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Capitolo 1: Perché i test?

Chi lavora sulle persone o con le persone, come lo psicologo, deve conoscerle, cioè assumere una serie di informazioni sul loro modo di essere e di agire, sulle loro caratteristiche psicologiche, sulle loro abilità e motivazioni, sulle loro credenze e atteggiamenti, sui loro valori. Lo psicologo assume rilevanza in diversi ambiti sociali e lavorativi:

  • Nel sistema scolastico (in cui è necessario aiutare gli insegnanti a comprendere le caratteristiche psicologiche o gli eventuali problemi degli allievi, serve per orientare gli allievi nelle loro scelte scolastiche ecc.)
  • Nei servizi sociosanitari (psicoterapia individuale o di coppia, per l’adozione di minori ecc.)
  • Nelle istituzioni ospedaliere (favorire la riabilitazione, per la diagnosi o terapia di appoggio ecc.)
  • Nell’attività clinica privata
  • Nelle organizzazioni lavorative (per la selezione e valutazione del personale ecc.)
  • Nella pubblicità e nelle indagini di mercato (marketing)

Lo psicologo deve formulare giudizi, valutare il comportamento ed elaborare una diagnosi. I giudizi espressi su base intuitiva, però, sono poco affidabili e le principali fonti di errore sono:

  • Effetto alone - consiste nel valutare un tratto di un individuo generalizzando il carattere positivo o negativo di un altro tratto emergente o facendosi guidare da un’impressione generale;
  • Teorie implicite di personalità – a partire da alcune informazioni su tratti fisici o di personalità di un individuo se ne riferiscono altri;
  • Caratteristiche del valutatore - favoriscono l’organizzazione selettiva e l’interpretazione personale di ciò che viene rilevato – stati emotivi temporanei possono distorcere la percezione ecc.;
  • Stereotipi culturali e sociali – opinioni precostituite su una classe di individui o gruppi;
  • Equazione personale – errori che si possono verificare a causa di un’interazione significativa fra le caratteristiche personali dell’esaminatore e quelle dell’esaminato;
  • Fenomeni proiettivi – meccanismi psicologici che tendono ad ascrivere ad un’altra persona disposizioni, sentimenti e pensieri propri.

È dunque necessario avere un metodo di conoscenza e di valutazione oggettivo, al fine di poter poi prendere decisioni che riguardano la persona: i test. I test riducono il margine di errore dovuto all’incostanza e alla soggettività di chi esprime un giudizio. Sono stati concepiti come mezzi che favoriscono una valida conoscenza delle persone, come una modalità conoscitiva meno influenzabile da interferenze soggettive e da distorsioni.

Gli strumenti di misura

Interviste e colloqui – inventari somministrati. Lo scopo: conoscere come funziona la persona → avere un modello mentale del funzionamento di quella persona. Conoscere una persona significa saper predire i suoi comportamenti in determinati scenari. Conosciuto il soggetto, si può dire dove il soggetto funziona e quindi produce benessere e dove non funziona e quindi produce malessere. Dobbiamo capire il modello di funzionamento di quella persona.

I test psicologici sono simili al prodotto di un artigiano che viene usato da altri.

Immagini evocate dai test e test “popolari”

Nell’opinione pubblica i test sono spesso associati ai quiz dei giochi televisivi o ai test sulle riviste che servono per capire se si è buoni o cattivi amanti ecc. In realtà i test sono utili mezzi di conoscenza che hanno l’obiettivo di valutare le caratteristiche personali ritenute importanti per diversi scopi.

In che senso i test misurano: la quantificazione in psicologia

I test sono strumenti di misura delle differenze individuali. “Misurare” significa attribuire numeri a oggetti o a eventi secondo determinate regole, in modo tale che specifiche relazioni tra i numeri corrispondano ad analoghe relazioni tra oggetti. La misurazione è essenziale ad ogni tipo di scienza e quindi anche alla psicologia. Tuttavia, misurare variabili quali le abilità sociali, l’aggressività, l’ansia, la motivazione ecc. presentano problemi teorici e metodologici più complessi delle misurazioni effettuabili nel campo delle scienze naturali o fisiche. La problematicità delle misurazioni nelle scienze psicosociali dipende dalla natura stessa delle variabili analizzate (cioè le caratteristiche psicologiche).

