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Riassunto esame Principi, fondamenti e metodi del servizio sociale, prof. Armenise, libro consigliato "Nuove prospettive per il servizio sociale" Appunti scolastici Premium

Il sunto dell'esame Principi, fondamenti e metodi del servizio sociale, frutto di una rielaborazione personale di appunti integrati allo studio autonomo del testo consigliato dalla docente "Nuove prospettive per il servizio sociale", affronta argomenti quali servizio sociale e politica sociale, il servizio sociale dinanzi ai problemi e le attese della società moderna (andamento... Vedi di più

Esame di Principi, fondamenti e metodi del servizio sociale docente Prof. C. Armenise

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ESTRATTO DOCUMENTO

• POSITIVISMO O EMPIRISMO (anche detto orientamento illuministico basato sulla razionalità

tecnica): tende a formulare spiegazioni causali e a scoprire, attraverso l’analisi dei singoli casi, leggi

generali da utilizzare per la spiegazione di fenomeni simili attraverso la deduzione; è nomo tetico nel

senso che definisce le leggi per osservare e spiegare fenomeni simili; è la base delle scienze naturali

dove si verificano fenomeni che possono essere studiati partendo da correlazioni regolari ed uniformi

tra cause ed effetti in situazioni simili;

• FENOMENOLOGIA O ERMENEUTICA (o orientamento romantico basato sulla riflessività): si

intende lo studio di situazioni, fatti singoli,individualità ed intenzionalità; comprensione del senso, infatti

ermeneutica vuol dire scienza dell’interpretazione; si utilizza un percorso idiografico per conoscere

eventi particolari, irripetibili, oggetto di studio specifico delle scienze sociali; si parte dall’analisi dei

fenomeni alla formulazione di ipotesi, sul loro senso, utilizzando un percorso induttivo.

La conoscenza non è importante in sé ma per l’uso che ne fa l’individuo, attraverso la ricostruzione di

significati che da origine alla conoscenza tacita: una conoscenza personale acquisita attraverso

l’esperienza, il rapporto con gli altri e il confronto tra le rappresentazioni della realtà. Dall’analisi delle varie

interpretazioni della realtà si ricavano congetture che permettono di avanzare ipotesi di comprensione

della realtà fino a che ogni punto d’arrivo diventi un punto di partenza per la formulazione di nuove ipotesi.

Si avvalora l’importanza dell’INTUIZIONE intesa come capacità di percepire un problema indefinito e

cercare di capirlo attraverso l’uso della creatività, servendosi anche delle conoscenze teoriche. Nella prima

metà dello scorso secolo è stata prevalente l’impostazione positivista: si riteneva che la scienza si servisse

di metodi sperimentali, empirici, e si creò il dibattito se le scienze sociali potessero essere considerate

vere scienze data la loro impostazione fenomenologica e induttiva. Successivamente nella seconda metà

del 900 il positivismo venne criticato in campo sociale e venne approfondito l’interesse per la

fenomenologia affermando che ci possono essere diverse modalità conoscitive con dignità scientifica, tra

cui il sapere esperienziale attraverso cui comprendere la realtà sociale. Intorno agli anni 70 il servizio

sociale comincia ad interrogarsi sia su quali basi conoscitive si fondino le pratiche, ma anche sulla natura

della conoscenza, su come si possa conoscere la realtà sociale, in cosa consiste. Si interessa alla

conoscenza dei fatti e alla comprensione del significato che possono avere per la persona che li ha vissuti.

È chiaro che nella relazione professionale si possono usare diversi tipi di conoscenza, da quella

esperienziale a quella scientifica, personale o professionale e tutte possono avere uguale valore. La

conoscenza è riflessione critica sulle rappresentazioni che ci elaboriamo sulla realtà, una visione della

realtà che si costruisce attraverso il confronto con i diversi aspetti del sapere che ogni persona possiede.

L’agire degli operatori non sarà solo guidato dalle teorie ma anche da processi intuitivi. Si parla sempre più

di saggezza pratica in cui le conoscenze teoriche non hanno un ruolo guida ma rappresentano un

insieme di risorse che possono essere utilizzate insieme alla pratica e alla conoscenza dei soggetti con cui

il servizio sociale interviene, dando così significato alle situazioni trattate. Un altro dibattito nel servizio

sociale è quello tra idealismo–razionalismo che sostiene che la realtà esiste solo nella misura in cui è

pensata mentre il realismo sostiene che la realtà esiste concretamente e si può percepire, conoscere

attraverso il pensiero e la riflessione. Il realismo può essere critico (la conoscenza nasce dalla riflessione

critica sulla percezione della realtà esistente) o ingenuo (conoscenza come percezione della realtà così

come è veramente). Il pensiero costruisce attraverso l’analisi oggettiva della realtà una sua

rappresentazione.

Le conoscenze ricavate dalla modalità induttiva sono state chiamate teoria dalla pratica, mentre si può

utilizzare la modalità deduttiva se vogliamo utilizzare la teoria per la pratica. Il servizio sociale ha obiettivi

conoscitivi ed operativi, per cui tende a rifarsi ad un fondamento conoscitivo teorico-pratico. Per affermare

la scientificità del servizio sociale è necessario utilizzare le modalità conoscitive del positivismo e del

neopositivismo, è nato così il filone dell’Empirical practice movement basato sulla ricerca sperimentale,

sulla teorizzazione di analisi realizzate su numerosi casi singoli e sulla formulazione di linee guida da

seguire in casi analoghi, tutto ciò ha dato vita all’Evidence based social work. Si tratta però di un filone di

studi che non trova accoglienza negli operatori che sostengono che il servizio sociale debba affrontare

situazioni irripetibili e particolari per le quali deve valere il principio della personalizzazione. Pertanto in

opposizione a tali orientamenti si stanno affermando nuovi filoni di pensiero che si rifanno al cognitivismo,

costruttismo e psicologia umanistica ed orientati verso il cognitivismo-umanistico di Perlman a cui ha fatto

seguito l’elaborazione di numerosi modelli teorico-operativi di servizio sociale.

