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Sunto di Programmazione e controllo

Prof. Sacco-Cioffi, libro consigliato I sistemi di programmazione e controllo, Baraldi, Cifalinò, Sacco.

Programmazione e controllo

Introduzione ai sistemi di programmazione e controllo

I sistemi di programmazione e controllo sono un insieme di metodologie e strumenti a supporto dell’attività di direzione dell’impresa.

Cos’è e a cosa serve l’attività di direzione d’impresa?

  1. Ci aiuta a capire cosa ci riserva il futuro, ossia ci permette di fare previsioni sul mercato sia a livello macro che microeconomico.
  2. Capire cosa fare “da grandi”, attraverso l’individuazione in modo chiaro di:
    • Mission: perché esistiamo come impresa? Qual è il nostro obiettivo?
    • Valori: cosa ci contraddistingue e su cosa ci basiamo? Quali punti di riferimento abbiamo? Se sono forti e condivisi, costituiscono un importante elemento di unificazione del personale, che si riconoscerà in un progetto comune condiviso verso il quale tendere.
    • Vision: in che modo voglio operare? Qual è lo sguardo con il quale voglio guardare al mercato?
    • Strategia: dal punto di vista pratico, come faccio a realizzare la cosa che costituisce il mio obiettivo? Come voglio e/o posso raggiungere il mio obiettivo?
  3. Valutare i fabbisogni:
    • Capire cosa ci serve.
    • Acquistare i fattori produttivi necessari.
    • Allocare al meglio le risorse.
  4. Motivazione: creare un sistema meritocratico che valorizzi quanto ciascun dipendente apporta all’impresa. Ciò, tendenzialmente, è rivolto a rendere più produttivi i dipendenti.

In sostanza l’attività di direzione costituisce il “guidare l’impresa verso obiettivi definiti”.

Come possiamo, dunque, guidare un’impresa? A tal proposito, esistono due approcci radicalmente differenti:

  1. Approccio day-by-day.
  2. Approccio razionale anticipatorio (oggetto del corso).

Oggi, il primo approccio, che in passato ha dato anche risultati eccellenti (es. Luxottica), è molto rischioso a causa della concorrenza globale e della velocità di cambiamento dell’ambiente mercato.

  1. Nell’approccio day-by-day la gestione si fonda sulla capacità di cogliere tutte le opportunità possibili che si presentano all’impresa. Il processo decisionale è, dunque, destrutturato, informale, e produce decisioni veloci (che possono anche cambiare rapidamente, producendo inefficienze, smarrimento e demotivazione). Lo stile di gestione è tendenzialmente autoritario. Il focus temporale è sul presente o sull’immediato futuro. Caratteristica peculiare è il forte orientamento al fare. Si usa, generalmente, in imprese poco soggette al cambiamento dinamico del mercato.
  2. Nell’approccio razionale anticipatorio, invece, la gestione si fonda su un profondo senso della direzione. Il processo decisionale è molto strutturato (consigli, assemblee, …) e si basa su canali di comunicazione sia formali che informali. Lo stile di gestione risulta essere più partecipativo. Il focus temporale è rivolto al futuro. Caratteristica peculiare è il forte impiego dei sistemi di programmazione e controllo (piani). Si usa in ambienti complessi e dinamici.

La seconda metodologia si focalizza sul concetto del “pensare prima di fare”; infatti, prima di intraprendere qualsiasi azione è necessario riflettere sul “dove” si intende arrivare, ossia su quali siano gli obiettivi che si intende raggiungere. Il processo attraverso il quale vengono definiti gli obiettivi strategici aziendali prende il nome di pianificazione strategica. Una volta individuati gli obiettivi strategici, risulta fondamentale definire il “percorso” migliore attraverso il quale perseguirli, ossia l’insieme di obiettivi intermedi che concorrono alla realizzazione di quelli aziendali. Questa fase viene chiamata programmazione.

Inoltre, nel caso in cui si verificassero inconvenienti e problematiche, sarebbe certamente meglio accorgersene il prima possibile per poter mettere in atto le dovute precauzioni o azioni correttive. Ciò è reso possibile dal processo di sistematica verifica dell’allineamento tra obiettivi e risultati, che prende il nome di controllo direzionale. Infine, il controllo operativo consente di verificare che i compiti specificatamente attribuiti vengano eseguiti in modo efficace ed efficiente.

