Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

-la nazionalizzazione dell'energia elettrica (ENEL,anche se in effetti l'ex monopolio mantenne molto

potere);

-l'istituzione della scuola obbligatoria fino a 14 anni (le università e le scuole superiori non furono toccate).

Rimase immutato il sistema previdenziale-sanitario-assistenziale,ma con alcune aggiunte:

-l'istituzione dei centri medico-psicopedagogici di competenza delle Province (in cui per la prima volta si

faceva lavoro interdisciplinare,infatti c'erano equipe di neuropsichiatri,psicologi,assistenti sociali ecc)

-la creazione delle classi differenziate;

-la nascita di scuola per bambini "anormali psichici" (a cui di fatto aderivano anche coloro che erano

disadattati sul piano sociale);

-vi fu finalmente un primo sviluppo delle scienze sociali;

-furono elaborati il primo e il secondo (progetto '80) piano economico nazionale (una programmazione

economica non divisa da una sociosanitaria).

Come espressione del disagio della popolazione nacquero alcuni movimenti tra i quali uno dei più

importanti fu quello delle donne.

Cessata l'azione dell'AAI le 29 scuole di servizio sociale decisero di darsi una forma associativa e così nel

1965 nacque l'associazione scuole italiane di servizio sociale (ASISS) che rimase in vita fino al 1974. Il

difficile percorso di inserimento inoltre spinse molti assistenti sociali ad iscriversi al sindacato (CGIL) per

essere considerati lavoratori come gli altri. In questo periodo nacquero anche le prime riviste di servizio

sociale.

Il periodo 1968-70 viene comunemente chiamato "il sessantotto";in questo i governi avevano fallito a

rispondere alle esigenze di un'Italia in cambiamento e quindi il popolo per reazione diede il via a un periodo

di forte fermento sociale che si diffuse dalle università e dalle scuole nelle fabbriche e poi in tutta la società.

I punti principali erano le critiche all'individualismo e al consumismo. Il sistema assistenziale viene visto solo

come un grosso contenitore delle inadempienze dello Stato e vengono criticati i grossi istituti chiusi

(manicomi,case di riposo).

A causa di tutto questo lo stato emanò alcune riforme:

-nel 1967 l'adozione speciale (con cui si diventa figli legittimi dei genitori adottivi);

-nel 1968 la trasformazione degli ospedali da IPAB in enti pubblici per una maggiore trasparenza;

-nel 1969 l'indicizzazione delle pensioni al costo della vita e la pensione sociola per gli ultra-65 senza

reddito;

-nel 1970 la legge sul divorzio;

-viene approvato lo statuto dei lavoratori.

La contestazione arrivò anche nel mondo del servizio sociale dove contribuì alla chiusura di alcune scuole e

influenzò i programmi di altre. Si sgretolò l'ASISS e ogni scuola finì per concentrarsi sui problemi del proprio

territorio. Cominciarono ad essere criticati i tre "metodi work" preferendo impostare l'insegnamento in

maniera unitaria affermando che il servizio sociale si qualifica per un metodo che di volta in volta si avvale

delle tecniche più adeguate;si adottarono modalità di lavoro di gruppo;si abolirono i corsi di etica

professionale;si favorì il tirocinio di "animazione politica del territorio";si trasformarono i ruoli del monitore

e del supervisore.

La maggior consapevolezza contribuì a chiarire la portata politica del disegno che vedeva abbattutti i 40000

enti e data centralità al comune.

Negli anni '70 emergono nuovi probelemi sociali come: l'invecchiamento della popolazione (per le migliori

condizioni igeniche e sanitare),l'aumento dei pensionati,l'aumento di malattie degenerative,l'occupazione

femminile e il restringimento della famiglia allargata. La conseguenza è di delegare al pubblico una serie di

compiti che prima erano assolti dai componenti della famiglia.

Nel 1977 si completa il trasferimento dei poteri in campo socioassistenziale e sanitario alle Regioni che

individua nell'ente locale comune l'ente privilegiato di gestione delle competenze sociosanitarie. Così gli

assistenti sociali cominciano a pensare che il loro posto d'impiego fosse nei comuni in quanto si trovano più

vicini alla popolazione e si può ricercare la partecipazione dei cittadini alla soluzione dei problemi che li

riguardano.

Si pensa che le persone in stato di bisogno non devono essere trattate in modo speciale,ma messe nella

condizione di cittadini normali per risolvere i loro problemi. Dal 1970 si sperimenta il lavoro di zona che

riguardava gruppi di assistenti sociali che si ponevano il compito di coordinare il lavoro dei diversi enti per

l'utenza di determinate zone. Negli anni 1973-74 alcune amministrazioni dei comuni istituiscono i consorzi

sociosanitari,si attuano così soluzioni alternative come l'assistenza domiciliare,i contributi per il minimo

vitale e i consultori familiari. Contemporaneamente si creavano nuove figure professionali come gli

operatori sociali. Alcune scuole di servizio sociale soprattutto del nord passarono da una gestione privata a

una più o meno diretta dagli enti locali e quindi pubblica;mentre alcune del centro Italia intrapresero

l'inserimento nell'università;le altre scuole del sud continuarono ad essere gestite da privati.

