Estratto del documento

Sunto di principi e metodi del servizio sociale

Introduzione

Con il termine servizio sociale intendiamo una disciplina ed una professione nate in Italia nel secondo dopoguerra, grazie all'influenza anglosassone e statunitense. La sua nascita coincide con l'istituzione delle 5 scuole di formazione nel 1945. Si sa che ogni disciplina è identificata da una propria terminologia, ma già da questo punto di vista sorgono dei problemi: sia perché il "sociale" comprende una vasta gamma di fatti e significati e, storicamente, si è affermato recentemente rispetto ad altre materie scientifiche (questo spiega la scarsità di un linguaggio specifico), sia perché mentre la terminologia internazionale parla di "lavoro sociale" (social work, travail social, sozial Arbeit) e il professionista è detto "lavoratore sociale" (social worker, travailleur/travailleuse social/e, sozial Arbeiter), in Italia si parla di servizio sociale ed assistente sociale. Si ipotizza che lavoro sociale fosse troppo generico nel sec. dopoguerra per indicare una specifica professione, dall'altro fuorviante rispetto ad un'azione che voleva proporsi come qualcosa di diverso dal semplice lavoro o impiego. Probabilmente "servizio" include due significati: essere a servizio di qualcuno e alle dipendenze di qualcosa o qualcuno che dà prestazioni.

La terminologia del servizio sociale

Secondo Toscano la differenza terminologica è dovuta al contesto socioculturale tra i paesi anglosassoni e l'Italia: da noi infatti il servizio sociale ha un'inclinazione sistemica maggiore del social work. Infatti, mentre il lavoro sociale esprime la fatica del lavoro con l'altro che ha come oggetto e fine il sociale e perciò fa riferimento a pubbliche istanze, il termine "servizio" si adatta sia al lessico religioso che laico: nel primo caso significa servire Dio che si identifica nel bisognoso, nel secondo caso il servizio riguarda un campo speciale d'azione, una funzione pubblica utile a definire lo stato di benessere (Welfare state).

Riguardo il termine "assistente sociale", secondo Raffaello Maggian, esso si rifà alla politica in cui esso ha trovato allocazione. Durante il periodo fascista era apparsa la figura di "addetta all'aiuto" dei lavoratori dell'industria o per le famiglie detti "assistenti sociali". Si trattava di un ruolo tramontato con il fascismo per la mancanza di metodologie professionali, formazione e orientamento ideologico imposto dal regime. Questa figura non aveva nulla a che vedere con il servizio sociale postbellico, ma rappresenta un tratto di conservazione di una tradizione segnata da atteggiamenti assistenzialistici nei confronti di chi soffre.

La nuova professione si propone in termini innovativi (con l'utilizzo del termine servizio) ma in continuità con la cultura che trae origine da esperienze passate di assistenza e aiuto ai bisognosi, all'insegna della carità, pietà e impegno religioso cristiano. Per cui, il servizio sociale come disciplina non va confuso con i servizi sociali di cui usufruiamo, che sono delle strutture che erogano determinate prestazioni, e l'assistente sociale è il professionista del servizio sociale che fa dell'assistenza una forma di risposta ai problemi sociali.

La disciplina del servizio sociale

Poiché disciplina, il servizio sociale è un sapere complesso non autonomo, finalizzato alla pratica e che ha per oggetto l'uomo nel suo rapporto con l'ambiente. Tale disciplina non è ancora sufficientemente compiuta, pertanto più che di complesso di teorie si parla di "teorie a medio raggio" desumibili da conoscenze provenienti da diversi ambiti del sapere ed elaborate in base a specifici obiettivi, sia dall'esperienza operativa dei professionisti, sia da teorie e esperienze di contesti internazionali.

Il servizio sociale è una professione poiché, secondo Greenwood, possiede 5 attributi:

  • Abilità superiore: attività che si avvale della teoria condivisa dai membri del gruppo e dell'applicazione del metodo scientifico;
  • Autorità professionale: importanza del professionista rispetto alle idee del cliente;
  • Sanzione della comunità: riconoscimento dell'utilità sociale;
  • Codice di regole etiche: codice deontologico che assicura l'affidabilità delle prestazioni professionali;
  • Appartenenza ad associazioni di categoria: appartenenza ad organismi che tutelano e controllano l'operato dei professionisti (ordine degli assistenti sociali).

Conoscenze e realtà storiche del servizio sociale

Le conoscenze e le realtà storiche da cui il servizio sociale trae alimento per elaborare sue sintesi originali sono:

  • Trasformazioni sociali dei bisogni e delle risposte sociali ai bisogni;
  • Evoluzione delle teorie delle scienze sociali;
  • Sistemi di principi e valori su cui si fonda il servizio sociale;
  • Elaborazioni che i professionisti producono per la costruzione di teoria del servizio sociale.

