Riassunto per l'esame di Psicologia dello sviluppo, basato sull'elaborazione autonoma del testo
consigliato dal docente Zanobini: Corso di psicologia dello sviluppo - Anna Berti, Anna Bombi
CAPITOLO UNO – Il periodo prenatale e il neonato
1. Dal concepimento alla nascita
Lo sviluppo prenatale
Il periodo neonatale e i primi mesi di vita sono il momento migliore per verificare se esistono delle
abilità innate e come funzionano i primi processi di apprendimento.
Fino agli anni '60 e per decenni si pensa – Freud, James, Piaget, Watson – che le più basilari
capacità cognitive sia assenti alla nascita e costruiscano nel corso dello sviluppo.
Dai '60 è chiaro che le capacità percettive presenti alla nascita sono simili a quelle degli adulti o tali
diventano (come la visione) nel giro di alcuni mesi. Apprendimento e memoria sono in azione già
prima della nascita. Preferenze innate guidano i bambini verso certi stimoli, in particolare quelli
provenienti da altri esseri umani, predisponendoli ad interagire con essi. Solo lo sviluppo motorio
avviene in tempi più lunghi ed è forse da questo che è nata l'idea che i neonati siano inetti.
Lo sviluppo prenatale si suddivide in tre periodi:
– germinale o dello zigote
– embrionale
– fetale
Germinale: inizia con la fecondazione e dura circa due settimane, quando la piccola massa di cellule
chiamata blastocisti, formatasi dalle successive duplicazioni dello zigote, si impianta nella parete
interna dell'utero.
Prima duplicazione si ha tra le 24 e le 36 ore dalla fecondazione.
Se le due cellule, invece di rimanere unite si separano, si hanno due gemelli monozigotici, perché
derivano dallo stesso zigote.
I gemelli dizigotici invece sono frutto di due fecondazioni, ovvero due spermatozoi in due ovuli
diversi.
Dopo la prima duplicazione, le successive avvengono molto più rapidamente e nel giro di 4 giorni
lo zigote è una blastocisti di una settantina di cellule, nella quale si possono distinguere due parti:
– disco embrionico, da cui si formerà l'embrione
– sfera cava, chiamata trofoblasto, da cui si formeranno i tessuti – amnios e corion – preposti
alla protezione e nutrimento dell'embrione.
Nella parete esterna del corion si sviluppano delle piccole appendici – villi – che prtendono
dentro alle pareti dell'utero. Inizia così a formarsi la placenta, che collega la circolazione
sanguigna dell'embrione e poi del feto con quella della madre. Con l'annidamento della
blastocisti entro all'utero ha termine il periodo germinale e inizia quello embrionale.
Il periodo embrionale va dalla 2 all'8 settimana. Si differenziano i tessuti, si formano gli organi e si
delinea la struttura del feto (?).
Cominciano a differenziarsi gli strati di cellule nel disco embrionico:
– ectoderma che diverrà il sistema nervoso, la pelle, i capelli e le unghie.
– Endoderma, che darà origine al sistema digestivo e respiratorio.
– Mesoderma, da cu isi svilupperanno i muscoli, lo scheletro e il sistema circolatorio.
Si sviluppano prima gli organi principali (cervello, cuore, apparato digestivo, scheletro, muscoli),
poi appaiono arti e dita. Unghie e capelli solo alla fine del periodo fetale.
Alla fine del 2 mese, il corpo ha una forma umana, si sono formati gli arti e si distinguono
rudimentali occhi, naso, orecchie, guance. Il cuore e il sistema nervoso sono già in funzione. Il
cuore pompa sangue attraverso l'embrione e la placenta. Il sistema nervoso consente già al feto di
eseguire alcuni movimenti, come il sussulto – un rapido movimento generale, che parte dagli arti e a
volte coinvolge anche il collo e il tronco – e cambiamenti di posizione.
Il periodo embrionale è quello in cui possono aversi i difetti congeniti più gravi – per anomalie
genetiche o cause esterne come malattie della madre o sostanze tossiche –.
Il periodo fetale ha inizio con il 3 mese di gravidanza. L'organismo deve solo crescere e
perfezionarsi, ma c'è. Un feto di tre mesi può già succhiare e inghiottire. Solo gli organi sessuali
cominciano a formarsi ora.
Dapprima le ghiandole sessuali, gonadi, sono uguali nel maschio e nella femmina. Nel maschio
però, ben presto, uno o più geni del cromosoma Y provocano la trasformazione delle gonadi in
testicoli, che iniziano a secernere l'ormone androgeno, il quale a sua volta stimola la crescita dei
genitali maschili esterni.
