Politica economica
Introduzione al corso
Prof. Di Bartolomeo
Inizio lezioni: Lunedì 21 Settembre 2015
Modalità di esame:
- Tre domande da 11 pt:
- Domanda relativa alla prima parte del corso (Micro)
- Domanda relativa alla seconda parte del corso (Macro)
- Esercizio (Simili a quelli delle simulazioni)
- Esame orale solo se sopra al 18. L’orale serve solo per confermare il voto e accertarsi che non abbiamo copiato all’esame scritto.
- Per i frequentanti: Possibilità per gli appelli di Gennaio e di Febbraio di aggiungere una quarta domanda, verbalizzare il voto ed evitare l’orale. Ovviamente alle prime tre bisogna sempre raggiungere il 18 come voto.
- NO CALCOLATRICE/ALLE DOMANDE SI RISPONDE SINTETICAMENTE
Prerequisiti di economia politica
- Cos’è il saggio marginale di sostituzione del consumatore?
L'SMS detto anche saggio marginale di sostituzione è il tasso al quale il consumatore è disposto a rinunciare a un bene per avere di più dell’altro bene, mantenendo l’utilità costante. - Cos’è una curva di indifferenza?
La curva di indifferenza è una curva che unisce un insieme di panieri di consumo che danno al consumatore lo stesso livello di soddisfazione, quindi di utilità. - Cosa si intende per utilità marginale decrescente?
Per utilità marginale si intende il saggio cui l’utilità totale varia a seguito di un incremento nel livello del consumo. Per utilità marginale decrescente si intende quel principio che sostiene che oltre un certo limite, all’aumentare del consumo di un bene, l’utilità marginale di quel bene inizia a diminuire. - Cosa si intende per vincolo di bilancio?
Per vincolo di bilancio si intende l’insieme dei panieri acquistabili da un consumatore che dispone di un reddito I limitato. - Qual è la condizione di ottimo per l’impresa?
La scelta ottima di un consumatore/impresa, riguardo ad un paniere di beni, per essere ottima deve soddisfare due condizioni: a) deve massimizzare la soddisfazione dunque l’utilità del consumatore; b) deve consentire al consumatore di rimanere entro il suo vincolo di bilancio. - Come si fissa il prezzo in un regime di monopolio?
- In un mercato concorrenziale cosa succede se c’è un eccesso di domanda?
- Che differenza c’è tra una grandezza reale ed una nominale?
- Che cos’è il tasso di inflazione? Cosa quello di disoccupazione?
- Cosa indica la curva IS? Cosa la LM?
- Che relazione c’è tra il prezzo di un titolo e il suo rendimento?
- Che differenza c’è la curva AD macro e la curva di domanda di un mercato?
- Come si disegna y = 2x + 4 e che succede se il coefficiente angolare da 2 diventa 3?
- Come si misura la pendenza di una curva?
Nozione di politica economica
La politica economica è, in senso stretto, la disciplina che studia l'azione economica pubblica. La politica economica indaga:
- Sul processo di formazione delle preferenze della collettività (scelte sociali);
- Sulla scelta delle istituzioni;
- Sulle scelte correnti dell'ente pubblico;
La questione ricorrente a tutti e tre i livelli di indagine è quella dei fondamenti di un punto di vista sociale (o collettivo) distinto dal punto di vista dei singoli individui.
Azione pubblica: i livelli delle scelte
- Scelte sociali: criteri che la società si dà per effettuare le proprie scelte, ossia come determina i suoi obiettivi.
- Scelte istituzionali (o costituzionali): si tratta di “regole” da imporre ai singoli, ai mercati e alle stesse istituzioni pubbliche. Possiamo comprendere anche le scelte riguardanti la creazione di nuove istituzioni. (Esempio: far gestire la moneta alla BCE)
- Scelte correnti: non riguardano la definizione degli obiettivi o la scelta delle “istituzioni”, ma come perseguire i primi con le seconde date. Si tratta delle decisioni “quotidiane” prese dall’ente. (Esempio: scegliere la percentuale di aliquota)
Economia politica/Politica economica
Mentre l’economia politica studia le decisioni individuali degli operatori economici privati (famiglie, imprese, istituti bancari ...) relativamente al consumo, al risparmio, alla produzione, all’investimento, la politica economica studia l'attività economica degli operatori pubblici: perché occorre, quali obiettivi persegue, di quali mezzi si serve, quali effetti concreti produce.
Cosa sono le istituzioni?
