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• Sentire il flusso d'aria sulla guancia

Questa osservazione deve essere mantenuta per 10 secondi, contando ad alta voce, mantenendo

la testa del paziente iperestesa. Contare ad alta voce serve a chi interviene nel frattempo, e

conosce i fondamenti del BLS, a capire senza interrompervi che può essere necessario il suo

aiuto. È necessario fare attenzione a non confondere ansimi e gorgoglii emessi in caso di arresto

cardiaco (respiro agonico) con la respirazione normale: per questo è consigliabile considerare il

respiro assente se la vittima non respira normalmente.

In caso di assenza di segni respiratori sarà necessario praticare la respirazione artificiale bocca-

bocca o con l'ausilio di un pallone auto espandibile (AMBU).

Se il paziente è cosciente, la manovra GAS non servirà ad accertare la presenza di respiro ma,

effettuata in modo più discreto per non far preoccupare la vittima, andrà a valutare la qualità e

l'efficacia del respiro stesso.

RCP preso dalle slide

Sistema la tua mano dominante sullo sterno del paziente, al centro del torace, a livello della linea

ideale che unisce i capezzoli. Poni l’altra mano sulla prima con le dita intrecciate. Sistemati con le

braccia perpendicolari al piano dello sterno. Comprimi per 30 volte per abbassare il torace di 5 cm

con una frequenza di almeno 100 compressioni al minuto Consenti rilascio completo del torace,

senza staccare le mani. Se non hai problemi a ventilare, ogni 30 compressioni fornisci 2

insufflazioni: sarebbe meglio farlo; se invece non sei disposto a ventilare prosegui le compressioni.

TEMPI NELLA RCP

Le compressioni vanno fornite con una frequenza di 100/min. Ciò significa che ogni ciclo di 30

compressioni impegna circa 18 secondi. Ogni ventilazione impegna circa 1 secondo. Contando la

pausa per permettere la prima espirazione (che dura 1 secondo) ed almeno 2-3 secondi (ad

essere bravi!) per passare da ventilazione a compressioni complessivamente si impiegano circa 5-

6 secondi ad ogni ciclo.

Pertanto 5 cicli di RCP durano circa 2 minuti. In tale periodo dovrebbero venire fornite 150

compressioni e 10 ventilazioni. La frequenza cardiaca risultante è 75/min. La frequenza

respiratoria risultante è 5/min.

CAMBIO NEL BLS

E’ stato dimostrato che il soccorritore che fornisce le compressioni toraciche diventa inefficace

molto prima di rendersi conto che è stanco. Fra l’altro con la frequenza 30:2 e l’eliminazione dei

controlli periodici, ci si stanca prima che in passato.

Se i soccorritori sono almeno due occorre darsi il cambio circa ogni due minuti.

PER RIDURRE LE INTERRUZIONI IL CAMBIO PUO’ ESSERE FORNITO ALLA QUINDICESIMA

COMPRESSIONE DEL QUINTO CICLO.

Alla 15esima compressione del 5° ciclo (9-10-11-12-alla-prossima-cambio) e avviene il cambio.

Alcune novità delle linee guida 2005 - frequenza 30:2 - niente controlli periodici circolo (e respiro) -

una sola scarica invece di tre comportano un aumento della fatica rispetto alle procedure

precedenti.

Se i soccorritori sono almeno due occorre darsi il cambio circa ogni 2 minuti. PER RIDURRE LE

INTERRUZIONI IL CAMBIO DEVE ESSERE FORNITO DURANTE L’ANALISI DEL

DEFIBRILLATORE.

Il defibrillatore va posizionato a livello dell’orecchio del paziente in modo da poter essere utilizzato

sia quando siamo posizionati alla testa che quando siamo posizionati al fianco.

Le piastre devono essere posizionate: una sul margine destro dello sterno sotto la clavicola, l'altra

sotto la zona ascellare a livello del capezzolo. Se le piastre adesive non sono circolari l'asse più

lungo va parallelo all'asse lungo del corpo.

I TRAUMI COMUNI:

ABRASIONE: In campo medico l'abrasione è una leggera escoriazione della pelle o delle mucose

o una lesione della parte più esterna della pelle, provocata da un trauma consequenziale ad un

urto, o ad uno sfregamento con un oggetto in qualche modo contundente che colpisce di striscio la

superficie interessata. Nei casi più incisivi l'abrasione può sfociare in una contusione dei tessuti.

L'abrasione può emettere una fuoriuscita di sostanza che costituisce una crosta giallastra o

inscurita nel caso della espulsione di sangue dai vasi sanguigni. Si parla, invece, di abrasione

corneale quando ci si riferisce a danni superficiali della cornea, la 'calotta' trasparente che

protegge l'occhio, posta in corrispondenza dell'iride. Questo tipo di escoriazione può causare

sensazione di corpo estraneo, dolore, fotofobia, arrossamento oculare e lacrimazione. Inoltre, se è

stata danneggiata (ad esempio in seguito a un graffio) la zona centrale in corrispondenza della

pupilla ci sarà anche una riduzione della vista, generalmente temporanea, dato che se l'abrasione

corneale viene curata correttamente si recuperano le capacità visive precedenti il danno. A livello

dermatologico, l'abrasione può anche essere prodotta volontariamente per eliminare cicatrici

provocate dall'acne o da tatuaggi. In questo caso si parla di dermoabrasione. Un tipo di abrasione

simile può essere utile per permettere la penetrazione nell'organismo di vaccini o allergeni. Tale

procedura è detta scarificazione. Questo aspetto positivo, tuttavia, può presentare anche un

rischio. Se non è disinfettata, infatti, l'abrasione può costituire una via di entrata per virus o batteri.

CONTUSIONE: Le contusioni sono lesioni conseguenza di un trauma diretto, la cui forza

vulnerante non è sufficiente a provocare una discontinuità dei tessuti biologici (nel qual caso,

invece, si deve parlare più propriamente di ferita).Possono interessare tutti i tessuti e gli organi del

corpo umano, sia esterni che interni. Nell'ambito delle contusioni si possono distinguere:

Ecchimosi: lesioni caratterizzate dalla rottura di piccoli capillari, con modesto stravaso ematico,

mentre lo strato superficiale rimane integro. Ematoma: lesione in cui si ha la rottura di vasi

sanguigni più grandi con conseguente emorragia significativa. La raccolta di sangue può rimanere

circoscritta o infiltrare i tessuti circostanti. Abrasione: caratterizzata da micro rotture degli strati più

superficiali dell'epidermide. Escoriazione: quando la discontinuità interessa gli strati più profondi

e si accompagna a modeste lesioni vascolari. Le contusioni sono lesioni molto frequenti ed in

genere non richiedono terapie particolari tranne che nel caso degli ematomi voluminosi o che

comprimono strutture vitali e che vanno svuotati per aspirazione. Quando l'evento traumatico ha

una intensità tanto elevata da provocare oltre al fatto contusivo anche una rottura dei tessuti, di

solito non lineare e a margini sfrangiati si parla di ferita lacero-contusa.

