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Riassunto per l'esame di pedagogia sperimentale basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Paoletti: Introduzione alla pedagogia sperimentale, Paoletti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: NASCITA DELLA PEDAGOGIA SPERIMENTALE, OBIETTIVI e i PROBLEMI della pedagogia sperimentale, le SPERIMENTAZIONI in ambito scolastico con teorie di LAMBIOTTE e DENSERAU e di... Vedi di più

Esame di Pedagogia sperimentale docente Prof. G. Paoletti

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ESTRATTO DOCUMENTO

correggere, o ripetere intere parole o frasi (per es. per chiarirne il

significato). 

5) Manipolazione del font invece è uno strumento che riguarda solo la

leggibilità del testo , MA non cambia il significato o la difficoltà: Solo i

riassunti, le elaborazioni, aiutano a capire il testo, ma non la

manipolazione del font.

E’ stata fatta in particolar modo una ricerca sugli effetti della disfluenza sui risultati

scolastici: 28 partecipanti di un età compresa tra i 28 e i 40 anni, in cambio di 12

dollari, sono stati reclutati per poter effettuare questo studio. I partecipanti sono

stati invitati a imparare circa tre specie di alieni, ognuno dei quali aveva sette

funzioni, per un totale di 21 caratteristiche che dovevano imparare. Comic

-nella condizione di disfluenza il materiale è stato presentato o in carattere

Sans Bodoni Mt

12 o in 12 in scala di grigi. Arial 16

-nella condizione di fluenza il materiale è stato presentato in carattere

black

Risultati In media, i partecipanti nella condizione fluente hanno risposto

correttamente il 72,8% delle domande. Nel frattempo, i partecipanti nelle condizioni

disfluenti sono riusciti l’ 86,5% delle domande.

Non ci sono state differenze affidabili in ritenzione tra i partecipanti esposti ai

diversi tipi di carattere disfluenti. Cioè, il tipo di carattere che ha creato la disfluenza

non ha importanza, ma solo che il tipo di carattere era disfluente.

LA DISLESSIA

E’

La DISLESSIA una disabilità specifica dell’apprendimento che ha origini

neurologiche. In particolar modo:

- I bambini dislessici hanno buone capacità intellettive, ma limitate capacità di

analisi fonologica delle parole, di ricavare il suono dai simboli scritti.

- Il riconoscimento delle parole scritte è poco accurato e poco fluente.

- Probabile conseguenza della dislessia è la difficoltà di comprensione nella

lettura:

– Si ha quindi una riduzione delle esperienze di lettura

– E minore crescita del vocabolario e della conoscenza di background.

E’ stato svolto un lavoro di ricerca da un gruppo che si occupa di ACCESSIBILITA’ del

web (Rello, Kanvinde e Beaza-Yates, 2011).

Questo lavoro:

1. Verifica l’efficacia di una serie di manipolazioni del testo per facilitare

l’accesso alle informazioni su web da parte di lettori dislessici;

2. Vengono variati grandezza e chiarezza dei caratteri, il contrasto tra caratteri e

sfondo, l’ampiezza dell’interlinea, ecc.

Rello e colleghi ritengono che le linee guida potrebbero migliorare l’accesso di tutti i

lettori : infatti , dai loro esperimenti è risultato che i tempi di lettura si riducono

quando il testo è presentato con particolari formati, non tutti identificabili in

modo intuitivo.

In questa ricerca è stato esaminato un campione di lettori dislessici spagnoli (dai 13

ai 37 anni), e un campione di lettori non dislessici con un buon livello scolare, lettori

e utilizzatori di internet.

Gli strumenti d’indagine sono stati dei testi in carattere “Arial” presentati su

schermo, in modalità diverse che prevedevano:

6) Grandezza del carattere variabile dai 14 ai 26pt

7) Diversa tonalità di grigio

8) Diverse coppie e combinazioni di carattere/sfondo

9) Viene aumentata la spaziatura tra i caratteri, l’interlinea, lo spazio tra i

paragrafi e la grandezza della colonna

Per quanto riguarda le Misurazioni Esse riguardavano in particolare:

- quali scelte di formato e di design garantiscono una lettura più veloce e

piacevole;

- il tempo della fissazione, il n° di fissazioni e il tempo di distrazione;

-le preferenze degli utenti per una scelta o l’altra (solo i soggetti dislessici).

