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Pedagogia sperimentale

Nascita, obiettivi e problemi della pedagogia sperimentale

La pedagogia sperimentale è una scienza che sottopone a controllo sistematico l’efficacia dell’intervento educativo. I suoi problemi nascono principalmente dalla pratica educativa e, in funzione di questa realtà, devono essere formulate le ipotesi, i disegni degli interventi e interpretati i risultati. Pertanto l’oggetto d’indagine della pedagogia sperimentale è proprio l’intervento educativo/la pratica educativa: questo significa che la pedagogia sperimentale vede l’educazione come insegnamento e l’insegnamento diventa un’attività che può essere analizzata, controllata, razionalizzata e sottoposta a controllo empirico.

Inoltre, anziché limitarsi ad applicare i “dati” provenienti da altre scienze dell’uomo, aspira a contribuire alla crescita comune delle conoscenze attraverso la definizione e la verifica delle teorie provenienti dal suo e da altri campi di ricerca.

Nascita

La pedagogia sperimentale nasce nella seconda metà dell’800 per svariati motivi:

  • Rivoluzione industriale
  • Crescita quantitativa dei sistemi scolastici quindi per il bisogno di avere persone che fossero istruite
  • Ricchezza del movimento scientifico (fiducia nell’evoluzione)

Espansione e blocco

Nei suoi primi passi, lo sperimentalismo educativo conosce un periodo di espansione in quanto procede parallelamente alla crescita della psicologia mantenendo uno stretto contatto con la cultura pedagogica internazionale. Successivamente, lo sperimentalismo educativo subisce un blocco di ricerca causato dall’affermarsi del pensiero idealista; però gli studi riprendono dagli anni ’50 nel secondo dopoguerra.

Conseguenze del periodo di pausa

Ovviamente, quando lo sperimentalismo educativo ha subìto il periodo di blocco, sono successi degli avvenimenti che hanno portato a:

  • Riprendere i contatti persi
  • Recuperare le conoscenze elaborate altrove
  • Modificare le metodologie

Prima problematica emersa

La prima problematica della pedagogia sperimentale riguardò il fatto che emerse una contrapposizione sulla possibilità di usare il metodo sperimentale in educazione e su tutti i possibili oggetti di indagine. Questa contrapposizione interessò due diverse posizioni: i cattolici e i laici che discussero principalmente su due tematiche:

  • L’oggetto della sperimentazione
  • Il metodo di accertamento

In particolar modo, la pedagogia sperimentale di orientamento cattolico sosteneva un numero circoscritto di campi di indagine (solo questioni tecniche di applicazione didattica), senza utilizzare strumenti di verifica; la pedagogia sperimentale di orientamento laico, sosteneva che si possono analizzare tutti gli aspetti relativi all'educazione, anche le premesse fondamentali, la cultura, i valori, i fini (che per gli altri sono dati, assoluti, eterni), facendo uso di strumenti quantitativi, come i test.

Ad ogni modo, nel corso degli anni, la dicotomia è stata superata; infatti, la ricerca empirica e sperimentale non si è limitata ad occuparsi di problemi puramente didattici.

Possiamo usare/adattare il metodo sperimentale?

Nei contesti educativi è difficile stabilire un sistema chiuso in cui nessun evento estraneo influenzi i fenomeni. Ancora oggi, ci sono approcci che prediligono l’argomentazione o l’esplorazione accanto a metodi che fanno uso di verifiche sperimentali. Certi campi di ricerca analizzano fenomeni che è difficile sottoporre a verifica sperimentale.

Le sperimentazioni a scuola

La possibilità di adottare le procedure delle scienze sperimentali in campo educativo è risultata problematica sia per la possibilità di adottare le procedure delle scienze naturali nello studio dell’uomo, sia per la capacità della ricerca sperimentale di utilizzare tali procedure in educazione. Ogni verifica sperimentale in qualsiasi ambito (biologico, fisico o sociale) per poter cercare i nessi causa-effetto, cerca di far agire solo le variabili rilevanti, cioè quelle variabili che possono avere un’influenza sulla relazione in esame, neutralizzando, in qualche modo, tutte le altre.

Tuttavia, nei contesti educativi la situazione cambia perché è difficile isolare un’unica variabile o stabilire un sistema chiuso in cui nessun evento estraneo influenzi i fenomeni. Una situazione semplificata, infatti, porrebbe dei limiti di generalizzabilità dei risultati.

