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Capitolo 1: Servizio sociale e mondo delle risposte ai problemi sociali

Con il termine servizio sociale indichiamo sia una professione che una disciplina, nate in Italia su forte influenza della cultura anglosassone e in particolare statunitense. La terminologia internazionale in genere parla di "lavoro sociale" (inglese: social work) e di "lavoratore sociale" (inglese: social worker). Probabilmente la traduzione italiana risulta anomala perché il termine "lavoro" era troppo generico per il diverso intreccio tra cultura religiosa e cultura laica dell'Italia rispetto ai paesi anglosassoni. Il termine "servizio" invece ha il merito di racchiudere due significati:

  • Prestarsi a favore di qualcuno
  • Dipendere da qualcosa o qualcuno che dà prestazioni

Toscano sostiene che il termine "servizio", diversamente da quello "lavoro", si adatta sia al lessico della Chiesa che a quello dello Stato:

  • Nel contesto ecclesiastico il significato è "essere al servizio di, servire Dio che si identifica nel bisognoso"
  • Nel contesto statuale il servizio diventa come quello postale o ferroviario e cioè una funzione pubblica riconosciuta

Il servizio sociale come disciplina può dirsi in fieri e cioè in corso di svolgimento. Si parla infatti di "teorie a medio raggio" desumibili sia da conoscenze provenienti da diverse discipline e poi riadattate ai suoi obiettivi; sia dalla teorizzazione dell'esperienza sul campo; sia dalle esperienze provenienti da contesti diversi da quello italiano.

Modelli di risposta ai problemi sociali

Esistono vari tipi di risposte ai problemi sociali. Storicamente individuiamo due modelli di risposta:

  • Modello solidaristico: Spinta spontanea verso l'altro che nasce dal di dentro dell'essere umano. Presuppone il concetto di "solidarietà sociale" e cioè la capacità dei membri della società di agire come un unico soggetto convinti che il bene del singolo sia anche il bene di tutti. La spinta ad aiutare l'altro secondo le teorie psicoanalitiche è una riparazione al senso di colpa della società per aver contribuito a produrre certi mali sociali. La risposta è sempre un dono che presuppone parità tra chi dà e chi riceve. Esempi di solidarietà sono la famiglia, il volontariato, le prime comunità di fratelli cristiani i quali avevano tutto in comune (vendevano i loro possedimenti e li dividevano fra tutti, partecipavano all'Agape = mettere in comune). Nell'800 un esempio di solidarietà erano le società operaie di mutuo soccorso che per volontà dei lavoratori accantonavano una parte del loro stipendio che andava a beneficio di chi veniva colpito da lutti o malattie.
  • Modello assistenzialistico: Nasce man mano che gli uomini si organizzano in società e sentono il bisogno di darsi delle regole per garantire a tutti il vivere sociale. Il suo obiettivo primario è di essere di supporto agli obiettivi sociali che una società organizzata si dà. Se sconfinasse in una sorta di sostituzione delle politiche di supporto e di sviluppo generale dello Stato, scadrebbe in assistenzialismo.

Forme di aiuto nel modello assistenzialistico

Questo modello ha varie forme di aiuto:

  • La previdenza: Si occupa di problemi sociali che si prevede possano verificarsi, è possibile solo se si sono preventivamente accantonate le risorse e la risposta viene data solo al soggetto che avverte il problema e solo nel momento in cui questo si fa presente. I contributi vengono versati metà dal lavoratore e metà dal datore di lavoro (assicurazioni, INPS/Istituto nazionale per la previdenza sociale, INAIL/Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro).
  • Beneficenza: Elargizione discrezionale a chi ha bisogno.
  • Assistenza in senso stretto: Insieme di prestazioni e leggi volti a consentire un aiuto organizzato per superare situazioni di svantaggio o prevenirle.
  • Sicurezza sociale: A ciascuno viene assicurato ciò di cui ha bisogno per condurre una vita dignitosa dalla culla alla tomba; è una specie di previdenza estesa a tutti, ma deve essere teorizzata anche una porzione di assistenza in senso stretto perché dei bisogni possono sfuggire.
  • Sistema integrato di interventi e servizi sociali: L'8 novembre del 2000 è stata variata la riforma dell'assistenza con la legge 328/2000: legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Lo scopo era di rendere esigibili i diritti proclamati dalla Costituzione e per questo sono stati creati dei servizi e degli interventi integrati su base locale e sono stati individuati i livelli essenziali di assistenza.