Nei mesi successivi il corpo del futuro bambino, che prima era raggomitolato, si distende. Gli
organi addominali, che occupavano la parte alta del tronco, si spostano verso il basso.
Durante il 4 mese, la madre percepisce distintamente i movimenti del feto.
Al termine del 6 mese, il feto supera il limite minimo di sopravvivenza. Se nasce prematuro ce la
può fare: sistema respiratorio e nervoso centrale sono abbastanza perfezionati.
Negli ultimi 3 mesi di gravidanza, le probabilità di sopravvivenza crescono sempre di più, perché i
muscoli si rivestono di uno strato di grasso, si attivano i meccanismi regolatori della temperatura
corporea, lo scheletro si irrobustisce utilizzando quasi tutto il calcio e il ferro che la madre assume
con l'alimentazione. In questo periodo il feto cresce di circa 30 grammi al giorno.
Le ossa però non sono ancora completamente collegate tra loro e nel cranio ci sono 6 zone ancora
morbide – fontanelle – che permettono il parto senza danni per il bambino.
Studi sperimentali su embrioni di animali – Maglietta 1999 – hanno dimostrato che
l'immobilizzazione di un arto prima della nascita conduce ad uno sviluppo anormale dell'arto stesso.
L'uso attivo delle strutture corporee emerse sotto la spinta del programma genetico contribuisce a
completarne lo sviluppo e fa sì che al momento della nascita alcuni comportamenti innati siano già
perfezionati e pronti per svolgere la loro funzione vitale.
Lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso
Lo sviluppo del sistema nervoso inizia già nel periodo embrionale. Agli inizi della 3 settimana,
l'ectoderma si piega più volte dando origine al tubo neurale, da cui deriveranno il cervello e il
midollo spinale. Una delle estremità del tubo neurale si ingrossa, formando cervello e occhi
rudimentali. Lo sviluppo del cervello avviene in 3 fasi:
– proliferazione neuronale: vengono prodotti neuroni nella parete esterna del tubo neurale,
soprattutto tra il 2 e il 4 mese, al ritmo di 250.000 cellule nervose al minuto, e termina entro
il 6 mese.
– Migrazione: le cellule si spostano nei luoghi appropriati. Entro il 6 mese.
– Organizzazione: si costruiscono collegamenti sinaptici tra le cellule. Inizia dopo che i
neuroni si sono insediati e prosegue per diversi anni dopo la nascita.
Alla nascita, la testa è la parte più vicina alle dimensioni di un adulto per la formazione precoce di
cervello e occhi. Al terzo anno di vita, il cervello avrà raggiunto i ¾ del peso che avrà nell'adulto.
Alla nascita la formazione di neuroni è quasi ultimata. Con l'eccezione di alcune aree, come il bulbo
olfattivo, in cui la produzione di neuroni continua per tutta la vita, nelle altre non si formeranno più
neuroni, anzi ci sarà uno sfoltimento di quelli prodotti in eccesso.
Lo sviluppo del cervello dopo la nascita è indagato in modo sempre più preciso, grazie a strimenti
come la Risonanza Magnetica Funzionale o fMRI, che consentono di vedere dal vivo il cervello e di
rilevare il volume delle sue varie parti e le zone attive in un certo momento.
La proliferazione dei collegamenti sinaptici tra i neuroni e la loro successiva e graduale
diminuzione aumentano l'efficienza delle aree interessate. Lo sfoltimento dei collegamenti sinaptici
riguarda le aree cerebrali scarsamente utilizzate. Questo fenomeno si verifica nella cosiddetta
Materia Grigia.
La Materia Bianca viceversa aumenta di volume e densità fino ai 70 anni e oltre. Questo è
riscontrabile dalla mielinizzazione di un numero crescente di fibre nervose, ovvero dalla loro
copertura con un guaina di mielina, una sostanza grassa che le isola le une dalle altre. Questo
isolamento aumenta l'efficienza di conduzione degli impulsi nervosi, con il conseguente
miglioramento delle capacità di cui queste fibre forniscono il substrato biologico.
C'è sincronicità tra la maturazione cerebrale e la comparsa di varie capacità: nella corteccia motoria
le prime aree a maturare sono quelle che consentono il controllo della testa, della parte superiore del
tronco e delle braccia, seguite, entro il 1 anno, da quelle che controllano braccia e manio. Gambe e
braccia si sviluppano prima di dita e piedi – cosiddetta direzione prossimo-distale, cioè dalle parti
vicine al tronco a quelle più lontane – Questa sequenza corrisponde a quella della cosiddetta
motricità grossolana.
