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dispotismo illuminato,

Fine ‘700, in molti paesi europei governati formalmente da monarche assolute, fiorirono le esperienze di in

cui va riconosciuto ad alcuni sovrani la volontà di migliorare, attraverso una politica di riforme, le condizioni di vita dei popoli che gli

sono soggetti.

Assolutismo illuminato: anni ’40 e ’80 del XVIII, favorito dal movimento culturale che ebbe i suoi esponenti negli illuministi francesi. Si

ammetteva che lo stato restasse assoluto, purché fosse sottomesso alla ragione illuminata che doveva guidare ogni cosa.

Inghilterra: forte spirito parlamentarista, l’assolutismo non attecchisce. (Tudor) Il sovrano spesso si appoggiava al parlamento. Gli

Stuart tentano l’indebolimento del Parlamento, ottenendo l’effetto opposto. Avvento in Inghilterra della monarchia costituzionale (con

il Bill of right si garantiscono piene libertà di parola al parlamento): fase storica del King in Parliament, caratterizzata da reciproco

bilanciamento di poteri e diritti e irresponsabilità reciproca. Fase si transizione verso la monarchia parlamentare: (Hannover 1715)

Giorgio I inizia a disertare le riunioni del consiglio e del Cabinet istituito, così quest’ultimo iniziò ad acquisire rilevanza autonoma di

gabinetto dei ministri e, all’interno di questo iniziò ad emergere la figura del Primo Ministro.

Giorgio III (1782) tentò di nominare come primo ministro una figura invisa al Parlamento => la mancata fiducia del parlamento nei

confronti del primo ministro segna la fine del legame fiduciario tra primo ministro e sovrano.

l’ascesa della classe borghese

L’affermazione dei principi della separazione dei poteri, dell’iniquità dei privilegi nobiliari e si tenta la strada della

rafforzarono la percezione della necessità di limitare il potere del monarca assoluto. In alcuni paesi

monarchia costituzionale (passaggio dallo Stato assoluto allo stato liberale): Francia, costituzione del 1791 (il Re non è più tale per

diritto divino ma per volontà della nazione, cui spetta la sovranità) –fallimento. Costituzione del 1830 adotta come forma di governo

la monarchia costituzionale.

Moti del 1848=> in Francia II Repubblica

in Italia monarchia costituzionale (Regno delle Due Sicilie, Regno sardo­piemontese con lo Statuto albertino

la cui volontà era di mantenere, seppure limitandola, la posizione subalterna degli altri poteri dello Stato,

Parlamento compreso, rispetto al Re. Questo porterà ad un’evoluzione verso una monarchia parlamentare)

Oggi l’istituto monarchico è ancora piuttosto diffuso: 41 stati prevedono la figura di un capo dello Stato non elettivo, variamente

denominato. Tra questi, predominante è la forma di governo parlamentare, mentre 8 Stati possono essere caratterizzati come

monarchie assolute (quasi tutte si trovano nella penisola araba e sono “paesi islamici”+ alcune di stampo teocratico, come l’Arabia

Saudita, l’Oman e il Quatar). Gli stati rimanenti sono monarchie costituzionali (il monarca è titolare delle funzioni di governo, il

Parlamento, che vi si contrappone, è titolare del potere legislativo. Es. Marocco, Monaco, Thailandia, Giordania..).

Quanto alla monarchia nella sua variante parlamentare, il modello di riferimento è quello britannico: secondo Bagehot (1867) la

corona manteneva 3 funzioni importanti per l’equilibrio del sistema: di essere consultata, di incoraggiamento e di ammonizione.

Le prerogative attuali del monarca:

­è il Capo dell’esecutivo e quindi ha il potere di nominare e revocare i ministri e gli altri funzionari pubblici appartenenti al civil

service,nonché i componenti delle magistrature e i pari del regno che formano la Camera alta; detiene il comando in capo delle forze

armate, del corpo dei pubblici funzionari; come supremo reggitore dello stato ha alcune prerogative di natura finanziaria, anche se

quelle di natura fiscale spettano al Parlamento; ha la prerogativa di intervenire con le armi per ripristinare l’ordine del regno, in

presenza di insurrezioni; spettano anche poteri di politica estera (dichiarazioni di guerra e di pace, stipulazione trattati, cessioni o

annessioni).

­Con riferimento al potere legislativo, le prerogative più importanti sono la convocazione della Camera dei Comuni, ossia l’indizione

di nuove elezioni, la sua proroga o il suo scioglimento, e la promulgazione di leggi mediante il royal assent.

­Per il potere giudiziario può concedere la grazia, alcune prerogative sulla nomina dei giudici.

Oggi, la totalità delle prerogative sopra enunciate è esercitata dietro parere dell’esecutivo, in particolare del Primo Ministro.

FORME DI GOVERNO

SEZIONE C:

La forma di governo parlamentare: le origini e l’esperienza inglese

Nasce in Inghilterra per poi diffondersi per tutta Europa. Il potere politico, un tempo concentrato nelle mani del Re, comincia ad

essere condiviso con il Parlamento, che diviene titolare della funzione legislativa (forma di governo parlamentare classica o dualista).

ridimensionamento dei poteri del Sovrano

L’evoluzione della forma di governo (dalla monarchia assoluta) è segnata dal graduale

a favore dell’Assemblea. L’emancipazione del parlamento dal potere sovrano, iniziata come reazione ai tentativi assolutistici messi

in essere dai Tudor, si compie sotto il Regno degli Stuart, a seguito della contrapposizione tra Re e Assemblea risolta grazie

all’adozione del (1689) “Gloriosa rivoluzione” e dell’act of Settlement (1701, disciplina la successione al trono e

Bill of right

conferma il potere di impeachment). Dunque, tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 il Parlamento inglese risulta legittimato ad

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la monarchia da

intervenire a pieno titolo sulla definizione dell’indirizzo politico, un tempo esclusivamente spettante al Sovrano:

“limitata” diventa costituzionale (passaggio dallo Stato assoluto allo stato liberale).

Si afferma quindi il principio di Supremacy of Parliament:il Parlamento è legittimato ad approvare qualsiasi tipo di legge e si nega

l’esistenza di poteri normativi concorrenziali a quello parlamentare. È in questa fase che si elabora la teoria del governo misto, ossia

si delinea che la sovranità spetti al cioè all’organo complesso composto dalla Corona e dalle due Camere.

King in Parliament,

Questi due centri di autorità devono relazionarsi in termini di collaborazione. Il Parlamento, ormai regolarmente convocato, capisce

che la concentrazione della direzione politica nelle mani dei consiglieri più influenti rende meno difficile il controllo sulla

determinazione dell’indirizzo politico.

Modello Westminster.

L’influenza parlamentare si rafforza, Ministri

al punto che i (Cabinet), ancora nominati dal Sovrano tra i suoi più fidati

gradimento della

collaboratori, non solo non devono essere in dissintonia con il Parlamento, ma devono raccogliere il

maggioranza.

Sotto la dinastia degli Hannover i membri del Consiglio Privato vengono scelti fra gli esponenti di uno solo dei due partiti in cui si

e

fraziona il Parlamento (cioè quelli dei il che assicura una salda omogeneità politica.

Tories Whigs),

Nell’ambito del Cabinet emerge il ruolo del (leader della maggioranza, supremazia nei confronti dei ministri).

Premier

La forma di governo consolida il suo assetto alla fine del secolo XVIII: il Primo Ministro, pur godendo della fiducia del Re Giorgio III,

si dimette (1782) a seguito di una mozione di critica sulla politica del Governo, approvata dalla Camera bassa. Così il Premier

vincolo fiduciario

sancisce la responsabilità del suo Gabinetto nei confronti dell’Assemblea, facendo emergere il che lega

forma di governo

l’Esecutivo al Legislativo. In questo frangente la monarchia costituzionale assume le sembianze della

parlamentare: l’esecutivo titolare

l’equilibrio tra i poteri viene alterato dal ruolo prioritario del Parlamento, che diviene non solo

della forma legislativa, centro dell’indirizzo politico.

ma anche Il raccordo politico che lega il Governo alla sua maggioranza

parlamentare diviene l’elemento qualificante del modello parlamentare.

Sistema politico: sistema elettorale maggioritario fedeltà dei parlamentari al proprio

Nell’esperienza inglese, il e la radicata consuetudine di

partito (garantita dalla presenza dei whips= designa il membro di un gruppo parlamentare incaricato di tenere i collegamenti tra il leader del partito e il gruppo stesso,

) assicurano al Governo un

assicurando, in particolare, che i suoi componenti siano presenti quando ci sono le votazioni alla camera e votino secondo le direttive del partito

forte ruolo direttivo nei confronti della Camera bassa, la cui maggioranza, vota compatta a sostegno delle iniziative governative. Lo

forma parlamentare di

sbilanciamento dell’asse di governo a favore dell’Esecutivo induce a qualificare il sistema inglese come una

Gabinetto o del Primo Ministro. ministri

Il Primo Ministro (scelto dalla Corona fra i parlamentari) a sua volta sceglie i (membri del Cabinet) e può revocare la loro

nomina. Questo e la titolarità dell’indirizzo politico governativo gli garantiscono l’indiscussa posizione di supremazia nell’ambito

dell’Esecutivo. Dispone anche del potere di scioglimento anticipato della Camera dei comuni (momento di maggiore consenso e

centralità del Premier

garanzia di una stabile maggioranza). Progressiva e ridimensionamento dei poteri della Corona. Alla Regina

spettano compiti prettamente formali. ruolo dell’opposizione

Nella dinamica del sistema Westmister resta rilevante il che, nell’esercitare un rigoroso controllo dei

confronti dell’Amministrazione in carica, si prepara a proporsi come alternativa alla successiva elezione (governo ombra).

principio dell’alternanza al potere

Sul si regge la forma di governo parlamentare inglese.

