Seconda prova
Il progetto
Il progetto è un prospetto di attività che serve a prevenire un problema, affrontarlo, sviluppare una risorsa o intervenire in una situazione. Deve prendere in considerazione tutti gli aspetti del problema, dal contenuto, alla teoria di riferimento alla metodologia, tutti elementi che devono essere coerenti, concreti e misurabili. Il progetto deve essere strutturato e suddiviso in paragrafi e non svolto in modo discorsivo come un tema. I diversi punti da svolgere sono i seguenti.
Titolo
Non deve essere né troppo creativo e fantasioso né troppo sciatto e tecnico. Nonostante ciò, una dicitura tecnica e generale è sempre ben accettata, come Progetto di prevenzione dei disturbi dell'apprendimento o, per il disagio giovanile, prevenire e affrontare il disagio giovanile.
Premessa e analisi del contesto
È una parte fondamentale poiché è il punto di inizio della coerenza e strutturazione del progetto stesso. Deve essere ricca di informazioni ma concisa. Può essere sviluppata in tre differenti modi. Il modo migliore è quello di trattare una teoria e degli autori di riferimento, possibilmente utilizzando le conoscenze acquisite dalla prima prova. Si crea dunque un mini tema. La teoria scelta, per esempio di ambito psicodinamico, dovrà essere coerente con la metodologia delle attività svolte. Se in un intervento rivolto alle donne in gravidanza faccio una premessa di tipo psicodinamico partendo dalla rappresentazione in gravidanza e degli eventuali conflitti, la metodologia di intervento si baserà sull'elaborazione di tali conflitti e angosce.
Se non si ricorda alcuna teoria di riferimento, la premessa può essere trattata descrivendo il fenomeno in questione e usando le categorie psicologiche di base. Ossia l’esplorazione delle emozioni, pensieri, comportamenti e motivazioni implicite del fenomeno in oggetto. Se il progetto è sull’adozione, e non si conoscono teorie a riguardo, si può descrivere il fenomeno esplorando le emozioni negative legate alla non generatività, o a quelle positive relative alla possibilità di diventare genitori in modo alternativo, si può indagare il vissuto del bambino dichiarato adottabile, e i suoi trascorsi in istituto o in affidamento, e i vissuti della nuova famiglia adottiva e delle difficoltà da superare nel primo anno di adozione. Alcuni esempi:
- Disagio negli adolescenti: descrizione delle caratteristiche di questa fase del ciclo di vita, caratteristiche emotive, cognitive, sociali e familiari conflitto con i genitori, ricerca dell’identità, ansia legata ai cambiamenti fisici
- Droga tra i giovani: caratteristiche dei giovani, motivazioni che spingono alla droga, conseguenze del consumo di droga
- Sostegno ai malati di Alzheimer: invecchiamento, cambiamenti fisici, psicologici e sociali
Se non si ricorda nessuna teoria e non si riesce a recuperare una descrizione del fenomeno, cosa di per sé molto improbabile, si può fare una premessa molto generica discutendo del perché è opportuno costruire un progetto di questo tipo, del come mai il fenomeno sia in aumento, di come l’aiuto di tipo psicologico possa essere necessario, nonché della forza e della scientificità degli strumenti utilizzati.
Per quanto riguarda l'analisi del contesto, non è necessario metterla a meno che non sia esplicitamente richiesta dalla traccia, come nel caso in cui si chieda di elaborare un progetto da svolgere in un centro diurno o in una piccola città del Nord Italia. In questo caso si deve fare una descrizione del tipo di contesto, ovviamente ipotizzando ed immaginandone le diverse caratteristiche e cercando di essere il più realistici e concreti possibili. Per quanto riguarda la descrizione di un centro diurno o di una comunità residenziale, bisognerà descriverne il funzionamento, il tipo di operatori e professionalità presenti e così via. Bisogna evitare di essere retorici nella premessa e di dare per scontato alcuni dati, dunque è preferibile usare sempre il condizionale.
Destinatari diretti e indiretti
I destinatari diretti sono quelli indicati dalla traccia, mentre quelli indiretti devono essere desunti da quelli diretti. Se il progetto è rivolto alle puerpere, i destinatari indiretti saranno i loro figli che beneficeranno dello stato di benessere delle madri ottenuto grazie al progetto. È anche possibile inserire un numero preciso di destinatari se questo rende più concreto il progetto.
