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2602 c.c. “con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono un’organizzazione

comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese”.

il consorzio è oggi schema associativo idoneo a ricomprendere due distinti fenomeni della

realtà:

Consorzi anticoncorrenziali: consorzio può essere costituito al fine prevalente o

esclusivo di disciplinare, limitandola, la reciproca concorrenza gara imprenditori che

svolgono la stessa attività o attività similari. È un puro contratto limitativo di reciproca

concorrenza. sollecitano i controlli volti ad impedire che per loro tramite si instaurino

situazioni di monopolio.

Consorzi di coordinamento: più imprenditori possono però dar vita ad un consorzio

anche per conseguire un fine parzialmente diverso: “ per lo svolgimento di determinate fasi

delle rispettive imprese”. È uno strumento di cooperazione interaziendale, finalizzato alla

riduzione dei costi di gestione delle singole imprese consorziate. rispondono all’esigenza

di accrescere la competitività delle imprese e in quanto favoriscono la sopravvivenza delle

piccole e medie imprese.

Consorzi e concorrenza: i consorzi anticoncorrenziali sollecitano controlli volti a impedire

che per loro tramite si instaurino situazioni di monopolio di fatto contrastanti con l interesse

generali. I consorzi di cooperazione interaziendale rispondono invece all esigenza di

accrescere la competività delle imprese e concorrono a preservare la struttura

concorrenziale del mercato. Il legislatore ne agevola l attività con una serie di provvidenze

creditizie e tributarie. Consorzi con attività interna e esterna: altra è la distinzione tra

consorzi con “sola attività interna” e consorzi destinati a svolgere “attività esterna”

In entrambi si crea un’organizzazione comune; ma nei consorzi con sola attività interna il

compito di tale organizzazione si esaurisce nel regolare i rapporti reciproci fra i consorziati

nel controllare il rispetto di quanto convenuto. Il consorzio in quanto tale non entra in

contatto e non opera con i terzi. Nei consorzi con attività esterna, le parti prevedono

l’istituzione di un ufficio comune ,destinato a svolgere attività con i terzi nell’interesse delle

imprese consorziate.

Il contratto di consorzio. L’organizzazione consortile.

Le parti: Il contratto di consorzio può essere stipulato solo fra imprenditori, la legislazione

speciale deroga a tale principio permettendo a determinati consorzi di enti pubblici e privati

di ricerca. Forma e contenuto: deve essere stipulato per scritto a pena di nullità;

essenziale è l’indicazione del “oggetto” del consorzio, e degli “obblighi” assunti dai

consorziati e gli eventuali “contributi” in danaro dovuti. Se si tratta di consorzio di

contingentamento il contratto deve stabilire le quote dei singoli consorziati o i criteri per la

loro determinazione. Per quanto concerne la durata il contratto di consorzio è per sua

natura un contratto di durata. Questa puo essere fissata dalle parti, ma una previsione

contrattuale al riguardo non e necessaria. Nel silenzio il contratto è alido per dieci anni. La

norma non opera pero alcuna distinzione tra consorzi di cooperazione e anticoncorrenziali.

Ammissione di nuovi consorziati: Il contratto di consorzio è tendenzialmente aperto; è

possibile la partecipazione al consorzio di nuovi imprenditori senza il consenso di tutti; le

condizioni di ammissione di nuovi consorziati devono però essere predisposte nel

contratto. Salvo diversa pattuizione tra le parti, il trasferimento dell azienda comporta l

automatico subingresso dell acquirente nel contratto di consorzio. Se sussiste una giusta

causa gli altri consorziati potranno deliberare l esclusione dell acquirente dal consorzio.

Recesso ed esclusione il contratto può sciogliersi limitatamente ad un consorziato, per

volontà di questi (recesso) – o per decisione degli altri consorziati (esclusione). Le cause

di recesso/esclusione, devono essere indicate nel contratto. Scioglimento del consorzio

dalle cause di recesso ed esclusione, vanno distinte quelle di scioglimento dell’intero

contratto di consorzio; elencate dall’art.2611 c.c. che consente lo scioglimento con

delibera della maggioranza dei consorziati quando sussiste giusta causa. In mancanza lo

scioglimento anticipato dovrà essere deciso all unanimità. Organizzazione consortile:

Carattere essenziale è l’organizzazione comune; si prevede la presenza di un organo con

funzioni deliberative composto da tutti i consorziati (assemblea) e da un organo con

funzioni gestorie ed esecutive (organo direttivo).

Assemblea le delibere relative all’attuazione dell’oggetto del consorzio sono prese col

voto favorevole della maggioranza dei consorziati. (2606) – è invece richiesto il consenso

unanime dei consorziati per le modificazioni del contratto (2607). Le delibere adottate a

maggioranza possono essere impugnate entro 30 giorni davanti all autorità giudiziaria dai

consorziati, assenti o dissenzienti, se non prese in conformità della legge o del contratto.

Organo direttivo più ampio è lo spazio riservato all’autonomia privata per quanto riguarda

l’organo direttivo, la cui funzione tipica nei consorzi non destinati a svolgere attività esterna

è quella di controllare l’attività dei consorziati al fine di accertare l’esatto adempimento

delle obbligazioni assunte.

I consorzi con attività esterna.

I consorzi destinati a svolgere attività con i terzi, attraverso un ufficio a tal fine istituito

(2612). Anzitutto per esse è previsto un regime di pubblicità legale che porta a

conoscenza di terzi i dati essenziali della struttura consortile. Un estratto del contratto di

consorzio deve essere depositato per l’iscrizione presso l’ufficio del registro delle imprese,

entro 30giorni dalla stipulazione. Organo direttivo: Nei consorzi con attività esterna,

trova migliori definizione l’organo direttivo. Il contratto deve indicare le persone cui è

attribuita “la presidenza”, “la direzione” e la “rappresentanza” del consorzio e i relativi

poteri. Le persone che hanno la direzione del consorzio devono redigere annualmente la

situazione patrimoniale.

Fondo consortile: nei consorzi con attività esterna è espressamente prevista la formazione

di un fondo patrimoniale(consortile)costituito da contributi iniziali e successivi dei

consorziati e dai beni acquistati con tali contributi. Costituisce un patrimonio autonomo

rispetto a quello dei singoli consorziati: esso è destinato a garantire il soddisfacimento dei

creditori del consorzio e solo da questi è aggredibile fin quando dura il consorzio.

Obbligazioni consortili: art.2615 c.c. – la norma distingue tra:

a) “obbligazioni assunte in nome del consorzio” risponde esclusivamente il consorzio e i

creditori possono far valere i loro diritti solo sul fondo consortile.

b) “obbligazioni assunte dagli organi del consorzio per conto dei singoli consorziati” sono

maggiormente tutelati i terzi , poiché qui rispondono solidamente sia il consorziato o i

consorziati interessati che il fondo consortile. In caso di insolvenza del consorziato inoltre,

il debito dell’insolvente si ripartisce tra tutti i consorziati in proporzione delle loro quote.

Le società consortili.

Consorzi e società (2247) sono istituti diversi. La diversità è netta quando il consorzio

svolge attività esclusivamente interna; Manca in tal caso l’esercizio in comune di un’attività

economica (attività di impresa). La distinzione è più sottile se si ricerca nello scopo

perseguito quando il consorzio è destinato a svolgere anche attività con i terzi. società e

consorzi con attività esterna infatti presentano in comune, sia il normale carattere

imprenditoriale dell’attività, sia il fine di realizzare attraverso tale attività, un interesse

economico (scopo egoistico).

Scopo consortile: funzione tipica di un consorzio (con attività esterna) è quella di produrre

beni o servizi necessari alle imprese consorziate e destinati, di regola ad essere assorbiti

dalle stesse senza il conseguimento di utili da parte del consorzio, dato che i rapporti di

scambio sono posti in essere con gli stessi imprenditori partecipanti al consorzio. Lo scopo

tipico perseguito dei singoli consorziati non è quindi di ricavare un’utile dall’attività del

consorzio con i terzi, bensì solo quello di conseguire un vantaggio patrimoniale diretto

nelle rispettive economie, sotto forma di minori costi. Lo scopo tipico dei consorzi è quindi

diverso dalle “società lucrative”, la cui finalità tipica è di produrre utili da distribuire tra i

soci, esse svolgono tipicamente attività di scambio con i terzi. Una società per azioni di

regola acquista erci per rivenderle sul mercato e ricavarne guadagno da dividere tra i soci,

un consorzio invece acquista merci che servono alle imprese dei consorziati per rivenderle

ai consorziati stessi a un prezzo calcolato in modo da coprire i costi di gestione e non di

piu.

Scopo consortile e scopo mutualistico: lo scopo consortile presenta affinità con quello

mutualistico. Anche l’impresa mutualistica tende a procurare ai soci un vantaggio

patrimoniale diretto, sotto forma di risparmio di spesa o di maggior guadagno personale.

Perciò si parla anche di scopo mutualistico dei consorzi. La mutualità consortile si

differenzia dalla generica mutualità delle cooperative; lo scopo mutualistico. Ciò in quanto

specifico e tipico è il vantaggio mutualistico perseguito dai partecipanti a un consorzio:

riduzione dei costi di produzione o aumento dei ricavi delle imprese. L interesse

economico dei consorziati è imprenditoriale: migliorare l efficienza e la capacità di profitto

delle rispettive preesistenti imprese.

Società consortili: Tuttavia è stato possibile, con modifica della disciplina dei consorzi, di

perseguire gli obiettivi propri del contratto di consorzio non già costituendo un

consorzio ,ma con la costituzione di una società. In una società consortile per azioni potrà

essere previsto l’obbligo dei soci di versare contributi periodici in danaro per far fronte alle

esigenze di funzionamento dell’impresa consortile. Si potrà inoltre escludere del tutto la

ripartizione degli utili tra soci.

Gruppo europeo di interesse economico.

Funzione: identica a quella dei consorzi di coordinamento con attività esterna può essere

realizzata in campo transnazionale attraverso la costituzione di un Gruppo europeo di

interesse economico (Geie). Il Geie è un istituto giuridico predisposto dall Ue per favorire

la cooperazione tra imprese appartenenti a diversi stati membri, cosi rimuovendo gli

ostacoli al riguardo frapposti dalla diversità delle singole legislazioni nazionali. E uno

strumento di cooperazione economica transazionale la cui disciplina e uniforme nei singoli

ordinamenti nazionali.

Fonti normative: la disciplina del Geie è fissata dal regolamento comunitario; ciascun

legislatore nazionale ha provveduto ad emanare specifiche norme integrative applicabili ai

gruppi con sede centrale nello Stato. Struttura: la struttura in parte coincide con quella dei

consorzi di cooperazione con attività esterna. Diversamente che per i consorzi, non è

necessario si tratti di imprenditori, ed è previsto che il Geie può essere costituito anche fra

liberi professionisti. È invece necessario che almeno due membri esercitino la loro attività

economica in Stati diversi della Comunità. Il Geie è un centro autonomo di imputazione di

rapporti giuridici distinto dai suoi membri ma privo di personalità giuridica. Ha la capacità a

proprio nome, di essere titolare di diritti e obbligazioni di qualsiasi natura e ha capacità

processuale. Costituzione: il contratto costitutivo del Geie deve essere redatto per scritto a

pena di nullità; devono indicarsi la denominazione, l’oggetto, la sede e il nome dei membri.

Il contratto è soggetto a pubblicità legale sulla gazzetta. con l iscrizione nel registro delle

imprese il gruppo acquista la capacità di essere titolare di diritti e obbligazioni.

L’organizzazione interna e le regole di funzionamento sono lasciate all autonomia privata.

Sono espressamente previsti due organi: uno collegiale che e l assemblea composto da

tutti i membri e un organo amministrativo.

Assemblea: i membri del gruppo possono adottare collegialmente qualsiasi decisione per

realizzare l’oggetto del gruppo. Le decisioni più importanti devono essere prese

all’unanimità. Per le altre il contratto fissa la maggioranza richiesta. Ciascun membro ha

un voto anche se possono essere attribuiti piu voti a piu membri a condizione che nessuno

abbia da solo al maggioranza. Amministratori: la gestione del Geie è affidata a uno o più

amministratori. Può essere nominato amministratore anche una persona giuridica, la quale

esercita le relative funzioni tramite un proprio rappresentante, persona fisica. I poteri sono

fissati dal contratto.

Scritture contabili: il Geie deve tenere le scritture contabili previste per gli imprenditori

commerciali, indipendentemente dalla natura commercial o meno dell’attività esercitata.

Gli amministratori redigono il bilancio, lo sottopongono all approvazione dei membri e lo

depositano nel registro delle imprese. Profitti perdite: in applicazione del principio che il

Geie non ha lo scopo di realizzare profitti per se stesso, i profitti risultanti dall’attività del

gruppo sono considerati direttamente profitti dei membri e ripartiti fra gli stessi secondo la

proporzione prevista nel contratto o ,nel silenzio, in parti uguali. Con lo stesso criterio i

membri contribuiscono a coprire l’eccedenza delle uscite rispetto alle entrate del Geie.

Responsabilità: la disciplina del Geie non prevede la formazione obbligatoria di un fondo

patrimoniale iniziale, né eleva il fondo patrimoniale eventualmente costituito a patrimonio

autonomo. A ciò funge da contrappeso un regime di responsabilità per le obbligazioni

particolarmente rigoroso. Delle obbligazioni di qualsiasi natura assunte dal Geie

rispondono infatti solidamente ed illimitatamente tutti i membri del gruppo, oltre a questo

col proprio patrimonio. La responsabilità dei membri, è sussidiaria rispetto a quella del

Geie: i creditori possono infatti agire nei confronti dei membri “soltanto dopo aver chiesto

al gruppo di pagare e qualora il pagamento non sia stato effettuato entro un congruo

termine”. Ogni nuovo membro del gruppo risponde anche delle obbligazioni anteriori al

suo ingresso salvo patto contrario opponibile a terzi solo se pubblicato. I membri che

cessano di far parte del Geie per recesso o esclusione continuano a rispondere delle

obbligazioni anteriori. Il Geie che esercita attività commerciale è esposto al fallimento in

caso di insolvenza. Non determina però l automatico fallimento dei suoi membri benché

responsabili illimitatamente.

PARTE SECONDA

CAPITOLO 10 - LE SOCIETA’

Sistema legislativo.

Le società sono organizzazioni di persone e mezzi create dall’autonomia privata per

l’esercizio comune di attività produttiva.; sono strutture tipiche per l’esercizio in forma

associata dell’attività di impresa (impresa collettiva). Pluralità di tipi: società formano un

sistema composito di una pluralità di tipi. Il legislatore nazionale pone infatti a disposizione

dell’autonomia privata 8tipi di società, fra i quali le parti possono liberamente scegliere:

1) Società semplice.

2) Società in nome collettivo.

3) Società in accomandita semplice.

4) Società per azioni.

5) Società in accomandita per azioni.

6) Società a responsabilità limitata.

7) Società cooperativa.

8) Mutue assicuratrici.

A queste si sono poi affiancate altre due: 1)Società europea; 2)società cooperativa

europea. Peraltro è stato possibile raggruppare questi tipi di società per gruppi omogenei

“società semplice, in nome collettivo e in accomandata semplice sono società di

persone. Mentre “spa, srl e società in accomandita per azioni” sono società di capitali.

A – NOZIONE DI SOCIETA’

Contratto di società.

Art.2247 c.c. “con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per

l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili”. Sia pure con

molte eccezioni, le società sono enti associativi a base contrattuale che si caratterizzano

per la compresenza di 3 elementi:

a)Conferimenti dei soci; b) esercizio in comune di un’attività economica (c.d. scopo

mezzo); c) scopo di divisione degli utili (scopo-fine). elementi che esaminiamo

distintamente.

Conferimenti dei soci.

Sono le prestazioni cui le parti del contratto di società si obbligano; costituiscono i

contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della società. La loro funzione è

quella di dotare la società del capitale di rischio iniziale per lo svolgimento dell’attività

intrapresa. Col conferimento ciascun socio destina “stabilmente” parte della propria

ricchezza personale all’attività comune e si espone al rischio di impresa: corre il rischio di

non ricevere alcuna remunerazione per l’apporto se la società non consegue utili. È

essenziale che tutti i soci eseguano o si obblighino ad eseguire un apporto a titolo di

conferimento.

Beni conferibili: quanto all’oggetto dei conferimento, l’art.2247 c.c. stabilisce che essi

possono essere “beni o servizi”: denaro o beni in natura (mobili, immobili, materiali o

immateriali) trasferiti in proprietà o anche concessi in semplice godimento alla società;

prestazioni di attività lavorativa sia manuale che intellettuale e via dicendo.

Segue – Patrimonio sociale e capital sociale.

Il patrimonio sociale è il complesso dei rapporti giuridici attività e passivi che fanno capo

alla società. Questo subisce continue variazioni qualitative e quantitative in relazione alle

vicende economiche della società. La consistenza del patrimonio sociale (attività,

passività) è accertata periodicamente attraverso la redazione annuale del bilancio di

esercizio. E si definisce patrimonio netto la differenza positiva tra attività e passività.

Funzione di garanzia: il patrimonio sociale costituisce la garanzia principale o esclusiva dei

creditori della società. Garanzia principale, se per le obbligazioni sociali rispondono anche

i soci col proprio patrimonio. Esclusiva, se si tratta di un tipo di società nel quale per le

obbligazioni sociali risponde solo la società col proprio patrimonio. Diversa dalla nozione di

patrimonio sociale è quella di capitale sociale. Il capitale sociale è una cifra che esprime il

valore in denaro dei conferimento quale risulta dall atto costitutivo della società.

Capitale sociale nominale: è una cifra che esprime il “valore in danaro” dei conferimenti

quale risulta dall’atto costitutivo della società; Capitale sociale=100 – vuole dire che i soci

si sono obbligati a conferire (capitale sottoscritto) e/o hanno conferito (capitale versato)

denaro o altra entità che, al momento della stipulazione del contratto di società ,avevano

tale valore monetario. questo rimane immutato nel corso della vita della società; è un c.d.

valore storico- assolvente due funzioni:

a) Vincolistica: il capitale indica l’ammontare dei conferimenti dei soci: indica un valore

delle attività patrimoniali che i soci si sono impegnati a non distrarre dall’attività di impresa

per tutta la vita della società. La cifra dello stesso è iscritta in bilancio tra le passività

insieme ai debiti della società. La funzione vincolistica del capitale sociale si risolve per i

creditori in un margine di garanzia patrimoniale supplementare. Essi possono fare

affidamento per soddisfare i propri crediti, su un attivo patrimoniale eccedente le passività:

ed eccedente le passività per un valore corrispondente almeno all ammontare del capitale

sociale.

b) Organizzativa: in tutte le società è termine di riferimento per accertare periodicamente

tramite il bilancio di esercizio se la società ha conseguito utili o ha subito perdite e vi è

infatti un utile se dal bilancio risulta che le attività superano le passività aumentate del

capitale sociale nominale. Se il valore del bilancio delle attività è 600,il valore delle

passività 300 ed il capitale è 100 – l’utile è 200; infatti 600 – (300+200)=200. Vi è una

perdita se l attività sono inferiori alle passività piu i l capitale sociale. Vi è un utile se dal

bilancio risulta che le attività superano le passività aumentate del capitale sociale

nominale (vedi sopra 600-300 + 200 ecc)

Oltre a questa appena descritta, il capitale sociale nominale svolge un ruolo organizzativo

essenziale nelle società di capitali in quanto funge anche da “base di misurazione” di

alcune fondamentali situazioni soggettive dei soci, di carattere amministrativo (es. diritto di

voto) e patrimoniale(quota liquidazione). Tali diritti spetta a ciascun socio in misura

proporzionale del capitale sociale sottoscritto.

L’esercizio in comune di attività economica.

L’esercizio in comune di un’attività economica è il secondo degli elementi caratterizzanti

della società. Oggetto sociale: è il c.d. scopo-mezzo del contratto di società ed “oggetto

sociale” si definisce la specifica attività economica che i soci si propongono d svolgere.

Tale attività deve essere predeterminata nell’atto costitutivo della società ed è modificabile

nel corso della vita societaria con modificazione dell’atto costitutivo.

Attività produttiva: l’oggetto sociale deve consistere nello svolgimento di un’attività (serie

coordinata di atti) e di un’attività economica. Ossia si tratta di un’attività produttiva; ossia

condotta con metodo economico e finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o

servizi.

Società e comunione: le società non possono essere costituite al solo scopo di consentire

il godimento dei beni conferiti dai soci. La disciplina in tal caso è quella della comunione ex

1100 c.c., non quella della società. Ciò comporta che i creditori personali dei singoli

comproprietari potranno liberamente aggredire anche al cosa comune per soddisfare il

proprio credito, dato che la comunione non gode dell autonomia patrimoniale che è invece

riconosciuta a tutte le società. attenzione, non si cada in generalizzazioni, perché vietate

sono solo le società di “mero godimento”, mentre non vi è incompatibilità tra godimento dei

beni ed attività produttiva. La stessa società infatti può costituire nel contempo godimento

di beni preesistenti e attività produttiva di nuovi beni o servizi. Inoltre sono illegittime le c.d.

“società immobiliari di comodo”, il cui patrimonio attivo è costituito esclusivamente dagli

immobili conferiti dai soci e messi a reddito con locazione, senza offrire alcun servizio

collaterale. Tali società, costituite per ragioni di evasione fiscale sono nulle. È possibile poi

che dalla comunione si passi alla società, si verifica quando piu figli ereditano l azienda

paterna e proseguono in comune l attività di impresa. È necessario e sufficiente che i

comproprietari si servano dei beni relativi per l esecizio di una comune attività di impresa.

Segue – società tra professionisti.

L’attività dei professionisti intellettuali è attività economica (produttiva di servizi

intellettuali),ma non è legislativamente considerata attività di impresa. Una società tra

professionisti per l’esercizio in comune della loro attività, darebbe vita a un ipotesi di

società senza impresa. Dati normativi: la nozione di società non offre in verità indicazioni

preclusive e l’art.2247 c.c. parla infatti di “attività economica” e non di attività di impresa,

ma esso va coordinato con altre norme:

a) Norme del c.c. che regolano l’esercizio delle professioni intellettuali (2229) dalle quali

emerge il carattere rigorosamente personale dell’attività del professionista.

b) Legge 23-11-39 per la quale le persone munite dei necessari titoli di abilitazione che si

associano per l’esercizio di una professione, debbono usare nella denominazione

dell’ufficio e nei rapporti coi terzi, esclusivamente la dizione di “studio tecnico legale,

commerciale, amm.vo ecc..”

Tale quadro normativo ha determinato il dibattito sull’ammissibilità delle “società tra

professionisti” il carattere rigorosamente personale della prestazione , non si concilia

difatti con l’esercizio della professione da parte di un ente impersonale come la società,

giuridicamente infatti le prestazioni professionali sarebbero immutabili alla società e non ai

soci professionisti singoli che le hanno eseguite e ne risulterebbe alterato però il principio

di diretta responsabilità del professionista nei confronti del cliente.

Società tra avvocati: nel 2001 è stata ammessa la costituzione di società tra avvocati essa

ha oggetto esclusivo l’esercizio in comune dell’attività professionale di rappresentanza,

assistenza e difesa in giudizio svolta dai propri soci. Essa è regolata dalle norme della

società in nome collettivo. Tutti i soci devono essere in possesso del titoli di avvocato e

che non è consentita la partecipazione ad altra società di avvocati. È iscritta in una

sezione speciale del registro delle imprese relativa alle società tra professionisti e l

iscrizione ha solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia. È inoltre

iscritta in una sezione speciale dell albo degli avvocati e alla stessa si applicano le norme

professionali che disciplinano la professione di avvocato. Non è soggetta a fallimento in

quanto non svolge attività di impresa.

Personalità della prestazione: peculiare disciplina volta a conciliare l’esercizio in forma

societaria della professione forense con il rispetto del principio della personalità della

prestazione ed i quello, non meno importante della diretta responsabilità del professionista

nei confronti del cliente. Non solo l amministrazione della società non puo essere affidata

a terzi ma il cliente ha diritto a chiedere che l esecuzione dell incarico conferito alla società

sia affidata a uno o piu soci da lui scelti. In difetto di scelta la società comunica al cliente

il nome del socio o dei soci, prima dell inizio dell esecuzione del mandato. I soci sono

personalmente e illimitatamente responsabili per l attività professionale svolta in

esecuzione dell incarico. Con essi risponde la società con il proprio patrimonio.

Società di servizi interdisciplinari: nel 2006 con intervento legislativo è stata consentita la

prestazione di servizi professionali interdisciplinari da parte di società di persone oppure di

associazioni tra professionisti. Ad es. la medesima società potrà fornire congiuntamente a

clienti consulenza legale e assistenza fiscale. Le due suddette (società di prof. E

interdisciplinari) costituiscono le uniche deroghe al divieto di società tra professionisti

tuttavia bisogna tener distinte le società tra professioni vere e proprie, da altri fenomeni

associativi o societari che coinvolgono i professionisti che però non ricadono nell’ambito di

applicazione delle norme sopra richiamate.

Società di mezzi: la società tra professionisti si deve poi distinguere dalla “società di

mezzi” tra professionisti: cioè costituita da professionisti per l’acquisto e la gestione in

comune di “beni strumentali” all’esercizio individuale della professione. La società di mezzi

fra professionisti sono perfettamente lecite e certamente titolari di un’impresa commerciale

in quanto svolgono attività di impresa e non intellettuale.

Società di servizi imprenditoriali: altro fenomeno è quello delle società che offrono sul

mercato un servizio complesso, per la cui realizzazione sono necessarie anche prestazioni

professionali dei soci o dei terzi. prestazioni a carattere strumentale e servente rispetto al

servizio unitario offerto dalla società, che non si identifica con quello tipico di alcuna delle

professioni intellettuali. Società di ingegneria: il più classico es. di tali società è

costituito dalle società di ingegneria o progettazione industriale; società la cui attività non

si esaurisce nella semplice progettazione di opere di ingegneria, ma comprende anche

ulteriori prestazioni quali la realizzazione e la vendita di impianti e attrezzature industriali.

Tali società sono lecite e valide in quanto la loro attività non coincide con quella propria di

alcuna delle professioni intellettuali. Leciti e validi sono anche i contratti delle stesse

stipulati.

Scopo- fine della società.

L’ultimo elemento caratterizzante è “lo scopo perseguito” dalle parti (scopo-fine) si tenga

presente che il 2247c.c. enuncia solo uno dei possibili scopi: quello di divisione degli utili.

Scopo lucrativo: una società può essere costituita per conseguire utili(lucro

oggettivo),destinati ad essere successivamente divisi tra soci (lucro soggettivo) è questo il

c.d. scopo di lucro/di profitto. Ed è lo scopo tipico che il legislatore assegna ad alcuni tipi di

società: ossia “quella di persone” e “di capitali”, definite società lucrative. Scopo

mutualistico: società sono anche quelle cooperative; queste devono perseguire per legge

uno “scopo mutualistico” cioè di fornire direttamente ai soci beni e servizi o occasioni di

lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle che i soci stessi otterrebbero sul mercato. Il

loro scopo tipico è quello di procurare ai soci: un vantaggio patrimoniale dirette, che potrà

consistere in un “risparmio di spesa” o in una “maggiore remunerazione del lavoro”

prestato dai soci della cooperativa. Un vantaggio patrimoniale che si produce direttamente

nelle sfere individuali dei singoli soci per effetto di distinti rapporti di scambio che ciascuno

di essi instaurerà con l impresa cooperativa durante la vita della società. Quindi anche tale

società opera secondo un metodo economico, ma non ha uno scopo lucrativo in senso

proprio.

Società consortile: è da tener presente infine che tutti i tipi di società, tranne le società

semplici possono essere utilizzati per la realizzazione di uno o più scopi consortili. Anche

una società consortile è tenuta a operare con metodo economico e per la realizzazione di

uno scopo economico dei soci, consistente in un particolare vantaggio patrimoniale degli

imprenditori consorziati: sopportazione di minori costi o realizzazione di maggiori profitti

nelle imprese. Le società consortili non devono perseguire uno scopo di lucro. In definitiva

vediamo che le società possono dividersi in tre grandi categorie:

1) Società lucrative (2247). 2) Società mutualistiche (2511) 3) Società consortili (2615 ter).

Un dato rimane costante – le società sono enti associativi che operano con metodo

economico e per la realizzazione di un risultato economico a favore esclusivo dei soci. La

società è un fenomeno egoistico, si caratterizza per l istituzionale destinazione ai suoi

membri dei variabili benefici patrimoniali conseguibili attraverso l’esercizio della comune

attività d impresa.

B – TIPI DI SOCIETA’

Nozioni. Classificazioni.

Le società formano un sistema composto da più tipi e più modelli organizzativi. Gli otto tipo

di società previsti dal legislatore nazionale possono essere tuttavia aggregati in categorie

omogenee sulla base di alcuni fondamentali criteri di classificazione.

Società lucrative e mutualistiche una prima distinzione, è quella basata sullo scopo

perseguibile. Sotto tale profilo le società cooperative e le mutue assicuratici si

contrappongono a tutti gli altri tipi di società, definiti come società lucrative.

Società semplici e società commerciali una seconda distinzione operante nell’ambito

delle società lucrative è basata sulla natura dell’attività esercitabile. La società semplice è

utilizzabile solo per l’esercizio di attività non commerciale (2249). Tutte le altre società

lucrative possono esercitare sia attività commerciale sia attività non commerciale e sono

sempre soggette ad iscrizione nel registro delle imprese con effetti di pubblicità legale.

Società con e senza personalità giuridica altra distinzione è quella tra società dotate di

personalità giuridica e quelle prive di personalità giuridica._ hanno personalità le società di

capitali e quelle cooperative. Ne sono invece prive le società di persone (società semplici

ed in nome collettivo e in accomandita semplice).

Nelle “società di capitali”: in quanto società con personalità giuridica:

a) È legislativamente prevista ed inderogabile un’organizzazione di tipo corporativo, cioè

basata sulla necessaria presenza di una pluralità di organi (assemblea, organo di gestione

e controllo) ciascuno investito per legge di proprie specifiche competenze.

b) Il funzionamento degli organi sociali è dominato dal principio maggioritario. In

particolare, l’assemblea, composta dalle persone dei soci delibera a maggioranza anche le

modifiche dell’atto costitutivo e le maggioranze assembleari calcolate in base alla

partecipazione di ciascun socio al capitale sociale, non per teste.

c) Il singolo socio in quanto tale non ha alcun potere diretto di amministrazione e di

contollo ha solo il diritto di concorrere con il suo voto in assemblea,alla designazione dei

membri dell’organo amministrativo e o di controllo .

Nelle “società di persone” – prive di personalità giruidica:

a) Non è prevista un’organizzazione basata sulla presenza di pluralità di organi.

b) L’attività si fonda su un modello organizzativo che, per un verso,riconosce ad ogni socio

a responsabilità illimitata il potere di amministrare la società e per altro verso richiede di

regola il consenso di tutti soci per le modificazioni dell’atto costitutivo.

c) Il singolo socio a responsabilità illimitata è in quanto tale investito del potere di

amministrazione e di rappresentanza della società e ciò indipendentemente

dall’ammontare del capitale conferito e dalla consistenza del suo patrimonio personale.

Ultimo criterio di distinzione riguarda il regime di responsabilità dei soci, per le

obbligazioni sociali; e vi sono:

1) Le società nelle quali per le obbligazioni sociali rispondono sia il patrimonio sociale sia i

singoli soci personalmente ed illimitatamente, in modo inderogabile (società in nome

collettivo) o con possibilità di deroga pattizia solo per i soci non amministratori (società

semplice).

2) Società come l’accomandita semplice o per azioni, nelle quali coesistono

istituzionalmente soci a responsabilità illimitata (gli accomandatari) e soci a responsabilità

limitata (accomandanti).

3) Società infine, nelle quali per le obbligazioni sociali di regola risponde solo la società col

proprio patrimonio (spa, srl e società cooperative).

Personalità giuridica ed autonomia patrimoniale della società.

Il legislatore del 1942 ha pensato di risolvere le dispute in tema operando una distinzione:

le società di capitali e le cooperative sono persone giuridiche; mentre le società di persone

no. queste ultime però godono di un’autonomia patrimoniale. “personalità giuridica” e

“autonomia patrimoniale” sono due diverse tecniche legislative per realizzare un

medesimo disegno di politica economica, volto a creare le condizioni di diritto privato più

propizie per la diffusione e lo sviluppo delle imprese societarie. Condizioni che risiedono:

a) Nella previsione di un’adeguata tutela dei creditori delle imprese societarie, realizzata

facendo del patrimonio della società un patrimonio in via di principio aggredibile solo dai

creditori sociali e non anche da quelli personali dei soci.

b) Nel consentire a quanti costituiscono una società di creare un diaframma fra il proprio

patrimonio e le obbligazioni contratte nell’esercizio dell’impresa comune.

Personalità giuridica: nelle società di capitali e cooperative questo duplice obiettivo è

conseguito in modo lineare e diretto con il riconoscimento della personalità giuridica. in

quanto le persone giuridiche, queste società, sono per legge trattate come soggetti di

diritto formalmente distinti dalle persone dei soci. La società gode perciò di piena

autonomia patrimoniale. I beni conferiti dai soci diventano beni di proprietà della società:

questa è titolare di un propro patrimonio di propri diritti e di proprie obbligazioni distinti da

quelli personali dei soci. Sul patrimonio sociale non possono piu soddisfarsi i creditori

personali dei soci in quanto si tradda di un patrimonio appartenete alla società. Ne i

creditori sociali possono soddisfarsi sul patrimonio personale dei soci: delle obbligazioni

sociali risponde solo la società.

Società di persone: e veniamo alla società di persone. Ad esse il legislatore ha negato

personalità giuridica. Nel contempo ha però provveduto a soddisfare esigenze dei creditori

sociali e di incentivazione dei soci con specifiche esigenze di tutela dei creditori sociali e

incentivazione dei soci con specifiche disposizioni che rendono il patrimonio della società

autonomo rispetto a quello dei soci, oltre che stabilmente vincolato allo svolgimento

dell’attività di impresa. Infatti nelle società di persone:

a) I creditori personali dei soci non possono aggredire il patrimonio della società per

soddisfarsi. Finchè dura la società possono solo far valere i loro diritti sugli utili spettanti al

proprio debitore e compiere atti conservativi sulla quota allo steso spettante nella

liquidazione.

b) I creditori della società non possono aggredire direttamente il patrimonio personale dei

soci illimitatamente responsabili. È necessario che prima tentino di soddisfarsi sul

patrimonio della società e solo dopo aver infruttuosamente escusso il patrimonio sociale

potranno agire nei confronti dei soci. La responsabilità di questi ultimi per le obbligazioni è

responsabilità sussidiaria rispetto a quella della società. In sintesi anche nelle società di

persone il patrimonio della società è autonomo rispetto a quello dei soci: il patrimonio dei

soci + autonomo rispetto a quello della società.

È inoltre orientamento diffuso che anche le società di persone, seppur prive id personalità

giuridica, costituiscono soggetti i diritto distinte dalle persone dei soci. Ex 2266 “la società

acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno la rappresentanza

e sta in giudizio nella persona dei medesimi”. La società che diventa titolare di diritti e

obbligazioni, al pari di qualsiasi altro soggetto di diritto. Ne consegue che:

a) I beni sociali non sono beni in comproprietà speciale fra i soci, bensì beni in proprietà

della società.

b) Le obbligazioni sociali non sono personali dei soci ma della società.

c) Imprenditore è la società, non il gruppo di soci (coimprenditori°) anche se il fallimento

della società determina automaticamente il fallimento dei soci illimitatamente responsabili.

Tipi di società e autonomia privata

Quanti costituiscono una società possono scegliere tra tutti i tipi previsti dal legislatore se l

attività non è commerciale: tutti i tipi tranne la società semplice se l attività è commerciale.

La scelta di un determinato tipo non e condizione essenziale per la valida costituzione di

una società- non lo è certamente se l attività non è commerciale. Nel silenzio delle parti

per la società commerciale, il regime scelto implicitamente è quello collettivo- mentre per

le società non commerciali è quello semplice. Scelto un determinato tipi di società che non

puo essere atipico, le parti possono con apposite clausole disegnare l organizzazione

della loro società parzialmente diverso da quello tipizzato, in base al caso concreto.

CAPITOLO 11 - LA SOCIETA’ SEMPLICE – LA SOCIETA’ IN NOME COLLETTIVO

Le società di persone.

La società semplice, la società in nome collettivo e la società in accomandita semplice,

formano la categoria delle società di persone. La società semplice è un tipo di società

che può esercitare solo attività non commerciale e la disciplina per essa dettata trova

applicazione ove non risulti che le parti hanno voluto costituire la società secondo uno

degli altri tipi.

La società in nome collettivo è un tipo di società che può essere usata sia per l’esercizio

di attività commerciale, sia per esercizio di attività non commerciale. Essa è soggetta a

iscrizione nel registro delle imprese con effetto di pubblicità legale. E in questa tutti i soci

rispondo solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali e non è ammesso patto

contrario(2291). La società in accomandita semplice si caratterizza

rispetto alla società in nome collettivo per la presenza di due categorie di soci:

a) Soci accomandatari: che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni

sociali.

b) Soci accomandanti: che rispondono limitatamente alla quota conferita. è un tipo di

società che deve essere specificamente scelto dalle parti.

Ruolo della società semplice ha un particolare rilievo nell’ambito delle società di persone.

Infatti la disciplina dettata per essa è applicabile anche alla collettiva ed all’accomandita

semplice. Ma in ciò si risolve ed esaurisce la sua importanza, dato che nella pratica essa

non ha avuto una significativa diffusione. Già la legge ne circoscrive l’utilizzabilità al

settore delle attività non commerciali e ciò comporta in sostanza che essa può essere

legittimamente impiegata solo per imprese agricole. la descritta situazione – consiglia di

esporre in modo unitario la disciplina della società semplice e della collettiva, che forma

così una sorta di Statuto generale della società di persone.

La costituzione della società.

Società semplice: il contratto di società semplice “ non è soggetto a forme speciali, salvo

quelle richieste dalla natura dei beni conferiti”(2251). la sua costituzione resta improntata

alla massima semplicità formale e sostanziale. I contratto può essere concluso anche

verbalmente o può risultare da comportamenti concludenti (società di fatto). L eventuale

silenzio delle parti in merito ad aspetti anche essenziali del contratto è colmato dal

legislatore con norme suppletive.

Società in nome collettivo: Regole non diverse valgono per la nascita della società in

nome collettivo. È vero infatti che sono dettate di regole di forma(2296) e di contenuto

(2295) per l’atto costitutivo della società in nome collettivo. Le une e le altre sono però

prescritte solo ai fini dell’iscrizione della società nel registro delle imprese; iscrizione che,

differenza di quella della società semplice, è condizione di regolarità della società, ma non

è elevata a condizione di esistenza della stessa, come nelle società di capitali. Collettiva

regolare ed irregolare: da qui va fatta una distinzione;

Regolare: è la società in nome collettivo iscritta nel registro delle imprese.

Irregolare: la società in nome collettivo non iscritta nel registro delle imprese, perché e

parti non hanno provveduto a redigere l’atto costitutivo (società di fatto) o perché, pur

avendolo redatto, non hanno provveduto alla registrazione dello stesso (irregolare in

senso proprio).

Atto costitutivo: perciò solo ai fini della registrazione della regolarità della società, l’atto

costitutivo della società in nome collettivo deve essere redatto per atto pubblico o per

scrittura privata autenticata. Deve inoltre contenere le seguenti indicazioni:

1) Generalità dei soci: la partecipazione degli incapaci è assoggettata all’art.2294 e inoltre

i soci possono essere anche altre società e in particolare società di capitali.

2) Ragione sociale: deve essere costituita dal nome di uno o più soci con indicazione del

rapporto sociale (es. Maurizio Battista &co. S.n.c.)

3) I soci che hanno la rappresentanza e l’amministrazione della società.

4) La sede della società (e le eventuali sedi secondarie).

5) L’oggetto sociale.

6) I conferimenti: di ciascuno socio

7) Le prestazioni :a cui sono obbligati i soci d’opera.

8) I criteri di ripartizione degli utili: e la quota di ciascun socio negli utili e le perdite.

9) Durata della società.

Anche ai fini della registrazione non tutte queste indicazioni sono essenziali. Forma dei

conferimenti: la libertà di forma per la costituzione della società di persone incontra un

limite quando “forme speciali” sono richieste dalla natura dei beni conferiti” così ad es.

sarà necessaria forma scritta a pena di nullità per il conferimento in società di beni

immobili.

Segue – Società di fatto; Società occulta; Società apparente.

Società di fatto: per la costruzione di una società di persone non è necessario l’atto scritto.

Il contratto di società si può perfezionare anche per fati concludenti e si parla in tal caso di

società di fatto. Essa è regolata dalle norme della società semplice se l’attività esercitata

non è commerciale, è invece regolata dalle norme sulla collettiva irregolare se l’attività è

commerciale. Una società di fatto che esercita attività commerciale è esposta al fallimento

al parti di ogni imprenditore commerciale. Ed il fallimento della società determina

automaticamente il fallimento di tutti i soci. Ed il fallimento della società determina in

automatico il fallimento di tutti i soci: dei “soci noti” al momento della dichiarazione di

fallimento, ma anche dei “soci occulti” :cioè la cui esistenza sia successivamente scoperta.

L’esteriorizzazione della qualità di socio non è necessaria.

Società occulta: dalla società con soci occulti, va tenuto distinto il fenomeno della società

occulta. E’ società occulta la società costituita con l’espressa e concorde volontà dei soci

di non rivelarne l’esistenza all’esterno. La società occulta può essere una società di fatto,

ma può risultare anche da un atto scritto tenuto segreto dai soci; ciò che la caratterizza è il

dato che per comune accordo, l’attività di impresa deve svolgersi per conto della società,

ma senza spenderne il nome. lo “scopo” è quello di limitare la responsabilità nei confronti

dei terzi al patrimonio di regola modesto del solo gestore; di evitare cioè che la società e

gli altri soci rispondano delle obbligazioni di impresa e siano esposti a fallimento. Obiettivi

di per se leciti e che potrebbero benissimo essere conseguiti con gli strumenti apprestati

dall’ordinamento. Tramite società occulta, i soci tuttavia, mirano a conseguire benefici

segretamente e pertanto al di fuori di ogni regola e controllo. Per arginare questi fenomeni

la nuova disciplina fallimentare dispone che qualora dopo la dichiarazione di fallimento

di un imprenditore individuale risulti che l’impresa era riferibile ad una società di cui il fallito

è socio illimitatamente responsabile, si applica agli altri soci illimitatamente responsabili la

regola de fallimento del socio occulto. In breve ai fini della dichiarazione di fallimento la

legge tratta allo stesso modo il socio occulto di società di fatto palese e la società occulta,;

in entrambi i casi ritiene non necessaria l’esteriorizzazione e sufficiente la prova

dell’esistenza del contratto di società nei rapporti interni.

Esteriorizzazione e imputazione: la parificazione così operata e le conseguenze che se ne

traggono sotto il profilo fallimentare non devono tuttavia essere fraintese. Socio occulto di

società palese e società occulta danno origine a situazioni fra loro diverse. Nel caso di

socio occulto di società palese, l’attività di impresa è svolta in nome della società e ad

essa è imputabile in tutti i suoi effetti. La responsabilità dell’impresa della società è fuori

contestazione e la partecipazione alla società è titolo sufficiente a fondare la responsabilità

e il fallimento sia dei soci palesi sia di quelli occulti. Nel caso di società occulta invece

l’attività di impresa non è svolta nel nome della società; gli atti di impresa non sono ad

essa formalmente imputabili. Chi opera nei confronti dei terzi agisce in nome proprio, sia

pure nell’interesse e per conto di una società di cui è eventualmente socio; agisce cioè

come “mandatario senza rappresentanza” e non vi è dubbio che a lui e non alla società

sono formalmente imputabili gli atti di impresa ed i relativi effetti. Il fallimento della società

occulta è norma eccezionale. E l’actio mandati contraria è il mezzo di tutela dei creditori

dell’imprenditore individuale nei confronti della società occulta successivamente scoperta.

Società apparente: l’atteggiamento di favore della giurisprudenza per il coinvolgimento del

maggior numero possibile di persone nel fallimento di un imprenditore individuale che

ispira il fallimento delle società occulte si manifesta anche sotto altro profilo. Capita spesso

che il giudice si convinca che dietro ad un imprenditore individuale, insolvente o fallito, ci

sia una società. Nello stesso tempo il giudice però si rende conto che gli indici probatori

siano fragili. E allora? Il giudice rinuncia ad estendere il fallimento alla società? Non

sempre - è nata infatti la figura della “società apparente”; la giurisprudenza afferma infatti

che una società, sebbene non esistente nei rapporti tra presunti soci, deve tuttavia

considerarsi esistente all’esterno quando due o più persone operino in modo da

ingenerare nei terzi la ragionevole opinione che essi agiscano come soci e quindi da

determinare l’incolpevole affidamento circa l’esistenza della società. È così preclusa la

possibilità degli apparenti soci di eccepire l’inesistenza della società e la società apparente

è assoggettata a fallimento come una società di fatto realmente esistente.

È agevole ricordare che la società occulta fallisce proprio perche viene scoperta la reale

esistenza di una società. La legge si limita a stabilire che non e necessario rendere nota a

terzi l esistenza del vincolo sociale. Nel caso della società apparente il giudice muove

invece dal presupposto che non esista alcuna società. la situazione sostanziale è diversa.