Diffusione della forma di governo parlamentare:

A partire dal secolo XIX incontra una larga diffusione nel continente europeo, principalmente dal punto di vista de facto piuttosto che

dal punto di vista formale della costruzione costituzionale.

Dopo la seconda guerra mondiale, la debolezza del Governo pareva tra le principali cause dell’avvento del fascismo e nazismo in

Italia e Germania e perciò era considerata un rischio. Da qui la razionalizzazione del rapporto politico di carattere fiduciario, introdotti

fiducia esplicita maggioranza assoluta.

in diversi testi costituzionali: in Germania (1949) e in Spagna (1978) la è e a Sul fronte

sfiducia costruttiva

della revoca prevedono la (impossibilità da parte del parlamento di votare la sfiducia al governo in carica se, contestualmente, non concede la

Germania, Spagna, Belgio, Ungheria, Slovenia, Israele e Sudafrica. In Italia la fiducia al Governo si basa sulla

fiducia ad un nuovo esecutivo)

maggioranza relativa e non sfiducia costruttiva.

Questione di fiducia = subordinare la prosecuzione dell’attività di Governo all’approvazione da parte del Parlamento di un disegno di

legge ecc. del Governo stesso (Italia, Spagna a magg. relativa; Germania, Bulgaria a magg. assoluta).

Nella forma di governo parlamentare si ha la possibilità di elezioni anticipate a seguito dello scioglimento dell’Assemblea

parlamentare.

Chi scioglie le Camere anticipatamente?

Inghilterra = Premier (scioglimento che funziona in senso promaggioritario); 11

Italia = Presidente della Repubblica su iniziativa o in accordo con il Governo

Il capo dello Stato, non essendo parte attiva nelle dinamiche dell’attività politica, rappresenta un potere neutro, si propone come

moderatore dei conflitti

La forma di governo presidenziale: il prototipo statunitense

Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1787.

Trova il proprio archetipo nella Si caratterizza per un’applicazione

tendenzialmente rigida del principio della separazione dei poteri. Tra il Governo e il Parlamento non esiste alcun raccordo di fiducia,

né è previsto lo scioglimento anticipato Parlamento da parte del Presidente. La durata della legislatura e del mandato presidenziale

sono fisse e codificate nella Costituzione. Congresso) Presidente,

Il potere legislativo appartiene all’Assemblea rappresentativa (il e quello esecutivo, in via esclusiva, al che

è Capo dello Stato e vertice del Governo.

Il corpo elettorale elegge sia il Congresso, sia il Presidente.

monocratico,

Nell’esperienza statunitense il potere esecutivo è giacché non è previsto un organo collegiale che affianchi il

Segretari di Stato,

Presidente nell’esercizio del suo mandato. Tuttavia il Presidente nomina e revoca i posti a capo dei diversi

Dipartimenti, ossia le unità amministrativo,ministeriali che collaborano col Presidente nell’esercizio della funzione esecutiva.

Il Congresso oltre alla funzione legislativa esercita poteri di controllo verso il Presidente (approvazione bilancio annuale di iniziativa

del Presidente; inchieste; udienze conoscitive; assent per nomina dei Giudici della Corte suprema; impeachment).

Il Presidente ha il potere di veto verso le leggi del Congresso, e per riapprovarle serve la maggioranza dei 2/3.

Il principio di separazione dei poteri, qui viene affiancato e mitigato da quello del bilanciamento tra i poteri. Sui numerosi meccanismi

dualismo paritario

di controllo e reciproco condizionamento si regge il fra i due organi. Accentramento del potere del Presidente in

politica estera.

Limitazione del potere del Presidente: elezione ogni due anni della Camera dei rappresentanti (435 membri) e di un terzo dei

senatori.

Diffusione del presidenzialismo:

Ampia circolazione il America Latina, Africa, Asia e Federazione Russa(correggendola secondo tradizione zarista e passato

socialista).

America latina: degenerazione del modello = sbilanciamento del potere a favore del Presidente (potere di scioglimento delle

Camere).

Modello non esportato nell’Europa continentale.

Il semipresidenzialismo: il prototipo francese diretta del Capo dello Stato,

Si caratterizza per la combinazione di due elementi, uno marcatamente presidenziale, cioè l’elezione

rapporto fiduciario

l’altro tipicamente parlamentare, ossia la presenza del tra Assemblea e Governo.

Storicamente il modello si rintraccia nel tentativo di razionalizzazione della forma di Governo parlamentare: Repubblica di Weimar

(1919) = Parlamento e Presidente direttamente eletto dal popolo con potere di scioglimento delle Camere. (non funziona)

Il modello si realizza nella Francia della V Repubblica 1958 (De Gaulle) = razionalizzazione della precedente forma di governo

parlamentare.

Elezione diretta del Capo dello Stato, con mandato a durata fissa, che nomina il Primo Ministro e su proposta di quest’ultimo i

diarchica).

Ministri, che insieme a questi formano il Governo (struttura Fiducia del Governo da parte dell’Assemblea nazionale.

Assemblea nazionale può sfiduciare il Governo (dimissioni Governo) e il Presidente può sciogliere l’Assemblea nazionale.

Presidente: 1) inviare messaggi alle Camere; 2) sottoporre a preventivo controllo di costituzionalità leggi; 3) sottoporre a referendum

progetti di legge sui pubblici poteri.

Benchè, in via di regola, il Capo dello Stato ha lo stesso colore politico della maggioranza parlamentare che sostiene il Governo,

nella prassi può accadere che il Presidente sia espressione di una maggioranza politica diversa da quella presente all’Assemblea

Nazionale. Posto che il Governo deve godere della fiducia della Camera bassa, in queste circostanze il Presidente è costretto a

nominare Primo Ministro il leader della coalizione politica avversa, il che comporta difficili periodi di cohabitation, caratterizzata da

una sostanziale divisione dei compiti.

Diffusione:

Forme di governo semipresidenziale a Presidente forte: Francia. 12

Semipresidenziale a prevalenza di Governo (Capo dello stato= ruolo di garanzia, posizione marginale a vantaggio della

componente parlamentare­governativa)

Forma di governo direttoriale: la Svizzera

Configurata dalla Confederazione Elvetica.

Il Parlamento svizzero, cioè l’Assemblea federale, titolare della funzione legislativa, viene affiancato dal Consiglio federale (organo

collegiale costituito da 7 membri, con funzione di potere esecutivo e di Capo dello Stato ed eletto dal Parlamento stesso). Troviamo

quantomeno “in entrata” il raccordo politico­parlamentare di tipo fiduciario.

L’esecutivo non risponde nei confronti dell’Assemblea federale, quindi non è revocabile.

Neppure l’Assemblea federale può essere anticipatamente sciolta, il che evidenzia un sostanziale equilibrio tra i due poteri.

FORME DI STATO

Schema riassuntivo:

­stato ASSOLUTO: tra XV e XVIII secolo con le grandi monarchie europee. Accentramento di tutto il potere in capo al Sovrano,

legittimazione divina. Esercito permanente al suo comando. Rigida divisione in classi sociali, aristocrazia privilegiata.

­Stato LIBERALE: dopo Rivoluzione Francese, affermazione della borghesia, che detiene il potere economico, pretende di vedere

riconosciute le “libertà negative”ed economiche. Affermazione del principio di uguaglianza e della separazione dei poteri. Principio

della rappresentanza politica. Introduzione delle Costituzioni.

­Stato SOCIALE: nato dopo la seconda guerra mondiale. Suffragio diventa universale (riconoscimento diritti politici). Affermazione

partiti politici di massa e sindacati, uguaglianza sostanziale. Stato interventista (nuovi diritti: sociali)

SEZIONE D: STATI AUTORITARI

Tendenziale coincidenza di Stato autocratico e autoritario, appartengono a questa categoria anche lo stato totalitario, dittatoriale,

militare e monarchico autocratico non parlamentare. Manifestazioni soprattutto tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Componenti fondamentali:

­principio dell’unità del potere dello Stato (disconoscimento del principio di separazione dei poteri)

­presenza di un partito unico

­l’ideologia quale formante dell’ordinamento che prevale sugli altri

Lo slittamento verso la forma totalitaria si ha sulla base della diversa considerazione dei rapporti tra partito unico e Stato: il partito

unico si sovrappone allo Stato o addirittura si sostituisce ad esso.

Oltretutto vengono individuate nell’ambito della popolazione una o più categorie di nemico oggettivo (da sottoporre a misure

repressive); vengono allestiti campi di detenzione, lavoro forzati e rieducazione di tipo concentrazionario; tecnica del terrore;

predilezione per l’ordinamento instabile, proteso alla rivoluzione permanente. Forma di stato affermatosi nel Novecento al quale

possono essere ricondotti il Nazismo, il Fascismo e il comunismo di Stalin.

Stato dittatoriale (antidemocratico): principio della concentrazione del potere statale. Forma di governo precaria e temporanea che

non altera la forma dello Stato.

Stato militare: il potere politico è detenuto dai militari.