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Se correttamente progettati, predisposti e “fatti funzionare”, i sistemi di controllo direzionale sono in grado di offrire un contributo indispensabile alla gestione di un’organizzazione. Nello specifico, il loro contributo alla direzione d’impresa è apprezzabile in termini di:

  1. Efficienza direzionale: capacità di gestire meglio (quello che conta è il risultato: come posso fare meglio). Si sostanzia in:
    • Controllo economico: dove creo e dove brucio valore? Il bilancio dà una visione di sintesi che non permette di cogliere eventuali inefficienze all’interno dell’impresa. I sistemi di programmazione e controllo, invece, permettono di evidenziare ogni singolo aspetto che crea o che assorbe valore.
    • Controllo esecutivo: misurare il contributo alle performance aziendali da parte delle figure chiave (fare carriera spesso coincide con il fare salire chi sta sopra di te).
    • Supporto al processo decisionale: produrre informazioni utili al fine di rendere il processo decisionale più efficace e tempestivo.
  2. Motivazione: attribuzione di responsabilità attraverso un sistema incentivante (meritocrazia).

Sistemi di pianificazione programmazione e controllo

Insieme di metodologie e strumenti che servono a programmare e controllare la corretta direzione di marcia dell’impresa. Si fondano su:

  1. Programmazione di breve periodo: attività che consente di definire obiettivi tattici all’interno di programmi d’azione strumentali al raggiungimento degli obiettivi strategici.

N.B. a monte della programmazione c’è necessariamente una pianificazione strategica, una definizione degli obiettivi da raggiungere e del metodo con cui lo si vuole raggiungere. Stabilito l’obiettivo che intendo raggiungere, è necessario definire il “come”, cioè le metodologie e gli strumenti da mettere in atto per raggiungerlo (programmazione).

  1. Controllo: controllo obiettivi-risultati effettivi, il quale può, eventualmente, dare il via ad azioni correttive.

La programmazione e il controllo sono necessari per raggiungere mete desiderate con il minor spreco di risorse.

Dimensioni del controllo direzionale

I sistemi di controllo direzionale si compongono di due dimensioni:

  1. Una dimensione strutturale: in linea di principio riguarda le modalità per assegnare responsabilità all’interno dell’impresa e attiene a due sottodimensioni:
    • Sottodimensione informativa: fa riferimento alle informazioni elaborate per il supporto alla direzione d’impresa. Queste informazioni derivano da:
      • Contabilità generale: sistema di rilevazione che “ragiona” sui valori derivanti dagli scambi tra l’impresa e i terzi e che rappresenta lo strumento di sintesi economico-finanziaria della gestione dell’impresa.
      • Contabilità analitica: sistema di rilevazione che parte dai dati della contabilità generale, ma li “spezza” e li riaggrega in relazione a differenti oggetti di calcolo.
      • Budget: espressione economico-finanziaria dei programmi di azione aziendali, disaggregati fino ad arrivare alle unità organizzative elementari; attraverso questo strumento è possibile verificare la fattibilità dei programmi di azione prescelti e formalizzare gli obiettivi assegnati alle differenti unità organizzative.
      • Sistemi di reporting: strumenti attraverso i quali è possibile realizzare un confronto organico e sistematico tra obiettivi predefiniti e risultati raggiunti. Con questi strumenti è possibile rilevare, elaborare e presentare informazioni economico-reddituali, che possono essere di tre tipi:
        • Informazioni a preventivo: informazioni necessarie per la programmazione del budget.
        • Informazioni a consuntivo: informazioni sintetiche derivanti dalla contabilità, dalle quali posso verificare gli scostamenti dai miei obiettivi.
        • Informazioni di tipo comparativo: nascono dall’analisi degli scostamenti e con i sistemi di reporting da esse è possibile muovere iniziative correttive.
    • Sottodimensione organizzativa: all’interno di questa dimensione rientrano tutti i meccanismi che vengono utilizzati all’interno dell’impresa per attribuire obiettivi e responsabilità. L’organigramma è un esempio chiaro della distribuzione degli obiettivi e delle responsabilità.
      • Principio della controllabilità: gli obiettivi da raggiungere devono essere proporzionali al potere dato a chi è responsabile del loro raggiungimento.
      • Concetto di centro di responsabilità: unità organizzativa guidata da un responsabile che ha il potere di gestire in autonomia diverse risorse (umane, finanziarie, …) per raggiungere un determinato obiettivo ad essa assegnato.
  2. Un processo (dimensione processo):
    • Definire degli obiettivi.
    • Definire un programma d’azione strumentale all’obiettivo.
    • Attuazione dei programmi.
    • Costante rilevazione dei risultati.
    • Confronto tra obiettivi e risultati.
    • Analisi degli scostamenti.
    • Azioni correttive: possono riguardare l’attuazione dei programmi o addirittura gli obiettivi (più grave).