Inizialmente, le sperimentazioni condotte nella scuola hanno avuto molte lacune in quanto si trattava di:

  • Pre o quasi-esperimenti
  • Improvvisazioni, innovazioni, non sperimentazioni
  • Ricerche che non prevedevano forme di controllo e di verifica
  • O la verifica era condotta in modo aneddotico

Pertanto, lo sviluppo della ricerca sperimentale in educazione, può venire ostacolato da tre problemi:

  1. Molte iniziative sperimentali enunciano ipotesi estremamente generali: spesso succede che la domanda ha una formulazione molto vaga e i resoconti delle ricerche sfumano in un carattere del tutto generico e non in maniera precisa. Il rischio quindi è quello di fornire una progettualità troppo generale che non si presta ad alcun tipo di falsificazione. Invece, il ricercatore dovrebbe trasformare le congetture iniziali in una definizione del problema, quindi si inizia da una domanda precisa che identifica le variabili da studiare per poi specificare una predizione causale.

Esempio di ricerca: Stino e Palmer (1999), Journal of Adolescent and Adult Literacy

L’indagine di ricerca: come si recuperano soggetti adulti carcerati di sesso femminile. Secondo gli stessi autori, purtroppo ci sono pochi studi sui programmi educativi per le donne carcerate e anche sull'uso della scrittura in combinazione con la partecipazione a circoli di apprendimento. Nonostante la mancanza di conoscenze precedenti, di teorie che potrebbero aiutare i due ricercatori a orientare la ricerca stessa, Stino e Palmer sviluppano comunque un'ipotesi complessa e difficile da studiare.

Il loro obiettivo è determinare in che misura la scrittura e la partecipazione a circoli di apprendimento (variabili indipendenti) aumentino la motivazione e le abilità di scrittura (variabili dipendenti), questo nonostante non ci siano teorie che spieghino le ragioni per cui queste variabili indipendenti dovrebbero avere un effetto su quelle dipendenti. Ad ogni modo, il gruppo studiato è quello di 10 soggetti di età variante tra 19 e 35: è estremamente vario, molti hanno problemi di dipendenza da alcool o droghe. Questo può portare a problemi di validità esterna proprio per la larga variabilità all’interno di un gruppo molto limitato. L'intento è di produrre dati qualitativi, ma la raccolta di informazioni non è servita per ottenere dati osservativi da cui ricavare categorie di analisi, o la precisazione delle variabili. Sono situazioni molto complesse ma mal definite.

  1. Le procedure di misurazione sono soggettive: Nelle sperimentazioni effettuate in questi anni a livello di scuola dell’obbligo e biennio e triennio, si vede prevalere i progetti e molto meno i risultati esposti con rigore e completezza.

Esempio di ricerca: Thygesen & Keller, 1999

L’indagine di ricerca: ricerca svolta nell'arco di tre anni con studenti universitari in Norvegia dove si prevedeva l’uso della teleconferenza tra soggetti norvegesi e statunitensi per sviluppare una prospettiva internazionale sull'educazione speciale.

I risultati di questa ricerca hanno confermato che alcuni si sentivano a proprio agio con le telecamere e i microfoni e quindi provavano un certo tipo di familiarità con questa situazione, mentre altri mostravano ansia e per loro apparire di fronte ai propri pari era un evento sgradevole. Il fatto che potessero vedersi e sentirsi faceva crescere la curiosità, si chiedevano se erano sposati, quanti figli avevano, ecc. La connessione dal vivo audio e video permette la comunicazione genuina e permette il rapporto tra i partecipanti. Tuttavia, la descrizione del comportamento dei soggetti in cui prevalgono termini come “alcuni” e “altri” non ci dice molto sull’incidenza di questi comportamenti. Pertanto, con procedure di misurazione soggettive, non si riesce a capire in che modo questi comportamenti (curiosità, comunicazione genuina), possano essere considerati delle variabili dipendenti della sperimentazione.

  1. Il rigore viene identificato in termini quantitativi (RIGORE=QUANTITÀ): Alcune sperimentazioni presentano un carattere eccessivamente minuzioso e parcellare e il risultato di questa tendenza può essere la produzione di ricerche che utilizzano masse enormi di dati, ma su problemi che non sempre sono significativi.