La psicologia costringe ad inventare se stessa in termini di costrutti. Non c’è un posto in cui posso fare una misurazione di un costrutto psicologico. Noi dobbiamo definire l’oggetto che vogliamo misurare. Dobbiamo misurare in modo che il risultato sia valido e attendibile. La misura in psicologia consiste nel trovare un risultato con un livello di incertezza minore possibile. È difficile avere una misura esatta se l’oggetto non è molto chiaro, ben definito.

Strumenti:

  • Metodi indiretti (report collaterali, cioè è il mio ricordo dei dati che ho avuto in un’altra occasione, osservazione, per esempio osservazione del gioco dei bambini e io sto nella stanza oppure vedo da uno schermo, diari, dai quali si acquisiscono informazioni che si chiede di scrivere, automonitoraggio, cioè insegnare al soggetto a valutarsi, per esempio gli definisci il costrutto di ansia e gli dici ogni giorno da 1 a 10 di dire quanto prova ansia)
  • Metodi diretti (colloquio e intervista – strutturata, semistrutturata, non strutturata, telefoniche, computerizzate, online)

Altre misure sono vicine alla biologia come EEG, TAC, NMRF, PET.

Definizione di test e analisi della definizione

Si definisce test (o reattivo psicologico) una situazione standardizzata nella quale il comportamento di una persona viene campionato, osservato e descritto producendo una misura oggettiva e standardizzata di un campione di comportamento. Misurare con i test:

  • Di prestazione → misura l’abilità (3x8);
  • Di personalità → misura un tratto, un atteggiamento (quanta ansia da 1 a 10?).

Il processo di misurazione si articola attraverso diverse fasi:

  1. Definizione teorica di un costrutto, cioè di una funzione psichica, di una particolare dimensione psicologica (è un oggetto della mente – ansia per esempio);
  2. Definizione in termini operativi dello stesso e scelta di indicatori comportamentali in grado di rivelare la presenza di una data caratteristica o l’appartenenza a una data tipologia o classificazione psicologica;
  3. Messa a punto di uno strumento che consenta di ottenere delle misure, cioè dei valori quantitativi di tali indicatori.

Ansia = è un pensiero anticipatorio di un evento temuto e catastrofico. Il sistema di riferimento ha 3 dimensioni: stati somatici, emozioni e stati mentali. Conosci una persona quando sai dare una descrizione di queste 3 dimensioni. L’ansia è un meccanismo di difesa. Per sollevarsi: evitamento → conseguenze dell’evitamento; si inizia ad evitare l’ascensore e si finisce che non si esce più di casa. A che grado di riduzione dei suoi livelli di libertà è arrivato il soggetto? → si abbassa l’autostima “io non esco perché io non sono capace”. Ciò che va curato è l’idea di sé. Da qui si arriva facilmente alla depressione.

Finalità dei test

Chi opera professionalmente con le persone o sulle persone è chiamato a fare delle valutazioni, ad elaborare giudizi, a prendere delle decisioni. Ogni decisione comporta sempre una previsione. Anche lo psicologo clinico che utilizza un test, oltre che per formulare una diagnosi, se ne serve per elaborare stime o previsioni, cioè come sussidio per prevedere un comportamento da prevenire o per pronosticare l’efficacia di una certa psicoterapia.

Definizione di test e analisi della definizione

Pur diversi per finalità, formato, contenuti, modalità di somministrazione, essi hanno delle caratteristiche comuni che li definiscono e che li differenziano da altre procedure per la raccolta di informazioni sulle persone. Per test si intende una procedura sistematica attraverso la quale viene presentato ad una persona un insieme di stimoli (domande, problemi, compiti) in grado di elicitare particolari risposte valutabili e interpretabili quantitativamente sulla base di criteri specifici o di definiti standard prestazionali.

Gli elementi che caratterizzano un test come strumento di misura sono:

  • Un insieme di stimoli (item) presentati al soggetto in condizioni uniformi e standardizzate;
  • Una prestazione o risposta data agli stimoli proposti (campione di un comportamento);
  • L'attribuzione di un punteggio alla prestazione secondo criteri standardizzati e definiti a priori e interpretabili in relazione a particolari standard di “performance”.

