Psicologia cognitiva e della percezione
prof. Brancati - Libro: Design. Percezione visiva e cognizione, psicologia dell'arte, la scelta
del prodotto: emozioni, decisioni e neuroestetica di Anna Maria Giannini e Tessa Marzi
1. Percezione visiva e cognizione
1.1 Introduzione
Nella progettazione, produzione e fruizione di un oggetto, la mente umana si avvale di tutti i
suoi processi psichici, che vengono divisi, in psicologia, in due gruppi : i processi cognitivi
relativi al modo in cui conosciamo il mondo esterno, e i processi dinamici relativi ai bisogni
che spingono a interagire con esso e alle reazioni fisiologiche e psicologiche dovute
all’interazione. Lo studio di questi processi ha avuto una svolta importante negli anni ‘60 e
‘70 con un insieme di ricerche denominato neuroscienze : i risultati ottenuti consentono di
mettere in evidenza i meccanismi cerebrali che sono alla base della produzione e della
fruizione di un oggetto
.
1.2 Il cervello umano
Il cervello è un organo complesso che integra e controlla tutti i processi fisiologici del corpo
,
ma anche i processi mentali come la percezione, la memoria, il pensiero, ecc. Gli stimoli
esterni vengono colti dai nostri organi di senso e trasmessi ad aree specifiche per essere
analizzati. Inoltre, il cervello controlla le attività motorie, da quelle più semplici (camminare,
ecc.) a quelle più complesse (suonare, ecc.) La struttura del cervello è
macroscopicamente simile in tutti gli esseri umani a parità di età, ma possono esserci
differenze come variazioni di peso (rispetto alla media di 1400 g). Il cervello è composto da
un numero altissimo di cellule nervose, i neuroni , ma ciò che conta di più è il numero di
connessioni tra i neuroni
, dato che la loro funzione consiste nell’analizzare e trasmettere
informazioni. I neuroni sono composti dal corpo cellulare, dai dendriti e dall’assone
. Il corpo
cellulare contiene l’apparato metabolico
, che regola la funzione vitale del neurone,
trasforma le sostanze nutritive in energia ed elimina i materiali di rifiuto. I dendriti sono
prolungamenti ramificati che partono
dal corpo cellulare e servono per
ricevere informazioni da altri neuroni.
L’ assone parte dal corpo cellulare e
si ramifica alla sua estremità,
terminando con rigonfiamenti
denominati terminazioni assoniche, e
ha la funzione di trasmettere impulsi
ad altri neuroni
. La connessione tra
neuroni viene detta sinapsi : l’impulso
nervoso viaggia attraverso una
trasmissione sinaptica, grazie al
rilascio di neurotrasmettitori contenuti
in vescicole sinaptiche.
L’architettura anatomica del cervello ha una prima divisione in strutture corticali (corteccia
cerebrale) e strutture sottocorticali . La corteccia è costituita soprattutto da corpi cellulari
di neuroni, e presenta un colore grigiastro (materia grigia); è suddivisa in due emisferi
simmetrici, separati dalla scissura
longitudinale, che presentano una
superficie caratterizzata da una
formazione con numerosi solchi e
giri
. I due emisferi sono connessi
dal corpo calloso , che trasferisce
informazioni da un emisfero all’altro
e integra le loro attività. Ciascun
emisfero riceve informazioni da
parti distinte del corpo: l’emisfero
sinistro riceve informazioni dalla
parte destra del corpo e comanda
tale parte, l’emisfero destro riceve
informazioni dalla parte sinistra del
corpo e comanda tale parte.