Obiettivo generale
Deve essere composto da una sola frase con verbi all’infinito come prevenire, promuovere, sostenere, sviluppare e intervenire su un problema. Può poi essere ampliato sottolineando il modo in cui esso verrà raggiunto o i benefici a cui porterà; ma non è necessario. È indicato nella traccia, dunque se la traccia richiede un progetto per promuovere il benessere della donna, l’obiettivo generale può anche essere promuovere il benessere della donna.
Obiettivi specifici
Devono essere espressi in modo conciso e schematico attraverso un elenco. Devono contenere verbi all’infinito e devono essere relativi ad azioni quantificabili come aumentare, diminuire, incrementare, informare, formare, aggiornare o sviluppare competenze. Ricordiamo che lo psicologo non cura ma promuove benessere o incrementa abilità, quindi non deve essere mai utilizzata la parola psicoterapia o scopo terapeutico. Gli obiettivi specifici devono essere congruenti alle attività che successivamente verranno descritte, proprio poiché esse servono a raggiungere gli obiettivi stessi. Non vi è un numero specifico di obiettivi, ma di solito è consigliato mettere 3 obiettivi per 5 attività, di cui la prima e la quinta saranno inizio e conclusione del progetto, e le fasi centrali riguarderanno il raggiungimento degli obiettivi.
Metodologia
Bisogna indicare un modello teorico o metodologico di riferimento. Se si sceglie la teoria, essa deve essere connessa a specifici strumenti pratici ed operativi. Le metodologie sono infinite, dunque è utile conoscere quelle che si adattano a tutte le situazioni.
Le metodologie per l’ambito evolutivo e scolastico sono:
- Psicoeducazione: è un programma di attività che utilizza semplici tecniche cognitive e comportamentali, NON PER OBIETTIVI TERAPEUTICI, ma per abilitazione, riabilitazione, promozione del benessere, attività a cui lo psicologo è abilitato. Prevede due fasi. In una prima fase di informazione, lo psicologo fornisce informazioni sulla problematica, chiarendo le idee dei destinatari, eliminando dubbi e fornendo alcune nozioni scientifiche sul fenomeno in questione. Nella seconda fase di sviluppo delle abilità, si attivano dei percorsi di training di potenziamento delle risorse, di cambiamento di schemi di valutazione disfunzionali e di acquisizione di nuove competenze. Il lavoro sulle percezione e sul ragionamento disfunzionale viene svolto in attività di gruppo dove, grazie al confronto e alla stimolazione della discussione, è possibile una ristrutturazione cognitiva di stili di attribuzione disfunzionali, è possibile modificare pregiudizi, modulare credenze generalizzate e assolutistiche. Per modificare i comportamenti disfunzionali sono invece necessari programmi di rinforzo differenziale che estinguono le azioni inefficaci e rinforzano i comportamenti alternativi efficaci. È possibile anche fornire un modello di riferimento e promuovere l’apprendimento per modelling. È utile fare una analisi funzionale, ossia ricostruire la sequenza A-B-C, ossia quella che va dagli antecedenti, al comportamento disfunzionale alle conseguenze. Estinguendo gli antecedenti è possibile spesso eliminare il comportamento disfunzionale, e comprendendone le conseguenze, dunque gli obiettivi che si cerca di raggiungere, è possibile trovare un comportamento alternativo più funzionale e altrettanto utile per svolgere la stessa funzione. Nella fase di sviluppo delle abilità e delle potenzialità deve sempre essere inclusa una fase di training sulla comunicazione, problem solving e decision making, che mantengono e rinforzano le abilità personali di tipo sociale, utili per gestire lo stress, le emozioni e le capacità relazionali.
- Peer education: metodo di apprendimento e insegnamento che prevede come protagonisti bambini o adolescenti divisi in piccoli gruppo, all’interno dei quali ciascuno assume un ruolo e ha la responsabilità di trasmettere un contenuto agli altri. Si crea quindi uno scambio reciproco e un apprendimento basato sul mutuo aiuto, un apprendimento attivo, creativo e che i bambini devono imparare a gestire in modo autonomo, scegliendo le teorie da imparare e poi trasmettere, mettendo in comune esperienze, conoscenze ed emozioni. Una tipologia specifica di peer-education e la media- education, in cui i gruppi di pari sono impegnati nella realizzazione di lavoretti al computer e progetti multimediali come il giornalino. Un tecnica simile è quella del cooperative-learning, in i soggetti sono sempre suddivisi in gruppo di pari e l’apprendimento si basa sulla cooperazione e la condivisione, ma in questo caso vi è la presenza dell’insegnante che ha un ruolo centrale e dirige i lavori, stabilendo i contenuti da apprendere, assegnando compiti e verificando i risultati; è comunque un modo per raggiungere un obiettivo didattico collaborando e non in modo individuale.