Stato monarchico autocratico non parlamentare: il Re è titolare de jure o de facto di tutte le funzioni costituzionali (modello diffuso

nell’area dei Paesi islamici)

SEZIONE E: STATO SOCIALE 13

forma di stato

È una che, a differenza di quella dello stato liberale, non garantisce esclusivamente le libertà individuali di carattere

libertà positive,

negativo, che si realizzano attraverso l’astensione da parte dei poteri pubblici, ma si impegna anche a realizzare le

che implicano un obbligo di intervento dello Stato.

Alla base vi sono tutte quelle misure che lo Stato adotta al fine di realizzare il principio di uguaglianza sostanziale.

L’idea che allo Stato, o meglio, al Sovrano, spettasse il perseguimento di alcuni fini (giustizia, bene comune), affonda le origini in

epoca medievale e pre­moderna. Avrà piena affermazione nel XX secolo.

Prima legislazione organica rilevante: Inghilterra elisabettiana degli inizi del XVII secolo. La normativa Old pood law indicava le

parrocchie quali gestori e promotori di opere di soccorso ai poveri, inoltre subordinava un sussidio all’ottenimento dello status di

povertà. Secolo XIX due tendenze: esigenza di un riadattamento dei criteri dell’interventismo per combattere il pauperismo; i

movimenti economici e filosofici di orientamento liberale influenzavano i governi verso uno sfavore nei confronti dell’assistenza

pubblica.

Impiego del termine welfare policy per indicare gli interventi statali tesi a migliorare le sorti della classe operaia, a prescindere

interventista

dall’assistenza ai poveri: concezione dello stato decisamente più in grado si interferire nel settore economico­sociale al

fine di limitare il potere discrezionale dei datori di lavoro.

Francia rivoluzionaria del XVIII si avvicina all’interventismo, ma nella prima metà del secolo XIX, come nella prevalenza degli

ordinamenti europei, si impone un modello di liberismo economico che guarda con sfavore l’assistenza pubblica (a cui iniziano ad

occuparsi le istituzioni religiose).

L’esperienza della seconda repubblica promuove il diritto al lavoro e le forme assicurative statali.

(modello bonapartista)

Alla fine del secolo XIX Otto von Bismarck (Germania) veniva teorizzato un programma di riforma sociali che delineavano un ruolo

sempre più interventista da parte dello stato. Il risultato pratico fu l’adozione del primo sistema legislativo di tutela dei lavoratori

contro la malattia, gli infortuni, l’invalidità e la vecchiaia + obbligo delle assicurazioni.

Sviluppo del modello statunitense (gestione di rischi sociali affidata ai privati) e nipponico (sistema di protezione sociale gestito dai

gruppi industriali)

Primi decenni XX

Inghilterra: modello lib­lab: il sistema pensionistico era finanziato esclusivamente dallo Stato attraverso un incremento della

contribuzione fiscale. (impronta universalistica)

In Europa continentale: crisi dello Stato liberale e sviluppo del modello bismarckiano in Norvegia, Svezia, Austria, Danimarca e Italia

(Nell’1898 fu fondata l’assicurazione sociale. 1901 inizia il riformismo giolittiano. La prima GM ha portato alla copertura del rischio di

disoccupazione, dopo vecchiaia, malattia e invalidità­vecchiaia già coperti. Dopo la crisi del ’29 aumenta ancora l’interventismo

statale).

Repubblica di Weimar: costituzione del ’19 crei la nuova categoria dei diritti sociali

Alla fine degli anni ’20 tutti i Paesi europei sono dotati di un sistema di protezione sociale (infortunio sul lavoro, malattia­maternità,

invalidità­vecchiaia, disoccupazione)

Crollo di Wall street del ’29 => New Deal roosweltiano: approccio social security, con sistema di copertura obbligatoria. Il sistema

welfare statunitense mantiene comunque un carattere residuale che conferma lo spirito liberale, in cui le istituzioni intervengono a

difesa del singolo solo quando famiglia e mercato falliscono.

Riprende vigore il modello socialista bismarckiano che, a seguito di aggiustamenti, assume una connotazione corporativo­autoritaria

(Austria) che totalitaria (Germania hitleriana e Italia fascista).

Beveridge)

(modello 1942 in Gran Bretagna viene prospettata l’esigenza di armonizzare i 3 differenti metodi previdenziali: pensioni

minime contributive, sussidi per categorie disagiate, pensioni occupazionali volontarie ad integrazione di quelle minime. Ne deriva un

modello diretto a tutti i cittadini.

Secondo dopoguerra: espansione politiche sociali (GB e Paesi scandinavi)

Sviluppo di modello di welfare caratterizzato da assicurazioni nazionali a connotazione universalistica, volte a tutelare i cittadini in

quanto tali: nasce il (stato del benessere).

welfare State

3 tipologie di welfare (Titmuss): 14

CARATTERE RESIDUALE: lo Stato si impegna al minimo, limitandosi a fornire interventi di tipo temporaneo in risposta a bisogni

individuali e solo quando gli altri canali di intervento (famiglia e mercato) non riescono ad attivarsi (tipico del modello americano)

MERITOCRATICA PARTICOLARISTICA: Lo stato fornisce protezione “completando” quella fornita dal sistema economico generale

e che deriva all’individuo dalla sua posizione occupazionale (Germania)

ISTITUZIONALE REDISTRIBUTIVA: La protezione sociale pubblica costituisce il cardine di questo modello. Lo stato fornisce

prestazioni di tipo universalistico (modello scandinavo).

Esping Andersen (parametro: capacità di de­mercificazione)

­Regime liberale (modello anglosassone) de­m minima, servizi sociali ridotti

­Regime conservatore­corporativo (Francia e Italia) lo stato interviene quando capacità della famiglia di sostenere i propri membri è

fallita

­Regime social democratico (paesi scandinavi) max de­m, universalismo

(…)

Ultimi decenni: trasformazione delle caratteristiche dello stato sociale, crisi

SEZIONE F: STATI FEDERALI, REGIONALI, UNITARI

federale

Lo Stato nasce nella maggior parte dei casi come aggregazione fra Stati sovrani = “Confederazione di stati”. Esistono 2

poteri di governo distribuiti tra stato centrale e stati membri. (USA, Canada, Australia, India, Russia, Germania, Austria, Belgio )

regionale

Lo Stato deriva da più recenti trasformazioni dello stato unitario, il quale ha conosciuto processi di riassestamento

istituzionale connotati da sviluppi nella direzione prima di decentramento amministrativo e poi dell’attribuzione agli enti territoriali sub

statali di quote incrementali di autonomia politico­amministrativa. Riconoscimento costituzionale di enti territoriali autonomi con propri

statuti. Il potere sovrano appartiene solo allo stato centrale. (~Italia, Spagna)

Unitario

Lo stato non prevede autonomie locali o ne prevede di tipo molto debole con funzioni solo amministrative, ed è accentrato,

cioè centralizza nei soli organi costituzionali della capitale la funzione legislativa, amministrativa, giurisdizionale, di indirizzo politico =

unico livello di governo. (Ne troviamo pochi esemplari: Francia e Regno Unito).

Composto

Lo stato è caratterizzato da potere distribuito tra stato centrale e enti territoriali con poteri propri. Si può presentare nelle

varianti sia federale che regionale.

La ripartizione delle competenze legislative nello Stato composto

Stato federale: riparto delle competenze legislative, le quali tipicamente seguono un ordine di ripartizione per il quale l’organo

legislativo dello Stato centrale esercita il potere normativo primario in un elenco di materie espressamente contemplate dalla

Costituzione federale, mentre i poteri residui spettano agli Stati membri della Federazione. Lo schema originario (modellato

sull’archetipo statunitense, ha conosciuto numerose varianti.)

Federazione canadese nella costituzione si stabiliscono sia le competenze legislative della Federazione sia degli Stati membri

(chiamati Province e Territori).

Costituzione federale germanica del 1949 aggiunge una sfera di competenza concorrente, nella quale intervengono sia norme di

rango primario approvate dal Legislativo federale che disposizioni di pari rango adottate dai Parlamenti dei Länder. (questo schema

si trova replicato negli ordinamenti costituzionali di alcune Federazioni dell’America Latina: Messico, Argentina, Venezuela. Modello

della Federazione brasiliana: quadripartizione delle competenze legislative (comuni): Unione federale, Stati federati, Distretto

federale e Municipi.

Paesi di lingua germanica: distinzione fra legislazione sui principi, attribuita agli organi legislativi federali e legislazione

complementare, assegnata ai Parlamenti degli Stati membri.

Problematiche dell’asimmetria legislativa: forte e consolidata è la tendenza a differenziare i poteri normativi degli enti territoriali

subnazionali, al punto che si è parlato di modelli di quasi­anarchismo federale (Belgio).

Stato regionale: troviamo un elenco più o meno ampio di materie attribuite alla competenza legislativa esclusiva regionale, un settore

dedicato alla sfera della legislazione concorrente, nonché la risoluzione residuale della competenza legislativa nelle materie non

enumerate allo Stato centrale.

*Caso italiano: con la riforma costituzionale del titolo V si prevede la competenza esclusiva dello Stato in un ampio ambito di materie

e la competenza legislativa nelle materie residue è sempre attribuita allo Stato => regionalismo di ispirazione federale!

Tendenza all’ibridazione: il quasi­federalismo 15

La ripartizione delle competenze amministrative, giurisdizionali e tributarie

Competenze amministrative: contrapposizione tra federalismo dei Paesi che seguono il modello di common law e il modello federale

accolto dai Paesi di lingua tedesca.