Risultati della ricerca : 1) Vi sono tempi di lettura più lunghi per i lettori dislessici

rispetto al gruppo di controllo (quindi probabile maggiore carico cognitivo

nell’elaborazione).Inoltre, emerge una lettura più rapida con:

-Grandezza carattere 26

-Interlinea 1.4

-Spazio tra paragrafi 2

-(font o sfondo) Grigio e non puro nero o puro bianco

-Coppie di colore crema/nero

-Colonna di 88 caratteri

2) Vi è una Coerenza parziale tra tempi di lettura e preferenze dichiarate

Tempi di lettura/preferenze coerenti:

-Ampiezza carattere 26 (il più grande)

-Spazio tra paragrafi

-Interlinea

Tempi di lettura/preferenze incoerenti:

-Scala di grigi del carattere o dello sfondo (preferiscono il nero al grigio che leggono

più velocemente)

-Spazio tra lettere (preferiscono meno spazio)

-Larghezza della colonna (preferiscono una colonna più ridotta)

-Coppie carattere/sfondo (preferiscono il giallo su nero)

LINEE GUIDAPer formulare le linee guida si prendono in considerazione:

• i dati sui tempi di fissazione

• le preferenze

Se non coerenti la priorità è all’eye - tracking, o viene fatta una media.

Ad esempio: “AccessibleNews Dyswebxia” è un programma che consente di

modificare I parametri (grandezza del carattere, colori sfondo e carattere, spaziatura)

e rimuove I link e le icone non rilevanti dagli articoli che si vogliono leggere.

BABY BOOMERS, GENERAZIONE X – Y e GENERAZIONE Z

 Gente

BABY BOOMERS nata dopo la guerra, tra 1946 and 1964. Amano i

libri, studiano da manuali e grammatiche, e sono riluttanti nell’ usare le

nuove tecnologie e gli ebook;

 

GENERAZIONE X-Y (DIGITAL IMMIGRANTS) Gente nata tra il 1965 e il

1999. E’ un gruppo di transizione : leggono libri, hanno i computer,

blackberries, e usano le nuove tecnologie senza buttare le vecchie;

 

GENERAZIONE Z (DIGITAL NATIVE) nati dopo il 2000 , sono

completamente connessi tant’ è che usano i cell per ogni attività .

Varie ricerche condotte da Patricia Greenfield, in Tecnology and Informal Education,

o il MEDIA MENAGEMENT CENTER, e Victoria Rideout, confermano che al giorno

d’oggi i ragazzi fanno un uso sempre più frequente e costante della tecnologia e di

Internet: questo fenomeno, da un lato pone un aspetto positivo, cioè che aumenta

la capacità di dividere l’attenzione e di fare multitasking, ma dall’altro , l’utilizzo

costante dei media e di Internet ha molti aspetti negativi:

 Leggono meno le news e sviluppano in seguito, meno interesse per le news e

raramente cercano le notizie;

 Se usano molto i media hanno voti più bassi e più problemi di

comportamento.

Le soluzioni a questo problema quindi possono essere:

 aumentare il contatto con le news

 Usare cellulare, mp3, consolle per le news online;

 Modificare le pagine online.

 Costruzione di un nuovo sito di notizie, che abbia determinate caratteristiche

particolari.

Cap. 3 TEORIE, IPOTESI E VARIABILI

La logica dell’indagine sperimentale si caratterizza secondo questo percorso:

 lo sperimentatore formula un’ IPOTESI ;

 l’ ipotesi afferma che una VARIABILE INDIPENDENTE (che è un fattore) può

causare un cambiamento in una VARIABILE DIPENDENTE ;

 per verificare tale ipotesi, lo sperimentatore misura la variabile dipendente

con un PRE-TEST ed un POST – TEST

 nell’intervallo di tempo che intercorre tra le due misure, lo sperimentatore

introduce il CAMBIAMENTO desiderato, facendo agire il fattore sperimentale;

 la differenza tra le misure prese durante il pre-test e quelle prese durante il

post-test, farà capire allo sperimentatore se le sue ipotesi erano fondate e

quanto.