Gli attori della programmazione e del controllo, che intervengono nel processo decisionale con modalità e tempi differenti, sono il top management, i responsabili dei centri di responsabilità con i propri collaboratori e la direzione amministrazione controllo e finanza.

Classificazione dei costi e margine di contribuzione

I sistemi di controllo direzionale sono generalmente fondati sulla disponibilità di informazioni di costo sufficientemente articolate. Di conseguenza, una estesa conoscenza delle modalità che determinano il consumo delle risorse aziendali (come), nonché della loro destinazione (dove), appare indispensabile per sviluppare un’efficace attività di direzione.

Il costo di un bene o un servizio (a valore aggiunto), infatti, è definito come il valore delle risorse consumate per lo svolgimento delle attività (a valore aggiunto) che rendono disponibile quel bene o quel servizio. Il valore aggiunto si realizza quando il cliente è felice nel pagare quanto gli è richiesto per un determinato prodotto/servizio.

Tuttavia, esistono costi diversi per scopi informativi diversi, ossia vi è un concetto di costo differente a seconda di ciò che mi interessa conoscere.

Tutto ciò rientra all’interno del concetto di cost management, ossia la minimizzazione delle determinanti di costo (materie prime, mano d’opera, …) per svolgere attività a valore aggiunto.

Durante il corso impareremo a classificare i costi secondo diversi criteri come:

  1. Livello di attività dell’impresa.
  2. Oggetto finale di calcolo prescelto.
  3. Esigenze di controllo direzionale.

Nello specifico:

  1. Classificazione per livello di attività: fa riferimento alla variabilità dei costi rispetto al variare del volume di attività dell’impresa in un predefinito ambito spaziale (area di rilevanza) e temporale (breve periodo). Pertanto, si distinguono:
    • Costi variabili: costo che varia nell’ammontare complessivo (ma non unitario) in misura strettamente proporzionale al variare del livello di attività (se l’attività aumenta del 30% i costi variabili aumentano del 30%).
    • Costi fissi: costo che non varia nell’ammontare complessivo al variare del livello di attività (es. l’ammortamento dei macchinari). La competitività dell’azienda dipende dalla capacità della stessa di assorbire i costi fissi.

Vedi grafico 1.

Questo grafico non può rappresentare la situazione di un’impresa reale nel lungo periodo, ma solo all’interno dell’area di rilevanza, che costituisce un concetto sia temporale (breve periodo) che fisico (ritorno della massima capacità produttiva).

Vedi grafico 2.

La distinzione tra costi fissi e costi variabili permette di far emergere il margine di contribuzione.

Il margine di contribuzione unitario (MDCu) si calcola come differenza tra il prezzo di vendita e il costo variabile unitario, mentre quello totale è dato dalla differenza tra ricavi totali (p × q) e i costi variabili totali. MDCu = Pv – CVu MDCtot = Rtot – CVtot = (Pv – CVu) × Q.

Esso rappresenta la dote di ricchezza che il processo di produzione economica mette a disposizione per coprire i restanti costi (costi fissi).

Il processo di produzione economica è quel processo attraverso cui ogni genere di istituto genera ricchezza.

Esiste anche un margine di contribuzione di secondo livello, dato dalla differenza tra margine di contribuzione totale e i costi fissi.

MDC2tot = MDCtot – CF.

Il margine di contribuzione è una grandezza economica. In particolare, il MDC2 va ad individuare il valore dell’area di perdita/guadagno.

