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Cartografia generale

Indice

Capitolo 1: Storia della cartografia

  • 1.1 Le più antiche figurazioni cartografiche
  • 1.2 La cartografia nell'antica Grecia
  • 1.3 La cartografia romana
  • 1.4 L'opera cartografica di Tolomeo
  • 1.5 I mappamondi medievali
  • 1.6 La cartografia medievale araba e cinese
  • 1.7 Le carte nautiche
  • 1.8 Mappamondi e carte regionali del Tre e Quattrocento
  • 1.9 Tolomeo e la cartografia del Rinascimento
  • 1.10 Le grandi scoperte geografiche e la cartografia
  • 1.11 La cartografia nei secoli XVI-XVII
  • 1.12 Le carte generali e i grandi atlanti
  • 1.13 La nascita della cartografia moderna
  • 1.14 La cartografia francese e le sue influenze
  • 1.15 La cartografia ufficiale dell'Ottocento
  • 1.16 La cartografia topografica dell'Italia
  • 1.17 La cartografia generale privata
  • 1.18 La cartografia contemporanea

Capitolo 2: Le carte geografiche

  • 2.1 Le carte geografiche e il loro uso
  • 2.2 Denominazione
  • 2.3 Definizione
  • 2.4 Caratteri fondamentali delle carte geografiche
  • 2.5 La scala
  • 2.6 Classificazione delle carte secondo la scala
  • 2.7 Carte topografiche e carte tematiche
  • 2.8 Varietà e classificazione delle carte tematiche
  • 2.9 Carte originali derivate
  • 2.10 Contenuto è aspetto delle carte
  • 2.11 Teoria cartografica

Capitolo 3: Le proiezioni geografiche

  • 3.1 L'ellissoide terrestre
  • 3.2 Proiezioni geografiche
  • 3.3 Deformazioni e indicatrice
  • 3.4 Proiezioni azimutali
  • 3.5 Proiezioni prospettiche
  • 3.6 Aspetto e costruzione delle proiezioni azimutali
  • 3.7 Proiezioni cilindriche
  • 3.8 Proiezioni coniche
  • 3.9 Proiezioni coniche ed equivalenti, conformi e policoniche
  • 3.10 Le proiezioni di Sanson e di Bonne
  • 3.11 Proiezioni per planisferi
  • 3.12 Proiezioni a contorno ellittico
  • 3.13 Proiezioni di Eckert e di Winkel
  • 3.14 Proiezioni trasverse e oblique
  • 3.15 Proiezioni geodetiche

Capitolo 4: Mezzi cartografici d'espressione

  • 4.1 Segni convenzionali
  • 4.2 Tipi di segni grafici
  • 4.3 Segni per le carte del terreno
  • 4.4 Rappresentazione del rilievo nelle carte a grande scala
  • 4.5 Le curve di livello
  • 4.6 Il rilievo nelle carte a media e piccola scala
  • 4.7 Le scritture
  • 4.8 Disposizione delle scritture
  • 4.9 Segni convenzionali per le carte tematiche
  • 4.10 Segni qualitativi
  • 4.11 Rappresentazione quantitativa: segni puntiformi e lineari
  • 4.12 Segni areali per l'espressione quantitativa
  • 4.13 Cartogramma a mosaico
  • 4.14 Linee isometriche
  • 4.15 Rappresentazione dei fenomeni dinamici
  • 4.16 Rappresentazioni paracartografiche. Plastici e globi
  • 4.17 Profili, panorami, stereogrammi
  • 4.18 Rappresentazioni metacartografiche

Capitolo 5: L'allestimento delle carte

  • 5.1 Le fasi di allestimento di una carta
  • 5.2 Rilevamento geodetico-topografico
  • 5.3 L'aerofotogrammetria
  • 5.4 Rilievi speditivi e carte dimostrative
  • 5.5 La generalizzazione
  • 5.6 La selezione
  • 5.7 La semplificazione
  • 5.8 Elaborazione delle carte tematiche
  • 5.9 Selezione e trascrizione dei nomi geografici
  • 5.10 Disegno e riproduzione della carta
  • 5.11 Automazione
  • 5.12 Produzione delle matrici e stampa

Capitolo 6: Uso ed applicazione delle carte

  • 6.1 Esattezza e compiutezza delle carte geografiche
  • 6.2 Insufficienza di dati e completamento ipotetico
  • 6.3 La carta e la ricerca scientifica
  • 6.4 La comparazione
  • 6.5 Cartometria
  • 6.6 La carta nell'insegnamento
  • 6.7 Applicazioni pratiche della cartografia
  • 6.8 La cartografia topografica nel mondo
  • 6.9 Opere cartografiche internazionali
  • 6.10 Gli atlanti ordinari e tematici
  • 6.11 Atlanti nazionali e regionali

Capitolo 1: Storia della cartografia

1.1 Le più antiche figurazioni cartografiche

L'idea di rappresentare in piano la reciproca situazione dei luoghi e di certi elementi topografici della superficie terrestre è sicuramente antichissima. Purtroppo non siamo bene informati della produzione cartografica antica, neppure greca e romana, perché pochissimo è rimasto di documenti coevi, non molto di copie posteriori, e solo assai parzialmente servono d'integrazione le notizie che si raccolgono negli scrittori greci e latini.