- Norme o regole (formali e informali) che governano durevolmente i rapporti tra i vari soggetti. Molte di queste regole limitano la libertà di azione dei singoli e lo fanno nella speranza di assicurare meglio il perseguimento dell’interesse collettivo; (Esempio: Matrimonio/Divorzio; Anche il mercato è un istituzione, in quanto costituito da regole che governano gli scambi che avvengono tra i vari soggetti)
- Organizzazioni che consistono in un insieme di risorse (umane, fisiche, ecc.) normalmente preposte all’attuazione delle regole; Si tratta di organizzazioni fisiche con finalità generalmente pubbliche che fanno attuare le regole. (Esempio: Governo/Banca)
Problema centrale
Perché in un sistema di operatori economici privati può essere necessaria la presenza di un operatore che si dia finalità sociali o collettive? Perché lo stato deve intervenire all’interno di un sistema di operatori economici privati?
Analizziamo prima i due poli estremi del mercato:
- Mercato Liberista: Nel mercato liberista, la politica economica non servirebbe più, in quanto essendo il mercato liberista, sarebbe interamente gestito dai privati, senza l’intervento dello stato; dunque andrebbe a scomparire la “politica”.
- Mercato con Intervento Pubblico: In tal caso tutto verrebbe gestito dallo stato; quindi andrebbe a scomparire il termine “economica”.
Lo scopo del nostro corso sarà proprio quello di andare a capire quando è necessario l’intervento statale. Tuttavia adesso possiamo affermare che all’interno di un sistema di operatori economici privati può essere necessaria la presenza dello stato in quanto quest’ultimo può servire per effettuare una valutazione del funzionamento del mercato.
Mercato
Luogo ove gli individui singoli operano liberamente e perseguono i propri interessi coordinati dal sistema dei prezzi.
Sistema dei prezzi
Meccanismo che fa sì che il mercato funzioni. È il meccanismo che attribuisce un valore economico ai beni sul mercato.
Ruolo Stato/Mercato
Supponiamo che l’obiettivo dello Stato sia quello di ridurre il tasso di disoccupazione allo 0%. A noi non interessa il perché lo Stato debba ridurre il tasso di disoccupazione; a noi interessa studiare attraverso quali istituzioni è possibile raggiungere tale risultato. Ma come scegliamo le istituzioni mediante le quali si può raggiungere il risultato? Ci basiamo su due criteri che servono a valutare l’azione Statale:
- Efficienza: in prima approssimazione possiamo dire che è soddisfatta l’efficienza se gli obiettivi vengono raggiunti con il minor impiego di risorse; Per valutare l’efficienza c’è sempre bisogno di un metro con il quale confrontarsi. L’efficienza è un concetto oggettivo e chiaro.
- Equità: in prima approssimazione possiamo dire che è soddisfatta l’equità se gli obiettivi vengono raggiunti rispettando una qualche idea di “giustizia” (nell’appropriazione dei benefici e nella sopportazione dei costi). È più complessa dell’efficienza. Non è oggettiva ma soggettiva, nel senso che ognuno ha la sua. È sbagliato credere che equità significhi dare a tutti la stessa cosa.
Seconda lezione (22-09-2015)
Oggi ci occupiamo di due aspetti che riguardano come valutare l’azione pubblica, l’equità e l’efficienza; in particolar modo analizzeremo nel dettaglio il concetto di efficienza.
Abbiamo detto che il nostro problema è capire quando dev’esserci un intervento pubblico. Tuttavia per capirlo abbiamo bisogno di un unità di misura; il metro che utilizziamo è di due tipi: il metro dell’equità ed il metro dell’efficienza. Infatti l’intervento pubblico serve per aumentare proprio l’efficenza o l’equità del servizio pubblico. Dire che una cosa è efficiente o equa è piuttosto ambiguo. Volendo possiamo definire in prima battuta l’efficenza come la possibilità di raggiungere gli obiettivi pubblici usando il minor numero di risorse. (La politica economica si occupa di definire le preferenze della società (noi non ci occupiamo di questo, noi ci occupiamo solo di raggiungere tali obiettivi in modo efficiente, ossia utilizzando meno risorse possibili)
Esistono diversi tipi di efficienza: statica e dinamica. Quella statica si riferisce ad un confronto di situazioni statiche, valutate in un certo istante di tempo. Quella dinamica fa riferimento a quello che succede in un arco temporale.