- Educazione socio affettiva: metodo educativo di sviluppo della conoscenza di sé e delle proprie emozioni e di miglioramento delle relazioni di gruppo, sviluppando abilità di comunicazione, negoziazione, tolleranza e cooperazione, utile quindi in ambito educativo, affettivo, sociale e lavorativo. Una tra le tecniche più indicate è il circle-time, che prevede la disposizione a cerchio dei partecipanti e la consegna di esprimere a turno la propria emozione o opinione relativa ad un problema, non giudicando ciò che viene detto dagli altri, rispettando i turni e tollerando le opinioni altrui. Il principale riferimento teorico di questo approccio è la psicologia umanistica. Tra i due autori più importanti abbiamo Rogers e Gordon. Rogers è il fondatore del modello centrato sul cliente, basato sull’empatia e accettazione incondizionata. La relazione tra clinico e paziente, così come quella tra allievo e insegnante, medico e paziente, genitore e figlio, deve basarsi sull’empatia, sul non giudizio, sull’ascoltare l’altro affinché ci si possa sentire compresi, sentendosi liberi di far emergere il proprio vero sé. Egli ritiene che in ognuno vi sia una spinta all’autorealizzazione, allo sviluppo della proprie potenzialità; l’empatia è lo strumento di base per creare relazioni affettive basate sull’accettazione reciproca, sul rispetto e la valorizzazione delle risorse umane. Gordon, allievo di Rogers, individua alcune tecniche di ascolto attivo come il messaggio-io: piuttosto che utilizzare i messaggi-tu accusatori e colpevolizzanti, si passa all’uso di messaggi-io in cui si esprimono proprie emozioni e stati d’animo. Il modello della psicologia umanistica è molto utile in tutti quei progetti che prevedono uno sportello di ascolto.
È poi possibile usare una metodologia integrata, usando educazione socio-affettiva con cooperative-learning e/o psicoeducazione con educazione socio-affettiva o C-L.
Tra le metodologie più usate per i progetti clinici o rivolti agli adulti abbiamo:
- Modello della psicoeducazione: già descritta prima. si usa in tutti gli ambiti perché completa e flessibile.
- Modello psicodinamico: si fa riferimento ad autori come Freud e ci si focalizza sulle rappresentazioni, sui vissuti, sulle fantasie e sulle angosce e i conflitti. Il progetto ha l’obiettivo di esplorare tali vissuti e aiutare i soggetti a rielaborarli e superarli. Spesso si usa nei progetti rivolti alla genitorialità in cui si parte dal significato psicodinamico della genitorialità come momento di transizione evolutiva, riorganizzazione psichica, ridistribuzione degli investimenti narcisistici e libidici.
- Modello della psicologia di comunità: in questo caso le parole chiave sono empowerment, poiché si cerca di attivare le risorse della persona, del gruppo o della comunità, lavoro di rete, poiché si costruisce una rete di relazione tra soggetti e tra le istituzioni e i servizi assistenziali, risorse, poiché l’attenzione non va sul deficit e sulle mancanze ma sulle potenzialità e le capacità residue o da sviluppare, il gruppo, poiché si valorizza la relazione e la cooperazione, nonché la ricerca-azione, metodologia proposta da Lewin che si basa sul rendere i destinatari dell’intervento protagonisti attivi, all’interno di un intervento dinamico, circolare, alternato e integrato. Prima di intervenire è preferibile attuare una valutazione del contesto comunitario utilizzando specifici strumenti. Tra i più diffusi abbiamo l’analisi di comunità e l’AOM. L’Analisi di Comunità di Martini e Sequi, per esempio, individua 7 dimensioni o profili da indagare:
- Territoriale: estensione e conformazione del territorio e del paesaggio
- Demografico: tipo di popolazione
- Attività produttive: sviluppo di attività primarie, secondarie e terziarie, civiltà ambientale
- Dei servizi: socio sanitari, educativi ricreative, ecc.
- Istituzionale: organizzazione politico amministrativa, ideologie, ecc.