Ciascun emisfero si divide in quattro lobi che si distinguono per la presenza di confini
anatomici (solchi):
il lobo frontale è la parte più anteriore del cervello, e contiene:
● la corteccia motoria (controllo del movimento);
○ l’ area di Broca
, deputata al controllo delle capacità linguistiche;
○ la corteccia prefrontale
, che media le capacità di pensiero astratto:
○ pianificazione e programmazione di risposte a stimoli, organizzazione delle
azioni in sequenze logiche e temporali, inibizione di risposte automatiche a
stimoli ambientali, recupero di eventi nella memoria;
la corteccia orbitofrontale
, che ha un ruolo principale nell’elaborazione delle
○ emozioni.
il lobo parietale , oltre ad avere funzioni attentive, e a essere implicato nel
● movimento e nella coordinazione visivo-motoria, contiene:
la corteccia somatosensoriale
, che elabora le informazioni sensoriali;
○ le aree associative
, che integrano le informazioni provenienti da più sistemi
○ sensoriali (riconoscimento di oggetti mediante sensi).
nel lobo temporale si trova:
● la corteccia uditiva
, che elabora informazioni uditive;
○ l’ area di Wernicke
, impiegata nella comprensione del linguaggio.
○ la parte inferiore coinvolta nel riconoscimento visivo di stimoli familiari.
○
il lobo occipitale occupa la parte posteriore del cervello ed è specializzato
● nell’elaborazione di stimoli visivi.
I sistemi cerebrali che mediano le funzioni mentali comprendono anche strutture
sottocorticali collocate più in profondità. Il sistema limbico è una rete di strutture
sottocorticali, tra cui hanno rilevanza l’amigdala
, importante nell’elaborazione delle emozioni
e collocata nella corteccia prefrontale, e la formazione ippocampale (ippocampo, amigdala
e giri ippocampali) che svolge un ruolo decisivo nei processi di memoria ed è localizzata
nella parte interna del lobo temporale.
1.3 La percezione visiva
La modalità sensoriale implicata nei processi mentali relativi al design è quella visiva.
Appena viene visto, un oggetto viene identificato in base alla sua forma/colore e se ne può
riconoscere la funzione. La percezione visiva fa da perno ai processi di identificazione e
fruizione di un oggetto: è il risultato di processi complessi che si realizzano nel nostro
cervello in modo automatico e implicito. Vi sono sistemi distinti e specializzati nell’analisi
delle varie proprietà contenute nell’informazione visiva (forma, colore, movimento,
significato, ecc.) Gli oggetti sottoposti al processo di identificazione devono essere
innanzitutto isolati rispetto ad altre informazioni presenti nell’ambiente. Ad esempio: se sto
cercando delle forbici su un tavolo, la ricerca sarà guidata dalla forma, mentre se cerco
delle forbici specifiche in un gruppo di forbici, potrebbe essere guidata dal colore. Questa
selezione è attuata dal processo cognitivo distinto come “ attenzione
”. Una volta selezionato
lo stimolo da analizzare, il sistema percettivo dev’essere in grado di fornire informazioni
sulla sua localizzazione nello spazio e sulla sua identità. Il cervello analizza i messaggi
sensoriali e li trasforma in percezioni consapevoli , combinando il materiale presente nel
bagaglio di conoscenza e conferendo un’identità all’oggetto.
1.4 Il sistema visivo
La visione può essere studiata sotto
vari aspetti : fisico (le radiazioni
elettromagnetiche che compongono
la luce visibile), fisiologico (l’occhio e
il cervello), psicologico (il
riconoscimento degli stimoli e la loro
valenza emozionale). Per “ luce ” si
intende la porzione di radiazioni
elettromagnetiche che possono
attivare i recettori dell’occhio, che si
spostano a velocità costante
(300.000 km/s) ma possono variare
in frequenza e lunghezza d’onda). Il
processo visivo inizia con l’energia luminosa dello spettro visibile, che viene ricevuta dai
recettori localizzati nell’occhio e viene elaborata dalle cellule poste nell’occhio stesso.
Esistono due tipologie di occhi : l’occhio composto tipico degli artropodi (mosca, ape, ecc.)
formato da numerosi sensori e ommatidi, e l’occhio a camera
, proprio dei vertebrati. Negli
uomini, l’occhio è una struttura sferica rivestita da membrane :
la sclera (bianco dell’occhio) che nella parte anteriore diventa trasparente e viene
● detta cornea
;
la coroide che ha la funzione di ossigenare e nutrire l’occhio;
● la retina che contiene recettori per la ricezione dello stimolo visivo;
● l’ iride costituita da fibre muscolari in modo da restringersi o dilatarsi per gestire la
● quantità di luce ricevuta (il foro d’entrata viene detto pupilla);
all’interno troviamo il cristallino
, che ha la funzione di mettere a fuoco le immagini,
● deviando i raggi luminosi sulla retina.
