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Prima prova

Introduzione

La prima prova è un tema in cui le parti fondamentali devono essere:

  • Definizione: scientifica e precisa, da manuale.
  • Sintesi degli autori di riferimento: sebbene si focalizzerà sull'approfondimento di alcune teorie, è bene dare un quadro generale, una breve panoramica, degli autori e delle teorie che hanno trattato quell'argomento. Sarebbe bene averla già pronta, ma nel caso di necessità è possibile estrapolarla a logica non tanto indicando gli specifici nomi degli autori, ma sottolineando come il tale argomento sia stato trattato nei diversi ambiti. In ambito psicodinamico si analizzano le dinamiche intrapsichiche, i conflitti, gli affetti, le angosce, le fantasie, le motivazioni profonde e le difese, in ambito comportamentista il fenomeno è studiato tramite l'osservazione del comportamento manifesto, i rinforzi, il modellamento e il principio di acquisizione e mantenimento di una competenza, in ambito cognitivista si parla di schemi di pensiero, ragionamento, problem solving, intenzioni e pianificazione.
  • Teoria approfondita: sarebbe bene studiarne almeno 2/3 perché spesso i temi richiedono il confronto tra almeno due teorie. Bisogna però essere flessibili in base alla traccia. Se un argomento è stato studiato in modo esteso da un autore che spicca sopra ogni altro, è abbastanza inutile dare spazio ad un'altra teoria. Di tali teorie poi è bene conoscere gli autori, la spiegazione del fenomeno, limiti e difetti della teoria, ma soprattutto almeno un esperimento; non bisogna dimenticare che la psicologia è comunque una scienza ed ogni teoria deve essere supportata da esperimenti comprovati.
  • Test e strumenti di valutazione: non devono essere trattati nel dettaglio ma deve essere spiegata in breve il loro funzionamento e la loro applicazione. Devono essere coerenti all'“ambito” di ricerca psicologica da cui derivano e coerenti rispetto all'ambito della teoria che abbiamo scelto. Oltre ai test ci sono anche i paradigmi sperimentali, come quelli dello still face.
  • Ambiti applicativi: ambiti di utilizzo concreto di queste teorie. Anche qui possono essere ricavati:
    • Ambito clinico: per ogni funzione o costrutto c'è sempre il relativo disturbo specifico.
    • Psicologia dello sviluppo: sviluppo della funzione nel ciclo di vita in interazione con i fattori biopsicosociali.
    • Psicologia generale e sperimentale: su ogni argomento si può strutturare una ricerca.
    • Neuropsicologia: analisi delle funzioni cognitive allo scopo di individuare programmi individualizzati di riabilitazione in caso di traumi, lesioni e degenerazioni.
    • Psicologia sociale: i costrutti vengono usati dal soggetti all’interno di un gruppo di persone, oppure l'ambito può essere quello di incrementare una certa funzione nell’ambito del lavoro di gruppo, come nel caso della percezione del gruppo, l’elaborazione delle informazioni, ecc.
    • Psicologia del lavoro: stesso discorso ma applicato all'ambito organizzativo, ai contesti produttivi e i gruppi di lavoro.
    • Psicologia scolastica: interventi per potenziare alcune funzionare su soggetti in sviluppo e formazione, come apprendimento, memoria, motivazione, socializzazione.
    • Psicologia del marketing: comprendere il funzionamento dei costrutti mentali per utilizzarli nelle analisi di mercato per capire come essi agiscano sui comportamenti di acquisto. Es: come rendere una marca più memorizzabile di altre? Cosa attrae l’attenzione nella confezione?
    • Ergonomia dei siti internet e del materiale multimediale: comprensione di come migliorare la navigabilità dei siti web. Qui rientrano tutti i costrutti cognitivi come apprendimento, ragionamento, memoria, ecc. Relativi al capire cosa rende più intuitivo l’utilizzo dello strumento multimediale.

Tipologie di tracce

Il tema classico è quello di psicologia generale in cui si chiede di esporre una teoria su un determinato costrutto indicando i lineamenti generali e le teorie più significative, individuando i principali costrutti e variabili prese in considerazione, le metodologie di indagine e i risvolti applicativi. Sostanzialmente corrisponde allo schema già esposto. Non si devono scrivere meno di 2 pagine, si deve stare attenti ai limiti dati ed è meglio non divagare troppo con osservazioni e collegamenti per il rischio di essere prolissi ed andare fuori tema.