Le aree del linguaggio sono particolarmente attive tra il secondo anno e la prima fanciullezza, in
corrispondenza con l'apprendimento del linguaggio.
I collegamenti tra corteccia e cervelletto, necessari per il controllo volontario della cosiddetta
motricità fine si completano verso i 4 anni.
La formazione reticolare, che regola il mantenimento dell'attenzione, continua a mielinizzare
almeno fino alla pubertà.
Lo sviluppo del piano percettivo è pure legato allo sviluppo del sistema nervoso centrale e dei
recettori periferici. È preprogrammato su base genetica ma è stimolato dall'esperienza. Studi su gatti
neonati hanno dimostrato che la privazione di stimoli nei primi giorni di vita causa una
degenerazione della corteccia visiva, che può diventare irreversibile, se la deprivazione si protrae
per un paio di mesi – Hubel e Wiesel 1970 - .
2. La nascita e il neonato
L'atto della nascita rappresenta l'inizio di un processo di adattamento fisico e psichico all'ambiente
circostante: respirazione, circolazione sanguigna, apparato digerente funzionano già alla nascita.
La termoregolazione richiede tempo. Anche se non ci sono ragioni scientifiche per affermare che la
nascita costituisca un trauma psicologico, come affermava Otto Rank (1884-1939), il parto non è
esente da rischi, tra cui quello di anossia (insufficiente ossigenazione del sangue).
Frederick Leboyer, nel 1975, ha messo a punto una tecnica di parto senza violenza (no luci forti,
manipolazioni rudi, distacco dalla madre, ecc.). Nel metodo Leboyer la sala parto è silenziosissima
e in penombra e il bambino viene immerso in acqua per diminuire la differenza rispetto all'utero.
Alcuni dicono che l'acqua potrebbe inibire lo stimolo respiratorio, oltre a comportare due variazioni
di temperatura invece di una, e non raggiungere lo scopo di Leboyer di minimizzare i repentini
cambi di stato.
La valutazione del neonato viene fatta sulla scala di Apgar (se è morto, è blu). Una scala più ampia
è quella di T. Barry Brazelton.
3. Gli stati neurocomportamentali del neonato: sonno, pianto, veglia
Nelle prime due settimane il neonato dorme 16 ore in 7-8 periodi. Col tempo i periodi diventano più
lunghi e meno numerosi. Fino a 6-7 mesi, quando la maggior parte riesce a dormire l'intera notte.
Intorno all'anno, anche i sonnellini pomeridiani si riducono a 2-3. Le età sono relative: la
progressione verso un'alternanza sonno-veglia simile agli adulti è una caratteristica universale, il
ritmo è influenzato dal comportamento dei genitori. Il bambino nei primi mesi regola i suoi ritmi
biologici in modo consono all'ambiente. Il ruolo dell'esperienze fu dimostrato tra i primi da Dorothy
Marquis (1941) in uno studio su due gruppi di neonati, allattati rispettivamente ogni 3 e ogni 4 ore.
In pochi giorni i bambini appresero il proprio orario, mostrando picchi di irrequietezza quando si
avvicinava l'ora stabilita, più forte quando ai bambini delle tre ore si cercò di imporre le 4 ore. Forte
impatto culturale. Anche i bambini hanno REM e non; nell'adulto il REM è il 21%, nel neonato il
50% - va diminuendo quando diminuisce il sonno. A 2-3 anni arriva al 25%.
Gli stati in cui può trovarsi il neonato sono:
– sonno profondo
– agitazione
– pianto
– sonnolenza
– veglia attiva (respiri irregolari e molti movimenti del corpo)
– veglia inattiva (neonato tranquillo e rilassato, si muove poco, guarda gli oggetti. È la
condizione in cui è maggiormente in grado di apprendere e di relazionarsi. Inizialmente,
poche volte al giorno e una decina di minuti per volta)
Cause pianto:
– fame
– freddo
– dolore
– rumori/luci
– sovraeccitazione (anche per uno stimolo)
Il pianto cambia (anche come onde sonore) a seconda delle cause: chi se ne occupa lo impara. Il
pianto ha grande importanza nello sviluppo sociale del bambino, perché a reagire non è solo la
madre. È un precursore del linguaggio, anche se non intenzionale. Il neonato possiede una notevole
serie di abilità innate.
