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Corso di psicologia dello sviluppo

Dalla nascita all'adolescenza

Gli psicologi hanno individuato quadri normativi, ossia insiemi di abilità che si ritrovano in una certa età e discontinuità evolutive che permettono di delineare stati evolutivi. Si parla di quattro/cinque stadi a seconda che si considerino preadolescenza e adolescenza un unico stadio oppure due diversi. Questi stadi sono:

  • Infanzia, da 0 a 2 anni
  • Prima fanciullezza, da 2 a 5 anni
  • Media fanciullezza, da 5 a 11 anni
  • Preadolescenza, da 11 a 13 anni
  • Adolescenza, da 13 a 19 anni

Dibattiti in psicologia dello sviluppo si sono sviluppati intorno ai seguenti temi:

  • Universalità/pluralità
  • Discontinuità/continuità
  • Olismo/pluralità

È stata poi accettata l’idea che esistono processi mentali specifici per dominio, utili per affrontare compiti delimitati e processi mentali generali per dominio, applicabili a diversi compiti. Infine, per capire i vari processi di sviluppo bisogna tener conto sia delle cause maturative biologiche sia delle interazioni con l’ambiente.

Definizioni

  • Fase: periodo identificabile nello sviluppo grazie a uno o più caratteristiche.
  • Livello: di tipo gerarchico, sempre superiore a quelli che lo precedono.
  • Stadio: ogni tappa è l’espressione di caratteristiche generali.
  • Influenze normative per età: cambiamenti influenzati dall’aspettativa sociale o naturale in corrispondenza di una determinata età.
  • Influenza normative storicamente: cambiamenti dovuti ad esperienza che accomunano un gruppo di persone di un determinato periodo storico.
  • Influenze non normative: cambiamenti dovuti ad incidenti e traumi.

Capitolo I

Lo sviluppo prenatale

Viene suddiviso in tre periodi:

  • Germinale, dalla fecondazione all’impianto dei blastocisti nella parete interna dell’utero.
  • Embrionale, dalla seconda all’ottava settimana di gestazione.
  • Fetale, inizia nel terzo mese e si conclude con la nascita.

Nel periodo embrionale si sviluppano gli organi. I primi sono quelli più essenziali come il cervello, il cuore, i polmoni e l’apparato digestivo, successivamente appaiono arti e dita. Questo è il periodo in cui possono originarsi i più gravi difetti congeniti. Nel periodo fetale invece l’organismo è ormai differenziato in tutte le sue parti e deve solo crescere e perfezionarsi. Solo gli organi sessuali iniziano a formarsi in questo periodo. Nei mesi successivi il corpo si distende, la madre inizia a distinguere i movimenti del bambino. Al termine del sesto mese il bambino supera il limite minimo di sopravvivenza in caso di nascita prematura. Negli ultimi tre mesi, le possibilità di sopravvivenza crescono sempre di più. L’attività durante la vita fetale è molto importante per il successivo sviluppo. L’uso delle strutture corporee contribuisce a completare lo sviluppo fetale e fa sì che alla nascita alcuni comportamenti innati siano già perfezionati.

Lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso

Lo sviluppo del sistema nervoso ha inizio nel periodo embrionale e avviene in tre fasi:

  • Proliferazione neuronale, vengono prodotti neuroni nella parete esterna del tubo neurale (tra il secondo e il sesto mese di gestazione).
  • Migrazione delle cellule, che vanno nei posti appropriati (entro il sesto mese di gestazione).
  • Organizzazione, consiste nella costruzione dei collegamenti sinaptici tra le cellule (dall’insediamento dei neuroni fino a diversi anni dopo la nascita).

Entro i tre anni il cervello raggiunge i tre quarti del peso che avrà nell’età adulta e alla nascita la formazione dei neuroni è quasi ultimata. Lo sviluppo del cervello dopo la nascita consiste solo nella mielinizzazione degli assoni che prosegue fino alla fine dell’adolescenza con la comparsa e il perfezionamento di varie capacità.

La nascita e il neonato

Il primo mutamento adattivo è l’inizio della respirazione. Non appena il cordone ombelicale viene reciso e i polmoni del neonato cominciano a riempirsi d’aria, il sangue comincia a circolare anche nei vari organi. Diventano necessari anche l’apparato digestivo e i meccanismi di termoregolazione. Anche se non vi sono ragioni scientifiche che identificano la nascita come un trauma, il processo tramite cui il bambino viene alla luce non è esente da rischi, come l’anossia o l’assunzione di farmaci presi dalla madre durante il parto tramite placenta.