TRAUMA CRANICO: Trauma che avviene quando qualsiasi tipo di forza esterna colpisce la

scatola cranica. Può comportare lesioni di gravità diverse, dalle semplici lesioni superficiali al cuoio

capelluto alla morte immediata. Le lesioni possono essere: esterne (contusione, tumefazione,

ferita, frattura) o interne (ematoma cerebrale, contusione cerebrale, commozione cerebrale, danni

al bulbo).

LE FRATTURE:

Lesione ossea che segue più comunemente a traumi, ma sono possibili anche fratture spontanee,

da fragilità ossea, come in corso di osteoporosi e in alcune forme neoplastiche. Può essere

composta, scomposta o esposta.

FRATTURA COMPOSTA: frattura senza spostamento dei frammenti ossei, che continueranno a

essere allineati e in sede. Può avvenire a seguito di un trauma o a causa di patologie ossee (a

esempio, un tumore). È importante che la zona della frattura resti immobile per evitare che i

monconi possano recidere tessuti o vasi.

FRATTURA SCOMPOSTA E ESPOSTA: Rottura con spostamento dei frammenti ossei dalla loro

normale posizione anatomica. Il primo soccorso consiste nell’immobilizzazione dell’arto o della

zona fratturata: il movimento dei monconi ossei potrebbe provocare lacerazioni di vasi o nervi con

successive complicazioni, anche gravi. La riduzione della frattura va effettuata esclusivamente in

sede ospedaliera da personale medico. Frattura scomposta con fuoriuscita di un frammento

osseo attraverso la cute. :

FRATTURA A LEGNO VERDE La frattura che più frequentemente si riscontra nei bambini piccoli

è la frattura della clavicola. Essa è generalmente causata da una caduta sul moncone della spalla

ed è riconoscibile perché il bambino sente dolore quando tenta di alzare il braccio sopra la testa e

ad una lieve palpazione è facile localizzare il punto di massimo dolore e sentire la tumefazione e la

deformazione sotto le dita. Questo tipo di frattura è frequentemente legato al parto nei neonati di

grosse dimensioni, ma non è preoccupante. Il braccio del bambino sarà immobilizzato per circa 10

giorni, fissato con un bracciale di stoffa nella cosiddetta posizione dello schermidore, al cuscino del

lettino, tale posizione permetterà una corretta formazione del callo osseo e la conseguente

guarigione della frattura. Nei bambini più grandi le fratture che più spesso si riscontrano sono

quelle a carico degli arti, sia inferiori che superiori. Fra queste ricordiamo Frattura del piede, in

realtà la frattura riguarda le ossa del metatarso, ovvero le piccole cinque ossa che formano il dorso

del piede, essa è per lo più causata durante una corsa o una marcia. Questa frattura è difficile da

diagnosticare e anche all'esame radiografico può comparire anche dopo 1-2 settimane

dall'avvenuta frattura. Frattura della caviglia, coinvolge le estremità inferiori della tibia, della fibula e

del perone. Il punto di massima dolorabilità è posto sopra l'estremità inferiore dell'osso. Senza

radiografie, a meno che non si tratti di una frattura particolarmente grave, non è facile distinguerla

da una distorsione. Frattura del polso, si fratturano le estremità inferiori del radio e dell'ulna, la ci si

procura il più delle volte cadendo sul palmo della mano. Si distingue dalle distorsioni del polso

perché il punto di massima dolorabilità è sopra l'articolazione del polso e si accentua con i

movimenti di pronazione e supinazione della mano. Frattura del gomito, sono interessate le

estremità inferiori di questo osso. Si riconosce perché si ha subito un rigonfiamento abbastanza

evidente, il massimo punto di dolorabilità è all'articolazione o qualche centimetro al di sopra di

essa e ogni movimento dell'avambraccio causa dolore. Fratture delle dita della mano, è interessata

generalmente, l'ultima falange delle dita, e a meno che non ci sia una frattura esposta o non

allineata, le fratture della mano guariscono spontaneamente, in ogni caso è sufficiente

l'immobilizzazione per 3-4 settimane. Fratture delle dita dei piedi, se non si tratta di fratture

esposte è sufficiente che il dito fratturato sia separato dalle altre dita con del cotone e contenuto

con del cerotto adesivo. Sono sufficienti dalle 2 alle 3 settimane per la guarigione.

FERITE:

Una ferita è un'interruzione della continuità della cute o delle mucose con danneggiamento dei

tessuti sottostanti. Viene definita ferita superficiale se interessa solo i primi strati della cute,

profonda se interessa muscoli, ossa o organi interni, penetrante se l'azione traumatica raggiunge

cavità anatomiche come l'addome o il torace. Le ferite vengono anche distinte e classificate a

seconda di come si presentano. Si ha un'abrasione quando un corpo tagliente danneggia o

asporta i primi strati della cute. Un'escoriazione è dovuta invece a corpi contundenti irregolari,

come le ferite da strisciamento, che possono presentare schegge di legno, terriccio e altre piccole

particelle che devono essere rimosse. Le ferite da punta, dovute a spilli, chiodi, schegge o altro,

sono quelle che penetrano nella cute perpendicolarmente. Le ferite da taglio sono provocate da

vetri, coltelli e lamine. Le ferite lacere avvengono per strappamento della cute. Le ferite lacero

contuse sono infine provocate da botte o contusioni che includono una lacerazione della pelle ma

anche la presenza di ematomi e ecchimosi. Di fronte a una ferita bisogna operare in ambiente il più

possibile sterile ed osservare tutte le norme di igiene e disinfezione. Nello stesso tempo Il

soccorritore deve prestare attenzione anche alla propria salute. Il sangue è un potenziale veicolo

per la trasmissione di numerose malattie: è necessario proteggersi dal contatto diretto col sangue

mediante l'uso di appositi guanti in lattice. ATTENZIONE: in caso di perforazioni non rimuovere mai

gli oggetti estranei ma immobilizzarli. L'estrazione deve infatti essere fatta sotto controllo medico

perché può aggravare notevolmente l'emorragia. ATTENZIONE alle complicazioni delle ferite.

Attraverso le ferite spore, batteri e virus possono penetrare all'interno dell'organismo e moltiplicarsi

velocemente creando infezioni e altre complicazioni. Il nostro corpo produce appositi anticorpi per

difendersi da questi inconvenienti, ma talvolta non sono sufficienti.