4. Il neonato competente
Il periodo neonatale e i primi anni sono il momento migliore per verificare l'esistenza o meno di
abilità innate e per esaminare i primi processi di apprendimento. Solo recentemente ci sono stati
studi empirici su bambini piccolissimi. Negli ultimi decenni gli innatisti hanno potuto portare
notevoli prove a sostegno delle proprie tesi, ribaltando la visione del neonato, che passa dall'essere
un essere inetto e passivo in attesa di venire plasmato dagli agenti socializzatori (comportamenti) o
un organismo attivo e ricco di potenzialità ma privo di competenze specifiche (Piaget), a essere un
neonato dotato di un ricco repertorio di capacità specializzate grazie alle quali può reagire in modo
differenziato con aspetti diversi dell'ambiente.
5. Capacità comportamentali dei neonati
Alla nascita, il neonato ha un repertorio di schemi comportamentali per interagire con l'ambiente:
– Riflessi: reazione automatiche e stereotipate a particolari stimoli (variazione della luminosità
→ dilatazione della pupilla; premendo un dito sul palmo della mano → stringere la mano).
Alcuni riflessi sono presenti già nel feto: rooting, stimolazione tattile della guancia → volge
la testa verso la fonte della stimolazione e apre la bocca (8 settimane); riflesso tonico del
collo (28 settimane). Alcuni riflessi sono permanenti (pupillare, starnuto, sbadiglio), altri
sono riflessi neonatali o arcaici e spariscono durante i primi mesi o sono sostituiti da azioni
volontarie (alcuni hanno una funzione adattativa, altri l'hanno avuta nella preistoria ma li
conserviamo). I riflessi neonatali non funzionano in modo del tutto meccanico (p.es., il
rooting non c'è se il bambino è sazio). I riflessi neonatali sono importanti per la psicologia
perché sono indicatori di un normale sviluppo neurologico e costituiscono il fondamento per
lo sviluppo degli schemi di comportamento volontario (nel primo anno).
– Azioni congenitamente organizzate. Si distinguono dai riflessi per il loro carattere spontaneo
(non suscitate da stimoli chiaramente identificabili) e per la varietà di forme che possono
assumere, adeguandosi alle circostanze. I neonati sono così attrezzati non solo a reagire
all'ambiente ma anche a prendere l'iniziativa. P.es.: piangere, succhiare (compare in presenza
o assenza di stimoli e presenta ritmi, caratteristiche e funzioni diverse – nutrire, confortarsi o
esplorare), guardare (si verifica attraverso una serie di movimenti di scansione che i neonati
eseguono anche al buio. Sono movimenti ampi che consentono di esplorare una vasta
porzione dell'ambiente, finchè lo sguardo non coglie una linea in cui il contrasto è elevato,
ovvero un contorno, e i movimenti si concentrano in tale zona, provocando una stimolazione
ottimale della corteccia visiva per cogliere le informazioni più rilevanti. I neonati sembrano
perciò preprogrammati a esplorare l'ambiente alla ricerca degli oggetti e una volta
individuati a esaminarne i contorni (Haith, 1980). Il meccanismo rimane lo stesso per tutta la
vita)
– Stereotipie ritmiche. Consistono in sequenze ripetute di movimenti (strofinare un piede
contro l'altro, dondolarsi, scuotere la testa, scalciare...), eseguiti senza ragione apparente, per
tenere in esercizio il corpo. Alcune di queste attività vengono successivamente integrate in
azioni volontarie, come camminare. La loro persistenza oltre l'infanzia è segno di patologia.
6. Le capacità di apprendimento dei neonati
I comportamentisti sono riusciti a dimostrare che i neonati sono già capaci di semplici forme di
apprendimento.
Tipi di apprendimento:
– Condizionamento classico: i neonati sono ricettivi solo se la nuova associazione è dotata di
valore adattivo, specie legata alla nutrizione. P.es., uno stimolo che in circostanze ordinarie
non provoca suzione (accarezzare la fronte) ha potuto essere associato alla suzione in
noenati di solo due ore, strofinando la fonte e somministrando dell'acqua zuccherata (Blass,
Ganchrow, Steiner, 1984).
Reazioni difensive sono invece difficili da fare acquisire ai neonati (dipendenza dalla
protezione parentale). P. es., piccolo Albert (11 mesi): Watson, 1920, paura ingenerata del topo
bianco.
– Condizionamento operante: si possono consolidare comportamenti spontanei. P.es., un
infante apprende a succhiare con maggiore intensità se l'azione è rinforzata prontamente e
chiaramente dall'emissione di un liquido dolce. Il riflesso del rooting può costituire la base
per un apprendimento tramite condizionamento operante. Crescendo, si può applicare il
condizionamento operante a più comportamenti spontanei (vocalizzazione, sorriso, direzione
dello sguardo...)
– Abituazione o assuefazione: graduale attenuarsi dell'intensità, durata o frequenza di una
risposta fisiolo
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