La parola e l'ascolto (Azzolini)
La comunicazione ridotta nelle sue componenti elementari: voce/uditori, mess/decodificatori, media/contenuti = apparente linearità e semplicità. In realtà non possiamo isolare nessuna di queste componenti. Fattori che condizionano dall'esterno gli individui: società, cultura, politiche dominanti, visioni ideologiche, classi sociali, rapporti economici e di lavoro, diffusione media. Fattori interni agli individui: cognitivismo, affettività, ragione/irrazionalità, personalità.
L'approccio alla comunicazione deve analizzare le problematiche tenendo dell'intero quadro d'insieme. Particolare attenzione all'ascolto: non dare per scontata la capacità di ricezione, comprensione e tolleranza dei messaggi, è un'abilità/arte a cui educare e da costruire lungo l'intero arco della vita.
Gli strumenti del comunicare
“Il potere della voce di plasmare aria e spazio in forme verbali è stato forse preceduto dall’espressione meno specialistica di grida, grugniti, gesti, canzoni o danza” (McLuhan). Trasformazione nella capacità di articolare parole = apre una separazione individuo/inconscio collettivo + ha diviso l’uomo dall’uomo. Con la comparsa della scrittura la separazione si è ulteriormente accentuata (distacco da pagina scritta), però con la parola è aumentato il potere dell’uomo sul mondo e su se stesso.
La parola è la più importante conquista dell’uomo: senza linguaggio la nostra intelligenza ridotta a semplici suoni delle specie animali (immediatezza delle percezioni): nominare le cose consente di staccarle da noi = capacità di ordinarle e di operarvi. La nostra vita affettiva dipende profondamente dalla parola (cognitivismo e aspetti affettivi sono un insieme inseparabile).
Dal gesto e dal suono alla parola
Gestualità = primo mezzo di comunicazione umana, è la codifica immediata di reazioni istintive, strettamente legata a capacità di emettere suoni; queste due capacità si manifestano negli animali con un proprio paradigma gestuale istintivo determinato da struttura fisico-biologica. Gestualità/suoni non scompaiono con l’apprendimento del codice delle parole, ma accompagnano e rafforzano la parola; il valore comunicativo di espressioni facciali, gesti, suoni non solo rappresentano la sottolineatura della parola, ma rivelano i significati autentici.
Il dominio delle parole
Situaioni in cui si esplicita il potere delle parole:
- Nell’antichità le parole avevano un significato simbolico-magico (nominare le cose = dominarle); oggi non è perduta, la sacralità di gesti/parole (tipico della magia) è passata ad altre situazioni comunicative (es. oratoria politica sull’io collettivo).
- Giuramenti: la parola acquisisce sacralità, ci si aspetta un vincolo inderogabile sul comportamento di chi lo pronuncia.
- Già nell’Atene di Socrate si compresero le possibilità persuasive della parola: i sofisti insegnavano la parola pubblica per piegare l’uditorio ai fini dell’oratore = presso tutte le culture, in ogni epoca storica, chi ben padroneggia la parola esercita un potere che riguarda ambiti (famiglia, cerchia amicale, ambiente lavorativo, politica); chi detiene questo potere può esserne inconsapevole perché il riconoscimento viene da chi ascolta (l’uditorio valida).
È naturale che le parole esercitino un dominio, attraverso esse si realizzano i processi fondamentali della vita (relazioni, costruzione personalità, sviluppo attività intellettuali). Tutto è da noi udito tramite le parole, tutto da noi è pensato con le parole, tutto esce da noi con le parole. Per esempio, un trauma psichico che comporta lesione della corteccia cerebrale in cui ha sede il centro del linguaggio provoca un handicap che compromette anche la capacità di strutturare il pensiero e la dimensione affettiva è danneggiata.
Psicoanalisi = attraverso le parole il terapeuta conosce e guida il paziente ed egli può esplicitare il suo disagio (attraverso le parole si attua il processo catartico liberatorio).
Cognitivismo e parola (rapporto pensiero – linguaggio)
Vygotskij: Inizialmente pensiero e linguaggio non collegati, la loro interdipendenza è prodotto storico (processo per cui l’uomo diviene tale); la razza umana inizialmente possiede solo le precondizioni fisiche (apparati uditivo-fonatorio) e fisico-psichiche (sede linguaggio nella corteccia cerebrale); nel corso dello sviluppo pensiero e linguaggio s’intrecciano in una circolarità positiva (uno è causa dell’altro); il linguaggio compare verso i due anni: il pensiero diventa verbale e il linguaggio razionale (oggettività comunicabile). Il più importante sviluppo dell’intelligenza è il linguaggio, senza imparare a parlare non possiamo pensare = senza parola non c’è pensiero.
L’unità pensiero/parola è rappresentata dal significato: il significato di una parola rappresenta un’unità non scomponibile dei due processi; non è solo un fenomeno del pensiero o linguaggio. Una parola priva di significato non è parola. Il significato è un fenomeno di pensiero semantizzato o di linguaggio concettualizzato. Il linguaggio è realizzatore di pensiero.