In generale la carta geografica viene più difficilmente dei libri ed anche nelle biblioteche moderne non sempre trova cure adeguate. Eventi fortuiti, specialmente incendi, o bellici sono intervenuti più volte ad eliminare importanti documenti cartografici, e basti ricordare che proprio nella seconda guerra mondiale sono stati distrutti due preziosi cimeli, il mappamondo Ebstorf, del XIII secolo, già conservato nell'Hannover, e una delle prime carte nautiche medievali, quella di Giovanni da Carignano del principio del Trecento, andata in fiamme in una villa presso Napoli nel 1943, durante la ritirata dei Tedeschi.

La remota antichità ci è confermata dal fatto che alcuni popoli primitivi già prima dei contatti con gli Europei dall'epoca delle grandi scoperte in poi, erano capaci di disdegnare rappresentazioni di tipo cartografico del territorio da loro frequentato. Si tratta specialmente di popoli conducenti vita nomade e seminomade, pescatori, navigatori e cacciatori.

Sono figurazioni graffite su pietra, scolpite od incise su osso, legno, scorza d'albero o dipinte su cuoio e pelli. Le grandi civiltà protostoriche e storiche del Vicino e Medio Oriente offrono altre indicazioni dell'esistenza remota d'immagini cartografiche. La più antica è stata trovata nella Mesopotamia settentrionale e si fa risalire a 2400-2200 anni a.C. Si tratta di una tavoletta d'argilla, che col suo graffito vuol sicuramente rappresentare quella regione. Gli egiziani delinearono piani catastali per il riconoscimento dei confini di proprietà degli appezzamenti coltivati, forse anche per opere d'irrigazione. Le figurazione accennate per l'Egitto miravano a scopi pratici e così, naturalmente, quelle dei popoli primitivi. Sculture in legno degli Eschimesi delineano la costa marina e quindi potevano servire alla navigazione ed al ritrovamento di luoghi privilegiati di caccia e pesca. I Polinesiani delle isole Marshall costruivano ingegnosi intrecci con le nervature di foglie di palma, i quali costituivano una sorta di carte nautiche. Meno chiaro è il movente di altre figurazioni, come quella di un villaggio nelle note incisioni rupestri preistoriche in Valcamonica.

1.2 La cartografia nell'antica Grecia

Una cartografia concepita ai fini propriamente culturali nasce però, a quanto ne sappiamo, nell'Antica Grecia. La prima carta del mondo, intesa a rappresentare l'ecumene, cioè la terra emersa sede dell'uomo, si attribuisce ad Anassimandro di Mileto, che la delineò verso la metà del VI secolo. Una carta analoga a quella di Anassimandro fu composta dal logografo Ecateo, che aveva viaggiato largamente; tale carta accompagnava una descrizione geografica e pare fosse molto apprezzata posteriormente. Queste carte erano certamente costruite in modo del tutto empirico, in base a dati di distanze terrestri e marittime ed a notizie descrittive di vario genere.

La cartografia inizia il suo cammino scientifico nel IV secolo a.C., con la carta di Dicearco da Messina. Verso la fine di quel secolo compose una carta in cui compare per la prima volta un elemento matematico di costruzione, cioè un parallelo passante per le Colonne d'Ercole, la Sicilia, Atene, Rodi, luoghi ritenuti alla stessa latitudine. Nel piano tale linea, che prese il nome di diaframma, era rappresentata da una retta. La posizione dei luoghi era certo calcolata in base a misure itinerarie terrestri o marittime. Si attribuisce a Dicearco anche la misurazione della circonferenza massima terrestre, di cui fin dal V secolo i pitagorici avevano affermato la sfericità, ribadita poi dall'autorità di Aristotele. Più famosa e meglio nota è la misurazione del meridiano compiuta da Eratostene e così pure la sua carta del mondo.

Tra le sue opere si annovera una descrizione geografica del mondo, diviso in regioni, e la carta ne era in certo modo il coronamento. In essa si precisa e si perfeziona il sistema di costruzione avviato da Dicearco: non più una sola linea di riferimento, ma diverse a distanze non uguali, coincidenti con paralleli che passano da luoghi ben noti; inoltre una serie di linee perpendicolari alle precedenti. Nella carta tali linee sono rappresentate da rette e servono a fissare la posizione dei luoghi a seconda delle distanze da esse. Ci si avvicina al concetto di un reticolato geografico.