CAPITOLO 5: Il servizio sociale negli anni ottanta,novanta e duemila.

Negli anni '80 c'è una forte ripresa economica e produttiva,ma contemporaneamente a un forte deficit del

settore pubblico dovuto alla cattiva gestione dello Stato e agli alti costi del settore pensionistico e sanitario.

La famiglia sembra unita solo nell'ambito produttivi e i suoi componenti si allontanano nel tempo libero. I

problemi più visibili di questi anni sono l'immigrazione,le nuove malattie (AIDS),il barbonismo,la violenza

nelle famiglie. Il sistema delle risposte non sa come far fronte a molti di questi problemi. Nonostante il

declino dei valori c'è un grande fiorire dell'associazionismo,del volontariato e della cooperazione sociale. Le

cooperative hanno risposto anche al problema di impiego giovanile e dei soggetti deboli

(handicappati,disabili) perchè erano strutture piccole,autogestite e lavoravano in settori abbastanza

scoperti. Questo è stato chiamato terzo settore e va configurandosi come insieme di interventi diversi in

settori a cui il settore pubblico non riesce a far fronte o in cui ha delle carenze. Nel tentativo di arginare la

spesa pubblica il governo taglia i trasferimenti agli enti locali e impone il blocco delle assunzioni e

l'interazione col terzo settore diventa quasi una scelta obbligata entrando a pieno titolo in una co-gestione

con il pubblico dei servizi per i cittadini;infatti gli enti locali chiedono il supporto di organizzazioni come le

cooperative. Il rischio è che a volte le cooperative vengono investite da una vera e proprio delega da parte

dello Stato di occuparsi di determinati servizi e si perde così la garanzia di avere interventi gestiti dai

rappresentanti dei cittadini;succede anche che si preferisce delegare al privato togliendo all'ente locale il

peso della gestione dei diversi nei contesti di normale vita sociale. Negli anni '90 una delle preoccupazioni

principali è l'indebitamento pubblico e così si arriva alla restrizione di benefici economico che riguardano ad

esempio le pensioni e i servizi sanitari. Un evento importante fu l'aziendalizzazione delle unità sanitarie

locali,nel 1990 viene conferita ai comuni l'autonomia finanziaria e quindi le USL diventano da strutture

operative dei comuni a enti pubblici autonomi regolati direttamente dalle Regioni. Viene introdotta la

figura dell'amministratore unico (direttore generale) respondabile del bilancio,viene ridotto il numero delle

USL e alcuni ospedali maggiori diventano aziende autonome. Ci sono sempre più figure professionali

impiegate nel sociale e questo impone agli assistenti sociali una revisione della loro figura

professionale,infatti si cerca sempre più insistentemente un piano riconoscimento del titolo di studio. Negli

anni '80 comincia anche a fiorire una letteratura specifica del servizio sociale. La Commissione nazionale di

studio per la definizione dei profili professionali e dei requisiti di formazione degli operatori sociali emana

un documento dove definisce il ruolo dell'assistente sociale e ne specifica le funzioni,le attivitàe i compiti.

Intanto nasce il SUNAS (sindacato unitario degli assistenti sociali) che lotta insieme adcaltre associazioni

professionali per il pieno riconoscimento del titolo. Nel 1987 questo obbiettivo è finalmente raggiunto: la

formazione degli assistenti sociali diventa competenza dello stato attraverso le università che istituiscono

scuole dirette a fini speciali per assistenti sociali. 24 scuole italiano si organizzano in Comitato nazionale

docenti di servizio sociale e si trasformano tra il 1986 e il 1989 in Associazione italiana docenti di servizio

sociale (AIDOSS) che si proponeva il compito di sviluppare l'elaborazione culturale specifica e di tutelare gli

insegnamenti delle materie e lo svolgimento del tirocinio. Gli assistenti sociali cominciano negli anni '90 ad

impiegarsi anche nel terzo settore.

Negli anni '90 vengono attuate molte riforme:

-nel 1990 c'è la riforma degli ordinamenti didattici universitari con la soppressione delle scuole dirette a fini

specialei o la loro trasformazione in corsi di diploma universitario;

-nel 1994 viene ottenuto l'Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione dell'albo

professionale;

-nel 1998 c'è l'emanazione del Codice di deontologia professionale dell'assistente sociale da parte del

Consiglio nazionale dell'ordine (modificato poi nel 2002);

-nel 1999 viene istituito il corso di laurea triennale in Scienze del servizio sociale,con possibilità di accedere

al biennio specialistico e al dottorato di ricerca.

