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Poemetti didascalici e arredamento

I nostri antichi spendevano i loro ozi in compiti dilettevoli quanto inutili, tra questi quello di scrivere poemetti didascalici. Molti anni fa, trascorsi alcuni giorni nella vecchia biblioteca del palazzo di Fano a riordinare i libri raccolti dall’avo di una mia parente. La biblioteca sarà formata intorno al 1830, era dotata di volumi di teologia, letteratura, arte, storia della scultura e tra questi una serie di raccolte di poemetti didascalici. La composizione di questi poemi doveva stendersi per un gran numero di anni, avrà formato il passatempo di tutta una vita tra gli ozi della villa.

Il compito e la storia del sofà

Uno dei poemetti che non figurava tra le versioni della raccolta si intitolava il Compito e narrava la storia dell'evoluzione d'un mobile ossia il sofà. William Cowper aveva per primo cantato il sofà. Successivamente quasi mezzo secolo dopo a parlarne sarà Edgar Allan Poe. Ma neanche la descrizione del romantico ambiente della filosofia dell'arredamento del Poe colma la nostra aspettativa, che solo un Brillat-Savarin avrebbe potuto soddisfare con una serie di meditazioni sull’ammobiliamento trascendentale. Forse l'ultimo tentativo di cantare i mobili fu quello del conte Gherardo Prosperi nel suo poemetto sulla moda, scritto verso la metà del secolo scorso.

Uomini e arredamento

Come in ogni altro campo così per l'arredamento, gli uomini si dividono in due classi:

  • Gli uomini che tengono alla casa
  • Uomini che non ci tengono affatto

Vi sono alcuni uomini del tutto insensibili a ciò che li circonda. L'uomo che non ha senso della casa e che non si sente commuovere dall'armonia degli arredi è per me come per Shakespeare colui che è sprovvisto di senso musicale, nato per il tradimento, per gli inganni e per le rapine. È inoltre strano lo squallore in cui vivono o si adattano a vivere coloro che si professano sensibili alle belle arti.

La casa come estensione dell'io

Uno storico dell'arte può vivere in una casa stipata di quadri dal pavimento al soffitto, quadri raccolti da un parente, quadri pessimi, eppure questo storico dell'arte appare un uomo fine, ma il suo animo è per me impenetrabile come quello di un selvaggio della Polinesia. Se è consapevole dello squallore in cui vive quale forza d'astrazione è mai la sua? Questo è forse un angolo buio della sua anima? Ecco questo angolo buio mi spaventa, uomini del suo tipo sono incomprensibili. Io mi sento assai più vicino a quella tale moglie di Zaccaria di cui parla Hale White in Revolution in Tanner’s Lane che non poteva sedere tranquilla se un ornamento del caminetto appariva spostato.

Oppure altri la pensano come Thoreau che in Walden scrive: ‘sul tavolo tenevo tre pezzi di calcare ma rimasi atterrito al pensiero che dovevo spolverarle, quando la mia mente era ancora piena di polvere, così disgustato li buttai fuori dalla finestra’. Molti mi rimproverano di giudicare così gli uomini da un lato esterno, accessorio, e mi ricordano come l'abito non faccia il monaco così la casa non descriva fatto l'uomo che ci vive dentro. Ma c'è poi un altro detto che recita: ‘lo stile è l'uomo’, così io penso che la casa sia l'uomo, quindi dimmi dove abiti e ti dirò chi sei. Il modo di reagire all'ambiente è per me un indice più sicuro del vestito che l'uomo indossa.

L'arredamento e la storia

Molti hanno parlato della casa quali il critico Felix Feneon oppure Dickens o Gogol. La casa quindi può essere considerata una proiezione dell'io, mentre l'arredamento una forma indiretta di culto dell'io. L'amatore della bella casa si potrebbe così definire un narcisista. Narcisista per eccellenza è Robert de Montesquieu; per lui un appartamento è uno stato d'animo, i mobili sono sentimenti. Se si volesse fare una rassegna dei grandi narcisisti che la storia ricorda dobbiamo senza alcun dubbio ricordare la Domus aurea di Nerone o Luigi II di Baviera.

Quindi la casa può essere veramente considerata un'espansione del proprio corpo, per colui che veramente stabilisce un'affinità fra essa e le cose della sua dimora, finché non c'è più distinzione tra lei e quello che c'è fuori. L'ambiente diviene qualcosa di più di uno specchio dell'anima ma un potenziamento dell'anima. I mobili sono i calchi del corpo umano, senza dei quali l'anima che è la casa si sentirebbe priva della sua conchiglia.

