RIASSUNTO programmazione e controllo progredito prof baraldi libro I SISTEMI DI CONTROLLO DIREZIONALE
1. I SISTEMI DI CONTROLLO DIREZIONALI.
1.1 INTRODUZIONE.
Nei primi decenni del secolo scorso si sviluppò la teoria dello scientific management, fondata sul
meccanismo della standardizzazione dei processi e quindi su un’attività di pianificazione ottimale
dell’attività da svolgere ed un’esecuzione ottimale e senza errori di tale attività. L’organizzazione più
efficace era la burocrazia meccanica in cui l’attività di controllo era finalizzata a verificare l’assoluta
aderenza dei comportamenti individuali a procedure o a standard definiti a priori.
Successivamente, a fronte di un ambiente più differenziato e complesso, si affermò l’approccio sistemico
basato essenzialmente sulla standardizzazione degli output o dei risultati. L’organizzazione più efficace in
un simile contesto è quella divisionale.
A partire dagli anni ’60, viene sviluppata la teoria del management by objectives (o MBO), basata sul
decentramento decisionale, su una maggiore autonomia concessa alle diverse unità e su una maggiore
responsabilità in capo ai titolari dei centri di responsabilità
In un ambiente discontinuo sono messe in discussione:
Le ipotesi di razionalità assoluta;
La possibilità di definire a priori gli obiettivi;
La capacità delle informazioni di natura contabile di rappresentare in maniera esaustiva la
complessità dei fenomeni da controllare.
In questo contesto, le organizzazioni tendono ad adottare modelli adhocratici fondati sull’adattamento
reciproco e su una forte identità culturale.
Si afferma la prospettiva comportamentale.
Il tema del controllo viene affrontato in modo più ampio:
Concentrandosi sulle dinamiche di gruppo e sui valori individuali;
focalizzandosi sia sui risultati che sulle azioni;
Toccando diverse variabili organizzative che riguardano sia la struttura organizzativa che i
meccanismi operativi;
Prende cosi corpo il concetto di controllo organizzativo (insieme di tutti gli strumenti e le attività necessari
per orientare i comportamenti e le decisioni individuali verso i fini dell’organizzazione) che di fatto supera i
confini del controllo direzionale.
All’inizio degli anni ’90, diversi autori hanno evidenziato i limiti dei tradizionali sistemi di misurazione delle
performance. Ad esempio:
L’enfasi quasi esclusiva su grandezze economiche-finanziarie;
L’interpretazione delle dinamiche organizzative lungo la dimensione gerarchica o verticale;
Il focus prevalente verso fenomeni interni all’organizzazione;
L’attenzione posta sui risultati di breve periodo.
Quindi c’è un gap tra strategie aziendali e comportamenti individuali che va colmato (ma non ce ne
occuperemo in questo scritto).
1.2 IL CONTROLLO NELLE ORGANIZZAZIONI.
Ogni organizzazione si caratterizza per:
Un obiettivo comune da realizzare;
La complessità delle attività da svolgere per perseguire questo obiettivo;
La necessità di coinvolgere persone che anche se con obiettivi e interessi propri, devono riuscire ad
operare in modo coordinato;
Il costante confronto con l’ambiente esterno che spesso costringe a rivedere i propri processi o i
propri obiettivi.
I meccanismi di controllo sono necessari per evitare che l’organizzazione precipiti in una condizione di
entropia e non sia più in grado di perseguire i propri fini.
Senza controllo, gli individui tendono a porre in essere comportamenti non adeguati a causa di: Mancanza
di direzione; Problemi motivazionali; Limitazioni individuali.
1.3 I MECCANISMI DI CONTROLLO ORGANIZZATIVO.
In base ai diversi attori che esercitano l’attività di controllo, si può parlare di:
Controllo INDIVIDUALE – l’individuo rende coerenti le sue azioni con quelli che sono i propri
obiettivi, valori, aspirazioni. L’organizzazione può incidere solo indirettamente sulle leve del
controllo individuale.
Controllo SOCIALE – i comportamenti individuali sono influenzati dai valori dei gruppi (famiglia,
categoria professionale, associazioni …) di cui l’individuo fa parte. Anche qui l’organizzazione può
intervenire solo indirettamente.
Controllo ORGANIZZATIVO – l’organizzazione è protagonista del controllo elaborando codici che
influenzano i comportamenti allineandoli verso i fini dell’organizzazione.