I conferimenti.

Con la costituzione della società, il socio assume l’obbligo di effettuare i conferimenti nel

contratto sociale. Determinazione dei conferimenti: la determinazione convenzionale del

conferimento dovuto da ciascun socio (specie ed ammontare) non è però condizione

essenziale per la valida costituzione della società di persone. All’eventuale silenzio

all’eventuale silenzio in merito ,la legge stabilendo che “se i conferimento non sono

determinati si presume che i soci siano obbligati a conferire, in parti uguali tra loro, quanto

è necessario per il conseguimento dell’oggetto sociale”. Beni conferibili: nessuna

limitazione è poi posta per ciò che riguarda le entità conferibili. Nelle società può essere

perciò conferita ogni entità (bene o servizio)suscettibile di valutazione economica ed utile

per il conseguimento dell’oggetto sociale.

Conferimento di beni in proprietà: è disposto che “la garanzia dovuta dal socio e il

passaggio dei rischi sono regolati dalle norme sulla vendita”; il socio è tenuto alla garanzia

per evizione e per vizi sul socio grava inoltre il rischio del perimento per caso fortuito della

cosa conferita fin quando la proprietà non sia passata alla società. Il che si verifica con la

stipulazione del contratto di società se si tratta di cosa determinata. Se si tratta di cose

individuate solo nel genere il trasferimento della proprietà avviene solo dopo la loro

specificazione.

Conferimento di beni in godimento: Per le cose conferite in godimento, il rischio resta a

carico del socio che le ha conferite. Questi potrà perciò essere escluso dalla società

qualora la cosa perisca o il godimento diventi impossibile per causa non imputabile agli

amministratori. La garanzia per il godimento è poi regolata dalle norme sulla “locazione”. Il

bene conferito in godimento resta nella proprietà del socio; la società ne può godere, ma

non ne può disporre. Ed il socio ha diritto alla restituzione del bene al termine della società

nella o stato in cui si trova.

Conferimento di crediti: Il socio che conferisce credito risponde nei confronti della società

dell’insolvenza del debitore ceduto nei limiti del valore assegnato al suo conferimento;

sarà inoltre tenuto al rimborso spese ed a corrispondere gli interessi(2255).

Il socio d’opera: il conferimento può infine essere costituito anche dall’obbligo del socio di

prestare la propria attività lavorativa (manuale e intellettuale) a favore della società. Il

socio d’opera infatti non è un lavoratore subordinato; il compenso per il suo lavoro è

rappresentato dalla partecipazione ai guadagni della società. Il socio d’opera corre perciò

il rischio di lavorare a buffo. Così come il socio che ha apportato capitale rischia i non

ricevere alcun corrispettivo per l’uso sociale del proprio denaro. Sul socio d’opera grava

poi anche il rischio dell’impossibilità di svolgimento della prestazione, anche per causa a

lui non imputabile. Infatti gli altri soci possono escluderlo per sopravvenuta inidoneità a

svolgere l’opera.

Segue – Patrimonio sociale e capitale sociale.

I conferimenti dei soci formano il patrimonio iniziale della società. I soci non possono

servirsi delle cose del patrimonio sociale, per fini estranei a quello della società(2256). La

violazione del divieto espone al risarcimento dei danni e all esclusione dalla società. Il

divieto è pero derogabile col consenso di tutti gli altri soci. Capitale iniziale nella società

semplice: una disciplina del capitale sociale è del tutto assente nella società semplice,

anzi non è richiesta neppure la valutazione iniziale dei conferimenti, il che si spiega col

fatto che la società semplice in quanto destinata esclusivamente all’esercizio di attività non

commerciale non è obbligata alla tenuta delle scritture contabili e al bilancio. E nelle

società in nome collettivo: una sia pur frammentaria disciplina del capitale sociale è invece

dettata per la società in nome collettivo. È prescritto che l’atto costitutivo indichi non solo i

conferimenti dei soci, ma anche il valore “ad essi attribuito e il modo di valutazione”(2295)

Limiti alla distribuzione degli utili: art.2303,vieta la ripartizione tra soci di utili non realmente

conseguiti; di somme cioè che non corrispondono ad un’eccedenza del patrimonio netto

(attività meno passività)rispetto al capitale sociale nominale. La stessa norma stabilisce

che se si verifica una perdita del capitale sociale non può farsi luogo alla ripartizione di utili

fino che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

Riduzione reale del capitale: art.2306 vieta agli amministratori di rimborsare ai soci i

conferimenti eseguiti o liberarli dall’obbligo di ulteriori versamenti in assenza di una

specifica deliberazione di riduzione del capitale sociale. L operazione comporta una

riduzione reale del patrimonio netto e puo pregiudicare i creditori sociali. a questi è

riconosciuto il diritto di opporsi alla riduzione del capitale. Nonostante l opposizione il

tribunale puo disporre che la riduzione abbia ugualmente luogo previa prestazione da

parte della società di un idonea garanzia a favore dei creditori opponenti.

La partecipazione dei soci agli utili e alle perdite.

Tutti i soci hanno diritto di partecipare agli utili e partecipano a perdite della gestione

sociale. essi godono tuttavia della massima libertà nella determinazione della parte a

ciascuno spettante e non è necessario che la ripartizione sia proporzionale ai

conferimenti. Però è fatto divieto di Patto Leonino 2265 “è nullo ogni patto con cui uno o

più soci sono esclusi da ogni partecipazione da utili o perdite”. Criteri legali di ripartizione:

a) Se il contratto nulla dispone, le parti spettanti ai soni nei guadagni e nelle perdite si

presumono “proporzionali ai conferimenti”.

b) Se, come è possibile, neppure il valore dei conferimenti è stato determinato, le parti si

presumono uguali.

c) Se è determinata solo la parte di ciascuno nei guadagni, si presume che nella stessa

misura debba determinarsi la partecipazione alle perdite (e viceversa).

d) Infine la parte spettante al socio d’opera se non determinata dal contratto è fissata con

equità dal giudice.

Diritto agli utili: nella società semplice il diritto del socio di percepire la sua parte di utili,

nasce con l’approvazione del rendiconto (2262),che e il compimento degli affari sociali

dura oltre un anno, deve essere predisposto dai soci amministratori “al termine di ogni

anno, salvo che il contratto stabilisca termine diverso”. Nelle società in nome collettivo il

documento destinato all’accertamento di utili e perdite è invece un vero e proprio bilancio

di esercizio; questo deve essere predisposto dai soci amministratori e si ritiene che

l’approvazione competa a tutti i soci e debba avvenire a maggioranza, calcolata secondo

la partecipazione di ciascun socio agli utili. L’approvazione del bilancio e del rendiconto è

condizione sufficiente perché ciascun socio possa pretendere l’assegnazione della sua

parte di utili. Nelle società di persone in mancanza di specifica clausola dell atto costitutivo

la maggioranza dei soci non puo deliberare la non distribuzione degli utili accertati e il

conseguente loro reinvestimento nella società. A tal fine sarà necessario il consenso di

tutti i soci. Partecipazione alle perdite: le perdite incidono direttamente sul valore della

singola partecipazione sociale riducendolo proporzionalmente con la conseguenza che in

sede di liquidazione della società, il socio si vedrà rimborsare una somma inferire al valore

originario del capitale conferito. Solo all atto dello scioglimento della società i liquidatori

possono richiedere ai soci illimitatamente responsabili le somme necessarie per il

pagamento dei debiti sociali, in proporzione della parte di ciascuno nelle perdite. Prima

dello scioglimento delle società, le perdite accertate hanno un rilievo solo indiretto.

Impediscono la distribuzione degli utili successivamente conseguiti, fin quando il capitale

non sia stato reintegrato o ridotto in misura corrispondente. Possono inoltre condurre allo

scioglimento della società per sopravvenuta impossibilità di conseguimento dell oggetto

sociale.

Responsabilità dei soci per obbligazioni sociali.

Nella società semplice e nella società in nome collettivo delle obbligazioni sociali risponde

anzitutto la società col proprio patrimonio, che costituisce quindi la garanzia primaria di

quanti concedono credito alla società. Garanzia primaria ma non esclusiva, dato che per le

obbligazioni sociali rispondono personalmente e illimitatamente anche i singoli soci.

Nella società semplice: la responsabilità personale di tutti i soci non è principio

inderogabile. La resp. dei soci non investiti del potere di rappresentanza della società può

essere infatti esclusa o limitata da un apposito patto sociale. Patto che è opponibile a terzi

solo se portato a loro conoscenza con mezzi idonei. Nelle società in nome collettivo:

invece la responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci è inderogabile. L’eventuale patto

contrario non ha effetto nei confronti dei terzi.

I nuovi soci: in entrambe le società poi la responsabilità per le obbligazioni sociali

precedentemente contratte è estesa anche ai nuovi soci. Infatti chi entra a far parte di una

società gia costituita risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all

acquisto della qualità di socio. Ex soci: inoltre, lo scioglimento del rapporto sociale per

morte, recesso o esclusione, non fa venire meno la responsabilità personale del socio per

le obbligazioni sociali anteriori al verificarsi di tali eventi, che devono tuttavia essere portati

a conoscenza di terzi con mezzi idonei. Altrimenti lo scioglimento non è opponibile a terzi

che lo hanno senza colpa ignorato. Nella collettiva regolare l opponibilità a terzi delle

cause di scioglimento del rapporto sociale resta soggetta al regime di pubblicità legale

delle modificazioni dell atto costitutivo. Intervenuta l iscrizione nel registro delle imprese

dello scioglimento del rapporto, la cessazione della responsabilità personale per le

obbligazioni successive sarà opponibile anche ai terzi che l abbiano in fatto ignorato.

Segue – Responsabilità della società e responsabilità dei soci.

Nella società semplice e in nome collettivo i creditori sociali hanno di fronte a sé più

patrimoni su cui soddisfarsi: il patrimonio della società ed il patrimonio di singoli soci

illimitatamente responsabili. Responsabilità delle società e dei soci non sono però sullo

stesso piano.

Beneficio di escussione: i soci sono responsabili in solido tra loro, ma sono resp. in via

sussidiaria rispetto alla società in quanto godono del beneficio di preventiva escussione

del patrimonio sociale. I creditori sociali sono cioè tenuti a tentar di soddisfarsi sul

patrimonio della società prima di poter aggredire quello personale dei soci.

Nelle società semplici: il creditore sociale può rivolgersi direttamente al singolo socio

illimitatamente responsabile e sarà questi a dover invocare la preventiva escussione del

patrimonio sociale individuando, ex 2268 “i beni sui quali il creditore possa agevolmente

soddisfarsi”. Il beneficio di escussione opera quindi in via di eccezione ed il socio sarà

tenuto a pagare, ove non provi, indicandoli specificamente, che nel patrimonio sociale

esistono beni non solo sufficienti, ma prontamente aggredibili dal creditore istante. Nella

collettiva irregolare: questa disciplina si applica alla società in nome collettivo irregolare

ferma restando la resp. solidale di tutti i soci.

Nella collettiva regolare: qui invece il beneficio di escussione è più intenso e opera

automaticamente; i creditori sociali “non possono pretendere il pagamento dai singoli

soci ,se non dopo l’escussione del patrimonio sociale”. Non basta che il creditore abbia

richiesto il pagamento alla società o abbia ottenuto sentenza di condanna verso la stessa

è necessario che abbia infruttuosamente esperito l azione esecutiva sul patrimonio

sociale. Il creditore sociale potrà chiedere a ciascun socio il pagamento integrale del

proprio credito dato che i soci sono obbligati in solido tra loro.

I creditori personali dei soci.

Il patrimonio della società è insensibile alle obbligazioni personali dei soci ed intangibile da

parte dei creditori di questi. Il creditore personale del socio non può in alcun caso

aggredire direttamente il patrimonio della società per soddisfarsi. Divieto di

compensazione: non può compensare il suo credito verso il socio con il debito che

eventualmente abbia verso la società. Tutela dei creditori personali: il creditore personale

del socio non è del tutto sprovvisto di tutela; egli infatti può:

a) Far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al socio suo debitore.

b) Compiere atti conservativi sulla quota allo stesso spettante nella liquidazione della

società.

Liquidazione della quota: nella società semplice e in nome collettivo irregolare, il creditore

particolare del socio può chiedere anche la liquidazione della quota del suo debitore; deve

però provar che “gli altri beni del debitore siano insufficienti a soddisfare i suoi crediti”. La

richiesta opera come causa di esclusione di diritto del socio, neppure in tal caso il

creditore personale del socio puo soddisfarsi direttamente sul patrimonio sociale. La

società sarà solo tenuta a versargli entro tre mesi una somma di danaro corrispondente al

valore della quota al momento della domanda. Una diversa disciplina è invece dettata per

la società in nome collettivo regolare. In questa “il creditore particolare del socio, solo

finché dura la società, non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore”,

neppure se prova che gli altri beni dello stesso siano insufficienti per soddisfarlo. Tale

regola vale fino alla scadenza della società fissata nell atto costitutivo. I soci possono

prorogare la durata della società con una decisione o continuando di fatto l attività ma tale

decisione non puo pregiudicare i creditori dei soci ai quali è in tal caso accordata una

tutela analoga a quella per la società semplice.

L’amministrazione della società.

L’amministrazione della società e l’attività di gestione dell’impresa sociale. il potere di

amministrare è il potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Per

legge ogni socio illimitatamente resp. (quindi nella società in nome collettivo ogni socio) è

amministratore della società (2257). L’atto costitutivo può tuttavia prevedere che

l’amministrazione sia riservata solo ad alcuni soci ,dando così luogo alla contrapposizione

tra soci amministratori e soci non amministratori.

Amministrazione disgiuntiva: quando l’amministrazione della società spetta a più soci ed il

contratto sociale nulla dispone in merito alle modalità di amm., trova applicazione il

modello legale dell’amministrazione disgiuntiva. Ciascun socio amministratore può

intraprendere da solo tutte le operazioni che rientrano nell’oggetto sociale senza chiedere

consensi o pareri agli altri soci amministratori. Ne è tenuto a informali preventivamente

delle operazioni progettate. L’ampio potere di iniziativa individuale è temperato dal diritto

di opposizione riconosciuto a ciascun socio amm.re, l’opposizione deve essere esercitata

prima che l’operazione sia stata compiuta, e se tempestiva, paralizza il potere decisorio

del singolo amm.re in ordine all’operazione contestata._ Sulla fondatezza dell’opposizione

decide la maggioranza dei soci (maggioranza per quote di interesse e non per teste).

Amministrazione congiuntiva: metodo alternativo. deve essere espressamente convenuta

nell’atto costitutivo o con sua modificazione, dato che nel silenzio delle parti la regola è

che l’amministrazione è disgiunta. Con l’amm.ne congiuntiva è necessario il consenso di

tutti i soci amministratori per il compimento delle operazioni sociali. L’atto costitutivo può

però prevedere “ che per l’amm.ne o per determinati atti sia necessario il consenso della

maggioranza dei soci amm.ri” calcolata secondo la parte attribuita a ciascuno degli utili.

L’amministrazione congiunta è temperata dal riconoscimento ai singoli amministratori del

potere di agire individualmente quando vi sia urgenza di evitare un danno alla società. La

maggior rigidità dell’amm.ne congiuntiva è però temperata dal riconoscimento ai singoli

amm.ri del potere di agire individualmente quando vi sia urgenza di evitare un danno alla

società (2258). Amministrazione disgiuntiva e congiuntiva possono essere tra loro

combinate.

Segue – Amministrazione e rappresentanza.

Tra le funzioni di cui gli amministratori sono per legge investiti, vi sono quelle di

rappresentanza della società (c.d. potere di firma) Potere di gestione e di

rappresentanza: Quello di rappresentanza è il potere di agire nei confronti dei terzi in

nome della società, dando luogo all’acquisto di diritto e all’assunzione di obbligazioni da

parte della stessa. Quello di gestione, riguarda l’attività amministrativa interna, la fase

decisoria delle operazioni sociali. Mentre la rappresentanza riguarda attività esterna.

Modello legale: in mancanza di diversa disposizione all atto costitutivo, la rappresentanza

della società spetta a ciascun socio amm.re, disgiuntamente o congiuntamente. Nel caso

di amm.ne disgiunta, ogni amm.re può da solo decidere e stipulare atti in nome della

società (firma disgiunta). Nell’amm.ne congiuntiva invece, tutti i soci amm.ri devono

partecipare alla stipulazione dell’atto (firma congiunta). Sia il potere di gestione che di

rappresentanza si estendono a tutti gli atti che rientrano nell oggetto sociale senza

distinzione tra atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. La rappresentanza è anche

processuale.

Opponibilità di terzi: la previsione di limitazioni convenzionali al potere di rappresentanza

degli amm.ri solleva il problema della loro opponibilità ai terzi che entrano in contatto con

gli stessi. Il problema è risolto nelle società in nome collettivo regolare, con lo strumento

della pubblicità legale. Le limitazioni, sia originarie che successive, del potere di

rappresentanza degli amministratori non sono opponibili ai terzi se non iscritte al registro

delle imprese o se non si provi che i terzi ne hanno avuto effettiva conoscenza. Nelle

società in nome collettivo irregolare, l’omessa registrazione si ritorce contro i soci

,essendo tutelato l’affidamento dei terzi sulla corrispondenza della situazione di fatto al

modello legale di rappresentanza. Infatti si presume che ogni socio che agisce per la

società abbia l rappresentanza sociale anche in giudizio. i patti modificativi del potere di

rappresentanza non sono opponibili a terzi a meno che non si provi che questi ne erano a

conoscenza.

Diversa è la situazione nella società semplice, per la quale solo di recente è stato

introdotto un regime di pubblicità legale. Le limitazioni originarie sono sempre opponibili ai

terzi, sicché su costoro incombe l’onere di accertare e il socio che agisce in nome delle

società ha effettivamente il potere di rappresentanza. Le limitazioni successive o

l’estinzione del potere di rappresentanza devono essere portate a conoscenza dei terzi

con mezzi idonei ed in mancanza sono loro opponibili solo se la società prova che le

conoscevano.

I soci amministratori.

La regola secondo cui ogni socio illimitatamente responsabile è amministratore della

società ha carattere dispositivo. L’atto costitutivo, può riservare l’amministrazione solo ad

alcuni soci, dando così luogo a distinzione tra soci amministratori e soci non

amministratori. Nomina: i soci investiti dell’amministrazione possono essere nominati

direttamente nell’atto costitutivo o con atto separato. Revoca: la distinzione tra

amministratori nominati nell’atto costitutivo e amministratori nominati con atto separato,

rileva ai fini della revoca ella facoltà di amministrare (2259): La revoca di amm.ri nominati

con atto costitutivo, prevedono una modifica di quest’ultimo, che deve essere perciò

decisa dagli altri soci all’unanimità e non ha effetto se non ricorre una giusta causa._

L’amm.re nominato per atto separato invece “è revocabile secondo le norme del mandato);

quindi è certamente revocabile anche se non ricorre giusta causa, salvo risarcimento del

danno. In ogni caso la revoca per giusta causa puo essere disposta dal tribunale su

ricorso anche di un solo socio.

Rapporto di amm.ne e mandato: I diritti e gli obblighi dei soci amministratori ex 2260 “sono

regolati dalle norme sul mandato” poteri: l’amm.re è investito per legge del potere di

compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. per esso non opera il limite degli

atti di ordinaria amm.ne posto per il mandatario generale. Da i poteri degli amm.ri restano

esclusi solo gli atti che comportano una modificazione del contratto sociale. Doveri: nelle

società in nome collettivo essi devono tenere le scritture contabili e redigere il bilancio di

esercizio e devono provvedere ad adempimenti pubblicitari connessi all’iscrizione nel

registro delle imprese.

Responsabilità: Gli amministratori sono poi solidalmente responsabili verso la società, con

conseguente obbligo di risarcire i danni alla stessa arrecati. Tuttavia la responsabilità non

si estende a quegli amministratori che dimostrino di essere esenti da colpe. Compenso: i

soci amm.ri avranno di regola diritto al compenso per il loro ufficio, che può essere anche

costituito da una più elevata partecipazione agli utili.

I soci non amministratori. Il divieto di concorrenza.

Ai soci esclusi dall’amministrazione sono riconosciuti ampi e penetranti poteri di

informazione e controllo (2261); ogni socio non amministratore infatti:

a) Diritto di avere dagli amm.ri notizie dello svolgimento di affari sociali e gli amm.ri non

possono sottrarsi a tale dovere eccependo il segreto aziendale.

b) Diritto di consultare i documenti relativi all’amministrazione e quindi, tutte le scritture

contabili della società.

c) Diritto di ottenere il rendiconto al termine di ogni anno, oppure alla conclusione degli

affari sociali se ciò avviene prima dell’anno.

Divieto di concorrenza: nella società in nome collettivo (ma non in quella semplice)

incombe su tutti i soci (amm.ri e non) uno specifico obbligo quello di non esercitare per

conto proprio o altrui un’attività concorrente con quella della società, ed inoltre di non

partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra società concorrente. La

violazione del divieto espone il socio al risarcimento dei danni nei confronti della società e

legittima gli altri soci a deciderne l esclusione. Il divieto non ha però carattere assoluto.

Può rimuoversi da altri soci ed il consenso si presume se la situazione concorrenziale

preesisteva al contratto sociale e gli altri soci ne erano a conoscenza.

Le modificazioni dell’atto costitutivo.

Nella società semplice e in quella in nome collettivo: “il contratto sociale può essere

modificato solo con il consenso di tutti soci se non è convenuto diversamente”(2252).

Nessun patto contrattuale è modificabile senza il consenso di tutti. Trasferimento della

quota sociale: tra le modificazioni del contratto sociale rientrano anche i mutamenti nella

composizione della compagine sociale. Per il rapporto fiduciario che normalmente

intercorre tra i soci, il consenso di tutti gli altri soci è perciò necessario per il trasferimento

della quota sociale sia fra vivi che mortis causa. L atto costitutivo puo pero stabilire la

libera trasferibilità tra vivi della quota o la continuazione della società con gli eredi del

socio defunto. pubblicità: nella società in nome collettivo ed ora anche in quella semplice

le modificazioni dell’atto costitutivo sono soggette a pubblicità legale e finché non sono

state iscritte nel registro delle imprese non sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che

questi ne erano a conoscenza. Nella collettiva irregolare, le modificazioni dell’atto

costitutivo devono invece essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei e non

sono opponibili a coloro che le abbiano senza colpa ignorate. La modificazione a

maggioranza: Se la regola per le modifiche dell’atto costitutivo è l’unanimità,l’art.2252

consente però che possa essere convenuto diversamente. E frequente nella pratica è la

clausola che prevede la modificabilità a maggioranza dell’atto costitutivo. I poteri

modificativi della maggioranza non sono però senza limiti, due sono i principi generali: a)

l’obbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede; b) rispetto della parità di

trattamento tra soci.

Scioglimento del singolo rapporto sociale.

Il singolo socio può cessare di far parte della società per morte, recesso od esclusione.

Conservazione della società: il venir meno di uno o più soci non determina in alcun caso lo

scioglimento della società; comporta solo la necessità di definire i rapporti patrimoniali tra i

soci superstiti ed il socio uscente o gli eredi del socio defunto attraverso la liquidazione

della quota sociale. Ed il principio di conservazione della società opera anche quando

resta solo un socio. Infatti il venir meno della pluralità di soci opera come causa di

scioglimento della società solo se la pluralità non è ricostituita nel termine di 6mesi. Il

socio superstite ha tempo sei mesi per decidere se associare a se altre persone e

continuare la società o porvi fine. Morte del socio: Se muore un soci, i soci superstiti sono

per legge obbligati a liquidare la quota del socio defunto ai suoi eredi nel termine di sei

mesi; in alternativa i soci superstiti possono decidere:

a) Lo scioglimento anticipato della società – In tal caso gli eredi del socio defunto non

hanno più diritto alla liquidazione della quota nel termine di sei mesi. Essi devono

attendere la conclusione delle operazioni di liquidazione della società, per partecipare con

i soci superstiti alla divisione dell’attivo che residua dopo l’estinzione dei debiti sociali.

b) La continuazione della società – con gli eredi del socio defunto, ma qui è necessario sia

il consenso di tutti i soci superstiti, sia il consenso degli eredi. Il consenso degli uni o degli

altri non e necessario quando l atto costitutivo gia prevede una clausola di continuazione

della società con gli eredo del socio defunto.

Il recesso: è lo scioglimento del rapporto sociale per volontà del socio (2285)._ Se la

società è a tempo indeterminato o è contratta per tutta la vita di uno dei soci, ogni socio

può recedere liberamente. Il recesso deve essere invece comunicato a tutti gli altri soci

con un preavviso di 3mesi almeno. Quando invece la società fosse a tempo determinato ,il

recesso è ammesso per legge solo se sussiste una giusta causa. Anche la volontà di

recedere per giusta causa deve essere portata a conoscenza degli altri soci ma in tal caso

il recesso ha effetto immediato.

L’esclusione: l’ultima causa di scioglimento parziale è l’esclusione del socio dalla società.

In alcuni casi ha luogo di diritto (2288) e in altri è facoltativa, cioè rimessa alla

discrezione dei soci. È esclusione di diritto:

a) Il socio che sia dichiarato fallito, salvo che non si tratti di fallimento conseguente al

fallimento della società.

b) Il socio il cui creditore particolare “abbia ottenuto la liquidazione della quota” nei casi

consentiti per legge e già in precedenza esaminati.

Nel primo caso l esclusione opera dal giorno stesso della dichiarazione di fallimento. Nel

secondo caso il socio cessa di far parte della società solo quando la liquidazione della

quota sia effettivamente avvenuta. I fatti che legittimano la società a deliberare

l’esclusione di un socio – facoltativamente ex 2286:

1) Gravi inadempienza degli obblighi che derivano dalla legge o dal contratto sociale.

2) L’interdizione, l’inabilitazione del socio o la sua condanna d una pena che comporti

l’interdizione anche temporanea dai pubblici uffici.

3) Sopravvenuta impossibilità di esecuzione del conferimento per cause non imputabile al

socio. E cioè perimento della cose che il socio si era obbligato a conferire in proprietà,

prima che la proprietà stessa sia stata acquistata dalla società: perimento della cosa

conferita in godimento per causa non imputabile agli amministratori: sopravvenuta

inidoneità del socio d’opera a svolgere l opera conferita.

Procedimento di esclusione: l’esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci calcolata

per teste, deve essere comunicata al socio escluso ed ha effetto decorsi 30giorni dalla

data di comunicazione. Entro tale termine il socio puo fare opposizione davanti al tribunale

il quale puo anche sospendere l esecuzione della delibera.

Società di due soci: Questo procedimento non è evidentemente possibile quando la

società è composta da due soli soci. In tal caso l’esclusione di uno di essi è pronunciata

dirett. dal tribunale su domanda dell altro e diventa operante nel momento in cui la

sentenza sia passata in giudicato.

Segue – La liquidazione della quota.

In tutti i casi in cui il rapporto social si scioglie limitatamente ad un socio, questi o i suoi

eredi hanno diritto alla liquidazione della quota sociale. Più esattamente “hanno diritto

soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota”. Ciò significa che il

socio non può pretendere la restituzione dei beni conferiti in proprietà. Calcolo della quota:

il valore della quota è determinato in base alla situazione patrimoniale della società nel

giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto. Ed è pacifico che la situazione

patrimoniale della società va determinata attribuendo ai beni il loro valore effettivo.

Pagamento: il pagamento della quota spettante al socio deve essere effettuato entro

6mesi dal giorno in cui si è verificato lo scioglimento del rapporto: e nell ipotesi di

scioglimento su richiesta del creditore particolare entro 3 mesi dalla richiesta. Il socio

uscente o gli eredi del socio defunto continuano a rispondere personalmente verso terzi

per le obbligazioni sociali sorte fino al giorno in cui si verifica lo scioglimento.

Scioglimento della società.

Le cause di scioglimento della società semplice, valide anche per la collettiva e 2272

sono:

1) Il decorso del termine fissato nell’atto costitutivo. E’ tuttavia possibile la proroga della

durata della società espressa o tacita. La società si intende tacitamente prorogata a tempo

indeterminato quando decorso il tempo per cui fu contratta, gli sci continuano l attività.

2) Il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravenuta impossibilità di conseguirlo; e fra

le cause che rendono impossibile il conseguimento dell’oggetto sociale la giurisprud.

Comprende la c.d. “insanabile discordia” tra soci che determina paralisi dell attività.

3) La volontà di tutti i soci salvo che l atto costitutivo non preveda che lo scioglimento

anticipato della società puo essere deliberato a maggioranza.

4) Il venir meno della pluralità dei soci, se nel termine di 6mesi questa non è ricostituita. La

riduzione ad uno dei soci non è quindi di per sé causa di scioglimento della società. È

necessario che la situazione si protragga per 6 mesi.

5) Le altre cause previste dl contratto sociale.

Sono poi cause specifiche di scioglimento della società in nome collettivo, il fallimento

della stessa ed il provvedimento dell’autorità governativa con cui si dispone la liquidazione

coatta amministrativa della società. Verificatasi una causa di scioglimento la società entra

automaticamente in stato di liquidazione e nelle società in nome collettivo tale situazione

deve essere espressamente indicata negli atti e nella corrispondenza. La società pero non

si estingue immediatamente. Si deve prima provvedere al soddisfacimento dei creditori

sociali e alla distribuzione tra soci dell eventuale residuo attivo (fase liquidazione). I poteri

degli amministratori sono per legge limitati al compimento di affari urgenti.

Segue – Il procedimento di liquidazione. L’estinzione della società.

Liquidatori: nomina e revoca: il procedimento di liquidazione inizia con la nomina di uno o

più liquidatori, che richiede il consenso di tutti i soci se nell’atto costitutivo non è

diversamente previsto. In caso di disaccordo tra soci i liquidatori sono nominati dal

presidente del tribunale. I liquidatori possono essere revocati per volontà di tutti i soci ed in

ogni caso dal tribunale per giusta causa, su domanda di uno o più soci. Con l’accettazione

della nomina prendono il posto degli amministratori. Questi devono consegnare ai

liquidatori beni e documenti sociali e presentare il conto della gestione relativo al periodo

successivo all’ultimo rendiconto. Gli amministratori e i liquidatori devono poi redigere il c.d.

inventario, dal quale risulta lo stato attivo e passivo del patrimonio sociale.

Poteri dei liquidatori: il loro compito è di definire i rapporti che si ricollegano all’attività

sociale: conversione in danaro dei beni, pagamento dei creditori, ripartizione tra soci

dell’eventuale residuo attivo. Essi possono compiere tutti gli atti necessari per la

liquidazione. Ad essi compete inoltre la rappresentanza legale della società anche in

giudizio. In particolare per procedere al pagamento dei creditori sociali, i liquidatori

possono chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti, ma solo se i fondi disponibili risultano

insufficiente. E se occorre, possono richiedere ai soci stessi le somme ulteriormente

necessarie nei limiti della rispettiva responsabilità e in proporzione della parte di ciascuno

nelle perdite. Divieti: sui liquidatori incombe un duplice divieto:

a) Non possono intraprendere “nuove operazioni”, operazioni cioè che non sono in

rapporto di mezzo - fine rispetto all’attività di liquidazione.

b) Non possono ripartire tra i soci, neppure parzialmente, i beni sociali finché i creditori

sociali non siano stati pagati o non siano accantonate le somme per pagarli.

Ripartizione dell’attivo: estinti tutti i debiti sociali la liquidazione si avvia al termine con la

ripartizione tra soci dell’eventuale attivo patrimoniale residuo convertito in denaro, se i soci

non hanno convenuto che la ripartizione dei beni sia fatta in natura. Il saldo attivo di

liquidazione è destinato anzitutto al rimborso del valore nominale dei conferimenti. L

eventuale eccedenza è poi ripartita tra tutti i soci in proporzione della partecipazione di

ciascuno nei guadagni.

Bilancio finale e piano di riparto: Nelle società in nome collettivo, invece, i liquidatori

devono redigere il bilancio finale di liquidazione ed il piano di riparto (2311). Il primo è in

sostanza il rendiconto della gestione dei liquidatori: esporrà le entrate e le uscite

verificatesi, nonché la situazione patrimoniale finale. Il secondo invece è una proposta di

divisione tra soci dell’attivo residuo. Con l approvazione del bilancio i liquidatori sono

liberati difronte ai soci e il procedimento di liquidazione ha termine. Non e necessario che i

liquidatori procedano all effettiva ripartizione dell attivo residuo tra soci.

L’estinzione della società: Nella società in nome collettivo irregolare la chiusura del

procedimento di liquidazione determina l’estinzione della società , sempreché la relativa

disciplina sia stata rispettata e siano stati perciò soddisfatti tutti i creditori sociali. in

mancanza la società dovra considerarsi ancora esistente anche perche manca un atto

formale che segni il momento finale della sua vita.

Società in nome collettivo reg.: principi diversi valgono per le società in nome collettivo

registrata, nonché per la società semplice in seguito alla recente previsione di un regime di

pubblicità legale. Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la

cancellazione della società dal registro delle imprese. Cancellazione d’ufficio: la

cancellazione può anche essere disposta d’ufficio, quando l’ufficio del registro rilevi alcune

specifiche circostanze sintomatiche dell’assenza di attività sociale. Cancellazione della

società: con la cancellazione dal registro delle imprese, la società si estingue,

quand’anche non tutti i creditori sociali siano stati soddisfatti.

Il problema delle sopravvenienze passive: I creditori insoddisfatti non sono però senza

tutela. Essi possono infatti agire nei confronti dei soci, che restano personalmente ed

illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali insoddisfatte. Possono inoltre agire

anche nei confronti dei liquidatori, e il mancato pagamento è imputabile a colpa o dolo di

questi ultimi. Fallimento della società: i creditori della società in nome collettivo

possono poi chiedere il fallimento della società entro un anno dalla cancellazione della

società dal registro delle imprese; è stato così posto giustamente fine al precedente

consolidato orientamento della giurisprudenza secondo cui, nonostante la cancellazione

dal registro delle imprese, la società dovesse ritenersi ancora in vita ed esposta al

fallimento fin quando non fosse pagato l’ultimo debito.

CAPITOLO 12 - LA SOCIETA’ IN ACCOMANDITA SEMPLICE

Nozione e caratteri distintivi.

La società in accomandita semplice è società di persone che si differenzia da quella in

nome collettivo per la presenza di 2 categorie di soci:

a) I soci accomandatari che, al pari dei soci della collettiva, rispondono solidamente ed

illimitatamente per le obbligazioni sociali.

b) I soci accomandanti che rispondono limitatamente alla quota conferita. Più esattamente

essi sono obbligati solo nei confronti della società ad eseguire i conferimenti promessi.

Per quanto riguarda “l’amministrazione della società”, questa compete esclusivamente ai

soci accomandatari.; i soci accomandanti sono invece esclusi dalla direzione dell’impresa

sociale. La disciplina delle società accomandita semplice e modellata su quella della

società in nome collettivo.

Pericolo di abusi: l’accomandita semplice è il solo tipo di società di persone che consente

l’esercizio in comune di un’impresa commerciale con limitazione di rischio e non

esposizione al fallimento personale di alcuni soci (accomandanti). È per tale motivo che è

un tipo di società che potrebbe prestarsi ad abusi gravi. Infatti servendosi di un

accomandatario di paglia (compiacente e nullatenente)gli accomandanti potrebbero

cumulare vantaggi da qui l’esigenza di evitare un uso anomalo e distorto di tale tipo di

società, con la previsione di divieti a carico dei soci accomandanti e più rigorose sanzioni

patrimoniali per la loro violazione.

La costituzione della società. La ragione sociale.

Per la costituzione valgono le regole esposte per la società in nome collettivo. L’atto

costitutivo dovrà indicare quali sono i soci accomandatari e gli accomandanti. Anche

quest’atto cost. è soggetto all’iscrizione nel registro delle imprese. L omessa registrazione

comporta solo l irregolarità della società. Ragione sociale: ex 2314 Nelle società in

accomandita semplice essa deve essere formata col nome di almeno uno dei soci

accomandatari e con l’indicazione del tipo sociale. non può invece essere inserito il nome

degli accomandanti. Accomandante e ragione sociale: la sanzione per l’accomandante

che violi tale divieto è particolarmente grave; infatti “l’accomandante, il quale consente che

il suo nome sia compreso nella ragione socia, risponde di fronte a terzi illimitatamente e

solidalmente con i soci accomandatari per le obbligazioni sociali.” Quindi perde il beneficio

della resp. Limitata e lo perde per tutte le obbligazioni sociali nei confronti di qualsiasi

creditore sociale. Non diventa pero un socio accomandatario e quindi non acquista il diritto

di partecipare all amministrazione della società. L insorgere della responsabilità illimitata

dell accomandantep resuppone che l inserimento del suo nome nella ragione sociale sia

avvenuto con il suo consenso espresso o tacito (tolleranza)

Soci accomandanti e l’amministrazione della società.

La disciplina della società in accomandita semplice ricalca quella della collettiva.

L’amministrazione della società, può infatti essere conferita solo i soci accomandatari;

dall’amministrazione della società(gestione e rappr.) sono esclusi gli accomandanti.

Divieto di immistione: la norma stabilisce che gli accomandanti non possono compiere atti

di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società se non in forza di

procura speciale per singoli affari. All accomandante è preclusa sia la partecipazione all

amministrazione interna della società sia la possibilità di agire per la società nei rapporti

esterni.

Amministrazione interna: per quanto riguarda l’amm.ne interna l’accomandante è privo di

ogni potere decisionale autonomo in merito alla condotta degli affari sociali: non può

decidere da solo alcun atto di impresa e neppure partecipare alle decisioni degli amm.ri o

condizionarne l’operato. Attività esterna: meno rigido è il divieto di immistione per l’attività

esterna. L’accomandante può infatti legalmente trattare e concludere affari in nome della

società in forza di procura speciale per singoli affari. È quindi necessario che siano

predeterminati gli affari per i quali l accomandante è investito dal potere di rappresentanza

della società. All accomandante e invece in ogni caso preclusa la possibilità di agire di

fronte a terzi come procuratore generale.

Responsabilità dell’accomandante: l’accomandante che viola il divieto di immistione si

espone ad una sanzione patrimoniale particolarmente grave e non proporzionata

all’infrazione commessa. Egli infatti risponde di fronte ai terzi illimitatamente e

solidalmente per tutte le obbligazioni soci (presenti, passate e future). Con ulteriore

conseguenza che in caso di fallimento della società anch’egli sarà automaticamente

dichiarato fallito con gli altri acc.ari. Esclusione: l’accomandante che ha violato il divieto di

immistione è esposto inoltre all’ulteriore sanzione dell’esclusione dalla società. Agli

accomandanti sono tuttavia riconosciuti per legge o contratto alcuni diritti e potersi di

carattere amministrativo. Nomina e revoca degli amm.ri: i soci accomandanti hanno

anzitutto il diritto di concorrere con gli accomandatari alla nomina e revoca degli stessi

amm.ri, quando l’atto costitutivo prevede la designazione degli stessi con atto separato. È

qui necessario il consenso di tutti i soci accomandatari e l approvazione di tanti soci

accomandanti che rappresentano la maggioranza del capitale da essi sottoscritto. Inoltre il

generale divieto di ingerenza nell’amministrazione è in parte temperato dal riconoscimento

legislativo che essi:

a) Possono trattare o concludere affari in nome della società, sia pure solo in forza di una

procura speciale per singoli affari (procura speciale).

b) Possono prestare la loro opera, manuale o intellettuale all’interno della società sotto

direzione degli amm.ri e quindi mai in posizione autonoma e indipendente (prestazioni

d’opera).

c) Possono, se l’atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate

operazioni, nonché compiere atti di ispezione e controllo, sia pure nei limiti imposti dal

divieto generale di ingerenza (pareri e controlli).

Per quanto riguardai poteri di controllo degli accomandanti essi hanno diritto di avere

comunicazione annuale del bilancio e di controllarne l esattezza, non sono tenuti a

restituire gli utili fittizi riscossi purché siano in buona fede proprio per la loro estraneità dall

amministrazione della società.

Trasferimenti della partecipazione sociale.

La diversa posizione degli accomandatari e accomandanti si riflette sulla disciplina del

trasferimento della partecipazione sociale:

Accomandatari: Resta ferma per loro la disciplina della società in nome collettivo. Se l’atto

costitutivo non dispone diversamente ,il trasferimento per atto tra vivi della quota degli

acc.ari può avvenire solo col consenso di tutti gli altri soci. E per la trasmissione a causa di

morte sarà necessario anche il consenso degli eredi.

Accomandanti: la loro quota è liberamente trasferibile per causa di morte, senza che sia

perciò necessario il consenso dei soci superstiti. Per il trasferimento per atto tra vivi è

necessario il consenso dei soci accomandatari e accomandanti che rappresentano la

maggioranza di capitale sociale.

Lo scioglimento della società.

Cause: la duplice categoria di soci che caratterizza la società in accomandita semplice

deve permanere per tutta la vita della società. Infatti tale società si scioglie, oltre che per le

cause previste per le società in nome collettive, quando rimangono solo soci

accomandatari o accomandanti, sempreché nel termine di 6mesi non sia stato sostituito il

socio che è venuto meno. Inoltre se sono venuti meno i soci acc.ari, gli accomandanti

devono nominare un c.d. amministratore provvisorio i cui poteri siano limitati alla ordinaria

amm.ne.

Per il “procedimento di liquidazione e l’estinzione della società valgono le regole dettate

per la società in nome collettivo. Tuttavia cancellata la società dal registro delle imprese, i

creditori rimasti insoddisfatti potranno far valere i loro crediti nei confronti degli

accomandanti solo nei limiti di quanto dagli stessi ricevuto a titoli di quoti di liquidazione

dato che hanno resp. illimitata.

La società in accomandita irregolare.

È irregolare la società in accomandita semplice il cui atto cost. non è stato iscritto nel

registro delle imprese. l’omessa registrazione non impedisce la nascita della società.

Inoltre resta ferma la distinzione tra soci acc.ar e acc.anti. ed anche qui i primi rispondono

illimiatamente e i secondo limitatamente.

CAPITOLO 13 - LA SOCIETA’ PER AZIONI

Nozione e caratteri essenziali.

La società per azioni forma con la società in accomandita per azioni e la s.r.l. la categoria

delle società di capitali. Ed è una società di capitali nella quale:

a) Per le obbligazioni sociali risponde solo la società col suo patrimonio art.2325.

b) La partecipazione sociale è rappresentata da azioni (2346)

Il primo dato differenzia la società per azioni dalla società a resp. limitata. In quest’ultima,

ferma restando la resp. della sola società per le obbligazioni sociali, le partecipazioni dei

soci non possono essere rappresentate da azioni, né costituire oggetti di offerta al

pubblico. È la forma di società prescelta dalle imprese di media e grande dimensione sia a

capitale pubblico che privato; le ragioni del largo successo della società per azioni e i

motivi ispiratori delle modalità legislative possono essere comprese esaminando i suoi

caratteri essenziali: personalità giuridica, quote di partecipazione rappresentate da azioni.

Personalità giuridica: la spa è dotata di personalità giuridica ed è trattata quindi come

soggetto di diritto distinto dalle perone dei soci, e gode di una piena e perfetta autonomia

patrimoniale. Solo la società è qualificabile come imprenditore.

Responsabilità limitata dei soci: nella spa i soci e tutti non assumono alcuna resp.

personale ,neppure sussidiaria, per le obbligazioni sociali; di queste risponde solo la

società col suo patrimonio. I soci sono obbligati ad eseguire i conferimenti promessi e

possono predeterminare quanta parte della propria ricchezza personale intendono esporre

al rischio dell’attività sociale. I creditori della spa possono quindi fare affidamento solo sul

patrimonio sociale per soddisfarsi.

Organizzazione corporativa: la responsabilità limitata dei soci trova contrappeso

nell’organizzazione di tipo corporativo della spa. In un’organizzazione basata cioè sulla

necessaria presenza di 3organi: assemblea, organo di gestione e organo di controllo. Il

funzionamento dell’assemblea è dominato dal principio maggioritario ed il peso di ogni

socio è proporzionato alla quota di capitale sottoscritto ed il numero di azioni possedute. Il

potere decisionale in assemblea è detenuto da chi possiede la maggioranza del capitale.

Azioni : le quote di partecipazione dei soci sono c.d. partecipazioni-tipo omogenee e

standardizzate. Le azioni sono infatti partecipazioni sociali di uguale valore e che

conferiscono ai loro possessori uguali diritti. Ad es. se 1000 è il capitale sottoscritto dai

soci, questo può essere diviso in 100azioni del valore di 10,ognuna della quali è una

partecipazione.

Società per azioni e grande impresa: è possibile capire perché la società per azioni è il

tipo di società elettivo della grande impresa; la limitazione del rischio individuale la

possibilità di pronta mobilitazione dell’investimento favoriscono infatti la raccolta degli

ingenti capitali di rischio di cui ha tipicamente bisogno la grande impresa. Anche perché

così consentono di orientare verso l’investimento in azioni la massa dei piccoli

risparmiatori privi di interesse e propensione all’impresa. Si rende così possibile la

comparazione di un ristretto numero di soci, che assumono l’iniziativa economica e sono

animati da spirito imprenditoriale (c.d. azionisti imprenditori) con una gran massa di

azionisti animati dal solo intento di investire fruttuosamente il proprio risparmio (azionisti

risparmiatori).