Il medico francese Leboyer ha ideato un metodo di parto teso ad eliminare le fonti di stress dell’ospedale. La sala parto è silenziosa e in penombra e il bambino viene immerso in acqua per diminuire la differenza di ambiente rispetto all’utero. Anche la prolungata separazione del bambino dalla madre che si verifica spesso in ospedale può essere negativa per la relazione madre-bambino. Alcuni studi indicano che il contatto immediato con il neonato stimola comportamenti positivi nei suoi confronti anche a lungo termine.

Pochi minuti dopo la nascita, viene effettuata una valutazione complessiva della condizione fisica del neonato mediante la scala di Apgar che attribuisce a cinque indici vitali (frequenza cardiaca, sforzo respiratorio, tono muscolare, risposta riflessa –pianto– e colorito) un punteggio tra 0 e 2. I punteggi vengono sommati, un punteggio inferiore o uguale a 4 indica che il bambino è a rischio. Una scala più ampia è quella di Brazelton che viene usata per valutare le condizioni neurologiche dei bambini.

Gli stati neurocomportamentali del neonato: sonno, pianto, veglia

Nelle prime due settimane un neonato dorme circa il doppio di un adulto. Il sonno è interrotto solo da periodi di allattamento e pulizia. Verso i 6 mesi i bambini riescono a dormire per un’intera notte e intorno all’anno i sonnellini durante la giornata si riducono a due o tre ore. Tutto questo non è però universale. Il ritmo con cui si verifica l’alternanza sonno-veglia dipende dai genitori.

Nei primi mesi di vita il bambino regola i ritmi biologici in modo consono alle richieste ambientali. L’acquisizione di abitudini quotidiane e la loro evoluzione viene pianificata diversamente nelle varie culture. Da noi, i risvegli notturni vengono scoraggiati e il bambino viene abituato a dormire da solo; nelle culture in cui i bambini sono sempre in contatto con la madre e in cui non ci sono orari fissi, il ritmo sonno-veglia di tre ore resta fino agli 8 mesi.

Oltre che per i ritmi, il sonno del neonato si distingue anche per la qualità. Più il bambino dorme, maggiore è la quantità di sonno REM (50% vs 21% adulti). Anche se il bambino dorme molto, non è un essere inattivo. Gli stadi in cui può trovarsi vanno dal sonno profondo all’agitazione e al pianto, passando per stadi intermedi come la sonnolenza, la veglia attiva (movimenti del corpo e respiro irregolare) e la veglia inattiva (tranquillità, relax, poco movimento e presa visione degli oggetti).

Il pianto del neonato può manifestarsi senza ragione apparente o per cause specifiche come la fame, la temperatura, il dolore o i rumori. A seconda delle cause, il pianto ha qualità diverse. Il fatto che il pianto sia un segnale in grado di generare empatia non solo nella madre, ma anche nella maggioranza degli adulti, ha una grande importanza nello sviluppo sociale del bambino. Il pianto è anche un precursore del linguaggio perché consente la produzione di vocalizzazioni.

La veglia inattiva è la condizione in cui il neonato è maggiormente in grado di apprendere e di porsi in rapporto con gli altri. Più si riduce il sonno, più aumenta il tempo in cui il bambino è in stato di veglia, in cui può esercitare le sue capacità motorie e recepire le più svariate stimolazioni ambientali.

Il neonato competente

Il periodo neonatale e i primi anni di vita sono il momento migliore per verificare l’esistenza o meno di abilità innate e per esaminare i processi di apprendimento. Negli ultimi tempi si sono analizzati sempre più bambini piccolissimi e si è passati dalla visione passiva comportamentalista e da quella piagetiana di un bambino con competenze solo generali a una visione sempre più attiva del neonato, che è in grado di interagire in modo differenziato con l’ambiente. Si tratta di capacità percettive che consentono di esplorare l’ambiente e di organizzare le informazioni, di modalità primitive d’azione che costituiscono il punto di partenza per le attività motorie volontarie e capacità di apprendimento. A queste capacità si aggiungono una serie di predisposizioni per certi stimoli e un repertorio di emozioni che costituiscono una spinta all’azione nei confronti dell’ambiente e consentono di stimolare attivamente gli adulti all’interazione.