Da un lato troviamo il federalismo canadese, statunitense, australiano, per il quale la ripartizione delle competenze legislative viene

parallelamente sviluppata sul versante delle competenze amministrative (se l’organo federale dispone di potestà legislativa in det.

materie, anche le relative competenze amministrative saranno sue). Dall’altro abbiamo il federalismo austro germanico per il quale le

competenze amministrative sono attribuite agli stati membri della Federazione.

Convergenza tendenziale fra il modello del federalismo amministrativo e gli sviluppi del neoregionalismo.

Profilo della magistratura e dell’amministrazione della giustizia: nello stato regionale vi è tendenzialmente un solo ordinamento

processuale (naturalmente ripartito in branche) e la struttura della magistratura, sia giudicante che requirente, non presenta

variazioni nelle differente aree territoriali del Paese (come nello stato unitario).

Nello stato federale troviamo una doppia piramide di organi giurisdizionali, la prima di livello federale, e la seconda di livello statale.

Inoltre le discipline processuali possono essere differenti nei vari Stati membri della Federazione (es. pena di morte in America).

* ordinamento germanico = eccezione: struttura magistratura e disciplina processuale uniformi

Problema della ripartizione delle risorse finanziarie: separazione delle finanze degli enti che compongono lo stato federale e

regionale; principio del coordinamento statale (Stato regionale) o federale (Stato federale) in materia di entrate. Si realizza nella

maggioranza dei casi un sistema misto (combinazione di autonomia e coordinamento).

Diritto costituzionale finanziario: criterio del collegamento fiscale tra i livelli di governo (unità della potestà impositiva e normativa

assegnata alle autorità centrali(/federali)) e criterio della concorrenza fiscale fra i due livelli (competenza ripartita). Tendenza

generale alla creazione di sistemi ibridi: cooperazione da un lato e concorrenza da un altro.

I principali modelli di regionalizzazione nel contesto europeo

Quando l’ente regionale non solo è guidato da organi elettivi titolari di un autonomo potere di indirizzo politico­amministrativo, ma è

anche titolare di potestà legislativa, si fa riferimento alla categoria della regione politica.

Regioni legislative (previste solo da disposizioni di legge e quindi sempre modificabili) vs. regioni costituzionali.

CAPITOLO IV. POTERE COSTITUENTE E DI REVISIONE

SEZIONE A: POTERE COSTITUENTE E PROCEDURE DI FORMAZIONE DELLA COSTITUZIONE

Potere costituente e nozione di Costituzione

potere costituente

Il può essere definito come quella potestà, esercitata di volta in volta da soggetti diversi e con forme diverse, il

cui risultato è una determinazione costituzionale, vale a dire un atto adottato da una comunità politica come propria legge

fondamentale. In termini strettamente giuridici, il potere costituente indica le condizioni della originaria validità di questa

determinazione costituzionale, i presupposti in base ai quali a quest’ultima viene riconosciuto il carattere di norma positiva suprema.

Di conseguenza, la definizione concettuale di potere costituente si intreccia con il problema della definizione della nozione di ciò che

esso va a creare, la Costituzione.

In particolare, la stessa possibilità di pensare in termini di teoria giuridica un potere costituente trova il proprio presupposto nelle

concezioni moderne di Costituzione e appare sulla scena giusfilosofica relativamente tardi, solo a partire dal secolo XVII.

costituzione

Prima di allora la cultura medievale intende la semplicemente come insieme dei principi fondamentali incarnati nelle

istituzioni, dedotti dalla reale situazione e dai suoi sviluppi.

Di conseguenza, una volta accolta questa concezione solo descrittiva della nozione di Costituzione come forma delle istituzioni,

come mera descrizione del reale, non rimane alcuno spazio per la nozione giuridica di potere costituente.

E’ solo con la modernità, tra Cinque e Seicento, che vengono poste le basi teoriche del moderno concetto di costituzione. Infatti, è

patto sociale,

nell’idea del atto di volontà dei singoli individui, con il quale viene istituita la società, che affonda l’idea di costituzione

come atto cronologicamente e giuridicamente anteriore alle istituzioni attraverso il quale queste ultime sono create e regolate . Di

conseguenza, se quello medioevale è un ordine oggettivo e spontaneo, quello moderno è un ordine voluto, creato attraverso un

patto; se allora la costituzione medioevale è meramente descrittiva di quell’ordine oggettivo, quella moderna è prescrittiva nel senso

che vuole conformare a se la realtà creando essa stessa un nuovo ordine e quindi ha carattere normativo; se la costituzione

medioevale difficilmente è scritta, quella moderna è invece contenuta in un atto scritto.

Questo concetto di costituzione, inoltre, si intreccia con le teorie del costituzionalismo che ad esso impongono un contenuto

necessario nella tutela dei diritti e nella divisione dei poteri.

Le definizioni giuridiche di potere costituente 16

Questo potere di determinare la norma fondamentale di un nuovo ordinamento è descritto in termini giuridici significativamente

diversi dalle diverse correnti dottrinali. Si possono enucleare due diverse opzioni teoriche generali a seconda che:

potere costituente sia designato come esercizio di un potere giuridico pieno:

1. il in tale categoria confluiscono le teorie

legate ai presupposti giusnaturalisti ed individualisti da cui nasce l’idea di potere costituente; quest’ultimo è configurato

come vero e proprio diritto naturale anche se riferito, di volta in volta, a soggetti differenti:

• popolo,

Può essere riferito al inteso come la somma dei singoli individui portatori di diritti naturali. E’ questa una

teoria diffusa soprattutto in ambito anglosassone, dal momento che affonda le radici nelle concezioni teologiche

calviniste e puritane, le quali fondano la chiesa sull’alleanza tra Dio ed il suo popolo. Questa immagine,

rielaborata in chiave laica è alla base della filosofia civile e politica dei pellegrini emigranti nel nuovo continente,

dove troverà un’applicazione pratica nelle Costituzioni delle ex colonie e in quella federale degli Stati Uniti.

• nazione:

Può essere riferito alla tale concezione è elaborata nell’ambito della dottrina rivoluzionaria francese ed

è concetto distinto da quello di popolo della tradizione americana. Se quest’ultimo infatti è concepito in chiave

individualistica come insieme dei singoli cittadini che lo compongono, la nazione è, invece, un’entità più

complessa che è costruita intorno ad una serie di valori e diritti che coincidono con quelli della classe borghese e

perde quel carattere democratico che è proprio del concetto anglosassone

In questa categoria che configura il potere costituente come esercizio di un diritto, confluisce anche quella teoria che

riconduce la creazione di una nuova costituzione e di un nuovo ordinamento all’esercizio della sovranità regia, la quale si

fonda sul diritto di origine divina del monarca. E’ questo l’orizzonte teorico in cui occorre contestualizzare le costituzioni

octroyées del primo Ottocento.

il potere costituente sia designato come l’esercizio di un potere di fatto:

2. Un primo indirizzo, quello della scuola

giuspositivistica dell’Ottocento, relega i principi ed i valori ispiratori della Costituzione, in quanto elementi mutevoli e

contingenti, al campo della mera politica. Così la Costituzione viene semplicemente considerata come l’insieme delle

norme positivamente poste che trovano il fondamento della loro oggettività nella necessaria esistenza dello Stato come

organizzazione sovrana.

Potere costituente e poteri costituiti

Dalle diverse costruzioni sulla nozione di potere costituente discendono significative conseguenze di ordine anche pratico sulla

poteri costituiti,

definizione della sua relazione con i quelli che sono istituiti e regolati dalla Costituzione.

Così, sull’idea di Costituzione come atto direttamente proveniente dal popolo, il pensiero costituzionalistico americano fonda l’idea

della superiorità della stessa sui poteri costituiti e, quindi, il sindacato di legittimità costituzionale della legge. Ma la distinzione tra

norma costituzionale norma legislativa,

e con la relativa differenza di grado gerarchico, si fonda sulla provenienza da un distinto

organo: la prima direttamente dal popolo, la seconda dalla rappresentanza popolare.

Questo dualismo tra popolo e rappresentanza popolare, invece, sfugge alla dottrina francese sul potere costituente con la

conseguenza che è il medesimo soggetto che esercitata entrambi i poteri, quello costituente e quello legislativo ordinario, sulla base,

però, di mandati differenti. In questa coincidenza del legislatore costituente con il legislatore ordinario è da ricercare una delle ragioni

che rendono difficile per la dottrina francese concepire un qualche genere di controllo di costituzionalità.

Laddove, invece, il potere costituente è descritto come mero potere di fatto, la distinzione con i poteri costituiti si esaurisce nel

carattere della giuridicità, posseduto dai secondi e non dal primo.

Le forme di esercizio del potere costituente: le procedure di formazione delle Costituzioni

Non tutte le costituzioni e tutti gli ordinamenti, nel loro momento genetico, hanno la necessità di fare richiamo al potere costituente

per giustificare il proprio fondamento. In particolare, questo vale per le costituzioni di antica concezione e quelle consuetudinarie.

positività

Tuttavia, oggi, si è diffuso quasi ovunque un concetto di costituzione che porta con se le caratteristiche della ed è

atto scritto.

contenuto in un Vista la prevalenza di questo concetto formale di Costituzione, sono di gran lunga predominanti le

forme di instaurazione di nuovi ordinamenti costituzionali che fanno ricorso a organi e procedure, più o meno complessi e

democratici, che culminano nella produzione di un testo scritto e che sono qualificate come esercizio del potere costituente.

Una prima generale classificazione delle diverse procedure di formazione della costituzione può essere avanzata in relazione alla

circostanza che il testo formale sia elaborato solo da organi interni all’ordinamento interessato o anche da organi di un altro

ordinamento.