NEL CASO DI PICCOLE FERITE: lavare abbondantemente la ferita con acqua e sapone e

rimuovere eventuali corpi estranei come terra o schegge. Disinfettare la ferita con acqua

ossigenata. Evitare l'uso di alcol (utile invece per sterilizzare) o della tintura di iodio, sostanze

nocive se applicate direttamente sulle ferite. Ricoprire la ferita con garze sterili. Al di sopra di

queste (non a diretto contatto con la ferita) si può porre del cotone idrofilo con funzione di

tampone. La medicazione, infine, può essere fissata mediante bende o cerotti.

NEL CASO DI FERITE GRAVI O PROFONDE: è necessario arginare la fuoriuscita del sangue ed

eventualmente porre l'infortunato in posizione antishock in attesa dei soccorsi.

FERITE AL TORACE: possono essere molto gravi se interessano il polmone. Se l'agente lesivo è

in sede non rimuoverlo, altrimenti tamponare, tenere l'infortunato in posizione semi seduta e

chiamare i soccorsi.

FERITE ALL’ADDOME: in questo caso si corre il pericolo di essere in presenza anche di

emorragie interne. E' necessario chiamare i soccorsi. Non bisogna mai rimuovere i corpi estranei.

Se questi non sono più in sede è utile fasciare la parte. ATTENZIONE: non dare mai da bere

all'infortunato anche se lo richiede insistentemente. Se fuoriesce l'intestino non cercare di farlo

rientrare, ma ricoprire le viscere con teli sterili e mantenere l'infortunato in posizione semi seduta.

FERITE ALL’OCCHIO: Anche in questo caso bisogna evitare di rimuovere i corpi estranei

conficcati, chiamare i soccorsi e cercare di porre una medicazione sterile su entrambi gli occhi, per

ridurre così al minimo i movimenti dei bulbi oculari, che possono aggravare la situazione.

FERITE DA TAGLIO: Sono prodotte da agenti affilati quali coltelli, rasoi, schegge di vetro o

metalliche, premuti e fatti scorrere su un tessuto corporeo. Si presentano rettilinee o ad ampia

curvatura, più lunghe che profonde, con una caratteristica coda iniziale breve (tratto iniziale del

contatto) e una coda finale più lunga (allontanamento del tagliente dal tessuto). Una caratteristica

ferita da taglio è quella chirurgica da bisturi. Hanno i margini netti e sono, in genere, fortemente

sanguinanti. L'entità dell'emorragia è legata al numero, al diametro e alla natura arteriosa o venosa

dei vasi interrotti, elementi spesso in relazione sia con la profondità del taglio che con il distretto

coinvolto. Risultano particolarmente sanguinanti, ad esempio, le ferite del cuoio capelluto, molto

meno quelle della linea alba, struttura preferita, per questo motivo, nelle grandi incisioni

laparotomiche. Le ferite da taglio spesso provocano un sanguinamento diffuso e puntiforme dei

bordi, detto a nappo. Questo tipo di ferita, in particolare quella chirurgica che è più netta e

regolare, va incontro a guarigione con ottimi risultati estetici. È condizione essenziale però che sia

adeguatamente suturata e che non sia contaminata. In presenza di fenomeni settici concomitanti

(intervento per appendicite acuta purulenta o per perforazione intestinale) o insorti nel decorso

post-operatorio (infezione secondaria del sito chirurgico) anche la sutura più accurata non riesce

ad evitare danni al normale processo di guarigione della ferita con possibili esiti cicatriziali

antiestetici.

FERITA LACERO-CONTUSA: È dovuta ad un’azione vulnerante di pestamento e di lacerazione

che superi i limiti di elasticità dei tessuti. I caratteri di queste ferite, più sviluppate in ampiezza che

in profondità, sono rappresentati dalla forma irregolare, dai margini sottili e sfrangiati, dal fondo

ricoperto di coaguli sanguigni e di materiali estranei inquinanti quali terriccio, frammenti di abiti ecc.

Il sanguinamento e il dolore sono in generale più modesti poiché la lacerazione dei tessuti

favorisce la retrazione o lo spasmo dei vasi sanguigni e blocca, almeno in parte, la trasmissione

degli stimoli dolorifici. Il trattamento di queste ferite deve tendere alla più scrupolosa pulizia e alla

regolarizzazione dei margini, del fondo e dei vari strati della lesione allo scopo di rendere

realizzabile una immediata riparazione chirurgica della lesione ed evitare le gravissime

complicazioni del tetano e della cancrena gassosa. Qualora si riscontri una rilevante perdita di

sostanza, si ovvierà a ciò consentendo la graduale guarigione per ricostituzione del tessuto

mancante oppure si provvederà con interventi di chirurgia plastica. Se il pericolo di infezione è

grande, diventa opportuno non suturare completamente la ferita ma lasciare un drenaggio per la

fuoruscita dei liquidi infetti, parallelamente si deve attuare una terapia a base di antibiotici e una

profilassi antitetanica.

LO SHOCK:

Con il termine shock si intende una insufficiente ossigenazione dei tessuti causata da alterazione

del sistema cardio- circolatorio che non riesce a fornire un apporto sufficiente di sangue. Cuore,

sangue e vasi sanguigni concorrono a mantenere un’ adeguata pressione arteriosa e quindi una

buona perfusione tissutale.

LA PERFUSIONE TISSUTALE: Con il termine perfusione tissutale si indica la quantità di

ossigeno che arriva alle cellule.

Per far passare l’ossigeno dal sangue ai tessuti occorre una “spinta” costituita dalla pressione di

perfusione che in genere è sufficiente se la pressione sistolica è almeno 80 mmHg. Se la

pressione arteriosa non è sufficiente, si può manifestare un disturbo chiamato collasso o shock

compensato che, se non si interviene, può diventare vero e proprio stato di shock. Segni di

insufficiente perfusione tissutale sono: cute fredda, pallida e sudata poiché il sangue viene

dirottato verso cuore e cervello ; possibili aree di cianosi dovute ad un aumentato tempo di

riempimento capillare.

Ognuno dei tre elementi che provvedono a mantenere la pressione arteriosa nella norma può

causare un particolare tipo di shock:

Cuore: Shock Cardiogeno

Sangue: Shock Ipovolemico

Vasi: Shock Neurogeno

SHOCK CARDIOGENO: CAUSE: infarto (flusso coronarico interrotto, necrosi, sistole meno

efficaci, abbassamento di pressione, insufficiente irrorazione) ; lesioni del cuore (tamponamento

cardiaco) ; accentuata alterazione del ritmo cardiaco ; shock elettrici . Molte malattie, se non

curate, possono provocare un danno cardiaco tale da causare uno shock cardiogeno. Pressione

sanguigna bassa e gonfiore immotivato alle caviglie sono segni di un possibile deficit del cuore e

non devono essere sottovalutati.

SHOCK IPOVOLEMICO ( emorragico): perdita acuta ed importante di: sangue (emorragie

consistenti) ; plasma (gravi ustioni); altri fluidi corporei ( vomito e diarrea protratti nei bambini

piccoli e negli anziani).