Per quanto riguarda la parte dei “principali costrutti e le variabili in considerazione” sostanzialmente corrisponde all’approfondimento della teoria principale. I costrutti sono i concetti psicologici (memoria, apprendimento, aggressività) e si chiamano costrutti perché non direttamente misurabili e quantificabili ma possono solo essere dedotti e descritti in base a delle osservazioni empiriche, deduzioni e strutturazione di ipotesi. Le variabili sono invece le dimensioni misurabili dei costrutti, le parti dei costrutti che variano e che quindi possono essere quantificate. Per esempio, una variabile del costrutto aggressività è l’azione di schiaffeggiare o tirare un pugno, mentre una variabile del costrutto oblio è il numero di sillabe che vengono ricordate o dimenticate. Le variabili che citiamo devono essere coerenti con la definizione che noi diamo del costrutto. Se definiamo l’aggressività come comportamento violento che si esprime in gesti finalizzati a sopraffare o creare un danno all’altro, allora si possono citare come variabili i singoli comportamenti aggressivi.

Alcune indicazioni pratiche. Per introdurre la parte della panoramica generale si possono usare frasi come:

  • Storicamente sono state formulate diverse teorie relative a questo costrutto.
  • Il costrutto è stato studiato in diverso ambito.
  • È stato analizzato da diversi autori.

La teoria approfondita può essere introdotta nel seguente modo:

  • Una delle teorie che approfondisce questo costrutto.
  • Una teoria che ha analizzato il costrutto.

La parte dei test viene introdotta così:

  • Per valutare questo costrutto, esistono diversi strumenti.
  • Gli strumenti utilizzati per misurare.
  • Per quanto riguarda gli strumenti di valutazione,...

Per poi finire con “questo costrutto è applicabile in diversi ambiti”. Sul tema classico ci sono poi delle varianti, che di solito corrispondono all’invertire l’ordine delle diverse parti del tema di cui abbiamo discusso. Per esempio, è possibile che chiedano prima di individuare un ambito applicativo e poi come il costrutto si inserisce in questo ambito. O ancora iniziare da un fenomeno, come il fatto che lo studente dopo aver studiato non ricorda nulla di ciò che ha letto, per poi spiegare come le teorie sul costrutto spieghino questo fenomeno, oppure come la funzione cambia nel ciclo di vita, quindi come, per esempio, la memoria si evolva per poi decadere nella vecchiaia.

Poi ci sono i temi doppi in cui si richiede di mettere a confronto due teorie. Sarebbe bene confrontare gli aspetti delle due teorie contemporaneamente: dopo un’iniziale definizione del costrutto, passare poi ad illustrare entrambe le teorie, più i metodi di indagine di entrambi, ecc. Si conclude ponendo un confronto critico che preferibilmente deve concludersi con l’idea che nessuna teoria è esaustiva, che ognuna fa emergere un aspetto importante del costrutto e che sarebbe quindi meglio un approccio integrativo. Ci sono poi delle teorie che vanno molto bene per l'accoppiamento perché sono opposte.

I temi incrociati, invece, richiedono di indagare la relazione tra due costrutti, per esempio la memoria e l’apprendimento. Nei casi in cui ci sia una teoria che già metta in relazione i due costrutti ci si focalizzerà su di essa, definendo il costrutto 1 e il costrutto 2, per poi passare alla teoria. Se invece non esiste nessuna teoria di integrazione, si passerà ad unire i due temi semplici: dopo la definizione iniziale, si sceglierà un modello teorico di riferimento (psicodinamico, cognitivo comportamentale, ecc.) o un contesto (scolastico, clinico, sociale, ecc.) in modo da dare una specie di inquadramento, si farà la trattazione separata dei due costrutti ognuno con il suo esperimento e poi si discuteranno i risultati degli esperimenti facendo delle ipotesi di interazione fra questi due fattori (es. Capacità di memoria in caso di stimoli con valore affettivo o neutri).

Poi ci sono i temi non convenzionali.

Argomenti psicologia generale

Memoria

La memoria è un complesso processo di immagazzinamento, ritenzione e recupero di informazioni che richiede uno sforzo attivo di rielaborazione dei contenuti piuttosto che un passivo immagazzinamento di essi. Non si parla dunque di un mero deposito di dati ma di un processo attivo in cui il contenuto recuperato è una ricostruzione soggettiva dell’esperienza vissuta piuttosto che un’accurata riproduzione della realtà e dell’informazione originaria. La capacità di memorizzare e recuperare informazioni è alla base di ogni attività umana e di molte altre funzioni cognitive come l’apprendimento, l’adattamento e così via, che permette un coordinamento spazio-temporale e delle azioni motorie, linguistiche, ecc. I processi di memoria sono continuamente attivi e per questo operano tramite una selezione attentiva focalizzando l’attenzione solo sugli stimoli ritenuti salienti e funzionali in base ai differenti scopi, a motivazioni, situazioni ambientali o risonanze emotive.