I procedimenti interni

Nella maggior parte dei casi, i procedimenti costituenti si svolgono nel quadro dell’ordinamento giuridico al quale è destinato l’atto

titolarità del potere costituente

costituzionale. Essi possono differenziarsi per tutta una serie di elementi quali la e le modalità del

procedimento di adozione. Sotto il primo profilo, si distinguono i procedimenti monarchici e quelli democratici; sotto il secondo profilo

ciascuna di queste due categorie può presentare variazioni significative.

a) I procedimenti monarchici 17

Essi ricoprono oggi un interesse storico, fondandosi sul principio della sovranità regia e sono caratteristici di una specifica fase,

quella successiva alla Restaurazione nell’Europa dei primi decenni del secolo XVIII, in cui il Monarca è posto di fronte alla necessità

borghese.

di condividere il proprio potere con la classe sociale ormai dominante, quella

Anche se formalmente queste costituzioni octroyées sono presentate come concessioni unilaterali, nella maggior parte dei casi sono

politicamente imposte alla Corona da esigenze di accontentare la componente sociale economicamente più attiva e politicamente

più influente, che esige la ripartizione del potere e la concessione di garanzie a proprio favore, sotto forma di diritti costituzionali.

Talvolta essi sono il prodotto esclusivo della Corona come ad esempio per il testo francese del 1814, nel cui preambolo il Re precisa

che “volontariamente e per il libero esercizio della nostra autorità reale” egli concede ai suoi sudditi la Carta costituzionale. Sono

Octroyées, tra gli altri, l’Estatuto Real spagnolo del 1834, lo Statuto Albertino e le altre costituzionali italiane del 1848.

Talvolta invece, la costituzione è il prodotto di un patto tra la Corona e il popolo rappresentato dall’Assemblea, alla quale, di

conseguenza è riconosciuto un ruolo all’interno del procedimento di formazione della Costituzione: è il caso, ad esempio, della carta

francese del 1830 che è il frutto di emendamenti apportati dalle Camere alla vecchia Carta ed accettati dal nuovo Re.

Non sempre peraltro, in questo tipo di processi in cui cooperano Monarca e rappresentanti del popolo, il contributo di entrambi è

paritetico: generalmente sono uno prevalente all’altro.

Il procedimento di concessione da parte del Monarca di una costituzione, al di fuori del Continente europeo, avviene in un momento

successivo, che può andare dagli ultimi decenni del secolo XIX fino alla seconda metà del secolo XX, e spesso è espressione di una

politica di modernizzazione dello Stato e della società condotto su impulso ed iniziativa del Monarca stesso e delle elites ad esso più

vicine.

b) I procedimenti democratici ed il ruolo del referendum

Ancora più vari e differenziati sono, invece, i procedimenti di formazione delle Costituzioni che si fondano sull’esercizio della

sovranità popolare, dal momento che le modalità di adozione possono variare sotto i più disparati aspetti. Si possono individuare

alcuni profili di comparazione:

• nel tipo di organo che assume la funzione costituente: talvolta, la rottura di un ordinamento costituzionale vigente e

l’instaurazione di uno nuovo è attuato da un organo proprio dell’ordinamento precedente che, attribuendosi di fatto poteri

che non possiederebbe, assume natura di organo straordinario. L’esempio più noto è costituito dagli eventi che hanno

portato alla Rivoluzione francese ed alla Costituzione monarchica del 1791. In questo caso gli Stati generali, su iniziativa

del Terzo Stato si autonominano e definiscono Assemblea costituente, modificando la propria struttura ed il proprio

mandato. Talvolta invece, il soggetto che esercita la funzione costituente è un organo straordinario del tutto nuovo, creato

ad hoc. Esempi: sono scritte da Convenzioni o Congressi generali costituenti le Carte degli Stati del nord America nel

periodo 1776 – 78, la Costituzione federale degli Stati Uniti del 1787. Infine, raramente, il potere costituente può essere

esercitato da un organo delegato dall’Assemblea: il caso più noto è quello della genesi della Quinta Repubblica francese

quando il Parlamento nomina Presidente del Consiglio De Gaulle e lo investe del compito di redigere una nuova

Costituzione.

• nel ruolo che viene riconosciuto al popolo, attraverso lo strumento del referendum: si possono distinguere le occasioni in

cui il popolo non viene affatto consultato in modo diretto, né in via preventiva né successiva, dai casi in cui invece si

svolgono delle consultazioni popolari che possono avvenire tanto prima dell’insediamento dell’assemblea, quanto

successivamente alla redazione del testo per approvarlo. Referendum precostituzionali: referendum istituzionali

concernenti la scelta della forma di Stato, sulla separazione territoriale da altro Stato, proposta di convocazione o meno di

un assemblea costituente. Solo i referendum istituzionali contengono in se una puntuale e precisa indicazione costituente,

alla quale l’organo che procederà alla scrittura del nuovo testo non potrà sottrarsi. Referendum costituenti in senso stretto:

consultazioni popolari che intervengono successivamente all’elaborazione di un testo che è appunto sottoposto alla

deliberazione del corpo elettorale (referendum ha natura approvativa).

I procedimenti esterni

Il procedimento vede la partecipazione, a vario titolo, di soggetti o organi che sono esterni all’ordinamento a cui esso è destinato.

Qui si è di fronte ad organismi politici che non godono della piena sovranità: è lo stato particolare in cui si trovano Paesi usciti

sconfitti da un confronto bellico e vedono il loro territorio occupato dai vincitori o Paesi che acquistano l’indipendenza per la

frantumazione di uno Stato o dopo un lungo periodo di dominazione coloniale.

La gran parte degli esempi dei procedimenti che presentano un qualche elemento di estraneità di riferiscono al secondo dopoguerra.

Tra gli esempi, i più noti sono quelli di Germania e Giappone: nel caso tedesco, infatti, il progetto di Legge fondamentale è redatto

dal Consiglio composto dai rappresentanti dei risorti Länder e sottoposto ad approvazione da parte dei Comandi supremi alleati.

Altri esempi: i vari Dominions britannici, le cui costituzioni sono state spesso dettate con leggi del Parlamento inglese o con atti del

Governo.

Caso significativamente differente da quelli precedenti si ha quando il processo costituente è assistito o guidato da un gruppo di Stati

o da organizzazioni internazionali, i quali, spesso, intervengono in contesti di guerra civile e con la funzione di mediazione tra le

parti. Questo tipo di procedimenti si riscontra nella seconda metà del XX secolo, cioè quando la comunità e gli organi internazionali

si sono rafforzati. Il caso più significativo è quello della Bosnia Erzegovina. 18

SEZIONE B: REVISIONI COSTITUZIONALI

Premessa

La revisione mediante modificazione del testo va distinta dalla trasformazione costituzionale mediante interpretazione del medesimo,

che non viene formalmente toccato.

La revisione del testo va anche distinta da sostituzione del testo medesimo: la prima corrisponde al significato che i politologi

americani assegnano al termine amendment; la seconda corrisponde al senso assegnato dai medesimi al termine revision.

Così precisato, il concetto di revisione richiama vari ordini di problematiche:

• rigidità della Costituzione procedimenti speciali di modificazione

la e i del testo, cioè delle disposizioni scritte: la

rigidità estremizzata è sin dalle origini un principio implicito e sistematico per la protezione dello status quo; come tale

sarà presupposto in varie costituzioni ottocentesche europee, ma continuamente violato dalla prassi parlamentare,

con la conseguenza che la flessibilità è stata più un’evenienza fattuale che un modello imposto normativamente. A

partire dalla Costituzione americana del 1776, i compilatori delle costituzioni si sono posti il problema della loro

protezione, disciplinandone la procedura di revisione con tre finalità:

1. rimediare alla fragilità delle Costituzioni scritte immodificabili che sono destinate ad essere interpretate

come flessibili;

2. garantire la stabilità e l’efficacia alle regole della costituzione scritta;

3. consentire allo stesso tempo l’adattamento armonico e legittimo dei principi costituzionali al mutamento dei

contesti e delle circostanze storiche.

• limitazione sostanziale della revisione,

la sul presupposto dell’esistenza di un nucleo immodificabile del testo

costituzionale.

Revisioni totali:

Una modifica totale entra in collisione con il concetto stesso di rigidità, esprimendo il tramonto storico del potere costituente, con la

conseguenza che l’idea di revisione è nello stato globalizzato l’unico sistema di legittimazione delle riforme costituzionali.

­Svizzera

Il caso più emblematico è quello svizzero, anche per la notevole dimensione temporale del secondo processo di riforma, dopo quello

del 1874 con cui fu completamente revisionata la Costituzione del 1848, e che, alla luce degli scenari del tardo Novecento, mostrava

difetti sostanziali e lacune paradossali, specie sul fronte dei diritti fondamentali.

Il processo di revisione globale fu avviato nel 1977 e si è solidificato nel 1999, con l’approvazione popolare di un testo base,

destinato ad essere successivamente integrato da pacchetti parziali, come Giustizia e Organi direttivi dello Stato, fino a disposizioni

di dettaglio estremo.

Il procedimento attuale può essere avviato con iniziativa popolare o da ciascuna Camera, o dall’Assemblea federale in forma

unitaria. Nel primo caso, se il referendum popolare conferma l’avvio della procedura, l’Assemblea viene sciolta e si procede

all’elezione di un nuovo Parlamento, al quale compete la predisposizione e l’approvazione del progetto di riforma. Nel secondo caso,

l’Assemblea procede direttamente alla predisposizione e all’approvazione del testo. In entrambe le evenienze, il testo approvato è

sottoposto a referendum confermativo popolare e all’approvazione dei Cantoni.