Le diverse prospettive teorico-metodologiche fanno riferimento a quello che è chiamato "lo zoccolo duro del servizio sociale" inteso come una serie di conoscenze tecniche e operative alle quali il servizio sociale deve fare riferimento. La nascita e lo sviluppo del servizio sociale si verificano con il processo di professionalizzazione dell'aiuto, per rendere più scientifiche le risposte ai problemi sociali. I vari tipi di risposte possono essere raccolti in sistemi di intervento e di soggetti preposti a rispondere ai bisogni: carità, assistenza, beneficenza, cura, solidarietà, sicurezza sociale ecc., rispetto ai soggetti: famiglia, stato, enti, volontari, professionisti, comunità, Chiesa ecc.

Criteri di classificazione dei sistemi di risposta

I criteri di classificazione dei sistemi di risposta sono vari, a seconda:

  • Della spinta motivazionale per cui vengono approntate;
  • Del contenuto e della forma che le caratterizza;
  • Del tipo di lettura che è sottesa circa i bisogni sociali;
  • Del tipo di società e di Stato in cui tali risposte sono nate;
  • Dei soggetti concreti che attuano le risposte.

Rispetto alla spinta ad aiutare, ci sono 2 modelli di risposta: solidaristico ed assistenzialistico, che possono convivere anche nello stesso tipo di risposta. Il modello solidaristico si riferisce alla spinta innata verso l'altro, che presuppone il concetto di solidarietà sociale, ovvero la capacità dei membri di una collettività di agire nei confronti di altri come soggetto unitario. La solidarietà spinge ad unirsi e cooperare, poiché il bene di tutti è il bene di ciascuno. Si ha il dovere di responsabilità verso chi sta male, la risposta è sempre un dono che presuppone reciprocità tra chi dà e riceve. La spinta ad unirsi può provocare anche conflitti sociali tra gruppi, rafforzando la propria identità e distinguendola dagli altri.

Teorie psicanalitiche e concetti di supporto sociale

Le teorie psicanalitiche spiegano la spinta originaria ad aiutare l'altro come una sorta di riparazione al senso di colpa per aver contribuito a produrre mali sociali. Secondo Bauman, la spinta ad aiutare nasce dal senso di responsabilità che è l'unica forma in cui l'altro esiste in me. Oggi il termine solidarietà viene usato in modo estensivo, perdendo l'essenza del significato originario, tant'è che si parla di solidarismo anche in soggetti che in realtà impostano le loro risposte secondo un modello assistenzialistico. Esempi di azioni a carattere solidale sono quelle delle prime comunità di fratelli cristiani che vendevano i loro averi per condividerli con tutti; durante l'industrializzazione vi è il mutuo soccorso per volontà dei lavoratori: accantonamento di una parte del salario da parte dei lavoratori che andava a beneficio di coloro che venivano colpiti da gravi malattie o infortuni.

Modelli assistenzialistici e loro evoluzione

Il modello assistenzialistico nasce man mano che gli uomini si organizzano in società, sentendo il bisogno di darsi delle regole, per garantire a tutti la sopravvivenza e il vivere sociale. La risposta non è più un dono ma un diritto e fa riferimento alla giustizia. Questo modello è molto legato al tipo di società e di governo, poiché il suo obiettivo è essere di supporto agli obiettivi sociali che una società si dà. L'assistenza nasce quando forze private (Chiesa) o pubbliche (Stato o enti pubblici) organizzano sistemi di aiuto funzionali agli scopi che la società si dà: ciò vuol dire che se le politiche generali dello stato producessero risultati di supporto-produzione e sviluppo, non avrebbero bisogno dell'apparato assistenziale.

Tale modello abbraccia diverse forme d’aiuto:

  • Previdenza: considera il bisogno come rischio, per cui si occupa di problemi sociali che si prevede possano verificarsi; tale risposta è possibile solo se si sono accantonate le risorse per far fronte a determinate evenienze. La risposta è automatica, per cui in presenza di requisiti necessari, scatta il diritto a ricevere le prestazioni. Si basa sul concetto di mutualità: comunione o divisione dei rischi contro alcuni eventi possibili (malattie, invalidità, infortunio, disoccupazione) o futuri (vecchiaia, morte). Un esempio di sistema previdenziale è quello delle assicurazioni, privato o pubblico. Oggi in Italia abbiamo un sistema previdenziale pubblico con caratteri di obbligatorietà, poiché il lavoratore e il datore devono versare dei contributi, utili ad assicurare lavoratori, casalinghe, disabili o chi non ha versato contributi per aver lavorato a nero. Di questo attualmente se ne occupa l’INPS (istituto nazionale per la previdenza sociale) nato nei primi del ‘900. In passato esistevano altri enti previdenziali quali INAM, INAIL e INADEL, che però lasciavano scoperte alcune categorie di cittadini.
  • Beneficenza: elargizione discrezionale a chi ne ha bisogno, senza che l'altro abbia diritto di chiedere e ricevere. Non vi è parità fra chi dà e chi riceve, ma tale disparità ha lo scopo di rendere visibile e rafforzare il potere o la bontà di chi dà, per cui chi riceve vede perpetuato il suo senso di inferiorità. Si parla di beneficenza pubblica quando lo stato regola direttamente i sistemi di beneficenza. Un esempio nell’Italia liberale di fine ottocento si ha quando lo stato mette ordine alle Opere Pie, gestite dalla Chiesa, trasformandole, con la legge 17 Luglio 1890 detta “legge Crispi” in IPAB (istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza). Fu intervento tenue da parte dello Stato poiché lasciò intatta la gestione e l’impostazione di queste istituzione (da parte della Chiesa) riservandosi la funzione di riordino e controllo. Gli ospedali fino al 1968 erano IPAB, attualmente queste istituzioni gestiscono istituti per anziani, minori, portatori di handicap.
  • Assistenza: insieme di prestazioni, strutture, leggi volti a consentire un aiuto organizzato per superare situazioni di svantaggio, ad individuare e risolvere le cause del disagio e a prevenirlo, promuovendo l'attuazione dei diritti di tutti i cittadini. Chi assiste lo fa perché ha il potere (di controllo) di farlo. L’assistenza è finalizzata o a contenere e reprimere lo stato di bisogno perché non diventi pericoloso per la quiete sociale o a promuovere l’autonomia dei più deboli per superare le discriminazioni e l’emarginazione.
  • Sicurezza sociale: a ciascuno viene assicurato ciò di cui ha bisogno per condurre una vita dignitosa. Questo è inteso come un’estensione del concetto di previdenza a tutti i cittadini.
  • Sistema integrato di interventi e servizi sociali: esso modifica il precedente ordinamento basato sulla legge Crispi. Solo l’8 Novembre 2000 è stata varata la riforma dell’assistenza con la legge 328/2000: legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, che ha la finalità di rendere esigibili i diritti proclamati dalla Costituzione, attraverso la creazione di servizi e interventi tra loro integrati su base locale, garanzie per la tutela dei diritti dei soggetti più deboli.

Diverse interpretazioni dei problemi sociali

Ci sono diversi tipi di lettura dei problemi sociali. La prima è come fatto magico, si considera il bisogno come evento extranaturale proveniente da forze soprannaturali. Spesso la follia e la malattia erano eventi da curare con le magie dello stregone. Successivamente i mali diventarono questioni di fede religiosa mischiati alla superstizione. In seguito le risposte assumono la forma della carità e della pietà individuale, degli esorcismi, della condanna degli eretici, della caccia alle streghe. Per le epidemie gli ammalati venivano confinati in luoghi lontani dalla vita sociale per evitare il contagio, ma la motivazione dell’assoluto isolamento era il castigo divino per questi ammalati.

Concezione del bisogno sociale

Un altro tipo di lettura è quello della malattia come fatto sociale, che nasce quando certi problemi assumono dimensioni ampie in una società come le carestie e il vagabondaggio in Europa, le pestilenze del Seicento, la tossicodipendenza dei primi anni 60. Le risposte diventano preoccupazione degli Stati che predispongono interventi assistenziali diversi a seconda del tipo di Stato, delle politiche in campo economico, amministrativo, sanitario ecc. Lo Stato si organizza, attraverso l’emanazione delle leggi, la predisposizione di strutture e mezzi, il perseguimento di obiettivi assistenziali funzionali alle proprie politiche, anche con interventi pubblici.

La concezione del bisogno come fatto morale implica un giudizio, morale, lontano da una valutazione del bisogno come patologia e sofferenza. Il povero "buono" è il povero remissivo, quello "cattivo" è il vizioso che si ribella e va punito. Interpretare il bisogno in termini moralistici è una pratica diffusa ai nostri giorni: tendiamo a considerare gli alcolisti, i tossicodipendenti, i pedofili come dei viziosi, per cui si considera il bisogno come fatto morale. Molti comportamenti sono definiti cattivi o offensivi, certe realtà da reprimere. Le valutazioni di tipo morale venivano fatte anche da molti enti assistenziali in Italia, prima delle riforme del sessanta.