La spa a ristretta base azionaria: nella realtà la spa non si identifica solo con l’impresa di

grandi dimensioni con azioni diffuse tra il pubblico. Questa società sono anzi relativamente

poche, anche se di grande rilievo sociale ed economico. con esse coesiste un gran

numero di spa composta da un numero non elevato di soci costituite per la gestione di

imprese di dimensioni modeste. Si tratta talvolta di vere e proprie società a carattere

familiare, con base azionaria stabile ed omogenea, nelle quali l’appello al pubblico

risparmio per la raccolta di capitale è del tutto marginale o assente. Problemi di disciplina:

nelle spa a ristretta base azionaria, i problemi sono quelli tradizionali di tutela più energica

dei soci di minoranza e dei creditori di fronte a possibili abusi dei soci che detengono la

maggioranza di capitale e degli amministratori loro espressione.

La situazione cambia quando in quel ristretto numero di società che fanno

istituzionalmente appello al pubblico risparmio. La presenza accanto a pochi azionisti

imprenditori, attivi e competenti, di una massa di azionisti risparmiatori con partecipazioni

microscopiche (ma che nel complesso costituiscono la maggioranza del capitale) altera

profondamente i meccanismi di funzionamento della spa. Il naturale disinteresse degli

azionisti risparmiatori per la vita della società favorisce il dominio della stessa da parte di

gruppi minoritari di controllo. E’ infatti il gruppo minoritario di azionisti imprenditori che

nomina amministratori sindaci e decide le sorti della società; si creano così le premesse

per possibili operazioni truffaldine e per gestioni spericolate tanto che chi decide è chi

rischia di meno e sapendo potrà sempre defilarsi in tempo (vendendo azioni),lasciando

nella barca che affonda la maggioranza dei piccoli azionisti risparmiatori. Ma vi è di più,

quando la società fa stabilmente appello al pubblico risparmio e quindi le azioni sono

quotate in borsa, il problema non è più solo quello di tutelare la massa dei piccoli azionisti

e creditori sociali. Emerge anche altra esigenza: quella di garantire il corretto

funzionamento dell’intero mercato azionario e tutelare il pubblico indifferenziato dei

potenziali investitori. Pressanti erano le istanze di riforma e per questo oggi lo scenario è

cambiato molto.

L’evoluzione della disciplina.

La disciplina della spa ha subito dal 1942 un’evoluzione con numerosi interventi legislativi

sotto una duplice esigenza: a) quella di dare risposta i problemi che il codice del 1942 non

aveva saputo risolvere; b) quella di dare attuazione alle numerose direttive emanate

dall’Ue. Linee di tendenza: Volendo cogliere in uno sguardo di insieme le principali linee di

tendenza che sono emerse,esse possono essere così fissate:

a) È stato posto un freno al proliferare di minisocietà per azioni con capitale irrisorio. Il

capitale sociale minimo per la costituzione della spa è stato portato a 120mila euro.

b) Si è preso atto che la disciplina dettata dal codice del 1942 era inidonea ad assicurare il

corretto funzionamento della società per azioni che fanno appello sistematico al pubblico

risparmio e presentano perciò larghissima base azionaria.

Riforma del 1974: Un primo intervento nel 74. Il legislatore prende atto che il dominio

minoritario in tali società fenomeno irreversibile ed introduce strumenti di etero tutela della

massa inerte e disorganizzata degli azionisti risparmiatori. Possibilità di emettere una

particolare categoria di azioni (azioni di risparmio) prive del diritto di voto e privilegiate

sotto il profilo patrimoniale.

Riforma del 1998: all’investimento diretto ad parte dei piccoli risparmiatori si è affiancato

l’investimento indiretto tramite operatori professionali (fondi comuni di investimento, fondi

di pensione),che raccolgono il risparmio fra il pubblico e lo investono in partecipazioni di

minoranza in società quotate secondo il criterio di diversificazione del rischio. Alla massa

inerte ed incompetente degli azionisti risparmiatori si è affiancata quella degli investitori

istituzionali (italiani o stranieri). E proprio l’obiettivo di incentivare l’afflusso del risparmio

gestito verso le società quotate, nonché di valorizzare il ruolo attivo degli investitori

istituzionali come correttivo del prepotere dei gruppi di comando minoritario costituisce il

motivo ispiratore del (Tuf) testo unico di intermediazione finanziaria.

c) Nel contempo l’esigenza di modernizzare la disciplina delle società per azioni non

quotata e delle altre società di capitali ha portato da ultimo ad una riforma entrata il

1gennaio del2004. Obiettivo di fondo è semplificare la disciplina delle società di capitali e

di ampliare lo spazio riconosciuto all’autonomia statutaria al fine di favorire la crescite e la

competitività delle imprese italiane anche sui mercati internazionali dei capitali.

A – LA COSTITUZIONE

Procedimento.

Si articola in due fasi essenziali:

a) Stipulazione dell’atto costitutivo. Questa può a sua volta avvenire secondo 2diversi

procedimenti: 1)stipulazione(o costituzione) simultanea. 2) stipulazione (o costituzione) per

pubblica sottoscrizione.

Nella cost. simultanea l’atto cost. è stipulato immediatamente da coloro che assumono

iniziativa per la costituzione della società.

Nella cost. per pubblica sottoscrizione si addiviene alla stipulazione dell’atto cost. al

termine di un complesso procedimento che consente la raccolta tra il pubblico del capitale

iniziale sulla base di programma predisposto da coloro che assumono l’iniziativa

(promotori). Si tratta di un procedimento complesso e macchinoso per questo poco usato.

b) Iscrizione dell’atto costitutivo nel registro delle imprese.

L’atto costitutivo: forma e contenuto.

La società per azioni può essere costituita per contratto o per atto unilaterale. In ogni caso

la forma è per atto pubblico a pena di nullità. L’atto costitutivo deve indicare:

1) Le generalità dei soci e degli eventuali promotori, nonché il numero delle azioni

assegnate a ciascuno di essi.

2) La denominazione e il comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi

secondarie.

La denominazione sociale può essere liberamente formata, ma deve contenere

l’indicazione di spa. La “sede sociale” è il luogo dove risiedono l’organo amm.vo e gli uffici

direttivi della società.

3) L’oggetto sociale: vale a dire il tipo di attività economica che la società si propone di

svolgere.

4) L’ammontare del capitale sottoscritto e versato.

5) Il numero e l’eventuale valore nominale delle azioni,le loro caratteristiche e le modalità

di emissione e circolazione.

6) Il valore attribuito ai crediti e ai beni conferiti in natura.

7) Le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti.

8) I benefici eventualmente accordati ai promotori o ai soci fondatori: per i promotori l’unico

beneficio può essere costituto da una partecipazione agli utili che non può superare

complessivamente il 10% degli utili.

9) Il sistema di amm.ne adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando

quali tra essi hanno la rappresentanza della società.

Il numero dei componenti del collegio sindacale(10). La nomina dei primi amministratori

sindaci, e quando previsto, del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei

conti(11). L’importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste

a carico della società (12). La durata della società: si può anche stabilire che la società è a

tempo indeterminato. In tal caso se le azioni sono quotate in un mercato regolamentato, i

soci possono liberamente recedere dalla società decorso un periodo di tempo fissato

dall’atto costitutivo non superiore ad 1anno. Inoltre il socio deve dare un preavviso di

almeno 180 giorni che lo statuto puo allungare fino a un anno. Omissione di una o piu di

tali indicazioni legittima il rifiuto del notaio di stipulare l atto costitutivo.

Atto costitutivo e statuto: l’atto cost. della società per azioni ha nella pratica un contenuto

più ampio e articolato di quello minimo richiesto per la legge, anche perché è prassi

riprodurre le norme che regolano il funzionamento degli organi sociali. E sovente si

preferisce procedere alla redazione di 2 distinti documenti: 1)L’atto costitutivo; 2) Lo

statuto. Il primo più sintetico, mantiene la manifestazione di volontà di costituire la società

ed i dati fondamentali della costituenda società. Il secondo, più analitico, contiene regole di

funzionamento della società; quest’ultimo si considera parte integrante dell’atto cost.

anche se forma oggetto di atto separato, e anche lo statuto deve essere redatto per atto

pubblico a pena di nullità.

Condizioni per la costituzione.

La spa deve costituirsi con un capitale non inferiore a 120milaeuro – per procedere alla

costituzione della spa è poi necessario il ricorrere di altre condizioni ex 2329 c.c:

1) Che sia sottoscritto per intero il capitale sociale.

2) Che siano rispettate le disposizioni relative ai conferimenti; ed in particolare sia versato

presso una banca il 25% dei conferimenti in denaro.

3) Che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la

costituzione della società in relazione al suo particolare oggetto.

In conferimento in denaro devono essere versati prima della stipula dell’atto costitutivo e

restano vincolati presso la banca fino al completamento del procedimento di costituzione.

Essi possono essere consegnati solo agli amministratori e a condizione che questi provino

l avvenuta iscrizione della società nel registro delle imprese. I sottoscrittori hanno diritto di

rientrare in possesso delle somme versate se la società nn e iscritta nel registro delle

imprese entro novanta giorni dalla stipulazione dell atto costitutivo. Decorso tale termine

l’atto costitutivo perde efficacia.

Iscrizione nel registro delle imprese.

Il deposito dell’atto costitutivo: il notaio che ha ricevuto l’atto cost. deve depositarlo entro

20gg. presso l’ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è la sede della

società allegando i documenti che comprovano l’osservanza delle condizioni richieste per

la costituzione. Se il notaio non provvede l obbligo incombe sugli amministratori nominati

nell atto costitutivo. Nell inerzia di entrambi punita con sanzione amministrativa pecuniaria

ogni socio puo provvedervi a spese della società. Soppressione dell’omologazione: si

apriva qui, in passato, la seconda fase del procedimento di cost.: il giudizio di

omologazione da parte del tribunale che doveva verificare l’adempimento delle condizioni

stabilite dalla legge per la cost. della società. Tale giudizio fu soppresso nel 2000.

Controllo del notaio: spetta poi al notaio che ha ricevuto l’atto cost. verificare

l’adempimento delle condizioni stabilite da legge per la cost. inoltre la legge notarile

prevede sanzoni amministrative a carico del notaio che chiede l iscrizione nel registro delle

imprese di un atto costitutivo da lui rogato quando risultano manifestamente inesistenti le

condizioni richieste dalla legge. I dati normativi su cui si fonda il controllo del notaio, fanno

ritenere che lo stesso abbia contenuto ed ampiezza non diverso dal controllo esercitato in

passato dal tribunale in sede di omologazione. Pertanto il notaio dovrà svolgere un c.d

controllo di legalità (formale e sostanziale), volto ad accertare la conformità alla legge della

costituenda società. Se tal controllo ha esito positivo, il notaio riceve l’atto cost. e

contestualmente al deposito di questo ,richiede l’iscrizione della società nel registro delle

imprese. l’ufficio del registro, a sua volta deve verificare solo la regolarità formale della

documentazione ricevuta.

Efficacia costitutiva: con l’iscrizione nel registro la spa acquista personalità giuridica e

viene ad esistenza. Non è configurabile perciò una spa irregolare. Operazioni compiute

prima dell’iscrizione: può verificarsi che tra la stipulazione dell’atto cost. e l’iscrizione della

società nel registro vengano compiute operazioni in nome della costituenda società. Per

tali operazioni sono illimitatamente e solidalmente resp. verso i terzi coloro che hanno

agito, escludendosi invece ogni resp. della società, perché ancora non costituitasi.

Responsabilità della società costituita: prefezionatasi la costituzione, la società resta

automaticamente vincolata solo se le operazioni compiute in suo nome erano necessarie

per la cos. (es. spese notarili). La società invece è libera di accollarsi o meno le

obbligazioni derivanti da operazioni non necessarie per la cost. Infine si rammenta il

divieto di emissione delle azioni prima dell’iscrizione nel registro delle imprese. Prima dell

iscrizione nel registro delle imprese è vietata l emissione delle azioni ed esse non

possono formare oggetto di offerta al pubblico eccezion fatta per il caso in cui la

costituzione della società avvenga per pubblica sottoscrizione. L attuale disciplina non

vieta il trasferimento della partecipazione azionaria.

La nullità della società per azioni.

Il procedimento di cost. della spa e in particolare l’atto cost. possono avere vizi ed

anomalie. Nullità del contratto: prima della registrazione vi è solo un contratto di società;

un atto di autonomia private che per il momento è destinato a produrre effetti solo tra le

parti contraenti. Pertanto tale contratto, può essere dichiarato nullo o annullato nei casi e

con gli effetti previsti dalla disciplina generale dei contratti.

Nullità della società iscritta: la situazione muta dopo l’iscrizione nel registro delle imprese.

Se prima esisteva solo un contratto invalido ,dopo esiste una società, sia pure

invalidamente costituita. L’ordinamento non può ignorare che è stata violata la legalità, ma

la sanzione ormai deve colpire la “società organizzazione”, l’ente associativo nato dal

contratto o dall’atto unilaterale invalido; e la sanzione può consistere solo nello

scioglimento della società, previa definizione dell’attività svolta. Il legislatore poi non puo

trascurare l esigenza di tutelare i terzi che hanno avuto relazioni di affari con tale società e

consentire la conservazione dell organizzazione societaria e dei valori produttivi che essa

esprime.

Cause di nullità: cominciamo dalle cause di nullità che subirono modifica con riforma del

2003; intervenuta l’iscrizione nel registro delle imprese, la spa può essere oggi dichiarata

nulla in soli 3 casi tassativamente elencati:

1) Mancata stipulazione dell’atto costituivo nella forma dell’atto pubblico.

2) Illiceità dell’oggetto sociale.

3) Mancanza nell’atto cost. di ogni indicazione riguardante la denominazione della società,

o i conferimenti o l’ammontare del capitale sociale o l’ogg. Sociale.

Effetti: la dichiarazione di nullità di un contratto ha effetto retroattivo e travolge in linea di

principio tutti gli effetti prodotti. Invece la dichiarazione di nullità della spa “non pregiudica

l’efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo l’iscrizione nel registro delle

imprese” ; e si badi, di tutti gli atti compiuti; nei confronti dei terzi ed anche nei confronti dei

soci e tanto se gli uni e gli altri erano in buona fede quanto se erano a conoscenza della

nullità. Inoltre “i soci non sono liberati dall’obbligo dei conferimenti fino a quando non sono

soddisfatti i creditori sociali”, né ovviamente hanno il diritto di ripetere i conferimento già

eseguiti. In sostanza la dichiarazione di nullità non tocca l’attività già svolta, ma opera solo

per il futuro come semplice causa di scioglimento della società che si differenzia dallo

scioglimento di una società valida solo perche i liquidatori sono nominati direttamente dal

tribunale. Per il resto s applica il normale procedimento di liquidazione delle società.

Sanabilità: infine, mentre la nullità di un contratto è insanabile, la nullità di una società

iscritta “non può essere dichiarata quando la causa di essa è stata eliminata e di tale

eliminazione è stata data pubblicità con iscrizione nel registro delle imprese, prima che sia

intervenuta la sentenza dichiarativa di nullità”. Può dirsi, che ciò che rimane in comune con

la disciplina dei contratti è che “la nullità” può essere fatta valere da chiunque abbia

interesse e può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

B – SOCIETA’ PER AZIONI UNIPERSONALE. PATRIMONI DESTINATI.

La società per azioni uni personale.

Il c.c. del 1942 vietava la cost. di spa da parte di una singola persona. Stabiliva inoltre la

resp. illimitata del socio nelle cui mani si concentravano tutte le azioni nel corso della vita

della società. Riforma del 2003 ha ridefinito la disciplina della spa uni personale:

a) È consentita la cost. della spa con atto unilaterale di un unico socio fondatore (2328).

b) Anche nella spa unipersonale per le obbligazioni sociali di regola risponde solo la

società col proprio patrimonio ,salvo alcuni casi eccezionali che saranno esposti in breve.

Costituzione: l’unico socio fondatore risponde in solido con coloro che hanno agito, per le

operazioni compiute in nome della società prima dell’iscrizione nel registro delle imprese.

La limitazione di responsabilità dell’unico socio fondatore opera solo per le obbligazioni

sorte dopo l’acquisto della personalità giuridica da parte della società.

Conferimenti: una disciplina più rigorosa vi è in tema di conferimenti, in modo da

assicurare l’integra acquisizione degli stessi e l’effettiva formazione del capitale sociale.

l’unico socio è infatti tenuto a versare integralmente, al momento della sottoscrizione, i

conferimenti in danaro. Se viene meno la pluralità dei soci i versamenti ancora dovuti

devono essere effettuati entro 90 giorni. la violazione di tale disciplina impedisce che operi

la regola della resp. limitata dell’unico socio.

Trasparenza: per consentire ai terzi di conoscere agevolmente se la società è uni

personale, negli atti della società deve indicarsi se questa ha un unico socio. Al contempo

per consentire l’agevole identificazione dell’unico socio i dati anagrafici di questo devono

iscriversi nel registro delle imprese. Anche l omissione di tale pubblicità impedisce che

operi la regola della resp limitata.

Rapporti tra società e unico socio: particolare disciplina è introdotta per assicurare

maggiore trasparenza ai rapporti che intercorrono tra società e unico socio, dato che nella

società unipersonale è più accentuato il pericolo di operazioni in conflitto di interessi e di

confusione dei patrimoni. Si stabilisce infatti che i contratti tra società e unico socio sono

opponibili ai creditori della società solo s risultano dal libri delle adunanze e delle

deliberazioni del consiglio di amm.ne o da atto scritto avente data certa anteriore al

pignoramento.

Responsabilità limitata: l unico socio non incorre in responsabilità illimitata per le

obbligazioni sociali. anche la società per azioni puo essere legittimamente usata per l

esercizio individuale di attività di impresa senza che ciò determini la perdita del beneficio

della responsabilità limitata: Eccezioni: due eccezioni che comportano, in caso di

insolvenza della società, la resp. illimitata dell’unico socio per le obbligazioni sociali sorte

nel periodo in cui tutte le azioni sono allo stesso appartenute:

a) L’unico socio risponde illimitatamente quando non sia osservata la disciplina

dell’integrale liberazione dei conferimenti esposta sopra.

b) L’unico socio risponde inoltre fino a quando non sia stata attuata la specifica pubblicità

dettata per la spa uni personale dall’art.2362

in entrambe i casi la resp illimitata viene meno per le obbligazioni sociali sorte dopo che i

conferimenti sono stati eseguiti o dopo che la pubblicità e stata effettuata.

Patrimoni destinati.

La creazione di società uni personali consente di limitare il rischio di impresa attraverso la

moltiplicazione formale dei soggetti cui i relativi diritti e obbligazioni sono imputabili. Una

tecnica che consente di evitare la moltiplicazione formale delle società e i relativi costi, e

permette di raggiungere risultati identici operando direttamente sul patrimonio dell’impresa

societaria. Questa resta unica, ma nel suo ambito sono individuati uno o più patrimoni

separati che rispondono solo delle obbligazioni relative a predeterminate e specifiche

operazioni economiche. In breve una tecnica che non moltiplica i soggetti per limitare il

rischio di impresa ma che a tal fine opera direttamente sul piano oggettivo del patrimonio

facente capo ad un’unica spa. Al riguardo si distinguono due modelli di patrimoni destinati:

a) La spa può costituire uno o più patrimoni ciascuno dei quali destinato in via esclusiva ad

uno specifico affare, sia pure entro i limiti del 10% del proprio patrimonio netto.

b) La società può inoltre stipulare con terzi contratto di finanziamento di uno specifico

affare ,pattuendo che al rimborso totale o parziale del finanziamento siano destinati i

proventi dell’affare stesso o parte di essi.

Patrimoni destinati: la cost. di un patrimonio destinato avviene con apposita deliberazione

adottata dall’organo amministrativo della società a maggioranza assoluta dei componenti.

La delibera costitutiva deve contenere una serie di dati volti a consentire l’identificazione

dell’affare, dei beni e rapporti compresi nel patrimonio destinato. La deliberazione deve

verbalizzarsi da un notaio ed è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese. Diventa

però produttiva di effetti solo dopo che siano decorsi 60gg dall’iscrizione. Entro tale

termine i creditori sociali anteriori all iscrizione possono fare opposizione al tribunale che

puo disporne l esecuzione previa prestazione da parte della società di idonea garanzia.

Separazione patrimoniale: decorso tale termine si producono gli effetti della separazione

patrimoniale. I creditori della società non possono più far valere alcun diritto sul patrimonio

destinato allo specifico affare né, salvo che per la parte spettante alla società, sui frutti o

proventi da esso derivanti. Delle obbligazioni contratte per realizzare o specifico affare la

società risponde solo nei limiti del patrimonio destinato. Resta salva la responsabilità

illimitata della società per le obbligazioni derivanti da fatto illecito. Perche la separazione

patrimoniale operi e necessario che gli atti compiuti in relazione allo specifico affare

rechino espressa menzione del vincolo di destinazione. in mancanza ne risponde la

società con l suo patrimonio residuo.

Rendiconto finale: realizzato l’affare o se lo stesso sia divenuto impossibile, anche per

fallimento della società, gli amministratori redigono un rendiconto finale che deve essere

depositato presso l’ufficio del registro delle imprese. Se permangono creditori insoddisfatti,

questi possono chiedere entro 90gg la liquidazione del patrimonio destinato.

Finanziamento destinato: più semplice è la disciplina dettata per la seconda modalità di

cost. Di un patrimonio destinato: contratto di finanziamento di uno specifico affare, con

previsione che al rimborso totale o parziale del finanziamento sono destinati, in via

esclusiva tutti o parte de proventi dell’affare. Il contratto deve indicare gli elementi

essenziali dell’operazione, specificare i beni strumentali necessari per la realizzazione e il

relativo piano finanziario indicando la parte coperta dal finanziamento e quella a carico

della società. Il patrimonio separato è in tal caso formato dai proventi dell’affare, dai relativi

frutti e dagli investimenti eventualmente effettuati in attesa del rimborso del finanziatore. È

necessario che copia del contratto sia stata iscritta nel registro delle imprese e che la

società adotti sistemi di incasso e contabilizzazione separati. Delle obbligazioni verso il

finanziatore risponde solo il patrimonio separato salvo che la società abbia prestato

garanzie con il proprio patrimonio generale per il parziale rimborso del finanziamento. Se

la società fallisce prima della realizzazione dell affare il finanziatore potrà insinuarsi nel

fallimento per le somme non riscosse. Se il fallimento non impedisce la realizzazione dell

operazione il curatore puo decidere di subentrare nel contratto assumendone gli oneri

relativi. I creditori generali della società non potranno agire sui beni strumentali destinati

alla realizzazione dell operazione.

C – I CONFERIMENTI

Conferimenti e capitale sociale.

I conferimenti sono i contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della società;

la loro funzione essenziale è quella di dotare la società del capitale di rischio iniziale per lo

svolgimento dell’attività di impresa. Il valore in danaro del complesso dei conferimenti

promessi dai soci è il capitale sociale nominale della società, con funzione vincolistica e

organizzativa. La disciplina dei conferimenti è ispirata ad una duplice finalità:

a) Quella di garantire che i conferimenti promessi dai soci vengano effettivamente acquisiti

dalla società.

b) Quella ulteriore di garantire che il valore assegnato dai soci ai conferimenti sia veritiero.

Comunque effettività dei conferimenti ed effettività del loro valore sono problemi che si

pongono in modo diverso nei “conferimenti in danaro”, rispetto ai “conferimenti altri”.

I conferimenti in danaro.

Nella spa i conferimenti devono essere effettuati in danaro se nell’atto cost. non è stabilito

diversamente. 2342. Versamento dei conferimenti: è disposto l’obbligo di versamento

immediato preso una banca di almeno il 25% dei conferimenti in danaro o dell’intero

ammontare se si stratta di spa unipersonale. Costituita la società gli amministratori sono

liberi di chiedere in ogni momento ai soci i versamenti ancora dovuti. Ne sono tenuti a

rispettare eventuali termini stabiliti dall atto costitutivo.Trasferimento di azioni non liberate:

dal titolo azionario devono risultare i versamenti ancora dovuti e in caso di trasferimento

delle azioni l’obbligo di versamento dei conferimenti residui grava sia sul socio attuale, sia

sull’alienante. La resp. dell’alienante è però limitata nel tempo e ha carattere sussidiario.

Mancato pagamento: sempre per agevolare l’acquisizione dei conferimenti in denaro è

dettata specifica disciplina qualora il socio non esegua il pagamento delle quote dovute

(2344). Anzitutto il socio in mora nei versamenti non può esercitare il diritto di voto; inoltre

al posto della normale azione giudiziaria e l’esecuzione forzata, la società può avvalersi di

vendita coattiva delle azioni del socio moroso.la società è tenuta innanzitutto a offrire le

azioni agli altri soci in proporzione della loro partecipazione e per un corrispettivo non

inferiore ai conferimenti ancora dovuti. In mancanza di offerte, la società può far vendere a

mezzo di una banca le azioni. Se la vendita coattiva non ha esito, gli amministratori

possono dichiarare decaduto il socio, trattenendo i conferimenti già versati e salvo il

risarcimento dei maggiori danni. Le azioni del socio escluso entrano a far parte del

patrimonio della società e questa può ancora tentare di rimetterle in circolazione entro

l’esercizio; svanita questa possibilità la spa deve annullare le azioni rimaste invendute

riducendo il capitale sociale.

I conferimenti diversi dal denaro.

Diversamente da quanto avveniva nelle società di persone, non ogni entità economica

diversa dal denaro può essere conferita in spa: Entità non conferibili: “non possono

formare oggetto di conferimento le prestazioni d’opera o di servizi” queste possono

formare oggetto solo di prestazioni accessorie distinte dai conferimenti; ovvero di apporti

dei soci non imputabili al capitale, ma che in base all’attuale disciplina possono dar luogo

all’emissione di strumenti finanziari diversi dalle azioni. Limitazioni inoltre riguardano i

conferimenti di beni in natura e crediti. Il 3comma del 2342 dispone che “le azioni

corrispondenti a tali conferimenti devono essere integralmente liberate al momento della

sottoscrizione”. Questa ulteriore limitazione preclude l’apporto a titolo di conferimento di

cose generiche, future e altrui, nonché di prestazioni periodiche di beni. Il consenso del

conferente non determina ne l immediato acquisto della proprietà del bene da parte della

società nel immediata messa a disposizione ella stessa dell oggetto del conferimento. Si

ha solo l obbligo del conferente di far conseguire alla società quanto promesso. Diritti di

godimento: è da ritenersi ammissibile il conferimento di diritti di godimento, dato che la

società acquista col consenso del conferente l’effettiva disponibilità del bene ed è in grado

di trarne tutte le utilità. Beni immateriale: anche oggi resta conferibile ogni prestazione di

dare suscettibile di valutazione economica oggettiva ed immediata messa a disposizione

della società.

Segue – la valutazione.

I conferimenti diversi dal denaro devono formare oggetto di uno specifico procedimento di

valutazione regolato dall’art.2343. si vuole così assicurare una valutazione oggettiva e

veritiera di tali conferimenti ed evitare che agli stessi venga assegnato un valore superiore

al reale.

Relazione di stima: chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare una relazione di

stima di un esperto designato dal tribunale. La stima deve contenere una serie di

indicazioni e attestare che “il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini

della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale sovrapprezzo”. La relazione

deve essere allegata all atto costitutivo e deve essere depositata presso l ufficio del

registro delle imprese. La verifica della stima: il valore assegnato in base alla relazione di

stima ha carattere provvisorio. Entro 180gg dalla cost. della società gli amministratori

devono controllare le valutazioni contenute nella relazione di stima e se sussistono motivi

devono procedere alla revisione di stima. Nel frattempo le azioni corrispondenti sono

inalienabili.

Effetti: se dalla revisione risulta che il valore dei beni o crediti conferiti, sia inferiore di oltre

1/5 rispetto a quello per cui avvenne il conferimento, la società deve ridurre

proporzionalmente il capitale sociale e annullare le azioni che sono scoperte. Al socio una

duplice alternativa: a)versare la differenza in denaro; b) recedere dalla società, in tal caso

avrà diritto alla restituzione in natura del bene conferito.

Le esenzioni: il descritto procedimento di stima (lungo e costoso)può essere omesso in

alcuni casi;

1) Per i titolo quotati nel mercato di capitali (valori mobiliari).

2) Quando il valore equo (fair value) del conferimento in natura è ricavabile dal bilancio

approvato di una società soggetta a revisione legale dei conti.

3) Quando il valore equo dei beni o crediti da conferire risulta da una valutazione di stima

non anteriore di oltre 6mesi di conferimento.

L’esenzione è concessa a condizione che il valore attribuito al conferimento compreso il

sovrapprezzo non superi la valutazione dei beni conferiti risultate dal precedente bilancio o

stima. Gli amministratori possono pero richiedere che si proceda a una nuova valutazione

del conferimento in natura secondo al normale procedura. Tali accertamenti devono

essere fatti entro 30 giorni dall iscrizione della società. Se non intendono contestare il

valore del conferimento gli amministratori iscrivono nel registro delle imprese una

dichiarazione nella quale danno atto delle circostanza che giustificano l esenzione dal

normale procedimento di stima e attestano che il valore dei beni conferiti è almeno pari a

quello da loro attribuito. In base al 2343 bis sono necessarie la preventiva autorizzazione

del assemblea ordinaria e la presentazione da parte dell alienante della relazione giurata

di stima di un esperto designato dal tribunale per l acquisto da parte della società di beni o

crediti dai promotori fondatori o soci e amministratori quando:

- Il corrispettivo pattuito + pari o superiore al decimo del capitale sociale

- L acquisto è compiuto nei due anni dall iscrizione della società nel registro delle

imprese

Sono esentati da tale disciplina gli acquisti che siano effettuati a condizioni normali nell

ambito delle operazioni correnti della società. In caso di violazione di tale disciplina l

acquisto resta valido ma gli amministratori e l alienante sono responsabili per i danni

causati alla società soci e terzi.

Prestazioni accessorie.

Oltre l’obbligo dei conferimenti, l’atto cost. può prevedere l’obbligo dei soci (tutti o alcuni)

di eseguire prestazioni accessorie non consistenti in denaro, determinandone anche

contenuto, durata, modalità e compenso (2345). Ad es. l’obbligo del socio di prestare la

propria attività lavorativa nella società; l’obbligo di effettuare forniture periodiche di materie

prime o di merci. Le prestazioni accessorie costituiscono utile strumento per vincolare i

soci a effettuare a favore della società prestazioni che non possono formare oggetto di

conferimento. Disciplina: le azioni con prestazioni accessorie devono essere nominative e

non sono trasferibili senza il consenso degli amministratori, dato che il trasferimento delle

azioni comporta anche il trasferimento in testa all’acquirente dell’obbligo di esecuzione

della prestazione accessoria.

CAPITOLO 14 - LE AZIONI

Nozione e caratteri.

Le azioni sono le quote di partecipazione dei soci nella società per azioni, e sono

omogenee e standardizzate e di regalo rappresentate da documenti (titoli azionari)che

circolano secondo la disciplina dei titoli di credito. Caratteri tipizzanti: nella società per

azioni il capitale sociale sottoscritto è diviso in numero predeterminato di parti di identico

ammontare,ciascuna delle quali costituisce un’azione ed attribuisce identici diritti nella

società e verso la società. la singola azione rappresenta quindi l’unità minima di

partecipazione al capitale sociale; è perciò indivisibile. Se più soggetti diventano titolari di

un’unica azione devono nominare un rappresentante comune per l’esercizio dei diritti

verso la società. “uguaglianza di valore e diritti”, “indivisibilità”, “autonomia” e “circolazione

in forma cartolare” sono i caratteri tipizzanti le azioni .

Azioni e capitale sociale.

Le azioni devono essere tutte di uguale valore; devono tutte rappresentare un’identica

frazione di capitale sociale nominale. E si definisce valore nominale delle azioni la parte

del capitale sociale da ciascuna rappresentata espressa in cifra monetaria (euro).la

disciplina attuale consente che vengano emesse anche azioni senza indicazione del

valore nominale. Azioni con valore nominale: Lo statuto deve indicare il “valore nominale

delle azioni” il capitale sottoscritto e il loro numero complessivo; questo poi è insensibile

alle vicende patrimoniali della società, rimane invariato nel tempo e può essere modificato

solo con modifica dell’atto costitutivo. Azioni senza valore

nominale: nelle azioni senza valore nominale invece lo statuto e i titoli azionari devono

indicare solo il capitale sottoscritto e il numero di azioni emesse, fermo restando che

anche le azioni senza valore nominale sono frazioni uguali del capitale sociale.

Valore di emissione: per tutte le azioni vale la regola che in nessun caso il valore

complessivo dei conferimenti può essere inferiore all’ammontare globale del capitale

sociale. Il che significa che le azioni non possono essere complessivamente emesse per

la somma inferiore al loro valore nominale. Si vuol evitare così che il capitale realmente

conferito dai soci sia inferiore a quello dichiarato. Le azioni invece possono essere

emesse invece per soma superiore al valore nominale (emissione con sovraprezzo).

L’emissione con sovrapprezzo è anzi obbligatoria quando venga escluso o limitato il diritto

di opzione degli azionisti sulle azionisti nuova emissione e il valore reale delle azioni sia

superiore a quello nominale.

Valore di bilancio: il valore di emissione delle azioni si deve tenere distinto dal valore reale

delle stesse, che si ottiene dividendo il patrimonio netto della società per il numero delle

azioni. Tal valore vaia nel tempo e può esser accertato contabilmente attraverso il bilancio

di esercizio. Valore di mercato: diverso è il valore di mercato delle azioni, che risulta

giornalmente dai listini ufficiali quando le azioni sono ammesse alla quotazione in un

mercato regolamentato(borsa valori). Esso indica il prezzo di scambio delle azioni in quel

giorno. Pacchetto azionario: è fuori dubbio che un pacchetto azionario, soprattutto se

consente il controllo della società, ha un proprio valore specifico, maggiore della somma

dei valori delle singole azioni.

Partecipazione azionaria.

Diritti dell’azionista: ogni azione costituisce una partecipazione sociale e attribuisce al

titolare un complesso di diritti e poteri di natura amministrativa (ad es. diritto di intervento e

di voto) di natura patrimoniale (diritto agli utili, diritto alla quota di liquidazione). Per il

momento ci si sofferma su un peculiare aspetto: l’uguaglianza dei diritti che è relativa e

non assoluta e oggettiva e non soggettiva; “relativa”, in quanto è possibile creare

“categorie di azioni fornite di diritti diversi” – “oggettiva”, perché uguali sono i diritti che

ogni azione attribuisce, non i diritti di cui ciascun azionista globalmente dispone,

dovendosi al riguardo tener conto anche del numero di azioni di cui ciascuno è titolare. Se

è vero che alcuni diritti dell azionista sono indipendenti dal numero di azioni possedute,

non e meno vero che i diritti piu significativi spettano in proporzione del numero di azioni

possedute.

Diseguaglianza soggettiva: degli azionisti - si tratta però di diseguaglianze giuste e

legittime; in esse si esprime infatti l’essenza del principio della società di capitali: chi ha più

conferito e rischia di più, ha più potere e può imporre la propria volontà sula minoranza. Il

che non esclude che quando entrano in gioco interessi pubblici di particolare rilievo, siano

introdotte deroghe al principio capitalistico con il riconoscimento allo stato o ad altri enti

pubblici di poteri societari svincolati dall ammontare della partecipazione azionaria. È

questo il caso del potere di veto all adozione di una serie di delibere di particolare rilievo

introdotto per legge negli statuti di società operanti in settori strategici in passato

controllate dallo stato. E ciò al fine di evitare che la recente privatizzazione di tali società

possa dar luogo a decisioni in contrasto con gli obiettivi nazionali in politica economica e

finanziaria.

Le categorie speciali di azioni.

Azioni ordinarie e azioni speciali: sono categorie di azioni quelle forniti di diritti diversi da

quelli tipici previsti dalla disciplina legale. Esse possono essere create con lo statuto o con

successiva modificazione di esso. La presenza di categorie speciali di azioni comporta

una modifica nell organizzazione interna della società per la presenza di diversi gruppi di

azionisti con interessi non coincidenti. E’ stabilito che se esistono diverse categorie di

azioni, le deliberazioni dell’assemblea generale che pregiudicano i diritti di una di esse,

devono essere approvate anche dall’assemblea speciale della categoria interessata. Alle

assemblee speciali si applica la disciplina delle assemblee straordinarie, se le azioni

speciali non sono quotate. Se invece le azioni speciali sono quotate si applica la disciplina

dell’organizzazione degli azionisti di risparmio. I diritti speciali di categoria sono diritti di

gruppo e non individuali.

Categorie di azioni e diritto di voto: fra i limiti permane il divieto di emettere azioni a voto

plurimo, azioni cioè che attribuiscono ciascuna più di un voto. Per il resto l’attuale

disciplina è molto più permissiva di quella previgente. Difatti con la riforma del 2003 tutte le

società possono emettere azioni senza il diritto di voto. Nel contempo sono scomparse le

azioni privilegiate a voto limitato(alle sole assemblee straordinarie) e si consente a tutte le

società:

a) La creazione di azioni con diritto di voto limitato a particolari argomenti.

b) Le azioni con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non

meramente potestative.

Azioni senza voto, a voto limitato, voto condizionato – non possono superare

complessivamente l metà del capitale sociale in modo da evitare un’eccessiva

concentrazione di potere nelle mani degli azionisti a voto pieno. Alle società che non fanno

ricorso al mercato del capitale di rischio (non quindi alle società quotate) è consentito

anche di prevede che, in relazione alle azioni possedute da uno stesso soggetto: a)il diritto

di voto sia limitato ad una misura massima; b)sia introdotto il c.d. “voto scalare”.

Azioni privilegiate: sono azioni che attribuiscono ai loro titolari un diritto di preferenza nella

distribuzione degli utili e/o nel rimborso del capitale al momento dello scioglimento della

società. Col solo limite del divieto di patto leonino la società e perciò libera di articolare

come preferisce il contenuto patrimoniale di tali azioni. Azioni correlate: è altresì consentita

l’emissione di azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati dell’attività sociale di un

determinato settore. Lo statuto deve stabilire però i “criteri di individuazione dei contributi a

tali azioni di altra categoria”. In ogni caso ai possessori di azioni correlate non possono

corrispondersi dividendi in misura superiore agli utili risultanti da bilancio generale della

società. Perciò a nulla avranno diritto se l attività complessiva della società registra una

perdita.

Segue – le azioni di risparmio.

Fra le categorie speciali di azioni espressamente regolate meritano considerazione le

“azioni di risparmio” – costituiscono la risposta ad un esigenza unitaria: quella di

incentivare l’investimento in azioni offrendo ai risparmiatori titoli meglio rispondenti ai loro

specifici interessi. Titoli cioè che tengano conto del disinteresse degli stessi per l’esercizio

dei diritti ammm.vi e del preminente rilievo attribuito al contenuto patrimoniale dei titoli

azionari. Le azioni di risparmio possono essere emesse solo da società le cui azioni

ordinarie sono quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi Ue. Non possono

superare la metà del capitale sociale e sono prive del diritto di voto. Esse si differenziano

dalle azioni senza voto emesse dalle società non quotate per il fatto che devono essere

dotate di privilegi di natura patrimoniale. Possono essere emesse al portatore. quindi

queste assicurano l’anonimato e ciò incentiva alla loro sottoscrizione.

Diritti amministrativi: sono prive di diritto di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie.

Escluso calcolo del quorum, diritto a partecipare alla deliberazione o impugnare delibere

negati.

Diritti patrimoniali: sono azioni privilegiate sotto il profilo patrimoniale e al riguardo la

l.216/1974 fissava in modo analitico contenuto e misura minima di privilegi che dovevano

essere inderogabilmente riconosciuti alle azioni di risparmio. oggi però non è più cosi. La

riforma del 98 ha cancellato la rigida disciplina legislativa dei privilegi patrimoniali. L’attuale

disciplina si limita infatti a stabilire che le azioni di risparmio sono “dotate di particolari

privilegi di natura patrimoniale” e che l’atto costitutivo “determina il contenuto del privilegio,

le condizioni, i limiti e i termini del suo esercizio”. La disciplina delle azioni di risparmio e

poi completata dalla previsione di un organizzazione di gruppo per la tutela degli interessi

comuni che si articola nell assemblea speciale e nel rappresentante comune.

Assemblea: l’assemblea delibera su oggetti di interesse comune e in particolare

sull’approvazione delle delibere dell’assemblea della società che pregiudicano i diritti degli

azionisti di risparmio nei confronti della società. Rappresentante comune: è nominato

dall’assemblea di categoria e tutela gli interessi comuni degli azionisti di risparmio nei

confronti della società . gli è riconosciuto di assistere alle assemblee della società e di

impugnarne le deliberazioni, diritti, che sono invece preclusi oggi al singolo azionista.

Segue – le azioni a favore dei prestatori di lavoro.

Il contro interessamento dei lavoratori alla gestione ed ai risultati della società, attraverso

l’acquisto della qualità di soci, è favorito sotto più profili dal legislatore. Azioni gratuite:

Art.2349 c.c. consente l’assegnazione straordinaria di utili ai dipendenti della società o di

società controllate da attuare mediante un procedimento articolato: gli utili sono imputati a

capitale e per l’importo corrispondente, la società emette speciali categorie di azioni che

vengono assegnate gratuitamente ai prestatori di lavoro. Per tali azioni la società puo

stabilire norme particolari riguardo la forma, al modo di trasferimento e ai diritti spettanti

agli azionisti. Azioni a pagamento: la società può escludere poi o limitare il diritto di

opzione degli azionisti sulle azioni a pagamento di nuova emissione, per offrire le stesse

sottoscrizioni ai dipendenti della società o di società controllate o controllanti. La società

puo infine assegnare ai propri dipendenti o ai dipendenti di società controllate strumenti

finanziari partecipativi diversi dalle azioni. Speciali obblighi di trasparenza sono imposti

alle società quotate o con strumenti finanziari qualora le stesse intendano porre in essere

un piano di compensi basati su azioni o strumenti finanziari a favore di dipendenti

amministratori o collaboratori autonomi della società stessa o di sociwetà controllanti o

controllate.

Azioni e strumenti finanziari partecipativi.

Dalle azioni, si devono tener distinti gli strumenti finanziari partecipativi – la loro emissione

è stata prevista anche al fine di consentire l’acquisizione da parte di soci o terzi di apporti

patrimoniali che non possono formare oggetto di conferimento e che perciò non sono

imputabili al capitale sociale, quali le prestazioni d’opera o di servizi; nonché come

alternativa alle azioni in favore di prestatori di lavoro. Gli strumenti finanziari partecipativi

non sono parti del capitale sociale, non attribuiscono perciò la qualità di azionista e

presentano ampia elasticità per quanto riguarda i diritto propri delle azioni che possono

essere loro riconosciuti. Disciplina: si prevede che essi siano forniti non solo di diritti

patrimoniale o amministrativi, con esclusione del diritto di voto nell’assemblea generale

degli azionisti. Possono tuttavia essere dotati di diritto di voto su argomenti specificamente

indicati. Per il resto si da spazio ampio all’autonomia statutaria; lo statuto disciplina

“modalità e condizioni di emissione i diritti che conferiscono e le sanzioni in caso di

inadempimento”.

Circolazione delle azioni.

I titoli azionari (o certificati azionari) sono i documenti che rappresentano le quote di

partecipazione nella società per azioni e ne consentono il trasferimento secondo le regole

proprie dei titoli di credito. La loro emissione è normale ma non essenziale nelle società

con azioni non quotate in borsa. Lo statuto può escludere infatti l’emissione dei titoli

azionari. In tal caso, la qualità di socio è provata dall’iscrizione nel libro dei soci, il

trasferimento delle azioni resta assoggettato a disciplina della cessione del contratto in

quanto applicabile ed ha effetto nei confronti della società al momento dell’iscrizione nel

libro dei soci.

Società quotate: nelle società quotate in mercati regolamentati invece le azioni non

possono essere più rappresentate da titoli a decorrere da ottobre 1998. La circolazione

basata sul trasferimento materiale del documento è stata per legge sostituita da un

sistema di circolazione fondato su registrazioni contabili con soppressione materiale dei

titoli. Questo sistema è obbligatorio anche per le spa e obbligazioni diffuse tra il pubblico.

È facoltativo per le altre società.

Azioni e titoli di credito: è opinione consolidata che ai titoli azionari deve essere

riconosciuta natura di titoli di credito. Le azioni rientrano nella categoria dei titoli di credito

causali cioè titoli di credito che possono essere emessi solo in base ad un determinato

rapporto causale e che si caratterizzano per la parziale sensibilità del rapporto

documentato dal titolo alle eccezioni desumibili dalla disciplina legale del rapporto

societario. Azioni nominative e al portatore: le azioni possono essere nominative o al

portatore a scelta dell’azionista. È una scelta importante; significa infatti concedere il

beneficio dell’anonimato, anche ai fini fiscali, all’investimento azionario; significa rendere

quest’ultimo fiscalmente competitivo rispetto ad altre forme di investimento ed in primo

luogo rispetto ai titoli del debito pubblico che sono tradizionalmente al portatore.

Successivamente fu introdotta la c.d. nominatività obbligatoria dei titoli azionari. Il sistema

vigente quindi è questo: tutte le azioni devono essere nominative, salvo le azioni di

risparmio e quelle emessa dalla Sicav che possono essere nominative o al portatore a

scelta dell’azionista. Le azioni al portatore si trasferiscono con la consegna del titolo.

Vincoli sulle azioni.