SHOCK NEUROGENO: Consiste in un aumento del volume del sistema circolatorio. CAUSE:

Otturazione dei vasi: embolia che ostruisce il circolo polmonare ; Perdita di tono con eccessiva

dilatazione delle arterie: il sangue scorre troppo facilmente nei vasi

EMBOLIA: E’ lo spostamento e l’arresto di un coagulo di sangue , di un ateroma o di una bolla

d’aria all’interno di un vaso sanguigno. Questa ostruzione provoca un diminuito ritorno del

sangue al ventricolo sinistro con conseguente improvviso calo di pressione e quindi shock.

ECCESSIVA VASODILATAZIONE: Si verifica quando il Sistema Nervoso Autonomo è

danneggiato e non riesce più a controllare il diametro dei vasi sanguigni. Questo aumento del

letto vascolare non permette al sangue disponibile di riempire adeguatamente i vasi: ne consegue

uno stato di shock. Es: Una lesione midollare con danno al tronco dell’encefalo provoca una

perdita di tono muscolare delle arterie; questa vasodilatazione aumenta la capacità del sistema

circolatorio e la quantità di sangue in circolo non è più sufficiente a mantenere una pressione

adeguata. Si può avere shock neurogeno per perdita di tono anche in seguito a: intossicazione

,infezione ,ascesso , violenti colpi all’addome.

Cosa accade quando si presenta uno stato di shock? Come conseguenza si ha: cute fredda e

pallida; debolezza muscolare. Di fronte al ridotto volume di sangue le arterie e le arteriole

reagiranno costringendosi. Come conseguenza il polso si fa più rapido, più debole e meno ampio.

L’attività cerebrale inizia ad essere compromessa e Il paziente è: confuso ; disorientato;

apprensivo,impaurito , non collaborante, a volte anche violento. Se lo shock continua a peggiorare

si può arrivare ad anossia cerebrale. Il paziente: diventa letargico, perde conoscenza, può

presentare convulsioni.

Come ci accorgiamo che un paziente sta andando in shock? il battito cardiaco è più rapido, la

respirazione è più frequente, il paziente è irrequieto e aggressivo; presenza di sete, debolezza,

nausea; cute fredda, pallida e sudata con possibili aree di cianosi ; alterazione dello stato di

coscienza ;depressione dei riflessi visivi e uditivi, difficoltà a deglutire e voce fievole.

Come prevenire, controllare e trattare uno shock? Posizione anti-shock (no se presenti lesioni al

collo, colonna vertebrale, torace, addome, bacino, arti inferiori, trauma cranico);ABC standard;

Mantenere il paziente al caldo. In caso di shock emorragico, controllare la perdita di sangue .Non

somministrare nulla per bocca (bevande o medicinali) al paziente ed essere pronti all’eventualità

che vomiti.

SHOCK ANAFILATTICO: Lo shock anafilattico è una reazione pericolosissima dell’organismo ad

un allergene a cui la persona è estremamente allergica. Allertare subito i soccorsi. CAUSE:

punture di insetti, ingestione di allergeni, inalazione di allergeni, iniezione e assorbimento allergeni.

L’esposizione all’allergene causa una rapida dilatazione dei vasi sanguigni ed una drastica

diminuzione della pressione I tessuti che rivestono il sistema respiratorio possono gonfiarsi

(spasmo della glottide) fino ad ostruire le vie aeree superiori causando un arresto respiratorio.

SINTOMI: prurito e bruciore alla pelle, costrizione dolorosa al torace, difficoltà respiratoria,

vertigine, ansia ed irrequietezza, mal di testa, nausea, dolore addominale e diarrea, raramente

temporanea perdita di coscienza. SEGNI: formicolio alle labbra, gonfiore alla lingua, spasmo della

glottide, respirazione difficoltosa, a volte con rantoli,polso rapido e molto debole, pelle arrossata o

evidente eritema, marcato rigonfiamento del viso, con cianosi delle labbra e pallore intorno alla

bocca, vomito, spesso vi è rigonfiamento delle caviglie e dei polsi.

SHOCK SETTICO: E’ causato da una grave infezione non curata. Nel flusso sanguigno vengono

rilasciate tossine che causano una dilatazione dei vasi sanguigni, aumentando la capacità del

sistema circolatorio fino a superare i suoi limiti funzionali. Il plasma fuoriesce dalle pareti dei vasi,

causando riduzione di volume sanguigno.

SHOCK PSICOGENO: Corrisponde ad una sincope vaso-vagale. E’ una reazione del S.N. spesso

causata da paura, brutte notizie, vista di sangue, eccitazione collettiva… Si verifica un’improvvisa

dilatazione dei vasi con conseguente diminuzione di flusso sanguigno al cervello, causando una

perdita di coscienza temporanea e non grave.

LIFE SKILLS:

COMPETENZE - CAPACITA' UTILI PER AFFRONTARE I PROBLEMI DELLA VITA QUOTIDIANA.

CON IL TERMINE “LIFE SKILLS” SI INTENDONO LE CAPACITA’ DI ASSUMERE

COMPORTAMENTI POSITIVI CHE CONSENTONO DI TRATTARE EFFICACEMENTE LE

RICHIESTE E LE SFIDE DELLA VITA QUOTIDIANA.

TEORIA DELL’APPRENDIMENTO SOCIALE “A. BANDURA”:

L’APPRENDIMENTO E’ UN’ACQUISIZIONE ATTIVA CHE AVVIENE ATTRAVERSO LA

TRASFORMAZIONE E LA STRUTTURAZIONE DELL’ESPERIENZA. GLI INDIVIDUI NON

SUBISCONO PASSIVAMENTE LE INFLUENZE DEL PROPRIO AMBIENTE MA MANTENGONO

CON ESSE UN RAPPORTO DI INTERAZIONE RECIPROCA E POSSONO MIGLIORARE IL

PROPRIO LIVELLO DI AUTOEFFICACIA ACQUISENDO NUOVE CONOSCENZE E ABILITA’ PER

AFFRONTARE E GESTIRE SITUAZIONI DIVERSE E PROBLEMATICHE. L’APPRENDIMENTO

PUO’ VERIFICARSI O ATTRAVERSO L’ESPERIENZA DIRETTA OPPURE INDIRETTAMENTE,

OSSERVANDO E MODELLANDO LE PROPRIE AZIONI SU QUELLE DEGLI ALTRI IN CUI SI

IDENTIFICA, O ATTRAVERSO LA FORMAZIONE DI ABILITA’ LEGATE ALLA SITUAZIONE

SPECIFICA, COME L’AUTOVALUTAZIONE, CHE RAFFORZA LA FIDUCIA DI ESSERE IN

GRADO DI ATTUARE UN DETERMINATO COMPORTAMENTO.