I mobili e l'arte

In pittura scultura e anche nell'architettura il mobilio rivela lo spirito di un'epoca, niente come una mostra retrospettiva di stanze arredate, ci dichiara di primo acchito il carattere dei loro occupanti. Assai rivelatori del carattere dei proprietari sono gli arredamenti minuziosamente curati, Walter Benjamin vede l’esuberanza e la ragione di essa nel contrasto tra l'ambiente di lavoro e la casa.

Il salotto è un palco nel teatro del mondo e ci rivela l'apoteosi dell'individuo, con Walter Benjamin la casa è l'espressione della personalità, l'ornamento è per la casa ciò che la firma è per un quadro, però il vero significato dello stile liberty non trova espressione in questa ideologia. Esso rappresenta l'ultimo tentativo di evasione dell'arte, assediata dalla tecnica. Trova espressione nel linguaggio medianico delle linee, del fiore come simbolo della natura nuda, che si oppone al mondo circostante armato dalla tecnica.

Elementi dello stile liberty

I nuovi elementi della costruzione in ferro le forme portanti, preoccupano lo stile liberty. Il cemento armato gli fa intravedere nuove possibilità di conformazione plastica in architettura. Un arredamento può anche dare inizio a una mancanza di carattere, monotoni sono infatti i saloni di molti palazzi romani decorati di mediocri intagli, stucchi e quadri barocchi, o alcuni saloni che non hanno più forme civili. Come diceva lo stesso Benjamin il vero abitante dell'interno è il collezionista.

Il collezionista non solo si trasporta in un sogno ma soprattutto in un mondo migliore. Il collezionismo non è che uno sviluppo, del bisogno di proiettare intorno a sé un ambiente. Tra i grandi maestri dell'arredamento si contano però anche delle vittime: come per esempio André Charles Boulle che oltre ad essere un fabbricante di arredi fu anche un appassionato collezionista, che si ingolfò per colpa dei suoi azzardi di debiti, ottantenne vide all'asta tutta la sua collezione di disegni e di quadri di grandi maestri, di mobili di sua fabbricazione.

Oppure ricordiamo Charles Cressent che fu prima di tutto arredatore delle proprie stanze ma fu anche amatore dei quadri di Durer, Rembrandt, Rubens, Bronzi di Gian Bologna e porcellana della Cina, i suoi arredi si dispersero nelle varie aste negli ultimi anni della sua vita. Ricordiamo inoltre gli ammonimenti di Cicerone quando affermò che il vero schiavo è colui che ha cura dei quadri, delle statue, che si accinge a pulirle e a strofinarle colui sta all'ultimo gradino della schiavitù, ricordiamo però anche la condanna di Seneca che deplorava la passione per gli oggetti a cui non si attaccherebbe un'anima pura.

Collezionisti e arredamenti storici

Importante inoltre il pensiero di La Bruyère, contesta l’idea di collezionismo e di arredamento, perché il vero amatore di arredi non è padrone per la comodità dei suoi amici, egli vuole una casa bella non per ospitare qualcuno, ma è un amatore solitario e malinconico, come tutta la maggior parte dei collezionisti. Ricordiamo inoltre gli arredi di Luigi II di Baviera che mise in moto una serie di professori tedeschi per poter vivere in un falso scenario di re sole.

Tra i più grandi estimatori dell'arte e dell'arredo ricordiamo le famiglie dei Goncourt, Rothschild, Goldsmith e Camondo che hanno creato gli arredamenti di Reggenza più suntuosi che conosciamo. Camondo nella sua fissazione di crearsi una dimora, che in nulla differisce da quella di un uomo raffinato della seconda metà del settecento, per anni seguì le tracce di mobili che avrebbero trovato posto nella sua casa, a differenza di tante collezioni raccolte con amore questa non venne dispersa. Nel 1935 la lasciò allo stato in memoria del figlio caduto in guerra nel 1917, a condizione che fosse rispettata la disposizione degli arredi da lui voluta.

Il valore delle case storiche

C'è chi ritiene giusto però alla morte del proprietario disperdere gli oggetti in modo tale che trovino qualcuno che possa di nuovo amarli. Di una certa importanza senza alcun dubbio sono anche gli arredamenti e le stanze di Maria Antonietta che toccheranno senz'altro anche le anime meno delicate. Altra cosa molto importante negli arredamenti sono tutte quelle case che sono ormai diventate dei musei, come appunto la Palazzina dei Camondo, esse però non brulicano più di quella vitalità e personalità dei suoi proprietari.