Le azioni possono essere costituite in usufrutto o pegno e possono formare oggetto di

misure cautelari ed esecutive. Diritti amministrativi: è previsto che il diritto di voto compete

al creditore pignoratizio o all’usufruttario. Essi dovranno esercitarlo in modo da non ledere

gli interessi del socio, esponendosi altrimenti a risarcimento dei danni nei suoi confronti.

Nel caso di sequestro delle azioni il voto è esercitato dal custode. Gli altri diritti

amministrativi spettano disgiuntamente sia al socio che al creditore pignoratizio o

usufruttuario se dal titolo costitutivo del titolo non risulta diversamente. In caso di

sequestro sono esercitati dal custode.

Diritto di opzione: il diritto di opzione spetta al socio e l’attuale disciplina stabilisce che solo

ad esso sono attribuite le nuove azioni sottoscritte. Il socio deve provvedere almeno

3giorni prima della scadenza al versamento delle somme necessarie per l’esercizio del

diritto di opzione. In mancanza gli altri soci possono offrire di acquistarlo, altrimenti il

diritto di opzione deve essere alienato per suo conto a mezzo di una banca o altro

intermediario. In caso di aumento gratuito del capitale il pegno, l usufrutto, o il sequestro si

estendono alle azioni di nuova emissione.

Versamenti sulle azioni: è poi infine regolato il versamento delle somme dovute sulle

azioni non liberate e con soluzione opposta per il pegno e l’usufrutto. In caso di pegno, è il

socio che deve provvedere al versamento. In mancanza il creditor pignoratizi può far

vendere le azioni tramite una banca o altro intermediario autorizzato, con trasferimento del

pegno sul ricavato. In caso di usufrutto, è l’usufruttario che deve provvedere al versamento

salvo il suo diritto alla restituzione di tale somma al termine dell’usufrutto.

I limiti alla circolazione delle azioni.

Le azioni sono liberamente trasferibili in via di principio. La libera trasferibilità è però

esclusa in determinate ipotesi:

a) Le azioni liberate con conferimenti diversi dal denaro non possono essere alienate

prima del controllo di valutazione (limiti legali).

b) Le azioni con prestazioni accessorie non sono trasferibili senza consenso del consiglio

di amm.ne (limiti legali). Dai limiti legali si distinguono i limiti convenzionali, determinati

cioè da accordi intercorsi tra soci. Questi sono distinti a seconda che risultino dallo stesso

atto costitutivo (limiti statutari) o da accordi non consacrati nell’atto (limiti parasociali).

Sindacati di blocco: sono limiti parasociali ed hanno lo scopo di evitare l’ingresso in

società di terzi non graditi. Vincolano solo le parti contraenti. La loro violazione non

comporta l’invalidità della vendita delle azioni, né la società potrà rifiutare l’iscrizione

dell’acquirente nel libro dei soci. L’inadempiente sarà tenuto al risarcimento dei danni.

Limiti statutari: spesso si preferisce inserire i limiti nello statuto. In tal modo le clausole

imitatrici della circolazione acquistano efficacia reale: vincolano tutti soci, anche futuri. Lo

statuto può sottoporre a particolari condizioni il trasferimento anche a causa di morte, delle

azioni nominative. è possibile anche che lo statuto vieti del tutto la circolazione per un

periodo non superiore a 5 anni dalla costituzione della società. Per ciò che riguarda le

clausole statutarie finalizzate a limitare la circolazione delle azioni, le più diffuse sono le

c.d. clausole di prelazione; clausole di godimento e clausole di riscatto, vediamole:

clausole di prelazione: è la clausola che impone al socio che intende vendere le azioni,

di offrirle preventivamente agli altri soci e di preferirli ai terzi a parità di condizioni. La

clausola quindi consente di impedire l ingresso in società di soci non graditi senza

precludere all azionista che ne voglia uscire di realizzare il valore economico della sua

partecipazione. La violazione del patto di preferenza comporta l’inefficacia del

trasferimento non solo nei confronti della società, ma anche dei soci beneficiari del diritto

di prelazione. Clausole di gradimento: esse possono essere distinte a loro volta in due

sottocategorie:

a) Clausole che richiedono il possesso di determinati requisiti da parte dell’acquirente.

b) Clausole che subordinano il trasferimento delle azioni al consenso di un organo sociale.

Un’antipatia crescente hanno suscitato le clausole del secondo tipo (di mero gradimento)

per il timore che queste possano rappresentare strumento di abuso a danno dei soci

estranei al gruppo di comando rendendoli prigionieri della società. L attuale disciplina

consente l inserimento nell atto costitutivo di clausole che subordinano il trasferimento

anche a causa di morte delle azioni al mero gradimento di organi sciali o altri soci se

prevedono, in caso di rifiuto del gradimento un obbligo di acquisto a carico della società o

degli altri soci oppure il diritto di recesso dell alienante. Per la determinazione del

corrispettivo dell acquisto o della quota di liquidazione si applica la disciplina dettata per il

recesso. Identica disciplina si applica per tutte le clausole che sottopongono a date

condizioni il trasferimento di azioni a causa di morte.

Azioni riscattabili: esistono poi clausole statutarie che prevedono un potere di riscatto

delle azioni da parte della società o dei soci al verificarsi di determinati eventi. Ad es. in

caso di morte dell’azionista al fine di evitare che subentrino gli eredi. Il valore di rimborso

di tali azioni e determinato applicando le corrispondenti disposizioni in tema di diritto di

recesso dell azionis ta e trova applicazione anche il relativo procedimento di liquidazione.

In caso di riscatto a favore della società trova applicazione la disciplina dell acquisto di

azioni proprie. Le clausole statuarie limitative della circolazione possono essere introdotte

o rimosse nel corso della vita della società con delibera dell assemblea straordinaria. Se lo

statuto non dispone diversamente è riconosciuto diritto di recesso ai so ci che non hanno

concorso all approvazione della delibera.

Le operazioni della società sulle proprie azioni.

Pericoli: le operazioni della società per azioni sulle proprie azioni ed in particolare la loro

sottoscrizione e vendita sono pericolose per l’integrità del capitale sociale, potendo dar

luogo all’elusione dell’obbligo di conferimento o del divieto di restituzione anticipata dei

conferimenti eseguiti; pericolose per la massa dei diritti di voto di cui gli amm.ri verrebbe a

disporre a spese del patrimonio sociale.; pericolose poi perché possono dar luogo a

manovre speculative volte ad alterare le quotazioni delle azioni. Per tali motivi le

operazioni della società sulle proprie azioni sono considerate con sfavore dal legislatore e

per questo vietate..3 sono le situazioni attualmente regolate: “sottoscrizione”, “acquisto”

delle proprie azioni ed altre operazioni sulle stesse.

Sottoscrizione: in nessun caso la società può sottoscrivere le proprie azioni. Il divieto

soffre una sola parziale deroga (2003) per l’esercizio del diritto di opzione sulle azioni

proprie detenute dalla società. Il divieto opera salvo eccezioni sia in sede di costituzione

della società che in sede di aumento del capitale sociale. Colpisce inoltre la sottoscrizione

diretta compiuta in nome della società e quella indiretta compiuta da terzi in nome proprio

per conto della società. Sanzioni: la sanzione per il suddetto divieto è singolare, perché

non si ha nullità della sottoscrizione, ma le azioni si intendono sottoscritte devono essere

liberate dai promotori e dai soci fondatori. A questa conseguenza puo sottrarsi chi dimostri

di essere esente da colpa. Nel caso di sottoscrizione indiretta è il terzo che ha sottoscritto

le azioni in nome proprio ma per conto della società che è considerato a tutti gli effetti

sottoscrittore per conto proprio. Inoltre della liberazione delle azioni rispondono

solidamente col terzo, anche i promotori e soci fondatori e amministratori della società

Acquisto di azioni proprie: meno rigido è lo sfavore nei confronti di questa fattispecie;

così se una società con capitale sociale nominale di 1000 ed un patrimonio netto di 1000 e

impiega somme per 1000 nell’acquisto di azioni proprie, essa non fa altro che rimborsare

ai soci il valore delle azioni. Il capitale sociale nominale resta 1000,ma il capitale reale si è

ridotto a 0 in quanto rappresentato ormai soli da pezzi di carta. Qui è evidente il pericolo

per “creditori sociali”. Queste conseguenze (riduzione di capitale reale senza riduzione del

capitale nominale) non si verificano invece quando nell’acquisto vengono impiegate

somme corrispondenti agli utili o ad altre eccedenze di bilancio; queste somme possono

essere anche impiegate dalla società per l’acquisto di azioni proprie ma a 4 condizioni:

1) Le somme impiegate nell’acquisto non possono eccedere l’ammontare degli utili

distribuibile e delle riserve disponibili risultanti da ultimo bilancio.

2) Le azioni da acquistare devono essere interamente liberate.

3) L’acquisto deve essere autorizzato da assemblea ordinaria.

4) Solo nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio,il valore nominale

delle azioni acquistate non può eccedere la quinta parte del capitale sociale.

Sanzioni: le azioni acquistate violando le 4 condizioni devono essere vendute entro un

anno,dal loro acquisto; in mancanza si dovrà procedere al loro annullamento e alla

corrispondente riduzione del capitale sociale. Acquisti indiretti: tale disciplina si applica

anche quando la società procede all acquisto di azioni proprie per tramite di società

fiduciaria o per interposta persona, si vuole evitare che la società si avvalga di terzi per

eludere i limiti posti all acquisto delle proprie azioni. casi speciali: sono previsti alcuni casi

speciali di acquisto sottratti alle limitazioni dettate. Nessuna limitazione e applicabile

quando l acquisto avviene in esecuzione di una delibera assembleare di riduzione del

capitale sociale da attuarsi mediante riscatto e annullamento di azioni. In tal caso l

acquisto di azioni proprie costituisce semplice modalità di attuazione di una riduzione

palese del capitale sociale con rimborso dei conferimenti ai soci.

I diritti sociali relativi alle azioni proprie sono sterilizzati. Il diritto di voto sono sospesi. Le

azioni proprie sono computate nel capitale ai fini del calcolo del quorum costitutivo e

deliberativo dell assemblea. Il diritto agli utili e il diritto di opzione spettano

proporzionalmente alle altre azioni. Con la riforma del 2003 quest’ultimo divieto è stato

pero parzialmente temperato: l assemblea puo autorizzare l esercizio totale o parziale del

diritto di opzione. Gli amministratori non possono disporre delle azioni senza la preventiva

autorizzazione dell assemblea la quale dovrà stabilire le relative modalità. L autorizzazione

alla rivendita puo essere contestuale all autorizzazione all acquisto, in modo che gli

amministratori possano procedere ad operazioni incrociate di compera e vendita nei limiti

della delibera autorizzativa.

Altre operazioni: queste sono “l’assistenza finanziaria”: che consiste nel concedere

prestiti o fornire garanzie di qualsiasi tipo, direttamente o indirett. a favore di soci o di terzi

per la sottoscrizione o acquisto di azioni proprie. Tali operazioni sono oggi consentite

previa approvazione dall assemblea straordinaria sulla base di una relazione degli

amministratori nella quale si indica lo specifico interesse della società nel concedere l

assistenza finanziaria. Vi si deve poi attestare che l operazione avviene a condizioni di

mercato e sulla base di una valutazione del merito di credito della controparte. Il verbale

dell assemblea corredato con la redazione degli amministratori, viene pubblicato nel

registro delle imprese. Resta ferma anche qui la regola che la società non può impiegare

operazioni sulle proprie azioni o risorse economiche superiore alla parte disponibile del

patrimonio netto. Pertanto l importo complessivo dei finanziamenti e delle garanzie non

puo eccedere l ammontare degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall

ultimo bilancio approvato. La società puo concedere assistenza finanziaria anche per

agevolare l acquisto di azioni proprie che essa stessa ha in portafoglio e figurare cosi nella

duplice veste di finanziatore e venditore a condizione che ciò avvenga al giusto prezzo. La

società non puo accettare azioni proprie in garanzia e puo diventare proprietaria delle

proprie azioni ricevute in garanzia qualora il debitore non adempia. I contratti di assistenza

finanziaria stipulati senza autorizzazione assembleare sono inefficaci in quanto realizzati

in violazione di un limite legale al potere di rappresentanza degli amministratori. L

accettazione di garanzia di azioni proprie è nulla per violazione di norma imperativa.

Partecipazioni reciproche.

Le partecipazioni reciproche tra società di capitali; la società A partecipa al capitale della

società B e viceversa – danno luogo a pericoli di carattere patrimoniale e amm.vo, che si

accentuano quando tra le due società intercorre un rapporto di controllo, dato che la

controllata può facilmente subire le direttive della controllante nella scelta di propri

investimenti azionari e nell’esercizio del voto. La controllante potrebbe perciò agevolmente

eludere la disciplina della sottoscrizione e dell’acquisto di azioni proprie facendolo fare alla

controllata. Sottoscrizione reciproca: Se due società si costituiscono o aumentano il

proprio capitale sociale sottoscrivendo l’una il capitale dell’altra, si avrà la moltiplicazione

illusoria della ricchezza. Cioè aumenta il capitale sociale nominale delle due società,

senza che si incrementi di un centesimo il rispettivo capitale reale. Per questo motivo in

nessun caso la società controllata può sottoscrivere un aumento di capitale deliberato

dalla controllante, sia direttamente, sia avvalendosi di terzi. Quindi l’attuale disciplina è

così sintetizzabile:

a) L’acquisto reciproco di azioni è possibile senza alcun limite quando tra le due società

non intercorre un rapporto di controllo e nessuna delle due è quotata in borsa.

b) Se l’incrocio è realizzato tra società controllante e sue controllate, l’acquisto da parte

della società controllata, è considerato effettuato dalla controllante stessa.

Sono previste le seguenti limitazioni:

1) Le somme impiegate nell’acquisto non possono eccedere l’ammontare degli utili

distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio.

2) Possono essere acquistate solo azioni interamente liberate.

3) L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria della controllata e deve

contenere le stesse specificazioni richieste per l’acquisto di azioni proprie.

4) Il valore nominale delle azioni acquistate non può eccedere il 10% del capitale della

società controllante.

5) La società controllata non può esercitare il diritto di voto nelle assemblee della

controllante.

Le azioni acquistate in violazione di tali condizioni devono essere alienate entro 1anno dal

loro acquisto. In mancanza, la società controllante deve procedere al loro annullamento ed

alla corrispondente riduzione del capitale sociale. La società controllata ha pero diritto al

rimborso del valore delle azioni annullate determinato secondo i criteri stabiliti dalla

disciplina del diritto di recesso.

C) diversa è la disciplina degli incroci azionari che trova applicazione quando una o

entrambe le società protagoniste dell incrocio abbiano azioni quotate in borsa ma tra le

stesse non intercorre un rapporto di controllo. In tal caso sono previsti solo limiti

quantitativi agli incroci azionari, che coincidono con le percentuali che fanno scattare l

obbligo di comunicazione delle partecipazioni rilevanti alla società partecipata e alla

Consob. Perciò:

1) se entrambe le società sono quotate l incrocio non puo superare il tetto del 2% del

capitale con diritto di voto

2) se una sola delle società e quotata la società quotata puo arrivare fino al 10% del

capitale della società non quotata, fermo restando il tetto precedente.

Qualora la partecipazione incrociata ecceda da entrambi i lati le percentuali massime

consentite la società che ha superato il limite successivamente:

1) Non puo esercitare il diritto di voto per le azioni o quote possedute in eccedenza

rispetto alla percentuale consentita

2) Deve alienare l eccedenza entro 12 mesi

3) In caso di mancata alienazione la sospensione del diritto di voto si estende all intera

partecipazione e anche alla parte che puo essere legittimamente posseduta

CAPITOLO 15 - LE PARTECIPAZIONI RILEVANTI. I GRUPPI DI SOCIETA’

A – LE PARTECIPAZIONI RILEVANTI

Informazione sulle partecipazioni rilevanti.

Società quotate: l’attuale disciplina prevede un obbligo di comunicazione alla società

partecipata ed alla Consob per:

1) Tutti coloro (persone fisiche, società o enti) che partecipano in una società con azioni

quotate in misura superiore al 2% del capitale di questa.

2) Le sole società con azioni quotate che partecipano, direttamente o indirettamente, in

società con azioni non quotate o in srl in misura superiore al 10% del capitale di queste.

Per le partecipazioni in società quotate ulteriori comunicazioni sono dovute quando la

partecipazione superi le ulteriori percentuali fissate dalla consob; e quando la

partecipazione scende sotto tali percentuali. Calcolo delle percentuali: le comunicazioni

servono anche per reprimere il fenomeno delle partecipazioni incrociate, ma la funzione

principale è quella di rendere note le reali posizioni di potere in assemblea. Per il calcolo

delle percentuali si tiene conto solo del capitale rappresentato da azioni o quote con diritto

di voto e solo delle azioni o quote che direttamente o meno attribuiscono il diritto di voto.

Sanzioni: diverse sono le sanzioni previste per la violazione degli obblighi di

comunicazione. Sono comminate sanzioni pecuniarie, mentre è mantenuta ferma per le

sole partecipazioni in società quotate l’ulteriore sanzione della sospensione del voto

inerente alle azioni o strumenti finanziari diversi dalle azioni per i quali sia stata omessa la

comunicazione. Quando la società ammetta ugualmente il socio a votare, la relativa

deliberazione è impugnabile e se il voto di quel socio è stato determinante per la

formazione della maggioranza. E l impugnativa puo essere proposta oltre che dai soggetti

previsti anche dalla consob.

Partecipazioni rilevanti in altre società: norme integrative della disciplina sono state

introdotte per garantire la trasparenza delle partecipazioni rilevanti in società per azioni

non quotate, ma che operano in settori di particolare interesse generale e la cui attività è

perciò sottoposta a controllo pubblico. Così una disciplina che sostanzialmente ricalca

quella dettata per le partecipazioni in società quotate è attualmente prevista per le

partecipazioni rilevanti da chiunque possedute in:

a) Società bancarie

b) Società di intermediazione mobiliare, gestione del risparmio e investimento.

c) Società di assicurazione.

Oltre che alla società partecipata, le partecipazioni rilevanti in considerazione vanno

comunicate rispettivamente alla banca d Italia alla Consob e all Isvap.

L’acquisto di partecipazioni rilevanti in società quotate.

Chiunque intenda acquistare una partecipazione di controllo in società con azioni quotate

deve osservare specifiche regole di comportamento. Principi attuali: la situazione oggi è

cambiata con l.149/1992. L’idea ispiratrice di fondo è che il passaggio di proprietà di

partecipazioni di controllo di società quotate deve avvenire con la massima trasparenza e

con modalità che consentano a tutti di partecipare al premio di maggioranza che

l’operazione può comportare. Vi sono due principi cardine:

a) L’offerta pubblica di acquisto è la sola procedura che consente di tutelare gli azionisti di

minoranza in caso di cambiamento del gruppo di comando poiché consente loro di

disinvestire beneficiando del premio di controllo; l’opa è perciò resa obbligatoria quando è

trasferita la partecipazione di controllo di una società quotata.

b) L’opa, deve svolgersi nel rispetto di regole di comportamento, inderogabilmente fissate

per legge, a tutela dei destinatari dell’offerta e del regolare funzionamento del mercato di

borsa.

Ora dobbiamo distinguere i casi in cui il lancio dell’opa è obbligatorio per legge: e

quest’opa è successiva totalitaria consente agli azionisti di minoranza di società con titoli

quotati di uscire dalla società a seguito del mutamento dell’azionista di controllo. Per

“titoli” si intendono gli strumenti finanziari che attribuiscono il diritto di voto nell’assemblea.

È tenuto a promuovere un’offerta pubblica di acquisto chiunque in seguito ad acquisti,

venga a detenere, direttamente o indirettamente, una partecipazione superiore al 30% che

attribuiscono diritto di voto nelle deliberazioni assembleari riguardanti nomina o revoca

degli amministratori o del consiglio di sorveglianza. L’offerta deve avere ad oggetto

l’acquisto della totalità dei titoli. È fissato per legge anche il prezzo minimo che deve

essere offerto, è il prezzo piu elevato pagato dall offerente nei dodici mesi anteriori l offerta

pubblica per acquisti di titoli della medesima categoria. Per le categorie di titoli rispetto alle

quali l offerente non ha effettuato acquisti a tiolo oneroso in tale periodo, l offerta è

promossa a un prezzo non inferiore a quello medio ponderato di mercato degli ultimi 12

mesi. La consob puo tuttavia disporre prezzi inferiori o superiori in casi particolari.

Opa preventiva e facoltativa : chi intende acquisire il controllo di una società quotata può

tuttavia sottrarsi all’obbligo di promuovere l’onerosa opa successiva totalitaria, lanciando

un’opa volontaria preventiva che lo porti a detenere una partecipazione superiore al 30%.

Questa opa può essere totale o parziale; l’opa preventiva diretta a conseguire tutti i titoli

della società bersaglio non è soggetta a condizioni e l’offerente può fissare liberamente il

prezzo di acquisto. Più articolata è la disciplina dell’opa preventiva parziale che deve

avere per oggetto almeno il 60%dei titoli di ciascuna categoria. L esonero dell opa

successiva totalitaria deve essere autorizzato dalla consob ed e subordinato all

approvazione dell offerta da parte degli azionisti di minoranza della società bersaglio. L

obbligo di opa non sussiste se la partecipazione del 30% è detenuta a seguito di un offerta

pubblica di acquisto o scambio totalitaria.

Obbligo di acquisto residuale: la legge impone a chi consegue una partecipazione quasi

totalitaria in una società quotata di acquistare i titoli ancora in circolazione. La funzione di

questo obbligo è di consentire agli azionisti di minoranza l’uscita dalla società ad un

prezzo equo quando la stessa è ormai saldamente in pugno di un predeterminato gruppo

di controllo, sicchè il regolare andamento delle negoziazioni è pregiudicato dalla

mancanza di un adeguato flottante (azioni diffuse tra il pubblico). L’attuale disciplina

prevede due casi di obbligo di acquisto residuale:

1) L’offerente che viene a detenere, a seguito di un’offerta totalitaria, una partecipazione

almeno pari al 95% del capitale rappresentato da titoli (azioni con diritto di voto) della

società bersaglio, è tenuto ad acquistare i titoli restanti da chi gliene faccia richiesta.

2) Chiunque viene a detenere una partecipazione superiore al 90% del capitale

rappresentato da titoli quotati della società bersaglio ha l’obbligo di acquistare i restanti

titoli quotati se non ripristina entro 90gg. il flottante.

In entrambe le ipotesi l obbligo di acquisto residuale sussiste solo in relazione alle

categorie per le quali è stata raggiunta la soglia limite. Acquisto coattivo: nel contempo, chi

viene a detenere in seguito al lancio di un’opa totalitaria ,preventiva o successiva ,più del

95% del capitale ha diritto ad acquistare coattivamente le azioni residue purchè abbia

dichiarato nel documento di offerta di volersi avvalere di tale diritto. Il corrispettivo delle

cessioni di titoli avvenute in attuazione dell obbligo di acquisto o del diritto di acquisto

coattivo viene determinato dalla consob tenuto conto anche del prezzo di mercato e del

corrispettivo di un eventuale opa precedente salvo alcuni casi in cui il prezzo è per legge

uguale a quello della precedente opa. Sanzioni: la violazione dell’obbligo di promuovere

un’opa è colpita con sanzioni dissuasive:

a) Il diritto di voto inerente all’intera partecipazione detenuta non può essere esercitato. In

caso di inosservanza, la delibera è impugnabile a norma del 2377c.c., qualora il voto del

socio che avrebbe dovuto astenersi sia stato determinante per la formazione della

maggioranza.

b) I titoli eccedenti le percentuali che fanno scattare l’obbligo di acquisto residuale devono

essere alienanti entro 12 mesi.

Segue- le offerte pubbliche di acquisto e di scambio.

Disciplinato è anche lo svolgimento delle offerte pubbliche di acquisto e di scambio al fine

di garantire la massima trasparenza dell’operazione e la parità di trattamento dei

destinatari dell’offerta. Vediamo i tratti salienti della disciplina, applicabile ad ogni offerta

finalizzata all’acquisto e allo scambio di prodotti finanziari.

Caratteri essenziali: l’offerta pubblica di acquisto è una proposta irrevocabile rivolta a

parità di condizioni a tutti i titolari di prodotti finanziari che ne formano oggetto. Ogni

clausola contraria è nulla. L’offerta si svolge sotto il controllo costante della Consob che

può sospendere e dichiarare decaduta l’offerta in caso di violazione della disciplina

legislativa e regolamentare.

Il documento di offerta: i soggetti che intendono lanciare un’offerta pubblica devono darne

comunicazione senza indugio alla Consob. Per promuovere l’opa è necessario presentare

alla Consob il documento di offerta desinato alla pubblicazione. Tale documento deve

contenere le informazioni necessarie a consentire ai destinatari di pervenire ad un fondato

giudizio sull’offerta ed è reso pubblico. Comunicato dall’emittente: la società bersaglio è

obbligata a diffondere un comunicato contenete ogni dato utile per l’apprezzamento

dell’offerta ed una valutazione motivata degli amm.ri sull’offerta stesa. Si apre la fase delle

adesioni all’offerta; adesioni che possono essere raccolte dall’offerente o dagli intermediari

indicati nel documento di offerta.

Tecniche di difesa: che il gruppo di comando della società bersaglio, aggredita da un’opa

ostile, può porre in essere per ostacolare il successo dell’iniziativa dell’offerente: massicci

aumenti di capitale sociale a pagamento o gratuiti, trasformazione della società, fusione

per incorporazione in altra società amica, scissione, acquisto di azioni proprie e così via.

L’utilizzo di queste tecniche di difesa era precluso dalla legge – oggi il divieto non ha più

carattere assoluto e si articola in 2regole:

1) Passivity rule: gli amministratori della società bersaglio devono astenersi dal compiere

atti o operazioni che possono contrastare il conseguimento degli obiettivi dell’offerta. Il

divieto può essere rimosso mediante l’autorizzazione delle misure difensive da parte

dell’assemblea ordinaria, per le delibere di rispettiva competenza. Inoltre lo statuto della

società bersaglio può derogare in tutto o in parte la regola della passività, così ampliando

le possibilità di difesa contro opa non gradite al gruppo di comando.

2) Regola di neutralizzazione: introdotta allo scopo di rendere inefficaci nei confronti

dell’offerente alcune misure difensive predisposte dal gruppo di comando della società

bersaglio prima del lancio dell’opa, ma oggi essa opera solo in quelle società in cui lo

statuto lo preveda.

Ove applicabile, la regola della neutralizzazione, comporta che durante l’opa non hanno

effetto nei confronti dell’offerente eventuali limitazioni statutarie al trasferimento dei titoli

(es. clausole di prelazione) e nelle assemblee chiamate a decidere sull’autorizzazione di

atti di contrasto all’opa, non operano le limitazioni al diritto di voto previste nello statuto o

da patti parasociali. Inoltre nella prima assemblea successiva all’opa convocata per

modificare lo statuto o revocare/nominare gli amministratori, non operano le limitazioni al

diritto di voto previste nello statuto o da patti parasociali, né eventuali diritti speciali previsti

dallo statuto in materia di nomina o revoca di amministratori. Non operano le limitazioni al

diritto di voto previste nello statuto o da patti parasociali ne eventuali diritti speciali previsti

dallo statuto in materia di nomina o revoca degli amministratori o dei componenti degli

organi del sistema dualistico. In quest ultimo caso l offerente beneficia della regola di

neutralizzazione solo se in seguito all opa, detiene almeno l settantacinque per cento del

capitale con diritto di voto sulla nomina di amministratori e consiglieri.

Clausola di reciprocità: la passivity rule e la regola di neutralizzazione sono soggette alla

clausola di reciprocità: non operano cioè quando l’opa è promossa da chi non è a sua

volta soggetto a tali disposizioni equivalenti. Qualsiasi misura difensiva deve essere

autorizzata dall assemblea. Opa concorrente: la società bersaglio può quindi

avvalersi in pendenza di un’opa di una serie di tecniche di difesa tra le quali rientra anche

il lancio di un’opa concorrente da parte di eventuali alleati della società bersaglio. E chi ha

lanciato l’offerta originaria può a sua volta reagire all’opa concorrente rilanciando con un

aumento del prezzo e/o del quantitativo. Dopo la pubblicazione di un offerta concorrente le

adesioni alle altre offerte possono essere revocate.

Chiusura dell’offerta: alla scadenza del termine, l’offerta diventa irrevocabile se è stato

raggiunto il quantitativo minimo specificato nel documento di offerta. Se invece le adesioni

superano il quantitativo richiesto, il documento di offerta dovrà specificare se si procederà

a riduzione proporzionale o se l’offerente si riserva la facoltà di acquistare ugualmente tutti

i titoli.

B – I GRUPPI DI SOCIETA’

Il fenomeno di gruppo. I problemi.

Le spa sono libere di sottoscrivere o acquistare azioni o quote di altre società di capitali. E

l’assunzione di partecipazioni è lo strumento principale, se non esclusivo attraverso cui si

realizza il fenomeno dei gruppi di società. Fenomeno: il gruppo di società è

un’aggregazione di imprese societarie formalmente autonome e indipendenti l’una

dall’altra, ma assoggettate ad una direzione unitaria. Tutte sono sotto l’influenza

dominante di un’unica società (capogruppo o madre) che direttamente o indirettamente le

controlla e dirige secondo un disegno unitario l’attività di impresa per il perseguimento di

uno scopo unitario. Si dice che ad “un’unica impresa sotto il profilo economico,

corrispondano più imprese sotto il profilo giuridico” Possono avere diverse articolazioni: si

distinguono così ad es: “gruppi a catena” e “stellari” o a “raggiera” – nei gruppi a catena la

società A(capogr.) controlla e dirige la società B, che a sua volta controlla la C (e via così)

Nei gruppi a raggiera, la società capogruppo A controlla e dirige tute le altre società.

Rilevanza del fenomeno di gruppo: la cost. di gruppi di società risponde ad esigenze di

razionalizzazione e maggior efficienza; ma non è senza pericoli, ed è da qui che nasce la

necessità di una disciplina. I problemi di diritto societario: è pacifico che la presenza di

aggregazioni societarie sollecita una specifica disciplina diretta a soddisfare un triplice

ordine di esigenze:

a) Assicurare un’adeguata informazione sui collegamenti di gruppo, sui rapporti finanziari e

commerciali fra le società di gruppo, nonché sulla situazione patrimoniale e sui risultati

economici del gruppo.

b) Evitare che eventuali intrecci di partecipazioni alterino l’integrità patrimoniale delle

società coinvolte ed il corretto funzionamento degli organi decisionali della capogruppo.

c) Evitare che le scelte operative delle società singole del gruppo pregiudichino le

aspettative di quanti fanno affidamento esclusivo sulla consistenza patrimoniale e risultati

economici di quella determinata società.

Società controllate e direzione unitaria.

Società controllata: è società controllata dir. o indir. – sotto l’influenza dominante di altra

società perciò in grado di indirizzarne l’attività nel senso da essa voluto ex 2359c.c

Controllo azionario di diritto: il controllo societario può avere varie forme:

1) È controllata la società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti

esercitabili nell’assemblea ordinaria; cioè dispone di più della metà delle azioni con diritto

di voto nelle assemblee ordinarie.

2) È società controllata la società in cui un’altra società dispone dei voti sufficienti per

esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria.

3) Si considerano controllate le società che sono sotto l’influenza dominante di un’altra

società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa. Qui la possibilità di esercitare

influenza dominante, prescinde dal possesso di una partecipazione azionaria. Ad es. la

società A fornisce materie prime prodotte in esclusiva alla società B.

Controllo azionario indiretto: ai fini del controllo azionario si computano anche i “voti

spettanti a società controllate, a società fiduciarie e a persona interposta”. Ad es. se A

controlla B che a sua volta controlla C, quest’ultima si considera controllata indirettamente

da A. Società collegate: dalle società controllate si tengano distinte le “collegate”; si

considerano collegate “le società sulle quali un’altra esercita un’influenza notevole”, ma

non dominante. E l’influenza notevole si presume quando nell’assemblea ordinaria può

essere esercitato (direttamente o indir.) almeno 1/5 dei voti, oppure 1/10 se la società

partecipata ha azioni quotati in mercati regolamentati.

La disciplina dei gruppi.

Pur mancando ancora oggi una disciplina generale direttamente riferita ai gruppi di

società, significativi progressi sono compiuti nella soluzione degli specifici problemi dagli

stessi sollevati. Informazione sui collegamenti: passi avanti si sono fatti in tema di

informazione sull’esistenza e sull’architettura dei gruppi; in base all’attuale disciplina è

istituita un’apposita sezione del registro delle imprese nella quale sono iscritti le società o

gli enti che esercitano attività di direzione e coordinamento e le società alla stessa

sottoposte. Divieti a carico delle controllate: in presenza di una situazione di controllo,

scattano limitazioni e divieti a carico delle società controllate che ridimensionano i pericoli

di alterazione dell integrità patrimoniale della capogruppo e di inquinamento del

funzionamento degli organi della stessa. Disciplina cardine è quella in tema di

sottoscrizione e acquisto di azioni della società controllante da parte delle controllate:

disciplina che oggi limita al 10% del capitale della controllante le azioni che possono

essere possedute dalle società facenti parte di uno stesso gruppo (controllante e

controllate) e nel contempo inibisce alle controllate l’esercizio del diritto di voto anche per

le azioni legittimamente possedute.

Informazione contabile di gruppo: scattano poi in sede di bilancio di esercizio specifici

obblighi di informazione contabile sia a carico della società controllante, sia a carico delle

controllate, volti ad evidenziare i reciproci rapporti di partecipazione finanziari (crediti,

debiti, garanzie prestate), relativi risultati economici. Bilancio consolidato di gruppo: è un

bilancio cioè che consente di conoscere la situazione patrimoniale, finanziaria ed

economica del gruppo considerato unitariamente.

Segue – La tutela dei soci e dei creditori delle società controllate.

Passi avanti con riforma del 2003 sono stati fatti per la tutela degli azionisti esterni e dei

creditori delle società controllate contro possibili abusi della controllante._ Ad es: acquisto

a prezzi vistosamente superiori a quelli di mercato di prodotti della società capogruppo o di

altre imprese del gruppo; vendita sottocosto di propri prodotti alle stesse; finanziamenti o

concessione di garanzia a favore di altre società del gruppo.

Distinta soggettività: resta fermo nel nostro ordinamento il principio cardine della distinta

soggettività e della formale indipendenza giuridica della società capogruppo.

L’indipendenza formale porta ad escludere che la capogruppo sia responsabile per le

obbligazioni assunte dalle controllate in attuazione della politica di gruppo. L’indipendenza

formale comporta però nel contempo che la capogruppo non può legittimamente imporre

alle società figlie il compimento di atti che contrastino con gli interessi delle stesse

separatamente considerate. Contro gli eventuali abusi sono azionabili i rimedi previsti in

via generale dalla disciplina societaria; cioè le norme in tema di conflitto di interessi dei

soci e degli amm.ri; nonché quelle che regolano la resp. degli amm.ri per i danni da essi

arrecati al patrimonio sociale. Per altro verso pur in assenza di situazioni patologiche, le

norme sul conflitto di interessi possono frapporre ingiustificati ostacoli al perseguimento

della politica di gruppo. Anche perché non si possono ignorare i vantaggi,anche

indiretti,che l’appartenenza ad un gruppo procura alle società controllate. Di ciò prende

atto la rif.del 2003 che per un verso legittima il perseguimento dell’interesse di gruppo e

per altro verso introduce strumenti di tutela a favore degli azionisti di minoranza e dei

creditori delle società controllate destinati a fungere da limiti all’esercizio dell’attività di

direzione e di coordinamento da parte della capogruppo.

Motivazione delle decisioni: al riguardo è previsto anzitutto che le decisioni (di assemblea

o amm.ri) delle società controllate ispirate da un interesse di gruppo devono essere

adeguatamente motivate, onde consentire una valutazione degli eventuali danni che le

stesse arrecano alla società sottoposta all’altrui direzione. Le decisioni delle società

soggette a attività di direzione e coordinamento quando da questa influenzate, debbono

essere analiticamente motivate a recare puntuale indicazione delle ragioni e degli interessi

la cui valutazione ha inciso sulla decisione. Finanziamenti: una specifica disciplina è poi

dettata per i finanziamenti concessi alle società controllate dalla capogruppo o da altri

soggetti alla stessa sottoposti, al fine di evitare che un eccessivo indebitamento danneggi

gli altri creditori sociali per la lesione cagionata all’integrità del patrimonio sociale

rispondono inoltre in soldi con la capogruppo, sia coloro che hanno cmq preso parte al

fatto lesivo, sia coloro che abbiano consapevolmente tratto beneficio nei limiti del

vantaggio conseguito(2497). In caso di fallimento, liquidazione coatta amm.va e amm.ne

straordinaria della società danneggiata, l’azione spettante ai creditori è esercitata dal

curatore o commissario. L’azione esercitata dai soci e dai creditori sociali è azione diretta

e non surrogatoria di quella che spetta alla società controllata, sicché il risarcimento dei

danni spetta direttamente ai primi e non alla seconda. Tuttavia poiché il danno subito dai

soci o dai creditori della società controllata è pur sempre un riflesso del danno subito da

quest’ultima, l’azione di risarcimento danni nei confronti della capogruppo è esperibile solo

se essi non sono stati soddisfatti dalla società controllata. Il danno va valutato non con

riferimento alla singola operazione ma considerando il risultato complessivo dell attività di

direzione e coordinamento e quindi i vantaggi compensativi che possono derivare dall

appartenenza a un gruppo.

Diritto di recesso: significativa novità della riforma del 2003 è il riconoscimento del diritto di

recesso ai soci di una società soggetta ad attività di direzione e coordinamento in

presenza di eventi riguardanti la società capogruppo, ma che di riflesso determinano un

mutamento delle originarie condizioni di rischio dell’investimento nelle controllate. È inoltre

riconosciuto quando la capogruppo delibera una trasformazione che comporta il

mutamento del suo scopo sociale(es trasferimento della società in associazione) o un

cambiamento dell’oggetto sociale, tale da alterare in modo sensibile e diretto le condizioni

economiche e patrimoniali della società controllata. È infine riconosciuto quando il socio

della controllata abbia esercitato nei confronti della capogruppo l’azione di responsabilità

prevista dall’art.2497 ed abbia ottenuto una sent. di condanna esecutiva.

Il gruppo insolvente.

Il quadro esposto sin qui è completato dalla specifica disciplina volta ad assicurare una più

efficace tutela patrimoniale delle società figlie quando la politica unitaria del gruppo

determina il dissesto e l’insolvenza delle società dominate.

Responsabilità del gruppo: può trovare applicazione la regola enunciata con riferimento

all’amm.ne straordinaria delle grandi imprese insolventi ,la quale dispone che in caso di

direzione unitaria del gruppo: “gli amministratori delle società che hanno abusato di tale

direzione rispondono in solido con gli amministratori della società dichiarata insolvente dei

danni da questi cagionati alla società stessa” Gli amministratori delle società dominanti

sono perciò coinvolti nella resp. degli amministratori delle società dominate, per i danni da

questi ultimi cagionati alla propria società per il fatto di aver supinamente dato attuazione

alle direttive di gruppo.

CAPITOLO 16 - L’ASSEMBLEA

I modelli organizzativi.

La spa è caratterizzata dalla necessaria presenza di 3 organi, ciascuno con specifiche

funzioni e competenze:

a) Assemblea dei soci: organo con funzioni esclusivamente deliberative, le cui

competenze sono per legge circoscritte alle decisioni di maggior rilievo della vita sociale,

tranne per ciò che concerne l’attività deliberativa di gestione.

b) Organo amministrativo: cui è devoluto al gestione dell’impresa sociale e che in ciò ha

ampi poteri decisionali; gli amministratori hanno la “rappresentanza legale” della società, a

loro spetta il compito di dare attuazione alle deliberazioni di assemblea.

c) Organo di controllo interno: con funzioni di controllo sull’amm.ne della società.

Sistemi di amm.ne e controllo: per ciò che riguarda amm.ne e controllo, il c.c. del 1942

prevedeva un unico sistema basato sulla presenza di 2organi di nomina assembleare:

1) Organo amministrativo (amministratore unico o consiglio di amm.ne)

2) Il collegio sindacale, che prima svolgeva funzioni di controllo contabile; con riforma del

1998 per le sole società quotate e con riforma del 2003 anche per le altre spa., la

revisione dei conti però è stata sottratta al collegio sindacale e affidata all’organo di

controllo esterno alla società (revisore).

Tale sistema c.d. “tradizionale”, trova attuazione in mancanza di diversa previsione

statutaria; ma la riforma del 2003 ha affiancato al sistema tradizionale di amm.ne e

controllo 2 sistemi alternativi, fra i quali la società può scegliere:

a) Sistema dualistico: l’amm.ne e controllo sono esercitati da un consiglio di sorveglianza,

di nomina assembleare e da un consiglio di gestione, nominato direttamente dal consiglio

di sorveglianza.

b) Sistema monistico: l’amm.ne ed il controllo sono esercitati rispettivamente dal consiglio

di amm.ne nominato dall’assemblea e da un comitato per il controllo sulla gestione

costituito al suo interno ed i cui componenti devono essere dotati di requisiti di

indipendenza e professionalità.

Nozioni e distinzioni.

L’assemblea, è l’organo composta dalle persone dei soci. La sua funzione è di formare la

volontà della società nelle materie riservate alla sua competenza dalla legge o dall’atto

costitutivo. È organo collegiale che decide secondo il principio maggioritario; la volontà

espressa dai soci riuniti in assemblea vale come volontà della società e vincola tutti i soci,

anche se assenti o dissenzienti, purchè siano rispettate le norme che regolano il

procedimento assembleare. A seconda dell’oggetto delle deliberazioni, l’assemblea si

distingue in “ordinaria” e “straordinaria”: Assemblea ordinaria: nelle società che adottano

il sist. Tradizionale o quello monistico, l’assemblea in sede ordinaria:

1) Approva il bilancio

2) Nomina e revoca gli amministratori, i sindaci e il presidente del collegio sindacale e

quando previsto, il soggetto incaricato ad effettuare la revisione dei conti.

3) Determina il compenso degli amministratori e sindaci, se non è stabilito nell’atto cost.

4) Delibera sulla responsabilità degli amministratori e sindaci.

5) Delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell’assemblea, nonché

sulle autorizzazioni richieste dallo statuto per il compimento di atti degli amministratori.

6) Approva l’eventuale regolamento dei lavori assembleari.

7) Tutte le competenze che non sono attribuite all’assemblea straordinaria.

Con l’attuale disciplina sembra esser venuta meno la possibilità degli amministratori di

sottoporre, con propria iniziativa all’assemblea operazioni attinenti alla gestione sociale, in

quanto la gestione “spetta esclusivamente agli amministratori”. Assemblea straordinaria:

questa a sua volta delibera:

1) Sulle modificazioni dello statuto;2) sulla nomina, sostituzione e poteri dei liquidatori;

3)su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza.

L’attuale disciplina amplia rispetto a quella previgente la possibilità che lo statuto

attribuisca alla competenza dell’organo amministrativo specifiche materie per legge

riservate all’assemblea straordinaria. Il trasferimento statutario di competenze è previsto

nei seguenti casi:a) fusione tra società controllante e controllata; b) nei casi previsti dal

2505 (società interamente posseduta) ebis (società posseduta al 90%); c) Indicazione

degli amm.ri che hanno la rappresentanza della società; d) istituzione e soppressione di

sedi secondarie; e) trasferimento della sede sociale nel territorio nazionale; f) riduzione di

capitale per perdite quando la società emette azioni prive del valore nominale. Diversi

sono i “quorum costitutivi” e deliberativi richiesti per l’assemblea ordinaria e quella

straordinaria. Per evitare poi che l’assenteismo degli azionisti impedisca di deliberare, è

poi prevista una seconda convocazione con quorum inferiori, per l’assemblea si ordinaria

che straordinaria.

Assemblea generale e speciale: l’assemblea è unica e generale se la società ha emesso

solo azioni ordinarie. Quando invece sono emesse diverse categorie di azioni o strumenti

finanziari che conferiscono diritti amministrativi, all’assemblea generale si affiancano,

come già visto le assemblee speciali di categoria. In mancanza di diversa disciplina alle

assemblee speciali si applicano le norme sull’assemblea straordinaria, se le azioni speciali

non sono quotate; invece si applica la disciplina degli azionisti di risparmio se le azioni

speciali quotate.

Procedimento assembleare.

Convocazione dell’assemblea: è decisa dall’organo amministrativo (o dal consiglio di

gestione) i quali possono disporre la stessa quando lo ritengano opportuno. Convocazione

obbligatoria: in una serie di casi; in particolare gli amministratori devono:

a) Convocare l’assemblea almeno una volta nell’ano, entro il termine stabilito da statuto

che non può essere comunque superiore a 120gg. dalla chiusura dell’esercizio per

consentire l’approvazione di bilancio. Lo statuto puo stabilire un termine maggiore non

superiore in ogni caso a centottanta giorni nel caso di società tenute alla redazione del

bilancio consolidato o quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura e all

oggetto della società.

b) Devono convocare senza ritardo l’assemblea quando ne sia fatta richiesta da tanti soci

che rappresentano almeno 1/10 del capitale nelle società che fanno ricorso al mercato del

capitale del rischio, o la minor percentuale previsto dallo statuto(1/20 nelle società che

ricorrono al mercato del capitale di rischio) o la minor percentuale prevista dallo statuto.