­Altri modelli

La Costituzione spagnola e quella bulgara del 1991 prevedono procedure assimilabili, con alcune varianti. In entrambi i casi la

procedura super aggravata è prevista non solo per la revisione totale ma anche per revisioni parziali riguardanti settori vitali della

Costituzione. Secondo la Costituzione spagnola, la revisione dovrà essere votata dai due terzi di entrambe le Camere, che saranno

sciolte, mentre le nuove Camere dovranno ratificare la decisione e procedere nuovamente con lo stesso quorum funzionale

all’approvazione del testo, che dovrà essere necessariamente posto a referendum.

Il teorema del nucleo

E’ comune in dottrina il riconoscimento in tutte le Costituzioni dell’esistenza di limiti sostanziali, derivanti da un nucleo di valori

ritenuto immodificabile, la cui violazione configurerebbe una trasformazione costituzionale illegittima. Quando per la revisione sono

utilizzate le procedure formali messe a disposizione dalla Costituzione stessa, le possibilità di impedire una revisione dipende dalla

legittimazione delle Corti costituzionali. In genere, infatti, mancano forme efficienti di controllo preventivo, fatta eccezione per gli

ordinamenti in cui la revisione è sottoposta al preliminare esame del giudice costituzionale, come in Bolivia, Sudafrica, Colombia,

Cile.

Mentre per alcuni principi la limitazione è di carattere logico (norme sulla revisione stessa, o sul controllo giurisdizionale di

costituzionalità), i diritti fondamentali costituiscono generalmente una barriera alquanto inconsistente. 19

Altro discorso può farsi sulle limitazioni espressamente dichiarate da disposizioni costituzionali, come ad esempio le stesse

limitazioni procedurali e di competenza per la revisione, la forma di governo repubblicana o monarchica, o la forma di stato

socialista.

I modelli organizzativi e procedurali

Nel ricercare tratti comuni nella varietà di modelli e procedure di revisione attualmente vigenti, il primo elemento di assonanza è la

riconduzione ai Parlamenti sia della fase di iniziativa che soprattutto della fase decisoria del procedimento revisionale. Un altro

elemento di convergenza è dato dall’esigenza di sottrarre quanto più possibile la revisione alla signoria della maggioranza

parlamentare esistente al momento della sua proposizione, senza tuttavia complicare le cose al punto che una revisione diventi

impossibile.

Il terzo carattere ricorrente è costituito dalla possibilità o dall’obbligo di ricorso alla volontà popolare, come elemento di chiusura

definitiva sull’accoglimento o sul rigetto della decisione riformatrice e in funzione di legittimazione.

Organi ad hoc

Malgrado sia stato utilizzato per la scrittura della Costituzione europea, si tratta di un sistema affatto diffuso nei testi costituzionali

attuali, consistente nell’affidamento della funzione redazionale del progetto di riforma ad un collegio appositamente eletto, convocato

su iniziativa dei Parlamenti nazionali o degli Stati membri.

Il testo predisposto dalla Convenzione può essere eventualmente soggetto a ratifica referendaria popolare, o ad approvazione

parlamentare. Spesso organi speciali ad hoc sono previsti per le revisioni totali o comunque sostanziali; la Costituzione della

federazione russa del 1993 prevede l’elezione popolare di una Assemblea costituzionale solo per l’esame, il rigetto o l’approvazione

delle revisioni di nucleo.

Potere di iniziativa

Nelle moderne democrazie la fase di iniziativa della riforma costituzionale è in genere assorbita tra le prerogative dei Parlamenti e

talora anche di altri soggetti (iniziativa popolare).

Maggioranze e sessioni multiple

L’introduzione di maggioranze particolarmente ampie, in genere ripetute una o anche varie volte a distanza di tempo per la revisione

costituzionale, è un’operazione delicata finalizzata a rendere contemporaneamente efficace e garantistica la procedura. Se da un

lato, un alto quorum funzionale con votazioni ripetute evita che la modifica della Costituzione sia espiantata dalla portata di una

stretta maggioranza parlamentare, d’altra parte tale quorum non deve risultare irraggiungibile in modo da rendere praticamente

impossibile una modifica della Costituzione.

Revisioni multilivello

La partecipazione degli Stati membri alla revisione delle Costituzioni federali è uno degli ingredienti principali della nozione stessa di

federalismo e Stato federale; si tratta di un principio previsto da clausole formali, implicitamente e spesso espressamente

considerate eterne e non emendabili. Se da un lato tale principio rende estremamente difficile la revisione del testo costituzionale,

dall’altro facilita processi di centralizzazione materiale della sovranità, in quanto apre la strada alle modificazioni sostanziali senza

revisione. Forse la Costituzione più difficile da emendare, quanto ai gravami procedurali derivanti dal principio partecipativo, è quella

americana. E al riguardo è stato osservato che l’imponente ruolo svolto dalle trasformazioni informali nella storia del diritto

costituzionale americano dipende da due fatti: il testo della Costituzione si è formato in epoca liberale; le necessarie modificazioni

per l’adeguamento del sistema al modello democratico e sociale nel Novecento non poterono prodursi attraverso la procedura di

formali revisioni della Costituzione poiché le maggioranze altissime necessarie per esse erano irraggiungibili.

Un esame comparatistico evidenzia una pluralità di modelli partecipativi, classificabili in due grandi modelli a seconda che gli Stati

membri intervegano indirettamente nel procedimento di revisione, in forma strutturale tramite la seconda Camera (Argentina, Austria,

Belgio, Brasile,Germania, Sudafrica),oppure, direttamente, in forma procedurale, attraverso pronunciamenti individuali degli Stati sul

testo della riforma o dell’emendamento costituzionale, tramite le rispettive Assemblee legislative, a volte anche mediante l’intervento

di assemblee convocate ad hoc (Canada, India, Messico, Russia, USA), o tramite l’intervento popolare mediante referendum

(Australia, Svizzera). Come l’esperienza americana dimostra, il fatto che il numero degli Stati membri richiesto per una revisione sia

molto alto non rende la partecipazione più effettiva e vincolante per i poteri centrali,ma semplicemente determina l’impossibilità

dell’emendamento. Concretamente, vi sono costituzioni federali che richiedono il voto favorevole della maggioranza assoluta degli

Stati membri (Australia, Messico, India, Svizzera), altre i due terzi (Nigeria, Federazione russa). La costituzione americana richiede il

voto favorevole di almeno tre quarti dei legislativi degli Stati. Altre costituzioni prevedono forme embrionali e affatto incisive di

partecipazione ai processi di revisione costituzionale delle entità politiche autonome sub statali anche in assenza di una struttura

compiutamente federale dello Stato (Belgio, Italia, Spagna).

Partecipazione popolare 20

giuridicamente disciplinate,

Il ruolo del popolo nei procedimenti di revisione costituzionale può assumere varie forme, alcune altre

informali in cui la partecipazione democratica si presenta prevalentemente con la fisionomia di intervento dell’opinione pubblica in

senso ampio (gruppi di pressione, formazioni sociali, mezzi di comunicazione di massa).

Quanto alle prime, esse sono strutturare da disposizioni costituzionali attraverso istituti di democrazia diretta, quali:

1. Indizione di apposite Convenzioni: è tipica degli Stati Uniti e della stessa Costituzione federale degli USA ed è considerata

una forma alta di partecipazione democratica. Ciò nonostante il modello non è molto seguito.

2. Previsione di una cesura politico­rappresentativa fra la fase di iniziativa e la fase di decisione del procedimento di

revisione, mediante rinnovo (anticipato o meno) dei Parlamenti: ha la funzione di legittimazione e partecipazione popolare,

lavorando in modo che i risultati delle elezioni comportino una sorta di referendum popolare sulla proposta.

3. Iniziative popolare: è prevista in varie Costituzioni contemporanee in cui viene affiancata in forma disgiunta a quella

parlamentare, ma spesso è resa di fatto impraticabile dall’eccessivo numero di elettori richiesto per attivare la proposta.

4. Referendum: il suo utilizzo può essere previsto in via necessaria come in Svizzera, USA, Giappone, Irlanda, Venezuela,

Spagna o eventuale come in Austria, Germania, Italia.

CAPITOLO V. PARLAMENTI, STORIA E DIFFUSIONE

Il Parlamento, inteso come organo rappresentativo che agisce su mandato del popolo (corpo elettorale) e a cui sono riconosciute, in

primis, la funzione legislativa e, poi, quelle di controllo e di indirizzo del potere esecutivo, è una “invenzione” della modernità.

Le antiche assemblee germaniche e le prime assemblee medioevali hanno assai poco in comune con i moderni istituti

rappresentativi.

(Modelli di multi cameralismo tardo­medioevale)

I mutamenti iniziano tra il secolo XIII e XV, parallelamente alla trasformazione della società europea. Il Sovrano necessita

dell’appoggio delle classi attive della popolazione del Regno. È in tale contesto che le assemblee trovano le più favorevoli condizioni

al proprio consolidamento, tramutandosi in sedi in cui il principe contratta con i suoi sudditi il loro appoggio. Nella società europea si

sviluppano nuovi centri di potere socio­economico e nascono influenti classi sociali. I nuovi ordini, ceti o stati trovano la loro

dimensione istituzionale nei Parlamenti. Monarca e Parlamento in continuo confronto per il potere. Si stabilizza la prassi della

convocazione e i componenti percepiscono la trasformazione in gruppo unitario rappresentativo del Regno.