“EMPOWERMENT & SELF-EMPOWERMENT”:

PROCESSO DI CRESCITA, INDIVIDUALE O DI GRUPPO, BASATO SULL'INCREMENTO DELLA

STIMA DI SE', DELL'AUTOEFFICACIA E AUTODETERMINAZIONE, PER FAR EMERGERE

RISORSE NASCOSTE E PORTARE L'INDIVIDUO ALLA CONSAPEVOLEZZA DEL SUO

POTENZIALE.

SONO TECNICHE UTILI A POTENZIARE E MIGLIORARE LE CAPACITA’ DECISIONALI NEI

SISTEMI PSICOLOGICI INDIVIDUALI E SONO FINALIZZATE ALLO SVILUPPO

DELL’AUTOEFFICACIA E DELL’AUTOCONSAPEVOLEZZA NELLA GESTIONE DEI FATTORI DI

RISCHIO E DEI FATTORI PROTETTIVI DELLA SALUTE PERSONALE.

STRUMENTI: GLI STRUMENTI DI CUI SI AVVALGONO CONSISTONO IN TECNICHE

DIVERSIFICATE, ANCHE ESPERENZIALI, BASATE SUL DARE INFORMAZIONI, SUL

CONSENTIRE L’ACQUISIZIONE DI ABILITA’ ( LIFE SKILLS ) E SU COMPETENZE SPECIFICHE

PER IL PROGRESSO COGNITIVO E COMPORTAMENTALE DEI SOGGETTI.

ESSERE “SPALLEGGIATI”: RISORSE E SENSO DI AUTO EFFICACIA DEL SINGOLO,

PORTANO AD UN POTENZIAMENTO DELLE CAPACITA’; RISORSE E SENSO DI AUTO

EFFICACIA DELLA RETE SOCIALE CHE HA INTORNO, PORTANO AD UN CIRCOLO

VIRTUOSO CHE AIUTA L’INDIVIDUO AD AFFRONTARE MEGLIO GLI EVENTI DI VITA

STRESSANTE IN QUANTO “SPALLEGGIATO”, SUPPORTATO E CONTENUTO DALLA

COMUNITA’ IN CUI VIVE.

CAPACITA’ DI PRENDERE DECISIONI: Competenza che aiuta ad affrontare in modo costruttivo

le decisioni nelle diverse situazioni e contesti di vita. La capacità di elaborale in modo attivo il

processo decisionale può avere implicazioni positive sulla salute attraverso una valutazione delle

diverse opzioni e delle conseguenze che esse implicano.

CAPACITA’ DI RISOLVERE PROBLEMI: Competenza che permette di affrontare in modo

costruttivo i diversi problemi, i quali, se lasciati irrisolti, possono causare stress mentale e tensioni

fisiche.

CREATIVITA’: Competenza che aiuta ad affrontare in modo versatile tutte le situazioni della vita

quotidiane; contribuisce sia alla capacità di prendere decisioni che alla capacità di risolvere

problemi, permettendo di esplorare le alternative possibili e le conseguenze delle diverse opzioni.

SENSO CRITICO: Abilità nell’analizzare informazioni ed esperienze in modo oggettivo,

valutandone vantaggi e svantaggi, al fine di arrivare ad una decisione più consapevole. Il senso

critico può contribuire alla promozione della salute permettendo di riconoscere e valutare i diversi

fattori che influenzano gli atteggiamenti e il comportamento, quali ad esempio le pressioni dei

coetanei e l’influenza dei mass media.

COMUNICAZIONE EFFICACE: Consiste nel sapersi esprimere,sia verbalmente che non

verbalmente in modo efficace e congruo alla propria cultura e in ogni situazione particolare.

Significa esprimere opinioni e desideri, ma anche bisogni e sentimenti; essere in grado di ascoltare

in modo accurato comprendendo l’altro. Significa inoltre essere capaci, in caso di necessità, di

chiedere aiuto.

CAPACITA’ DI RELAZIONARSI CON GLI ALTRI: Abilità di interagire e relazionarsi con gli altri in

modo positivo sapendo creare e mantenere relazioni significative, fondamentali per il benessere

psicosociale, sia in ambito amicale che familiare: tale competenza permette anche la possibilità di

interrompere le relazioni, quando necessario, in modo costruttivo.

AUTOCOSCENZA: Autoconsapevolezza o conoscenza di sé, del proprio carattere, dei propri punti

deboli e forti, dei propri desideri e bisogni. Abilità di comprensione dello stress. Prerequisito

indispensabile per una comunicazione efficace, per relazioni interpersonali positive e per la

comprensione empatica degli altri.

EMPATIA: Capacità di comprendere gli altri, di “mettersi nei loro panni”, anche in situazioni non

familiari. Abilità di migliorare le relazioni sociali, l’accettazione e la comprensione degli altri.

GESTIONE DELLE EMOZIONI: Capacità di riconoscere l’emozioni in se stessi e negli altri. Abilità

di provare emozioni intense,come rabbia e dolore. Consapevolezza di come le emozioni

influenzano il comportamento e capacità di gestione delle stesse.

GESTIONE DELLO STRESS: Competenza di riconoscere le cause di tensione e di stress della

vita quotidiana e nel controllarle, sia tramite cambiamenti nell’ambiente o nello stile di vita.

Capacità di rilassarsi e gestire le tensioni.

COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE:

COMUNICAZIONE NON VERBALE: La CNV è una comunicazione extra-linguistica che

accompagna e talvolta sostituisce il parlato. Essa comprende una molteplicità di processi

comunicativi che coinvolgono la voce, la mimica facciale, lo sguardo, i gesti, la postura, il contatto

e la distanza interpersonale, la sincronia comunicativa, l’abbigliamento e il trucco. I sistemi di

comunicazione non verbale sono: il sistema paralinguistico; il sistema cinestesico; il sistema

aptico; il sistema prossemico; il sistema cronemico; sistema vestemico. Nelle sue diverse

manifestazioni, la CNV è caratterizzata da meccanismi automatici che implicano una certa dose di

inconsapevolezza; è tuttavia sempre presente un grado variabile di consapevolezza meta

comunicativa. Tale consapevolezza è una variabile interiore culturale e individuale che non può

prescindere da alcun tipo di manifestazione comunicativa. Per quanto riguarda la CNV, essa

agisce sulla regolazione volontaria dell’attenzione e delle espressive di CNV.

COMUNICAZIONE VERBALE: La CV è la comunicazione linguistica che si attua attraverso uno

scambio di atti linguistici tra due o più interlocutori. L’atto linguistico è un messaggio verbale o

scritto codificato da un mittente e decodificato da un destinatario attraverso l’uso della lingua, cioè

di un sistema condiviso di segni linguistici. Esso è parte dell’evento linguistico che consiste nella

concatenazione di più atti linguistico. L’evento linguistico è a sua volta parte dell’ evento

comunicativo. La decodificazione del messaggio è un atto interpretativo delle significazioni verbali

e delle segnalazioni non verbali paralinguistiche, cinestesiche, aptiche, prossemiche, cronemiche e

vestemiche. È resa possibile dalla condivisione cognitiva dei diversi sistemi di CV e CNV.