Parlando di efficienza dobbiamo sempre pensare ad un confronto, qualcosa se è efficiente lo è rispetto qualcos’altro o rispetto a tutte le possibili alternative. Senza confronto non ha senso parlare di efficienza. (La politica economica non si mette a confrontare se per tizio è meglio una Ferrari o una 500 ma confronta se è meglio una certa situazione collettiva piuttosto un’altra; ci riferiamo sempre alla collettività)
I possibili esiti di un confronto tra due situazioni (chiamate tecnicamente Stati del mondo) sono molteplici: preferisco A rispetto a B, preferisco B ad A, sono indifferente a entrambi oppure non sono in grado di esprimere una preferenza, magari perché non sono in grado di confrontarle. Per confrontare in termini di efficienza diverse situazioni, adottiamo diversi criteri; Un criterio funziona quando mi permette di confrontare tutte le situazioni, se è incompleto mi aiuta poco.
Efficienza statica
Distinguiamo l’efficienza allocativa e l’efficienza X:
- Efficienza Allocativa: efficienza che mi dice che se io ho gli studenti, e distribuisco tra di loro certi oggetti, posso aumentare il loro benessere. Aumentando il loro benessere aumento anche l’efficienza. Esempio celiaco e allergico al lattosio si scambiano panino e latte. Scambiando le dotazioni degli individui della collettività riusciamo a migliorare il benessere. Efficienza statica, momentanea. Non in ottica futura.
- Efficienza X: fa riferimento non alla politica economica quanto all’organizzazione delle risorse all’interno di un’impresa. Organizzando le risorse, e quindi aumentando la produttività ho miglioramenti di efficienza. Esempio designer che fa il meccanico e meccanico che fa design, scambiando i posti ottengo un miglioramento.
Efficienza dinamica
Distinguiamo l’efficienza adattiva e l’efficienza innovativa:
- Efficienza Adattiva: capacità che può avere un governo, ente pubblico o un’impresa di adattarsi al cambiamento. Governo bravo oggi, potrebbe nel tempo non essere più bravo, in questo caso non si sa adattare al cambiamento, non ha un’efficienza adattiva. Sapersi adattare al cambiamento è un elemento importante.
- Efficienza Innovativa: impresa molto efficiente con alti profitti però non si riesce ad adattare al cambiamento, ossia a produrre prodotti migliori, innovativi. Qualunque prodotto ha nascita e fine. Un prodotto inizialmente introdotto va forte, poi perde il suo potere e prima o poi diventa obsoleto a meno che non viene rinnovato. L’impresa che oggi ha un buon prodotto se non sa innovare, un domani scomparirà dal mercato.
Efficienza statica: il criterio di Pareto
Il principale criterio, ed anche il più famoso, è il criterio di Pareto (economista italiano che viveva in Svizzera).
Criterio di Pareto: ipotizziamo che confrontiamo due stati del mondo (situazioni) A e B. Il governo deve decidere se scegliere A o B. Come si confrontano?
Pareto diceva che noi dobbiamo pensare che A è meglio di B se nel mondo A c’è almeno una persona che sta meglio rispetto a come starebbe in B. (Prima condizione). Data la prima condizione, Pareto sostiene inoltre che A è meglio di B se in A c’è almeno una persona che sta meglio rispetto agli altri, ma tutti gli altri non devono trovarsi in una situazione peggiore rispetto alla precedente. (Seconda condizione).
- Se tali condizioni non si verificano non possiamo dire che A è meglio di B.
Esempio 1: Collettività composta dagli studenti dell’aula. Se il prof consegna 10 euro ad uno studente solo, vi è stato un miglioramento paretiano?
- La persona a cui vengono dati i 10 euro sta meglio, quindi vale la prima condizione di Pareto.
- Inoltre quelli che non ricevono i soldi stanno uguale a prima, quindi vale anche la seconda condizione.
Confrontando il mondo in cui non si dà niente a nessuno ed il mondo in cui vengono dati i 10 euro, secondo Pareto, il mondo dove vengono dati i 10 euro ad uno studente è un mondo migliore rispetto a quello dove nessuno ottiene nulla.
Esempio 2: Se il prof. lì toglie ad uno studente i 10 euro per darli ad un altro, non vi è un miglioramento paretiano perché è vero che sto arricchendo una persona (quindi rispetto il primo punto del criterio), però è anche vero che sto riducendo l’utilità dell’altra, quindi non rispetto il secondo punto del criterio. L’importante è che nessuno stia peggio.