Il primo stadio di elaborazione dello stimolo luminoso avviene nella retina , formata da
fotorecettori (coni e bastoncelli) e neuroni; i coni (6 milioni) sono addensati nella parte
centrale
, sono attivi a un livello più alto di luminanza e sono sensibili ai dettagli, mentre i
bastoncelli (120 milioni) sono maggiori nelle parti periferiche
, sono attivi a bassi livelli di
luminanza e sono più sensibili al movimento. I coni, inoltre, sono specializzati nell’analisi
delle lunghezze d’onda, per cui sono considerati come recettori dei colori. L’area centrale
della retina viene detta fovea
, ed è quell’area in cui si riconoscono le forme, i colori, ecc.
L’area ispezionabile dalla fovea dipende dalla distanza tra l’osservatore e l’oggetto, oltre
che dalla grandezza di quest’ultimo. Le aree laterali del campo visivo stimolano le regioni
periferiche della retina, dove sono presenti i bastoncelli.
Un’altra nozione importante è quella di campo recettivo : supponendo che gli occhi siano
fissi su una porzione specifica del campo visivo, ogni sottoparte di questa porzione invia
uno stimolo distinto a un recettore altrettanto specifico della retina
; possiamo quindi dire
che ogni cono e ogni bastoncello ha il proprio campo recettivo. Questi fotorecettori sono
poi connessi ad altre cellule della retina a cui trasmettono l’informazione: tra queste ci sono
le cellule gangliari , sulle quali convergono più coni o bastoncelli, e per questo il loro
campo recettivo è costituito dall’integrazione dei vari campi dei fotorecettori. Le cellule
gangliari possono essere di due tipi : le cellule ON rispondono alla comparsa di uno stimolo
luminoso al centro del proprio campo recettivo, le cellule OFF rispondono alla comparsa di
uno stimolo nelle parti periferiche o alla scomparsa di uno stimolo nel centro.
Dalle cellule gangliari partono poi gli
assoni , che nel loro insieme
formano il nervo ottico
. Quelli che
provengono dalle regioni retiniche
nasali costituiscono il ramo nasale ,
mentre quelli che provengono dalla
zona delle tempie formano il ramo
temporale . I due rami nasali (occhio
dx e sx) si incrociano a formare il
chiasma ottico , prima di dirigersi
ciascuno nell’emisfero controlaterale
(lato opposto), mentre i rami
temporali si dirigono nell’emisfero
ipsilaterale (stesso lato). Ciascuno
dei due emisferi riceve informazioni
sia dall’occhio ipsilaterale che
dall’occhio controlaterale
; se uno
stimolo viene presentato in una parte molto periferica del campo visivo, essa attiva però
solo i recettori relativi alla metà nasale dell’occhio ipsilaterale e alla metà temporale
dell’occhio controlaterale, per cui uno stimolo nella parte periferica a destra viene
trasmesso all’emisfero sinistro, e viceversa. In questo modo è stato possibile studiare
separatamente le funzioni dei due emisferi
, osservando che quello sinistro è specializzato
per informazioni di tipo verbale, e quello destro per informazioni di tipo visuo-spaziale;
tuttavia i due collaborano tra loro grazie alle interconnessioni garantite dalle fibre del corpo
calloso.
Il percorso che va dal chiasma ottico alle strutture sottocorticali è denominato tratto ottico ,
mentre quello che va dalle strutture sottocorticali alla corteccia cerebrale è denominato
radiazione ottica .
Nella corteccia ci sono varie aree specializzate nell’elaborazione di un certo tipo di
informazione
: nell’ area V1
, per esempio, ha luogo un’ulteriore analisi delle caratteristiche
fisiche dello stimolo, già avviata nelle strutture precedenti, come la frequenza spaziale,
l’orientamento e il colore (percezione della forma e analisi dei margini); l’area V5 è
specializzata nell’analisi del movimento, del contrasto e delle relazioni spaziali.