Letture dei bisogni

Vi possono essere diverse letture dei bisogni come:

  • Fatto magico: Il bisogno è concepito come un fatto esterno alla natura dell'uomo. La risposta varia dalla carità all'esorcismo.
  • Fatto sociale: Nasce quando certi problemi assumono dimensioni molto amplie in una società. La risposta è compito dello Stato.
  • Fatto morale: Implica un giudizio che è lontano da una classificazione del bisogno come patologia. Le risposte sono in termini di privilegi o repressioni.
  • Diritto: In questo caso il sistema di risposta considera proprio dovere intervenire e i suoi obiettivi ultimi tendono verso la realizzazione di una giustizia sociale. Il problema sta nel fatto che i sistemi di risposta non riescono a cambiare in modo rapido quanto i bisogni.
  • Fatto scientifico: Il bisogno viene visto come qualcosa da studiare e indagare. Il problema è nel fatto che non è possibile per i ricercatori analizzare i bisogni in modo completamente oggettivo in primo luogo perché anche loro fanno parte della società.

Capitolo 2: Bisogni e servizio sociale

Il lavoro dell' assistente sociale ha per oggetto di studio i bisogni non soddisfatti, dunque i problemi delle persone. L'enfasi sul concetto di bisogno ha trovato spazio soprattutto negli anni '70, quando i nuovi sistemi di risposta sostituirono i vecchi con criteri di adeguamento delle risposte ai bisogni. Oggi più che il concetto di bisogno vengono enfatizzati concetti come qualità della vita e stato di benessere.

I bisogni in sé non esistono, è colui che è preposto a dare le risposte che ha bisogno di definire i bisogni, di classificarli per poter selezionare i mezzi per rispondervi. Infatti mentre i bisogni delle persone sono infiniti, le risorse necessarie per farvi fronte sono sempre limitate. Solitamente è un soggetto esterno che ha bisogno di identificare i bisogni, ma esso è diverso dal soggetto interno quindi è necessaria una relazione tra questi due soggetti. Solitamente si possono verificare due situazioni:

  • Il soggetto esterno può far prevalere la sua visione del bisogno provocando grazie al fatto di essere più forte una vera e propria colonizzazione cioè una definizione arbitraria del bisogno;
  • Si instaura un rapporto reciproco tra i due soggetti e quindi il soggetto interno ha la possibilità di concorrere a definire il suo bisogno.

La definizione generalmente accettata dalla maggior parte dei soggetti indica il bisogno come una mancanza, carenza di un bene. Le diverse agenzie deputate a fornire le risposte non possono non utilizzare qualche tipo di classificazione. Alcune delle più note sono quelle di:

  • McClelland che distingue i bisogni in: bisogno di affiliazione, bisogno di potere, bisogno di successo;
  • Maslow che distingue i bisogni in primari (della sopravvivenza), secondari (personali e sociali) e superiori (autorealizzazione), finché non sono soddisfatti i primi non possono essere avvertiti i secondi o i terzi (questo punto viene criticato);
  • Marx che distingue i bisogni in radicali e solubili, i primi aspettano un cambiamento radicale nella società, i secondi trovano soddisfazione anche nel mercato.

Caratteristiche principali del bisogno

Dal punto di vista del servizio sociale le caratteristiche principali del bisogno sono:

  • La soggettività: Non esiste un bisogno senza un soggetto che ne è titolare; avendo il soggetto una certa dose di libertà e intenzionalità i bisogni cambiano da persona a persona; ognuno vive in modo soggettivo il proprio bisogno; il significato che ognuno dà al bisogno è dettato dal proprio vissuto; non è mai del tutto conoscibile il bisogno vero perché non potremo mai metterci totalmente nei panni di chi è in stato di bisogno.
  • La globalità: Ogni bisogno va integrato nella dimensione di unitarietà in cui le persone vivono, non è possibile rispondere in modo settoriale ai bisogni perché così si arriva facilmente a distorcere la natura del bisogno; lo stesso vale per il mondo delle risposte che deve essere quindi dotato di flessibilità; il problema è che abbiamo a disposizione strumenti limitati per decifrare il bisogno e per dare le risposte necessarie.
  • La storicità: I bisogni cambiano perché mutano i fattori sociali, culturali e ambientali.

L'assistente sociale è in contatto con una serie di domande (dirette da parte dell'interessato, spontanee, costrette ecc). Ma l'interrogativo da porsi è quanto la domanda coincide davvero con il bisogno. Bertin suggerisce una scomposizione del percorso che dal bisogno porta alla risposta in tre momenti:

  • Percezione del bisogno: Percepire un disagio, un malessere vuol dire avvertire una discrepanza fra uno stato attuale e uno stato in cui si aspirerebbe o in cui ci si vorrebbe trovare. Ciò equivale a percepire de
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di PRINCIPI E FONDAMENTI DEL SERVIZIO SOCIALE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Manca Anna.
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