella parte anteriore dell’insula serve a mettere in atto una

rapida valutazione del “rischio”, dall’altra parte della corteccia prefrontale è invece

deputata all’elaborazione cognitiva di analisi costi/benefici.

I centri neurali del piacere

Principio edonico ( di piacere) : teoria secondo cui le persone sono motivate a provare

piacere e a evitare il dolore.

Olds e Miller: scoprono un centro cerebrale che produce l’esperienza del piacere.

L’attivazione di un’ area del cervello specifica, fa si che il soggetto provi piacere: il piacere

viene percepito come una ricompensa. Uno di questi centri del piacere è il nucleo

accumbens , una struttura che rilascia la dopamina, sostanza responsabile della

sensazione di piacere.

I circuiti dopaminergici : sono indispensabili per percepire ma anche per anticipare un

esperienza di piacere.

Un altro centro di piacere è l’ippotalamo, che controlla molte funzioni somatiche come la

termoregolazione , il sonno e l’assenza di cibo. È inoltre in grado di regolare emozioni,

umore e comportamento sessuale.

L’insula è anch’essa legata a questi circuiti. È situata tra il lobo temporale e quello

frontale. Controlla le sensazioni viscerali, la sensazione di dolore e nelle dipendenze.

Infine è coinvolta anche nell’emotività sociale, nell’empatia e nel disgusto.

La corteccia anteriore del cingolo: si trova addosso alla corteccia prefrontale e comunica

con a corteccia motoria e parietale. È una stazione di scambio di informazioni bottom-up e

top-down. La parte inferiore è connessa all’amigdala , all’nucleo accumbens,

all’ippotalamo e all’insula ed è coinvolta nel valutare l’importanza degli stimoli emotivi e

nell’ associarli a bisogni e motivazioni. È responsabile del ricevimento dei propri errori e

dell’elaborazione del pericolo e dei problemi.

Oggetti che piacciono

Kawabat e Zeki: cercano la possibilità di trovare correlati neurali del desiderio, definito

come quell’impulso volitivo al possesso diretto di un oggetto al quale si prevede di

ottenere piacere.

Nei loro esperimenti il compito dei soggetti era di classificare varie categorie di stimoli in

base alla desiderabilità.

Desiderabilità: veniva rilevata a livello della OFC e una maggiore attivazione dell’area

corrispondeva ad una maggior desiderabilità. L’OFC risponde anche in funzione del

genere e delle preferenze sessuali. Le strutture neurali del reward sono associate alla

percezione di immagini attraenti e desiderabili. I processi cerebrali legati ai bisogni

primarie sono noti, a differenza delle opere legate ai rinforzi sociali. Il sistema deputato a

valutare ricompense e piacere è stimolato anche da oggetti. Questo perché stimolano il

nostro cervello e vengono percepiti come un rinforzo.

Fare shopping con il cervello

Gli stati d’animo influenzano i nostri acquisti. Il nucleus accumbens si attiva

nell’anticipazione della scelta di acquisto mentre l’insula si attiva quando pensiamo che il

costo di un prodotto sia eccessivo. Avviene una vera e propria lotta tra emozioni di

piacere e sofferenza.

Knutson: afferma che una maggiore attivazione cerebrale corrisponde ad una maggior

disposizione al rischio. Alcune aree neurali sono maggiormente coinvolte in questo tipo di

processo. Immagini positive vengono lette come ricompense dal nostro cervello e quindi


ACQUISTATO

13 volte

PAGINE

30

PESO

71.35 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in disegno industriale (CALENZANO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matteo.cappelloni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia cognitiva e della percezione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Brancati Claudia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia cognitiva e della percezione

Riassunto esame Psicologia Cognitiva e della Percezione, prof. Brancati, libro consigliato Design. Percezione visiva e cognizione, psicologia dell'arte, la scelta del prodotto: emozioni, decisioni e neuroestetica, Giannini, Marzi
Appunto
Riassunto esame Estetica e Semiotica, prof. Mecacci, libro consigliato Elementi di Estetica, Sauvanet
Appunto
Riassunto esame Psicologia Cognitiva e della Percezione, prof. Brancati, libro consigliato Design. Percezione visiva e cognizione, psicologia dell'arte, la scelta del prodotto: emozioni, decisioni e neuroestetica, Giannini, Marzi
Appunto
Riassunto esame Ergonomia, prof. Tosi, libro consigliato Ergonomia e progetto, Tosi
Appunto