Successivamente l'Ordine degli assistenti sociali promuove l'attivazione di un esame di stato per i diplomati.

Nel 2000 è approvata la legge 328,cioè legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi

e servizi sociali. Con essa vengono creati i mezzi per rendere concretamente esigibili i diritti previsti dalla

costituzione;si privilegiano coloro che sono in maggiore difficoltà,si definisce il sistema di finanziamento,si

richiede la partecipazione dei cittadini,si fa capo all'ente locale comune,si realizza l'integrazione sociale e

sanitaria e si definiscono i livelli essenziali di assistenza.

CAPITOLO 6: I presupposti storico-filosofici del servizio sociale.

Ciò che ha istituito le "professioni dell'aiuto" è la spinta spontanea ad aiutare coloro che sono nello stato di

bisogno. Attualmente si considera la solidaetà come qualcosa che fa parte della stessa natura dell'uomo e

della società. Essa dal punto di vista religioso è un atto di amore verso il prossimo nell'ideale di "fratellanza

universale",mentre da quello laico è l'ammettere che la condizione del nostro essere è anche avere l'altro

in noi in una convivenza rischiosa in cui non si può dire con precisione se il dono che noi gli facciamo ci

ritorni o no. Molti studiosi sono d'accordo sul considerare il servizio sociale come l'esito dei meccanismi

innescati dalla rivoluzione industriale della fine dell'800 e dell'inizio del '900 che portò con sé problemi

sociali preoccupanti. Molto importante du lo sfaldamento della famiglia allargata che portò al di fuori della

sfera privata funzini sociali molto rilevanti. Per molti infatti l'assistente sociale è l'evolversi delle figure

dominanti della cultura rurale. Nel 1700 per la prima volta si esalta il valore della ragione e dell'uomo che

culminano nella proclamazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Per primo avvertì l'esigenza di formare

un nuovo professionista che trattasse con i soggetti in stato di bisogno furono le Charity Organisations

Societes (COS),delle organizzazioni private di assistenza dei paesi anglosassoni che costituivano l'apparato

di risposta assistenziale e in cui lavoravano volontari non dotati di una specifica preparazione. Nel 1898 fu

attivato il primo corso di formazione. L'esperienza dimostrò che il male maggiore non era il bisogno,ma le

situazioni di dipendenza che si venivano a creare nelle persone. L'origine del servizio sociale quindi è nel

lavoro quotidiano che poi si costiuì in termini di teorie e metodologie e prendeva spunto da conoscenze

provenienti da altri ambiti che poi venivano riadattate ai suoi obbiettivi. Esso quindi risente molto del

contesto storico-istituzionale e culturale. Il servizio sociale italiano si istituì sull'esempio di quello

anglosassone e quindi attraverso l'assorbimento dei valori si allontanò dal sistema assistenziale fino ad

allora basato sulla carità e su motivazioni religiose. Il servizio sociale si istuì comunque in tutti i paesi a

partire dall'enfasi su determinati valori e per questo tali valori costituirono delle guide all'azione. In Italia

ciò che inizialmente accomunò i nuovi professionisti fu l'adesione ai valori della democrazia e quindi le

prime scuole di servizio sociale si attuarono ad impartire ai loro alievi degli insegnamenti che consentissero

di spostare tali valori sul piano pratico. I valori in questo ambito interessano soprattutto se tradotti in

principi operativi che guidino gli atteggiamenti professionali. La norma acquista significato solo se tende a

concretizzare dei valori. Le priorità di valori sono necessarie in quanto essi sono molteplici e talvolta

entrano in conflitto;esse cambiano in relazione al mutare della società. Gli orientamenti valoriali più

importanti nel servizio sociale si riferiscono all'uomo e alla sua dignità;l'uomo deve essere infatti

considerato come un valore in sé,si deve avere fiducia nella sua dignità (decoro,importanza),nella sua

integrità (la sua essenza rimane un'unità),nelle sue infinite potenzialità,nel fatto che è titolare di diritti

fondamentali,che è unico e irripetibile (l'umanità è fatta di differenze e in questo consiste la sua ricchezza).

Da tutto ciò derivano i valore: dell'uguaglianza di tutti gli uomini che significa di conseguenza contrastare

qualsiasi discriminazione;dell'autodeterminazione che conferisce ad ogni uomo il diritto di decidere della

propria vita e di partecipare alle scelte collettive;della parità di opportunità;della responsabilità che investe

ogni uomo in quanto essere sociale. Lavorare per la realizzazione di questi valori significa promuoverli,ma

anche rimuovere tutti gli ostacoli che rischiano di non farli porre in essere. Abbiamo bisogno di guide

all'azione che possono essere vere e proprie norme o indicazioni di valori cioè i principi operativi.