Tendenze simili sono state denunciate da Parisi e da Meazzini nell’ambito della psicologia:

  • Parisi sosteneva che la situazione di crisi conoscitiva di molti settori della psicologia doveva essere fatta risalire all’uso indiscriminato del metodo sperimentale. Il metodo sperimentale in psicologia comporta l’uso di un compito sperimentale o la somministrazione di un test e tale strumento può essere usato nell’approccio induttivo (per scoprire quali risultati fornisce un test in certe condizioni) o nell’approccio più ipotetico-deduttivo (prendendo le mosse da un’ipotesi e verificandola o meno tramite risultati ottenuti).
  • Meazzini sosteneva invece che in psicologia sperimentale prevaleva l’idea di far crescere il valore di un esperimento in funzione della dimensione numerica del campione per controllare variabili spurie non previste dal piano sperimentale ma che potrebbero interferire con gli effetti prodotti dalla variabile indipendente. In questo caso allora il rendimento medio del gruppo avrà un valore superiore rispetto alla prestazione dei singoli che sarà marginale.

Per risolvere questi problemi relativi alla ricerca sperimentale in educazione, bisogna tener conto di due procedure preparatorie nella pianificazione della ricerca:

  • Procedura di osservazione: intende indagare le relazioni già esistenti tra due o più variabili e descrive i fattori che determinano il risultato effettivo. L’osservazione implica la selezione di un fenomeno (come oggetto di studio) e la raccolta di informazioni su di esso nel modo più accurato, completo ed efficace.
  • Procedura esplorativa (sperimentazione): si interessa delle relazioni che potrebbero esserci tra le variabili e dei rapporti di causa-effetto. Quindi, la procedura esplorativa riguarda la definizione delle variabili, la preparazione delle misure e richiede il confronto tra più osservazioni (tra una situazione antecedente e una situazione conseguente all’introduzione del cambiamento, su uno stesso gruppo e su diversi gruppi di soggetti). Quindi la ricerca sperimentale si fonda sulla ricerca osservativa che le è preliminare e necessaria.

Inoltre, anche se si ha una solida base teorica, all’interno delle situazioni scolastiche è meglio premettere una fase di analisi qualitativa alla sperimentazione: la ricerca esplorativa-qualitativa è quella ricerca che opera su fenomeni che non hanno ancora ricevuto una formulazione adeguata e in cui non si può apparentemente contare sulla deduzione delle ipotesi da una teoria consolidata. Essa ha lo scopo di verificare l’adeguatezza dei concetti, esplorando ipotesi, variabili e criteri facendo da ponte tra problema educativo e astrazioni suggerite dalla teoria.

Cap. 2 Accessibilità e comprensione

L'accessibilità

L’accessibilità è la caratteristica di un dispositivo, di un servizio o di una risorsa d'essere fruibile con facilità da una qualsiasi tipologia d’utente anche per persone con ridotta o impedita capacità sensoriale, motoria, o psichica. Il termine ha trovato largo uso anche nel settore di Internet col medesimo significato. Nel web una risorsa accessibile facilita l'accesso alla più grande fascia di individui, con ogni tipo di mezzo e disabilità.

A tal riguardo, emerge una contrapposizione tra chi dice che è meglio leggere:

  • Libri poco chiari, poco facili, poco leggibili perché il lettore di per sé è pigro e quindi va stimolato: se gli diamo un testo troppo facile, senza difficoltà, può infatti avere l’illusione di aver capito e appreso. Quindi il lettore va stimolato.
  • Libri più chiari, più facili e leggibili questo perché la lettura più chiara andrebbe a favorire chi non ha la possibilità di accesso, o comunque ha difficoltà di lettura. Quindi il lettore va incoraggiato.

Diemand-Yauman: sono due ricercatori che studiano la memoria, sono psicologi e cercano di portare i loro metodi e le loro soluzioni a situazioni molto più complesse. Questi ultimi affermano che:

  • La lettura facile spesso non è seguita da un buon ricordo (perché si prova un’illusione di capire, di sapere). Quindi bisogna dare un suggerimento al lettore di rallentare questa facilità modificando la leggibilità dei caratteri. Infatti la scarsa fluidità nella lettura (disfluency=disfluenza) causata dai caratteri poco leggibili (12 pt Comic Sans Ms vs 16 Arial) potrebbe essere un aiuto, un suggerimento per poter prestare più attenzione.