La carta di Eratostene è notevole anche per un altro motivo. Essa rappresenta uno spazio maggiore delle precedenti, con un'ecumene sviluppata specialmente nel senso della longitudine (cioè da ovest a est), essendosi nel IV-III secolo assai accresciuta la conoscenza geografica del mondo. Verso oriente aveva contribuito la grandiosa impresa di Alessandro Magno (334-323), estendendo le cognizioni fino al Gange e all'isola Ceylon, a sud la carta includeva l'Etiopia, a settentrione parte dei paesi bagnati dal Mare del Nord.

Un astronomo di gran fama, Ipparco di Nicea, sostiene che la cartografia deve fondarsi su determinazioni di latitudine e longitudine per fissare la posizione dei luoghi, ma riconosce che i tempi per una simile costruzione non erano maturi. Ipparco inventò anche due proiezioni per rappresentare la sfera in piano (ortografica e stereografica), applicabili naturalmente anche alla sfera celeste.

1.3 La cartografia romana

Le conquiste romane e l'allargamento del commercio apportarono nuove o più precise conoscenze geografiche. Ma abbiamo pure notizia di una vasta operazione, che oggi si potrebbe dire rilevamento, compiuta in un venticinquennio nella seconda metà del I secolo a.C. Si tratta di una misurazione del territorio assoggettato a Roma, misurazione delle distanze lungo le grandi vie. Purtroppo della cartografia romana nulla o quasi ci è pervenuto, ma sappiamo che figurazioni cartografiche su papiro o pergamena dovevano essere abbastanza comuni; a scopo dimostrativo pubblico e forse anche decorativo se ne dipinsero pure sulle pareti. Si sa che una grande carta del mondo romano era dipinta in un portico di Roma. Si attribuisce, nel campo della cartografia, uno spirito pratico, famoso cimelio il cui originale risale al III o IV sec. d.C., ma che noi conosciamo da una tarda copia medievale (XIII secolo). E’ la Tabula Peutingeriana, cosiddetta perché tabula era il termine più comune per designare la carta geografica in epoca romana, mentre l'attributo viene dal nome dell'umanista austriaco Corrado Peutinger, che cominciò a studiarla al principio del Cinquecento.

La carta rappresenta l'intero Impero Romano in una striscia lunga ben 6,75 metri e larga 34 centimetri. Essa segna le vie, con le città attraversate e i luoghi di sosta e indica le distanze in miglia da un luogo all'altro, così come le moderne carte ad uso turistico; era in sostanza la traduzione grafica degli "itinerari scritti", elenchi di vie e luoghi con le relative distanze. E’ probabile che carte del genere abbiano avuto notevole diffusione. I Romani ebbero però anche figurazioni d'altro tipo, e specialmente piccoli mappamondi a contorno circolare.

1.4 L'opera cartografica di Tolomeo

La cartografia antica trovò nell'epoca romana la sua massima espressione nel mondo ellenico. Marino di Tiro e poco dopo di lui Claudio Tolomeo, nel II secolo d.C., elaborarono dei veri atlanti ad uso del reticolato geografico. La posizione dei luoghi è fissata mediante la loro latitudine e longitudine: si fece uso di una proiezione detta piana-rettangolare. Mentre per la carta riassuntiva del mondo Tolomeo ricorse ad una proiezione più idonea, la conica semplice. La cartografia viene così ad assumere un fondamento matematico; mancavano però i mezzi idonei per la determinazione delle coordinate geografiche. Per la latitudine non era difficile ottenere valori approssimativi, sia in base all'osservazione dell'ombra solare proiettata da una asticciuola, sia in base alla durata del giorno chiaro più lungo o più corto dell'anno. Era noto il principio su cui fondarsi, ossia la differenza di ora tra due luoghi, ma esiste solo un saggio d'applicazione dovuto allo stesso Tolomeo. Tuttavia i dati erano talmente vaghi che risultò errata e influenzò il forte stiramento del Mediterraneo nel senso dei paralleli com'è disegnato nelle carte tolemaiche.