Ci si domanda se è indispensabile per il servizio sociale avere una base teorica e come individuare gli

elementi fondanti della base teorica del servizio sociale come disciplina. La conoscenza costituisce il

patrimonio teorico di qualsiasi campo, il quale serve ad organizzare ciò che si conosce ed è la base

attraverso cui si forma il sapere; a dirigere l’attività del conoscere e a fornire aspettative che divengono

curiosità intellettuale che spinge ad avanzare nel conoscibile. Le conoscenze teoriche devono essere

trasmissibili, cioè condivise dagli studiosi in uno specifico ambito disciplinare e l’insieme delle conoscenze

relative a quell’ambito diventano la base per la formazione di una comunità scientifica che ha l’obiettivo di

approfondire, sostenere e confutare ciò che viene elaborato nel proprio ambito disciplinare. Un’ipotesi

conoscitiva deve essere sostenibile anche nei confronti di studiosi di altre discipline; una serie di

conoscenze devono avere, nell’ambito del servizio sociale e dei suoi obiettivi operativi, una possibilità di

essere utilizzate per definire la specificità della professione. L’accumularsi delle conoscenze forma una

tradizione di ricerca che costituisce il patrimonio conoscitivo di tale ambito. Quando si parla di tradizione

di ricerca non si ricerca se una serie di conoscenze è vera o falsa ma quanto è in grado di dare risposte ai

problemi, che cambiano in base al tempo o possono non essere risolvibili con le conoscente raggiunte; si

pone la necessità di cambiare, integrare i vecchi presupposti teorici e ricercarne nuovi, compatibili tra loro.

Anche il servizio sociale è dotato di una tradizione di ricerca che nel tempo si è evoluta, attingendo agli

assunti teorici delle scienze sociali ma anche alle riflessioni sulla prassi operativa, in relazione al

mutamento dei problemi, dell’evoluzione delle teorie di riferimento e delle conoscenze professionali, alla

saggezza pratica maturata dagli interessi, dalla domande e dalle risposte degli studiosi e operatori del

servizio sociale. alcuni assunti del servizio sociale sono rimasti immutati, e altri hanno dato origine a

modelli teorico-pratici nuovi. Il servizio sociale sta approfondendo il proprio fondamento teorico:

• È una disciplina in divenire perché si occupa di problemi sociali ed esistenziali in continuo

cambiamento;

• È tridimensionale e multifocale per cui attinge alle teorie delle scienze sociali e alle conoscenze

che ricava dal confronto con i suoi molteplici oggetti di analisi e intervento;

• Può essere considerata una disciplina di sintesi,poiché deve saper integrare i paradigmi teorici

delle diverse scienze sociali con la teoria dalla pratica;

• È induttivo-operativa poiché deve conoscere per operare e si basa sul paradigma della pratica

perché la scelta delle teorie di riferimento viene orientata dai suoi obiettivi operativi, valori e

orientamenti di politica sociale delle istituzioni entro cui opera che devono confrontarsi con le

conoscenze ricavate dall’operatività: è perciò detta disciplina teorico-pratica.

La scelta di un metodo per operare cerca di orientarsi verso il realismo critico, che partendo dall’analisi

dalle rappresentazioni della realtà e confrontando i dati raccolti con le conoscenze possedute (teoria)

elabora la ipotesi da verificare nella pratica (prassi). Questo processo si compie in maniera interattiva e

relazionale, coinvolgendo gli oggetti d’analisi con strumenti diversi, a seconda se sia un individuo,

comunità o servizio, utilizzando un metodo unitario con modalità operative diverse. Il servizio sociale deve

superare il rischio dell’eclettismo selvaggio, attraverso una continua riflessione su: i suoi obiettivi che sono

rivolti alla valorizzazione delle persone e all’empowerment delle loro capacità; sui valori che affermano che

ogni persona è dotata di potenzialità e il ruolo dell’operatore deve essere quello di rispettarle e

promuoverle; il suo rapporto istituzionale con il sistema di risorse sociali che deve conoscere, mobilitare e

promuovere al fine di aiutare persone, comunità e gruppi ad affrontare e risolvere i problemi. Gli apporti

teorici che il servizio sociale riceve dalle scienze sociali e le conoscenze che ricava dalla pratica

rappresentano importanti linee guida per capire meglio la realtà. In Italia c’è la tendenza ad usare la teoria

in senso prescrittivo-deduttivo invece di servirsene per avanzare ipotesi da approfondire attraverso un

rapporto riflessivo con la realtà operativa e le conoscenze che da essa si ricavano. Non possiamo pensare

che il servizio sociale sia scientificamente fondato senza un confronto con le basi teoriche delle scienze di

riferimento, ma basandosi solo sull’intuizione e buon senso, altrimenti sarebbe una professione tecnico-

professionale non scientificamente fondata. È importante riflettere sulla pratica per approfondire la

correttezza metodologica, la fondatezza dei processi relazionali e promozionali attuati e le acquisizioni

conoscitive raggiunte, come è importante rapportarsi con gli orientamenti teorici elaborati negli altri paesi.

Solo l’integrazione di questi due percorsi può portare alla definizione e allo sviluppo di una Scienza del

servizio sociale, alla sua affermazione come disciplina teoricamente fondata ed è un cammino che richiede

un intercambio con le altre professioni e maggiori occasioni di riflessione in comune tra i luoghi di

elaborazione del sapere (università, centri di ricerca) e gli organismi di tutela e promozione della

professione. È importante approfondire il tema dei modelli teorico-operativi che il servizio sociale ha

elaborato. Un modello è costituito dall’integrazione fra gli assunti di più conoscenze teoriche, consolidate e

ricavate sia dalla teoria per la pratica che dalla teoria della pratica; sono stati messi a punto diversi modelli

teorico-operativi nell’ambito della disciplina del servizio sociale, intesi come schemi di riferimento, mappe,

strumenti per rendere operazionabile una base teorica; essi servono ad aiutare l’operatore, attraverso

l’utilizzo di conoscenze, ad avanzare ipotesi durante l’analisi di una situazione/problema per comprendere

la realtà che si sta analizzando e che viene filtrata dalle rappresentazioni comunicate dal racconto

dell’interlocutore, al fine di avanzare ipotesi su come modificarla. Nel servizio sociale l’obiettivo è quello di

descrivere e comprendere, insieme agli interlocutori, il significato di specifici eventi e situazioni complesse

e dinamiche che si evolvono e modificano nel tempo: comprendere per modificare. La realtà sociale e

individuale nel servizio sociale viene studiata mentre si cambia e controllando gli effetti del cambiamento. Il

servizio sociale è una disciplina operativa che ha bisogno di una base teorica che sostenga le ipotesi

operative dell’operatore, non che convalidi le sue acquisizioni conoscitive; è una scienza con metodi e

tecniche propri nell’ambito delle scienze sociali, da cui ricava in parte i propri modelli teorico-operativi che

integre con le sue conoscenze professionali, esperienziali e tacite che costituiscono la sua expertise. In

conclusione, la pratica professionale presuppone un operatore riflessivo che approfondisca e costruisca

insieme ai diversi interlocutori ipotesi conoscitive e operative in base ad un bagaglio di conoscenze

teoriche e professionali che servono da schermi da utilizzare induttivamente e criticamente di fronte alla

realtà delle situazioni sociali che deve affrontare, e questo presuppone la riflessione sui fondamenti teorici

del servizio sociale, sulla loro coerenza con i suoi valori e principi, sulla loro applicabilità alla realtà

operativa della professione nel contesto dei nuovi approcci professionali.