*I test sono costituiti da item → è un oggetto “stimolo”: una domanda, una domanda fatta a questionario, un’affermazione, macchie di inchiostro, cubetti colorati. Il numero degli item è variabile, l’item è caratterizzato da un formato di risposta. Le prestazioni devono essere ottenute in condizioni standardizzate, cioè uniformi. La situazione o l’ambiente nel quale si effettua il test, il tempo assegnato, le modalità con cui rispondere ad eventuali domande ecc. devono essere sempre gli stessi e riprodotti in modo il più possibile uniforme. Infatti, la prestazione nel test è influenzata dalle condizioni ambientali. Anche se tuttavia non sempre è possibile raggiungere condizioni perfette di standardizzazione.

Per ottenere livelli maggiori di standardizzazione si possono utilizzare alcuni tipi di test (carte e matita), mentre i test applicati individualmente garantiscono minori condizioni di standardizzazione in quanto il comportamento dello psicologo può rappresentare uno stimolo suppletivo rispetto al test; lo stesso test somministrato allo stesso soggetto da 2 diversi psicologi potrebbe produrre un diverso numero di risposte nel soggetto.

Il concetto di standardizzazione, oltre a significare uniformità nella procedura di somministrazione del test e di valutazione delle risposte al fine di una possibile comparazione dei risultati individuali, sta ad indicare la determinazione delle norme statistiche di un test. Standardizzare o tarare un test significa somministrarlo ad un ampio gruppo di soggetti statisticamente rappresentativo della popolazione (campione di standardizzazione) per la quale il test verrà usato. Il campione di standardizzazione serve per stabilire le norme del test, cioè le prestazioni che sono da considerarsi “normali”, cioè medie. Senza le norme prestazionali non è possibile interpretare i punteggi individuali. Il punteggio grezzo non ha alcun significato se non confrontato con dei valori normativi. Questi sono sia le prestazioni medie del campione di taratura, sia la deviazione standard, ossia il grado di scostamento dei punteggi al di sopra o al di sotto di tale media. Utilizzando questi 2 parametri di riferimento è possibile conoscere qual è la posizione occupata da un individuo all’interno di un campione normativo e stabilire se il suo punteggio può essere considerato normale, superiore o inferiore alla media, e di quanto.

Per conoscere le caratteristiche o gli aspetti comportamentali di una persona si potrebbe osservarla a lungo in situazioni e in momenti diversi della sua vita quotidiana. Tuttavia, avendo tempi più brevi è necessario selezionare (campionare) alcuni comportamenti fra quelli che costituiscono il suo repertorio complessivo. Le risposte o i comportamenti elicitati dal test si devono poter osservare al di fuori della situazione testistica, anche se non possono mai essere una misura completa ed esaustiva di tutti i comportamenti possibili che un soggetto può esprimere all’interno di una certa area.

Un test viene definito come una misurazione oggettiva di un certo comportamento. Per misurazione oggettiva si intende che l’attribuzione e l’interpretazione dei punteggi deve essere fatta con criteri quantitativi e numerici indipendentemente dal giudizio soggettivo del valutatore. Ogni test deve prevedere, nel “manuale tecnico” che lo accompagna, delle procedure concrete e operative per classificare in termini quantitativi e numerici le risposte date dai soggetti (scoring). Se queste regole sono chiaramente definite e sufficientemente precise, uno stesso soggetto esaminato da due psicologi diversi dovrebbe ottenere sempre lo stesso punteggio.

La prima definizione di standardizzazione si riferisce all’uniformità delle procedure di testing in tutti i suoi aspetti importanti (tempo e luogo di somministrazione, modalità somministrazione, scoring e interpretazione dei test). Lo scopo è il controllo delle variabili da parte dello sperimentatore in modo che gli esaminati affrontino la prova tutti nelle stesse condizioni. La seconda definizione di standardizzazione si riferisce alle norme utilizzate per la valutazione dei risultati. La performance collettiva del campione o campioni di standardizzazione è infatti tabulata e diviene lo standard con la quale la performance dei singoli soggetti viene confrontata.

Situazione standardizzata = tutto resta costante (sala operatoria). Misura standardizzata = il singolo dato empirico è ricondotto a un sistema di riferimento più generale.

I test sono conservatori o progressisti?

I test sono stati sottoposti a critiche:

  • Massiccia e frenetica produzione di test di ogni genere, spesso senza un aggiornato adeguamento agli sviluppi teorici;
  • Ridotta competenza professionale e psicometrica dei somministratori;
  • Autori e editori di test, spinti da motivazioni commerciali, hanno pubblicato e venduto test insufficientemente validi e scientificamente non accreditati;
  • Alcuni psicologi non sempre hanno adeguatamente informato i loro clienti sullo scopo dei test e sulle modalità di utilizzazione dei risultati.