Claudio Tolomeo operò ad Alessandria d'Egitto e fu a lungo più famoso come astronomo che come geografo. Come geografo propose di integrare e correggere le carte di Marino di Tiro (circa il 110 a.C.). Le carte tolemaiche recano ai margini la graduazione dei meridiani e dei paralleli, indicando la presenza del reticolato geografico. Il mappamondo è in proiezione conica, le altre carte fanno uso della proiezione piana-rettangolare, già adoperata da Marino di Tiro. Con Tolomeo si arrestano i progressi della cartografia antica, anzi per molti secoli vi sarà un netto regresso. Le conquiste scientifiche raggiunte in campo cartografico si possono compendiare nei punti seguenti:

  • Riconoscimento della necessità di una base matematica per una corretta figurazione e quindi introduzione del reticolato geografico;
  • Coscienza del problema della rappresentazione in piano della superficie sferica, da risolvere per mezzo delle proiezioni geografiche;
  • Inizio della differenziazione dei segni convenzionali dove vengono usate vignette diverse a significare città di diversa importanza, o luoghi di tappa, stazioni termali, ecc.

1.5 I mappamondi medievali

Numerose sono le figurazioni cartografiche medievali, originali o in copie dal secolo VIII in poi, e tuttavia solo un relitto di quelle esistite. Esse ci mostrano un forte regresso rispetto ai risultati raggiunti dalla cartografia greca e romana fino almeno allo scorcio del XIII secolo, regresso iniziato già negli ultimi secoli dell'Impero romano. Tutta la scienza dell'antichità classica subisce un'eclissi e in campo geografico-astronomico la decadenza si rivela con un ritorno quasi generale all'idea di una Terra piana. Testi per eccellenza nei primi secoli del medioevo sono le Sacre Scritture e i Padri e Dottori della Chiesa, che non ammettono la sfericità terrestre.

I mappamondi presentano contorno circolare oppure ovale e rettangolare. Se ne distingue tre tipi, di cui il primo e più comune è ritenuto diretta derivazione da modelli romani. È il modello di mappamondi a T, i quali entro una circonferenza mostrano un anello periferico di acque a rappresentare l'oceano, che circonda la massa delle terre emerse; questa è ripartita da due fasce di acque, l'una corrispondente a un diametro in senso nord-sud, l'altra un semidiametro perpendicolare al precedente, in modo appunto da richiamare la figura del T. La carta è orientata con l'Oriente in alto rispetto all'osservatore. Più raro è un secondo tipo, che fa riferimento alla sfericità terrestre, poiché entro un cerchio compare la suddivisione in "zone climatiche", elaborato dagli antichi. Il terzo tipo è una fusione tra i due precedenti.

1.6 La cartografia medievale araba e cinese

Come è ben noto gli Arabi dopo le rapide conquiste militari, assorbita e rielaborata la cultura delle genti sottomesse, s'interessarono a varie scienze, rendendo le mosse degli antichi scrittori greci, dei quali tradussero parecchie opere nella loro lingua; comunque la cartografia medievale araba non ebbe influenza su quella coeva occidentale. Altri popoli asiatici conobbero la cartografia, in particolare i cinesi fin da remota antichità. Vi è specifica notizia di una grande carta del mondo del geografo Pei Hsiu, risalente alla seconda metà del III secolo.

1.7 Le carte nautiche

Quasi d'improvviso ai primi del Trecento compare in Italia, e più tardi a Maiorca, un nuovo tipo di carte, ben caratterizzato, carte marine o meglio nautiche. Le carte nautiche medievali offrono nel loro disegno una figurazione notevolmente approssimata, in specie nelle linee generali, della linea di costa, alla quale si accompagna una fitta nomenclatura di porti, approdi e punti caratteristici. Sono indicate anche piccole isole, certi scogli e bassifondi e messe in evidenza le foci fluviali. La costa è delineata a piccoli archi successivi ben pronunciati, al pari dei promontori. Tutte caratteristiche in chiaro rapporto con l'uso pratico della carta nella navigazione. L'area rappresentata dalle carte nautiche medievali abbraccia il Mediterraneo, compreso il Mar Nero col Mare d'Azov, le coste marocchine sull'Atlantico, i paesi dell'Europa Occidentale fino allo Jutland, le Isole britanniche. Una caratteristica spiccata delle carte nautiche è la presenza di tutte una serie di rette irradianti da alcuni punti, geometricamente ordinati, rette che rappresentano 16 direzioni della rosa dei venti, i "venti" o "rombi". Altra innovazione, la presenza della scala, non mai numerica, ma solo grafica, espressa da una barretta suddivisa da punti. Queste carte venivano spesso accompagnate da descrizioni scritte della costa, compresi dati di direzioni delle rotte e di distanza tra i vari porti: i portolani.

1.8 Mappamondi e carte regionali del Tre e Quattrocento

Conosciamo diversi mappamondi del XIV e XV secolo, nei quali compaiono significative invenzioni rispetto ai mappamondi a T: l'introduzione del disegno delle carte nautiche per il Mediterraneo e l'Europa Occidentale, l'uso delle informazioni apportate dai numerosi viaggiatori occidentali in terre lontane, le cui peregrinazioni segnano la ripresa

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeadEnd di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia storica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Puttilli Matteo.
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