Alla fine della seconda guerra mondiale mi chiedevo ancora se esistesse la casa di Sir John Soane a Londra, una casa quieta come una tomba tra quadri, busti, sarcofaghi e bassorilievi tra cui le opere di Hogarth. Importanti inoltre possono essere le riproduzioni e i quadretti di interni della collezione d’acquarelli di re Federico Guglielmo IV di Prussia dove dalle tavolette si possono vedere le stanze e corridoi, i quadri fitti sulle pareti, busti e le statue di porcellana, e soprattutto uno spirito che quasi si direbbe che le porte le finestre non fossero state più aperte da allora.

Acquarelli e collezioni aristocratiche

Di acquarelli ne esistono presso molte famiglie aristocratiche tra cui quelli della Regina Isabella di Napoli del suo appartamento a Capodimonte, molto tempo fa venduto a un'asta romana insieme ad altri oggetti provenienti dalla sua famiglia. Ricordiamo per esempio l'album che proviene dalla famiglia Wittgenstein imparentata ai Chigi, alcuni fogli dell'album mancano, furono dati dai discendenti a certi parenti e andarono dispersi con la rivoluzione, forse un giorno si ritroveranno in qualche museo sovietico. La vita dei principi Wittgenstein può essere ricalcata mediante alcuni acquarelli di Hesse che sono giunti fino a noi come: la famiglia che siete a tavolo nel giardino di Zausze, in una giornata di luglio del 1839, otto personaggi, a cui presentano cibi e bevande quattro servitori, si trovano nel verde di un giardino vicino piante fiorite.

Anche altrove la famiglia viene rappresentata nel momento in cui pranza in giardino così a Parigi in un acquarello di Villaret nel maggio 1837 e un altro di Girard nel maggio 1843, mentre in un acquarello di Ciuli del giugno 1842 si vede soltanto la tavola imbandita sotto una tenda a strisce bianche e azzurro sulla terrazza della villa a Castellammare. Il testo del dramma, su Madame Racamiere ci dice che la regina abitava a Napoli in una delle più incantevoli dimore, la camera è arredata con gusto squisito, nel gennaio 1814 Giulietta fu introdotta nell'appartamento, restando colpita dal pallore e dall'agitazione di Murat e di Carolina.

Per conservare il trono Murat aveva stretto alleanza con i nemici di Napoleone lo stesso aveva paura che di lui venisse detto ‘traditore’, ci basti cogliere il ritmo di quella scena e di quei movimenti per tracciarne ancora la vitalità dei drappeggi, che oggi invece restano immobili nell'acquarello. Gli abitatori di quella stanza hanno da tempo trovato la loro morte ma essi sono ancora vivi nella rappresentazione dei loro arredi (acquarello di Mantagny sulla reggia di Napoli al tempo del Murat-oggi a Roma coll mario Praz) nel 1823 l'ex regina di Napoli vendeva a un'asta tutti i suoi averi, oggi si trovano in vari musei tra cui la National Gallery altri ancora al museo nazionale di Napoli.

All'interno di un acquarello del Garnerey raffigurante il salotto della duchessa di Berry su una parete appesa vidi un ritratto virile di una dama spagnola che sicuramente poteva riferirsi a Maria Carolina figlia di Francesco di Napoli e figliastra di Isabella, sicuramente i due ritratti vicino lo specchio erano quelli dei due sovrani. È allucinante la precisione dei miniaturisti da ambienti, come appunto Garnerey.

Descrizioni di ambienti nelle opere letterarie

Particolarmente importante potrà essere anche la descrizione di Whitenell’autobiografia di Mark Rutherford dice poche parole sulla loro abitazione, parla di una casa tranquilla, libri, quadri, mobili, tutto spirava la stessa pace, questa breve descrizione è migliore di quella della descrizione del Padiglione di Madame Moreau. Le ragioni sono da ricercare nel modo in cui gli oggetti traspiravano l'amore di chi li aveva collazionati. Ovviamente lungo le varie epoche i padroni e collezionisti delle case, tra cui quella di Ercolano e di Pompei che erano adorne di peristilio e marmi, hanno sviluppato un sentimento differente per le proprie case, perché cambia il senso della casa.

Alcune testimonianze all'interno di libri o testi sono importantissime per la storia dell'arredamento, da questi da ricordareèe Walter Scott in una pagina dell'Ivanohe dove ha cercato di evocare un interno medievale, ossia l'appartamento di lady Rowena, ci descrive ambienti in modo puntiglioso, lo stesso Scott ammette di aver potuto confondere il costume di due o tre secoli e introdurre nel regno di Riccardo I circostanze di un periodo anteriore oppure anteriore a quella età. Quindi bisogna stare molto attenti quando si ha tra le mani la descrizione di un arredo.