L’informazione elaborata nei lobi occipitali, poi, viene trasmessa ad altre aree corticali lungo
due vie di fibre nervose distinte
sul piano funzionale: la via
occipito-temporale (ventrale)
si collega con i livelli inferiori del
lobo temporale, includendo le
aree in cui avviene il
riconoscimento dello stimolo,
per cui viene chiamato “ what
system
”; la via
occipito-parietale (dorsale) ,
invece, viene detta “ where
system
”, e si occupa dell’analisi
del movimento e della
collocazione spaziale di tale
stimolo, collegandosi al lobulo
parietale superiore.
1.5 La percezione della forma
Il processo che consente di riconoscere le forme è stato oggetto di numerosi studi: delle
prime teorie, la più importante è stata la teoria della Gestalt , elaborata nei primi del
Novecento da psicologi tedeschi; solo negli anni Sessanta, però, il cognitivismo evidenziò
come nel riconoscimento delle forme intervengano altri processi cognitivi, quali la memoria
e il linguaggio
. La teoria della Gestalt ha avuto un impatto decisivo sulle arti visive e sul
design, suscitando particolare interesse con le leggi dell’organizzazione percettiva ,
relative alle modalità di “raggruppamento” dei singoli stimoli in configurazioni che vengono
percepite come unitarie. Secondo la teoria della forma
, le leggi dell’organizzazione
percettiva sono innate; alcuni psicologi avanzarono l’ipotesi che vi fosse un isomorfismo tra
le leggi che agiscono a livello fenomenologico e quelle del funzionamento della corteccia
visiva. Le leggi della gestalt sono le seguenti:
Vicinanza
: gli elementi più vicini tra loro tendono a raggrupparsi in unità percettive
● distinte (fig. A);
Somiglianza
: gli elementi simili per forma o colore tendono a raggrupparsi in unità
● percettive distinte (fig. B);
Destino comune
: gli elementi che si muovono simultaneamente sono percepiti come
● appartenenti a uno stesso insieme (fig. C);
Buona continuazione
: gli elementi che sono allineati vengono percepiti come la
● continuazione l’uno dell’altro (fig. D);
Chiusura
: gli elementi che danno origine a una figura chiusa tendono a essere
● raggruppati insieme, dando luogo a una figura completa sebbene manchino alcuni
elementi (fig. E);
Pregnanza
: gli elementi che danno origine a una figura semplice, con un'impressione
● di stabilità e di equilibrio, vengono raggruppati insieme (fig. F).
A partire dagli anni Cinquanta del Novecento, è stato possibile registrare l’attività dei singoli
neuroni del sistema visivo. Questo ha portato a risultati importanti, soprattutto per quanto
riguarda il meccanismo fondamentale in base a cui uno stimolo diventa tale , ovvero
quando il suo valore di luminanza differisce in modo sufficiente dalle aree adiacenti
. La
differenza di luminanza tra un’area e l’altra è detta contrasto . Occorre un contrasto
maggiore in aree ad alta frequenza spaziale
, ovvero per la distinzione di dettagli, e minore in
quelle a bassa frequenza
, ovvero per distinguere una figura nel complesso. Ogni neurone
del sistema visivo è specializzato per gamme di frequenza spaziale , e nella corteccia
visiva ha luogo l’integrazione finale tra le elaborazioni delle basse e delle alte frequenze
,
dando luogo alla percezione della figura intera.
Nel 1982, lo psicologo e neuroscienziato David Marr elaborò un nuovo modello, dando
avvio all’ impostazione computazionale che prevede la traduzione delle analisi in processi
e algoritmi machine readable:
nel primo stadio, detto “ abbozzo primario bidimensionale
”, sono analizzate le
● caratteristiche fisiche di base (luminanza, frequenze spaziali, contrasto, ecc.);
nel secondo stadio, detto “ abbozzo a due dimensioni e mezzo
”, sono aggiunte
● informazioni sulla profondità e sul movimento;
nel terzo stadio, detto “ a tre dimensioni
”, l’oggetto è identificato completamente
● nella sua forma, integrando pure le
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