Le capacità comportamentali dei neonati

Alla nascita il bambino è dotato di un repertorio di schemi comportamentali che permettono l’interazione con l’ambiente. I riflessi sono reazioni automatiche e stereotipate a particolari stimoli. Alcuni dei riflessi presenti nei neonati sono stati osservati nel feto, ad esempio nel rooting (volgere la testa verso la fonte di stimolazione aprendo la bocca). Alcuni riflessi sono permanenti, cioè rimangono per tutta la vita come lo starnuto o lo sbadiglio. Altri, invece, chiamati riflessi neonatali spariscono completamente durante i primi mesi di vita o sono sostituiti da azioni volontarie.

I riflessi neonatali sono importanti per la psicologia perché:

  • Sono alla base di un buono sviluppo psicologico
  • Sono i fondamenti per lo sviluppo di schemi comportamentali volontari

Le azioni congenitamente organizzate si distinguono dai riflessi per il loro carattere spontaneo, cioè per il fatto di non essere suscitate da stimoli chiaramente identificabili. Grazie ad esse i neonati sono attrezzati non solo a reagire all’ambiente, ma anche a prendere l’iniziativa nei confronti di esso. Tra queste azioni, le più familiari sono piangere e succhiare. La suzione compare in presenza di vari stimoli e anche in assenza di essi, quando l’infante succhia a vuoto. A seconda degli stimoli la suzione presenta ritmi, caratteristiche e funzioni diverse come nutrire, confortarsi o esplorare.

Il guardare è un’azione congenitamente organizzata e inizia spontaneamente attraverso una serie di movimenti di scansione che i neonati eseguono con gli occhi anche se si trovano al buio. Si tratta di movimenti ampi, che consentono di esplorare una vasta porzione dell’ambiente, finché lo sguardo non coglie una linea con alto contrasto (un oggetto). I movimenti diminuiscono di ampiezza e si concentrano sulla zona. I neonati sono quindi programmati ad esplorare l’ambiente alla ricerca degli oggetti e a esaminarli.

Le stereotipie ritmiche consistono in sequenze ripetute di movimenti eseguiti senza apparente ragione con cui gli infanti tengono in esercizio i muscoli e i nervi. Alcune di queste attività sono volontarie. La loro persistenza oltre l’infanzia è segno che c’è qualche patologia nello sviluppo.

Tipi di riflessi neonatali

  • Rooting (6m), aprire la bocca in seguito a stimolazione della guancia o delle labbra, facilita la ricerca del capezzolo.
  • Prensione (3/4m), afferrare qualsiasi cosa venga premuta contro il palmo della mano, prepara alla prensione volontaria.
  • Moro (6m), se sorpreso con forte rumore o non lo si sostiene per un attimo, l’infante allarga le braccia e le gambe e poi le avvicina al tronco, aiuta a rimanere stretto alla madre.
  • Marcia automatica (2m), se sorretto in verticale, l’infante muove le gambe, prepara alla deambulazione.
  • Collo tonico (4m), se supino e gira la testa, il braccio dello stesso lato si allunga e quello opposto di piega, prepara all’atto di indicare o prendere.
  • Nuoto (4/6m), se immerso nell’acqua, l’infante trattiene il respiro e muove braccia e gambe, aiuta a non affogare.

Le capacità di apprendimento del neonato

Apprendimento: cambiamento nel comportamento o nelle strutture mentali per effetto dell’esperienza.

Due tipi di apprendimento:

  • Condizionamento classico. I neonati sono recettivi a procedure di condizionamento classico, ma solo se la nuova associazione da apprendere è dotata per loro di qualche valore adattivo, in particolare se legata alla nutrizione. Reazioni difensive sono difficili da far apprendere ai neonati, che sono dipendenti dalla protezione parentale. Quando l’autonomia si accresce diviene possibile indurre comportamenti di fuga o paura (esperimento di Watson: Alber e il topo).
  • Condizionamento operante. Con questa tecnica è possibile consolidare comportamenti spontanei. Quando l’infante cresce, altri comportamenti emergono e si sostituiscono gradualmente ai riflessi; di conseguenza è possibile condizionare una gamma più ampia di azioni, come la vocalizzazione, il sorriso o la direzione dello sguardo. Il diverso modo in cui l’infante interagisce è un’indicazione della natura attiva del bambino, che recepisce selettivamente gli input ambientali.
  • Abituazione. Si indica il graduale attenuarsi dell’intensità, durata o frequenza di una risposta fisiologica o comportamentale alla ripetuta presentazione di uno stimolo. È un’indicazione del fatto che il bambino ha immagazzinato nella memoria delle informazioni sullo stimolo e distoglie da esso la propria attenzione. Un fenomeno opposto è la disabituazione che si verifica se, dopo un stimolo a cui si è abituati, ne viene presentato uno diverso: la risposta aumenta di nuovo.
  • Imitazione. Si tratta della riproduzione di un modello (genitore o educatore). I bambini intorno ai due anni iniziano a imitare linguaggio, gesti e comportamenti di un adulto. È così che i bambini acquisiscono il vocabolario della lingua madre. Esistono forme di imitazione anche per comportamenti adeguati al proprio sesso. Secondo Piaget, l’imitazione inizialmente coinvolge solo le aree che il bambino può vedere come le mani o i piedi e solo dopo parti del corpo come il viso. Secondo Meltzoff invece i bambini sono in grado di imitare espressioni già nei primi giorni di vita (esperimento su neonati –linguaccia, aprire la bocca e broncio–). Alcuni studiosi ritengono che i movimenti osservati nei bambini siano solo riflessi, altri sono convinti che derivino da sforzi intenzionali dei neonati di riprodurre quello che hanno visto.

Metodi per lo studio della percezione negli infanti

Secondo Baldwin ogni stimolazione di un organismo vivente suscita in esso dei movimenti. Quelli più facilmente osservabili sono i movimenti delle mani, per questo, osservandoli mentre prendono o indicano fogli di colore diverso, possiamo capire quali colori distinguono. Baldwin si è servito di questo metodo con la figlia di 9 mesi e ha suggerito che si potrebbero studiare infanti ancora più piccoli osservando il dilatarsi o restringersi della pupilla.

A partire dagli anni ’60 è aumentata la ricerca sulle capacità percettive degli infanti grazie a tecniche che consentono di inferire dalle reazioni fisiologiche se essi rilevano o no un certo stimolo e se colgono la differenza tra due stimoli.

Le tecniche usate a questo proposito si raggruppano in due categorie:

  • Tecniche psicofisiologiche, che consistono nella registrazione dell’attività elettrica del sistema nervoso centrale.
  • Tecniche comportamentali, che si basano sulla registrazione di comportamenti come osservare più o meno a lungo, ruotare la testa, muovere gli occhi.

Le varie tecniche possono essere le più adatte a seconda dell’età. Esempio: precipizio visivo (Gibson e Walk). Per studiare la percezione della profondità. Bambini tra 6 e 14 mesi posti sopra una specie di tavolo coperto per metà e per l’altra trasparente con percezione di precipizio. Quando i bambini gattonando giungevano in prossimità della trasparenza si bloccavano e rifiutavano di proseguire, mostrando quindi di averlo percepito.

Le principali tecniche comportamentali possono essere suddivise in:

  • Registrazione dei movimenti oculari, per rilevare come esplora un bambino
  • Preferenza, confronto tra tempo complessivo dedicato all’osservazione di stimoli presentati ripetutamente in coppia per misurare l’acuità visiva
  • Risposte condizionate, valutazione della capacità di apprendere mediante condizionamento operante per studiare la percezione uditiva
  • Abituazione e disabituazione, per scoprire se presenta la discriminazione tra stimoli sonori.

Le capacità percettive di neonati e infanti

Notevoli capacità sensoriali sono presenti anche prima della nascita. Le prime a comparire sono quelle tattili (rooting). Successivamente anche gli altri sensi si sviluppano (iniezione di sostanze odorose nella placenta, riconoscimento della voce della madre, percezione della luminosità se ventre illuminato).

Per Piaget ciò che il neonato percepisce è un insieme di flussi non coordinati di immagini e suoni; assieme a sensazioni provenienti dall’interno del corpo, che solo gradualmente, acquisirà una organizzazione, divenendo una moltitudine di oggetti animati e inanimati, che continuano ad esistere anche quando non sono percepiti.

I neonati hanno una capacità acustica superiore agli adulti e volgono lo sguardo direttamente verso la fonte sonora. Per quanto riguarda gusto e olfatto, preferiscono i sapori dolci rispetto ad altri e manifestano espressioni facciali per ogni gusto e cercano di evitare odori penetranti voltando la testa. In pochi giorni, riconoscono anche l’odore del latte materno. La sensibilità tattile è estrema (effetto calmante del contatto con corpo materno) e molto elevata (distinguere tra differenze lievissime, difficili per gli adulti).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ramona17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Caprin Claudia.
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