Secolo XVII in alcuni stati l’elemento monarchico risulta prevalente, in altri è il contrario (Inghilterra, Polonia, Scozia..).

Quando in Inghilterra gli Stuart cercano di imporre il modello assolutista, ad essi si oppone il parlamento, che può vantare di una

coesione determinata dalla comunanza degli interessi delle classi dominanti e della pretesa di rappresentare la nazione, e la

costituzione del Regno, contro il sovvertimento di essa da parte del Re : così un organismo prodotto dal pluralismo politico

medioevale muta nell’istituzione di uno Stato moderno, ponendo le basi per il prossimo passo, che porterà, a partire dalla dinastia

Hannover, al distacco del Governo dall’area di influenza del Monarca, all’emersione della figura del Primo Ministro e al

consolidamento del parlamentarismo.

(L’istituto parlamentare nel costituzionalismo del Settecento)

Autonomia = possibilità dell’individuo di deliberare le norme a cui egli stesso deve obbedire. Il potere quindi risiede nella nazione, ma

data la sua estensione demografica e territoriale, non potrà deliberare direttamente, ma attraverso dei rappresentanti. Al Parlamento

viene conferito il potere di dettare la legge (funzione legislativa) attraverso il concetto di rappresentanza. La nazione è la fonte di

legittimazione del Parlamento.

Rappresentanza: ogni deputato rappresenta l’intero corpo politico (generalità); divieto del mandato imperativo (il deputato deve

rappresentare solo l’interesse collettivo).

I 13 stati che danno vita alla Federazione americana hanno come modello di riferimento quello inglese, a maggioranza quindi

bicamerale a livello di singole entità. In più si immagina una Confederazione caratterizzata da poteri e strutture leggeri e dotata di un

Congresso costituito da una Camera unica, rappresentativa di tutti gli stati fallimento.

Compromesso del Connecticut: il legislativo federale si deve dividere in Camera dei rappresentanti (eletta dai cittadini su criterio

demografico) e Senato (gli Stati sono rappresentati paritariamente).

Nella Francia rivoluzionaria prevale invece il modello monocamerale.

(Il Parlamento nello Stato liberale ottocentesco tra dualismo sociale ed istituzionale)

Prima metà dell’Ottocento: dualismo sociale che vede contrapporsi la monarchia (istituzione di riferimento delle antiche classi

privilegiate) e la borghesia (classe sociale in ascesa). Questo si traduce in dualismo istituzionale, non solo nella contrapposizione

21

Monarchia­Parlamento, ma anche, all’interno di questo, nel confronto tra Camera elettiva, che attinge la propria legittimazione dal

principio rappresentativo, e quella ereditaria o di nomina regia, che si fonda sul principio legittimista. Questa forma di dualismo

sociale verrà presto superata, e si andrà verso forme di governo di tipo parlamentare, in cui il monarca è esautorato di quasi ogni

potere effettivo.

(Le qualità funzionali dei Parlamenti nello Stato democratico­sociale del Novecento)

Lo Stato liberale entra in crisi anche a causa del rapido evolvere della società europea: la sempre più intensa industrializzazione

comporta con lo spostamento della popolazione dalla campagna alla città, la nascita di una nuova classe, che entra a far parte

dell’arena sociale grazia all’associazionismo, soprattutto sindacale. È però esclusa dalla dimensione pubblica e questo porta ad uno

estensione del diritto elettorale.

scollamento tra società reale e legale =>viene allargata la base sociale attraverso la graduale

partiti politici,

L’ingresso delle masse nell’area politica determina la nascita dei che assumono il compito di aggregare e guidare i

nuovi elettori, e l’irruzione nella sfera statale della pluralità degli interessi. Il Parlamento appare ora come luogo delle dichiarazioni

pubbliche di opposti interessi di classe.

(L’evoluzione strutturale delle istituzioni parlamentari nel Novecento: i modelli di bicameralismo e monocameralismo)

Il bicameralismo acquisisce, coerentemente al riconoscimento della complessità sociale, una funzione di arricchimento delle forme

rappresentative classiche (nel modello ottocentesco invece era collegato alla finalità di contrappeso e limite al principio

rappresentativo)

Con la diffusione delle forme di stato decentrate si afferma il modello di bicameralismo statunitense, in cui la seconda Camera

rappresenta gli enti di governo statali. Tale idea si ritrova in stati federali e alcuni regionali.

USA: Senato rappresenta paritariamente gli stati, elezione popolare dal 1913

Germania: i länder hanno un numero differente di rappresentanti, non esattamente proporzionale alla popolazione, ma variabile in

base ad essa. Componenti nominati dal Governo

Spagna: il Senato è a composizione mista, in parte elettiva e in parte rappresentativa delle Comunità Autonome (che ricevono un

senatore ciascuna, più uno ogni milione di abitanti).

Modello “corporativo”: la prima Camera, investita della rappresentanza generale, è affiancata da una seconda in cui trovano

espressione i diversi interessi settoriali delle categorie economiche. In alcune esperienze costituzionali l’idea di dare una

rappresentanza agli interessi economici e professionali si è concretizzata nella creazione di un organo che non è parte del potere

legislativo, pur svolgendo una funzione ausiliaria (es. Consiglio nazionale dell’economia italiano).

In molti ordinamenti le due camere sono poste dalla Costituzione in posizioni funzionali differenti, essendo garantita la prevalenza

parlamentarismo imperfetto.

della Camera rappresentativa classica. Nel Novecento cioè si diffondono modalità di Da ciò dipende

che la funzione di controllo politico sull’Esecutivo è generalmente riservata alla sola Camera rappresentativa, l’unica a potere

concedere e revocare la fiducia al Governo.

Dal punto di vista della funzione legislativa, sono previsti meccanismi diretti a differenziare il ruolo delle due Camere; questi possono

riguardare: le materie (per alcune la seconda Camera è esclusa), l’iniziativa legislativa (che può riguardare ambiti diversi per le

camere), il processo decisionale (alla seconda può essere data la possibilità di arrestare temporaneamente i processi votati dalla

prima)…

Il bicameralismo perfetto è decisamente minoritario, essendo adottato solo in Italia e Svizzera

(La ripresa del modello monocamerale)

Vantaggi: un potere legislativo agile e veloce sembra più adatto a tenere il passo dei tempi e a rimediare alla “crisi funzionale”.

Scelta di un parlamento monocamerale: Grecia, Portogallo, area balcanica, mitteleuropea, Stati baltici, area scandinava, Medio

Oriente..

Nella maggior parte dei casi troviamo una sola Camera, eletta a suffragio universale direttamente dai cittadini.

CAPITOLO VI. LEGGE E ITER LEGIS

Introduzione: la funzione della legge e il ruolo dell’ (procedimento legislativo)

iter legis

La nascita dello Stato liberale, con l’emergere del principio di uguaglianza in senso formale e del principio rappresentativo, porta

legge elemento centrale del sistema delle fonti del diritto.

all’affermarsi della quale La centralità dell’atto normativo, come la

funzione che gli è propria in quel tipo di Stato, è una diretta conseguenza del particolare iter che esso deve affrontare per ottenere

quel particolare nomen iuris. Sin dal principio, quindi, il ruolo e l’importanza che la legge ha nel sistema delle fonti risulta essere

speculare ai caratteri del suo procedimento di formazione e agli interessi che quest’ultimo deve tutelare. Negli ordinamenti

contemporanei la legge mantiene un ruolo di primo rilievo all’interno del sistema delle fonti dei singoli Stati nazionali, mentre l’iter

22

legis risulta essere un indice particolarmente significativo per comprendere sia le dinamiche relative alla forma di governo che i

caratteri specifici della forma di Stato democratico sociale.

evoluzione storica,

Il concetto di legge subisce una continua influenzata sia dal divenire del rapporto tra potere pubblico e coloro

che sono ad esso soggetti, sia dal mutarsi delle esigenze che sottostanno al sistema delle fonti del diritto e al concetto di norma

giuridica: Nell’antica Roma, il passaggio dalla fase più arcaica della Repubblica ad una caratterizzata da una più ampia

 partecipazione del popolo vede arricchirsi il sistema delle fonti di nuovi strumenti normativi.

Nello Stato assoluto, la posizione della Corona determina la concezione di legge come oggettivazione della volontà del

 Sovrano, mentre la limitazione di questo potere porta con se il coinvolgimento di gruppi sociali nell’opera di produzione

delle norme.

Nell’Europa continentale, la posizione del Sovrano viene alterata dalle rivoluzioni borghesi, in particolare da quella

 francese, che vedono la borghesia divenire soggetto centrale dell’assetto della forma di stato monoclasse. La legge

funzione di garanzia

acquisisce una spiccata per questo nuovo gruppo sociale; garanzia che si sviluppa nel ruolo di

preminenza acquisito dal Parlamento all’interno del procedimento di formazione della legge, intesa come specifico atto

abilitato a porre norme giuridiche all’interno dell’ordinamento. Le esigenze di uguaglianza dei cittadini e di certezza del

carattere

diritto pongono la legge in una posizione di preminenza all’interno delle fonti del diritto e ne impongono il

generale ed astratto.