Sebbene i sistemi di controllo direzionale ne rappresentano una componente essenziale, non esauriscono la
“ricchezza” del controllo organizzativo che invece si sviluppa contestualmente:
Attraverso forme di controllo su azioni, risultati, valori;
Su una dimensione formale e informale.
Il controllo può quindi avere come oggetto:
Le azioni - meccanismo di controllo definito come BUROCRAZIA. Si verifica la conformità delle
azioni individuali ad una serie di standard predefiniti. È un controllo efficace per il governo di
processi ripetitivi e standardizzabili;
I risultati – meccanismo di controllo definito come MERCATO. Si valuta la capacità degli individui di
raggiungere gli obiettivi loro assegnati. È efficace per il governo di processi non standardizzabili a
priori ma i cui output possono essere misurati;
I valori – meccanismo di controllo definito come CLAN. Finalizzato ad inibire ab origine l’insorgere
di comportamenti individuali ritenuti non in linea con le finalità dell’organizzazione. Efficace nel
metabolizzare condizioni di discontinuità ambientale. L’organizzazione può agire su tutte le variabili
organizzative hard (formalizzazione dei ruoli, decentramento decisionale …) e soft (selezione del
personale, formazione e sviluppo, carriera, incentivazione …) che impattano sulla cultura
organizzativa.
Quindi possiamo riassumere che:
Nelle organizzazioni complesse i comportamenti individuali sono condizionati da tre forme
complementari di controllo (individuale, sociale, organizzativo);
Attraverso il controllo organizzativo le organizzazioni tentano di influenzare i comportamenti
individuali per allinearli ai propri fini;
Il controllo organizzativo si sviluppa contestualmente attraverso diverse tipologie di meccanismi (su
azioni, su risultati, su valori) e attraverso una dimensione formale e una informale.
I sistemi di controllo direzionali possono quindi essere identificati come:
“ l’insieme delle tecniche di misurazione delle performance e dei processi formali grazie ai quali
un’organizzazione influenza i comportamenti individuali al fine di perseguire con successo la propria
strategia o di modificarla efficacemente nel tempo a fronte di mutate condizioni di contesto.”
Questa definizione:
Esclude dal dominio dei sistemi di controllo direzionale i meccanismi di controllo organizzativo che
fanno leva sulle azioni e sui valori.
Distingue i confini tra: il processo di misurazione delle performance raggiunte a livello individuale; i
processi che permettono di riconoscere e premiare i contributi individuali. Quindi in questo scritto i
sistemi di valutazione delle performance e di incentivazione sono considerati parte integrante dei
sistemi di ricompensa e non come elementi del sistema di controllo direzionale.
1.4 I SISTEMI DI CONTROLLO DIREZIONALE.
(Sistema = insieme di elementi interdipendenti.)
Il controllo di direzione è un sottosistema del sistema organizzativo. Da un lato influenza l’equilibrio
del sistema organizzativo attraverso i risultati (output) che riesce a produrre, dall’altro è influenzato
da variabili esogene (input) che caratterizzano il sistema organizzativo;
Il sistema di controllo direzionale è costituito da una serie di elementi interdipendenti che devono
essere configurati in maniera coerente rispetto alle variabili di input se si vogliono ottenere gli
output desiderati;
L’assetto del sistema di controllo direzionale non è statico ma attraverso meccanismi di feedback è
in continua evoluzione. Infatti nel caso in cui gli output non sono in linea con quelli attesi occorre
ridisegnare la struttura.
Il profilo dei sistemi di controllo direzionale non può essere definito a priori, bensì di volta in volta tenendo
in considerazione le caratteristiche del contesto organizzativo.
La progettazione dei sistemi di controllo direzionale, quindi, deve ispirarsi ad una logica di tipo contingente,
che non può prescindere da:
Una definizione chiara degli elementi che costituiscono il sistema di controllo e delle relazioni tra
esse esistenti;
Una piena consapevolezza degli output attesi dal sistema di controllo;
Una conoscenza delle variabili in input evocative delle condizioni di contesto.
1.4.1 LA STRUTTURA DEI SISTEMI DI CONTROLLO.
Il sistema di controllo direzionale si articola in due componenti. Una statica (Struttura organizzativa e
Struttura informativa) e una dinamica (Processo). Questi elementi costituiscono l’oggetto dell’attività di
progettazione
1.4.1.1 LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA.
Costituita dall’insieme dei centri di responsabilità.