Se gli amministratori non provvedono a convocazione, questa è fatta dal tribunale con

decreto, che deve sentire l’org. amministrativo e valutare se il rifiuto alla convocazione sia

giustificato. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, i soci che

rappresentano 1/40 del capitale possono chiedere l’integrazione dell’ordine del giorno di

un’assemblea già convocata, con domanda scritta da presentare entro 10gg dall’avviso di

convocazione.

Convocazione disposta dal collegio sindacale: ogni qualvolta la convocazione sia

obbligatoria e gli amministratori non vi abbiano provveduto. Inoltre il collegio sindacale può

convocare l’assemblea, previa comunicazione del presidente del consiglio di amm.ne,

qualora nell’espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi

sia urgente necessità di provvedere (2406).

Procedura di convocazione: l’assemblea è convocata nel comune dove ha sede la

società ,se lo statuto non dispone diversamente. Meno rigide sono le formalità per la

convocazione: “nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale del rischio”, la

convocazione è effettuata con avviso da pubblicare nella gazzetta uff. o altro quotidiano.

“nelle società con ricorso al mercato del capitale di rischio”, l’avviso di convocazione deve

pubblicarsi non meno di 30gg. prima dell’assemblea sul sito internet della società; l’avviso

deve contenere: giorno, ora, luogo, materie da trattare.

Assemblea totalitaria: pur in assenza di convocazione l’assemblea è regolarmente

costituita quando è rappresentato l’intero capitale sociale e partecipa all’assemblea la

maggioranza dei componenti degli organi amm.vi e di controllo. Agli assenti deve tuttavia

essere data tempestiva comunicazione delle deliberazioni assunte. È la c.d. assemblea

totalitaria ciascuno degli intervenuti può opporsi alla discussione degli argomenti sui quali

non si ritenga sufficientemente informato, impedendo la delibera su quel punto.

Presidente: Una volta costituita l assemblea è presieduta dalla persona indicata nello

statuto o eletta a maggioranza. Il presidente è assistito da un segretario designato nello

stesso modo. L assistenza del segretario non è necessaria quando il verbale dell

assemblea è redatto da un notaio. Il presidente assicura che l assemblea si svolga in

modo ordinato e nel rispetto delle norme che ne regolano l attività.

Rinvio dell’assemblea: Ai soci intervenuto, che raggiungono il terzo del capitale sociale

rappresentato in assemblea, è riconosciuto il diritto di chiedere il rinvio dell’adunanza di

non oltre 5gg.,dichiarando di non essere abbastanza informati sugli argomenti posti in

discussione. Diritto che si esercita 1volta per lo stesso oggetto. Verbalizzazione: Le

delibere assembleari devono constare da verbale, che viene sottoscritto da notaio; i

verbali devono poi trascriversi nell’apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni.

Questo verbale deve poi indicare: data di assemblea, identità dei partecipanti, capitale

rappresentato da ciascuno; deve essere redatto senza ritardo, ma non per forza

contestuale all’assemblea.

Segue – Costituzione dell’assemblea. Validità delle deliberazioni.

Si definisce quorum costitutivo la parte di capitale sociale che deve essere

rappresentata in assemblea affinché questa sia regolarmente costituita e possa iniziare i

lavori. E’ invece quorum deliberativo ,la parte del capitale sociale che si deve esprimere

a favore di una determinata deliberazione perché questa sia approvata.

Per l’assemblea ordinaria: l’assemblea ordinaria in prima convocazione è regolarmente

costituita quando è rappresentata da almeno la metà del capitale sociale con diritto di

voto. Essa delibera con voto favorevole della metà più una delle azioni che hanno preso

parte alla votazione per quella delibera. Nessun quorum costitutivo è richiesto per

l’assemblea ordinaria di seconda convocazione. Le delibere sono approvate se riportano il

voto favorevole della maggioranza delle azioni che hanno preso parte alla votazione.

Assemblee straordinarie: è una disciplina diversa a seconda che la società faccia o meno

ricorso al mercato del capitale di rischio: Per le assemblee straordinarie delle società che

non fanno ricorso al mercato, la disciplina previgente è rimasta immutata per la prima

convocazione; non è infatti previsto un quorum costitutivo ,anche se lo stesso risulta

indirettamente dal fatto che il quorum deliberativo è rappresentato da aliquote dell’intero

capitale sociale col diritto di voto. Nella secondo convocazione, la riforma del 2003

introdusse una differenziazione tra quorum costitutivo e deliberativo, l’assemblea

straordinaria di seconda convocazione è regolarmente costituita con la partecipazione di

oltre 1/3 del capitale sociale e delibera con voto favorevole di almeno 2/3 del capitale

rappresentato in assemblea. Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale del

rischio: la disciplina delle assemblee straordinarie è stata modificata con una

differenziazione tra “quorum costitutivo e deliberativo” in base all’attuale disciplina il

“costitutivo minimo” è almeno della metà del capitale sociale in prima convocazione e più

di 1/3 in seconda col voto favorevole di almeno i 2/3 del capitale rappresentato in

assemblea. Per talune delibere di particolare importanza è richiesta anche in seconda

convocazione la maggioranza di piu di un terzo del capitale sociale. E per l esclusione del

diritto di opzione si richiede l approvazione di oltre meta del capitale anche nelle

convocazioni successive alla prima nei casi previsti.

Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio la disciplina delle

assemblee straordinarie è stata modificata, e prevede una differenziazione tra quorum

costitutivo e deliberativo. In base all attuale disciplina il quorum costitutivo minimo è

almeno la metà del capitale sociale in prima convocazione e piu di un terzo in seconda

convocazione. Per quanto riguarda i quorum deliberativi è stabilito che l assemblea

straordinaria delibera sia in prima che in seconda convocazione, con il voto favorevole di

almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea. Altra significativa novità la

soppressione di tutte le maggioranze rafforzate in precedenza richieste per delibere di

particolare importanza, con l’eccezione dell’esclusione del diritto di opzione. L attività

deliberativa è ulteriormente agevolata in presenza di un diffuso assenteismo degli azionisti

di minoranza. Autonomia statutaria : lo Statuto può modificare solo in aumento le

maggioranze previste per l’assemblea ordinaria di prima convocazione quelle

dell’assemblea straordinaria, nonché stabilire norme speciali per la nomina alle cariche

sociali. L’attuale disciplina permette di stabilire maggioranze più alte anche in seconda

convocazione

Convocazioni successive: è consentito inoltre che lo statuto preveda convocazioni ulteriori

(terza, quarta) sia dell’assemblea ordinaria che di quella straordinaria. Tuttavia nelle

società che fanno ricorso al mercato del capitale del rischio nelle convocazioni

dell’assemblea straordinaria successive alla seconda il quorum costitutivo è ridotta ad

almeno 1/5 del capitale sociale, fermo restando che è necessario il voto favorevole di

almeno 2/3 del capitale rappresentato in assemblea per l’approvazione della delibera.

Convocazione unica: infine nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale del

rischio, lo statuto può stabilire che l’assemblea si celebri in un’unica convocazione alla

quale si applicano direttamente le maggioranze più basse: e cioè le maggioranze richieste

per l’assemblea ordinaria di seconda convocazione e per quella straordinaria nelle

convocazioni successive alla seconda convocazione.

Diritto di intervento. Il diritto di voto.

Ora si fa un passo indietro esaminando le norme che regolano la partecipazione dei soci

all’assemblea (diritto di intervento) e l’esercizio del diritto di voto. Diritto di intervento:

possono intervenire in assemblea – insieme ad amministratori, sindaci, rappresentante

comune di azionisti di risparmio e obbligazionisti – coloro a cui spetta il diritto di

voto(2370). Legittimazione all’intervento: ha introdotto significative novità la 2007/76/CE.

In proposito oggi vige la distinzione tra società non quotate e società con azioni negoziate

nei mercati di strumenti finanziari. Nelle prime, la condizione che legittima l’intervento in

assemblea, ossia la titolarità del diritto di voto, deve sussistere nel giorno stesso

dell’adunanza. Nelle società con azioni negoziate sui mercati di strumenti finanziari, invece

la legittimazione ad intervenire in assemblea si determina immodificabilmente con

riferimento alla situazione esistente “al termine della giornata contabile del settimo gg. di

mercato aperto” precedente all’adunanza (c.d. data di registrazione). Le azioni restano

alienabili anche dopo tale data, ma i trasferimenti delle azioni avvenuti successivamente al

termine di riferimento “non rilevano ai fini della legittimazione all’esercizio del diritto di voto

in assemblea”. Assemblea telematica. Voto elettronico e per corrispondenza: Lo statuto

può consentire l’intervento di mezzi di telecomunicazione o il voto mediante

corrispondenza elettronica.

Segue – la rappresentanza in assemblea.

Gli azionisti possono partecipare all’assemblea sia personalmente che a mezzo di

rappresentante. Si tratta di 2 discipline molto diverse perche espressione di diverse

impostazioni seguite dal legislatore per risolvere il problema delle deleghe di voto.

Funzione: l’istituto della rappresentanza in assemblea consente la partecipazione indiretta

dei piccoli azionisti alla vita della società e agevola il raggiungimento delle maggioranze

assembleari nella società con diffuso assenteismo dei soci. È un istituto che può prestarsi

ad abusi: attraverso il rastrellamento di deleghe il gruppo minoritario della società e/o gli

amm.ri possono rafforzare le proprie posizioni di potere a spese dei piccoli azionisti in

occasione delle assemblee che si preannunciano combattute. Per questo sono introdotte

una serie di limitazioni per evitare tale raccolta di deleghe. Disciplina del codice: coloro ai

quali spetta il diritto di voto possono farsi rappresentare in assemblea (nelle società che

non ricorrono al mercato di cap. e rischio, lo statuto può escludere tale diritto). La delega

deve esser conferita per iscritto e deve contenere nome del rappresentante; il

rappresentante, può farsi sostituire da altri solo se la delega lo prevede; la delega è

sempre revocabile. Più intense limitazioni per le società non quotate: in queste,

rappresentanza non può essere conferita ad una serie di soggetti, espressione del gruppo

di comando della società o sotto l’influenza diretta/indiretta, dello stesso. E cioè membri

degli organi amm.vi e di controllo e dipendenti delle società; società da essa controllate e

membri degli org.amm.vi o controllo di queste ultime.

Limitazioni numeriche: nelle società non quotate, vigono infine limitazioni per ciò che

riguarda il numero dei soci che la stessa può rappresentare in assemblea: non più di

20soci; o se fanno ricorso al mercato del capitale di rischio non più di 50 (se il capitale

della società non superi i 5milioni), 100 (i 25milioni) o 200 (più di 25milioni). Limitazione a

singole assemblee: con riforma del 2003 è stata circoscritta alle sole società che fanno

ricorso al mercato del cap. di rischio la regola secondo cui la rappresentanza può essere

conferita solo per le singole assemblee, sia pure con effetto per le convocazioni

successive. Il risultato della suddetta operazione è stato solo quello di rendere più

complicato il rastrellamento di procure, nonché scoraggiare la partecipazione indiretta alle

assemblee dei piccoli azionisti. Altra via si poteva seguire più proficuamente; cioè non già

scoraggiare le deleghe, ma fare in modo che i piccoli azionisti rilascino le stesse in “modo

consapevole”, con dettagliata informativa preventiva sul perché si richiede delega, sul

modo in cui i voti saranno usati. Ed è questa la via seguita, con la riforma del 1998 che ha

introdotto una serie di regole volte ad agevolare l’esercizio per delega del diritto di voto

nelle società quotate:

1) Si è permesso di conferire delega anche in via elettronica, secondo le modalità stabilite

dallo statuto.

2) Se lo statuto non dispone diversamente, la società è tenuta a designare per ciascuna

assemblea un soggetto al quale gli azionisti possono conferire senza spese una delega

con istruzioni di voto su tutte o alcune proposte all’ordine.

3) Sono soppressi i limiti quantitativi al cumulo delle deleghe da parte del medesimo

rappresentante e sono caduti anche i divieti soggettivi visti per le società non quotate.

Conflitti di interessi: nelle società non quotate è affermato il principio che il rappresentante

deve comunicare per iscritto al socio le circostanze da cui deriva la sua condizione di

conflitto di interessi. Tale obbligo grava su alcuni soggetti elencati dalla legge, che sono

considerati in ogni caso in conflitto di interessi: membri degli org.amm.vi e di controllo e

dipendenti della società; soggetti controllanti, controllati o collegati alla società. Si devono

poi citare 2 istituti volti ad agevolare la raccolta delle deleghe:

a) Sollecitazione: è la richiesta di conferimento di deleghe di voto rivolta da uno o più

soggetti (promotori) a più di duecento azionisti su specifiche proposte di voto oppure

accompagnata da raccomandazioni dichiarazioni o altre indicazioni idonee ad influenzare

il voto. Il promotore effettua la sollecitazione con la diffusione di un modulo di delega con

informazioni per rendere l’azionista consapevole della sua decisione. Non sono richiesti

per il promotore specifici requisiti soggettivi.

b) Raccolta di deleghe: è la richiesta di conferimento di deleghe di voto effettuata dalle

associazioni di azionisti nei confronti dei propri associati. La raccolta di deleghe risponde

allo scopo di agevolare l’esercizio del voto da parte dei piccoli azionisti.

La delega rilasciata deve contenere istruzioni di voto ed è revocabile fino al giorno

precedente l’assemblea.

Segue. Limiti all’esercizio del voto. Il conflitto di interessi.

Con l’esercizio del diritto di voto il socio concorre alla formazione della volontà sociale in

proporzione del numero di azioni possedute. L’esercizio di voto in via di principio è rimesso

all’apprezzamento discrezionale del socio, il quale deve esercitarlo in modo da non

arrecare un danno, anche potenziale al patrimonio della società. Tale limite si desume

dall’art.2373 che disciplina il conflitto di interessi (disciplina modificata dalla rif.2003).

Conflitto di interessi del socio: Versa in conflitto di interessi l’azionista che in una

determinata delibera ha - per conto proprio o altrui – un interesse personale contrastante

con ‘interesse della società. Ad es. l’assemblea è chiamata deliberare sull’acquisto di un

immobile di proprietà del socio. In tale situazione non è più vietato votare come prevedeva

la vecchia disciplina; in base al testo attuale del 2373 il socio è libero di votare o di

astenersi, ma se vota la delibera approvata con suo voto determinante è impugnabile ex

2377. La delibera adottata con voto del socio in conflitto di interessi non è perciò senz’altro

annullabile, ma devono ricorrere due requisisti:

1) Che il suo voto sia determinante (prova di resistenza).

2) Che la delibera possa danneggiare la società (danno potenziale).

Due ipotesi tipiche di conflitto di interessi, sono previste ex 2373/2 che:

a) Vieta ai soci amministratori di votare nelle delibere riguardanti la loro responsabilità.

b) Vieta nel sistema dualistico ai soci componenti del consiglio di gestione di votare nelle

deliberazioni di riguardanti la nomina, la revoca o la responsabilità dei consiglieri di

sorveglianza. In tali ipotesi il diritto di voto è del tutto inibito.

Abusi a danno della minoranza: la disciplina del conflitto di interessi consente di reprimere

gli abusi della maggioranza a danno del patrimonio sociale. Si può verificare che una

deliberazioni sia adottata dalla maggioranza per danneggiare non la società, ma i soci di

minoranza. In tali casi non è invocabile il 2373, dato che la società non subisce alcun

danno patrimoniale né attuale né potenziale. Anzi sembrerebbe che la società riceva

addirittura un vantaggio. principio di correttezza: per cui dottrina e giur. non sono

insensibili all’esigenza di reprimere gli abusi della maggioranza a danno della minoranza e

desumono dal principio generale di correttezza e buona fede nell’attuazione del contratto

un ulteriore limite alla libertà di voto si viene a configurare così l’annullabilità della delibera,

quando la stessa sia ispirata a danneggiare singoli soci.

I sindacati di voto.

I sindacati di voto sono accordi (patti parasociali) con i quali alcuni soci si impegnano a

concordare preventivamente il modo in cui votare in assemblea. Tipologia: possono avere

carattere occasionale o permanente (e in tal secondo caso essere a tempo determinato o

indeterminato) si puo stabilire poi che il modo come votare sarà deciso a maggioranza o

all unanimità. Funzione: I vantaggi dei sindacati di voto sono evidenti, in quanto essi

danno un indirizzo unitario all’azione dei soci sindacati e se questi vengono a costituire il

gruppo di comando, il patto di sindacato consente di dare stabilità di indirizzo alla condotta

della società; d’altra parte consente una migliore difesa dei comuni interessi se è stipulato

tra soci di minoranza. Pericoli: sono evidenti; i sindacati di comando cristallizzando il

gruppo di controllo , in particolare se a lungo termine. Ancora, con i sindacati di comando il

procedimento assembleare finisce con l’essere rispettato solo formalmente dato che di

fatto le decisioni vengono presi prima fuori dall’assemblea. Insomma con i sindacati di

voto, “formalmente” nulla cambia nel funzionamento dell’assemblea; “sostanzialmente”

invece il procedimento assembleare può essere più o meno grave. Irrilevanza per la

società: il sindacato di voto è produttivo di effetti solo per le parti e non per la società.

Perciò il voto dato in assemblea resta valido anche se espresso in violazione degli accordi

di sindacato ma il socio dovrà in tal caso risarcire i danni da lui arrecati. Validità tra le parti:

Invero nessuna norma o principio impedisce alle parti di predeterminare il modo in cui

voterà prima e fuori dall’assemblea.

Sindacati e società quotate: altro è il profilo su cui incidono i sindacati di voto (a

maggioranza o all’unanimità): è quello dell’esatta individuazione dei reali centri di potere

della società che essi concorrono a determinare attraverso la concentrazione l’indirizzo

unitario di voti. Durata: nelle società non quotate non solo i sindacati di voto, ma anche

altri patti simili, non possono avere durata superiore a 5anni,ma sono rinnovabili alla

scadenza; possono altrimenti esser stipulati a tempo indeterminato, ma in tal caso ciascun

contraente può recedere con preavviso di 180gg. Disciplina identica per le società quotate,

salvo che la durata dei patti non supera 3anni.

Pubblicità: i patti parasociale sono soggetti ad un regime di pubblicità, che è diverso per le

società quotate e quelle non quotate(che fanno ricorso al mercato di rischio) In queste

ultime società i patti parasociali devono comunicarsi alla società e dichiarati in apertura di

assemblea; l’omessa dichiarazione è sanzionata con sospensione del diritto di voto. Nelle

società quotate invece i sindacati di voto devono essere comunicati dalla Consob,

pubblicati per estratto su stampa quotidiana e depositati presso il registro delle imprese

del luogo ove ha sede la società. In violazione di ciò, si importa la nullità dei patti e

sospensione del diritto di voto. In caso di inosservanza la delibera assembleare è

impugnabile.

Deliberazioni assembleari invalide.

L’invalidità delle delibere assembleari può determinarsi dalla violazione delle norme che

regolano il procedimento assembleare o da vizi che riguardano il contenuto della delibera.

Anche qui rileva la distinzione tra “annullabilità e nullità” come nei contratti. Ma la relativa

nullità e annullabilità delle delibere assembleari sono delineate in modo autonomo e

diverso rispetto all’invalidità negoziale, dando vita ad un sistema speciale, profondamente

modificato dalla riforma del 2003: La Rif.2003 ha dato vita ad un sistema il cui obiettivo è

di porre fine alla categoria giurisprudenziale delle delibere inesistenti riconducendo nelle

categorie delle nullità o annullabilità tutti i possibili vizi delle delibere assembleari (c.d.

principio di tassatività delle cause di invalidità):

Delibere annullabili: l’annullabilità è la regola per le delibere invalide; ex 2377: “sono

annullabili tutte le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dello

statuto”, mentre la più grave sanzione di nullità scatta solo nei 3casi tassativamente

indicati ex 2379. Inoltre possono dar vita solo ad annullabilità della delibera (e non

inesistenza):

a) La partecipazione all’assemblea di persone non legittimate(azionisti senza voto), ma

solo se tal partecipazione è stata determinante per la regolare costituzione dell’assemblea

(c.d. prova di resistenza).

b) Invalidità dei singoli voti o il loro errato conteggio, ma solo se determinanti per il

raggiungimento della maggioranza.

c) Incompletezza o inesattezza del verbale, ma solo quando impedisce l’accertamento del

contenuto, effetti e validità della delibera.

Soggetti legittimati: l’impugnativa può proporsi solo dai soggetti espressamente indicati

dalla legge, ossia: soci assenti, dissenzienti o astenuti, amministratori, consiglio di

sorveglianza o collegio sindacale, rappresentante comune degli azionisti di risparmio.

Quindi la legittimazione ad impugnare non spetta ai soci che hanno votato a favore della

delibera, né creditori sociali. Inoltre per evitare azioni pretestuose, il diritto di impugnativa

non è più riconosciuto ad ogni scio con diritto di voto, ma per l’attuale disciplina legittimati

sono solo gli azionisti con diritto di voto che rappresentano, anche congiuntamente ,l’uno

per mille del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di

rischio e il 5% nelle altre (i soci esclusi possono chiedere risarcimento). Termine:

l’impugnativa o l’azione di risarcimento devono proporsi entro un termine di decadenza di

90gg. dalla deliberazione.

Procedimento: l’azione di annullamento è proposta anzi al tribunale dove la società ha

sede; i soci impugnanti devono mostrare di essere possessori al tempo dell’impugnazione

del prescritto numero di azioni. Se questo viene meno nel corso del processo a seguito di

trasferimento per atto tra vivi delle azioni, il giudice non puo pronunciare l annullamento

ma solo il risarcimento. Sono inoltre predisposti accorgimenti per evitare che impugnative

pretestuose possano danneggiare la società; il tribunale può disporre in ogni momento che

i soci opponenti prestino idonea garanzia per l’eventuale risarcimento di danni. L’azione

non sospende la delibera, ma può essere disposta su richiesta dell’impugnante. Effetti:

l’annullamento ha effetto per tutti i soci e obbliga gli amministratori a prendere i

provvedimenti conseguenti sotto propria responsabilità. Restano però in ogni caso salvi i

diritti acquistati in buona fede da terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della delibera.

L annullamento non puo avere luogo se la delibera è sostituita con altra presa in

conformità della legge o è stata revocata dall assemblea. restano salvi i diritti acquistati da

terzi sulla base della deliberazione sostituita.

Segue – deliberazioni nulle.

Cause di nullità: la delibera è nulla solo nei 3casi tassativamente indicati dall’art.2379 :

Sono nulle le delibere il cui oggetto è impossibile o illecito; ossia contrario a norme

imperative, all’rodine pubblico e buon costume. Nullità si ha anche quando la delibera ha

oggetto lecito, ma contenuto illecito. La delibera assembleare è altresì nulla nei casi di :

a) Mancata convocazione dell’assemblea: si precisa però che: 1) la convocazione non si

considera mancante nel caso di irregolarità dell’avviso, se questo deriva da un

componente dell’organo amministrativo o di controllo della società ed è idoneo a

consentire a coloro che hanno diritto di intervenire di essere preventivamente avvertititi

della convocazione e della data dell’assemblea. Basterà pubblicare data e luogo dell

assemblea. 2) l azione di nullità non puo essere esercitata da chi anche successivamente

abbia dichiarato il suo assenso allo svolgimento dell assemblea.

b) Mancanza del verbale: si precisa che: 1)il verbale non è mancante “se contiene la data

della deliberazione e il suo oggetto è sottoscritto dal presidente dell’assemblea o dal

presidente del consiglio di amm.ne. o di sorveglianza”; 2)la nullità per mancanza di verbale

è sanata con effetto retroattivo mediante verbalizzazione eseguita prima dell’assemblea

successiva, salvi i diritti di terzi che in buona fede ignoravano la le deliberazione.

Effetti: disciplina diversa rispetto a contratti nulli; è fermi il principio che la nullità di delibere

può esser fatta valere da chiunque vi abbia interesse e anche d’ufficio dal giudice.

Possono anche essere impugnate senza limiti di tempo solo le delibere che modificano

l’oggetto sociale prevedendo attività illecite e impossibili. In tutti gli altri caso è introdotto

un termine di decadenza di 3anni ,che decorre dall’iscrizione o deposito del registro delle

imprese. Inoltre come detto per le delibere annullabili:

1) La dichiarazione di nullità non pregiudica i diritti acquisiti in buonafede. da terzi.

2) La nullità non può essere dichiarata se la delibera è sostituita con altra presa in

conformità di legge.

Casi speciali: specifica disciplina ,che riduce ulteriormente l’operatività delle cause di

nullità, è prevista per alcune delibere di particolare rilievo: aumento di capitale, emissione

di obbligazioni. Per tali delibere l’azione di nullità è soggetta più breve termine di

decadenza 180gg.,anche in caso di nullità per illiceità dell’oggetto. Ed in caso di

mancanza di convocazione il termine è 90gg. dall’approvazione del bilancio nel corso del

quale la delibera è stata presa.

CAPITOLO 17 - AMMINISTRAZIONE E CONTROLLI

Sistemi di amministrazione e controllo.

La rif.2003 ha previsto 3 sistemi d amm.ne e controllo:

a) Sistema tradizionale: basato su 2 organi entrambi di nomina assembleare: “organo

amministrativo” (amm.re unico o consiglio di amm.ne) e “collegio sindacale” con funzioni

circoscritte al controllo esterno della società._ Il controllo contabile è affidato ad un organo

esterno alla società: “revisore contabile”

b) Sistema dualistico: matrice tedesca, prevede un “consiglio di sorveglianza”, di nomina

assembleare e un “consiglio di gestione”, nominato da quello di sorveglianza; il consiglio di

sorveglianza. È inoltre investito di competenze che nel sistema tradizionale sono proprie

dell’assemblea (bilancio)

c) Sistema monistico: matrice inglese, nel quale l’amm.ne e controllo sono esercitati dal

consiglio di amministrazione, nominato dall’assemblea e da un comitato per il controllo

sulla gestione costituito al suo interno ed i cui componenti devono esser dotati di requisiti

di indipendenza e professionalità.

Il sistema tradizionale trova applicazione in mancanza di diversa previsione dello statuto; il

dualistico e monistico devono essere espressamente previsti.

A – GLI AMMINISTRATORI

Struttura e funzioni dell’organo amministrativo.

Struttura: la società per azioni non quotata può avere sia un amm.re unico sia un consiglio

di amministrazione; alle società quotate è imposta l’amministrazione pluripersonale, allo

scopo di consentire la nomina di almeno un amministratore da parte dei soci di minoranza

e di almeno un amministratore indipendente. Il numero di componenti si determina dallo

statuto; inoltre il consiglio di amm.ne può articolarsi con la creazione di uno/più organi

delegati che danno luogo al “comitato esecutivo” e “amministratori delegati”. Funzioni: gli

amministratori sono l’organo cui è affidata in via esclusiva la gestione dell’impresa sociale

e ad essi spetta compiere tutte le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto

sociale.

a) Gli amministratori deliberano su tutti gli argomenti attinenti alla gestione della società

che non siano riservati dalla legge all’assemblea. È questo il c.d. potere gestorio degli

amministratori. – potere gestorio.

b) Gli amministratori hanno la rappresentanza generale della società, ossia il potere di

manifestare all’esterno la volontà sociale, determinata dall’assemblea o dall’organo

amministrativo – potere di rappresentanza.

Altre funzioni:

c) Gli amministratori danno impulso all’attività dell’assemblea: la convocano e ne fissano

l’ordine del giorno. Danno attuazione alle delibere di essa e hanno il potere /dovere di

impugnare quelle che violino la legge o atto costitutivo.

d) Devono curare la tenuta dei libri contabili della società e redigere annualmente il

progetto di bilancio da sottoporre all’assemblea.

e) Devono prevenire il compimento di atti pregiudizievoli per la società.

Di tutte queste funzioni sono investiti per legge e non per mandato dei soci e sono funzioni

esercitate in modo autonomo rispetto all assemblea.

Nomina. Cessazione dalla carica.

I primi amministratori sono nominati nell’atto costitutivo. Successivamente la loro nomina

compete all’assemblea ordinaria. Inoltre nelle società che non ricorrono al mercato del

capitale di rischio, la legge o statuto possono riservare la nomina di uno o più

amministratori allo Stato o enti pubblici, purché siano titolari di una partecipazione sociale

ed in proporzione ad essa. Se invece la società fa ricorso al mercato del capitale di rischio,

è possibile riconoscere diritti speciali di nomina allo Stato o ad enti pubblici mediante

attribuzione di strumenti finanziari partecipativi o azioni speciali. Società quotate: nelle

società quotate almeno un amm.re deve essere espresso dalla minoranza; inoltre, almeno

un componente del consiglio di amm.ne deve essere un c.d. amm.re indipendente. Deve

cioè essere in possesso dei requisiti di indipendenza. Numero: il numero di amministratori

è fissato nello statuto che può limitarsi a fissare il numero massimo o minimo. Requisiti: gli

amministratori possono essere soci o non soci. Specifici requisiti di onorabilità,

professionalità e indipendenza ,sono richiesti da legge per gli amministratori di società che

svolgono attività assicurativa determinate(assicurativa). Cause di ineleggibilità e

incompatibilità: non possono essere nominati amministratori l’interdetto, l’inabilitato o il

fallito o il condannato a pena interdittiva. Durata: la nomina degli amministratori non può

essere fatta per un periodo superiore a 3 esercizi. Ma sono rieleggibili, salva disposizione

contraria dello statuto. Cessazione dall’ufficio: sono cause di cessazione prima della

scadenza del termine:

a) Revoca: da parte dell’assemblea che può essere deliberata liberamente,salvo diritto di

risarcimento se non c’è giusta causa.

b) Rinuncia: da parte degli amministratori.

c) Decadenza: dall’ufficio ove sopravvenga una delle cause di ineleggibilità.

d) Morte.

La cessazione ha effetto solo dal momento in cui l’organo è stato ricostituito, quindi gli

amministratori rimangono in carica con proroga.

Le dimissioni dell’amm.re hanno effetto immediato, se rimane in carica la maggioranza

degli amministratori. , nel caso opposto hanno effetto solo dal momento in cui la

maggioranza del consiglio si è ricostituita in seguito all’accettazione dei nuovi

amministratori. Sostituzione degli amministratori: nei casi in cui gli effetti della cessazione

non siano differibili (morte, decadenza ,dimissioni di minoranza) è dettata una disciplina

per la “sostituzione” e sono previste 3 ipotesi:

1) Se rimane in carica più della meta degli amministratori nominati dall’assemblea, i

superstiti provvedono a sostituire provvisoriamente quelli venuti meno con delibera

consiliare approvata dal collegio sindacale (cooptazione).

2) Se viene a mancare più della meta degli amministratori rinominati dall’assemblea non si

dà luogo a cooptazione. I superstiti devono convocare l’assemblea perché provveda alla

sostituzione dei mancanti ed i nuovi amministratori così nominati scadono con quelli in

carica all’atto della nomina.

3) Se infine vengono a cessare tutti gli amministratori o l’amministratore unico, il collegio

sindacale deve convocare con urgenza l’assemblea per la ricostituzione dell’organo

amministrativo.

L Attuale disciplina riconosce la validità delle clausole statuarie che prevedono la

cessazione di tutti gli amministratori e la ricostruzione dell intero collegio da parte dell

assemblea a seguito della cessazione di alcuni amministratori. L assemblea per la nomina

del nuovo consiglio è convocata d urgenza dagli amministratori rimasti in carica. Nomina e

cessazione dalla carica è soggetta a iscrizione nel registro delle imprese.

Compenso e divieti.

Compenso: gli amministratori hanno diritto ad un compenso per la loro attività(2389).

Questo può consistere anche in una partecipazione agli utili della società o

nell’attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura

emissione (stock options). Modalità e misura del compenso sono determinati dall’atto

costitutivo o dall’assemblea all’atto di nomina. Per gli amministratori investiti di particolari

cariche (amministratore delegato) la remunerazione è stabilita dallo stesso consiglio di

amm.ne sentito il collegio sindacale.

Divieto di concorrenza: per prevenire situazioni di pericoloso antagonismo con la società e

di potenziale conflitto di interessi, gli amministratori di spa non possono assumere la

qualità di soci a responsabilità illimitata in società concorrenti, né esercitare un’attività

concorrente per conto proprio o altrui, né essere amministratori o direttori generali in

società concorrenti, salva l’autorizzazione dell’assemblea. L’inosservanza del divieto

espone l’amministratore alla revoca dall’ufficio per giusta causa ed al risarcimento di

eventuali danni alla società.

Consiglio di amministrazione.

La spa può avere sia un amm.re che una pluralità di amministratori. L’amm.re unico

riunisce in sé ed esercita da solo tutte le funzioni proprie dell’organo amministrativo.

Quando invece l’amm.ne è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di

amm.ne retto da un presidente scelto dallo stesso consiglio tra i suoi membri. In tal caso

l’attività si esercita collegialmente. Le relative decisioni devono adottarsi in riunioni

apposite alle quali devono assistere i sindaci. E con rif.2003 la disciplina del consiglio di

amm.ne è stata modificata: Lo statuto può ora prevedere che l riunioni del consiglio

avvengano anche mediante mezzi di telecomunicazione. Presidente: il consiglio di

amm.ne è convocato dal presidente dello steso, il quale ne fissa anche l’ordine del giorno,

coordina i lavori e provvede perché tutti siano adeguatamente informati sulle materie

iscritte all’ordine.

Delibere consiliari: per la validità di esse è necessaria la presenza della maggioranza degli

amm in carica, salvo lo statuto non chieda quorum diverso. Le deliberazioni sono

approvate con maggioranza assoluta dei presenti. L atto costitutivo puo ammettere

diversa maggioranza. Non è ammesso il voto per rappresentanza. Le deliberazioni

adottate devono risultare da un apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni.

Invalidità delle delibere consiliari: la rif. 2003 ha modificato la disciplina dell’invalidità delle

deliberazioni del consiglio, la cui impugnazione era prevista in un solo caso: delibera

adottata col voto determinante di un amm.re in conflitto di interessi. Era quindi controverso

se nei confronti delle stesse fosse proponibile l’azione di nullità o annullabilità per vizi di

procedimento o contenuto diversi dal conflitto di interessi, oppure se in tal caso le delibere

fossero giudizialmente inattaccabili. La disciplina attuale ha optato per la prima opzione

ampliando la categoria delle delibere consiliari annullabili Si prevede che possono

impugnarsi tutte le delibere del consiglio che non sono prese in conformità di legge o

statuto. L’impugnativa può proporsi dagli amministratori assenti/dissenzienti e dal collegio

sindacale entro 90gg. inoltre quando la delibera consiliare leda direttamente un diritto

soggettivo del socio, questi avrà diritto di agire giudizialmente per far annullare la delibera.

L’annullamento non pregiudica i diritto acquisiti in buona fede da terzi. Interessi degli

amministratori: l’amm.re che in una determinata operazione ha un interesse non

necessariamente in conflitto con quello della società:

a) Deve darne notizia agli altri amministratori ed al collegio sindacale precisandone la

natura, termini, origine e portata.

b) Se si tratta di amm.re delegato, deve inoltre astenersi dal compiere l’operazione

investendo della stessa l’organo collegiale competente.

c) In entrambi i casi il consiglio di amm.ne deve adeguatamente motivare le ragioni e la

convenienza per la società dell’operazione.

L’impugnazione può essere proposta, entro 90gg. dalla data delle delibera, dal collegio

sindacale dagli amm.ri che hanno votato a favore se l’amministratore interessato non

abbia adempiuto agli obblighi di informazione indicati sopra. La società puo poi agire

contro l amministrazione per il risarcimento dei danni derivanti dalla sua azione o

omissione. E l amministratore risponde dei danni che siano derivati alla società dall uso a

vantaggio proprio o di terzi di dati notizie ecc.

Operazioni con parti correlate: maggiori cautele sono imposte alle società che fanno

ricorso al mercato del capitale di rischio per quanto riguarda le operazioni con parti

correlate, vale a dire, aventi come controparte uno dei soggetti indicati da Consob, rispetto

alle quali è maggiore il rischio di decisioni assunte in conflitto di interessi(socio di controllo,

dirigenti alti, familiari). Per tali operazioni si prevede che l’organo di amm.ne adotti

procedure che assicurino la trasparenza e correttezza delle decisioni. Al riguardo la

Consob ha emanato un’articolata disciplina che prevede che sull’operazione si ravvolga il

preventivo parare di un comitato di amministratori indipendenti e disinteressati composto

con modalità indicate da Consob. Tuttavia le operazioni di maggior rilievo economico per

le quali è stato reso parere negativo possono essere realizzate se approvate anche

dall’assemblea senza il voto contrario della maggioranza dei soci non correlati.

Comitato esecutivo. Amministratori delegati.

Nelle spa di maggiori dimensioni è frequente un’articolazione interna del consiglio di

amm.ne per rendere piu razionale ed efficiente la gestione dell’impresa sociale. Se l’atto

costitutivo o l’assemblea lo consentono, il consiglio di amm.ne può delegare le proprie

attribuzioni ad un comitato esecutivo oppure a uno o più amministratori delegati (2381).

Comitato esecutivo: è un organo collegiale. Le sue decisioni sono adottate in riunioni alle

quali devono assistere i sindaci(2405) e le relative deliberazioni devono apparire in libro

delle adunanze apposito. Amministratori delegati: sono “organo uni personali” se ve ne

sono di più essi agiscono disgiuntamente o congiuntamente a seconda di quanto stabilito

dello statuto. È affidata ad essi la “rappresentanza della società. I membri del comitato

esecutivo e gli amministratori delegati sono designati dallo stesso consiglio di amm.ne che

determina inoltre l’ambito della delega; per l’attuale disciplina non possono essere

delegati:

a) La redazione di bilancio di esercizio.

b) La facoltà di aumentare il capitale sociale e di emettere obbligazioni convertibili per

delega.

c) Gli adempimenti posti a carico degli amm.ri in caso di riduzione obbligatoria del capitale

sociale per perdite.

d) Redazione del progetto di fusione o scissione.

L’attuale disciplina puntualizza le funzioni proprie degli organi delegati e definisce i rapporti

tra gli stessi e gli altri componenti del consiglio di amm.ne, al fine di favorire la circolazione

di info sulla gestione: Doveri degli organi delegati: si stabilisce che gli org. delegati:

a) Curano che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società sia

adeguato alla natura e dimensioni dell’impresa.

b) Riferiscono periodicamente al consiglio di amm.ne e al collegio sul generale andamento

di gestione e sulla prevedibile evoluzione e operazioni di maggior rilievo.

E del consiglio di amm.ne: si dispone che tutti gli amministratori devono agire informati e

che ciascuno può richiedere agli organi delegati che siano fornite in consiglio info relative

alla gestione della società. – inoltre i stabilisce il potere/ dovere di: a) valutare sulla base

delle info ricevute l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile

della società; b) esaminare i piani strategici; c)valutare sulla base delle relazioni dei

delegati, il generale andamento della gestione.

La rappresentanza della società.

Tra le funzioni di cui gli amministratori sono per legge investiti c’è la “rappresentanza di

società” Amministratori con rappresentanza: in presenza di un consiglio di amm.ne, gli

amministratori investiti del potere di rappresentanza devono essere indicati nello statuto

nella deliberazione di nomina, soggetta a pubblicità legale. Inoltre se sono più gli

amministratori con rappresentanza deve specificarsi se essi hanno il potere di agire

disgiuntamente. In base all’attuale disciplina il potere di rappresentanza degli

amministratori è generale e non più circoscritto agli atti che rientrano nell’oggetto sociale.

essi hanno inoltre la rappresentanza processuale, attiva e passiva, della società; è altresì

possibile la rappresentanza di altri soggetti, ma non può sostituire quella degli

amministratori. Due poi, sono i principi cardine secondo l’attuale disciplina:

a) È in opponibile ai terzi di buona fede la mancanza di potere rappresentativo dovuta ad

invalidità dell’atto di nomina: infatti intervenuta l’iscrizione nel registro delle imprese

dell’atto di nomina le cause di nullità/annullabilità di nomina di amministratori con

rappresentanza non sono opponibili a terzi (salvo questi non conoscessero)

b) La società inoltre resta vincolata verso terzi anche se gli amm.ri hanno violato eventuali

limiti posti dalla società ai loro poteri di rappresentanza: la società quindi può

vittoriosamente contestare la validità dell’atto solo se prova l’esistenza di un accordo

fraudolento tra amm.re e terzo diretto a danneggiarla.

Tali limitazioni sono consentite e dovrebbero essere opponibili a terzi una volta iscritte nel

registro delle imprese infatti le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo

statuto o da una decisione degli organi competenti, non sono opponibili a terzi anche se

pubblicate salvo che si provi che questi abbiano agito intenzionalmente a danno della

società. La società puo contestare la validità dell atto solo se prova l esistenza di un

accordo fraudolento tra amministrazione e terzo diretto a danneggiarla.

Atti ultra vires: con l’attuale disciplina è stata riprodotta la disposizione di origine

comunitaria che precludeva alla società di opporre ai terzi di buona fede l’estraneità

all’oggetto sociale degli atti compiuti dagli amministratori in nome della società. Limitazioni

legali: restano invece opponibili ai terzi i limiti legali del potere di rappresentanza degli

amm.ri. E’ questo il caso dell’amm.re unico o dell’amm.re delegato che stipuli un contratto

in conflitto di interessi con società. Il contratto sarà annullabile su richiesta della società

,se il conflitto di interessi era conosciuto o riconoscibile dal terzo.

Responsabilità degli amministratori verso la società.

Gli amministratori sono responsabili civilmente del loro operato in 3 direzioni:1)verso la

società;2)verso i creditori sociali;3) verso i singoli soci o terzi. Iniziamo dalla

responsabilità verso la società:

Criterio di diligenza: gli amministratori incorrono in responsabilità verso la società e sono

tenuti al risarcimento dei danni dalla stessa subiti quando non adempiono i doveri ad essi

imposti dalla legge o dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e

dalle loro specifiche competenze. Ossia dalla normale diligenza professionale di

un’amm.re di società._ Gli amm.ri non sono invece resp. per i risultati negativi della

gestione che non siano imputabili a difetto di diligenza.

Responsabilità solidale: Se gli amm.ri sono più essi sono responsabili solidalmente ,

ciascuno può essere quindi costretto a risarcire l’intero danno dalla società .la presenza di

amministratori con funzioni delegate non comporta che gli altri siano esonerati da

responsabilità solidale per i comportamenti dei primi. Non si pone piu a carico degli

amministratori un dovere di vigilanza sul generale andamento della gestione. ”in ogni

caso gli amm.ri sono solidalmente resp. se essendo a conoscenza di atti pregiudizievoli,

non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne

le conseguenze dannose” perciò se il comportamento dannoso è dirett. imputabili solo ad

alcuni amministratori ne risponderanno con essi in solido anche gli altri; ma ne

risponderanno solo per culpa in vigilando con conseguenza che se costretti a risarcire il

danno, avranno diritto di regresso nei confronti dei primi.

Esonero da responsabilità: la resp. degli amministratori è cmq responsabilità per colpa e

non oggettiva. Infatti la resp. per atti e omissioni degli amm.ri non si estende a quello tra

essi che sia immune da colpa purchè:

a) Abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze.

b) Del suo dissenso dia immediata notizia per iscritto al presidente del consiglio sindacale

Esercizio dell’azione: di responsabilità è deliberato da assemblea ordinaria; la relativa

deliberazione assembleare può essere presa in occasione della discussione di bilancio

purchè si tratti di fatti di competenza dell’esercizio cui si riferisce il bilancio – l’azione si

esercita entro5anni dalla cessazione dell’amm.re in carica. Revoca del diritto: la

deliberazione dell’azione di responsabilità comporta la revoca automatica dall’ufficio degli

amm.ri contro cui è proposta, solo se la delibera è approvata col voto favorevole di almeno

1/5 del capitale sociale. se non si raggiunge tale percentuale del capitale sarà necessaria

anche una distinta delibera di revoca.

Tutela delle minoranze: che l’azione sociale di resp. debba essere deliberata

dall’assemblea tutela poco le minoranze azionarie: la relativa decisione è in sostanza nelle

mani di gruppo di commando che ha nominato gli amm.ri e che perciò deciderà di agire

contro gli stessi solo ove si rompa il rapporto fiduciario la situazione è solo in parte

migliorata con l’attribuzione del relativo potere al collegio sindacale, dato che i sindaci

sono a loro volta nominati dall’assemblea e sono espressione del gruppo di comando.

Rinunzia e transazione: una tutela limitata ed indiretta delle minoranze è prevista anche

quando la società è in bonis. La società infatti può rinunziare all’esercizio dell’azione di

resp. o pervenire ad una transazione con gli amm.ri. l’una e l’altra devono però essere

espressamente deliberate dall’assemblea. Inoltre è necessario che non vi sia il voto

contrario di una minoranza qualificata: il quinto del capitale sociale, ridotto ad un

ventesimo nelle società che fanno ricorso al mercato del cap. di rischio. Altrimenti la

rinunzia o transazione sono senza effetto.

