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C. Specificazione delle ipotesi espresse D. Formulazione delle ipotesi in forma

in forma operativa statistica

Nella progettazione di una ricerca l'ipotesi operativa Occorre un’ulteriore traduzione delle ipotesi

dovrebbe: operative in (FORMA STATISTICA):

• essere connessa al tema e al problema

• contenere congetture sull'intensità di una variabile • ipotesi nulla

o sulla relazione tra 2 o più fattori • ipotesi alternativa

• essere formulata in modo chiaro, univoco, come

enunciato dichiarativo

• essere controllabile e verificabile empiricamente.

Si parte da un’ipotesi più generale fino ad arrivare a

ipotesi specifiche.

Le ipotesi possono riguardare anche una sola

variabile, ma di solito riguardano le relazioni tra due

o più variabili.

Tipi di relazioni tra variabili:

• Indipendenza: le variabili non hanno alcun legame

tra loro (es. Attitudine alla fisica e altezza degli

studenti)

• Correlazione: al crescere o decrescere della

variabile x, cresce o decresce la variabile y

COEFFICIENTE DI CORRELAZIONE(es. Incremento

delle ore di studio e risultati scolastici)

• Causalità: attraverso un esperimento il ricercatore

può dimostrare che tra due variabili c’è una relazione

di causalità se, manipolando la variabile Y si ottiene

un effetto conseguente sulla variabile X. 15

E. Classificazione delle variabili nelle ipotesi

La VARIABILE è una caratteristica, una proprietà, che può assumere più stati diversi o più modalità di apparizione.

Nelle scienze umane le variabili sono le proprietà dei soggetti (intelligenza, genere, età…), ma anche caratteristiche

dell'ambiente o contesto (scuola di città o di montagna, scuola con o senza biblioteca..).

Le variabili si dividono in:

• variabili quantitative (altezza, peso…)

• variabili qualitative, dette anche MUTABILI (genere, nazionalità…).

Particolari tipi di variabili mutabili sono le VARIABILI BINARIE o DICOTOMICHE che presentano solo due modalità possibili

(GENERE: MASCHIO/FEMMINA).

INOLTRE…

A seconda della funzione le variabili possono essere:

• dipendenti/indipendenti: la variabile INDIPENDENTE è una caratteristica dei soggetti o dell’ambiente fisico o sociale che

può essere manipolata dal ricercatore, in modo da poterne studiare gli effetti su un’altra variabile, detta DIPENDENTE.

• moderatrici (moderano o modificano il rapporto tra variabile dipendente e indipendente)

• intervenienti (teoricamente influiscono sulla variabile dipendente, ma non possono essere osservate, controllate o

manipolate nell’esperimento)

• controllate (possono essere neutralizzate o tenute sotto controllo dal ricercatore).

Le variabili possono essere misurate tramite delle SCALE DI MISURA che sono:

• NOMINALI: la nazionalità, il risiedere in campagna o in montagna, l’appartenenza religiosa, ecc..

• ORDINALI: status socio-economico, il livello di aspirazione (alto/medio/basso)

• A INTERVALLI UGUALI: i punteggi dei test di attitudine, di intelligenza, delle prove oggettive (o reattivi di profitto)

• A RAPPORTI: la lunghezza, il volume, il tempo, ecc… 16

FASE 6- PIANIFICAZIONE DELLA RICERCA:

VALIDITA’ E CONTROLLO

Occorre definire il piano o disegno della ricerca, per l’attuazione concreta della stessa.

Per fare ciò bisogna fare attenzione a:

• Validità interna (coerenza della ricerca con i suoi obiettivi). E’ il processo in forza

del quale il ricercatore verifica se:

ciò che egli intende osservare,

ciò che osserva realmente

il modo in cui l’osservazione è attuata

sono idonei agli obiettivi della ricerca.

• Validità esterna (possibilità di generalizzare i risultati ed estenderli a situazioni

simili).

