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Capitolo 1. Servizio sociale e mondo delle risposte ai problemi sociali

Il servizio sociale nasce, influenzato dalla cultura anglosassone e statunitense, con l’istituzione delle prime cinque scuole nel 1945. Può essere considerato sia una disciplina (definito come disciplina in fieri poiché ancora in corso di svolgimento e di sviluppo, è un insieme di conoscenze tecniche e operative) che una professione (che prevede e tutela dai fattori di rischio).

Greenwood sostiene che per definire una pratica "professione" è fondamentale la presenza simultanea di cinque attributi; questo vale anche per definire "professione" il servizio sociale:

  • Abilità specifiche → teoria
  • Autorità professionale
  • Sanzione della comunità → riconoscimento dell’utilità sociale; garantisce autonomia
  • Codice con regole etiche → codice deontologico
  • Cultura professionale

In Italia venne definito servizio e non lavoro come in altri paesi d’Europa, poiché il termine lavoro è considerato troppo generico e perché il termine servizio sottintende il "fare qualcosa per qualcuno".

Toscano sostiene che le differenze terminologiche siano dovute a differenze culturali; in Italia, infatti, è forte l'importanza del contesto ecclesiastico e la parola servizio si avvicina maggiormente alla concezione di "servizio di Dio". Maggian considera l’assistente sociale come professionista che realizza servizi.

Modelli di risposta ai problemi sociali

Esistono due modelli di risposta ai problemi sociali:

  • Modello solidaristico → si basa sulla spinta verso l’altro: solidarietà sociale, la risposta è un dono che presuppone reciprocità. La spinta verso l’altro è una riparazione del senso di colpa per aver creato certi mali sociali (volontariato, famiglia, mutuo soccorso).
  • Modello assistenzialistico → nasce quando le relazioni nella società "si basano" sul concetto di giustizia (non sussiste più il concetto di dono). È legato al tipo di società e di governo presente sul territorio. L’assistenza deve essere finalizzata al supporto e allo sviluppo. Il modello assistenzialistico ha varie forme di aiuto:
    • Previdenza: considera il bisogno come un rischio, problemi sociali che si prevede possano verificarsi. Possibile solo se ci sono risorse accantonate. Risposta data solo al soggetto che avverte il problema. Si basa sul concetto di "mutualità" (averi divisi tra associati).
    • Beneficenza: distribuzione dei beni discrezionale ai bisognosi. Totale libertà nel donare, passività nel ricevere; sussiste quindi una disparità che rafforza chi dona e rende inferiore chi riceve.
    • Assistenza: prestazioni e leggi per garantire un aiuto organizzato per superare situazioni di svantaggio, rimuovendone la causa e prevenirlo. Nell’assistenza è insito un potere di controllo.
    • Sicurezza sociale: a ciascuno viene assicurato ciò di cui ha bisogno per condurre una vita dignitosa.

Diverse letture dei bisogni

I bisogni possono essere letti come:

  • Fatto magico → fatto esterno alla natura umana (follia)
  • Fatto sociale → problemi con dimensioni molto ampie (pestilenza)
  • Fatto morale → implica un giudizio (bisogno non è patologia)
  • Pericolo → minaccia per la società, intervenire per "proteggere" i "sani" (bisogno come colpa)
  • Diritto → il sistema di risposte ha il dovere di intervenire per garantire la giustizia sociale
  • Fatto scientifico → il bisogno è una cosa da studiare. L’analisi non è completamente oggettiva.

La lettura dei bisogni è influenzata dalla filosofia sottostante alle risposte, questo crea bisogni indotti.

Capitolo 2. Bisogni e servizio sociale

Non esiste una definizione precisa di bisogno. I bisogni esistono solo se connessi alla persona portatrice. Mentre i bisogni tendono ad essere infiniti, le risposte sono limitate. Si possono distinguere soggetti interni (portatori di bisogni) e soggetti esterni (istituzioni che devono leggere i bisogni). Può accadere che, durante l’analisi del bisogno portato dal soggetto interno, il soggetto esterno faccia prevalere la propria visione del bisogno. In questo caso avviene l’induzione che può tradursi in colonizzazione (definizione dei bisogni arbitraria, a prescindere dalle richieste del soggetto interno). De Sandre parla di "dubbio di alienazione": l’identificazione del bisogno e la soluzione provengono dall’esterno, infatti il portatore del bisogno è considerato come “dipendente” anziché come interlocutore.

Il bisogno è interpretato come mancanza di qualcosa. Esistono delle gerarchie di bisogni; l’approccio radicato nella nostra cultura è quello funzionalista che distingue i bisogni legati alla sopravvivenza dai bisogni sociali (convivenza). Esempi famosi sono la classificazione di Maslow e di McClelland. Marx accetta una classificazione dei bisogni ma non una loro gerarchizzazione, infatti considera i bisogni come prodotto sociale distinguendoli in radicali e solvibili. Per il marxismo, al contrario del funzionalismo, il sistema sociale muta e deve adattarsi ogni volta alle realtà storiche. Entrambe queste teorie considerano i bisogni pre-determinati. Dall’impostazione deterministica si discosta la Heller che considera i bisogni soggettivi pur in un contesto socialmente determinato. I bisogni cambiano con il mutare delle condizioni sociali.

Esiste un diaframma tra stato di disagio e il suo oggetto, costituito dai modelli culturali. Per avvicinarsi alle reali esigenze personali, è necessario considerare le persone portatrici del bisogno e non i bisogni avulsi dal titolare. La solvibilità dei bisogni, definita dalla teoria marxista, porta ad una selezione dei bisogni poiché non tutti possono essere risolti. Se i bisogni considerati "inferiori" mettono a rischio la pace sociale si attua un processo che De Sandre chiama delittimazione ideologica dei bisogni (convincere le persone che quelli non sono problemi).

Alcune caratteristiche del concetto di bisogno

  • Soggettività → il bisogno non esiste senza un soggetto titolare. Ciò che è soggettivo in un bisogno è anche il significato (De Sandre parla di legittimazione simbolica dei bisogni) che ognuno attribuisce al bisogno. Il problema “vero” non è mai del tutto conoscibile.
  • Globalità → ogni bisogno è inerente la totalità della persona che lo vive.
  • Storicità → i bisogni cambiano perché cambiano le condizioni socio-culturali, economiche e le persone stesse.

La domanda è più comprensibile del bisogno; non è però raro trovarsi di fronte domande che non coincidono con i bisogni. Per una maggiore chiarezza Bertin suggerisce tre momenti consequenziali:

  • Percezione del disagio: sviluppo di aspettative diverse rispetto allo stato attuale.
  • Formulazione della domanda: se la soglia di tolleranza del bisogno non ...
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Simona94:) di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi e fondamenti del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Fasciolo Marina.
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