La concezione del bisogno come pericolo è molto diffusa anche ai nostri giorni, molte leggi assistenziali sono anche leggi di Pubblica sicurezza. La legge italiana 14 Febbraio 1904 "Disposizioni sui manicomi e sugli alienati, che prevede il ricovero non per i malati mentali ma per i pericolosi a sé e agli altri o di pubblico scandalo". La malattia mentale era definita come pericolo o scandalo, per cui i manicomi servivano a custodire e a contenere, più che curare. Il ricovero coatto era disposto dall'autorità di Pubblica Sicurezza e comportava l'iscrizione al casellario giudiziario. La licenza in prova e le dimissioni dovevano essere comunicate all'autorità giudiziaria. Riguardo il personale, oltre gli psichiatri vi erano infermieri psichiatrici, il cui requisito era la prestanza e la forza fisica, mentre non erano previsti corsi di formazione specifica. Solo nel 1978 questa normativa viene sostituita dalla legge 13 Maggio 1978 detta legge Basaglia che prevede la chiusura dei manicomi, la creazione di strutture territoriali terapeutiche alternative e la possibilità di ricovero in ospedale generale sia volontario che obbligatorio (il medico che prescrive il trattamento obbligatorio lo comunica al sindaco).

Bisogno come diritto e come fatto scientifico

Un'altra concezione di bisogno è quella come diritto, per cui il sistema di risposte ritiene proprio dovere intervenire per realizzare la giustizia sociale. Questo comporta l'investimento in risorse per la lotta alla povertà, disuguaglianza sociale, discriminazione, emarginazione. Il problema del riconoscimento del diritto di tutti a ottenere i mezzi per far fronte ai problemi della vita è molto discusso per le crisi di governabilità che investono gli Stati, sia per i nuovi bisogni, le nuove povertà.

L'immigrazione è uno dei problemi di definizione di diritti, di limiti e condizioni per la definizione e per l'esigibilità di tali diritti. Un'altra concezione è quella del bisogno come fatto scientifico, da indagare e studiare. L'idea che il bisogno umano e sociale vada studiato e analizzato nasce quando la visione metafisica del mondo e dell'uomo cede il passo alle scienze positive che definiscono l'uomo come un fatto empirico da studiare scientificamente. La concezione del bisogno come fatto da studiare, per cui nella nostra società non possono esserci zone non note dei bisogni e della sofferenza umana. In realtà ci sono delle resistenze alla lettura scientifica dei problemi sociali, per ragioni quali:

  • L'oggettiva complessità dei bisogni umani e sociali che non possono essere osservati, classificati come qualsiasi altro fenomeno, poiché l'osservatore è parte del fenomeno, può influenzarli o esserne influenzato;
  • L'ingresso in campo di problemi di potere nei sistemi di relazione tra bisogni e risposte, per cui chi legge i bisogni è colui che ha il potere di dare risposte;
  • La difficoltà di conciliare e raccordare interessi individuali e interessi collettivi della società, poiché il benessere del singolo è legato al benessere di tutti.

Bisogno come fatto amministrativo-formale

Vi è un'altra lettura di bisogno, ovvero quella come fatto amministrativo-formale. Il bisogno è valutato per la sua aderenza a determinate norme di legge, che distinguevano i cittadini suscettibili di risposte assistenziali in base alla loro qualifica giuridica: figlio illegittimo, orfano, madre nubile ecc. La lettura dei bisogni è anche condizionata dalle risposte esistenti:

  • Esistenza dei manicomi come luoghi chiusi, di custodia come unica risposta ai malati mentali, ha indotto l'idea del matto più che del malato;
  • Interventi della polizia nei confronti della povertà fa pensare al povero come criminale, da punire;
  • La beneficenza fa
Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 27
Riassunto esame Principi e metodi del servizio sociale, libro consigliato "Il servizio sociale. Fondamenti e cultura di una professione", Neve Pag. 1 Riassunto esame Principi e metodi del servizio sociale, libro consigliato "Il servizio sociale. Fondamenti e cultura di una professione", Neve Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Principi e metodi del servizio sociale, libro consigliato "Il servizio sociale. Fondamenti e cultura di una professione", Neve Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Principi e metodi del servizio sociale, libro consigliato "Il servizio sociale. Fondamenti e cultura di una professione", Neve Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Principi e metodi del servizio sociale, libro consigliato "Il servizio sociale. Fondamenti e cultura di una professione", Neve Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Principi e metodi del servizio sociale, libro consigliato "Il servizio sociale. Fondamenti e cultura di una professione", Neve Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Principi e metodi del servizio sociale, libro consigliato "Il servizio sociale. Fondamenti e cultura di una professione", Neve Pag. 26
1 su 27
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Felistor95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi e metodi del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Armenise Cecilia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community