L’evoluzione delle forme di stato porta con se una nuova mutazione del significato e della funzione della legge, la quale smarrisce

quel ruolo di garanzia che le era proprio nell’esperienza dello Stato liberale. Mantiene la posizione di fonte normativa per

antonomasia, in cui debbono condensarsi le scelte politiche legislative più importanti, ed è ancora l’atto espressivo della volontà

generale, adottato dall’organo rappresentativo.

cede il passo alle costituzioni rigide

Tuttavia da un lato essa che trovano amplissima diffusione nella seconda metà del

Novecento, quali fonti deputate a ordinare la produzione giuridica e a limitare il potere politico. Dall’altro, ampliandosi le funzioni

funzione della legge,

svolte dai pubblici poteri e il novero degli interessi meritevoli di tutela, muta anche la chiamata a disciplinare

situazioni particolari, a porre norme derogatorie di discipline generali. La crescente complessità del corpus normativo si accompagna

al processo di complicazione del sistema delle fonti del diritto, con il crescente rilievo delle forme di formazione primaria e

secondaria dell’esecutivo, reso possibile dalla funzione di garanzia svolta dalla Costituzione e dagli istituti atti a garantire la rigidità

costituzionale. complicazione del sistema delle fonti

In questo quadro, la è acuita da due fattori. Da un lato, si accrescono i centri di produzione

normativa sovranazionale o globale, dall’altro, i sistemi delle fonti degli ordinamenti nazionali conoscono pure una graduazione

interna che arricchisce lo schema di base di nuovi livelli normativi e di gerarchie interne a ciascun singolo livello. E’il caso delle

riserve di legge rinforzate per procedimento, in alcuni ordinamenti previste per articolari cataloghi di materie e delle leggi organiche

dell’esperienza spagnola e francese.

Cenno a parte meritano le dinamiche delle fonti degli ordinamenti regionali e federali. Qui, alla complessità del sistema delle fonti

statale, si accompagna quella derivante dall’esistenza di una pluralità di enti territoriali dotati di potestà legislativa primaria.

Il procedimento di formazione della legge: l’iniziativa legislativa

Il suo procedimento di formazione mantiene ancora oggi un ruolo essenziale nella determinazione del concreto atteggiarsi della

forma di governo, grazie al suo essere adottata dall’organo rappresentativo, con un procedimento che vede il necessario

coinvolgimento, delle minoranze che esercitano una fondamentale funzione di controllo.

4 fasi l’iniziativa legislativa, l’approvazione parlamentare, la promulgazione da parte del

L’iter legis si compone di essenziali:

Capo dello Stato e la fase integrativa dell’efficacia.

L’iniziativa assume un ruolo di particolare rilievo, anche perchè le modalità di instaurazione e il novero dei soggetti cui la relativa

facoltà è attribuita contribuiscono a ripartire tra diversi soggetti la capacità di influire sulla determinazione dell’indirizzo politico

legislativo. l’iniziativa legislativa

La facoltà di esercitare spetta a:

• Parlamentari , singolarmente intesi, anche se in taluni ordinamenti il regolamento parlamentare richiede che l’iniziativa

provenga da un numero minimo di Deputati o da almeno un gruppo parlamentare.

• Governo , inteso alle volte come organo collegiale, altre volte come organo monocratico di vertice del potere esecutivo. Al di la

di specifiche ipotesi, non detiene l’iniziativa legislativa, il Presidente degli Stati Uniti, ma questa carenza è superata con la

presentazione dei progetti di legge presidenziali. Fa eccezione alla regola il progetto di legge di bilancio, per il quale il

Presidente ha iniziativa riservata (per conciliare la soddisfazione delle diverse istanze emergenti dal tessuto sociale con

l’esigenza di garantire l’equilibrio finanziario dei conti pubblici). Previsioni simili, finalizzate a riservare l’iniziativa legislativa su

materie al Governo, sono diffuse in gran parte degli ordinamenti. L’obiettivo di garantire il buon andamento della finanza

pubblica si riverbera anche in alcune limitazioni all’iniziativa legislativa, che si applicano qualunque sia il soggetto proponente.

23

Vale a dire la necessità che il progetto di legge contenente nuove o maggiori spese, oppure minori entrate, indichi i mezzi per

farvi fronte. Un esempio in tal senso è l’articolo 81 della nostra Costituzione.

(iniziativa di maggiore rilievo fattuale: il Governo infatti può contare sulla propria maggioranza parlamentare)

• organi espressivi delle autonomie, all’interno degli stati federali o regionali . E’ questo il caso dell’iniziativa legislativa dei

consigli regionali, in Italia, come delle assemblee delle Comunità autonome in Spagna.

• iniziativa popolare ad opera di un certo numero di cittadini che godono della capacità elettorale. Favorisce la partecipazione

dei cittadini alla definizione dell’indirizzo politico legislativo con uno strumento che ha carattere concreto e favorisce la

responsabilizzazione delle forze parlamentari nei confronti dell’elettorato. Ovunque sia prevista, l’iniziativa è uno strumento

collettivo, non essendo permessa l’iniziativa individuale. La prassi dimostra che, almeno negli ordinamenti europei, lo

strumento in questione non ha avuto un impatto significativo sulla legislazione e il suo utilizzo da parte dei cittadini non è

particolarmente intenso, proprio in considerazione dello scarso tasso di successo dei progetti di iniziativa popolare. Negli Stati

membri degli Stati Uniti, invece, l’iniziativa popolare può essere associata ad un referendum obbligatorio: ciò rende più

significativo l’impatto sulla legislazione effettivamente adottata.

L’approvazione parlamentare

L’analisi in sede parlamentare delle proposte di legge vede il coinvolgimento dell’Aula e di altri organi parlamentari, soprattutto le

commissioni competenti per materia. Le declinazioni concrete di questo modello sono però varie, sia in relazione ai rapporti tra

procedure semplificate o accelerate.

Aula e commissioni, sia per l’esistenza di Con riferimento a queste ultime bisogna

distinguere tra procedure che prevedono una più rapida scansione delle fasi del procedimento, senza semplificazioni dell’iter di

approvazione e casi in cui la Costituzione consente deroghe al normale iter legis, dietro la scelta politica e insindacabile

dell’assemblea o in presenza di determinate situazioni di fatto.

L’archetipo dell’analisi parlamentare delle proposte di legge è il sistema inglese delle tre letture che si sostanzia in queste fasi:

La presa in considerazione del testo da parte dell’aula, al termine di un’analisi sommaria;

 lavoro istruttorio

L’esame presso la commissione competente per materia, che svolge un e provvede a predisporre un

 testo base, analizzando e approvando eventuali emendamenti, seguendo le direttive approvate dall’aula nel passaggio

precedente;

L’esame finale, articolo per articolo, nel plenum della Camera che termina con la definitiva approvazione o reiezione

 dell’atto, complessivamente valutato.

Il modello britannico delle tre letture pone l’Aula in netta supremazia rispetto alle commissioni,le quali operano seguendo le linee

guida dell’Assemblea.

Alternativo a tale modello è il sistema degli Stati Uniti d’America e poi diffuso nell’Europa continentale, in cui l’intervento della

Commissione precede l’analisi sommaria in Assemblea e quindi è meno condizionata da quest’ultima; inoltre, la commissione si può

avvalere di strumenti conoscitivi che ne valorizzano il ruolo istruttorio, capace di ascoltare sia gli organi politici, sia soggetti con

particolare competenza tecnica, sia potenziali destinatari delle disposizioni esaminate.

Nell’ordinamento statunitense la commissione non ha in genere poteri deliberanti: tuttavia è da rilevare che le commissioni non

hanno un termine entro il quale provvedere, essendo padrone del proprio ordine del giorno, possono rinviare nel tempo l’esame di

una certa proposta di legge, esercitando di fatto un potere di veto nei confronti del progetto a esse sottoposto. La vocazione

conoscitiva delle commissioni è testimoniata dalla circostanza che il lavoro compiuto viene trasfuso in una o più relazioni, esposte in

Aula da un membro appositamente designato.

In alcuni Paesi, esigenze di speditezza nell’analisi e nell’approvazione delle proposte di legge e di limitazione del carico di lavoro

dell’Assemblea trovano risposta in modifiche dell’iter legis che valorizzano il ruolo delle commissioni parlamentari.

Le Costituzioni di alcuni paesi prevedono che la legge possa essere approvata con una procedura d’urgenza (ne è esempio l’articolo

76 della Costituzione rumena).

Di particolare interesse è la possibilità di approvare la legge in Commissione, secondo un iter che vede l’organo decentrato

assumere prerogativa normalmente attribuite all’Aula. Il modello di riferimento è costituito dall’articolo 72 della Costituzione italiana

che prevede la possibilità per i regolamenti parlamentari di disciplinare le ipotesi in cui l’approvazione delle proposte di legge sia

deferito alle commissioni parlamentari, ponendo al contempo due garanzie: la possibilità per una minoranza qualificata di avocare in

qualunque momento all’Aula il procedimento di approvazione e la riserva d’assemblea in particolari materie.

e bicameralismo: rinvio

Iter legis

L’iter legis è infine influenzato dalla struttura del Parlamento e dai rapporti con le Camere, qualora siano più di una: le Camere

possono partecipare al procedimento di formazione della legge su un piano di parità o, al contrario, per tutto o solo alcune materie,

possono essere attribuite diverse funzioni ai due rami del Parlamento. Si pensi all’intervento della Camera dei Lord dell’ordinamento

britannico in materia di leggi di bilancio o ai poteri del Bundesrat tedesco.

Il ruolo del Capo dello Stato 24


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture per il turismo e il commercio internazionale
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martypera di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico dell'economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Nicolini Matteo.

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