Per preservare la validità interna (ovvero per ridurre le fonti di ERRORE SISTEMATICO)

si devono costruire dei piani di azione che vengono

detti: nelle

• piani di osservazione ricerche osservative

• piani di esperimento nelle ricerche con intervento 17

1. PIANI DI ESPERIMENTO

Utilizzano:

• un solo gruppo

• 2 gruppi equivalenti

• più gruppi

I piani d'esperimento possono essere quindi:

• a gruppo unico: prevede la scelta di un gruppo (CAMPIONE RAPPRESENTATIVO) e lo svolgimento di due

fasi successive sullo stesso. Nella prima fase si rileva la SITUAZIONE INIZIALE (Si1) rispetto alla variabile

dipendente. Poi si interviene con un metodo tradizionale detto FATTORE ORDINARIO (Fo). Dopo tot tempo

si rileva la SITUAZIONE FINALE (Sf1).

In seguito si avvia la seconda fase dell’esperimento: si rileverà nuovamente la SITUAZIONE INIZIALE (Si2). Si

attuerà poi l’ intervento innovativo detto FATTORE DI ESPERIMENTO (Fe) e si rileverà in ultimo la

SITUAZIONE FINALE (Sf2). Per finire si calcolano i cambiamenti ottenuti confrontando il cambiamento

conseguito con il METODO SPERIMENTALE (Ce) con quello ottenuto con il METODO ORDINARIO (Co).

Bisogna però tenere sotto controllo

i seguenti FATTORI DI DISTURBO:

• la progressiva maturazione dei

soggetti

• l'interferenza tra i due metodi di

insegnamento

• distorsione dell'effetto storia

• interferenza dovuta al ripetersi

delle prove 18

• a due gruppi: prevede la presenza di un gruppo sperimentale (Gs) e un gruppo

di controllo (Gc).

Per attuare l’esperimento con due gruppi si rileva SITUAZIONE INIZIALE (Si) in

ambedue i gruppi, per controllare la loro equivalenza.

Si introduce poi, in un gruppo il FATTORE ORDINARIO (Fo), e nell'altro il

METODO INNOVATIVO (Fe) . Si rilevano entrambe le SITUAZIONI FINALI (Sf).

Si1 ≡ Si2 ma Sf1 ≠ Sf2 ------> allora Fe è migliore di Fo

Se

Dato che i 2 gruppi erano EQUIVALENTI in ingresso (Si1 ≡ Si2 ), allora ci

attendiamo che la Sf1 equivalga alla Sf2. Se, invece, Sf2 > Sf1, allora il metodo

sperimentale (Fe) dà probabilmente esiti migliori di quello ordinario (Fo).

I rischi di questo metodo sono:

• possibile influenza delle differenze tra gli insegnanti che gestiscono i due

metodi

• effetto storia

• incidenza della ripetizione delle prove (dovuta all’EFFETTO TESTING) 19

• il piano a quattro gruppi (equivalenti):

Su due gruppi si rileva la situazione iniziale (Si1 e Si2) e si effettuano

rispettivamente l' insegnamento con metodo ordinario (Fo) e l’insegnamento

con metodo sperimentale (Fe), si rilevano dunque le situazioni finali (Sf1 e

Sf2). Negli altri due gruppi si introducono direttamente il fattore ordinario

(Fo) e quello sperimentale (Fe) e si somministra la prova finale (Sf3 e Sf4).

G1 Si1___ Fe___Sf1

G2 Si2___ Fo___ Sf2

G3 _____ Fo ___ Sf3

G4 _____ Fe ___ Sf4

• Comparando G1 e G2 rivelo l'efficacia dei 2 metodi

• Comparando G1 e G3 si misura l'effetto della prova iniziale

• Comparando G2 e G4 si evidenzia l'effetto della prova iniziale con metodo

ordinario

Non si può comunque controllare l‘ EFFETTO STORIA. 20

D. I piani parziali

In esso i fattori si fanno agire in sequenza e si

controllano gli effetti delle variabili considerate.

E. Il piano fattoriale

Si ricorre ad esso per controllare gli effetti di più

variabili indipendenti sulla variabile dipendente. 21

FATTORI DI DISTURBO della VALIDITA’ INTERNA

La validità può essere minacciata da diversi fattori. I PIANI D’ESPERIMENTO rappresentano una buona strategia per

controllarne alcuni.

I seguenti fenomeni impediscono o riducono la VALIDITA’ INTERNA:

• effetto storia: la validità di una ricerca può essere disturbata da eventi o nuove situazioni sorte nel momento in cui la

ricerca si sta svolgendo.