In sede di progettazione, le decisioni che impattano sulla struttura organizzativa del sistema di controllo
riguardano:
La numerosità e la tipologia dei centri di responsabilità;
La controllabilità VS la corresponsabilità degli obiettivi;
La tipologia di indicatori di performance.
1.4.1.2 LA STRUTTURA INFORMATIVA.
È l’insieme degli strumenti che rilevano, elaborano e rendono disponibili le informazioni necessarie per una
corretta misurazione delle performance.
Si tratta di tecniche impiegate per:
Dare una rappresentazione affidabile degli obiettivi da raggiungere stimolando in questo modo un
controllo preventivo sulla fattibilità delle azioni da porre in essere;
Rilevare sistematicamente i risultati effettivamente conseguiti;
Attuare un controllo a consuntivo che stimoli i processi di apprendimento orientando nella giusta
direzione il decision making.
È opportuno sottolineare la matrice “contabile” degli strumenti utilizzati a tale scopo:
La contabilità generale e le sintesi d’esercizio;
I modelli di simulazione reddituale, patrimoniale e finanziaria;
La contabilità analitica;
La contabilità per centri di responsabilità;
Il sistema di budget e degli standard;
Le tecniche di analisi degli scostamenti;
I rapporti di gestione e il sistema di reporting.
Solo recentemente si è diffuso l’impiego di strumenti in grado di superare i limiti di una misura mono-
dimensionale delle performance (esempio Activity-based costing, balanced scorecard, ecc.).
Le scelte più importanti nella progettazione della struttura informativa del sistema di controllo direzionale
riguardano:
La numerosità e la tipologia degli strumenti utilizzati per misurare le performance;
Le modalità di impiego di tali strumenti.
1.4.2 IL PROCESSO DI CONTROLLO DIREZIONALE.
È la componente dinamica. Può essere inteso come l’insieme delle modalità secondo le quali:
Vengono elaborati e selezionati i programmi di azione (programmazione);
Viene definito il fabbisogno di risorse (formulazione del budget);
Si svolgono i programmi di azione e si misurano i risultati ottenuti (svolgimento e misurazione);
Si confrontano obiettivi e risultati (reporting e valutazione) e si capisce se occorre apportare
modifiche alle fasi di cui sopra.
Importante considerare anche:
Numerosità e tipologia degli attori coinvolti;
Ruolo da essi assunto nei diversi momenti del processo;
Articolazione del processo in fasi;
Tempi del processo e suo grado di formalizzazione;
Modalità di risoluzione dei conflitti.
Il processo di controllo direzionale
1.4.3 I FATTORI DI OUTPUT.
Tre sono le funzioni riconosciute ai sistemi di controllo direzionale:
Guida e indirizzo – allineare le azioni individuali con gli obiettivi generali. Occorre comunicare con
chiarezza gli obiettivi e il contributo atteso da parte dei centri di responsabilità, mettere i titolari dei
centri nella condizione di identificare e scegliere le alternative di azione migliori, spezzare la
complessità dell’organizzazione per poter capire in che misura le performance raggiunte siano
attribuibili a diverse determinanti (controllo economico) o legate al contributo dei diversi centri
(controllo esecutivo), rendere disponibili gli elementi di conoscenza che permettono di imparare
dai proprio errori;
Motivazione – questa funzione si lega alla capacità di intervenire positivamente su alcuni fattori che
inducono le persone ad essere più o meno soddisfatte del loro lavoro e dell’organizzazione;
Coordinamento – al fine di evitare che diverse unità organizzative possano perseguire risultati tra
loro divergenti.
1.4.4 I FATTORI DI INPUT.
Rappresentano le variabili in funzione delle quali i sistemi di controllo direzionale dovrebbero essere
configurati al fine di raggiungere gli obiettivi fissati. Tali fattori sono alla base dei modelli di tipo
contingency per la progettazione dei sistemi di controllo di cui parleremo nel prossimo capitolo.
2. CONTINGENCY THEORY E SISTEMI DI CONTROLLO DIREZIONALE (pag. 31)
2.1 INTRODUZIONE.
Nella letteratura, la progettazione dei sistemi di controllo si ispira a tre approcci:
Situazionale – ogni organizzazione presenta caratteristiche uniche quindi l’architettura dei sistemi
di controllo deve essere definita caso per caso;
Universalistico – ispirato ai principi del management scientifico, teorizza l’esistenza di un unico e
ottimale modello di controllo adatto a qualunque tipologia di contesto organizzativo;
Contingente – si colloca in una posizione intermedia rispetto ai primi due. Sostiene che la
progettazione dei sistemi di controllo deve essere sviluppata considerando alcune variabili di
contesto.