Piaget: La comparsa del linguaggio a due anni cambia la vita del bambino; non si rapporta più solo al mondo fisico perché la parola gli permette delle rappresentazioni interne e contatti con l’universo sociale (la semplice percettività diventa esperienza psichica). La percezione del tempo si dilata in direzione passato/futuro, il linguaggio consente di raccontare le proprie azioni passate e proiettarsi verso ciò che deve ancora accadere. Verso 12 anni compare il pensiero logico-formale che opera per ipotesi/deduzioni (alto livello di osmosi pensiero/linguaggio).
Gardner: La psiche umana è identificata da una pluralità di intelligenze, il pensiero è un insieme di pensieri e linguaggi. Necessario riflettere su qualità del linguaggio appreso nell’infanzia poiché i modelli linguistici che si affermano in questo periodo tendono a fissarsi e condizionano le fasi successive di sviluppo.
Linguaggio e aspetti dinamico-affettivi
Dolto: Il figlio fin dalla situazione fetale è un essere di linguaggio cioè comprende il significato di ciò che gli si dice prima dell’acquisizione del linguaggio (conosce la realtà, la ama, la teme prima della comparsa della parola). Il neonato dipende totalmente da cure materne, ha un’empatia istintiva con la madre; il linguaggio espresso è nelle parole adulte; è una fase obbligatoria di comunicazione fatta di contatti fisici, carezze, manipolazione, allattamento, presenza rassicurante. All’inizio il bambino percepisce tutto ciò come una totale indifferenziata, poi nel primo anno raggiunge forme di autonomia.
Nell’apportare le proprie cure al bambino la madre usa la parola che, da semplice suono, diviene qualcosa di più preciso di cui il bambino s’impadronisce; già molto prima delle parole il bambino ne comprende il significato; c’è una comprensione diretta di ciò che si vuole comunicare al bambino. Nel momento in cui sente rispetto e considerazione nei suoi confronti parlandogli come a un uguale (il bambino capisce se gli parliamo come a un adulto, iniziandolo al linguaggio parlato). Percepisce la comunicazione inconscia che gli viene fatta, condivide le emozioni dell’adulto attraverso un’intuizione telepatica.
Se il bambino non emette parola non significa che non le capisca perché comprende il linguaggio della relazione affettiva. Con i due anni si acquisisce il linguaggio propriamente detto, la parola aiuta il bambino a distinguere sé dal resto del mondo, a riconoscere e sperimentare la realtà = conquistare la parola consente di anticipare azioni e consolida la coscienza. Attraverso la parola si passa a un modo più concreto di percepire la realtà (controllo degli istinti).
Per esempio, in età puberale: le pulsioni istintuali possono essere controllate da uno sforzo intellettualistico (discussioni, confronti). Non solo in adolescenza, sforzo continuo dell’io di dominare gli istinti quando sono minacciosi. Dal controllo pulsionale si ha un altro effetto positivo: risparmio di energie utilizzabili in compiti produttivi. Parola = normalizzatore che sostiene la conquista dell’equilibrio.
Con la parola acquisiamo un pensiero che segue il processo secondario (quello primario caratterizza l’inconscio). Se non si raggiunge questo stadio, permane un pensiero prelogico emotivo.
La parola ascoltata
Per realizzare una buona qualità d’ascolto occorre far silenzio dentro sé = disponibilità intenzionale (voler ascoltare per poter ascoltare). Variabili che possono condizionare l’ascolto:
- Numero di persone
- Capacità di rendersi interessanti
- Fattori negativi (stress, ansia)
- Età (la capacità di ascolto cresce con l’età)
Senza ascolto non c’è apprendimento e crescita delle strutture cognitive. Essere ascoltati è altrettanto importante, altrimenti non si può misurare il valore della propria comunicazione (rischio solipsismo). Per esempio, psicoterapia: tutto il lavoro in analisi è svolto dal paziente (non sa di sapere) e non dal terapeuta (sa di non sapere).
I ruoli nella comunicazione
Spesso nei processi comunicativi c’è asimmetria oggettiva (es. adulti/bambini) = forza maggiore a discapito di qualcun altro; non necessariamente negativa se c’è consapevolezza da parte di chi detiene il potere di non esercitarlo per prevaricare sugli altri. La perfetta simmetria non è possibile perché varie condizioni contingenti possono determinare la prevalenza di una delle due parti (ruoli tendenzialmente simmetrici).
Ruoli asimmetrici: spesso è un dato di fatto perché espressione di distanze obiettive; chi si trova in condizione subordinata non avverte prevaricazione (genitori-figli, docente-allievo); per evitare conflitti è necessario che l’interlocutore dominante abbia chiara consapevolezza del proprio ruolo. La correttezza di questi rapporti si basa su uno sbilanciamento volontario.
-
Sunto per l'esame di Didattica generale, docente Azzolini. Libro consigliato Progettare la formazione. Guida metodo…
-
Sunto per l'esame di Didattica generale, docente Azzolini. Libro consigliato Il campo della didattica, Laneve
-
Riassunto esame Didattica, prof. Azzolini, libro consigliato La terza fase, Simone
-
Riassunto esame Didattica, prof. Azzolini, libro consigliato Françoise Dolto. La psicoanalista dell'educazione