RAPPORTO TRA COMUNICAZIONE VERBALE E COMUNICAZIONE NON VERBALE

NELL’EVENTO COMUNICATIVO: Nell’evento comunicativo il sistema di codificazione linguistica

interagisce con uno o più sistemi di comunicazione extralinguistica, automaticamente e/o

volontariamente messi in atto. Alla CV è affidata l’efficacia significazionale mentre alla CNV è

affidata l’efficacia relazionale.

IL SISTEMA PARALINGUISTICO: Concerne la prosodia, cioè l’andamento e la dinamica del

flusso fonatorio. Le componenti paralinguistiche del messaggio comunicato sono le unità

prosodiche della catena parlata nel suo insieme. Tali componenti sono quelle che consentono il

riconoscimento di una voce familiare vs. una voce sconosciuta, una voce giovane vs. una voce

anziana, un tono arrabbiato vs. un tono benevolo.

LE UNITA’ PROSODICHE: Durata, intensità, altezza, accento, tono, intonazione, velocità

dell’esecuzione (o dell’eloquio), pause piene (ehm mmh) e pause vuote (silenzio).

I TRE FATTORI PROSODICI: Durata, intensità e altezza sono i fattori prosodici che condizionano

la prosodia della catena parlata. Nell’emissione del flusso fonatorio i tre fattori sono sinergici, ma la

prevalenza dell’uno sull’altro determina il tipo di fenomeno prosodico. DURATA: È il tempo della

tenuta di un fono della catena parlata. Quando l’allungamento è intenzionale ha una funzione

enfatico - espressiva (es. beeello!!); INTENSITA’: È il volume dell’emissione fonica. Può andare dal

pianissimo al fortissimo. Dal punto di vista prosodico è correlata all’accento d’intensità. Dal punto

di vista relazionale la sua variazione esprime diverse intenzioni (aumento dovuto a: arrabbiatura,

ambiente disturbato, richiamo dell’attenzione, sordità, ecc.); ALTEZZA: È la frequenza

dell’emissione fonica. Determina la sensazione psicoacustica di acutezza della voce su una scala

che va dal grave all’acuto. Costituisce il fattore fondamentale di caratterizzazione delle voci

maschili, femminili e infantili.

IL TONO: è la messa in rilievo di una sillaba rispetto alle altre tramite la variazione prevalente di

altezza. Le modulazioni volontarie del tono della voce, basso-medio-alto, concorrono al significato

implicito del messaggio (può denotare imbarazzo, gravità del messaggio comunicato, falsità, ecc.).

Mentre L’INTONAZIONE: è l’andamento melodico del flusso fonatorio dato dalle variazioni di

altezza nel corso dell’intero enunciato. Ogni lingua presenta una tipologia di intonazione della

frase, con diversi schemi intonativi (es. discendente, ascendente, sospensivo) legati al tipo di frase

prodotta (es. affermativa, imperativa, interrogativa, incompleta).

IL SISTEMA CINESTETICO: Comprende i movimenti del corpo, del volto e degli occhi. La

postura, la gestualità e l’espressione che accompagnano il parlato sono l’oggetto di studio della

cinesica. Sono componenti cinestesiche: Mimica facciale; Sguardo; Sorriso; Gesti.

MIMICA FACCIALE: I movimenti del volto costituiscono un sistema semiotico privilegiato di

segnalazione in situazioni cognitive, emotive e interattive. Le ricerche elettromiografiche sui

muscoli facciali hanno messo in evidenza un flusso continuo di informazioni nervose in condizioni

emotivamente e cognitivamente attivate. Gli studi mirati alla codificazione e classificazione dei

movimenti facciali hanno individuato 44 unità di movimento delle componenti anatomo -

fisiologiche e oltre 7000 espressioni facciali. Le espressioni facciali servono per manifestare

determinati stati mentali ed emotivi dell’individuo, le esperienze, le intenzioni, gli atteggiamenti

interpersonali. Come meccanismo automatico o volontario, la mimica facciale riveste un valore

emotivo o una funzione comunicativa. In quanto manifestazione più o meno controllata e volontaria

delle emozioni, delle intenzioni, degli atteggiamenti e degli obiettivi dell’individuo, la mimica

facciale ha una funzione comunicativa e sociale, anche se isolatamente prodotta (socialità

implicita), pertanto ogni espressione ha un significato variabile in funzione del contesto

situazionale ( espressione incerta, ironica, maliziosa).

SORRISO: È uno dei segnali fondamentali della specie umana formalmente e funzionalmente

diversificato, a differenza dell’omologa espressione facciale delle scimmie usata come atto univoco

di difesa o di sottomissione. Gli studi sulla classificazione dei movimenti facciali hanno individuato

19 configurazioni diverse di sorriso. Legato alla manifestazione volontaria o involontaria delle

emozioni, il sorriso riveste tuttavia importanti funzioni nell’interazione sociale: regolatore dei

rapporti sociali; promotore dell’affinità relazionale; strumento informativo.

LO SGUARDO: Rappresenta una potente modalità comunicativa Intensità, durata e direzione

dello sguardo variano in relazione: ai diversi contesti e al grado di intimità (familiare o estraneo);

all’emozione sottostante (gioia, imbarazzo, vergogna, disgusto); al valore sociale in un dato

contesto culturale (fissazione oculare può avere valore di sfida, sincerità, pericolo, minaccia). Il

contatto oculare permette l’instaurarsi di qualsiasi tipo di rapporto interpersonale, positivo o

negativo, e ha la funzione di feedback sulla situazione relazionale in atto. Nella conversazione

assume la funzione di segnale d’appello per comunicare la propria disponibilità a iniziare

un’interazione o, nella conversazione già avviata, di regolatore della turnazione.

IL SISTEMA APTICO: è il sistema di contatto corporeo, cioè l’insieme delle azioni di contatto che

possono intervenire tra gli interlocutori di un atto comunicativo (mano sulla spalla, schiaffetto,

carezza). Il toccare l’altro influenza la natura e la qualità della relazione ed esprime diversi

atteggiamenti interpersonali.

IL SISTEMA PROSSEMICO: è il sistema di percezione, organizzazione e uso dello spazio e della

distanza interpersonale. Nella mutua regolazione della distanza spaziale tra gli interlocutori si

individuano delle zone in base al tipo di relazione interpersonale: zona intima (0-0,5 cm), zona

personale (0,5-1m), zona sociale, zona pubblica. Il rispetto o il venir meno del rispetto della

distanza spaziale assume pertanto importanti significati a livello comunicativo.