LE NUOVE PROSPETTIVE TEORICHE DEL SERVIZIO SOCIALE

L’obiettivo del servizio sociale è il sostegno alle persone per realizzare modalità adeguate per far fronte ai

problemi esistenziali e per superare i fattori che impediscono la realizzazione dei propri obiettivi di

benessere per una migliore qualità di vita. Occorre analizzare l’evoluzione della tradizione di ricerca del

servizio sociale rispetto alle impostazioni teoriche che si riferiscono alla persona in rapporto al contesto, al

comportamento, al modo di rapportarsi all’ambiente e al sistema sociale. il servizio sociale nello sviluppo

delle basi teoriche si è riferito alle teorie del passato, attingendo sia gli assunti teorici che le impostazioni

metodologiche; è importante capire quali siano gli assunti teorici che sono stati di riferimento per il servizio

sociale e quali sono stati abbandonati. Partendo dall’individuo in situazione, visto nel contesto del

processo d’aiuto, è importante vedere verso quali impostazioni teoriche riguardo il rapporto

individuo/contesto il servizio sociale si sta orientando.

Il rapporto individuo/contesto e le conseguenze sul suo comportamento o sulla sua agency, cioè il rapporto

fra capacità di agire della persona e le strutture sociali e culturali in cui è inserita e la loro influenza sulle

possibilità della persona di realizzare le proprie aspirazioni, raggiungere le mete, attuare le azioni in un

contesto preesistente è stato approfondito dal

• DETERMINISMO UNILATERALE: sviluppatosi grazie alla psicanalisi, che ha sviluppato un

determinismo prodotto dalle dinamiche istintuali interne alla persona, e al comportamentismo che ha

sviluppato un determinismo dovuto al contesto sociale in un rapporto stimolo/risposta.

Successivamente questa viene messa in discussione, orientandosi verso un rapporto di interazione:

• INTERAZIONISMO: reciprocità fra individuo e ambiente che si realizza in modo personalizzato a

seconda delle caratteristiche della persona, dei suoi obiettivi e del contesto

Intorno agli anni 70 e 80 si delinea una corrente della psicologia della personalità indicata come:

• APPROCCIO CONTESTUALISTICO: ci si sofferma sull’interazione organismo ambiente e si

ritiene che comportamento, emozioni e pensieri assumano significato in relazione agli ambienti fisici e

sociali, mentre questi ultimi a loro volta sono definiti da comportamenti, emozioni e pensieri dei

partecipanti nelle situazioni. Nella rappresentazione della situazione della persona in relazione al suo

contesto si fa riferimento alla cultura, alle conoscenze ed esperienze degli interlocutori, alle loro

aspirazioni e alla loro possibilità di realizzazione dinanzi ai vincoli e alle opportunità che ogni situazione

può offrire. Su questa linea troviamo molte impostazioni che possono rappresentare una base teorica

per il servizio sociale, quali:

• IMPOSTAZIONE DI BANDURA: parla di reciprocità triadica, mettendo in relazione di

interdipendenza i fattori interni alla persona (cognitivi, emotivi e biologici), il comportamento e le

influenze ambientali; si tratta di forze interagenti che permettono alla persona di porsi in maniera attiva

rispetto all’ambiente che può modificare il comportamento e essere modificato da esso. Anche se

permane un certo grado di determinismo, sono importanti le riflessioni sull’autoefficacia che si sviluppa

nell’individuo e si produce attraverso azioni e comportamenti di fronteggiamento delle situazioni. Il

concetto di autoefficacia indica la capacità della persona di compiere azioni orientate agli scopi ed è alla

base della prospettiva che considera la persona attiva nell’orientare il proprio progetto di vita; viene

ribadita la centralità del sé e l’importanza della realizzazione di compiti e azioni per rafforzare la propria

immagine e la propria autostima. Si possono attuare grazie a questa impostazione processi di aiuto

riflessivo, promozionale ed empowering.

• IMPOSTAZIONE DI ARCHER: considera importante il continuo dialogo che la persona fa con sé

stessa per formulare deliberazioni riflessive che gli permettono di auto conoscersi e capire cosa fare,

dire e pensare nelle situazioni, ed è solo con la capacità di ragionare con sé che la situazione

ambientale, con le sue opportunità e vincoli, può influenzare l’agency della persona. Spesso le

deliberazioni riflessive possono essere distorte, per questo occorre chiedere aiuto ad un professionista

che, attraverso l’ascolto e una negoziazione reciproca, potrà aiutarlo a trovare una mediazione che

permetta di affrontare in modo adeguato una difficoltà.

• SOCIOLOGIA RELAZIONALE: riguarda la relazione individuo/contesto (sia interumano che

istituzionale); la relazione ha una posizione centrale poiché è alla base dell’identità della persona ma

anche del costituirsi delle istituzioni e dei sistemi sociali; la persona non esiste senza le relazioni che

intraprende ed un soggetto non è spiegabile in se ma per le sue relazioni. La prospettiva relazionale

ribadisce la centralità del rapporto tra persone;

la relazione sociale è una realtà multidimensionale, interattiva influenzata dalla cultura, dai valori, dalla

personalità degli interlocutori, dal contesto in cui sono inseriti, di cui va colta l’intenzione. Le relazioni

che un individuo instaura sono la chiave per conoscere la situazione di difficoltà per cui esso chiede

aiuto. Anche la realtà sociale è relazione, la società infatti è una rete di relazioni, così come le istituzioni

sono una condensazione di reti, pertanto anche gli interventi nei confronti delle istituzioni e dei servizi

deve avere alla base l’instaurazione di relazioni che colgano le esigenze e i bisogni delle persone.