Vedi grafico 3.

  1. Classificazione per oggetti di calcolo: questa classificazione assume come criterio discriminante la possibilità di attribuire oggettivamente e senza l’ausilio di alcuna base di ripartizione determinate classi di costo ad oggetti di calcolo prescelti. Pertanto, si distinguono:
    • Costi specifici: costi che presentano una relazione diretta ed immediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che, in virtù di ciò, risultano ad essi immediatamente attribuibili.
    • Costi comuni: costi che presentano una relazione indiretta e mediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che, in virtù di ciò, risultano ad essi attribuibili solo attraverso l’impiego di opportune basi di imputazione.

* N.B.: “Prodotto”, “reparto”, “divisione” e “azienda” sono esempi di oggetti di calcolo.

Una ulteriore classificazione dei costi in relazione agli oggetti finali di calcolo distingue:

  • Costi diretti: costi relativi a fattori di produzione che presentano una relazione immediata e diretta con l’unità di prodotto/servizio e che a questa possono essere oggettivamente attribuiti.
  • Costi indiretti: costi relativi a fattori di produzione che manifestano una relazione mediata con l’unità di prodotto/servizio, pur essendo riconducibili al processo di produzione dello stesso. L’attribuzione di questi costi all’unità di prodotto/servizio richiede, però, l’individuazione di appropriati criteri di ripartizione.
  1. Classificazione per esigenze di controllo direzionale: questo tipo di classificazione è strumentale allo svolgimento di un’efficace attività di controllo. Distinguiamo, pertanto:
    • Costi standard: configurazioni di costo-obiettivo che esprimono il consumo di risorse richiesto per il raggiungimento di determinati risultati.
    • Costi effettivi: configurazioni di costo-risultato che esprimono il valore consuntivo delle risorse utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Si distinguono inoltre:

  • Costi controllabili: costi influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale.
  • Costi non controllabili: costi influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale.

Analisi differenziale

Le attività di controllo direzionale ed operativo sono da intendersi rispettivamente come:

  1. Il processo mediante il quale i dirigenti si assicurano che le risorse siano ottenute ed utilizzate efficientemente per il raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione (controllo direzionale).
  2. Il processo che assicura che compiti precisi siano portati a termine in maniera efficace ed efficiente (controllo operativo).

L’approccio metodologico per valutare la convenienza economica di varie alternative gestionali è l’analisi differenziale. Essa fa perno sul concetto di “valore rilevante”; la domanda chiave è, infatti, qual è la differenza fra diverse alternative in termini economico-finanziari? E, di conseguenza, quale soluzione massimizza il mio risultato economico, risultando dunque la più conveniente?

È necessario, a tal proposito, individuare, per ogni possibile alternativa decisionale, i valori rilevanti, ossia i valori previsti futuri di natura economico-finanziaria che saranno differenti nelle diverse alternative.

Occorre dunque sviluppare previsioni sulla base di dati storici in nostro possesso. Si deduce, di conseguenza:

  1. Che i valori storici (es. costi già sostenuti) non sono di per sé rilevanti.
  2. Che un valore non è rilevante se non varia nelle differenti alternative.

L’analisi differenziale ci permette, quindi, di:

  1. Valutare la convenienza economica a produrre/vendere diversi prodotti:
    • Non conviene economicamente produrre/vendere un prodotto se il suo margine di contribuzione unitario è negativo (MDCu < 0).

Ad ogni modo, nell’ipotesi in cui il margine di contribuzione unitario sia positivo, è necessario osservare anche se il suo margine di contribuzione totale è sufficiente a coprire i costi fissi specifici eliminabili.

  • Conviene produrre/vendere un prodotto se il suo margine di contribuzione totale arriva a coprire almeno i costi fissi rispetto ad esso specifici eliminabili.

MDCtot > CFS eliminabili.

  1. Valutare la convenienza a rinunciare a produrre un prodotto per produrre una quantità maggiore di un altro:
    • Conviene cessare o ridurre la produzione di un prodotto per incrementare la produzione di un altro se il suo margine di contribuzione
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher A.T. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Programmazione e controllo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Sacco Paola.
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