Particolarmente importanti però sono le immagini dei mobili che si possono trovare all'interno di quadri di pittori famosi, come quelli di Jean Van Eyck, nella rappresentazione dei: coniugi Arnolfini del 1434, dove ci sono mobili di particolare importanza quali: il letto, il seggiolone coperti di stoffa rossa, il lampadario d’ottone, le arance sotto la finestra. In queste immagini si evince un senso di intimità che si può trovare anche all'interno della rappresentazione di San Girolamo del Durer seduto presso la finestra della sua stanza. Eppure è molto difficile oggi poter trovare una qualità di intimità all'interno dei quadri che rappresentano mobili del Rinascimento.

Storia ed evoluzione del mobilio

Vi è soprattutto una predominanza di tipo architettonico che ostacola l'intimità degli arredamenti rinascimentali. La distinzione che noi oggi conosciamo tra mobili di corte e mobili borghesi è quella che dura ormai dal neoclassicismo, quella cioè inventata da Luigi XIV, fabbricando così un fasto di mobili puramente di parata, alieni dall'uso pratico che non suggeriscono alcun contatto umano. Nel 700 in Francia ai grandi palazzi si preferirono gli ambienti più comodi, vi sarà lo sviluppo degli hotel e dei casini di campagna. Ed è appunto in Inghilterra e in Francia nel periodo di Luigi XVI che l'arredamento divenne fedele espressione di un nuovo spirito.

Un poeta didascalico che volesse tradurre in immagini questa fase della storia del mobilio potrebbe a questo punto interessarsi all’invenzione del comò che avvenne nel principio del 700 e contribuì a conferire carattere più intimo agli ambienti, potrebbe allora parlare anche delle biblioteche, dei tavolini da gioco, da parete, da lavoro, e da sostegno.

Nell'Olanda del 600 l'arredamento si era soprattutto proposto di conseguire un effetto di benessere e di intimità. Grazie a Robert Adam si concepì un'idea di decorazione interna sviluppata mediante la delicatezza dello stucco, che ravvivava qua e là attraverso medaglioni colorati di scene mitologiche, l'ideale di Adam era quello di sostituire l'imponenza massiccia dell'architettura interna dei palazzi georgiani con un sistema di decorazione a rilievo, priva di significato tettonico con un carattere leggero ed elegante. Si sviluppò così un classicismo domestico che ebbe la sua piena primavera nella Francia di Luigi XVI. Le caratteristiche invece dell'800 maturo, saranno da ricercare nel pittoresco e soprattutto nel colore, dominante sarà soprattutto il rosso acceso, l'emotività romantica.

Lo stesso Poe nell'ambiente ideale, che descrive ne la filosofia dell'arredamento immagina vetri di un rosso vivo alle finestre, oro all'interno delle stanze, pareti tappezzate con carta argentea. Quel gusto del pittoresco della prima parte del secolo si sviluppa successivamente con il secondo rococò durante la fine del secolo. Nel 1855 abbiamo la descrizione di un salotto inglese della signora Gaskell in North and South, dove si evince una descrizione di un ambiente quasi morto e disabitato. Di questo periodo è da ricordare anche la decorazione vittoriana. È l'arredamento vittoriano che critica Oscar Wilde.

Alla fine del secolo il salotto prenderà la forma di un’ aria artistica, numerosi sono le sue descrizioni a partire dal 1890. Il gotico, l'esotico, il ritorno alla natura si combinano, nella creazione di un nuovo stile, il floreale, si è molto riso dello stile liberty ma è innegabile che quello stile offre il primo genere d'arredamento che abbia una fisionomia ben definita. Gli ambienti presentano di nuovo uno stile unitario, i mobili vengono riassorbiti nella parete, si mimetizzano e si confondono nella decorazione generale.

Abbiamo l'apoteosi della linea curva che abbraccia insieme mobili e vani nella stessa stanza, che non è più separata dalle altre, ma gli ambienti confluiscono e si organizzano intorno all'atrio. Se ora immaginiamo una mostra retrospettiva dell'arredamento, degli ambienti creati in Europa negli ultimi secoli, si parrà di scorgere una serie di corsi e di ricorsi, vedremo la molteplicità degli aspetti, ridursi a certe formule il cui l’alternarsi è una caratteristica continua.

Scene domestiche nelle pitture vascolari greche

Sebbene le pitture vascolari greche rappresentino scene domestiche, non basta a creare un interno solo attraverso qualche figura, spesso si vedono letti coperti di stoffe di vario colore e stanze drappeggiate, ricordiamo per esempio:

  • Gli amori di Marte e Venere a Pompei casa Di Marco Frontone, dove si vede lo sgabello e il tavolino a tre piedi, questi sono i mobili ricorrenti.

Il grammatico Polluce in un suo testo ci aggiorna...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanderwoodsen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Produzione artistica e società industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Rusconi Paolo.
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