Azioni della minoranza: In base al 2393bis l’azione di resp. contro gli amm.ri può essere

promossa anche da azionisti di minoranza superando l’eventuale inerzia del gruppo di

comando. Per evitare azioni giudiziarie pretestuose o ricattatorie contro gli amm.ri ,i soci

che assumono l’iniziativa devono rappresentare almeno il 20% del capitale sociale; nelle

società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio è sufficiente che l’azione sia

promossa dai soci che rappresentano 1/40 del capitale sociale. L azione promossa dalla

minoranza e diretta a reintegrare il patrimonio sociale non a risarcire il danno

eventualmente subito dai soggetti agenti perciò la società dovrà essere chiamata in

giudizio. i soci che hanno agito possono rinunciare all azione o transigerla ma ogni

corrispettivo deve andare a vantaggio della società tenuta a rimborsare loro solo le spese

giudiziarie. Anche la società puo rinunciare all azione o transigerla con delibera

assembleare e con le stesse limitazioni previste per l azione sociale di responsabilità

esercitata dalla società.

Segue – responsabilità verso i creditori sociali.

Presupposti: oltre che nei confronti della società, gli amm.ri sono responsabili anche verso

i creditori sociali (2394) diversi sono i presupposti:

a) Gli amm.ri sono resp. verso i creditori sociali solo per inosservanza degli obblighi

inerenti alla conservazione di integrità del patrimonio sociale.

b) L’azione può essere proposta dai creditori solo quando il patrimonio sociale risulta

insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. Un danno per i creditori infatti non sussiste

fin quando il patrimonio sociale è capiente.

Legittimazione: l’azione ex 2394 può proporsi dai singoli creditori sociali. Tuttavia in caso

di fallimento della società, l’azione può essere proposta esclusivamente dal curatore che

come visto è legittimato ad esercitare anche l’azione sociale di resp. ed è fuori di dubbio

che il risarcimento danni va ad incrementare la massa fallimentare. Azione diretta:

opinione prevalente è che l’azione dei creditori sociali esercitata fuori del fallimento è

azione diretta e autonoma e non azione surrogatoria di quella spettante alla società. Gli

amm.ri non potranno opporre ai creditori agenti le eccezioni opponibili alla società. Quanto

corrisposto dagli amministratori a titolo di risarcimento danni non spetterà alla società ma

ai creditori fino alla concorrenza del loro credito.

I rapporti con l’azione sociale: fra l’azione sociale di responsabilità e quella concessa ai

creditori vi sono indubbie interferenze. Difatti il danno subito dai creditori non è che un

effetto riflesso del danno che gli amm.ri hanno arrecato al patrimonio sociale rendendolo

insufficiente a soddisfare i primi. Ne consegue che se l’azione risarcitoria è stata già

esperita dalla società ed il relativo patrimonio reintegrato, i creditori non potranno più

esercitare l’azione di loro spettanza dato che gli amm.ri sono ovviamente tenuti a risarcire

il danno un sola volta. Anche la transazione intervenuta con la società paralizza l azione

dei creditori sociali, salva la possibilità degli stessi di impugnare la transazione con l

azione revocatoria. Invece la rinuncia all azione da parte della società non impedisce l

esercizio dell azione da parte dei creditori sociali.

Segue – responsabilità verso i singoli soci o terzi.

Le azioni di responsabilità della società e dei creditori sociali “non pregiudicano il diritto di

risarcimento del danno spettante al singolo socio o a l terzo che sono stati direttamente

danneggiati da atti doloso o colposi degli amm.ri”(2395). Presupposti: affinchè il singolo

socio o il terzo possano chiedere agli amm.ri il risarcimento dei danni devono ricorrere due

presupposti:

a) Il compimento da parte degli amm.ri di un atto illecito nell’esercizio del loro ufficio.

b) La produzione di un danno diretto al patrimonio del singolo socio o terzo, danno cioè

che non sia semplice riflesso del danno eventualmente subito dal patrimonio sociale. Caso

classico di danno diretto è quello degli amministratori che con un falso bilancio inducono i

soci o i terzi a sottoscrivere un aumento di capitale a prezzo eccessivo.

I direttori generali.

Figura: i direttori generali sono dirigenti che svolgono attività di alta gestione dell’impresa

sociale. cioè sono al vertice della gerarchia dei lavoratori subordinati dell’impresa ed

operano in rapporto diretto con gli amministratori, danno attuazione alle direttive generali

dagli stessi impartite. E sono investiti di ampi poteri decisionali nella gestione dell’impresa.

Sono parificati agli amministratori sotto il profilo delle resp. penali. Inoltre se nominati

dall’assemblea o per disposizione dello statuto, agli stessi si applicano le norme che

regolano la resp civile degli amministratori in relazione ai compiti loro affidati.

B – IL COLLEGIO SINDACALE

Premessa.

Il collegio sindacale è l’organo di controllo interno della società per azioni con funzioni di

vigilanza sull’amm.ne della società. La riforma del 1974 pur lasciando inalterata la

disciplina del collegio sindacala ha introdotto per le società quotate anche un controllo

contabile esterno da parte di una società di revisione che però si sovrapponeva con le

funzioni del collegio sindacale. Norme introdotte per migliorare la professionalità e

l’efficienza del collegio sindacale sono state introdotte dal d.lgs 271-92n.88 che ha istituito

un apposito registro di revisori contabili e parzialmente modificato la disciplina del codice.

Poi con la riforma del 1998 si è modificato la disciplina del collegio sindacale della società

con azioni quotate e in particolare ha affrancato tale organo dalle funzioni di controllo

contabile, che ora sono affidate in via esclusiva alla società d revisione.

Composizione – nomina – cessazione.

Composizione: il collegio sindacale della società con azioni non quotate si compone di 3 o

5 membri effettivi, soci o non soci, secondo quanto stabilito nello statuto. Devono anche

nominarsi due membri supplenti. Il collegio sindacale delle società non quotate

(diversamente dall’organo amministrativo) ha una struttura semirigida e ciò costituisce un

primo ostacolo all’efficiente svolgimento delle sue funzioni, specie nelle grandi società.

Società quotate: l’ostacolo suddetto è rimosso per le società quotate con rif.1998 – fermo

restano il numero di 3 sindaci minimo e due supplenti; l’atto costitutivo può determinare

liberamente il numero di sindaci. Nomina: i primi sindaci sono nominati all’atto costitutivo.

Successivamente essi sono nominati dall’assemblea ordinaria. La legge o lo statuto

possono riservare la nomina di uno o più sindaci a Stato o enti pubblici. Quindi i sindaci

sono eletti dallo stesso organo che elegge gli amm.ri e questo ripropone il problema

dell’ingombranza del gruppo di comando: tal situazione muta con rif.1998, per cui l’atto

cost. di tali società quotate deve prevedere che almeno un membro effettivo sia eletto

dalla minoranza.

Requisiti di professionalità: nelle società non quotate dopo rif2003 almeno un sindaco

effettivo e un supplente devono scegliersi tra gli iscritti nel registro di revisori legali,

attualmente tenuto dal Ministero dell’economia e finanze. Gli altri sindaci, se non iscritti in

tale registro, devono scegliersi tra gli iscritti negli albi professionali individuati dal Ministro

della giustizia o fra professori universitari in materie economico giuridiche. per le società

quotate: i requisiti di onorabilità e professionalità sono fissai dal reg. del Ministro di

Giustizia

Registro dei revisori: nel registro dei revisori possono iscriversi persone fisiche in

possesso di specifici requisiti di professionalità ed onorabilità che abbiano superato un

esame di ammissione, nonché società che rispondano a requisiti riguardanti soci,

amministratori e soggetti responsabili della revisione. Cause di ineleggibilità: sono volte ad

assicurare l’indipendenza dei sindaci, per cui non possono essere nominati sindaci:

a) Il coniuge, parenti e affini entro il 4° degli amm.ri, nonché degli amm.ri di società che

fanno parte dello stesso gruppo.

b) Coloro che sono legati alla società o a società facenti parte dello stesso gruppo da un

rapporto di lavoro o di consulenza o prestazione d’opera o altri rapporti patrimoniali.

c) Valgono le stesse cause di incompatibilità previste per gli amm.ri

Compenso: finalità di indipendenza dei sindaci persegue la disciplina del loro compenso

che deve essere predeterminato ed invariabile. La retribuzione annua dei sindaci se non è

stabilita nello statuto, deve essere “determinata dall’assemblea all’atto della nomina per

l’intero periodo di durate del loro ufficio”. Durata e revoca: i sindaci restano in carica per 3

esercizio e sono rieleggibili. Sempre per garantire l’indipendenza dei sindaci, l’assemblea

può revocarli solo se sussiste giusta causa, inoltre la delibera di revoca deve essere

approvata dal tribunale, e nel frattempo non produce effetti.

Decadenza: costituisce causa di decadenza dall’ufficio il sopraggiungere di una delle

cause di ineleggibilità, nonché la sospensione o cancellazione dal registro dei revisori.

Decade inoltre il sindaco che senza giusto motivo, non assiste alle assemblee o diserta

durante un esercizio sociale, due riunioni del consiglio di amm.ne, del comitato esecutivo o

del collegio sindacale. È cosi sanzionato l eventuale assenteismo dei sindaci.

Sostituzione: in caso di morte, rinuncia, decadenza di un sindaco, subentrano i supplenti in

ordine di età; i novi sindaci restano in carica fino alla successiva assemblea che provvede

alla nomina dei sindaci effettivi e supplenti necessari per integrare il collegio. La nomina e

la cessazione dall ufficio dei sindaci devono essere iscritte nel registro delle imprese.

Controllo sull’amministrazione.

Funzione primaria del collegio sindacale è il controllo, in particolare: Controllo

sull’amm.ne: questo controllo ha oggetto l’amm.ne della società globalmente intesa e si

estende a tutta l’attività sociale, al fine di assicurare che la stessa venga svolta nel rispetto

della legge e dell’atto costitutivo, nonché dei principi di corretta amm.ne. in particolare

“sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo ,amm.vo e contabile della società e del suo

corretto funzionamento”.

Revisione legale: il collegio sindacale non svolge più la revisione legale dei conti della

società, affidata a un revisore o società di revisione. Tuttavia lo statuto può prevedere

anche la revisione legale dei conti sia esercitata dal collegio sindacale. tale opzione non è

consentita per: a)società tenute a redigere bilancio consolidato; b)società qualificate come

enti di interesse pubblico; c)società che controllano o sono controllate con un ente

pubblico.

Doveri: la vigilanza del collegio sindacale si esercita anzitutto nei confronti degli amm.ri, da

qui il potere dovere dei sindaci di intervenire alle riunioni dell’assemblea, del consiglio di

amm.ne e del comitato esecutivo, nonché di impugnare le relative delibere. Caratteri del

controllo: il controllo del collegio sindacale sull’amm.ne è di carattere globale e sintetico ,le

cui modalità sono rimesse alla discrezionalità tecnica del collegio.

Informazione: per consentire al collegio sindacale l’efficace svolgimento della propria

attività, la legge pone a carico degli amm.ri numerosi obblighi di comunicazione nei

confronti del primo. Obblighi di informazione particolarmente intesi nelle società quotate. In

queste gli amministratori devono riferire al collegio tempestivamente l attività svolta,

operazioni compiute e quelle a rischio ecc. Gli strumenti informativi del collegio sindacale

sono potenziati con rif.2003: infatti può scambiare info con i corrispondenti organi delle

società controllate in merito ai sistemi di amm.ne e controllo e all’andamento generale

dell’attività sociale” – è poi previsto lo scambio di info tempestivo tra collegio sindacale e

soggetti incaricati del controllo contabile.

Poteri: i sindaci hanno il poter-dovere di procedere in qualsiasi momento anche

individualmente, ad atti di ispezione e controllo, nonché di chiedere agli amm.ri notizie,

anche con riferimento a società controllate ,sull’andamento delle operazioni sociali o su

determinati affari. ”Potere di convocazione”, il collegio sindacale può previa comunicazione

al presidente del consiglio di amm.ne, convocare l’assemblea qualora nell’espletamento

del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgenza di provvedere.

Nelle società quotate tal potere può essere esercitato da due sindaci; inoltre, ciascun

sindaco è individualmente legittimato a convocare il consiglio di amm.ne e comitato

esecutivo. Inoltre il collegio può promuovere il controllo giudiziario sulla gestione, se ha il

sospetto che gli amm.ri abbiano compiuto irregolarità.

Funzionamento del collegio sindacale.

Presidente: il presidente del collegio è nominato dall’assemblea e nelle società quotate

deve essere prescelto tra i sindaci eletti dalla minoranza Riunioni e deliberazioni: il collegio

sindacale deve riunirsi almeno ogni 90gg e l’attuale disciplina prevede che le riunioni

possono svolgersi anche con mezzi telematici se lo statuto lo consente. deve costituirsi

con la presenza della maggioranza dei sindaci e delibera a maggioranza assoluta dei

presenti. delle riunioni si deve redigere processo verbale ,sottoscritto da tutti gli intervenuti;

i sindaci devono motivare il proprio dissenso. I sindaci possono avvalersi sotto la propria

resp. e a proprie spese di dipendenti e ausiliari per lo svolgimento di specifiche operazioni

di ispezione e controllo.

Denunzia dei soci: l’attività di controllo del collegio sindacale può essere sollecitata dai

soci (2408) ogni socio può denunziare al collegio fatti che ritiene censurabili, il collegio dal

suo canto è tenuto solo a tenerne conto nella relazione annuale. Doversi specifici quando

la denuncia provenga da tanti soci che rappresentano il 5% del capitale sociale; in tal caso

il collegio sindacale deve “indagare senza ritardo” sui fatti denunziati e presentare

conclusioni e proposte in assemblea”.

La responsabilità dei sindaci.

Criterio di diligenza: Al pari degli amm.ri, i sindaci devono adempiere i loro doveri con

diligenza e la professionalità richieste dalla natura dell’incarico(2407). In particolare sono

responsabili anche penalmente della verità delle loro attestazioni e devono conservare il

segreto su fatti e documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio.

Responsabilità esclusiva: l’obbligo di risarcimento di danno grava esclusivamente sui

sindaci di regola solidalmente, qualora il danno sia imputabile solo al mancato o

negligente adempimento dei loro doveri. È più frequente che l’evento dannoso sia

conseguenza di un comportamento doloso o colposo degli amm.ri, che i sindaci avrebbero

dovuto prevenire o impedire nell’espletamento della loro funzione di vigilanza.

Responsabilità concorrente: i sindaci sono quindi resp. In solido con gli amm.ri per i fatti o

le omissioni di questi, qualora il danno non si sarebbe prodotto se i sindaci avessero

vigilato in conformità degli obblighi della loro carica. L’azione di resp. contro i sindaci è

disciplinata analogamente a quella contro gli amministratori.

C – LA REVISIONE LEGALE DEI CONTI

Il sistema.

La rif.2003 ha completato il processo di separazione del controllo sull’amm.ne dal controllo

contabile, originariamente entrambi affidati al collegio sindacale. L’affidamento del

controllo contabile a revisore esterno fu avviato nel 1974. L’intera materia è stata riformata

dal d.lgs 27-1-2010. Permane un corpo di regole speciali per la revisione legale esercitata

da società qualificate come “enti di interesse pubblico” che sono le società emittenti di

azioni o altri strumenti finanziari quotati o diffusi tra il pubblico in maniera rilevante.

Conferimento e cessazione dell’incarico.

Conferimento incarico: la revisione legale è esercitata da revisore legale o società di

revisione iscritti nel registro dei revisori legali dei conti. Nomina: il revisore esterno è

nominato per la prima volta nell’atto cost.; dopo l’incarico è conferito dall’assemblea, su

proposta dell’organo di controllo. L’assemblea determina anche il corrispettivo spettante al

revisore per l’intera durata dell’incarico.

Indipendenza del revisore: il revisore o la società di revisione sono indipendenti dalla

società controllata; si statuisce che tra il revisore e la società non devono sussistere

relazioni finanziarie, d’affari,di lavoro ecc. Il revisore è tenuto a dotarsi si procedure idonee

a prevenire e rilevare le situazioni che possono compromettere la sua indipendenza

(interesse personale ,familiarità, intimidazioni). E qualora le stesse si verifichino deve

adottare misure volte a ridurne il rischio. Ma nei casi più gravi, “qualora i rischi siano di tale

rilevanza da compromettere l’indipendenza”, deve astenersi dall’effettuare la revisione.

Durata: l’incarico di controllo/revisione ha la durata di 3esercizi con scadenza alla data

dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio, ed è rinnovabile senza limiti.

Revoca: l’incarico può essere revocato dall’assemblea solo per giusta causa, sentito il

parere dell’organo di controllo; contestualmente alla revoca, l’assemblea deve conferire

l’incarico a un nuovo revisore.

Segue – la revisione legale degli enti di interesse pubblico.

La revisione legale di enti di interesse pubblico è sogg. a regole speciali, a tutela

dell’interesse generale alla correttezza delle info finanziarie diffuse dagli stessi. Tale

disciplina è caratterizzata da maggior rigore in merito ai requisiti di indipendenza del

soggetto incaricato alla revisione. Durata: c’è il “principio di rotazione periodica del

revisore”: l’incarico di revisione legale degli enti di interesse pubblico ha la durata di

9esercizi quando è conferito a società di revisione e di 7esercizi per i revisori legali di

persona fisica. Non puo essere rinnovato o nuovamente conferito al medesimo soggetto

se non siano decorsi almeno tre esercizi dalla cessazione del precedente.

Indipendenza: fermo restano il rispetto dei principi generali esaminati, è rimesso alla

Consob stabilire con regolamento le situazioni che possono compromettere l’indipendenza

del revisore e le misure da adottare per rimuoverle. è vietato alla società di revisione di

prestare alla società revisionata servizi ulteriori rispetto all’organo e revisione contabile. Ed

il divieto opera anche nei confronti delle società o singoli professionisti che fanno parte

della rete delle società di revisione. non puo essere responsabile della revisione chi ha

ricoperto da meno di due anni cariche sociali o funzioni dirigenziali nella società

revisionata. Violazione di tali divieti è punita con sanzione amm.va pecuniaria.

Funzioni e responsabilità del revisore dei conti.

Funzione principale, anche se non esclusiva, del revisore è di controllare e regolare la

tenuta della contabilità ed esprimere un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio

consolidato. Attività di revisione: il revisore legale deve verificare nel corso dell’intero

esercizio la regolare tenuta della contabilità sociale e corretta rilevazione nelle scritture

contabili dei fatti di gestione. Deve verificare inoltre che il bilancio di esercizio e il bilancio

consolidato siano conformi alle norme e rappresentino in modo veritiero la situazione

patrimoniale.

Giudizio sul bilancio: l’attività è volta a esprimere con relazione “un giudizio” sul bilancio.

Giudizio che può essere graduato secondo 4modelli: 1) senza rilievi: se il bilancio è

conforme alle norme che ne disciplinano la redazione; 2) con rilievi;3) giudizio

negativo;4)dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio. Negli ult.3casi il revisore

espone nella relazione i motivi della propria revisione. Inoltre in caso di giudizio negativo o

dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio sul bilancio o dubbi sulla continuità

aziendale di una società quotata, ne informa immediatamente la Consob.

Poteri del revisore: il soggetto incaricato del controllo contabile ha diritto di ottenere dagli

amm.ri documenti e notizie utili per la revisione e può procedere ad accertamenti,

ispezioni e controlli. In società quotate e in quelle che fanno appello al mercato del

capitale di rischio, la società di revisione deve informare senza indugio la Consob e il

collegio sindacale dei fatti che ritiene censurabili. Inoltre “revisore o società di revisione

”devono conservare i documenti relativi agli incarichi di revisione legale svolti per 10anni

dalla data della relazione, così da consentire successivi controlli.

Responsabilità: il soggetto incaricato del controllo contabile, deve adempiere i propri

doveri con “diligenza professionale”, è resp. della verità delle sue attestazioni e deve

conservare il segreto su fatti e documenti di cui ha conoscenza per ragioni del suo ufficio.

Nei confronti delle società che conferiscono l’incarico, il revisore o la società di revisione

rispondono in solido con gli amm.ri per danni derivanti dall’inadempimento dei loro doveri.

L’azione di resp. si prescrive i n 5anni dalla data di relazione di revisione sul bilancio

emessa al termine dell’attività di revisione cui si riferisce l’azione di risarcimento.

D – I SISTEMI ALTERNATIVI

Il sistema dualistico.

Esaurita l’analisi del sistema tradizionale di “amm.ne e controllo”, si analizzino i due

sistemi alternativi introdotti dalla rif.2003; sistemi che trovano applicazione solo se

espressamente adottati in sede di costituzione della società o con modifica statuto. Come

detto, il sistema dualistico è di ispirazione tedesca, prevede la presenza di un consiglio di

gestione e consiglio di sorveglianza. il controllo contabile è affidato ad un revisore

legale o società di revisione.

Elementi caratterizzanti: il consiglio di gestione svolge le funzioni proprie del consiglio di

amm.ne nel sistema tradizionale; peculiare è invece la posizione del consiglio di

sorveglianza a cui sono attribuite sia le funzioni proprie del collegio sindacale, sia le

funzioni di indirizzo della gestione che nel sistema tradizionale sono proprie

dell’assemblea dei soci, come nomina e revoca dei componenti del consiglio di gestione e

approvazione del bilancio di esercizio; la presenza del consiglio di sorveglianza riduce le

competenze dell’assemblea ordinaria, questa difatti nomina e revoca i componenti del

consiglio di sorveglianza, ne determina il compenso e esperisce contro di loro l’azione di

resp. Il sistema dualistico determina un più accentuato distacco tra “azionisti” e “organo

gestorio della società”. Difatti scelte e valutazioni tipicamente imprenditoriali, quali

designazione di amm.ri e approvazione di bilancio, sono sottratte ai soci e affidate ad un

organo professionale(consiglio di sorveglianza). Si tratta di un modello adatto per le

società con azionariato diffuso e prive di uno stabile nucleo di azionisti imprenditori.

Consiglio di sorveglianza: i componenti del coniglio possono essere soci o non soci. Il loro

numero, non inferiore a 3, è fissato dallo statuto. I primi componenti sono nominati

dall’atto costitutivo. Requisiti eleggibilità: almeno un componente effettivo del consiglio di

sorveglianza deve scegliersi tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili; lo statuto può

subordinare l’assunzione della carica al possesso di particolari requisiti di “onorabilità,

professionalità e indipendenza”. Non possono essere eletti i componenti del consiglio di

gestione, né coloro che sono legati alla società da un rapporto di lavoro o continuativo di

consulenza o prestazione d’opera. Nelle sole società quotate i consiglieri devono essere in

possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità fissati per decreto dal ministro di

giustizia. I componenti del consiglio di sorveglianza restano in carica per 3esercizi e sono

rieleggibili; inoltre sono liberamente revocabili dall’assemblea anche se non ricorre una

giusta causa, salvo il diritto al risarcimento; ma si richiede che la delibera si approvo con il

voto a favore di 1/5 del capitale sociale. L’assemblea provvede a sostituire i membri.

Competenze e poteri: il consiglio di sorveglianza esercita le funzioni proprie del collegio

sindacale nel sistema tradizionale. In particolare: presenta la denunzia al tribunale

(2409);riferisce per scritto una volta all’anno all’assemblea sull’attività di vigilanza svolta; è

destinatario delle denunzie dei soci; i suoi componenti devono assistere alle assemblee e

possono(non devono)assistere a quelle del consiglio di gestione. Il consiglio di

sorveglianza ha poteri e diritti di informazione analoghi a quelli del collegio sindacale nei

confronti del consiglio di gestione, del soggetto che esercita la revisione dei conti, dei

corrispondenti organi delle società controllate. Al consiglio di sorveglianza è attribuita larga

parte delle funzioni in assemblea ordinaria, infatti: a)nomina, revoca i componenti del

consiglio di gestione; ne determina il compenso; b)approva il bilancio di esercizio e il

consolidato; c) promuove l’esercizio dell’azione di resp. nei confronti dei componenti del

consiglio di gestione, competenza che conserva anche l’assemblea. Lo statuto puo

prevedere che il bilancio di esercizio sia approvato dall assemblea in caso di mancata

approvazione da parte del consiglio o quando ne e fatta espressa richiesta. Se previsto

dallo statuto, il consiglio delibera sulle operazioni strategiche sui piani industriali e

finanziari ecc.

Regolamento e funzionamento: il presidente del consiglio di sorveglianza è eletto

dall’assemblea e i suoi poteri sono determinati dallo statuto. Alle deliberazioni del consiglio

di sorveglianza si applicano le disposizioni che regolano la validità delle deliberazioni del

consiglio di amm.ne. La delibera del cons. di sorv. con cui viene approvato il bilancio di

esercizio è sottoposta alle limitazioni fissate dal 2434bis,ma può essere impugnata anche

dai soci a norma dell’art.2377.

Responsabilità: i componenti del consiglio si sorveglianza devono adempiere i loro doveri

con diligenza richiesta dalla natura dell’incarico; sono solidalmente responsabili coi

componenti del consiglio di gestione per i fatti e omissioni di questi quando il danno non si

sarebbe prodotto se avessero vigilato bene. L’assemblea delibera l’azione di

responsabilità nei loro confronti, ma stranamente non sono richiamate le disposizioni in

tema di responsabilità verso i creditori sociali ed i singoli soci o terzi. Silenzio che può

colmarsi dall’affermata applicabilità al consiglio di gestione e al consiglio di sorveglianza

delle norme relative agli amm.ri e ai sindaci, se non diversamente disposto.

Consiglio di gestione: più scarna è la disciplina del consiglio di gestione, le cui funzioni

coincidono con quelle del consiglio di amm.ne nel sistema tradizionale ed al quale si

applicano quasi tutte le norme per quest’ultimo dettate. Quindi ci limitiamo a ricordare le

poche differenze tra i due. Il consiglio di gestione è costituito da un numero di componenti

non inferiore a 2. I primi componenti sono nominati all’atto costitutivo. Successivamente la

loro nomina compete al consiglio di sorveglianza. nelle società quotate se i componenti

sono più di4,almeno uno deve essere amm.re indipendente. I componenti del consiglio di

gestione non possono essere nominati consiglieri di sorveglianza. Essi sono revocabili ad

nutum dal consiglio di sorveglianza

Azione di responsabilità : l’azione sociale di resp. contro i consiglieri di gestione può

essere esercitata anche dal consiglio di sorveglianza (ferme restando le regole per

l’azione di responsabilità contro gli amm.ri nel sistema tradizionale). La relativa

deliberazione è assunta a maggioranza dei componenti e comporta la revoca di ufficio dei

consiglieri di gestione se è raggiunta la maggioranza dei 2/3 dei componenti; in tal caso si

provvede alla sostituzione. Lo stesso consiglio di sorveglianza può rinunziare/transigere

all’azione, ma la rinunzia non impedisce l’esperimento dell’azione sociale di resp. da parte

di soci di minoranza.

Sistema monistico.

Elementi caratterizzanti: il sistema monistico di ispirazione inglese, si caratterizza per la

soppressione del collegio sindacale. L’amm.ne ed il controllo sono esercitati dal consiglio

di amm.ne e da un comitato per il controllo sulla gestione, costituito al suo interno, che

svolge funzioni proprie del collegio sindacale. – il controllo contabile è affidato ad un

revisore contabile o società di revisione.

Consiglio di ammm.ne: al consiglio di amm.ne, eletto dall’assemblea, si applicano le

disposizioni dettate per gli amm.ri nel sistema tradizionale con una sola significativa

differenza, ossia che dal suo ambito devono essere estratti i componenti dell’organo di

controllo, e difatti almeno 1/3 deve essere in possesso dei requisiti di indipendenza stabiliti

per i sindaci. Nelle società quotate un amministratore indipendente deve essere eletto

dalla minoranza.

Comitato per il controllo sulla gestione: l componenti del comitato per il controllo su

gestione sono nominati dallo stesso consiglio di amm.ne tra i consiglieri in possesso di

requisiti di indipendenza, onorabilità e professionalità, almeno uno dei componenti deve

scegliersi tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili. Si richiede poi che essi non siano

membri del comitato esecutivo e che non svolgano anche di fatto funzioni gestorie

neppure in società controllanti o controllate. Se la società è quotata l amministratore

indipendente eletto dalla minoranza è di diritto componente del comitato di controllo e lo

presiede. Il consiglio di amm.ne determina anche il numero dei componenti del comitato

per i controllo della gestione, che cmq non deve essere inferiore a 3 nelle società che

fanno ricorso al mercato del capitale di rischio. Provvede inoltre alla sostituzione in caso di

morte, rinuncia e revoca di un componente del comitato.

Funzioni: le funzioni del comitato coincidono con quelle del collegio sindacale. Ossia vigila

sull’adeguatezza della struttura organizzativa della società, del sistema di controllo interno

e amm.vo e contabile, nonché sull’idoneità a rappresentare adeguatamente i fatti di

gestione. Può presentare denunzie al tribunale se riscontri irregolarità dannose. I

componenti del comitato, devono assistere alle assemblee, adunanze del consiglio di

amm.ne e del comitato esecutivo, ma non è prevista la decadenza automatica in caso di

assenze ripetute e ingiustificate (diversamente dai sindaci). Imposto anche lo scambio di

info con la società/revisore contabile.

Società quotate: in queste si riconosce al comitato per il controllo sulla gestione i

medesimi poteri e diritti di informazione del collegio sindacale nei confronti degli altri

amm.ri, del soggetto che esercita revisione legale dei conti. È altresì riconosciuto il potere

del comitato di procedere in ogni momento ad “ispezioni e controlli”. infine si riconosce il

potere di avvalersi di collaborazione dei dipendenti e convocare il consiglio di amm.ne.

Regole di funzionamento: molto scarna è la disciplina; il comitato elegge al suo interno il

presidente ed opera con l’osservanza delle norme di funzionamento dettate per il collegio

sindacale, che sono richiamate. In particolare, deve riunirsi almeno ogni 90gg., è

regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei componenti e delibera a

maggioranza assoluta dei presenti. E’ evidente che il punto debole della disciplina è che i

controllori sono direttamente nominati dai controllati, siedono insieme ad essi e votano nel

consiglio di amm.ne. – l’effettiva funzionalità perciò si gioca sull’indipendenza dei

controllori.

E – I CONTROLLI ESTERNI

Sistema.

Accanto al controllo interno del collegio sindacale e al controllo contabile affidato a

revisore esterno, l’ordinamento prevede un articolato sistema di controlli esterni sulle spa.

tali controlli sono espressione dell’interesse generale al corretto funzionamento di tali

società. Il sistema di controlli esterni non è identico per tutte le spa. Controllo giudiziario:

comune a tutte le spa è il solo controllo esterno sulla gestione esercitato dall’autorità

giudiziaria in presenza di situazioni patologiche che ne alterano il corretto funzionamento.

Controlli esterni di diversa nature e finalità sono introdotti per le società che svolgono

particolari attività. Consob: a partire dalla riforme del 1974 le società con azioni quotate in

borsa e quelle che istituzionalmente operano sul mercato mobiliare sono assoggettate al

controllo della Consob; organo pubblico con poteri regolamentari e di controllo finalizzati

alla tutela degli investitori nonché alla trasparenza del mercato mobiliare e delle società

che operano in esso.

Controllo giudiziario sulla gestione.

Il controllo giudiziario sulla gestione della spa (2409) è una forma di intervento dell’autorità

giudiziaria nella vita della società volta a ripristinare la legalità dell’amm.ne delle stesse.

Gravi irregolarità: in base all’attuale disciplina il procedimento può essere attuato se vi è

fondato sospetto che gli amm.ri(non più i sindaci) “in violazione dei loro doveri abbiano

compiuto gravi irregolarità nella gestione”, ma si chiede ulteriormente che le stesse

“possano arrecare danno alla società o alle società controllate”. Iniziativa: le irregolarità

gravi possono essere denunziate:

a) Dai soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale; mentre nelle società

che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio è ridotta al 5% del capitale sociale (lo

statuto può prevedere percentuali inferiori). Nelle società che fanno ricorso al mercato del

capitale di rischio la percentuale richiesta è ridotta al 5% del capitale sociale.

b) In tutte le società l’iniziativa può assumersi anche dal collegio sindacale o dal

corrispondente organo di controllo nei sistemi alternativi.

c) Infine nelle sole società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l’iniziativa

può essere assunta anche dal pubblico ministero, nonché dalla Consob quando sospetti

gravi irregolarità nell’adempimento dei doveri dei sindaci. Il tribunale non può procedere

d’ufficio.

Fase istruttoria: Il procedimento attivato con denunzia si articola in 2fasi: Una prima fase di

carattere istruttorio è diretta ad accertare l’esistenza delle irregolarità ed individuare i

provvedimenti da adottare per rimuoverle; a tal fine il tribunale deve sentire in camera di

consiglio gli amm.ri e i sindaci. Può inoltre far l’ispezione dell’amm.ne della società da

parte di un consulente designato dallo stesso tribunale. Le relative spese sono a carico dei

soci richiedenti. Tuttavia la più significativa novità è che il gruppo di comando della società

può evitare ispezione ed ottenere dal tribunale la sospensione del procedimento per un

periodo determinato se l’assemblea sostituisce amm.ri e sindaci con soggetti di adeguata

professionalità, che si attivano senza indugio per accertare se le violazioni sussistono e in

caso positivo eliminarle, riferendo al tribunale sugli accertamenti e attività compiute.

Provvedimenti: Se questi ultimi risultano insufficienti all’eliminazione delle violazioni

denunciate ed accertate dal tribunale, questo ha di fronte a se 2 vie, tra le quali può

scegliere in base alla gravità delle irregolarità. Il tribunale può disporre opportuni

provvedimenti cautelar: per evitare il ripetersi di irregolarità e nel contempo convocare

l’assemblea della società per le deliberazioni conseguenti (deliberazioni che l’assemblea è

libera di adottare o meno) Nei casi più gravi si può rendere necessario l’intervento di un

elemento estraneo per riportare ordine nella gestione della società; in tal caso il tribunale

revoca gli amm.ri eventualmente anche i sindaci e nomina un amministratore

giudiziario.

Amministratore giudiziario: i poteri e durata di carica dell’amm.re giudiziario sono

determinati dal tribunale con decreto di nomina. È investito per legge del potere di

proporre l’azione di responsabilità contro gli amm.ri e sindaci. Azione che è sottratta alla

preventiva deliberazione dell assemblea dei soci. La società puo rinunciare all azione con l

osservanza della disciplina prevista. L’amm.re ha la rappresentanza anche processuale

della società, ma non può compiere atti eccedenti l’ordinaria amm.ne senza autorizzazione

del presidente del tribunale. Chiusura della procedura: prima della scadenza del suo

incarico l’amm.re giudiziario deve convocare l’assemblea per la nomina dei nuovi amm.ri e

sindaci. L’amm.re giudiziario può però proporre in alternativa all’assemblea la messa in

liquidazione della società o la sua sottoposizione a procedura concorsuale.

La Consob.

Commissione nazionale per la società e la borsa – è un organo pubblico di vigilanza sul

mercato dei capitali istituito con l.7/6/74 – è una persona giuridica di diritto pubblico – che

gode di piena autonomia nei limiti di legge; ha sede primaria a Roma e secondaria a

Milano. Funzioni: nata come organo di controllo di borsa e società che in borsa collocano i

titoli, è progressivamente divenuta organo di controllo dell’intero mercato mobiliare, dei

soggetti che sullo stesso operano e di ogni operazione di sollecitazione del pubblico

risparmio attraverso l’emissione e collocamento di strumenti finanziari. L’attività della

Consob coinvolge perciò anche la spa quotate; in questa sede si esporranno solo le

norme che regolano l’informazione societaria.

Segue – Consob e informazione societaria.

La Consob svolge un ruolo centrale per assicurare un’adegua e veritiera informazione del

mercato mobiliare sugli eventi di rilievo che riguardano la vita delle società che fanno

appello al pubblico risparmio in modo da consentire agli investitori scelte più consapevoli.

Due sono i principi cardine dell’attuale disciplina dell’informazione societaria:

1) Informazione continua: tutte le società emittenti strumenti finanziari quotati o cmq diffusi

tra il pubblico devono tempestivamente informarlo ,secondo le modalità stabilite dalla

Consob, di qualsiasi fatto riguardante anche l’attività delle società controllate, la cui

conoscenza può influire sensibilmente sul prezzo degli strumenti finanziari.

2) Informazione su richiesta: la Consob può inoltre richiedere che siano resi pubblici

notizie e documenti necessari per l’informazione del pubblico e provvedervi direttamente,

a spese degli interessati, in caso di inottemperanza.

3) Informazione periodica: ha inoltre prescritto che siano messi a disposizione del pubblico

documenti contabili periodici: bilancio di esercizio e relazione finanziaria semestrale; La

Consob è poi investita di ampi poteri di indagine e di intervento per vigilare sulla

correttezza dell’informazione fornita.

4) Informazione regolamentare: le informazioni di cui è prescritta la pubblicazione (info

reg.) devono depositarsi presso la Consob e le società di gestione del mercato dove

avviene la quotazione. La Consob stabilisce modalità e termini per la diffusione di esse tra

il pubblico. Puo inoltre in caso di inottemperanza rendere nota la violazione dei doveri di

informazione del pubblico a discredito dell emittente dalla quotazione fino a 10 giorni.

CAPITOLO 18 - IL BILANCIO

Il bilancio di esercizio.

La spa deve redigere annualmente il bilancio di esercizio; molte sono state le modifiche

nell’evoluzione legislativa, in particolare con rif.2003 con cui stato risolto il problema dei

rapporti tra civilistica e normativa fiscale in tea di bilancio. Principi contabili internazionali: il

reg. CE 19/7/02 e il d.lgsn.38 del 2005 hanno disposto che a partire dal 2005 alcune

società siano obbligate ed altre abbiano la facoltà di redigere i propri bilanci in base ai

principi contabili internazionali. In tal modo l’Ue ha inteso rendere agevolmente

confrontabili i bilanci di imprese soggette al diritto di differenti Stati membri, superando le

persistenti divergenze tra le normative nazionali.

Ambito di applicazione: l’impiego dei principi contabili internazionali è obbligatorio per la

redazione dei bilanci di esercizio e consolidato delle società con azioni od altri strumenti

finanziari quotati o diffusi tra il pubblico in misura rilevante e anche per le società che

possono redigere bilancio in forma abbreviata. Adozione facoltativa: per tutte l altre società

per azioni ,l’adozione dei principi contabili internazionali è facoltativa; ma una volta adottati

i principi contabili internazionali la decisione non è revocabile.

Nozione: il bilancio di esercizio è il documento contabile che rappresenta in modo chiaro,

veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società alla fine di ciascun

esercizio nonché il risultato economico dell’esercizio stesso. è costituito dallo “stato

patrimoniale” e dal “conto economico” e “nota integrativa”. Deve essere corredato dalla

relazione sulla gestione degli amm.ri, nonché da relazioni del collegio sindacale e del

revisore contabile.

Funzioni: funzione essenziale è di accertare periodicamente la situazione del

patrimonio(aspetto statico) e la redditività (aspetto dinamico) della società; l bilancio di

esercizio costituisce difatti per i soci il solo strumento legale di informazione contabile

sull’andamento degli affari sociali; e costituisce per i creditori sociali il mezzo per

conoscere la consistenza del patrimonio sociale. Bilancio e normativa fiscale: il bilancio di

es. ha anche rilievo per l’applicazione della normativa tributaria, perché costituisce per il

fisco il termine di riferimento per la tassazione periodica del reddito della società(Ires).

Clausole generali: i principi cardine che dominano la redazione del bilancio sono quelli di

chiarezza e rappresentazione veritiera e corretta ex 2423. Chiarezza: per quanto riguarda

la struttura e contenuto del bilancio; mentre la verità e la correttezza trova applicazione

nelle norme che fissano i criteri di valutazione dei diversi cespiti patrimoniali. E’

obbligatorio fornire informazioni ulteriormente necessarie, se quelle richieste da specifiche

diposizioni di legge non siano sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta.

Altri principi:2423bis stabilisce altri principi che rafforzano le clausole generali:

a) La valutazione delle voci di bilancio deve farsi secondo prudenza e nella prospettiva di

continuazione dell’attività; nel contempo deve tener conto della “funzione economica

dell’elemento dell’attivo o del passivo considerato al fine di far prevalere quest’ultima in

caso di contrasto con i criteri formali di iscrizione in bilancio(principio di prevalenza della

sostanza sulla forma).

b) Bilancio di competenza: nella redazione del bilancio si deve tener conto delle entrate e

uscite di competenza dell’esercizio indipendentemente dalla data dell’incasso o del

pagamento,nonché di rischi e perdite di competenza dell’esercizio, anche se conosciuti

dopo la chiusura dello stesso, ma prima della redazione del bilancio. Ossia il bilancio di

esercizio è di competenza non di cassa.

c) Continuità: i criteri di valutazione non possono modificarsi da un esercizio all’altro ,se

non in casi eccezionali e con l’obbligo degli amm.ri di motivare la deroga nella nota

integrativa e di illustrarne l’influenza.

Struttura del bilancio

Il bilancio di esercizio si articola in 3 parti che si integrano reciprocamente: 1)Stato

patrimoniale;2)Conto economico;3)Nota integrativa. Criteri di redazione:

a) Le singole voci devono inserirsi nello stato patrimoniale e nel conto economico secondo

l’ordine tassativo fissato per legge.

b) Le voci sono organizzate in grandi categorie omogenee a loro volta articolate in

sottocategorie (numeri romani),in voci (numeri arabi) ed in alcuni casi in sottovoci (lettere

minuscole). Creando un sistema di voci chiaro, ordinato.

c) Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve indicarsi l’importo

della voce corrispondente dell’esercizio precedente e ciò per rendere agevole il confronto

col bilancio degli esercizi precedenti.

d) È vietato il compenso di parte, ossia la somma algebrica di attività e passività, oppure di

costi e ricavi che per legge devono iscriversi distintamente.

Il bilancio deve essere redatto in unita di euro senza cifre decimali. Bilancio in forma

abbreviata: Alle società che non superano determinate dimensioni – in base a parametri

riferito all’attivo patrimoniale, fatturato e numero di dipendenti – è consentita la redazione

di un bilancio in forma abbreviata, nel quale è ridotto il numero delle voci dello stato

patrimoniale ed oggi anche del conto economico, nonché delle indicazioni richieste dalla

nota integrativa. Esaminiamo ora il contenuto delle 3parti in cui si articola il bilancio:

Stato patrimoniale: rappresenta la composizione quantitativa e qualitativa del patrimonio

della società (attività e passività) e la situazione al giorno di chiusura dell’esercizio.

Consente poi l’immediata conoscenza del patrimonio netto della società. Deve essere

redatto in forma a colonne: vanno iscritte prima le attività; poi il patrimonio netto e le

passività. Voci dell’attivo: sono aggregate in 4grandi categoria ordinate secondo il criterio

della liquidità crescente:

a) Crediti verso i soci ancora dovuti, con separata indicazione della parte già

richiamata.

b) Immobilizzazioni, che comprendono gli elementi patrimoniali destinati ad essere usati

durevolmente dalla società; queste a loro volta si dividono in 3 sottocategorie:

B1) Immobilizzazioni immateriali: quali i costi di impianto e di ampliamento, diritti di

brevetto industriale e l’avviamento.

B2) immobilizzazioni materiali: quali i terreni e fabbricati, attrezzature industriali e

commerciali.

B3) Immobilizzazioni finanziarie: come crediti ,altri titoli e azioni proprie, quando siano

destinati a permanere stabilmente nel patrimonio della società. Altrimenti questi cespiti si

devono considerare nel c.d. “attivo circolante”.

c) Attivo circolante, a sua volta distinto in:

C1) Rimanenze: di prodotti in corso di lavorazione e di prodotti finiti e merci.

C2) Attività finanziarie: che non costituiscono immobilizzazioni e tra queste si devono

inserire le partecipazioni, le azioni proprie e altri titoli di cui si prevede l’alienazione in

tempi brevi.

C3) Disponibilità liquide: distinte in 3voci quali depositi bancari ed il danaro in cassa.

d) Ratei e risconti (attivi): i ratei attivi sono quote di proventi comuni a due o più esercizi

di competenza dell’esercizio, ma esigibili in esercizio successivi. I risconti attivi sono

invece quote di conti comuni a due o più esercizi sostenuti nell’esercizio, ma di

competenza di esercizi successivi. Il disaggio di emissione dei prestiti obbligazionari deve

essere imputato pro quota a ogni esercizio per il periodo di durata del prestito in

conformità del relativo piano di ammortamento. Voci del passivo: passando al passivo, le

relative voci sono divise in 5categorie:

a) Patrimonio netto: che risulta composto dal capitale sociale nominale e dai diversi tipi di

riserve; l’importo del capitale e delle riserve è aumentato degli utili portati a nuovo(utili di

esercizi precedenti non distribuiti) e dagli utili di esercizio risultanti dal conto economico. –

è invece diminuito delle eventuali perdite portate a nuovo e delle perdite di esercizio. Si

ottiene così il patrimonio netto della società. Ovviamente tali voci non costituiscono vere e

proprie passività e si iscrivono nella colonna delle passività per ragioni contabili (c.d.

passivo ideale).

b) Fondi per rischi ed oneri: sono accantonamenti destinati a coprire perdite od debiti

certi o probabili. È il caso degli accantonamenti per il pagamento di risarcimenti, indennità

o imposte.

c) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato: l’importo del relativo fondo si

determina in base agli anni di servizio maturati ex 2120.

d) Debiti: distinti in 14voci,per consentire una dettagliata informazione quantitativa e

qualitativa sull’indebitamento della società.

e) Ratei e risconti passivi: i “ratei passivi” sono quote di costi comuni a due o più esercizi

di competenza dell’esercizio ma che saranno effettivamente sopportati negli esercizi

successivi. – “risconti passivi” sono invece quote di proventi comuni a due o più esercizi,

percepiti nell’esercizio, ma di competenza di esercizi successivi.