• effetto maturazione: trasformazioni cognitive e della personalità legate allo sviluppo in grado di distorcere i risultati.

• testing o effetto prove: distorsione per somministrazioni ripetute di prove simili.

• effetto strumentazione: comportamento alterato per il fatto di percepire strumenti tipo videoregistrazione in

relazione alle attese che si suppone abbia il ricercatore.

• effetto selezione: scelta dei soggetti coinvolti in modo accurato e seguendo tecniche precise, per non incorrere in

errori sistematici.

• mortalità sperimentale: abbandono dei soggetti che appartengono al gruppo sottoposto a esperimento

• regressione statistica: tendenza delle variabili ad assumere valori vicini alla media

• casualità: fattori soggettivi (stanchezza, demotivazione, ecc..) o situazioni contingenti di disturbo che possono

interferire sugli esiti

• interazione di fattori: azione congiunta di più fattori 22

FATTORI DI DISTURBO DELLA

VALIDITA' ESTERNA

• tutti i precedenti fattori di disturbo della validità

interna

• distorsioni nel campionamento (ERRORE DI

CAMPIONAMENTO).

Il controllo di questo fattore può essere esercitato con

tecniche adeguate di campionamento. 23

FASE 7- CAMPIONAMENTO

Un ricercatore deve definire con cura i soggetti a cui intende generalizzare i risultati

del suo studio. L’insieme dei soggetti, che presenta una caratteristica comune ben

individuabile, è detto POPOLAZIONE STATISTICA.

La ricerca raramente può coinvolgere tutti i membri che fanno parte di una

popolazione; occorre, dunque, limitare lo studio a una parte della popolazione, detta

CAMPIONE, procedendo con opportune strategie, a una selezione dei soggetti

(CAMPIONAMENTO). Un campione deve essere RAPPRESENTATIVO (rispecchia

fedelmente le caratteristiche della popolazione), CASUALE o PROBABILISTICO (ciascun

soggetto che compone la popolazione ha una probabilità nota di essere incluso nel

campione - casualità).

Esistono diverse STRATEGIE DI SELEZIONE DEI SOGGETTI:

• campionamento casuale semplice: ogni soggetto ha la medesima possibilità di

essere estratto (programmi di randomizzazione)

• campionamento sistematico: elenco dei soggetti, si stabilisce il numero di elementi

da estrarre e l'intervallo sistematico tra l'uno e l'altro

• campione casuale stratificato: sottogruppi omogenei che rappresentano la

composizione della popolazione (STRATI: uomini/donne, giovani/adulti ecc.)

• campione a gruppi o grappoli: si attua quando si prende come campione un gruppo

intero come classi o scuole. Occorre quindi estrarre a sorte i gruppi, non i singoli

• campionamento per stadi: attraverso passaggi graduati, procedendo dall'estrazione

di macro-unità fino all'estrazione dei soggetti. 24

• CAMPIONE NON PROBABILISTICO: Ciascun

soggetto che compone la popolazione non ha

una probabilità nota di essere incluso nel

campione (accidentalità)

Il più frequente è il CAMPIONE ACCIDENTALE,

costruito sulla base di una scelta di soggetti

arbitraria legata ai vincoli del ricercatore e alle

disponibilità dei soggetti. 25

FASE 8- STRUMENTI

La ricerca quantitativa si avvale di una molteplicità di STRUMENTI.

La scelta di uno strumento deve tener conto di alcuni criteri, quali:

• VALIDITA’: Capacità di uno strumento di misurare davvero ciò che si intende

misurare

• AFFIDABILITA’, ATTENDIBILITA’, FEDELTA’: Costanza con cui uno strumento,

usato più volte (tempi diversi o osservatori diversi), rileva sempre gli stessi

risultati

• OGGETTIVITA’ (intersoggettività)

LA SCELTA DEGLI STRUMENTI dipende da :

• Ipotesi

• Tipologie di variabili da rilevare

• Tempi

• Ampiezza e caratteristiche del campione 26

Gli strumenti possono essere ORALI (come il focus group, il

colloquio, ecc…) o SCRITTI (come i questionari, i test di valutazione,

ecc…).