Il superamento del determinismo ha portato alla riflessione, nella seconda metà del 900, sul processo di

conoscenza della realtà da parte della persona, dando origine al filone del:

• COGNITIVISMO: che si domanda se la realtà esiste e viene percepita dall’individuo così com’è

oppure viene rielaborata e reinterpretata dai processi cognitivi della persona. La teoria della

conoscenza, che si basa sul cognitivismo, intende studiare i processi attraverso cui le informazioni

vengono acquisite, trasformate e rielaborate (mente come elaboratore di informazioni); è evidente

l’influenza della teoria dell’informazione sul cognitivismo, la quale era impegnata a studiare i

meccanismi di funzionamento dei cervelli elettronici e quindi cercava di capire come le informazioni in

entrata (input) vangano trasformate per dar vita agli output. Nel processo conoscitivo della mente

umana è fondamentale la finalizzazione della rielaborazione delle informazioni provenienti dal contesto,

su cui incidono le esperienze, le conoscenze possedute, le aspirazioni, le finalità, gli scopi da

raggiungere. Il rapporto con i meccanismi elettronici può essere fuorviante e rappresentare un limite,

per cui la persona svanisce e non è più la protagonista del processo d’elaborazione dell’esperienza

vissuta. Per superare questa impostazione meccanicistica si prospetta l’ipotesi che la mente umana

rielabori gli stimoli ambientali secondo schemi detti costrutti cognitivi attraverso cui orientare l’azione.

C’è un rapporto di reciprocità tra stimoli ambientali, processi cognitivi e l’agency della persona, per cui

la modifica di un elemento incide sul sistema; la realtà non è percepita così com’è ma viene ricostruita

attraverso i processi cognitivi che le attribuiscono significati per l’agire umano. Si parla perciò di:

• COGNITIVISMO-COSTRUTTIVISTA: da valore ai costrutti cognitivi che si interpongono tra

l’influenza ambientale e l’agency. Tali costrutti possono essere razionali (adeguati alla lettura della

realtà) o irrazionali (devianti rispetto alla conoscenza della realtà); questi possono influenzare ed essere

influenzati dalle emozioni, dal comportamento, dalle interazioni. L’elemento terapeutico fondamentale

nell’ottica cognitiva-costruttivistica, consiste nell’aiuto dato dall’operatore alla persona perché riesca a

riconoscere e verbalizzare i propri costrutti cognitivi (valutazioni, ipotesi, valori, aspettative) per cogliere

aspetti irrazionali e distorcenti: uno sforzo verso una migliore consapevolezza di sé, dei propri problemi,

verso una nuova capacità riflessiva. Dalla presa di coscienza (che porta al superamento di idee

irrazionali) si passa alla fissazione di nuovi obiettivi, aspettative, all’analisi dei mezzi per raggiungerli; si

tratta di un processo di apprendimento di modalità per affrontare e risolvere situazioni problematiche,

per giungere ad un cambiamento, sia del dialogo interno, sia del comportamento, per un rapporto più

costruttivo con l’ambiente e per il raggiungimento di una maggiore autoefficacia. Questo approccio si

basa su un concetto di uomo attivo, capace di cambiare, per l’influenzamento continuo fra convinzioni,

emozioni e azioni, in rapporto con l’ambiente, capace di affrontare la vita come un processo continuo di

soluzione di problemi, che però può incepparsi creando disadattamenti che possono essere superati

con l’aiuto di un operatore che favorisca il riapprendimento del funzionamento non distorto di tale

processo. Da queste premesse nasce l’impostazione:

• COSTRUTTIVISTA: si ha l’affermazione della natura costruttivista della conoscenza che avviene

nella persona attraverso il formarsi e lo svilupparsi dei propri costrutti cognitivi, tale impostazione parte

dal presupposto che la realtà come tale esiste ma ogni persona la conosce interpretandola secondo i

propri schemi mentali, quindi quello che interessa non è come è la realtà ma come la percepiamo.

Un’altra impostazione è quella del costruttivismo radicale (ostruzionismo) che parte dal presupposto che

la realtà sociale non esiste ma è solo una costruzione mentale, che avviene attraverso il rapporto

dialogico tra le persone; il costruzionismo sociale afferma che la realtà è conosciuta attraverso il

rapporto dialogico con gli altri: è attraverso il linguaggio che si comunica la propria rappresentazione

della realtà, e la narrazione della propria esperienza agli altri è influenzata dal contesto in cui la

narrazione avviene, dagli obiettivi che si pone. Tali impostazioni anche se superano l’idealismo possono

sfociare nel relativismo: ogni rappresentazione della realtà può essere valida e ognuno diventa arbitro

della verità.

Questi orientamenti sono in linea con il postmoderno, secondo cui tutto è incerto, al contrario della

modernità in cui si affermava la verità. Tra gli orientamenti alternativi vi è il realismo critico che afferma

che la realtà esiste e ognuno la percepisce e la rielabora secondo i propri processi cognitivi-emotivi, che

si realizzano con l’interazione con gli altri, e che è possibile una sua conoscenza riflessiva e dialogica.

Tale conoscenza riflessiva parte dalla narrazione dei fatti secondo la rappresentazione della persona, e

viene confrontata con la ricostruzione personale che l’operatore fa in base alle proprie conoscenze, alla

propria expertise che gli permettono di avanzare ipotesi conoscitive e operative da utilizzare per

verificarne la congruenza, confrontandola con la propria interpretazione mediata con quella dell’altro. In

quest’ottica è importante intravedere ipotesi operative, soluzioni da negoziare e concordare con

l’interlocutore. Gli studiosi stanno tentando di orientare il realismo critico verso lo sviluppo di un

processo di conoscenza che valorizzi la centralità della persona e la sua capacità riflessiva, come

l’importanza attribuita dal costruttivismo sociale alla relazione interpersonale, al dialogo, al linguaggio

come strumento per la conoscenza della realtà, che riesca a illuminare il processo interattivo triadico tra

azione, processi cognitivi e contesto. Ci si sta orientando verso la pratica costruttivo-narrativa centrata

sulla narrazione delle diverse visioni della realtà che dovrebbero portare ad avanzare ipotesi sulle

possibili soluzioni, in cui risalta la centralità della persona, considerazione dell’individuo come essere

attivo costruttore dei propri progetti di vita e di soluzione dei propri problemi esistenziali