Conti d’ordine: in calce allo stato patrimoniale devono essere infine iscritti i c.d. conti

d’ordine, la loro funzione è di informare sull’esistenza di rischi ed impegni futuri, che non

incidono attualmente sulla consistenza del patrimonio sociale. È prescritta l analitica

indicazione delle garanzie prestate dalla società.

Conto Economico: mentre lo stato patrimoniale rappresenta la situazione patrimoniale e

finanziaria della società al termine dell’esercizio, il conto economico espone il risultato

economico dell’esercizio (utile o perdita) attraverso la rappresentazione di costi e oneri

sostenuti, nonché di ricavi e altri proventi conseguiti nell’esercizio. deve essere redatto in

“forma espositiva scalare” con esposizione cioè in un’unica sequenza prefissata dai

componenti positivi e negativi di reddito; consentendo una miglio valutazione del risultato

di esercizio attraverso una serie di totali parziali che permettono di tenere distinto il

risultato della specifica attività di società (utile o perdita della gestione ordinaria) da quello

determinato da oneri e proventi di diversa natura (risultato della gestione finanziaria e

risultato straordinario). A tal fine il conto economico è articolato in 5sezioni scalari:

1) Nella prima, chiamata “valore di produzione” vanno indicati e sommati i ricavi di

competenza dell’esercizio dell’attività produttiva tipica e le variazioni, positive o negative

delle relative rimanenze in magazzino.

2) Dal totale ottenuto sopra si sottraggono i “costi di produzione”, fra i quali gli

ammortamenti, le svalutazioni e gli accantonamenti; si ottiene così, per differenza il

risultato lordo della gestione ordinaria della società.

3) Nella terza sezione sono iscritti e sommati algebricamente i “proventi ed oneri

finanziari”, quali i proventi derivanti da partecipazioni in altre società, gli interessi attivi e

passivi, gli utili e perdite su cambi.

4) Nella quarta sezione sono iscritte e sommate algebricamente le “rettifiche di valore di

attività finanziarie” dovute a rivalutazioni e svalutazioni delle stesse.

5) Nella quinta sezione sono iscritti e sommati algebricamente i “proventi e oneri

straordinari” con relativo totale.

La somma algebrica dei diversi totali parziali così ottenuti costituisce il risultato globale di

esercizio che va indicato prima al lordo e poi al netto delle imposte sul reddito, correnti,

differite ed anticipate. Nota integrativa: gli amm.ri devono redigere due ulteriori

documenti volti ad illustrarne il contenuto ed in alcuni casi ad integrarlo: la c.d. nota

integrativa, che costituisce la parte integrante del bilancio e la c.d. relazione sulla gestione.

La “nota integrativa” ex 2427 fornisce una serie di informazioni integrative sulla situazione

patrimoniale e finanziaria, sul risultato economico di esercizio, nonché sul numero dei

dipendenti, sui compensi di amm.ri e sindaci e sugli altri strumenti finanziari emessi dalla

società, sui finanziamento dei soci alla società e operazioni di locazione finanziaria.

La c.d. “relazione sulla gestione”: è un allegato esterno al bilancio e assolve alla funzione

di resoconto sulla gestione della società; essa deve contenere un’analisi fedele della

situazione della società e dell’andamento della gestione “nel suo complesso e nei vari

settori in cui essa ha operato”, anche attraverso imprese controllate, con particolare

riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti, nonchè una descrizione dei principali rischi

ed incertezze a cui la società è esposta._ E’ poi fissato un “contenuto minimo” di essa,

cioè che dalla relazione devono risultare i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura

dell’esercizio e l’evoluzione prevedibile della gestione.

Criteri di valutazione.

La redazione del bilancio di esercizio comporta per molti cespiti patrimoniali il compimento

di una serie di stime da parte degli amm.ri, volte a determinarne il valore da iscrivere al

bilancio, questo perché il valore di molti cespiti varia nel tempo in relazione molteplici

fattori (ad es. il valore di un macchinario si riduce in seguito al suo logoramento nel

tempo). Questo è un “punto delicato” in quanto coinvolge i margini di discrezionalità degli

amm.ri. ed è di estrema importanza per la corretta determinazione del risultato economico

dell’esercizio. Infatti, sopravvalutazioni arbitrarie delle attività o sottovalutazioni arbitrarie

delle passività gonfiano artificiosamente l’utile di esercizio e ridimensionano le perdite,

viceversa, sottovalutazioni delle attività e sopravvalutazioni di passività danno luogo a c.d.

“riserve occulte”. Per evitare ciò, il legislatore per un verso fissa i principi generali da

osservare nelle valutazioni: come prudenza, continuità nei criteri di valutazione. Per altro

verso determina dettagliatamente i criteri cui gli amm.ri devono attenersi nelle valutazioni

dei diversi cespiti. Vediamo tali criteri:

Immobilizzazioni: di ogni tipo (immateriali, materiali e finanziarie) sono iscritte in bilancio al

costo storico, ossia al costo di acquisto o di produzione nel quale vanno computati anche i

costi accessori (spese trasporto).

Ammortamenti: il valore delle immobilizzazioni materiali immateriali, la cui utilizzazione è

limitata nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in

relazione alla residua possibilità di utilizzazione del bene, attraverso la diretta riduzione del

valore iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale. In tal modo si ripartisce tra gli esercizi di

probabile durata del bene, il costo inizialmente sopportato sulla base di un piano di

ammortamento che tiene conto di fattori come logorio, obsolescenza tecnica ecc..

Svalutazioni: se il valore di un’immobilizzazione risulta durevolmente minore del costo

storico regolarmente ammortizzato, dovrà essere iscritta in bilancio per tale minore valore.

Se il costo storico è il criterio base di valutazione delle immobilizzazioni, regole particolari

sono dettate per alcune di esse.

a) Le immobilizzazioni finanziarie – costituite da partecipazioni in imprese controllate

collegate, anziché al costo, possono essere valutate col metodo del patrimonio netto,

ossia iscrivendo in bilancio un importo pari alla corrispondente quota, rettificata, del

patrimonio netto della società partecipata risultante dall’ultimo bilancio della stessa

(partecipazioni).

b) Costi di impianto, ampliamento, ricerca, di sviluppo e pubblicità possono essere iscritti

nell’attivo, solo se hanno un’utilità pluriennale; inoltre devono ammortizzarsi in un periodo

non superiore a 5anni (costi pluriennali).

c) Avviamento, può essere iscritto nell’attivo solo se acquistato a titolo oneroso e nei limiti

del costo per esso sostenuto; anch’esso ammortizzato in 5anni.

Crediti: devono essere sempre valutati secondo il valore di prudente realizzo, se gli amm.ri

li ritengono di dubbia o difficile realizzazione, non possono perciò essere iscritti in bilancio

al valore nominale, ma dovranno essere iscritti per la minor somma che si presume di

poter realizzare. Attivo circolante: i cespiti dell’attivo circolate diversi dai crediti rimanenze,

titoli e partecipazioni che non costituiscono immobilizzazioni, devono essere iscritti al

costo di acquisto o di produzione, oppure, se minore, al valore di realizzo desumibile

dall’andamento del mercato. Operazioni in valuta: l’attuale disciplina stabilisce

anche i criteri di iscrizione in bilancio delle attività e passività in valuta i cui effetti non si

sono ancora esauriti al termine dell’esercizio. Al riguardo sono dettati criteri diversi a

seconda che si tratti di attività e passività non costituenti immobilizzazioni oppure attività

che costituiscono immobilizzazioni.

Deroghe eccezionali: i criteri di valutazioni esposti sono costantemente ispirati dal

principio di prudenza e mirano ad evitare che gli amm.ri sopravvalutino i relativi cespiti

patrimoniali, con conseguente esposizione in bilancio di utili non certi o fittizi. La stessa

legge tuttavia impone di derogare ai criteri di valutazione in casi eccezionali che rendono

l’applicazione degli stessi incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta( ad es.

in un terreno agricolo si scopre un giacimento di metano). In tal caso gli amm.ri devono

attribuire ai beni un valore superiore a quello risultante dall’applicazione dei criteri di sopra

esposti, motivando le singole deroghe con nota integrativa. Inoltre gli eventuali utili

risultanti dalla deroga devono essere iscritti in un apposita riserva non distribuibile fin

quando il maggior valore iscritto non sia stato realizzato per effetto dell alienazione del

bene o coperto da ammortamento. Tra i casi eccezionali che rendono possibile la

rivalutazione di elementi dell attivo patrimoniale non rientra il semplice incremento di

valore per effetto della svalutazione monetaria, la rivalutazione monetaria è possibile solo

in presenza di leggi speciali.

Procedimento di formazione del bilancio.

Il bilancio di esercizio è un atto della società alla cui redazione cooperano nel sistema

tradizionale di amm.ne e controllo(e in quello monistico) tutti e tre gli organi sociali:

amministratori, collegio sindacale e assemblea, nonché il soggetto incaricato della

revisione. Mentre nelle società con sistema dualistico il bilancio invece è predisposto dal

coniglio di gestione ed è approvato dal consiglio di sorveglianza. Il procedimento di

formazione del bilancio è cadenzato nel tempo dall’art.2364/2 per cui l’assemblea

ordinaria, competente per l’approvazione del bilancio, deve essere convocata almeno una

volta all’anno, entro il termine stabilito dallo statuto cmq non superiore a 120gg dalla

chiusura dell’esercizio sociale.

Progetto di bilancio: gli amm.ri redigono il progetto di bilancio e tale funzione non è

delegabile al comitato esecutivo o agli amm.ri delegati. Dirigente predisposto alla

redazione dei documenti contabili: nelle società quotate gli ammr.i si avvalgono della

cooperazione di un dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili incaricato di

predisporre adeguate procedure amm.ve e contabili per la formazione del bilancio e di

attestare che glia atti e le comunicazioni della società siano conformi alle scritture

contabili. In particolare il dirigente è tenuto ad attestare agli amm.ri delegati, sotto la

propria responsabilità, la correttezza formale e sostanziale dei bilanci.

Allegati al bilancio: il progetto di bilancio con la relazione degli amm.ri deve

preventivamente comunicarsi al collegio sindacale. Tale organo deve riferire all’assemblea

sui risultati dell’esercizio sociale e sull’attività svolta nell’adempimento dei propri doveri, e

fare osservazioni e proposte in ordine al bilancio e alla sua approvazione. Il collegio

sindacale, se esercita la revisione legale dei conti, redige anche la relazione del revisore

esprimendo il proprio “giudizio sul bilancio”.

Deposito: il progetto di bilancio e relativi allegati, deve restare depositato in copia nella

sede della società durante 15gg che precedono l’assemblea finchè sia approvato. i soci

possono prenderne visione. Nelle società quotate, tali documenti sono messi a

disposizione del pubblico tramite sito internet della società, almeno 21gg.prima

dell’assemblea. Poteri dell’assemblea: la legge non specifica i potere che ha l’assemblea

in merito al bilancio. Essa può certamente approvarlo o respingerlo. È opinione prevalente

che l’assemblea può anche modificare direttamente il progetto di bilancio sottopostogli

dagli amm.ri. Pubblicità: entro 30gg. dall’approvazione, copia del bilancio, corredato dalle

relazioni e dal verbale di approvazione, deve essere depositata a cura degli amm.ri presso

l’ufficio del registro delle imprese.

Invalidità delibera di approvazione: la rif.2003 ha dato certezza e stabilità alla delibera di

approvazione del bilancio; infatti le azioni di nullità/annullabilità ex2377 non possono

esercitarsi dopo che è stato approvato il bilancio dell’esercizio successivo. Inoltre se il

soggetto incaricato alla revisione non ha formulato i rilievi, la legittimazione ad impugnare

la delibera di approvazione del bilancio per nullità e annullabilità, spetta a tanti soci che

rappresentano almeno il 5%del capitale sociale.

Utili – riserve – dividendi.

L’assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili ai soci. Nel

sistema dualistico a tal fine provvede l’assemblea dopo l’approvazione del bilancio da

parte del consiglio di sorveglianza. Non tutti gli utili però sono distribuibile tra soci

sottoforma di dividendi; e ciò per la presenza di alcuni vincoli di destinazione: Anzitutto, se

negli esercizi precedenti si è verificata una perdita del capitale sociale, non si possono

ripartire gli utili fin quando il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

Riserva legale: Dagli utili netti annuali, non assorbiti da perdite precedenti, deve essere

dedotta una somma corrispondente almeno al 5%degli stessi per costituire una c.d.

riserva legale; e ciò fin quando la stessa non abbia raggiunto il 20% del capitale sociale. la

riserva legale, se viene diminuita per qualsiasi ragione, deve poi essere reintegrata

sempre mediante accantonamento di almeno il 5% degli utili netti annuali. questa riserva

rappresenta un accantonamento contabile volto a salvaguardare l’integrità del patrimonio

sociale; ed è un autofinanziamento obbligatorio della società.

Riserva statutaria: funzione e caratteri non diversi dalla legale, ha la riserva statutaria; la

differenza consiste nel fatto che la sua costituzione è imposta dallo statuto(in aggiunga

alla legale),che stabilisce anche la quota parte di utili di esercizio da destinare alla stessa.

Anche gli utili accantonati con la riserva statutaria non sono distribuibili tra soci da parte

dell’assemblea ordinaria. Con delibera dell assemblea straordinaria modificativa dello

statuto le somme corrispondenti possono pero essere rese distribuibili ai soci. Riserve

facoltative: Sono riserve facoltative quelle discrezionalmente disposte dall’assemblea

ordinaria che approva il bilancio. E sono distribuibili ai soci. Partecipazione agli utili: vincoli

di destinazione degli utili di esercizio possono derivare dalle norme statutarie che

prevedono una partecipazione agli utili a favore dei promotori, dei soci fondatori, degli

ammr.i .

Utili distribuibili ai soci: gli utili cui l’assemblea che approva il bilancio può disporre a favore

dei soci sono costituiti da: a)utili distribuibili di esercizio; b)utili accertati e non distribuiti

negli esercizi precedenti. Diversamente da quanto previsto per le società di persone, nella

spa l’approvazione del bilancio di esercizio non determina l’insorgere di un diritto

individuale degli azionisti all’immediata assegnazione della propria parte di utili; a tal fine è

necessaria un’ulteriore e distinta deliberazione d’assemblea.

Limiti ai poteri dell’assemblea: l interesse del gruppo di comando al reinvestimento degli

utili nell attività sociale è privilegiato rispetto all interesse del singolo socio alla

distribuzione annuale degli utili e alla remunerazione periodica del capitale investito, ne l

assemblea è tenuta a motivare la mancata distribuzione annuale degli utili ai soci. Il potere

dispositivo dell’assemblea in tema di distribuzione degli utili può essere limitato da

clausole statutarie che riconoscono a determinate categorie di azionisti il diritto alla

percezione annuale di un dividendo minimo, ovviamente sempreché vi siano utili

distribuibili. Inoltre nei limiti del patto leonino ,lo statuto può incidere sulla misura e

modalità di distribuzione degli utili tra soci.

Maggiorazione del dividendo: nelle società quotate, lo statuto può riconoscere una

maggiorazione sul dividendo percepito dagli azionisti di minoranza che conservino le loro

azioni per un determinato periodo di tempo non minore di 1anno. La clausola non

detemina la creazione di una categoria speciale di azioni perche il beneficio puo essere

accordato a tutti gli azionisti che si trovino nelle condizioni previste dallo statuto. La

previsione statuaria deve essere tuttavia contenuta nei limiti. Utili fittizi: la società non può

pagare dividendi sulle azioni se non per utili realmente conseguiti e risultati dal bilancio

regolarmente approvato . né può procedere alla distribuzione di dividendi se negli esercizi

precedenti si è verificata una perdita del capitale, fin quando il capitale non sia reintegrato.

L’inosservanza dà luogo ai c.d. “utili fittizi” e la delibera è nulla per illiceità

dell’oggetto(amm.ri soggetti anche a responsabilità penale) Gli azionisti tuttavia non sono

obbligati a restituire i dividendi riscossi per utili non realmente esistenti quando:

a) Erano in buona fede al momento della riscossione.

b) I dividendi sono stati distribuiti in base ad un bilancio regolarmente approvato

c) Dal bilancio risultano utili netti corrispondenti.

Gli acconti dividendo: la spa il cui bilancio è assoggettato per legge a revisione legale dei

conti secondo il regime degli enti di interesse pubblico possono distribuire ai soci acconti

sui dividendi; la distribuzione degli acconti deve essere prevista dallo statuto; è deliberata

dagli amm.ri sulla base di un prospetto contabile e di una relazione, dai quali risulti che la

situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società consente la distribuzione

stessa”; non sono ripetibili se i soci li hanno riscossi in buona fede.

Il bilancio consolidato di gruppo.

Nozione: il bilancio consolidato è redatto dalla capogruppo in aggiunta al proprio bilancio

di esercizio. In esso è rappresentata la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica

del gruppo considerato nella sua unità, sulla base dei bilanci di esercizio delle singole

società del gruppo opportunamente rettificati. E’ un utile strumento di informazione sulla

situazione globale del gruppo. Non incide sulla determinazione dell’utile distribuibile, che

resta quello risultante dai bilanci delle singole società.

Area di consolidamento: le imprese da considerare ai fini del consolidamento sono quelle

controllate tramite il possesso di partecipazioni. Sono invece escluse le imprese

controllate in base a particolari vincoli contrattuali. Esoneri: sono esonerati dall’obbligo di

redigere bilancio consolidato i gruppi di minore dimensione; mentre nei “gruppi a catena” il

bilancio deve essere redatto solo dalla società al vertice del gruppo.

Struttura: il bilancio consolidato è redatto dagli amm.ri della capogruppo e ha la stessa

struttura del bilancio di esercizio (stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa)

Deve corredarsi con una relazione degli amm.ri contenente una fedele analisi, equilibrata

ed esauriente della situazione dell’insieme delle imprese comprese nel consolidamento.

Anche i principi ed i criteri di redazione del bilancio consolidato coincidono con quelli

dettati per il bilancio di esercizio, sia pure con gli adeguamenti dati dal fatto che tal bilancio

non è una semplice aggregazione dei bilanci delle singole imprese ,ma rappresenta la

situazione patrimoniale, finanziaria come se si trattasse di un’unica impresa. Principi di

consolidamento: In particolare non sono inserite nel bilancio consolidato le seguenti voci:

a) Partecipazioni della controllante in imprese incluse nel consolidamento e la

corrispondente frazione del patrimonio netto(capitale e riserve) di queste.

b) I crediti e debiti tra le imprese incluse nel consolidamento.

c) I proventi e gli oneri relativi ad operazioni effettuate tra le stesse.

d) Gli utili e le perdite conseguenti.

Procedimento di formazione: L a formazione del bilancio consolidato segue lo stesso

procedimento del bilancio di esercizio ma vi è una differenza importante: il bilancio

consolidato, a differenza di quello di esercizio non è assoggettato ad approvazione

dell’assemblea, esso è perciò atto degli amm.ri.

Accertamento in conformità: se la società che redige il bilancio è assoggettata a revisione

contabile obbligatoria, i soci che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale possono

richiedere al tribunale di accertare la conformità del bilancio consolidato alle norme che ne

disciplinano i criteri di redazione.

CAPITOLO 19 - LE MODIFICAZIONI DELLO STATUTO

Nozione. Procedimento.

Nozione: Costituisce modificazione dello statuto di una società ogni mutamento del

contenuto oggettivo del contratto sociale (atto costitutivo e statuto); mutamento che può

consistere sia nell’inserimento di nuove clausole, sia nella modificazione o soppressione di

clausole preesistenti. Delibera assembleare: le modificazioni dello statuto rientrano nella

competenza dell’assemblea dei soci in sede straordinaria(2365). Controllo notarile e

pubblicità: in base all’attuale disciplina è il notaio che ha verbalizzato la delibera

dell’assemblea che verifica l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge e entro

30gg. ne richiede l’iscrizione nel registro delle imprese contestualmente al deposito.

Tuttavia se il notaio non ritiene adempiute le condizioni stabilite dalla legge ne dà

comunicazione tempestiva agli amm.ri. Nei 30 giorni successivi questi possono convocare

l’assemblea per gli opportuni provvedimenti oppure ricorrere al tribunale affinchè lo stesso

ordini con proprio decreto l’iscrizione. Cmq la deliberazione non produce effetti se non

dopo l’iscrizione e quindi non può essere eseguita prima della stessa.

Diritto di recesso.

Limiti al potere della maggioranza: l’applicazione del principio maggioritario anche per le

modificazioni dello statuto fa sì che nella società per azioni la minoranza non può impedire

le modifiche, anche radicali, dell’assetto societario. E’ però necessario che siano rispettati

dalla maggioranza i limiti posti da norme inderogabili; e che non siano violati i principi

cardine della correttezza e buona fede nell’attuazione del contratto sociale, nonché quello

della parità di trattamento tra gli azionisti. in presenza di delibere modificative di particolare

gravità, la minoranza è indirettamente tutelata dalla previsione di maggioranze più elevate

e dal riconoscimento del diritto di recesso.

Diritto di recesso: la cui disciplina fu parecchio modificata dalla rif.2003 in modo da

assicurare una più efficace tutela dei soci di minoranza fino al limite di condurre allo

scioglimento della società. Sono stati infatti vistosamente amplificati i casi in cui il diritto di

recesso è concesso. Sono inoltre stati modificati i criteri di determinazione del valore delle

azioni del socio che recede ed il procedimento di liquidazione del relativo importo di modo

da contemperare l’interesse dei soci di minoranza con quello dei creditori sociali. Cause:

l’attuale disciplina amplia notevolmente esse(2437) che possono essere distinte in cause

di recesso inderogabili, derogabili e statutarie: Cause inderogabili: il diritto di recesso può

essere esercitato, anche per parte delle azioni, dai soci che non hanno concorso alle

delibere riguardanti:

a) La modifica dell’oggetto sociale purchè questa consiste in un cambiamento significativo

dell’attività della società.

b) La trasformazione della società.

c) Il trasferimento della società all’estero.

d) Revoca dello stato di liquidazione.

e) Eliminazione di una o più cause di recesso derogabili o previste dallo statuto.

f) Modificazione dei criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso.

g) Le modificazioni dello statuto concernenti il diritto di voto o di partecipazione.

In tali casi il diritto di recesso non può essere soppresso dallo statuto ed è nullo ogni patto

volto ad escluderlo o renderne più gravoso l’esercizio. Il diritto di recesso spetta anche ai

soci assenti o dissenzienti rispetto alla delibera che introduce modifica o sopprime una

clausola compromissoria nello statuto; ai soci assenti dissenzienti o astenuti quando si

adotta nelle società quotate una delibera che comporta l esclusione dalla quotazione.

Cause derogabili: ex 2437/2 il diritto di recesso spetta ancora ai soci che non hanno

concorso all’approvazione di delibere riguardanti: a) la proroga del termine di durata della

società; b) l’introduzione o rimozione di vincoli ala circolazione delle azioni. Cause

statutarie:ex2437/4 nelle sole società che non fanno ricorso al mercato del capitale di

rischio, lo statuto può prevedere ulteriori cause di recesso.

Società a tempo indeterminato: nelle ipotesi fin qui esaminate il recesso è l’estrema

reazione del socio di fronte a una modificazione non desiderata di elementi essenziali del

contratto sociale, dopo rif.2003 il recesso dalla società di capitali non ha più solo la

funzione id rimedio a tutela della minoranza. nella società a tempo indeterminato non

quotate esso costituisce un temperamento alla durata potenzialmente illimitata del vincolo

sociale, per evitare che i soci rimangano prigionieri della società. Pertanto tutti i soci

possono recedere liberamente da una società a tempo indeterminato non quotata con un

preavviso di 180gg. Lo statuto deve poi fissare il termine entro il quale il socio puo

recedere.

Esercizio del diritto di recesso: il diritto di recesso deve essere esercitato mediante

comunicazione con lettera raccomandata alle società entro un breve termine: 15gg.

dall’iscrizione nel registro delle imprese delle delibera che lo legittima; il termine è portato

a 30gg.dalla conoscenza da parte del socio se il fatto non è una delibera. Le azioni per le

quali è esercitato il diritto di recesso non possono essere cedute e devono essere

depositate presso la sede della società. Quest ultima puo sottrarsi al rimborso delle azioni

se entro un termine revoca la delibera che lo legittima o se i soci deliberano lo

scioglimento della società.

Determinazione valore azioni: l’attuale disciplina modifica il criterio di determinazione del

valore delle azioni da rimborsare. È infatti abbandonata per le società non quotate la

prudenziale, ma disincentivante(per i soci), determinazione in proporzione del patrimonio

sociale risultante dal bilancio dell’ultimo esercizio. è stabilito che nelle società non quotate,

il valore delle azioni è determinato dagli amm.ri sentito il parere del collegio sindacale e

del soggetto incaricato alla revisione legale dei conti. Nelle società con azioni quotate il

valore di liquidazione delle stesse è determinato facendo riferimento alla media aritmetica

dei prezzi di chiusura nei 6mesi che precedono la convocazione all’assemblea. I soci

hanno diritto di conoscere la determinazione dell valore di rimborso nei 15 giorni

precedenti la data fissata per l assemblea. Nel caso di contestazione il valore di

liquidazione è determinato entro un tot da un esperto nominato dal tribunale. Rimborso

delle azioni: l’attuale disciplina infine detta un’articolata disciplina del procedimento di

liquidazione delle azioni del socio recedente, al fine di evitare che l’ampliamento delle

cause di recesso e la più equa determinazione del valore del rimborso compromettano

l’integrità del capitale sociale e la tutela dei creditori sociali. Le azioni del socio che recede

devono essere offerte in opzione agli altri soci in proporzione al numero delle azioni

possedute; in caso di mancato collocamento pressoi soci o terzi, le azioni vengono

rimborsate mediante acquisto da parte della società. infine solo in assenza di utili e riserve

disponibili deve essere convocata l’assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del

capitale o sciogliere società; i creditori possono opporti alla delibera di riduzione e se

l’opposizione è accolta la società si scioglie.

Le modificazioni del capitale sociale.

Aumento reale e nominale: Una specifica disciplina è dettata per le modificazioni dello

statuto relative al capitale sociale: aumento o diminuzione. Aumento: del capitale sociale

può essere reale(a pagamento) oppure nominale(gratuito):nel primo caso si ha un

aumento del capitale sociale nominale e del patrimonio della società per effetto di nuovi

conferimenti. Nel secondo caso si incrementa il capitale nominale, mentre il patrimonio

della società resta invariato.

Aumento reale del capitale sociale.

Con l’aumento reale del capitale sociale, la società intende procurarsi nuovi mezzi

finanziari a titolo di capitale di rischio: nuovi conferimenti. L’aumento reale dà luogo

all’emissione di nuove azioni a pagamento, che vengono sottoscritte dai soci attuali, cui

per legge è riconosciuto diritto di opzione, oppure da terzi che divengono soci. Condizioni:

per evitare la formazione di un vistoso capitale rappresentato prevalentemente da crediti

verso soci, non è consentito eseguire un aumento del capitale fino a che le azioni

precedentemente emesse non siano interamente liberate(2438)

L’aumento delegato: competente a deliberare l’aumento di capitale è l’assemblea

straordinaria dei soci. Lo Statuto o successiva modifica di esso possono attribuire agli

amm.ri la facoltà di aumentare in una o più volte il capitale sociale. tuttavia: a)deve essere

predeterminato l’ammontare massimo entro cui gli amm.ri possono aumentare il capitale

sociale; b)la delega può essere concessa per periodo massimo di 5anni ed è rinnovabile.

Inoltre l’attuale disciplina consente che agli amm.ri sia riconosciuto di deliberare in merito

all’esclusione o limitazione del diritto di opzione dei soci, ma lo statuto deve determinare i

criteri cui gli amm.ri si devono attenere. A tutela della minoranza si prevede che quando

l’aumento delegato è volto a conseguire un conferimento in natura senza stima

dell’esperto nominato dal tribunale, i soci che rappresentano il 20% del capitale possono

chiedere che si presenti una nuova valutazione effettuata secondo il normale

procedimento ex 2343. Per consentire l esercizio di tale diritto gli amministratori iscrivono

nel registro delle imprese, insieme con la deliberazione di aumento del capitale una

dichiarazionbe contenente le informazioni dovute per i conferimenti in natura valutati con

metodi alternativi. Il conferimento non puo essere eseguito prima che siano decorsi trenta

giorni dall iscrizione senza che i soci abbiano chiesto la nuova valutazione o prima che la

nuova valutazione sia stata presentata. Qualora non isa richiesta la nuova valutazione gli

amministratori iscrivono nel registro delle imprese l attestazione che l aumento di capitale

è stato eseguito e che non sono sopravvenuti fatti che hanno modificato il valore del

conferimento. Il verbale della delibera del consiglio di amm.ne di aumento del capitale

sociale deve essere redatto da un notaio. La relativa delibera consiliare è soggetta ai

controlli previsti per delibere modificative dell’atto costitutivo e ad iscrizione nel registro

delle imprese.

Sottoscrizione parziale: la deliberazione (assembleare o consiliare) di aumento deve

fissare il termine non inferiore a 30gg. dalla pubblicazione dell’offerta, entro il quale le

sottoscrizioni devono raccogliersi. Può però verificarsi che l’aumento di capitale non sia

integralmente sottoscritto. In tale caso il capitale è aumentato di un importo pari alle

sottoscrizioni raccolte soltanto se la deliberazione di aumento o abbia espressamente

previsto; in mancanza, l’aumento di capitale è inscindibile e la sottoscrizione parziale non

vincola né la società né i sottoscrittori (che sono liberate e ai quali si restituiscono le

somme già versate). Conferimenti: per questi ex 2440 vale la stessa disciplina dei

conferimenti trattati in ambito di costituzione della società.

Segue – diritto di opzione.

Il diritto di opzione è il diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione

dell’aumento del capitale sociale a pagamento. Funzione: consente di mantenere

inalterata la proporzione in cui ciascun socio partecipa al capitale ed al patrimonio sociale

e alla volontà sociale. Serve inoltre a mantenere inalterato il valore reale della

partecipazione azionaria in presenza di riserve accumulate valore che invece si ridurrebbe

qualora le azioni fossero sottoscritte da terzi a un prezzo inferiore al valore effettivo delle

azioni gia in circolazione.Tutto ciò comporta che il diritto di opzione ha un proprio valore

economico(spesso notevole) che l’azionista può monetizzare, cedendolo a terzi qualora

non voglia o non possa concorrere all’aumento del capital sociale. Il diritto di opzione non

è intangibile e puo essere sacrificato quando uno specifico interesse della società lo esige.

Oggetto: attualmente il diritto di opzione ha per oggetto le azioni di nuova emissione di

qualsiasi categoria e le obbligazioni convertibili in azioni emesse dalla società; ed è

concesso a ciascun azionista in proporzione del numero di azioni già possedute. Per

l’esercizio del diritto di opzione la società deve concedere agli azionisti un termine non

inferiore a 30gg. che decorre dall’iscrizione dell’offerta di opzione nel registro delle

imprese.

Azioni non optate: gli amm.ri non sono liberi di collocare a loro piacimento le azioni che

siano rimaste inoptate. Infatti: a) se le azioni non sono quotate, coloro che hanno

esercitato il diritto di opzione hanno “diritto di prelazione” nella sottoscrizione delle azioni

non optate, purchè facciano richiesta all’atto dell’esercizio dell’opzione; b) se le azioni

sono quotate i diritti di opzione residui devono essere offerti nel mercato regolamentato

dagli amm.ri, per conto della società almeno per 5riunioni ed il ricavato della vendita va a

beneficio del patrimonio sociale. Solo se gli azionisti non si avvalgono per l’intero del

diritto di prelazione o i diritti offerti nel mercato regolamentato restano invenduti, le azioni

di nuova emissione potranno essere liberamente collocate. Esclusione dal diritto di

opzione: Il diritto di opzione è in tutto o in parte sacrificabile in presenza di situazioni

oggettive rispondenti a concreto interesse della società:

1) Il diritto di opzione è escluso per legge quando le azioni devono essere liberate

mediante conferimenti in natura. L’interesse della società a procurarsi da terzi determinati

beni a titoli di conferimenti è per legge valutato come prevalente rispetto all’interesse

individuale dei soci alla sottoscrizione e all’aumento. Inoltre (novità) nelle società con

azioni quotate lo statuto può escludere il diritto di opzione nei limiti del 10% del capitale

preesistente, purchè il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle azioni.

2) Il diritto di opzione può essere escluso o limitato con delibera di aumento del capitale

“quando l’interesse della società lo esige”. La delibera deve essere approvata con

maggioranza rafforzata (oltre la metà del capitale sociale).

3) Infine il diritto di opzione può essere escluso con delibera dell’assemblea straordinaria,

quando le azioni devono essere offerte in sottoscrizione ai dipendenti ella società o ai

dipendenti di società controllanti/ate.

Sovraprezzo: Nei casi di esclusione del diritto di opzione ai numeri 1,2, è obbligatoria

l’emissione delle nuove azioni con sovraprezzo (ove la società abbia accumulato utili) in

modo da ridimensionare il pregiudizio patrimoniale degli azionisti attuali. Alla società è

pero lasciato un margine di discrezionalità nella determinazione del relativo ammontare è

stabilito che la delibera di aumento del capitale determina il prezzo di emissione delle

azioni in base al valore del patrimonio netto tenendo conto per le azioni quotate in borsa

anche dell andamento delle quotazioni dell ultimo semestre.

Opzione indiretta: il diritto di opzione non si considera escluso o limitato (e non trovano

applicazione le clausole su esposte) quando le azioni di nuova emissione sono sottoscritte

da banche o da altri soggetti autorizzati al collocamento di strumenti finanziari, con

l’obbligo di fornirle successivamente agli azionisti rispettando la disciplina del diritto di

opzione. Le spese dell’operazione sono a carico della società; l’intermediario finanziario

nel periodo di detenzione delle azioni non può esercitare il diritto di voto.

Aumento nominale del capitale sociale

L’aumento nominale(o gratuito) del capitale sociale è operazione che non dà luogo a nuovi

conferimenti e non determina alcun incremento del patrimonio sociale. L’aumento

nominale è infatti posto in essere dall’assemblea straordinaria “imputando a capitale le

riserve e gli altri fondi in quanto disponibili”(2442). Possono essere utilizzate, tra le altre, le

riserve facoltative e statutarie prive di destinazione specifica. Non è invece imputabile a

capitale la riserva legale almeno per la parte che non superi il 20%del capitale sociale.

Effetti: l’aumento è realizzato utilizzando valori già esistenti nel patrimonio della società. Il

passaggio a capitale di riserve fondi disponibili comporta che la società non può più

disporre a favore dei soci dei corrispondenti valori del patrimonio netto. Essi restano

assoggettati al vincolo di stabile indisponibilità proprio del capitale sociale.

Modalità d’attuazione: l’aumento nominale del capitale sociale può essere attuato o

aumentando il valore nominale delle azioni in circolazione o mediante l’emissione di nuove

azioni. Queste ultime devono avere le stesse caratteristiche di quelle già in circolazione e

devono essere assegnate gratuitamente agli azionisti in proporzione di quella da essi già

possedute. Quindi l’aumento deve attuarsi di modo da non alterare le posizioni preesistenti

degli azionisti.

Riduzione del capitale sociale .Riduzione reale.

Tipologia: al parti dell’aumento anche la riduzione del captale sociale può essere “reale o

nominale”, a seconda che la riduzione dia luogo o meno a un corrispondente rimborso ai

soci del valore dei conferimenti; sia o meno accompagnata da una contestuale riduzione

del patrimonio sociale. Riduzione reale: la disciplina attuale non richiede più che la

riduzione reale del capitale sociale trovi giustificazione nell’esuberanza dello stesso per il

conseguimento dell’oggetto sociale; nel fatto, che durante la vita della società il capitale di

rischio raccolto risulti eccessivo rispetto alle esigenze poste per il conseguimento

dell’oggetto sociale. oggi la riduzione reale del capitale può essere disposta dalla società

anche per cause diverse dall’esuberanza. La riduzione reale è circondata da una serie di

cautele sostanziali e procedimentali in quanto operazione pericolosa per i creditori sociali

e per i soci di minoranza riduce la consistenza del patrimonio sociale e puo pregiudicare l

svolgimento dell attività di impresa.

Condizioni: il capitale sociale non può essere ridotto al di sotto del minimo legale di

120mila euro; inoltre se la società ha emesso obbligazioni ,la riduzione reale del capitale

sociale non può avere luogo se non è rispettato il limite legale all’emissione di queste

ultime(2413). Sono poi previste particolari cautele procedimentali: l’avviso di convocazione

all’assemblea deve indicare le ragioni e modalità della riduzione, in modo che i soci siano

informati sulle une e sule altre. La delibera può essere eseguita solo dopo 90gg.

dall’iscrizione nel registro delle imprese.

Opposizione dei creditori: entro questo termine, i creditori sociali anteriori all’iscrizione

possono fare opposizione alla delibera di riduzione, dato che l’esecuzione può

pregiudicare la loro posizione. L’opposizione sospende l’esecuzione della delibera fino

all’esito del giudizio sulla stessa. Il tribunale può disporre che la riduzione abbia cmq luogo

se ritiene infondato il pericolo di pregiudizio dei creditori.

Modalità di esecuzione: la riduzione reale può aver luogo mediante liberazione dei soci

dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti o mediante rimborso ali stessi del capitale. Le

modalità di riduzione prescelte devono cmq assicurare la parità di trattamento degli

azionisti; ad es., riduzione proporzionale del valore nominale di tutte le azioni; estrazione a

sorte ed annullamento di un certo numero di azioni dietro rimborso del solo valore

nominale di esse. Azioni di godimento: in quest’ultimo caso agli azionisti rimborsati

vengono rilasciati speciali titoli denominati azioni di godimento, dato che il valore reale

delle azioni può essere notevolmente superiore a quello nominale. Le azioni di godimento

partecipano alla ripartizione degli utili solo dopo che sia stato corrisposto alle altre azioni

un dividendo pari all’interesse legale sul valore nominale, dato che i loro titolari hanno

corrisposto già parte del valore delle azioni (valore nominale). Le azioni di godimento non

attribuiscono il diritto di voto.

Riduzione del capitale sociale per perdite.

Il patrimonio netto della società (o capitale reale) può scendere, per effetto di perdite al

disotto del capitale sociale nominale. La riduzione per perdite consiste nell’adeguare la

cifra del capitale sociale nominale all’attuale minor valore del capitale reale. È quindi una

riduzione puramente nominale, dato che non comporta alcuna riduzione del patrimonio

sociale; quest’ultima si è già verificata difatti per le perdite della società.

Riduzione facoltativa: la società non è obbligata a ridurre il capitale sociale fino a quando

la perdita dello stesso non sia superiore a un terzo. Ad es. se il capitale sociale nominale è

300,la riduzione è facoltativa fin quando il patrimonio netto non sia sceso sotto di 200 per

effetto di perdite (e queste abbiano eroso le riserve). Anche se non obbligata, la società

può cmq ridurre il capitale pe perdite per poter distribuire gli utili successivamente

conseguiti.

Riduzione obbligatoria: la riduzione del capitale sociale diventa invece obbligatoria quando

il capitale è diminuito di oltre 1/3 del limite legale in conseguenza di perdita. La relativa

disciplina è diversa a seconda che il capitale si sia o meno ridotto anche al di sotto del

minimo legale. Se il minimo legale non è stato intaccato gli amm.ri o nel caso di loro

inerzia il collegio sindacale devono convocare senza indugio l’assemblea straordinaria e

sottoporle una situazione patrimoniale aggiornata della società. La situazione patrimoniale

e le osservazioni devono restare depositate nella sede della società durante il periodo

precedente all assemblea, in modo che i soci possano prenderne visione. L’assemblea

così convocata prende “gli opportuni provvedimenti” e non è quindi tenuta a decidere

l’immediata riduzione del capitale sociale e può anche limitarsi a un semplice rinvio a

nuovo delle perdite. Tuttavia, se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita

a meno di un terzo l’assemblea ordinaria che approva il bilancio di tale esercizio deve

ridurre il capitale in proporzione delle perdite accertate. In mancanza, la riduzione del

capitale è disposta d’ufficio dal tribunale con proprio decreto su richiesta di amm.ri e

sindaci. La disciplina diviene più rigorosa se per la perdita di oltre un terzo il capitale

scende “sotto il minimo legale” in tal caso l’assemblea convocata dagli amm.ri o dal

collegio sindacale, deve necessariamente deliberare o la riduzione del capitale sociale e il

contemporaneo aumento ad un cifra non inferiore al minimo legale o la trasformazione

della società. Se l’assemblea non adotta una decisioni di queste, la società si scioglie ed

entra in liquidazione.

CAPITOLO 20 - LE OBBILIGAZIONI

Nozione e tipologie.

La spa(diversamente dalla società di persone) può emettere obbligazioni; tipico e

tradizionale strumento per la raccolta di capitale di prestito tra il pubblico. Nozione: Le

obbligazioni sono infatti titoli di credito (nominativi o al portatore) che rappresentano

frazioni di uguale valore nominale con uguali diritti di un’unitaria operazione di

finanziamento a titolo di mutuo. I titoli obbligazionari documentano quindi un credito verso

la società.

Azioni ed obbligazioni: netta è la distinzione tra “azioni e obbligazioni”. L’azione attribuisce

la qualità di socio e di compartecipe ai risultati (positivi e negativi dell’attività di imprese;

l’obbligazione attribuisce invece la qualità di creditore della società. L’obbligazionista ha

perciò diritto ad una remunerazione periodica fissa (interessi),normalmente svincolata dai

risultati economici della società finanziata; ha inoltre diritto al rimborso del valore nominale

del capitale prestato alla scadenza pattuita. L’azionista ,per contro ha diritto al rimborso del

suo apporto solo in sede di liquidazione della società e sempre che residui un attivo netto

dopo che sono stati soddisfatti tutti i creditori, compresi gli obbligazionisti.

Obbligazioni e strumenti finanziari partecipativi: meno netta è la distinzione tra

“obbligazioni”e “strumenti finanziari partecipativi” emessi dalla società, essendo entrambi

titoli emessi a seguito di un apporto non imputato a capitale. Le obbligazioni hanno però

caratteristiche tipiche:

a) Sono titoli di massa, in quanto rappresentano frazioni standardizzate di un’unica

operazione economica.

b) Attribuiscono diritto al rimborso di una somma di danaro. In particolare il diritto al

rimborso del capitale delle obbligazioni, può essere subordinato in tutto o in parte alla

soddisfazione dei diritti di altri creditori, ma non può dipendere dall’andamento economico

della società, né può essere escluso o soppresso. Solo i temi e l’entità del pagamento

degli interessi possono variare indipendenza di parametri oggettivi anche relativi

all’andamento economico della società.

Gli strumenti finanziari: sono invece genericamente “forniti di diritti patrimoniali o anche

diritti amm.vi escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti”. Essi rappresentano

una categoria residuale, atta a ricomprendere tutti gli strumenti finanziari emessi dalla

società non altrimenti qualificati e disciplinati dalla legge. Tipi speciali di obbligazioni: i

caratteri distintivi su esposti restano fermi anche nei tipi speciali di obbligazioni che la

pratica societaria ha creato per incentivare la propensione dei risparmiatori verso tale

forma di investimento._ Fra i tipi speciali troviamo:

a) Obbligazioni partecipanti: in cui la remunerazione periodica del capitale è

commisurata,in tutto o in parte agli utili di bilancio della società emittente.

b) Obbligazioni indicizzate: la cui emissione da parte delle s.p.a. è espressamente

consentita dalla rif.2003 - sono queste obbligazioni che mirano a neutralizzare gli effetti

della svalutazione monetaria e ad adeguare il rendimento dei titoli all’andamento del

mercato finanziario, ancorando il tempo ed il tasso di interesse e/o i tempo ed il valore di

rimborso ad indici di varia natura che precisa l’attuale disciplina ,possono essere anche

relativi all’andamento economico della società.

c) Obbligazioni convertibili in azioni: che attribuiscono all’obbligazionista la facoltà di

trasformare il proprio credito in una partecipazione azionaria della società emittente o di

altra collegata.

d) Obbligazioni con warrant: (o con diritto di opzione su azioni),che attribuiscono

all’obbligazionista il diritto di sottoscrivere o acquistare azioni della società o di altra

società, ferma restando la posizione di creditore.

e) Obbligazioni subordinate: nelle quali il diritto degli obbligazionisti al pagamento degli

interessi ed al rimborso del capitale è in tutto o in parte subordinato all’integrale

soddisfacimento degli altri creditori, in caso di liquidazione volontaria o di assoggettamento

a procedura concorsuale della società emittente.

Limiti all’emissione di obbligazioni.

Il codice del 1942 poneva un limite all’emissione di obbligazioni da parte delle società per

azioni, stabilendo che non potevano essere emesse per somma eccedente il capitale

versato ed esistente risultante dall’ultimo bilancio approvato. Il punto è stato modificato

dalla rif.2003 che ha abbandonato definitivamente l’idea che il limite all’emissione di

obbligazioni abbia funzione di garanzia degli obbligazionisti e concepisce lo stesso come

una tecnica volta a evitare che gli azionisti ricorrano al mercato del capitale di credito in

misura eccessiva rispetto al capitale di rischio apportato.