Tali critiche tuttavia riguardano l’uso dei test che può esser fatto, o la loro cattiva applicazione. I test possono essere usati non solo per fini di conservazione ma anche per scopi evolutivi, di cambiamento, di riforma. Possono servire per mantenere inalterata una situazione sociale, o possono essere utilizzati per contestare l’operato di diverse istituzioni. È pur vero che si può fare cattivo uso dei test specialmente nei confronti delle persone culturalmente svantaggiate. Se usati correttamente, però, essi svolgono una importante funzione nel prevenire varie forme di discriminazione.

Capitolo 2: Breve storia dei test

Nella seconda metà del XIX secolo la psicologia si è avviata a diventare una disciplina scientifica autonoma, fondata sul metodo sperimentale. Il test si è delineato come uno degli strumenti più adatti a verificare empiricamente la validità delle ipotesi. Per la sua natura oggettiva e standardizzata si impone come mezzo per superare limiti e rischi di rilevazioni soggettive.

Il test psicologico nella sua forma odierna nasce circa cento anni fa nei laboratori scientifici di Galton, di Cattel e di Wundt in cui si studiavano la discriminazione sensoriale, i tempi di reazione e le differenze individuali. Intorno alla metà dell’800 dall’area della psichiatria giungono stimoli e spinte innovative che favoriscono l’evoluzione del test. Gli studiosi di psichiatria cercarono di predisporre strumenti di misura del comportamento per meglio classificare e diagnosticare i loro pazienti. L’analisi dei sintomi dei pazienti malati mentalmente poteva essere facilitata dall’uso di procedure standardizzate.

Galton fu il primo a sistematizzare gli studi sulle differenze individuali. Con i suoi lavori concorse ad accreditare l’idea che soltanto attraverso procedure oggettive e standardizzate si potevano ottenere proficui, significativi e fecondi risultati nel campo psicologico.

Il XX secolo

La nuova legislazione sull’obbligo scolastico aveva riempito le aule specialmente di bambini di livello socioculturale basso. Si delineava l’esigenza di valutare in modo oggettivo e sicuro gli allievi per capire se i cattivi risultati scolastici fossero dovuti a effettivo ritardo cognitivo-mentale o semplicemente allo svantaggio background familiare. A questo proposito nel 1904 il ministro della Pubblica istruzione di Parigi incaricò Binet e il suo collaboratore Simon di mettere a punto un metodo per identificare quei bambini che non potevano trarre profitto dalla regolare istruzione e che pertanto dovevano essere collocati in scuole speciali.

Nel 1905 è apparso il primo test di intelligenza, la scala Binet-Simon, composto da 30 item disposti in ordine di difficoltà crescente e misuranti abilità astratte come la capacità di giudizio, la comprensione e il ragionamento.

Se in Francia i test di intelligenza ebbero ampia applicazione pratica soprattutto in ambiente educativo, in America essi si diffusero in altri due campi: furono utilizzati per la selezione di ritardi mentali tra gli immigrati e, successivamente, durante la prima guerra mondiale per la classificazione delle reclute. Agli immigrati e alle reclute vennero applicati per la prima volta test collettivi o di gruppo, al fine di risparmiare tempo, impiego di personale e quindi denaro.

Molti psicologi ampliarono e ridefinirono il concetto di intelligenza e di QI e conclusero che i reattivi in uso, anche se definiti test di intelligenza generale, misuravano prevalentemente l’attitudine scolastica, poiché incentrati su abilità richieste per lo più in ambito scolastico o accademico. Per queste ragioni cominciarono ad essere costruiti test finalizzati alla valutazione di attitudini specifiche: attitudine scolastica, meccanica, spaziale, musica, artistica ecc. La loro diffusione fu possibile proprio perché in quel periodo Thurstone mise a punto un nuovo procedimento statistico (l’analisi fattoriale) che permetteva di identificare un certo numero di fattori specifici, di abilità mentali primarie, la memoria associativa ecc. che contribuirono a riconoscere le capacità individuali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher oliverqueenarrow di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodiagnostica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Pedone Roberto.
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