- Antropologico: storia della comunità, valori, atteggiamenti sociali
- Psicologico: dinamiche affermative, identificazioni collettive, appartenenza, collaborazione, sicurezza affettiva
- Queste dimensioni vengono indagate e discusse insieme agli appartenenti alla comunità in modo da rendere possibile l’individuazione dell’ottavo profilo, quello del futuro, relativo al possibile sviluppo della comunità. L’Analisi Organizzativa Multidimensionale AOM di Francescato individua anch’essa un piano di valutazione dei diversi aspetti della comunità:
- Strutturale: organigramma, modalità amministrative, economiche e giuridiche
- Funzionale: attività e obiettivi strategici
- Psicodinamica: cultura organizzativa, simbolizzazioni emotive, relazioni di potere, ecc.
- Psico ambientale: relazioni tra i membri
- Le metodologie di comunità sono spesso usate per tematiche come la tossicodipendenza, i pazienti psichiatrici, gli ex carcerati, i terremotati, e tutte quelle problematiche che richiedono una collaborazione, un’équipe multidisciplinare e un intervento territoriale. Può essere inserita tra le metodologie quando tra gli obiettivi vi è il dare informazioni sulle strutture di sostegno e sui servizi presenti sul territorio.
Tra le metodologie indicate per l’ambito sociale, formativo e lavorativo abbiamo:
- Psicoeducazione
- Psicologia di comunità
- Formazione psicosociale: usata soprattutto nelle tracce di lavoro e organizzazione, si basa su incontri di formazione, su una formazione attiva basata sul role-play, simulazioni e analisi dei casi. Si svolge sostanzialmente come un modello di psicoeducazione ma rivolto a soggetti adulti. Può essere anch’esso diviso nella fase di informazione e in quella di sviluppo delle abilità.
Ci può poi usare l’integrazione di più metodologie. Nel caso in cui si sia disperati e non si ricordi alcun tipo di metodologia, si può usare un modello generale, in cui si indica che si utilizzerà un modello attivo e partecipativo che prevede fasi di informazione, di sviluppo di abilità e di risorse di rete informali e istituzionali. Nel caso si sia in panico, si può fare una sorta di riassunto delle attività che si scriveranno nel paragrafo successivo.
Attività, fasi e tempi
Di solito si prevedono 5 attività:
- Presentazione del progetto ed eventuale somministrazione di un questionario per sondare aspettative e bisogni. Si può dare come spiegazione la volontà di adattare in modo flessibile il progetto ai bisogni degli utenti, rendendoli partecipanti attivi. Per ogni fase bisogna indicare il tempo, indicando il periodo in ore, incontri o mesi. In questo caso si scriverà: tempo: riunione di 2 ore
- Può consistere nella formazione degli operatori attraverso metodi attivi come il role play. Oppure con una riunione con gli operatori del progetto per predisporre ruoli, materiali, spazi e attività in relazione a quanto emerso dal questionario somministrato in fase di presentazione.
- In generale è possibile usare in modo standard per quasi tutti i progetti la psicoeducazione. In questo caso la prima fase sarà di presentazione, la seconda corrisponde alla fase informativa del modello di psicoeducazione, la terza alla fase di sviluppo di abilità e la quarta ad un’attività specifica.
- Seguendo il ragionamento di prima si può introdurre un’attività specifica come uno screening tramite test, un training, un laboratorio, un corso, un circle-time, ecc.
- Conclusione e presentazione dei risultati con eventuale risomministrazione del questionario per valutare la percezione attuale degli operatori e dei destinatari.
Si ricorda che per ogni fase bisogna indicare i tempi, gli incontri e il periodo, per poi finire con il tempo totale in cui si indicheranno i mesi necessari.
Risorse
Si elencano brevemente le risorse materiali e quelle umane necessarie al progetto. Le risorse materiali sono i locali, gli strumenti cartacei e da ufficio, eventuali test psicologici, ecc. le risorse umane riguardano professionisti che parteciperanno al progetto, specificandone il numero in relazione alla funzione, di solito è bene che vi siano sempre 2 psicologi, in modo da monitorare il lavoro reciproco, e almeno un educatore, in modo da dare l’idea di lavoro di équipe. Un esempio può essere: 2 psicologi per lo screening, 2 animatori sociali per i laboratori creativi, 1 assistente sociale per l’attivazione della rete di servizi assistenziali.
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