IL SISTEMA CRONEMICO: è il sistema di percezione, organizzazione e uso del tempo per la

scansione delle attività e dell’esperienza individuali. Tale percezione e uso del tempo da parte di

un soggetto dipende dal suo specifico ritmo personale, fisiologico e psicologico. Nella

comunicazione, alla sintonia tra i ritmi biologici dei soggetti che interagiscono corrisponde una

sincronia comunicativa, cioè la capacità di instaurare un flusso comunicativo regolare e fluido. Lo

sfasamento tra ritmi biologici può invece essere causa di distonie e disagi comunicativi. Parte

dell’efficacia comunicativa dipende dunque da una cronemica adeguata degli interlocutori durante

l’interazione.

IL SISTEMA VESTEMICO: è il sistema semantico dell’apparenza fisica, in relazione

all’abbigliamento e agli ornamenti. Tale sistema di CNV concorre alla creazione dell’immagine di sé

in funzione dei rapporti interpersonali, da quelli intimi a quelli pubblici. Ogni cultura attribuisce

infatti un valore al modo di vestirsi, al trucco e agli oggetti indossati, tale da influenzare

l’interazione. Nella comunicazione, parte dell’efficacia relazionale è affidata alla vestemica (cfr. le

relazioni di dominanza e di persuasione).

SINCOPE:

La Sincope è un'improvvisa e transitoria "perdita di coscienza". L'Etimologia della parola deriva dal

greco "syn koptein" che vuol dire spezzare, interrompere, tagliare insieme. Dal punto di vista

clinico è l'espressione di un alterazione delle funzioni cerebrali, dovuta generalmente ad una

diminuzione del flusso ematico cerebrale o ad una sua disfunzione elettrica o metabolica che può

essere espressione di diverse patologie, da un episodio benigno ed insignificante, alla morte

improvvisa. Le sincopi vengono generalmente suddivise in tre gruppi:

• Sincopi di natura cardiaca

• Sincopi di natura vascolare

• Sincopi di altra natura

SINCOPI DI NATURA CARDIACA: Sono dovute ad una grave o inadeguata gittata cardiaca,

determinata o da un'ostruzione all'efflusso o da disturbi del ritmo cardiaco, condizioni che possono

anche coesistere. Viene così a ridursi la gittata cardiaca fino a causare un'ipotensione critica con

ipoperfusione cerebrale.

SINCOPI DI NATURA VASCOLARE: Son dovute ad una riduzione della pressione di perfusione

cerebrale o per un' ostruzione delle arterie deputate all'irrorazione cerebrale o per una

vasodilatazione periferica massiccia con conseguente caduta del ritorno venoso e della gittata

cardiaca o per un' importante riduzione riflessa della frequenza cardiaca. Esse possono a loro

volta essere raggruppate nei seguenti tipi principali:

SINCOPE SENO-CAROTIDEA: La sincope del seno carotideo è causata dalla costrizione

dell’arteria carotidea del collo e si può verificare quando si gira la testa da un lato, ci si fa la barba

o si indossa un collare. comunemente riscontrabile negli anziani e dovuta ad attivazione patologica

del riflesso seno-carotideo (situato nel collo sotto la mandibola). Se ne conoscono due tipi: quello

cardio-inibitorio (70% dei casi) dovuto a riduzione della gittata cardiaca per estrema bradicardia o

arresto sinusale o BAV totale, quello di tipo vaso depressivo (10%) dovuto a vasodilatazione

periferica generalizzata con conseguente ipotensione marcata. Esiste anche una forma mista con

bradicardia ed ipotensione. La diagnosi viene fatta dalle circostanze di insorgenza (brusca

rotazione del capo, rasatura, collo della camicia stretto) e viene confermata con riproduzione

mediante massaggio del seno carotideo (la presenza di fremiti all' auscultazione con lo stetoscopio

sull' arteria carotide è una controindicazione relativa all' esecuzione della manovra) dx e sx per

non oltre 5 sec e dal riscontro di una pausa ventricolare superiore a 3 sec o caduta della PA

sistolica superiore a 50 mmHg. La terapia si basa sull' evitare situazioni di compressione del seno

carotideo, di scarsa efficacia soluzioni farmacologiche con simpatico mimetici od anticolinergici. L'

impianto di un pacemaker è la modalità di soluzione migliore nei casi più gravi.

SINCOPE VASOVAGALE: o svenimento comune, in assoluto la più frequente (55%) distinta in

due forme, tipica e atipica, la 1° si manifesta generalmente in età giovanile, la 2° negli anziani. E'

dovuta ad una marcata vasodilatazione periferica che si instaura e si mantiene in via riflessa e che

sembra determinata da un improvvisa sostenuta inibizione del tono "simpatico" vasocostrittore.

Tra i fattori scatenanti le emozioni, l'ansia, gli ambienti caldi, la paura, la fatica. In genere è

preceduta da sintomi premonitori, quali profondo senso di angoscia, pallore, sudorazione,

sbadiglio, obnubilamento del visus, ronzio auricolare, malessere epigastrico, nausea, capogiro,

vertigine. La diagnosi si basa sul Tilt test . Per il trattamento è importante la comprensione degli

eventi che possono sfociare nella sincope, pertanto la terapia iniziale consiste in modifiche del

proprio stile di vita, evitando la disidratazione, i prolungati periodi di stazione eretta ed eventuali

fattori conosciuti quali scatenanti. L' aumento di assunzione di sale con la dieta, se non

controindicato, può sortire parziale beneficio. Un piccolo adiuvante potrebbe essere, in quei

pazienti in grado di riconoscere i sintomi premonitori, l 'assunzione della posizione supina,

emettendo qualche colpo di tosse allo scopo di mantenere una perfusione cerebrale adeguata.

Nei casi più a rischio soprattutto quelli ricorrenti e che possono quindi favorire potenziali traumi

cranici, sarà necessaria una terapia farmacologica mirata.

SINCOPE ORTOSTATICA: o da ipotensione ortostatica, dovuta all'assenza od inadeguatezza dei

fattori neurovegetativi di compenso (ipertono simpatico) che portano a vasocostrizione e ad

aumento della frequenza cardiaca, quando il soggetto passa da posizione sdraiata in piedi (clino-

ortostatismo). La diagnosi viene fatta poiché viene rilevato un abbassamento della pressione

arteriosa sistolica di oltre 30 mmHg e di quella distolica di oltre 10 mmHg e in ogni caso per un

abbassamento della sistolica sotto i 90 mmHg. Si manifesta generalmente preceduta da vertigine,

offuscamento visivo e senso di debolezza e instabilità si può quindi cercare di evitare la sincope

assumendo la posizione supina a meno che la caduta della perfusione cerebrale sia marcata. Le

cause principali possono essere l'accumulo venoso e/o la deplezione della volemia, l'azione

farmacologica e cause neurogene presenti in svariate malattie del sistema nervoso autonomo

(diabete mellito, neuropatie, S. di Shy Drager). La terapia si basa sull' accuratezza della diagnosi

e sulle eventuali cause correggibili quali espansione della volemia, ausili meccanici, agenti

farmacologici.