Di conseguenza, il lettore potrebbe ottenere una stima delle sue conoscenze più realistica di quella che ottiene da testi in cui ogni fattore di carico cognitivo estraneo è stato eliminato. A tal proposito, questi due autori affermano che:

  • La fluenza è collegata con la confidenza di sapere: è generalmente descritta come il naturale scorrere del linguaggio e per la maggior parte dei parlanti, parlare fluentemente è facile e non richiede alcuno sforzo.
  • La disfluenza un’avaria nel naturale scorrere del linguaggio che porterebbe ad una elaborazione più profonda e quindi migliora la ritenzione perché riduce la confidenza (di sapere) e aumenta l’attenzione verso il materiale. La persona quindi sarà meno sicura di sé e l’attenzione verso il materiale sarà maggiore. Per tutti i parlanti, un limitato grado di disfluenza è normale. Per esempio, possono inserire brevi suoni o parole, come "ehm", "cioè", o "quindi", mentre parlano. Inoltre, i parlanti possono correggere, o ripetere intere parole o frasi (per es. per chiarirne il significato).
  • Manipolazione del font invece è uno strumento che riguarda solo la leggibilità del testo, ma non cambia il significato o la difficoltà: Solo i riassunti, le elaborazioni, aiutano a capire il testo, ma non la manipolazione del font.

È stata fatta in particolar modo una ricerca sugli effetti della disfluenza sui risultati scolastici: 28 partecipanti di un’età compresa tra i 28 e i 40 anni, in cambio di 12 dollari, sono stati reclutati per poter effettuare questo studio. I partecipanti sono stati invitati a imparare circa tre specie di alieni, ognuno dei quali aveva sette funzioni, per un totale di 21 caratteristiche che dovevano imparare.

Comic-nella condizione di disfluenza: il materiale è stato presentato o in carattere Sans Bodoni Mt12 o in 12 in scala di grigi.

Arial 16-nella condizione di fluenza: il materiale è stato presentato in carattere black.

Risultati: In media, i partecipanti nella condizione fluente hanno risposto correttamente il 72,8% delle domande. Nel frattempo, i partecipanti nelle condizioni disfluenti sono riusciti l’86,5% delle domande. Non ci sono state differenze affidabili in ritenzione tra i partecipanti esposti ai diversi tipi di carattere disfluenti. Cioè, il tipo di carattere che ha creato la disfluenza non ha importanza, ma solo che il tipo di carattere era disfluente.

La dislessia

La dislessia è una disabilità specifica dell’apprendimento che ha origini neurologiche. In particolar modo:

  • I bambini dislessici hanno buone capacità intellettive, ma limitate capacità di analisi fonologica delle parole, di ricavare il suono dai simboli scritti.
  • Il riconoscimento delle parole scritte è poco accurato e poco fluente.
  • Probabile conseguenza della dislessia è la difficoltà di comprensione nella lettura:
    • Si ha quindi una riduzione delle esperienze di lettura
    • E minore crescita del vocabolario e della conoscenza di background.

È stato svolto un lavoro di ricerca da un gruppo che si occupa di accessibilità del web (Rello, Kanvinde e Beaza-Yates, 2011). Questo lavoro:

  1. Verifica l’efficacia di una serie di manipolazioni del testo per facilitare l’accesso alle informazioni su web da parte di lettori dislessici;
  2. Vengono variati grandezza e chiarezza dei caratteri, il contrasto tra caratteri e sfondo, l’ampiezza dell’interlinea, ecc.

Rello e colleghi ritengono che le linee guida potrebbero migliorare l’accesso di tutti i lettori: infatti, dai loro esperimenti è risultato che i tempi di lettura si riducono quando il testo è presentato con particolari formati, non tutti identificabili in modo intuitivo. In questa ricerca è stato esaminato un campione di lettori dislessici spagnoli (dai 13 ai 37 anni), e un campione di lettori non dislessici con un buon livello scolare, lettori e utilizzatori di internet. Gli strumenti d’indagine sono stati dei testi in carattere “Arial” presentati su schermo, in modalità diverse che prev...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisa90bay-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Paoletti Gisella.
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