• COGNITIVO-UMANISTICA: si rifà alla corrente della psicologia umanistica nata negli anni 60 nel

tentativo di superare gli orientamenti deterministici della psicanalisi e del comportamentismo. I

presupposti della psicologia umanistica sono nati negli Usa negli anni 60, mentre in Italia (nel dopoguerra)

si è diffuso l’orientamento esistenzialista-fenomenologico con l’intento di superare il determinismo, il

meccanicismo prendendo come analisi l’essere qui ed ore, l’esistenza dell’uomo. Questi orientamenti

sono stati introdotti negli Usa nel 1961 da May che mise a punto un’antologia di scritti intitolata Psicologia

esistenziale. La cultura americana ha trasformato l’esistenzialismo mitigando, attraverso la fede nel valore

dell’uomo, nella sua voglia di vivere, il senso di anoscia, portando alla nascita della psicologia umanistica

da Maslow che nel 1962 ha fondato l’associazione di psicologia umanistica. Questo orientamento si

proponeva di studiare le dinamiche emozionali e le caratteristiche comportamentali dell’esistenza umana

e di coagulare intorno a sé un movimento definito come terza forma della psicologia. Su questo filone di

pensiero ritroviamo i neofreudiani che attribuiscono importanza alla componente sociale e culturale nello

sviluppo umano; i seguaci della terapia gestaltica messa a punto da Perls che ritenevano che l’organismo

avesse la capacità intrinseca di crescita e sviluppo che si esprime attraverso il contatto con l’ambiente;

l’idea di Rogers che, partendo dal concetto di sé che ha l’individuo in relazione al proprio contesto, ha

messo a punto una forma di relazione centrata sul cliente che porta alla luce, promuove e rinforza

l’immagine che la persona ha di sé e a produrre cambiamenti del suo comportamento interpersonale;

anche l’analisi transnazionale di Berne e alcune forme di psicoterapia di gruppo e della famiglia in cui si

evidenzia l’influenza delle teorie relazionali-sistemiche che sembravano offrire uno schema interpretativo

valido nel lavoro con più pazienti. La caratteristica della psicologia umanistica è il suo approccio pluralista

che parte dall’atteggiamento di coloro che si riconoscono con questo orientamento, che li porta a cercare

e valorizzare ciò che li unisce e non ciò che li differenzia; la convinzione che la persona umana debba

essere analizzata nella sua interezza e che lo strumento d’analisi debba essere il colloquio, per giungere

alla comprensione dell’esperienza della persona (empatia), del racconto della situazione che sta vivendo;

l’uomo sente il bisogno di dare un significato alla propria esistenza e di realizzarsi attraverso la tensione e

lo sforzo creativo; per questo l’oggetto d’analisi dell’approccio cognitivo-umanistico diventano le

percezioni, le intenzioni, i valori personali e il modo in cui si realizzano a contatto con l’ambiente che può

valorizzarli o reprimerli, minando la sua autostima, il concetto di sé, fino a distorcere la realtà e maturare

idee irrazionali che si traducono in comportamenti incoerenti, incapaci di dare un senso all’esperienza

esistenziale. Per questo gli operatori cercano di accrescere la consapevolezza nelle persone, del loro

essere al mondo, per sviluppare la loro autodeterminazione, la loro capacità di far fronte ai problemi

esistenziali e cercare soluzioni per superare momenti difficili, alla capacità di essere sé stessi sbloccando

le potenzialità di reazione grazie al sostegno dell’operatore. È molto importante il rapporto interpersonale

fra operatore e utente centrato sull’ascolto, empatia, sostegno per il rafforzamento di un’immagine positiva

di sé e

e dell’impegno di affrontare e trovare soluzioni al suo problema, come il superamento dell’ansia e lo stress

che offuscano la sua lucidità, che rischiano di fargli smarrire il senso della sua esistenza. Si è sviluppata

la psicologia positiva volto a valorizzare il benessere, la felicità della persona e la sua qualità di vita

attraverso il sostegno e lo sviluppo delle sue capacità, competenze e risorse. Tale orientamento non si

occupa di patologia ma della realizzazione di forme di result oriented counselling attraverso cui impostare

le relazioni interpersonali di sostegno che affrontino disagi esistenziali che hanno distorto la percezione di

benessere, portando a vedere tutto in maniera negativa e irrisolvibile, portando ai sensi di colpa. Occorre

impostare una relazione di sostegno volta a cercare soluzioni, risultati positivi, ad aiutare la persona a

modificare la propria percezione della realtà e il significato che le attribuisce, sostenendola nello sforzo di

riorganizzare il dialogo interno, facendole percepire le potenzialità delle risorse e del contesto,

potenziando così gli indicatori di benessere; alla base vi è la fiducia nell’uomo e nelle sue potenzialità,

nelle possibilità che ha di affrontare e superare i problemi, quindi il compito dell’operatore deve essere

maieutico, facilitante, in grado di far emergere le potenzialità della persona.

UN APPROCCIO COSTRUTTIVO AL SERVIZIO SOCIALE

Dalla fine degli anni 80 è vivo un dibattito sulla rivisitazione sul servizio sociale, di alcune impostazioni che

sembrano essere superate. I motivi che hanno portato a questo dibattito risiedono nelle tendenze in atto

nella società odierna, che implicano una riflessione. Ci siamo trovati dinanzi al passaggio dalla società

moderna ad una postmoderna, con una maggiore complessità del vivere sociale caratterizzata dalla

presenza di problemi relazionali, esistenziali come mancanza di mezzi economici, precarietà nel lavoro,

difficoltà nel mantenimento della casa, prolungamento del corso di vita che comporta inabilità e non

autosufficienza. Tutto questo sta portando difficoltà nei rapporti intrafamiliari e sociali, che ha provocato la

diffusione di un senso di solitudine e abbandono nelle fasce deboli. La risposta offerta dai sistemi di

welfare a queste problematiche è, anche in Italia, burocratica, amministrativa, preoccupata a far fronte alle

emergenze economiche con interventi categoriali, tagliando sempre più risorse per i servizi alle persone

attuati dalle comunità locali. Le persone in difficoltà sono considerate come possibili acquirenti di pacchetti

di prestazioni, standardizzati, e non come persone alla ricerca di ascolto e sostegno per poter affrontare i

problemi esistenziali con i loro risvolti materiali e relazionali. Inoltre tra gli assistenti sociali si va

diffondendo la sensazione di venire sempre più emarginati, quasi che il loro lavoro non serva

nell’organizzazione dei servizi. Negli anni 70 il servizio sociale è stato attivo nella realizzazione di

trasformazioni importanti ed ha avuto un ruolo nel dibattito sui nuovi temi emergenti, come la trifocalità e la

multidimensionalità del servizio sociale nel passaggio dai servizi settoriali degli enti di categoria al lavoro di

territorio, l’interesse per il tema dell’integrazione tra politiche, servizi e operatori, il lavoro per la

promozione di comunità informate, dando così un volto al servizio sociale. gli anni successivi del

consolidamento delle nuove organizzazioni (ASL, ASSOCIAZIONI DI COMUNI) hanno portato al