Gli strumenti più utilizzati nella ricerca quantitativa sono:

• questionari (solitamente a DOMANDE CHIUSE)

• interviste strutturate (con domande prefissate)

• check-list (liste di comportamenti usate per annotare se gli

indicatori sono presenti o assenti)

• scale di auto ed etero osservazione

• test psicologici (per la rilevazione di caratteristiche cognitive e non

cognitive della personalità)

• prove oggettive per la rilevazione dell'apprendimento (prove

strutturate scritte con stimoli chiusi che richiedono una scelta tra più

opzioni). 27

FASE 9- ATTUAZIONE DELLA RICERCA,

RILEVAZIONE E TRATTAMENTO DATI

Elaborare i dati raccolti vuol dire sintetizzarli. La quantificazione e il

trattamento statistico dei dati conducono ad un certo impoverimento della

realtà, ma al tempo stesso offrono dei vantaggi in quanto consentono di

mettere in atto OPERAZIONI DI SINTESI. Si utilizzano METODI STATISTICI ,

perché consentono di organizzare le osservazioni e di individuare misure di

sintesi adatte alla natura dei dati raccolti.

La statistica consente di operare confronti fra i risultati e di sintetizzare i

dati. Per questo si calcolano le misure di tendenza centrale, la media

aritmetica, la moda e la mediana.

La statistica permette, inoltre, di stabilire se:

• ci sono relazioni tra variabili e con quale intensità (COEFFICIENTI DI

CONNESSIONE E DI CORRELAZIONE)

• ci sono differenze non casuali tra frequenze, medie, percentuali

• a quali fonti risalgono concordanze e differenze (VARIANZA E

COVARIANZA). 28

FASE 10- SOCIALIZZAZIONE DEI

RISULTATI

Il ricercatore, al termine delle analisi, è tenuto a:

• redigere una presentazione della ricerca che ne

illustri l'impianto fondamentale, le fasi e

commenti i risultati ottenuti.

• comunicare le conoscenze emergenti dal suo

lavoro alla comunità scientifica e ai «non

specialisti» 29

FASE 11- VALUTAZIONE DELLA

RICERCA

Un sistema di valutazione della ricerca è stato

recentemente introdotto in Italia a partire dal 2003: il

CIVR - Comitato di indirizzo per la valutazione della

ricerca.

I criteri previsti dal CIVR per la valutazione della ricerca

sono:

• qualità

• rilevanza

• originalità/innovatività

• internazionalizzazione e/o potenziale competitivo

internazionale (posizionamento del prodotto nello

scenario internazionale) 30

CAPITOLO 3

I MOMENTI DELLE DIVERSE FORME

DI RICERCA QUALITATIVA

L’esigenza di penetrare meglio nei contesti educativi ha dato impulso allo

sviluppo delle strategie di ricerca di tipo qualitativo.

La RICERCA QUALITATIVA non svolge i suoi passaggi secondo una

pianificazione rigida come quella della ricerca quantitativa.

Secondo Janesick il PIANO DELLA RICERCA QUALITATIVA è:

• olistico (comprende l’immagine complessiva del contesto sociale che viene

studiato)

• centrato sulle relazioni in un gruppo

• focalizzato sulla comprensione del contesto sociale

• richiede il lavoro sul campo e l’analisi dei dati

• interpreta il ricercatore come strumento di ricerca 31

I MOMENTI DELLA RICERCA-AZIONE

La RICERCA- AZIONE presenta momenti simili a quelli dell’ESPERIMENTO, in

quanto nasce e si sviluppa come alternativa allo stesso. Inoltre, la ricerca-azione,

nascendo proprio in ambito umanistico, risponde a tali caratteristiche e trova

buona diffusione nelle pratiche delle insegnanti.

Tuttavia la ricerca-azione è diversa dall'esperimento perché:

• il tema e il problema non vengono definiti a priori dal ricercatore, ma nascono

da una necessità o una difficoltà

• sono gli operatori a dare avvio alla ricerca, chiedendo il coinvolgimento del

ricercatore nel loro contesto per trovare una soluzione al problema emerso

• gli operatori fanno parte, insieme al ricercatore, del gruppo di ricerca.