Nel servizio sociale i principi operativi più importanti sono:

-il rispetto della persona,che significa rispettare le scelte di vita e il pensiero della persone,questo non vuole

dire credere a tutto ciò che ella dice,ma porla nella posizione di sentirsi rispettata e quindi di recuperare

fiducia se la si è persa a causa della sensazione di non riuscire a far fronte ai propri problemi in autonomia;

-l'accettazione della persona,cioè accettare la persona per quello che è e quindi non giudicarla senza

necessariamente darle ragione o rinunciare al tentativo di cambiare la situazione;

-la valorizzazione delle risorse,quindi si deve avere uno sguardo non incentrato sulla cura della

patologia,ma sul potenziamento delle risorse individuali e sociali (la prima risorsa è la persona stessa) con

conseguente apprendimento sociale della gestione dei problemi;

-l'individualizzazione e personalizzazione dell'intervento;

-il rispetto e la promozione della globalità della persona,si deve lavorare con interelazione delle risorse

esterne e interne nel rispetto dell'unitarietà della persona;

-il rispetto e la promozione dell'uguaglianza;

-il principio della riservatezza,che garantisce il rapporto fiduaciario e tutela la privacy;

il rispetto e la promozione dell'autodeterminazione,deve essere il soggetto che richiede l'aiuto il primo

protagonista della realizzazione.

L'enfasi sul concetto di "persona" non discrimina tra l'essere la persona in ambito individuale o in situazione

collettiva e è proprio all'interno dell'ambito di competenza dell'assistente sociale che i principi devono

attuarsi comprendendo anche le relazioni con l'organizzazione e con la politica delle risposte.

CAPITOLO 7: Gli obbiettivi del servizio sociale.

L'etica del servizio sociale pone la questione delle reali possibilità di concretizzazione delle indicazioni

valoriali. Si tratta di definire gli obbiettivi generali e l'oggetto di studio del servizio sociale. Gli obbiettivi si

configurano sia in relazioni ai valori e principi,sia in base a ciò che viene acquisito dalle altre scienze umane

e dal lavoro sul campo. Una definizione abbastanza condivisa è che l'assistente sociale aiuta le persone a

sviluppare autonomia nell'uso delle risorse sia personali che sociali e contribuisce direttamente a

svilupparle,attivarle e trasformarle;quindi l'autonomia delle persone è il fine ultimo dell'attività

professionale e viene considerata dal servizio sociale come la soluzione ai problemi in quanto i bisogni sono

identificato non tanto come carenza di qualcosa,ma per le ripercussioni che hanno sulle persone e per la

dipendenza che ne deriva. Autonomia significa conciliare le proprie regole con quelle degli altri e della

società e quindi porsi l'obbiettivo di potenziarla significa aiutare a sviluppare una serie di capacità umane-

relazionali che possono essere carenti e ostacolate da fattori sia esterni che interni al soggetto. Il servizio

sociale legge i problemi come generati e collocati nell'interazione tra persona e ambiente che viene visto

dalle moderne teorie come parte intrinseca dell'uomo;quindi la relazione che li lega è di reciprocità. Il

servizio sociale considera nella relazione tra persona e ambiente il disequilibrio tra bisogni individuali-sociali

e risorse individuali-sociali. Per il servizio sociale il concetto di ambiente contiene una molteplicità di

dimenzioni (da quello familiare a quello geografico ecc) e perciò va di volta in volta definito in relazione alla

natura del problem e alle caratteristiche delle relazioni che lo legano al soggetto. Sembra di aiuto in

proposito la teoria ecologica che parla di ambiente "nutritivo" se ha sufficienti risorse per far fronte ai

problemi e "stressante" se non le ha e quindi mette in crisi la persona che se supportata dallo stesso invece

può sviluppare autonomia,identità,competenza ecc. L'assistente sociale quindi tutela e responsabilizza sia

la persona che il territorio.


ACQUISTATO

28 volte

PAGINE

13

PESO

88.70 KB

AUTORE

vipviper

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di PRINCIPI E FONDAMENTI DEL SERVIZIO SOCIALE, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Servizio sociale, Neve. con un'esauriente spiegazione di questi temi: servizio sociale, risposte problemi sociali, percezione bisogno, nascita servizio sociale, sistema previdenziale, sistema sanitario.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in teorie, culture e tecniche per il servizio sociale
SSD:
Docente: Manca Anna
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di PRINCIPI E FONDAMENTI DEL SERVIZIO SOCIALE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Manca Anna.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!