disorientamento e ambiguità ta gli operatori del servizio sociale per i continui cambi di rotta, per una

legislazione regionale che procedeva a macchia di leopardo, mantenendo in vita il vecchio, mentre in

nuovo aveva difficoltà a decollare. Negli anni 90 e 2000 sono emersi nuovi attori nel contesto dei servizi

sociali: il privato sociale con un ruolo non ben definito, il privato mercantile ai quali vengono esternalizzati

molti interventi con conseguente perdita di centralità delle risposte e degli operatori istituzionali, molte

figure di operatori specializzati (psicologi, educatori, sociologi) che erodono il settore di intervento del

servizio sociale al quale sembrano riservati solo interventi volti a far fronte a difficoltà economiche, senza

dare attenzione alle difficoltà relazionali. Vi è quindi un crescente disagio che porta ad interrogarsi sulla

necessità di capire quali siano i reali bisogni di oggi e cosa significhi prendersi cura di persone bisognose

economicamente e affettivamente di ascolto. Ci si domanda quali possano essere le nuove modalità

operative per affrontare tali problemi, tenendo tuttavia presente le scarse risorse di cui dispongono gli enti

locali e i gestori dei servizi alle persone. Il dibattito ha portato il servizio sociale a porsi delle domande

sull’adeguatezza delle basi teoriche a cui è stato fatto riferimento; per individuare le nuove modalità

occorre porsi a fianco delle persone in difficoltà, integrare le risorse formali e informali che spesso il

contesto ambientale, ecclesiale e la comunità stanno mettendo in atto per far fronte ai problemi emersi. È

nato il bisogno di mettere a fuoco idee guida per i nuovi orientamenti teorici e operativi del servizio sociale,

per prospettare le nuove modalità di affrontare i problemi esistenziali con le persone. Da tempo si parla di

un nuovo approccio che si rifà al cognitivismo, ostruzionismo sociale, psicologia umanistica, sociologia

relazione e della prospettiva sistemico-relazionale;

• APPROCCIO COSTRUTTIVO: costruttivo inteso come utile che richiama il verbo costruire inteso

come mettere in opera, facendo riferimento al ostruzionismo che è un orientamento teorico in cui la

comprensione è vista come un processo collaborativo, del comprendere e attribuire significati. Questo

approccio non pone la sua attenzione sulle patologie ma sulle soluzioni e quindi sulla ricerca, con la

persona e il suo contesto, delle risorse latenti da attivare, delle possibili strategie per affrontare i problemi.

Non si cambia la persona perché non è essa il problema ma si cerca di capirla, inserita in un contesto,

percependo la situazione problematica così come è vissuta, per aiutarla a cercare e costruire soluzioni per

farvi fronte. Si parla di un approccio incentrato sulla soluzione in cui l’obiettivo non è indagare sulle cause

del problema ma ricostruire un insieme di strategie per affrontare la situazione. Questo approccio è nato

nell’ambito delle terapie brevi in America integrandosi con un’impostazione basata sull’ascolto attento da

parte dell’operatore e la narrazione della propria situazione di difficoltà da parte dell’operatore per riuscire

insieme a evidenziare le potenzialità della persona. Si è giunti ad elaborare un approccio di servizio sociale

costruttivo centrato sulla soluzione o approccio costruttivo-narrativo basato sulle soluzioni.

Quest’impostazione pone centralmente la persona in situazione, inserita in un contesto e la costruzione di

una relazione d’aiuto riflessiva, promozionale e collaborativa volta alla costruzione di una soluzione nata

dalla mediazione tra la visione narrata dall’utente e da altri interlocutori e la visione elaborata dall’operatore

in base alle sue conoscenze; di qui nascono una serie di ipotesi che portano alla costruzione della visione

condivisa della situazione di difficoltà che porta all’individuazione di soluzioni e compiti per attuarle. Questi

approcci sono nati in ambito terapeutico come base per un *counseling* volto ad aiutare la persona ad

affrontare i problemi psicologici e relazionali, utilizzati per la terapia familiare.

* Per counseling si può intendere una forma di intervento psicologico di tipo specialistico con l’intento di

gestire difficoltà connesse con i compiti evolutivi della personalità, il miglioramento della percezione di sé e

delle relazioni interpersonali; il suo oggetto d’analisi e intervento sono gli aspetti della personalità nella sua

normalità che hanno trovato difficoltà a svilupparsi in modo costruttivo e possono riattivarsi attraverso la

messa in atto di competenze e abilità comunicative e relazionali da parte dell’operatore e della persona.

Counseling deriva dal latino e vuol dire venire in aiuto e quindi si adatta agli interventi delle professioni di

aiuto anche se ci sono differenziazioni riguardo il servizio sociale che vanno chiarite. Il servizio sociale si

occupa di problemi della quotidianità, caratterizzata da difficoltà di tipo economico, lavorativo, abitativo,

sociosanitario, aventi risvolti emotivi e relazionali e che possono nascere anche in situazioni di stress,

turbamento emotivo, conflitto e confusione. Il servizio sociale ha un duplice ruolo di aiuto e controllo, eroga

prestazioni assistenziali di varia natura e sostiene ed affianca la persona nella ricerca di una migliore

qualità di vita, dinanzi agli ostacoli da superare. la sua ottica è trifocale: agire con le persone/famiglie sul

piano di una relazione dii aiuto promozionale, sul piano istituzionale per lo svolgimento di attività

progettuali, organizzative e nei confronti della comunità/contesto per attivare risorse e reti di sostegno. Il

rapporto con l’utente non è percepito come paritario anche perché l’assistente sociale ricopre agli occhi

dell’utente il ruolo di mediatore, erogatore di risorse, in quanto il rapporto con la figura dell’assistente

sociale diventa obbligatorio quando ci si rivolge al servizio per avere assistenza. Le strategia per la ricerca

di soluzione a problemi prevede lo svolgimento di interventi e compiti di natura amministrativa,

organizzativa e gestionale come l’erogazione di prestazioni assistenziali (sussidi, servizi assistenziali e

ricoveri) oltre all’utilizzo di concetti, competenze e tecniche come i counseling skill che lo avvicinano al

ruolo di counselor, anche se il proprium dell’intervento professionale è quello di realizzare progetti in cui sia

rintracciabile l’elemento qualificante dell’integrazione, fra un approccio relazionale e comunicativo con la

persona in difficoltà, l’erogazione di interventi e la promozione di reti di sostegno nel contesto sociale; vi è

la necessità di riferirsi a concetti e tecniche riguardanti i modelli operativo-teorici. È importante riflettere

sull’uso di un riflessivo eclettismo, ritenuto necessario poiché non si può pensare che solo un approccio sia

valido. Esistono diverse modalità per metterlo in atto, come integrare le tecniche operative anche senza

condividere gli orientamenti teorici cui fanno parte, integrare nuovi concetti derivanti da altri approcci senza

perdere la propria identità epistemica, formando così i modelli di fatto: integrazioni che l’esperto realizza

riflettendo sull’esperienza e sulle sue conoscenze teoriche che gli servono da guida per la sua expertise.