Storicamente, le teorie sulla memoria si sono sviluppate in diversi ambiti psicologici. In ambito associazionista si ritiene che l’apprendimento e la memorizzazione avvengano tramite l’associazione di due stimoli, es. la neve e il bianco, che si presentano per contiguità temporale, quindi si ritiene che la neve sia bianca. Da un punto di vista neurofisiologico, ogni segnale registrato dalle cellule cerebrali produce una sintesi di proteine che formano nuove connessioni sinaptiche; due stimoli temporalmente contigui tendono a creare delle connessioni sinaptiche privilegiate che fanno in modo che la presentazione di uno stimolo porti anche all’attesa del secondo stimolo precedentemente sperimentato. Ebbinghaus ha condotto i primi esperimenti di memorizzazione di sillabe senza senso per valutare i tempi di ritenzione e la facilità di recupero. Egli ha individuato la curva dell’oblio e quella della ritenzione degli stimoli: una volta memorizzata una serie di stimoli, la prima ripetizione risulta corretta poi compaiono tanti più errori tanto più si allunga il periodo di intervallo prima della nuova ripetizione, fino ad un valore di memoria vicino allo zero ma senza mai che esso venga raggiunto poiché si crea una curva asintotica. La curva della ritenzione riguarda invece l’immagazzinamento e rileva come i dati memorizzati dopo la prima o seconda ripetizione sono modesti, mentre il loro numero aumenta man mano che aumento il numero delle ripetizioni.

In ambito strutturalista si ritiene che la memorizzazione sia il risultato di una costruzione soggettiva in cui le nuove informazioni vengono integrate con quelle già in archivio, e dove il ricordo è una ricostruzione attiva e soggettiva dell’evento. Bartlett ha studiato le strategie attive di rielaborazione dell’informazione evidenziando come la rievocazione di narrazioni fosse influenzata da schemi culturali e caratterizzata da omissioni di dettagli, razionalizzazione, alterazione dell’ordine, effetto di rilievo degli eventi, dimensione emotiva dell’evento fino ad arrivare a distorsioni di carattere affettivo che possono portare ad una ricostruzione del tutto modificata rispetto al fatto reale; pensiamo per esempio all’attendibilità delle testimonianze oculari.

In ambito psicodinamico, Freud evidenzia come i meccanismi di difesa possono influenzare le capacità di memoria portando a rimuovere dalla coscienza pulsioni, esperienze e vissuti traumatici o proibiti. Nell’ambito del Human Information processing, la mente viene assimilata al computer e se ne studia il funzionamento producendo anche dei software che cercano di riprodurre il funzionamento mentale.

Proprio nell’ambito della HIP, Atkinson e Shiffrin (anni ’70) elaborano la loro teoria tripartita della memoria con cui individuano la dimensione strutturale e quantitativa della memoria, intesa come articolata in tre magazzini dotati di differente ampiezza e durata di ritenzione delle informazioni:

  • Sistema sensoriale: riceve gli input provenienti dai sensi e li trattiene per pochi secondi; si distinguono le memorie iconiche, uditive, ecc. in base ai diversi sensi proprio perché informazione viene recepita nella sua forma sensoriale originaria. Sperling indaga quanti elementi visivi potessero essere visti in un breve intervallo di tempo e chiede a dei soggetti di osservare per 50ms una griglia 3x3, dunque con 9 riquadri, in cui sono inserite delle lettere, chiedendo poi di dire quante lettere riuscissero a ricordare. I soggetti risposero che erano riusciti a vedere tutte le 9 lettere ma che ne riuscivano a rievocare solo 4 o 5. Sperling ne concluse che in breve tempo sia possibile vedere un’intera immagine nella sua complessità ma che non si riesce a conservarla in memoria abbastanza da poterla poi rievocare nella sua interezza. Provò allora a chiedere di rievocare solo le 3 lettere di una riga della griglia dopo la presentazione di un segnale acustico. Osservò come il numero di lettere rievocate dipendeva dall’intervallo di tempo di presentazione del segnale acustico: i soggetti ricordavano tutte e 3 le cifre solo se il segnale acustico veniva presentato subito dopo la presentazione della tabella. Se ne dedusse che il sistema sensoriale ha un’elevata capacità ma anche un rapido decadimento e informazione è codificata nella stessa forma dello stimolo sensoriale originario.
  • Memoria a breve termine: dotata di limitata capienza, le informazioni permangono solo per un breve periodo di circa 30s. È stata studiata la capienza di tale magazzino attraverso gli esperimenti dello span di cifre, osservando come dopo la presentazione di un elenco di sillabe sia possibile rievocarne mediamente 7. Miller approfondisce questi studi arrivando alla formulazione del “magico numero sette” affermando che mediamente le informazioni mantenute in memoria sono di 7 più o meno 2 in base ai soggetti e alla lunghezza della sequenza di informazioni da ricordare; inoltre, le informazioni da ricordare non sono singoli elementi ma possono anche essere delle gestalt di informazioni, come coppie, terne, raggruppamenti di elementi percepiti come unitari. La velocità di recupero dipende dal numero di informazioni, infatti se ci sono poche informazioni la velocità di recupero aumenta. A tal proposito, Sternberg sottopone a gruppi di soggetti delle liste di cifre (da 1 a 6) e poi cifre di controllo, chiedendo se la cifra di controllo era contenuta o meno nella lista di cifre precedentemente comunicata: se la lista era breve, il riconoscimento avveniva più velocemente.
  • Memoria a lungo termine: è dotata di una capienza ed una durata molto estesa, forse illimitata poiché sebbene alcune informazioni divengono via via nel tempo meno accessibili è possibile che esse rimangano comunque nel magazzino della memoria. All’interno della MLT le informazioni sono organizzate in rete e in nodi tali per cui l’attivazione di un’informazione porta alla concatenazione di attivazione di altre informazioni dello stesso nodo fino a poter, potenzialmente, attivare l’intera rete di informazioni e ricordi. All’interno della memoria a lungo termine, Tulving distingue due tipologie di memoria: quella procedurale è costituita dal ricordo della modalità di esecuzione di azioni più o meno complesse, mentre quella dichiarativa è costituita da proposizioni, pensieri, ricordi espliciti e sapere. Quest’ultima si distingue poi in memoria episodica, con la codifica, l’organizzazione di informazioni collocabili spazio-temporalmente, memoria semantica, informazioni e conoscenza senza una specifica collocazione spazio-temporale e come i concetti astratti.

La teoria tripartita è sicuramente molto importante poiché ha permesso di descrivere illustrare e sistematizzare il funzionamento della memoria, sebbene possiede delle criticità collegate al suo funzionamento meccanicistico, come per esempio al processo di passaggio da un magazzino all’altro relativo alla sola reiterazione e ripetizione delle informazioni. Una teoria alternativa e complementare è quella di Craik e Lockhart che sottolineano come un ricordo può essere rafforzato, dunque maggiormente mantenuto in memoria, anche in base alla sua profondità di elaborazione: se un’informazione nuova è connessa ad una già posseduta e se è emotivamente significativa, ben organizzata, chiara e ordinata, passerà velocemente nella MLT senza la necessaria ripetizione e l’uso di strumenti di memorizzazione volontaria, ma in base alle sue intrinseche caratteristiche strutturali e alla sua rilevanza emotiva.

Le ricerche sperimentali sulla memoria partono dal presupposto di individuare tre fasi del processo di memoria:

  • Acquisizione e codifica dell’informazione
  • Ritenzione e immagazzinamento
  • Processi di recupero
Le diverse ricerche possono focalizzarsi su una o più parti del funzionamento di tale processo.

Tra gli strumenti utilizzati per misurare la memoria abbiamo alcune sottoscale della WAIS come il test per la memoria di numeri, di ragionamento aritmetico e il ricordo di concetti precedentemente appresi nonché la memoria immediata di informazioni appena apprese. Ci sono poi test specifici come il Profilo di rendimento mnestico e le figure complesse entrambi di Rey che valutano rispettivamente la memoria in soggetti adulti con deficit di deterioramento e i problemi visuo-motori. Il test di memoria comportamentale Rivermead di Baddeley evidenzia invece i deficit di memoria del quotidiano e segue l’evoluzione di deficit mnestici di pazienti cerebrolesi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Volpato Chiara.
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