Limite del capitale e delle riserve: la spa può emettere obbligazioni, nominative o al

portatore, per una somma complessivamente non eccedente il doppio del capitale

sociale(sottoscritto) della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo

bilancio approvato. – Così se il capitale sottoscritto è 100(di cui 50 va versato), la riserva

legale 20, e le altre riserve disponibili 30, la società potrà emettere obbligazioni per

ammontare non superiore a 300. Deroghe: la società può emettere obbligazioni per

ammontare superiore al limite fissato in via generale quando:

1) Le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad essere sottoscritte da

investitori istituzionali soggetti a vigilanza prudenziale, i quali a loro volta rispondono della

solvenza della società nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali.

2) Le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della

società, sino a due terzi del valore di questi.

3) Ricorrono particolari ragioni che interessano l’economia nazionale e la società è

autorizzata con provvedimento dell’autorità governativa. A superare il limite.

Permanenza del rapporto: per le altre società la legge si preoccupa di garantire che il

rapporto tra capitale più riserve ed obbligazioni ,fissato dal 2412, permanga per tutta la

durata del prestito obbligazionario, sia pure con una disciplina parzialmente modificata

rispetto all’originaria. La società che ha emesso obbligazioni non può infatti

volontariamente ridurre il capitale sociale o distribuire riserve se il limite del primo comma

2412 non risulti rispettato per le obbligazioni che restano in circolazione. Ma in tal caso

non possono distribuirsi utili finchè non viene ripristinato il predetto rapporto tra capitale

più riserve ed obbligazioni.

Il procedimento di emissione.

Delibera di emissione: con l’attuale disciplina l’emissione di obbligazioni (eccetto quelle

convertibili in azioni) cessa di essere materia di competenza dell’assemblea straordinaria.

Infatti se la legge o lo statuto non dispongano diversamente, l’emissione di obbligazioni è

deliberata dagli amm.ri (2410). La delibera di emissione deve risultare d verbale redatto da

un notaio ed è soggetta a controllo di legalità da parte dello stesso e ad iscrizione nel

registro delle imprese e da quel momento produce effetti e puo essere eseguita solo dopo

l iscrizione. Libro delle obbligazioni: l’ammontare delle obbligazioni emesse deve risultare

da un apposito libro delle obbligazioni, in tale libro sono annotati anche l’ammontare delle

obbligazioni via via estinte e il cognome dei titolari di obbligazioni nominative e i

trasferimenti e vincoli di queste ultime.

Le obbligazioni convertibili in azioni

Art.2420bis per le obbligazioni convertibili in azioni, la norma regola le obbligazioni

convertibili in azioni della stessa società di futura emissione. Queste attribuiscono il diritto

di sottoscrivere azioni della stessa società, in base ad un prefissato rapporto di cambio

,utilizzando come conferimento le somme già versate al momento dell’acquisto delle

obbligazioni. Chi esercitai l diritto di conversione cessa perciò di essere obbligazionista e

diventa azionista della società. Condizioni per l’emissione: le obbligazioni convertibili

devono essere offerte in opzione agli azionisti e ai possessori di obbligazioni convertibili

precedentemente emesse. Inoltre già in sede di emissione si devono rispettare le

condizioni simili a quelle richieste per l’emissione di nuove azioni e che a rigore

dovrebbero acquistare rilievo solo in sede di conversione ,difatti: a) la delibera di

emissione delle obbligazioni convertibili non può essere adottata se il capitale sociale

precedentemente sottoscritto non è stato integralmente versato;b) le obbligazioni

convertibili non possono essere emesse per somma complessivamente inferiore al loro

valore nominale, trovando applicazione il comma2,3,4,5 del 2346.

Competenza: Competente a deliberare l’emissione di obbligazioni convertibili è

l’assemblea straordinaria; così come previsto per gli aumenti di capitale l’atto costitutivo o

successiva modifica dello statuto possono attribuire agli amm.ri facoltà di emettere

obbligazioni convertibili fino ad ammontare determinato e per il periodo di 5anni massimo

(delega agli amm.ri). Contenuto della delibera: per assicurare ai sottoscrittori di

obbligazioni convertibili l’effettiva possibilità di conversione, la stessa assemblea che

delibera l’emissione delle obbligazioni deve determinare il rapporto di cambio, nonché il

periodo e le modalità di conversione. Deve inoltre contestualmente deliberare l’aumento

del capitale sociale per un ammontare corrispondente al valore nominale delle azioni da

attribuire in conversione. L’aumento di capitale così deliberato sarà sottoscritto anche

parzialmente via via che gli obbligazionisti eserciteranno il diritto di conversione.

Pendenza del periodo di conversione: la legge si preoccupa di conciliare durante il periodo

concesso per la conversione, la libertà di decisione della società con l’esigenza di tutelare

i possessori di tali obbligazioni di fronte ad operazioni societarie che possono

vistosamente alterare il valore del diritto di conversione e la loro eventuale futura posizione

di azionisti. – al riguardo sono fissate 3 regole:

a) In caso di aumenti di capitale sociale a pagamento e di nuove emissioni di obbligazioni

convertibili, il diritto di opzione sugli stessi spetta anche ai possessori di obbligazioni

convertibili.

b) In caso di aumenti del capitale gratuito, o di riduzione per perdite, il rapporto di cambio

è automaticamente modificato in proporzione alla misura dell’aumento o riduzione del

capitale. Nel primo caso, la società dovrà aumentare proporzionalmente il numero delle

azioni offerte in conversione, e l’aumento gratuito è attuato mediante emissione di nuovi

titoli. Nel caso di riduzione per perdite, invece sarà ridotto il valore nominale o il numero

delle azioni offerte in conversione.

c) Infine, la società non può deliberare la riduzione volontaria del capitale sociale la

fusione con altra società, la scissione o modificazione delle disposizioni dello statuto

concernenti la ripartizione degli utili, fin quando non siano scaduti i termini fissati per la

conversione. Il divieto non ha però carattere assoluto. Può essere infatti superato dalla

società concedendo agli obbligazionisti la facoltà di conversione anticipata.

In caso di fusione e scissione ai possessori di obbligazioni convertibili che non si

avvalgono della conversione anticipata devono essere assicurati diritti equivalenti a quelli

loro spettanti prima della fusione o scissione.

Organizzazione degli obbligazionisti.

I prestiti obbligazionari emessi da una società per azioni si caratterizzano, rispetto a quello

dello Stato o di Enti pubblici, per la previsione di un’org. di gruppo degli obbligazionisti

volta a tutelare gli interessi degli stessi verso la società ed articolata in 2 organi –

l’assemblea – ed il rappresentante comune: Assemblea competenze: l’assemblea degli

obbligazionisti delibera:

1) Sulla nomina e revoca del rappresentante comune.

2) Sulle modificazioni delle condizioni del prestito(es. riduzione tasso interessi).

3) Sulle proposte di amm.ne controllata e di concordato preventivo e fall.re.

4) Sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e

sul relativo rendiconto.

5) Sugli altri oggetti di interesse comune degli obbligazionisti.

Funzionamento: (cfr regole di funzionamento dell’assemblea straordinaria dei soci).

L’assemblea convocata dagli amm.ri della società o dal rappresentante comune degli

obbligazionisti. La convocazione è obbligatoria quando ne è fatta richiesta da tanti

obbligazionisti che rappresentano 1/20 dei titoli emessi. Per le delibere di modificazione

delle condizioni di prestito è necessario, anche in seconda convocazione il voto favorevole

degli obbligazionisti che rappresentano la metà delle obbligazioni emesse. Impugnazione

delle delibere: l’art.2416 estende alle delibere dell’assemblea degli obbligazionisti l’intera

disciplina dettata per le delibere assembleari nulle e annullabili.

Rappresentante comune: il rappresentante comune degli obbligazionisti è nominato

dall’assemblea degli obbligazionisti se non vi provvede è nominato dal tribunale su

domanda di uno o più obbligazionisti. La nomina è soggetta a iscrizione nel registro delle

imprese. Il rappresentante dura per un periodo non superiore a 3esercizi ed è rieleggibile.

Può essere revocato dall’assemblea anche senza giusta causa e salvo in tal caso il diritto

al risarcimento danni.

Funzioni: tutela gli interessi comuni degli obbligazionisti nei confronti della società e dei

terzi, in particolare: 1) esegue deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti;2) assiste

alle operazioni per l’estinzione a sorteggio delle obbligazioni, che sono nulle se svolte in

sua assenza. L organizzazione di gruppo non privai l singolo obbligazionista del potere di

tutelare i propri diritto verso la società sono precluse pero le azioni individuali che siano

incompatibili con le deliberazioni dell assemblea.

CAPITOLO 21 - LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA’ PER AZIONI

Cause di scioglimento.

Lo scioglimento della s.p.a. è disciplinato ex2484-2496 Singole cause: (2484) la s.p.a. si

scioglie ed entra in stato di liquidazione col verificarsi di una delle seguenti cause:

1) Decorso del termine di durata, fissato nell’atto costitutivo; termine che può essere

tuttavia prorogato prima della scadenza con delibera dell’assemblea straordinaria._ In tutte

le s.p.a. è riconosciuto il diritto di recesso degli azionisti che non hanno concorso

all’approvazione della delibera.

2) Conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguire questo,

sempre che quest’ultima abbia carattere assoluto e definitivo; in ogni caso tal causa non

opera se l’assemblea modifica lo statuto opportunamente.

3) Impossibilità di funzionamento o continua inattività dell’assemblea. È però necessario

che la paralisi dell’organo assembleare precluda l’assunzione di delibere necessarie per il

funzionamento della società.

4) Riduzione del capitale(per perdite) al di sotto del minimo legale.

5) Delibera dell’assemblea straordinaria di scioglimento della società in seguito a recesso

di uno o più soci, oppure all’impossibilità di provvedere al rimborso delle relative azioni

senza ridurre il capitale sociale

6) La deliberazione dell’assemblea(straordinaria) di scioglimento anticipato, per la quale

nelle società che non fanno ricorso al capitale di rischio è richiesta la maggioranza

rafforzata di più di 1/3 del capitale sociale anche in seconda convocazione.

Dopo la rif.2003 non è più causa di scioglimento la dichiarazione di fallimento della

società. Accertamento e pubblicità: verificatasi una causa di scioglimento gli amministratori

devono procedere senza indugio al suo accertamento e all’iscrizione nel registro delle

imprese della relativa dichiarazione o deliberazione assembleare che dispone lo

scioglimento. In caso di omissione degli amministratori, il tribunale su istanza di soci o

sindaci o amministratori, accerta il verificarsi della causa di scioglimento con decreto

soggetto a iscrizione nel registro delle imprese.

Decorrenza ed effetti: l’iscrizione nel registro delle imprese della causa di scioglimento

acquista con rif.2003 particolare rilievo in particolare per il tema della decorrenza degli

effetti: questi, in via di principio non decorrono più dal momento in cui la causa di

scioglimento si è verificata, bensì dal momento successivo dell’iscrizione nel registro delle

imprese della dichiarazione di accertamento del consiglio di amm.ne o della delibera che

dispone lo scioglimento. In caso di ritardo o di omissione nell’accertamento e

nell’iscrizione gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili per i

danni subiti dalla società, dai creditori sociali e da terzi.

La società in stato di liquidazione.

Il verificarsi di una causa di scioglimento non determina l’immediata estinzione della

società: si deve prima procedere attraverso il procedimento di liquidazione, al pagamento

dei creditori sociali e dalla ripartizione tra i soci dell’eventuale residuo attivo. La società

entra tuttavia in stato di liquidazione:

La posizione degli amministratori : gli amministratori restano in carica sino alla nomina dei

liquidatori, ma contestualmente all’accertamento della causa di accertamento devono

convocare l’assemblea per le deliberazioni relative alla liquidazione. Sono responsabili

della conservazione dei beni sociali finchè non i consegnino ai liquidatori. Inoltre vedono

“limitati i poteri”, difatti gli amministratori conservano il potere di gestire la società “solo ai

fini di conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale”. Per gli atti poti in

essere violando tali limitazioni, gli amministratori sono personalmente/solidalmente resp.

dei danni arrecati alla società, soci, creditori sociali e terzi. Insieme a loro è responsabile

anche la società. Lo scioglimento della società si ripercuote anche sugli altri organi sociali.

Poteri dell’assemblea: meno agevole è definire i limiti che l’attività deliberativa

dell’assemblea incontra durante la liquidazione. È infatti controverso se siano compatibili

con lo stato di liquidazione talune delibere modificative dello statuto: aumento del capitale

social a pagamento, riduzione facoltativa, trasferimento di sede sociale all’estero,

trasformazione. Cmq si consente la fusione con altre società.

Revoca stato di liquidazione: con rif.2003 è stata espressamente disciplinata la revoca

dello stato di liquidazione per cui la società in ogni momento può revocare lo stato di

liquidazione e tornare ad una fase di normale esercizio con delibera dell’assemblea

straordinaria. anche i creditori sociali sono tutelati. La revoca ha effetto solo dopo 60gg.

dall’iscrizione nel registro delle imprese, termine entro il quale i creditori sociali anteriori

all’iscrizione possono proporre opposizione ,secondo le modalità e con effetti previsti dalla

disciplina della riduzione facoltativa del capitale sociale.

Procedimento di liquidazione. L’estinzione della società.

Nomina del liquidatori: il procedimento di liquidazione si apre con la nomina di un o più

liquidatori. Essi sono nominati dall’assemblea straordinaria con delibera che ne fissa il

numero, le regole di funzionamento e i poteri; nell’inerzia dell’assemblea, i liquidatori sono

nominati dal tribunale su istanza di singoli soci, sindaci o amministratori . I liquidatori

restano incarica per tutta la durata del procedimento di liquidazione, salvo non sia fissato

un termine. Revoca: i liquidatori possono essere revocati dall’assemblea con le

maggioranze prescritte per l’assemblea straordinaria. Se sussiste giusta causa, sono

revocabili anche dal tribunale, su istanza dei soci, dei sindaci o del pubblico ministero.

Poteri doveri e responsabilità: con l’iscrizione della nomina del liquidatori, gli

amministratori cessano dalla carica e devono consegnare ai liquidatori i libri sociali, usa

situazione dei conti alla data dello scioglimento ed un rendiconto della loro gestione

relativo al periodo successivo all’ultimo bilancio approvato. Poteri , doveri e responsabilità

dei liquidatori sono modellati su quelli degli amministratori, pertanto:

a) I liquidatori devono adempiere i loro doveri con la diligenza e professionalità richieste

dalla natura dell’incarico e la loro responsabilità è disciplinata dalle norme in tema di

resp.degli amm.ri.

b) I liquidatori possono compiere “tutti gli atti utili per la liquidazione della società”, salvo

diversa disposizione statutaria.

C) i liquidatori possono compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società salvo

diversa disposizione statuaria.

Pagamento dei creditori: l’attività dei liquidatori deve essere anzitutto diretta al pagamento

dei creditori sociali. Essi non possono ripartire tra i soci i beni della società fin quando non

siano pagati tutti i creditori noti o non siano state accantonate le somme necessarie per

pagarli. I liquidatori sono personalmente e solidalmente responsabili per i danni che ne

derivano a questi ultimi. se i fondi disponibili risultano insufficienti, i liquidatori possono

chiedere proporzionalmente ai soci i versamenti ancora dovuti sulle azioni non

interamente liberate.

Bilancio annuale: i liquidatori devono redigere ogni anno il bilancio e sottoporlo

all’approvazione dell’assemblea. Nel primo bilancio successivo alla loro nomina i

liquidatori devono indicare le variazioni nei criteri di valutazione adottati rispetto all’ultimo

bilancio approvato e le ragioni e conseguenze di tali variazioni. Inoltre, quando sia prevista

la continuazione anche parziale dell’attività di impresa, le relative poste di bilancio devono

avere separata indicazione.

Bilancio finale di liquidazione: completata la liquidazione del patrimonio sociale con la

conversione in danaro dell’attivo, i liquidatori devono redigere il bilancio finale di

liquidazione(2492), indicando la parte spettante a ciascun socio nella divisione dell’attivo

(c.d. piano di riparto). Tale bilancio deve essere approvato dai singoli socie non

dall’assemblea, dato che entra il gioco l’interesse del socio alla liquidazione.

Cancellazione della società: approvato il bilancio finale, i liquidatori devono chiedere la

cancellazione della società dal registro delle imprese. Si prevede la cancellazione d’ufficio

quando per oltre 3anni consecutivi non viene depositato il bilancio annuale di liquidazione.

Sopravvenienze passive: intervenuta la cancellazione dal registro, ferma restando

l’estinzione della società, i creditori sociali rimasti insoddisfatti possono far valere i loro

diritti:

a) Nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscossi in

liquidazione.

b) Nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. La

cancellazione dal registro delle imprese segna dunque l’estinzione della s.p.a.,

quand’anche vi siano creditori non soddisfatti.

Fallimento società: i creditori possono però chiedere il fallimento della società entro un

anno dalla cancellazione della stessa dal registro delle imprese.

CAPITOLO 22 - LA SOCIETA’ IN ACCOMANDITA PER AZIONI

Caratteri distintivi.

La società in accomandita per azioni (2453-2461) è un tipo di società che si caratterizza

per due categorie di soci:

a) I soci accomandatari, che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni

sociali e sono per legge amministratori della società.

b) I soci accomandanti, che sono obbligati verso la società nei limiti della quota di

capitale sottoscritto.

Azioni: la società in accomandita per azioni è un tipo di società che si caratterizza per il

fatto che le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni. Sembrerebbe

perciò che sia una società a metà strada tra le società di persone e le società di capitali;

ma così non è. Alla società in accomandita per azioni sono infatti applicabili le norme

relative alla società per azioni n quanto compatibili con le specifiche disposizioni per la

stessa dettata.

Azionista accomandatario: in questa società vi è un nesso di indissolubilità tra qualità di

accomandatario, posizione di amm.re e responsabilità per le obbligazioni sociali. Non si

può essere soci accomandatari se non si è amministratori e si cessa di essere

accomandatari e responsabili se si cessa di essere amministratori . Difatti

nell’accomandita per azioni:

a) I soci indicati nell’atto costitutivo come accomandatari sono tutti di diritto amministratori

della società e senza limiti di tempo.

b) Il socio accomandatario che cessa dall’ufficio di amm.re non risponde per le

obbligazioni della società sorte posteriormente all’iscrizione nel registro delle imprese della

cessazione dall’ufficio; da quel momento cessa di essere accomandatario e diventa

accomandante.

c) Il nuovo amm.re assume la qualità di socio accomandatario dal momento

dell’accettazione della nomina e ciò implica che esso risponde solo per le obbligazioni

sociali che sorgono a partire da tale momento, non di quelle anteriori.

La disciplina.

Atto costitutivo: l’atto cost. deve indicare quali sono i soci accomandatari. È invece

superflua la nomina nell’atto cost. dei primi amministratori , dato che gli accomandatari

sono tutti amministratori di diritto. Denominazione sociale: la denominazione sociale deve

essere costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari con indicazione di

società in accomandita per azioni. Responsabilità: i soci accomandatari rispondono

illimitatamente e solidalmente verso i terzi per le obbligazioni sociali. I creditori sociali

possono però agire nei confronti degli accomandatari solo dopo aver infruttuosamente

escusso il patrimonio sociale. Assemblea: norme particolari valgono per l’adozione di

talune delibere assembleari:

a) Gli accomandatari, in quanto soci amministratori , non hanno diritto di voto nelle

deliberazioni di nomina e revoca dei sindaci oppure dei componenti del consiglio di

sorveglianza, nonché in quelle concernenti l’esercizio dell’azione di responsabilità nei loro

confronti.

b) Le modificazioni dell’atto cost. non solo devono essere deliberate dall’assemblea

straordinaria con le consuete maggioranze, ma devono inoltre essere approvate da tutti i

soci accomandatari. A questi ultimi è riconosciuto quindi il “diritto di veto” nei confronti di

eventuali modifiche dell’assetto originario della società.

Amministratori: le più significative deviazioni dalla disciplina della spa si hanno cmq

proprio per quanto riguarda l’organo amministrativo. I soci accomandatari, designati

nell’atto cost., sono di diritto amministratori e il loro ufficio ha carattere permanente. Gli

accomandatari amministratori non sono però “inamovibili”; essi infatti possono essere

revocati anche se non ricorre giusta causa; la revoca deve essere però deliberata con le

maggioranze prescritte per le deliberazioni dell’assemblea straordinaria. Identica

maggioranza è necessaria per la nomina di nuovi amministratori , che inoltre deve essere

approvata dagli amministratori rimasti in carica.

Collegio sindacale: per il collegio sindacale l’unica deviazione dalla disciplina della società

per azioni consiste nel divieto per gli accomandatari di votare nelle deliberazioni

riguardanti la nomina e revoca dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione legale

dei conti (rafforz. Indipend. Org. di controllo).

Scioglimento della società: è prevista, per la società in accomandita per azioni, una causa

di scioglimento tipica ed ulteriore rispetto a quelle dettate per la società per azioni. La

società si scioglie in caso di cessazione dalla carica di tutti gli amministratori , se nel

termine di 180gg. non si è provveduto alla loro sostituzione e i sostituti non hanno

accettato la carica. Per tale periodo il collegio sindacale, nomina un amm.re provvisorio,

cui poteri sono circoscritti agli atti di ordinaria amm.ne. L’amm.re provvisorio non è socio

accomandatario.

CAPITOLO 23 - LA SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA

Caratteri distintivi.

La società a responsabilità limitata(2462-2483)è società di capitali nella quale:

a) Per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società col suo patrimonio.

b) Le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentata da azioni e non possono

costituire oggetto di offerta al pubblico. Con rif.2003 è caducato il divieto per le s.r.l. di

emettere obbligazioni e quindi titoli di credito di massa (valori mobiliari) anche per la

raccolta di capitale di credito. L’attuale disciplina consente alle s.r.l. di emettere titoli di

debito assimilabili alle obbligazioni, vietandone la collocazione diretta presso i

risparmiatori.

c) Di converso minore è il capitale sociale minimo richiesto per la costituzione ossia di

10mila euro, anziché 120mila.

Struttura organizzativa: l’assetto organizzativo della s.r.l. ricalcava il modello della spa, pur

caratterizzandosi per la possibilità di una più snella articolazione più attiva partecipazione

dei soci alla vita di società. Nelle s.r.l. è oggi consentito adottare statutariamente anche

soluzione organizzative proprie della società di persone. Ad es. in tema di decisioni dei

soci, per le quali può entro in certi limiti essere soppresso il metodo assembleare. Nel

contempo è rafforzata la tutela del singolo socio con il riconoscimento di nuovi diritti quali

la legittimazione individuale all’esercizio dell’azione sociale di resp. verso gli amministratori

. obiettivo di fondo è accentuare il distacco delle s.r.l. dalla s.p.a. e farne un modello

societario più elastico.

La costituzione della società. La s.r.l. unipersonale.

Costituzione: della s.r.l. presenta limitate deviazioni dal regime della s.p.a.:

a) Il capitale sociale minimo richiesto è 10mila euro.

b) La denominazione sociale può liberamente formarsi ,ma deve contenere l’indicazione di

società a responsabilità limitata.

c) Anche la s.r.l. può costituirsi per tempo indeterminato. In tal caso ogni socio può

recedere dalla società dando un preavviso di 180gg.

Società uni personale: la s.r.l. è il primo tipo di società di capitali per il quale fu introdotta la

possibilità di costituzione da parte di un singolo socio, con il mantenimento della resp.

limitata per le obbligazioni sociali. L’originaria disciplina è stata modificata ed oggi coincide

con quella della s.p.a unipersonali per quanto riguarda gli specifici profili di

differenziazione dalla società pluripersonali a quella sede infatti si rinvia.

I conferimenti – le altre forme di finanziamento.

Ai conferimenti nella s.r.l. si applicava la stessa disciplina per della s.p.a. la materia è stata

modificata da rif.2003. Con l’attuale disciplina sono caduti i divieti previsti per le s.p.a.

riguardo all’oggetto del conferimento. L’attuale principi base è che, come nelle società di

persone, anche nelle s.r.l. : “ possono essere conferiti tutti gli elementi dell’attivo

suscettibili di valutazione economica” Infine è espressamente consentito il conferimento di

prestazioni d’opera o servizi(vietato nella s.p.a.) purché l’intero valore assegnato a tal

conferimento sia garantito da una polizza di assicurazione o una fideiussione bancaria.

Semplificata è anche la disciplina dei conferimenti in natura – non è necessario infatti

come nella s.p.a., che l’esperto chiamato ad effettuare la valutazione sia designato dal

tribunale, ma è sufficiente che si tratti di un revisore o di una società di revisione iscritti

nell’apposito registro.

Socio moroso: specificamente disciplinata è la posizione del socio moroso – con disciplina

applicabile anche quando siano scadute o divengano inefficaci la polizza assicurativa o la

fideiussione bancaria rilasciata al socio. Resta ferma la regola per cui il socio moroso non

può partecipare alle decisioni dei soci, così come la facoltà per la società di vendere

coattivamente le quote del socio moroso in alternativa all’azione giudiziaria. Se mancano

offerte d’acquisto da parte dei soci per il valore risultante dall’ultimo bilancio approvato, si

procede alla vendita all’incanto solo se lo statuto lo consente. Qui emerge tratto

caratteristico della s.r.l. ; in mancanza di compratori ,gli amministratori escludono il socio

moroso, trattenendo le somme; in tal caso il capitale deve essere immediatamente ridotto

in misura corrispondente, in quanto la s.r.l. non può mai farsi acquirente delle proprie

quote.

Finanziamenti dei soci: altra novità della rif.2003 l’introduzione di una specifica disciplina

dei finanziamenti dei soci, volta a porre un freno al fenomeno delle società

sottocapitalizzate che operano con ingenti finanziamenti a titolo di capitale di prestito da

parte dei soci. L’art. 2467 stabilisce al riguardo che il rimborso dei finanziamenti dei soci

alla società è postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori; inoltre deve essere

restituito alla società se avvenuto nell’anno precedente alla dichiarazione di fallimento

della stessa. Questa disciplina i applica ai finanziamenti dei soci, in qualsiasi forma

effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui risulta un eccessivo squilibrio

dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della

società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.

Titoli di debito: con l’attuale disciplina è caduto il divieto per le s.r.l. di emettere

obbligazioni. Più esattamente si consente che lo statuto possa prevedere l’emissione di

titoli di debito. E’ lo statuto della singola s.r.l. a stabilire se la competenza ad emettere titoli

di debito spetti ai soci o agli amministratori “determinando gli eventuali limiti, le modalità e

le maggioranze necessarie”. La decisione di emissione fissa le condizioni del prestito e le

modalità di rimborso ed è iscritta nel registro delle imprese. Il taglio minimo dei titoli non

può essere inferiore a 50’000euri. I titoli di debito non possono essere collocati

direttamente presso il pubblico di risparmiatori. Possono infatti essere sottoscritti da

investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale che, in caso di successiva

circolazione, rispondono per legge della solvenza della società nei confronti degli

acquirenti che non siano investitori professionali o soci della società emittente.

Quote sociali.

Azioni e quote s.r.l.: nelle s.p.a il capitale nominale è diviso in parti omogenee

standardizzate che prescindono dalle persone dei soci e dal loro numero. Nella s.r.l.

invece il capitale è diviso secondo un criterio personale, dato che in tale società le quote di

partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni. Criterio personale: Il

capitale della s.r.l. è perciò diviso in parti in base al numero dei soci: il numero iniziale

delle quote corrisponde al numero dei soci che partecipano alla cost. della società e

ciascun socio diventa titolare di un’unica quota di partecipazione, corrispondente alla

frazione di capitale sociale da lui sottoscritta. Diversità di valore delle quote: mentre le

azioni sono necessariamente di uguale valore, le quote possono essere di diverso

ammontare e lo sono se diverso è l’ammontare del capitale sottoscritto da ciascun socio.

Così ad es. se lo statuto stabilisce che l’ammontare di ciascuna quota è di 1euro o i suoi

multipli, il socio che sottoscrive capitale per 10euro non avrà 10quote da 1euro,ma una

quota dai 10euro. Le azioni attribuiscono uguali diritti mentre le quote possono essere

diverse l una dall altra. Diritti sociali: la regola base è che i diritti sociali spettino ai soci in

misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno posseduta e che se l’atto costitutivo

non dispone diversamente, le partecipazioni dei soci sono determinate in misura

proporzionale al conferimento. Documentazione: ulteriore differenza delle quote rispetto

alle azioni è che l prime non possono essere rappresentate da titoli di credito né possono

costituire oggetto di offerta al pubblico. L’eventuale certificato di quota rilasciato dalla

società costituisce un semplice documento probatorio della qualità di socio e della misura

della partecipazione sociale(non strum.di circolazione).

Trasferibilità: l’atto costitutivo può non solo limitare ma anche escludere del tutto il

trasferimento delle quote (2469), così accentuando il carattere personale della

partecipazione sociale. Può inoltre subordinare il trasferimento al gradimento di organi

sociali, di soci o terzi; in tali casi però il socio o i suoi eredi possono recedere dalla società.

L’atto cost. non può sopprimere tal causa di recesso. Per assicurare maggiore stabilità alla

compagine societaria puo prevedere che il recesso non possa essere esercitato prima di

un certo termine dalla costituzione della società o sottoscrizione della quota.

Recesso: anche la disciplina del recesso è stata riformata, con ampliamento rispetto al

passato, dei casi in cui il recesso è consentito, muovendo dal presupposto che questo è lo

strumento più efficace di tutela dei soci di minoranza in una società come la s.r.l. in cui le

partecipazioni non hanno di regola un mercato. In tal prospettiva si riconosce ampia

autonomia statutaria: l’atto cost. infatti stabilisce quando il socio può recedere e le relative

modalità; inoltre e soprattutto il recesso è inderogabilmente riconosciuto per legge in una

serie di casi:

a) Se la società è a tempo indeterminato ogni socio può recedere con un preavviso di

almeno 180gg.,che l’atto costitutivo può allungare a 1anno.

b) Se la società è a tempo determinato possono recedere i soci che non hanno

consentito:1) al cambiamento dell’oggetto sociale o del tipo di società;2)al trasferimento

della sede sociale all’estero;3)alla revoca dello stato di liquidazione;4) all’eliminazione di

una o più cause di recesso previste dallo statuto;6) al compimento di operazioni che

comportano una sostanziale modifica dell’oggetto sociale o modifica dei diritti particolari

del singolo socio.

I soci che recedono hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in

proporzione del patrimonio sociale entro 180gg. dalla comunicazione del recesso alla

società. Mentre analoghe a quelle della s.p.a. sono le soluzioni volte a contemperare

l’interesse del socio a recedere con la tutela dell’integrità del capitale e dei creditori sociali

si prevede infatti che la quota del socio recedente debba prima essere offerta in opzione

ad altri socio, oppure un terzo concordemente individuato dai soci stessi. Se non vi sono

acquirenti, si procede al rimborso attingendo alle riserve disponibili della società o in

mancanza, tramite riduzione di capitale; ma se anche tale soluzione risulta

impossibile(perché i creditori si oppongono)la società si scioglie. Esclusione: altra novità è

che l’atto cost. può prevedere specifiche cause di esclusione del socio per giusta causa.

Segue – Il trasferimento delle quote sociali.

Cessione delle quote-trasparenza: Specifiche disposizioni sono dettate per assicurare la

trasparenza nella cessione delle quote e la conoscenza dell’effettiva composizione della

compagine societaria, anche al fine di prevenire e reprimere operazioni di riciclaggio di

danaro proveniente da reati. A tal fine i trasferimenti per atto tra vivi devono risultare da

scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio, oppure da un documento

informatico sottoscritto dalle parti con firma digitale; notaio o commercialista depositano

entro 30gg. l’atto di trasferimento per l’iscrizione nel registro delle imprese. Il trasferimento

della quota è valido ed efficace tra le parti per effetto del semplice consenso. È però

produttivo di effetti nei confronti della società solo dal deposito dell’atto presso il registro

delle imprese. Se la quota è alienata con successivi contratti a piu persone prevale chi per

primo effettua l iscrizione nel registro delle imprese purché sia in buona fede. Operazioni

sulle proprie quote: alle s.r.l. è vietato in modo assoluto l’acquisto di proprie quote; così

come non può accettare in garanzia proprie quote.

Espropriazione della quota: la quota può formare oggetto di espropriazione da parte dei

creditori personali del socio, con conseguente vendita forzata o assegnazione della stessa

al creditore procedente. Ciò avviene anche in caso di fallimento del socio. Qualora però la

partecipazione non sia liberamente trasferibile, la vendita è priva di effetto se la società

presenta entro 10gg un altro acquirente che offra lo stesso prezzo. Si consente così ai

soci di impedire l’ingresso di soggetti non graditi nella compagine societaria.

Gli organi sociali – le decisioni dei soci.

La disciplina degli organi della società a responsabilità limitata è l’aspetto su cui la rif.2003

ha inciso maggiormente, valorizzando al massimo l’autonomia statutaria, anche se il

modello base resta pur sempre la tripartizione: assemblea – organo amministrativo –

collegio sindacale – propria della s.p.a. Così l’assemblea dei soci degrada da organo

essenziale ad organo solo eventuale per una serie di decisioni dei soci. Le materia

rimesse alle decisioni dei soci s.r.l. sono ora definite in maniera autonoma e son più ampie

rispetto alle competenze dell’assemblea della spa – l’art.2479/2 stabilisce che sono

rimesse inderogabilmente alla decisione dei soci: 1) l’approvazione del bilancio e

distribuzione degli utili;2) nomina degli amministratori se prevista nell’atto cost.;3)nomina

dei sindaci, presidente del collegio sindacale e del soggetto incaricato alla revisione dei

conti;4) modificazioni dell’atto cost.;5) la decisione di compiere operazioni che comportano

una sostanziale modificazione dell’oggetto sociale o rilevante modificazione dei diritti dei

soci. Si prevede inoltre che i soci decidono su qualsiasi argomento sia sottoposto alla loro

approvazione dagli amministratori. o da soci=1/3 di capitale.

Decisioni dei soci: di regola su queste materia delibera l’assemblea. L’atto cost. può

tuttavia prevedere che le decisioni dei soci siano adottate con una procedura più snella,

mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto. In tal caso

le decisioni sono adottate col voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno

la metà del capitale sociale. Pur in presenza di tale clausola statutaria, la decisone con

metodo assembleare è però necessaria per le modificazioni dell’atto costitutivo, per le

decisioni che comportano una sostanziale modifica dell’oggetto sociale o una rilevante

modifica dei diritti dei soci, nonché per la riduzione obbligatoria di capitale per perdite

obbligatoria. E inoltre necessaria quando ne sia fatta richiesta da uno o piu amministratori

o da soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale.

L’assemblea: Anche quando è l’assemblea a dover deliberare, la disciplina della stessa è

resa autonoma da quella della società per azioni e soprattutto è in larga parte devoluta

all’atto costitutivo. è così rimessa all’atto cost. la determinazione dei modi di convocazione,

purchè gli stessi siano tali da assicurare la tempestiva info sugli argomenti da trattare, in

mancanza l’assemblea è convocata con lettera raccomandata spedita ai soci 8gg. prima

dell’adunanza. Non è necessaria la pubblicazione su gazzetta. Possono intervenire in

assemblea tutti i soci. Per la rappresentanza in assemblea non operano le limitazioni

previste per la spa. Il voto dei soci vale in misura proporzionale alla partecipazione.

Maggioranze: le maggioranze richieste per l’approvazione delle deliberazioni sono più

elevate che nelle spa. L’assemblea(ordinaria)è regolarmente costituita con la presenza di

tanti soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale, e delibera a

maggioranza assoluta del capitale intervenuto. Per le decisioni previste ex2479/5e per le

modificazioni dell’atto cost. È necessario il voto favorevole dei soci= almeno la metà del

capitale sociale.

Invalidità delle decisioni: parzialmente autonoma è anche la disciplina dell’invalidità delle

decisioni dei soci. Le decisioni che non sono prese in conformità di legge o dell’atto cost.

possono essere impugnate dai soci che non vi hanno consentito anche individualmente,

nonché da ciascun amm.re e dal collegio sindacale entro 90gg. dalla loro trascrizione le

libo delle decisioni dei soci. Il tribunale può assegnare n termine, non superiore a 180gg.

per l’adozione di una nuova decisione idonea ad eliminare la causa di invalidità. Possono

invece essere impugnate da chiunque abbia interesse, nel termine di 3anni le decisioni

aventi oggetto impossibile o illecito e quelle prese in assenza assoluta di informazione.

Infine possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano

l’oggetto sociale prevedendo attività impossibili illecite.

Segue – Amministrazione e controlli.

In base all’attuale disciplina la ripartizione di competenze tra assemblea e amministratori

è rimessa all’autonomia statutaria; e si pone il dubbio se l’atto cost. possa concentrare tutti

i poteri gestori in capo ai soci attribuendo ad essi anche l’amm.ne della società.

Amministratori : in mancanza di diversa previsione statutaria resta ferma la regola che

l’amm.ne è affidata a uno o più soci , nominati con decisione dei soci che restano in carica

a tempo indeterminato. Se l’amm.ne è affidata a più persone queste rappresentano il

consiglio di amm.ne; Tuttavia la più significativa novità è che l’atto costitutivo può

prevedere che gli amministratori operino non già come consiglio di amm.ne, bensì

disgiuntamente o congiuntamente come nelle società di persone. Devono comunque

essere decise con il metodo collegiale la redazione del progetto di bilancio e dei progetti di

fusione e scissione e la decisione dell aumento del capitale per delega.

Rappresentanza: Gli amministratori hanno il potere generale di rappresentanza della

società. Valgono inoltre regole identiche alla s.p.a. per quanto riguarda l’inopponibilità dei

limiti statutari ai poteri degli amministratori e l’inopponibilità ai terzi in buona fede dei vizi

dell’atto di nomina del rappresentante dopo la pubblicazione nel registro delle imprese.

Conflitto di interessi: I contratti conclusi con gli amministratori con rappresentanza in

conflitto di interessi possono essere annullati su domanda della società ,se il conflitto era

conosciuto o riconoscibile dal terzo. Possono anche essere impugnate le decisioni

adottate dal consiglio di am.ne con il voto determinante di un amm.re in conflitto di

interessi, qualora cagionino danno patrimoniale alla società. L’impugnazione può essere

presentata entro 90 gg e dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti.

Responsabilità degli amministratori : profili di accentuata singolarità rispetto alle s.p.a.

presenta la disciplina dell’azione di responsabilità (2476) infatti:

a) È affermata la responsabilità degli amministratori verso la società e verso i singoli soci

o terzi direttamente danneggiati, ma non si fa menzione della resp. verso i creditori sociali.

b) Responsabili solidalmente sono con gli amministratori anche i “soci che hanno

intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i

terzi”(2476/7).

c) Infine - l’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere promossa anche

dal singolo socio, il quale po’ altresì chiedere, come provvedimento cautelare, la revoca

degli amministratori in caso di gravi irregolarità nella gestione.

Collegio sindacale: l’atto costitutivo può prevedere la nomina di un collegio sindacale o di

un revisore determinandone competenze e poteri. Nella s.r.l. la nomina del collegio

sindacale è obbligatoria solo nei seguenti casi: 1) il capitale sociale non è inferiore a quello

minimo stabilito per le s.p.a.(120mila); 2)la società è tenuta alla redazione del bilancio

consolidato; 3) non ricorrono le condizioni stabilite per la redazione del bilancio di esercizio

in forma abbreviata; 4) la società controlla una società obbligata alla revisione legale dei

conti. Quando ne è obbligatoria la nomina, la disciplina del collegio sindacale è quella

propria delle s.p.a. infatti se l atto costitutivo non dispone diversamente il controllo

contabile è esercitato dallo stesso collegio sindacale. La nomina di un revisore o di società

di revisione è imposta solo quando la srl controlla o è controllata o e soggetta a comune

controllo con un ente di interesse pubblico.

Controllo dei soci: alcuni poteri di controllo propri dei sindaci sono riconosciuti direttamente

anche ai soci che non partecipano all’amm.ne. – Ogni socio non amm.re ha diritto di avere

dagli amministratori notizie dello volgimento degli affari sociali e consultare, anche tramite

professionisti di fiducia, libris sociali, documenti sull’amm.ne e scritture contabili della

società.

Altri aspetti della disciplina.

Bilancio: la redazione del bilancio di esercizio e la distribuzione degli utili presenta

differenze rispetto alla s.p.a. Modifiche dell’atto costitutivo: sono autonomamente

disciplinate le modifiche dell’atto costitutivo con diposizioni che presentano qualche

differenza rispetto alla s.p.a. in tema di variazioni del capitale sociale.

Aumento di capitale: è espressamente prevista e disciplinata la delega agli amm.ri per

l’aumento del capitale asociale a pagamento. La disciplina dell’aumento reale del capitale

sociale mediante nuovi conferimenti, ricalca quella prevista per la s.p.a. tuttavia

l’esclusione del diritto di opzione è possibile solo se espressamente prevista dallo statuto

ed in tal caso i soci che non hanno consentito alla decisione hanno diritto di recesso dalla

società.

Riduzione del capitale: coincidente con quella della s.p.a. è anche la disciplina della

riduzione reale e nominale del capitale sociale, fermo restando che il limite minimo del

capitale sociale da rispettare nella riduzione per perdite è di 10mila euro. In tutti i casi di

riduzione del capitale per perdite è esclusa ogni modifica delle quote di partecipazione e

dei diritti spettanti ai soci. Scioglimento della società: è disciplinato unitariamente per tutte

le società di capitali ,perciò si rinvia all’esposizione fatta in sede di s.p.a.

CAPITOLO 24 - LE SOCIETA’ COOPERATIVE

Il sistema legislativo.

Le società cooperative sono società a capitale variabile che si caratterizzano per il c.d.

scopo mutualistico(2511) Infatti ex 45cost: “la Repubblica riconosce la funzione sociale

della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge

ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura il carattere e le

finalità”. Il c.c.: la disciplina generale dettata dal c.c. del 1942 era integrata dalla c.d. Legge

Basevi., che agevolava la raccolta del capitale di rischi da parte delle società cooperative.

Leggi speciali: molte erano e restano poi le leggi speciali volte ad incentivare particolare

manifestazioni del fenomeno cooperativo. Alcune delineano un particolare statuto per le

cooperative che operano in vari settori(artigiano, credito, edilizio ecc.) Altre leggi speciali,

anche regionali, fissano poi particolari requisiti e riconoscono agevolazioni creditizie e

tributarie per le cooperative che perseguono specifici fini sociali. Purtroppo si è riscontata

una sovrabbondanza di leggi in questo settore che hanno dato vita a un sistema

disordinato. Rif.2003 che lascia inalterata la complessa legislazione speciale, ma che

incide sulla disciplina generale. Fra l’altro introduce la distinzione tra “società cooperative

a mutualità prevalente” e “altre società cooperative”.

Le società cooperative con scopo mutualistico.

Le società cooperative si distinguono dal altri tipi di società per lo scopo economico

perseguito. Più esattamente, identico è lo scopo mezzo delle società cooperative e delle

società lucrative: “esercizio comune di una determinata attività economica”. Diverso è lo

scopo fine: nelle società lucrative, la produzione di utili(lucro oggettivo)da distribuire tra

soci(lucro soggettivo); nelle società cooperative lo c.d. scopo mutualistico. Ma in cosa

consiste tale scopo mutualistico? Come si differenzia dallo scopo lucrativo?

Lo scopo mutualistico: lo scopo prevalente delle società cooperative consiste “nel fornire

beni o servizi o occasioni di lavoro direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni

più vantaggiose di quelle che otterrebbero sul mercato”. Nelle cooperative di consumo vi è

una tendenziale coincidenza tra soci e soggetti che usufruiscono dei beni o servizi prodotti

dall impresa sociale. Più esattamente nelle c.d. cooperative di consumo (es. un

supermercato) vi è una tendenziale coincidenza tra i soci e i soggetti che usufruiscono dei

beni o servizi prodotti dall’impresa sociale. Nelle cooperative di produzione e lavoro,

invece i fattori produttivi necessari per l’attività di impresa sono tendenzialmente forniti

dagli stessi soci anche attraverso una propria distinta attività di impresa(es. oleifici, cantine

sociali)

La gestione di servizio: L’attività di impresa della società cooperative si caratterizza per la

c.d. “gestione di servizio” a favore dei soci. Questi ultimi sono cioè destinatari elettivi, ma

non esclusivi dei beni o servizi prodotti dalla cooperativa, oppure delle possibilità di lavoro

e domanda di materie prime. Vantaggio mutualistico: il che consente ai soci della

cooperativa di ottenere condizioni più vantaggiose di quelle di mercato. Nel processo di

produzione e/o distribuzione viene eliminata l’intermediazione di altri imprenditori ed il

relativo profitto. “i soci si fanno imprenditori di se stessi”. Anche i soci di una cooperativa

mirano a realizzare un risultato economico e un proprio vantaggio patrimoniale; il risultato

economico perseguito non è però la più elevata remunerazione possibile del capitale

investito. È invece quello di soddisfare un comune preesistente bisogno

economico(bisogno di lavoro, del bene casa, di generi di consumo e crediti) – E di

soddisfarlo conseguendo un c.d. risparmio di spesa per i beni o servizi acquistati dalla

propria società o una maggiore retribuzione per i propri beni o servizi alla stessa ceduti.

Soci sovventori: la legge consente accanto a i soci cooperatori, la presenza di soci non

specificamente interessati alle prestazioni mutualistiche ed il cui ruolo è esclusivamente

quello di apportare il capitale di rischio necessario per lo svolgimento dell’attività


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dafne.91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Campobasso Mario.

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