Ogni sintesi deve tener presente alcuni principi per non perdere la propria identità professionale: le

tecniche devono avere come obiettivo primario il rapporto promozionale con le persone, lo sviluppo della

comprensione della visione altrui della realtà, quindi il rispetto e la valorizzazione delle differenze e

particolarità di ciascuno.

Lo specifico del servizio sociale consiste nel formulare con l’utente, per ogni tipo di difficoltà un processo

individualizzato in cui si integrano:

• Prestazioni assistenziali (sussidi economici, assistenza domiciliare, sostegni educativi) che

presuppongono anche attività di natura burocratica e amministrativa svolte dall’assistente sociale e

dall’utente per ottenerle;

• Relazione d’aiuto professionale con l’utente e il suo contesto, che lo sostenga nello sforzo di cercare

soluzioni possibili;

• Supporti delle reti, istituzionali e sociali, che l’assistente sociale attiva e coordina per creare un set di

sostegno.

L’approccio costruttivo del servizio sociale non si basa solo sull’analisi delle narrazioni ma sulla riflessione

congiunta degli interlocutori fino alla comprensione dei punti di forza, delle risorse su cui far leva e al

contesto per creare soluzioni che prevedano un mix di prestazioni. Questo approccio non è destinato

solo al lavoro con l’utenza ma si applica anche nel lavoro con la comunità e le istituzioni. L’elemento

base è la relazione e il linguaggio, come anche la capacità dell’operatore di comprendere, convincere e

spiegare; si evidenzia la visione di Archer che individua la capacità della relazione interiore di farci

intravedere le strade possibili da prendere, la stessa conversazione che assume l’operatore tutte le volte

che riflette sul linguaggio dell’interlocutore, per capire la situazione, come è vissuta, per realizzare

soluzioni positive. Occorre analizzare gli aspetti soggettivi dell’utente, quali aspettative, motivazioni,

aspirazioni, valori, e aspetti oggettivi quali mezzi e risorse per far fronte a tali situazioni di difficoltà,

norme regole e prassi per accedervi. I valori e i principi irrinunciabili del servizio sociale sono:

• Rispetto per la persona, fiducia nelle sue possibilità, perché è dalla percezione dei desideri dell’altro,

delle sue aspirazioni, dei suoi tentativi di soluzione che di deve partire per instaurare un rapporto

collaborativo;

• Accettare e non giudicare per poi ricercare soluzioni condivise, per l’ascolto e l’attenzione ai ritmi di

sviluppo della responsabilità e dell’impegno dell’interlocutore;

• Personalizzazione per sostenere l’emotività e la creatività dell’utente nel suo contesto di esperienze

vissute e narrate, per partire dalla loro visione della realtà per costruire possibili soluzioni;

• Promozione dell’autodeterminazione, dell’empowerment, della fiducia nelle proprie capacità,

dell’autoefficacia;

• Empatia, ascolto, atteggiamento maieutico dell’operatore che devono caratterizzare ogni relazione,

ogni colloquio per lo sviluppo della narrazione.

Questi principi devono tradursi negli interventi riguardo lo sviluppo, promozione e integrazione delle reti di

sostegno per lo sviluppo di una comunità che si prende cura; solo con il rispetto possono costruirsi

ipotesi di strategie di soluzione e mettere in atto progetti condivisi; l’assistente sociale dirigente deve

mediare le diverse visioni della realtà che ciascun interlocutore sostiene, essere convincente attraverso

un linguaggio adeguato, puntare alle soluzioni possibili da far intravedere e sostenere con

argomentazioni convincenti anche sul piano economico, in questo consiste il ruolo del manager del

sociale. L’approccio costruttivo-narrativo può quindi trovar applicazione in ogni dimensione del lavoro

professionale.

IL SERVIZIO SOCIALE TRA NARRAZIONI E RELAZIONI

Nella relazione professionale di aiuto ogni narrazione è una ricostruzione che la persona fa di aspetti della

propria vita, in base alle proprie esperienze e con le motivazioni e aspettative che alimentano la relazione

con la persona a cui si racconta. Ogni persona vive una propria vita che elabora attraverso una

conversazione interna, un percorso di autoriflessione che ha bisogno dell’appoggio di un estraneo di

fiducia che l’ascolti e lo aiuti a far dei collegamenti e a capire il senso degli avvenimenti. I fatti raccontati

riguardano il passato, sono una rielaborazione che assume un significato nel presente e che con l’aiuto

dell’operatore deve portare alla formulazione d’ipotesi per una riorganizzazione del proprio progetto di vita.

Nella narrazione si tende a presentarsi secondo i canoni della cultura corrente e del contesto, ma anche a

drammatizzare, marcando alcuni aspetti; si tratta di un’interpretazione che si da di sé per essere accettati,

si narra secondo un processo di autovalutazione, ma allo stesso tempo attendendo un feedback dell’altro

che convalidi il proprio desiderio-bisogno di essere compreso e accettato. In molte situazioni possono

esserci difficoltà nel rapporto tra conversazione interiore e scelte comportamentali; in queste situazioni,

una relazione professionale è importante per aiutare la persona ad interpretare il proprio vissuto senza

incongruenze, a prospettare opzioni comportamentali innovative, sostenere la persona nello sforzo di

assumersi compiti non ancora sperimentati al fine di aumentare la propria autostima. La narrazione è

sempre una comunicazione intenzionale in un contesto professionale ed ha lo scopo di ottenere

l’attenzione dell’altro per raggiungere i propri obiettivi, sia da parte della persona che dell’operatore: si

parla perciò di adattamento reciproco creativo, poiché gli interlocutori in una relazione contrattano,

negoziano le diverse visioni della realtà per individuare una ricostruzione di essa adeguata al senso e allo

scopo della loro relazione che dovrebbe far intravedere nuove e possibili visioni della realtà per un’agency

innovativa. Nella relazione si mescolano aspetti riferibili alla realtà e alla fantasia; esiste una memoria

episodica che si riferisce a fatti reali ed una semantica che si riferisce al significato attribuito ad essi. Di