Ottimo paretiano
Definito il criterio paretiano adesso bisogna definire l’ottimo paretiano. Il criterio paretiano è un meccanismo che ci permette di confrontare due situazioni. Il confronto può avere successo (A meglio di B) o non può avere successo. L’ottimo paretiano e il criterio sono diversi.
L’ottimo ci dice che una situazione qualunque X è un ottimo se non esiste nessun altra situazione Y in cui possiamo aumentare l’utilità di un individuo senza ridurre quella di altri. Il criterio ci dice che A è meglio di B quando un individuo sta meglio e gli altri non stanno peggio. L’ottimo invece mi dice che ci troviamo in una situazione (non è un confronto) in cui non è possibile trovarne un’altra in cui un individuo sta meglio e tutti gli altri non stanno peggio. Si tratta di una situazione in cui non è possibile fare più nessun miglioramento paretiano. Un ottimo paretiano è una situazione in cui non è più possibile migliorare la situazione di qualcuno senza peggiorare quella di qualcun altro.
Punto X Ottimo Paretiano = mondo in cui non si può fare nessun miglioramento (non si può trovare un’alternativa migliore ad X). Possono esistere più ottimi, non è detto che esiste un’unica situazione di ottimo paretiano. Se noi abbiamo due ottimi inoltre, può essere che tali ottimi sono inconfrontabili. Se abbiamo A e B ottimi, A e B non possono mai essere confrontati, A non può essere migliore di B e B non può esserlo di A. Per definizione dell’ottimo non possono essere confrontati. Se entrambi sono ottimi, A non è migliore di B, perché entrambi gli ottimi NON SONO CONFRONTABILI. Posso avere inoltre uno stato del mondo A che è un ottimo, che non è confrontabile con B nonostante B non sia un ottimo paretiano. A ottimo, non è detto che sia migliore di B che non è ottimo (potrebbero non essere confrontabili. Potrebbe anche essere migliore tuttavia).
Esempi
Esempio 1: A, B, C sono stati del mondo.
- B è meglio di A? Sì, perché entrambi sia Aldo che Bice sono più felici di prima.
- Anche C è migliore di A, perché le due persone anche in C hanno maggiore utilità rispetto ad A.
- C è meglio o peggio di B? Meglio. Perché c è Aldo che sta meglio, e Bice che sta come prima.
- C è il mondo migliore, B è il secondo ed A è il mondo peggiore.
A è un ottimo? No, perché esistono due punti B e C che sono migliori. B è ottimo? No perché esiste C che è migliore. Possiamo dire che C è ottimo? Sì perché non esiste nessun altro punto migliore di C. L’ottimo è una proprietà di un punto. Il criterio invece è una regola che si applica a due punti (Due stati del mondo).
Esempio 2: Se confronto B con A, B è migliore di A. Anche confrontando C con A, risulta che C è migliore di A. Se confronto C con B qual è migliore? Non sono confrontabili, perché uno dei due sta meglio, ma c’è l’altro che sta peggio. A è ottimo? No perché esistono gli altri che sono meglio di A. B è ottimo? Sì, perché non esiste nessun punto migliore di B. C è ottimo? Sì, perché non esiste nessun punto migliore di C. Abbiamo due ottimi, C e B che non sono confrontabili. Entrambi sono migliori di A, ma non posso definire tra C e B qual è il migliore.
Esempio 3: A è ottimo, B è ottimo, C è ottimo. Tutti e tre gli stati del mondo sono ottimi, e non sono confrontabili tra di loro.
Divisione di 8 euro tra Aldo e Bice
In un mondo ci sono solo 8 euro, e l’utilità corrisponde al numero di Euro che possiedono i due soggetti, Aldo e Bice. Dando 8 ad una persona per esempio ad Aldo, Bice andrà a 0, viceversa se diamo 8 a Bice, Aldo andrà a 0. Se diamo invece 4 ad Aldo, Bice avrà, come Aldo, un’utilità pari a 4, quindi entrambi avranno stessa utilità. La retta rossa, detta CUP, curva utilità possibile, consiste nel vincolo di bilancio. Consideriamo il punto A (9 Aldo/1 Bice) ed il punto B (5 Aldo/7 Bice). Questi due punti A e B non sono punti possibili, perché sono al di là della curva di possibilità. Sono punti impossibili. Il punto C, così come il punto D, si trova sulla CUP. Entrambi i punti sono punti possibili. Il punto E, insieme al punto F si trova sotto CUP. Anche questi due punti sono punti possibili.
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