Il gruppo deve essere formato alla ricerca e durante la formazione del gruppo:

• insegnanti ed educatori forniscono al ricercatore informazioni

• il ricercatore definisce mete comuni flessibili, a lungo termine, significative,

realistiche, giustificate

• i soggetti devono controllare le dinamiche di gruppo 32

LE FASI DELLA RICERCA – AZIONE SONO 11:

• Manifestazione del problema

• Formazione del gruppo

• Definizione del problema con il ricercatore

• Formulazione degli obiettivi della ricerca

• Individuazione delle possibili azioni (IPOTESI DI AZIONE)

• Scelta delle modalità per rilevare le informazioni

• Rilevazione iniziale

• Introduzione del trattamento

• Verifica del trattamento

• Valutazione finale

Costituito il gruppo, viene definita con precisione la difficoltà da approfondire. Si

individuano in seguito gli OBIETTIVI e le possibili AZIONI RISOLUTIVE.

Deciso l’INTERVENTO da attuare, si effettuano RILEVAZIONI IN INGRESSO, al fine di

definire la situazione di partenza, si attua l’intervento e, al termine, si verificano i

risultati. La VALUTAZIONE FINALE serve ad accertare l’efficacia del trattamento

introdotto, ricalibrare eventualmente l’intervento o ritornare sul problema con le

nuove conoscenze acquisite (ANDAMENTO CICLICO o A SPIRALE). 33

FASI DELLA RICERCA ETNOGRAFICA

La Ricerca Etnografica è un tipo di studio osservativo ispirato agli studi antropologici.

Si articola in 11 fasi:

1. Definizione della domanda conoscitiva, relativa ad aspetti della cultura di un gruppo al

centro della ricerca.

2. Scelta del gruppo da studiare e di un contesto in cui svolgere la ricerca.

3. Analisi della letteratura. La ricerca etnografica non dovrebbe procedere da IPOTESI

STRUTTURATE.

4. Partecipazione alla vita del gruppo. Il ricercatore vive per un tempo relativamente lungo

con il gruppo che intende studiare, per meglio comprendere la realtà esaminata.

Negoziazione del ruolo del ricercatore : attenzione del ricercatore a fare accettare la

propria presenza.

5. Rilevazione dei dati attraverso osservazioni, annotazioni, interviste e sondaggi. A una fase

di OSSERVAZIONE ESTENSIVA (a maglie larghe), segue, di norma, l’ OSSERVAZIONE

FOCALIZZATA (sofferma su aspetti particolari).

Gli STRUMENTI più utilizzati nella ricerca etnografica sono: osservazione libera, intervista

non strutturata, questionari a domande aperte, analisi di documenti, Focus Group. 34

Poi segue la TRIANGOLAZIONE dei punti di vista di attori che hanno ruoli diversi nel gruppo;

raccolta di manufatti, materiali, documenti , fotografie…

La lunga permanenza sul campo costituisce il maggior punto di forza della validità della

ricerca etnografica, mentre la relazione e la predominante soggettività sono gli elementi che

maggiormente rischiano di minarne l’attendibilità, anche se l’etnografo è considerato lo

strumento principale della ricerca, in quanto in grado di comprendere i soggetti attraverso

l’EMPATIA.

7. Stesura e ordinamento delle note etnografiche

8. Analisi del materiale empirico prodotto: leggere più volte gli episodi descritti, poi procedere

alla DECOSTRUZIONE del materiale empirico attraverso la suddivisione in CATEGORIE e

DIMENSIONI. Una volta suddiviso il materiale in categorie, si procede con la riaggregazione

dello stesso sulla base della CLASSIFICAZIONE scelta.

Analisi confermativa, in cui si ancorano i fatti osservati a una teoria.

9. Redazione del rapporto di ricerca

10. Ritorno sul luogo per approfondimenti e per il controllo delle interpretazioni date, facendo

conoscere il rapporto scritto agli attori.

11. Revisione o integrazione del rapporto di ricerca. 35

FASI DELLO STUDIO DI CASO

Nello STUDIO DI CASO lo studioso sceglie di concentrarsi su un «CASO UNICO»

(un singolo soggetto o evento). Il caso deve essere ben DEFINITO e SPECIFICO.

Esistono più FORME DI STUDIO DI CASO:

• forma osservativa pura (studio di caso intensivo)

• forme più vicine alla ricerca-azione o all'esperimento su casi singoli.