Noi studieremo la teoria della contingenza, in quanto sembra l’approccio più realistico.
2.2 TEORIA DELLA CONTINGENZA E PROGETTAZIONE DEI SISTEMI DI CONTROLLO DIREZIONALE.
In quest’ottica “le caratteristiche interne di ogni organizzazione efficace sono contingenti rispetto
all’attività che tale organizzazione deve svolgere in funzione dei rapporti con il suo ambiente” (Airoldi,
1980).
La teoria della contingenza costituisce il riferimento più credibile per una progettazione dei sistemi di
controllo ispirata ai principi della razionalità limitata.
2.3 LE VARIABILI IN INPUT.
Le variabili in input rilevanti sono: ambientali; tecnologiche; strategiche; organizzative.
Occorre adesso definire i fattori di contingenza relativi alle diverse categorie di variabili e analizzare le
modalità attraverso le quali essi possono influenzare la configurazione dei sistemi di controllo direzionale.
2.3.1 LE VARIABILI AMBIENTALI.
Non esiste una definizione omnicomprensiva di ambiente esterno in grado di catturare la complessità del
fenomeno.
Nello schema seguente sono elencate le variabili ambientali e il loro impatto sui sistemi di controllo
direzionali:
Al crescere del dinamismo dell’ambiente esterno il sistema di controllo direzionale deve supportare
l’organizzazione nello sforzo di anticipare un futuro ragionevolmente prevedibile. Assumono un ruolo
centrale gli strumenti di controllo feed-forward (es. il budget) in grado di stimolare un’attenzione costante
verso il futuro, di favorire una definizione tempestiva dei programmi di azione e di verificarne ex ante le
condizioni di fattibilità. Il processo di controllo tende a diventare più strutturato e oggettivo soprattutto
nelle fasi di programmazione e formulazione del budget;
All’aumentare dell’incertezza ambientale il sistema di controllo direzionale può sostenere l’attività di
direzione intercettando i segnali che preludono all’insorgere di cambiamenti nell’ambiente esterno e
riducendo al minimo i tempi di reazione. Occorrono strumenti di controllo che possano rendere disponibili
un set di informazioni differenziato e ricco. A queste informazioni devono avere accesso i titolari dei centri
di responsabilità. Negli ambienti incerti quindi i sistemi di controllo tradizionale tendono a perdere parte
della loro efficacia e ad essere quindi affiancati da altre forme di controllo organizzativo (es. clan);
All’aumentare della complessità ambientale il sistema di controllo è determinante per far si che
l’organizzazione riesca a mettere in campo azioni e comportamenti funzionali alle diverse caratteristiche
del contesto ambientale e degli attori che lo popolano. La struttura informativa deve interiorizzare la
complessità dell’ambiente esterno raccogliendo e rendendo disponibili diverse informazioni senza però
perdere la propria selettività. La complessità ambientale si riflette nella complessità organizzativa
favorendo lo sviluppo di una presenza capillare dei centri di responsabilità. In queste situazioni di
complessità, il controllo sui risultati (supportato dalla standardizzazione degli output) riesce ad esprimere il
suo massimo potenziale.
2.3.2 LE VARIABILI TECNOLOGICHE.
Per tecnologia si intende l’insieme dei processi operativi attraverso i quali un’organizzazione trasforma gli
input in output. In questa definizione rientra quindi sia l’hardware (materiali, attrezzature ecc.) che il
software (persone, know how ecc.).La tavola seguente mostra le variabili tecnologiche e il loro impatto sui
sistemi di controllo direzionale.
2.3.3 LE VARIABILI STRATEGICHE.
.
2.3.4 LE VARIABILI ORGANIZZATIVE.
Il controllo di direzione è solo una delle forme attraverso le quali si esprime il controllo organizzativo e
quindi una corretta configurazione dell’assetto organizzativo tocca anche i sistemi di di
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Programmazione e controllo, prof. Alberto Pogna, Massimo Memmola, libro consigliato I sistemi di Pr…
-
Riassunto esame Programmazione e controllo, Prof. Memmola, libro consigliato Sistemi di programmazione e controllo,…
-
Riassunto esame Programmazione e controllo, prof. Sacco, libro consigliato I Sistemi di Programmazione e Controllo,…
-
Riassunto esame sistemi sociali, prof. Baraldi, libro consigliato La comunicazione nella società globale, Baraldi