solito son collegate ma a volte occorre l’incoraggiamento dell’ascoltatore per ricostruire la memoria

semantica;in questo contesto è anche importante il tempo nel senso di esprimere ciò che è avvenuto nel

passato e il senso che gli è stato dato, relazionato al senso datogli nel presente della narrazione. Anche lo

stile espositivo è importante e può essere descrittivo-espositivo neutro, freddo, senza implicazioni

personali; emotivo che si concentra sulle emozioni passate e presenti; autoriflessivo in cui prevalgono le

riflessioni sui fatti. Anche il contesto conta, inteso non solo come ambiente fisico ma la ricostruzione

intersoggettiva della situazione che riesce a connettere il significato di ciò che si vive qui e ora, gli obiettivi

e le motivazioni alla base della narrazione. La relazione con gli altri e le cose è intrinseca al nostro vivere

quotidiano; il rapporto con gli altri si pone su due livelli: percezione degli altri secondo l’impressione che ci

suscitano attraverso i nostri sensi, e percezione secondo l’analisi del significato dei loro comportamenti,

attraverso cui ci facciamo una rappresentazione e cognizione dell’altro. Percezione e cognizione si

realizzano in entrambe le persone che entrano nel reciproco campo percettivo; si tratta di processi

psicologici, costrutti cognitivo-emotivi. In ogni relazione cerchiamo di capire l’altro e questo porta al

processo di costruzione percettiva reciproca che può comportare anche rischi di distorsione nella

rappresentazione dei significati da attribuire al comportamento e al discorso dell’altro. Le distorsioni

percettive possono derivare dall’inadeguata percezione della situazione ambientale, l’influenza del proprio

stile percettivo formato attraverso le esperienze, la cultura e i valori del proprio contesto sociale e

l’attenzione al proprio o altrui ruolo attraverso fenomeni indicati come effetto alone, suggestione da

prestigio; ci sono anche percezioni distorte che derivano da dissimulazioni intenzionali, come il mostrare la

realtà più tragica di come è, esagerando la propria incapacità e impossibilità o un’aggressività manifesta o

latente al fine di impaurire l’altro, inducendolo a percepire nella persona un potere che è solo simulato. La

cognizione dell’altro si realizza attraverso la categorizzazione, ovvero il dare significato in rapporto alla

categoria in cui è inserito. La categoria è uno schema attraverso cui leggiamo il comportamento altrui, uno

schema influenzato dalle esperienze passate, dal contesto, dal ruolo delle persone e dalle conoscenze

teoriche. Non tutti gli aspetti di una persona e i significati attribuiti alla situazione possono essere colti

attraverso l’osservazione del comportamento o l’analisi delle sue parole; esistono aspetti dell’Io noti solo a

sé stessi, nascosti a tutti, che la persona non accetta e non vuole dimostrare, come esistono aspetti che la

persona stessa non coglie. Solo attraverso una interazione profonda è possibile esplorare queste due

zone. Un altro aspetto è l’importanza dell’interazione con gli altri nella formazione della propria immagine;

il concetto di sé inteso come rappresentazione cognitiva presenta vari aspetti: il sé corporeo, il sé interno,

il sé sociale e il sé collettivo (appartenenza etnica, genere, età). In ambito psicologico si differenzia l’Io (sé

agente) dal Me (come si è percepiti). Collegato al concetto di sé vi è quello di autostima, cioè come un

individuo si percepisce; questi due concetti influenzano la presentazione che la persona fa di sé agli altri. Il

desiderio di conoscersi è presente in ognuno di noi e questo è possibile solo attraverso l’autoriflessione, il

mettersi nel punto di vista altrui per modificare eventuali distorsioni percettive, attivando l’autoverifica che

ha sia aspetti cognitivi che emotivi. La relazione professionale oggi esige un controllo accurato per far sì

che le proprie capacità non vengano inquinate da pregiudizi, stereotipi e percezioni sbrigative o distorte.

LA RELAZIONE D’AIUTO NEL SERVIZIO SOCIALE

La relazione di aiuto inizia con la narrazione da parte dell’utente o di chi segnala di una situazione

problematica che cerca di superare chiedendo aiuto ad un professionista. Questo deve trovare strategie,

modalità per prevenire, affrontare e risolvere situazioni difficili, attraverso progetti di aiuto in cui

convergono interventi e prestazioni di carattere assistenziale, relazioni promozionali volte ad aiutare le

persona a potenziare le proprie capacità e quelle del loro contesto. Per questo occorre operare

sinergicamente con le persone che richiedono il suo intervento, sia con le comunità di riferimento che

possono diventare fonte di risorse attraverso l’attivazione di reti di sostegno e il coordinamento di strutture

e interventi del privato sociale, sia con le istituzioni di welfare, con il compito di tutelare

I diritti delle persone in difficoltà attraverso strutture e interventi socio assistenziali e sociosanitari

attraverso cui l’assistente sociale attiva progetti d’aiuto, coordina interventi e gestisce servizi. Gli strumenti

chiave del servizio sociale sono la capacità relazionale interpersonale a tutti i livelli, capacità di svolgere

attività amministrative, oltre che progettare e gestire strutture e servizi. La relazione interpersonale deve

essere centrata sull’ascolto attento e promozionale della narrazione della situazione da parte dell’utente o

degli interlocutori, anche se ultimamente sta perdendo importanza, poiché il s.s sembra orientarsi verso le

attività amministrative con connotazioni burocratiche. Le persone, nonostante siano dotate di potenzialità e

risorse, a volte rimangono bloccate in situazioni difficili, sia a livello razionale poiché non vedono più i

contorni della situazione, sia a livello emotivo, poiché l’ansia ingigantisce i problemi, sia a livello


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DESCRIZIONE APPUNTO

Il sunto dell'esame Principi, fondamenti e metodi del servizio sociale, frutto di una rielaborazione personale di appunti integrati allo studio autonomo del testo consigliato dalla docente "Nuove prospettive per il servizio sociale", affronta argomenti quali servizio sociale e politica sociale, il servizio sociale dinanzi ai problemi e le attese della società moderna (andamento demografico, famiglia, immigrazione, povertà e disabilità), il servizio sociale come disciplina, nuove prospettive per il servizio sociale, approccio costruttivo al servizio sociale, il servizio sociale tra narrazioni e relazioni, l'importanza della relazione d'aiuto nel servizio sociale, accompagnata da un approccio riflessivo e promozionale


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del servizio sociale
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Felistor95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi, fondamenti e metodi del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Armenise Cecilia.

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