Si può anche distinguere tra:

• studio di caso intrinseco (ricerche in cui si sceglie un soggetto per la sua

straordinarietà ed eccezionalità)

• studio di caso strumentale (il soggetto preso in esame può consentire

generalizzazioni) ad altri soggetti o istituzioni di cui è rappresentativo)

• studio di caso collettivo (l'analisi di casi individuali viene replicata su altri

soggetti). 36

I MOMENTI DELLO STUDIO DI CASO sono:

1. Definizione dello scopo della ricerca: per avviare lo studio di caso è necessario definire in primo luogo lo

SCOPO.

2. Selezione e negoziazione dell'accesso al caso che comporta:

• la definizione del caso

• la concettualizzazione dell'oggetto di studio

• la scelta delle fonti e degli strumenti.

È necessario scegliere un caso in relazione a quelli disponibili. Si opta per casi eccezionali e devianti.

Una volta scelto il caso è necessario negoziare l’accesso alle informazioni.

Segue la delimitazione del caso sul quale condurre la ricerca attraverso la sua descrizione. Connessa a

questa operazione è la concettualizzazione dell’oggetto di studio, ovvero la scelta dei temi e degli

interrogativi da approfondire nella ricerca.

Si procede quindi con la scelta delle fonti di informazione e degli strumenti, allo scopo di descrivere il

caso nel suo contesto naturale e di rilevare interazioni spontanee.

3. RACCOLTA DEI DATI- Il lavoro sul campo che implica:

• la negoziazione del ruolo ( definizione del ruolo del ricercatore all’interno del contesto)

• la raccolta dati sugli avvenimenti e i fenomeni che si intendono studiare.

4. ANALISI DEI DATI- L’ organizzazione delle registrazioni che prevede:

• la riduzione (selezione dei materiali significativi)

• l'indicizzazione/codifica (classificazione per la sintesi e l’interpretazione dei significati)

• la triangolazione delle informazioni chiave e delle fonti

5. Stesura del resoconto 37

CAPITOLO 4

GLI STRUMENTI PER LA

RILEVAZIONE DEI DATI

A seconda della strategia di ricerca scelta, dello scopo, delle

proprietà da misurare, delle caratteristiche dei soggetti da

interpellare, il ricercatore opterà per uno o più strumenti.

Gli STRUMENTI DI RILEVAZIONE possono essere:

• STRUTTURATI: sono tipici della RICERCA QUANTITATIVA e

consentono di trasformare i dati raccolti in numeri e di usare la

statistica per sintetizzarli e metterli in relazione.

• NON STRUTTURATI: sono tipici della RICERCA QUALITATIVA

(interviste libere, focus Group, colloqui…) che consentono di

rilevare materiale verbale, narrativo e descrittivo. 38

IL QUESTIONARIO

Il QUESTIONARIO è una lista organizzata di domande che vengono poste per iscritto, nelle

stesse condizioni, a un gruppo abitualmente ampio di soggetti allo scopo di raccogliere

informazioni, di conoscere opinioni, atteggiamenti, intenzioni e azioni compiute.

I PASSAGGI per la costruzione di un questionario:

• precisare bene lo scopo generale della rilevazione: che cosa si vuole ottenere o ci si aspetta di

stabilire mediante tale questionario

• definire i temi, gli ambiti e i costrutti da indagare

• elencare le variabili da misurare e per ciascuna specificare gli indicatori

• formulare le domande in forma scritta, che possono essere:

 APERTE: quesiti che lasciano libero l’intervistato di rispondere come vuole.

 CHIUSE: quelle a cui bisogna rispondere scegliendo tra alternative obbligate. Vi sono diverse

tipologie di domande a risposta chiusa:

 DICOTOMICHE: SI/NO , VERO/ FALSO

A SCELTA MULTIPLA

 AD IMBUTO (progressivamente sempre più analitiche e dettagliate)

 CON GRADUATORIE DI RISPOSTA (ordinare le alternative a seconda delle preferenze)

 CON SCALE DI GIUDIZIO: accordo o disaccordo 39


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tonia_la

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in progettazione e gestione dell'intervento educativo nel disagio sociale
SSD:
Docente: Luppi Elena
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tonia_la di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione e valutazione di interventi educativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Luppi Elena.

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