SINCOPE DA IPERVENTILAZIONE: Si definisce iperventilazione una serie frequente di atti

respiratori che portano ad un aumento massiccio di ossigeno ed a una riduzione notevole

dell'anidride carbonica nel sangue. Dal punto di vista della durata dell'apnea, l'irrisorio aumento

dell'ossigeno potrebbe sembrare avere effetti positivi; in realtà, la diminuzione della concentrazione

di anidride carbonica porta a non avvertire la "fame d'aria", dato che è proprio la quantità di questo

composto che informa il sistema nervoso centrale riguardo alla necessità di respirare; ritardando

quindi lo stimolo ventilatorio, l'ossigeno presente può così scendere a valori troppo bassi,

provocando una sincope ipossica.

SINCOPE DA IPOGLICEMIA: che spesso si osserva in pazienti diabetici che fanno uso di insulina;

in caso di sovradosaggio o in caso di modifica delle abitudini alimentari o della attività fisica, si

determina un’importante riduzione dei livelli di zucchero nel sangue con sofferenza cerebrale e

conseguente sincope; generalmente però l’eventuale perdita di coscienza è preceduta da sintomi

quali sudorazione, stanchezza, ben conosciuti dal diabetico insulino dipendente, in grado

generalmente di prevenirla con l’ assunzione di sostanze zuccherate. Ipoglicemie di questo tipo

vanno comunque attentamente tenute sotto controllo perché possono essere pericolose per il

tessuto nervoso, se persistenti o recidivanti .

SINCOPE DA SFORZO: La sincope da sforzo suggerisce l'esistenza di un ostacolo all'efflusso

ventricolare, più frequentemente dovuto a stenosi aortica. La sincope riflette un'ischemia

cerebrale, dovuta all'impossibilità di aumentare la gittata cardiaca in combinazione con la

vasodilatazione periferica provocata dallo sforzo. Una sincope prolungata può causare convulsioni.

SINCOPE ISTERICA, SINCOPE DA RIDUZIONE CEREBRALE DEL FLUSSO: La sincope

isterica, che colpisce giovani donne e ha la peculiare caratteristica di manifestarsi sempre alla

presenza di terze persone, è la sincope meno grave di tutte perché capita per attirare l'attenzione

attorno a sé quando ci si trova in luoghi affollati.

Come affrontare una sincope? Non devo far altro che mettere il corpo su un piano rigido,

sollevando le gambe di 40/45 cm senza mettere niente sotto la testa facilitando cosi il ritorno

venoso. Quando la persona riapre gli occhi avrà un atteggiamento stupito. In questo momento è

buona norma un sostegno psicologico, in quanto la persona può essere impaurita, facendogli

comprendere che non è successo niente di grave, quindi mostrandosi sicuri e sorridenti. Fargli

domande di rito e se le risposte sono certe dargli acqua e zucchero. Aiutiamo a metterlo seduto e

attendiamo la sua reazione e solo dopo lo mettiamo in piedi standogli vicino, perché potrebbe

svenire nuovamente.

AVVELENAMENTO:

L'avvelenamento avviene per l'introduzione nel nostro organismo di sostanze nocive. I sintomi

possono essere immediati, all'atto dell'introduzione, ma possono anche verificarsi sino a 12-24 ore

dopo l'ingestione.

SINTOMI: I sintomi sono svariati. Generalmente sono riconducibili a nausea, vomito, crampi e

dolori addominali.

Qualora le sostanze tossiche siano ingerite involontariamente, per esempio per intossicazione da

funghi, o da alterazioni di cibi che producono tossicosi alimentari come il botulismo, non è sempre

facile collegare i sintomi a ciò che si è ingerito, soprattutto se è passato del tempo.

INTERVENTO: Davanti a un sospetto avvelenamento è indispensabile individuare la tipologia della

sostanza tossica ingerita e consultare immediatamente un medico o recarsi tempestivamente in un

pronto soccorso, a seconda della gravità.

GRAVITA’: La gravità dell'avvelenamento dipende dal tipo di sostanze ingerite. In generale è

sempre bene recarsi in ospedale con urgenza.

AVVELENAMENTO DA ALCOOL: L'eccessiva assunzione di alcool porta euforia, loquacità, stati

di alterazione della personalità e dei comportamenti, sonnolenza, nausea o sonno profondo che

può anche degenerare in coma. In questi casi è necessario stimolare il vomito e somministrare

abbondante caffè. Nei casi più gravi è necessario ospedalizzare la persona e ricorrere a una

lavanda gastrica.

AVVELENAMENTO DA FUNGHI: Le tossine presenti nei funghi possono agire rapidamente,

dopo 1- 6 ore, ma anche dopo 8 - 48 ore. Nel primo caso i sintomi sono generalmente nausea,

vomito, diarrea, tremori muscolari, eccitazione psichica, tachicardia. Con il vomito e la diarrea le

tossine vengono eliminate. E' bene comunque ospedalizzare d'urgenza, se possibile con i residui

del cibo ingerito che saranno analizzati. Nel secondo caso le tossine portano a sintomi come

vomito, diarrea, dolori addominali, shock. E' inutile provocare il vomito, perché dopo 8 - 48 ore le

tossine sono state completamente assorbite. E' necessario ospedalizzare d'urgenza, se possibile

con i residui del cibo ingerito che saranno analizzati.

AVVELENAMENTO DA ANTIPARASSITARI: Può avvenire per assunzione o inalazione di

sostanza velenose utilizzate per frutta e ortaggi. I sintomi sono tremori, convulsioni e alterazioni

della respirazione. In questo caso è importante evitare l'ingestione di latte o grassi che facilitano

l'assorbimento di tali sostanze. E' utile provocare il vomito e ricoverare d'urgenza all'ospedale.

AVVELENAMENTO DA CAUSTICI: Può avvenire per inalazione o ingestione di sostanze come

benzina, candeggina e simili che provocano lesioni, ulcere e perforazioni. I sintomi sono: dolori

violenti alla bocca, esofago e stomaco. In questi casi bisogna assolutamente evitare il vomito,

perché le sostanze ingerite danneggerebbero ulteriormente le pareti dell'esofago e della bocca. E'

necessario chiamare immediatamente i soccorsi e cercare di diluire le sostanze ingerite con latte -

per sostanze come acido muriatico e solforico - e acqua e limone nel caso sia stata ingerita


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie, sportive e della salute
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuelloddo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Primo Soccorso e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Borrelli Valentino.

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