Questa logica dell’indagine sperimentale è costituita da una serie di FASI, dove ogni

fase richiede delle scelte difficili. Esse sono 5 :

1. scelta del PROBLEMA e formulazione delle IPOTESI

2. formulazione del DISEGNO DI RICERCA

3. RACCOLTA dei DATI

4. CODIFICA E ANALISI dei dati

5. INTERPRETAZIONE dei RISULTATI ottenuti

 FASE 1 : scelta del PROBLEMA e formulazione delle IPOTESI

La definizione del PROBLEMA è importante perché è quella fase in cui il ricercatore

deve trasformare le idee e congetture iniziali (spesso vaghe e imprecise) in una o più

domande che identificano le variabili da studiare e specificano una predizione

causale ( la variabile X causa un cambiamento nella variabile Y? ) questa

definizione del problema o formulazione della domanda, viene convertita in una

IPOTESI nel momento in cui i concetti teorici della definizione del problema vengono

trasformati in definizioni operative della variabile indipendente e della variabile

dipendente.

Quindi l’IPOTESI di ricerca è un’affermazione, una proposizione ipotetica su un

effetto causale atteso di una variabile su un’altra. Essa deriva dalla teoria ed è

formulata allo scopo di essere posta a verifica empirica.

L’ipotesi di ricerca può essere scissa in 3 ipotesi, ciascuna delle quali può essere

verificata:

 

Ipotesi NULLA è principalmente l’ipotesi da verificare. si indica con H0 e

viene ritenuta vera fino a prova contraria: Alla fine del test abbiamo due

alternative: o rifiutiamo l’ipotesi nulla , o non rifiutiamo l’ipotesi nulla Se

rifiutiamo l’ipotesi nulla quando questa è falsa, allora non commettiamo

errori; Se non rifiutiamo l’ipotesi nulla quando questa è vera, allora non

commettiamo errori. Se rifiutiamo l’ipotesi nulla quando questa è vera,

allora commettiamo un errore

 la

Ipotesi delle VARIABILI CONFONDENTI relazione potrebbe essere

dovuta a fattori estranei e non alla manipolazione della variabile

indipendente

 la

Ipotesi CASUALE variabile indipendente ha avuto l’effetto predetto

sulla variabile dipendente

Per VARIABILE si intende quel concetto rappresentato da parametri che possono

assumere due o più valori. La variabile si divide in:

10) la variabile indipendente (quella che viene manipolata dallo

sperimentatore, su cui egli agisce)

11) la variabile dipendente (quella che subisce gli effetti dei cambiamenti agiti

sulla variabile indipendente).

esempio di ricerca mettiamo che in una certa scuola media di Firenze, gli

insegnanti si lamentino dei cattivi risultati ottenuti da molti dei loro allievi. Questi

cattivi risultati, possono essere ricondotti a vari fattori come per esempio, la scarsa

applicazione, cattivi metodi di studio, seguire le lezioni con poca attenzione ecc ….

Tuttavia, gli insegnanti vogliono capire le ragioni, i motivi di questo insuccesso da

parte dei ragazzi attraverso un’indagine attraverso l’osservazione e il confronto

tra le loro esperienze, gli insegnanti arriveranno ad eliminare alcuni fattori

potenzialmente rilevanti e selezionarne altri attualmente rilevanti.

Gli allievi infatti, risultano caratterizzati da un forte impegno di studio che però non

è accompagnato da buoni esiti : questo succede perché i ragazzi ,nonostante

studino, apprendono in modo pappagallesco, mnemonico, le nozioni trasmesse

tramite le lezioni in classe e i libri di testo. Pertanto, emerge che:

 Hanno BUONI risultati nei test con domande fattuali

 Hanno CATTIVI risultati quando bisogna utilizzare le informazioni apprese in

un contesto leggermente diverso da quello originario.

Secondo Vosniadou e le ricerche condotte sul cambiamento concettuale, modificare

le misconcezioni attraverso l’uso dei testi scritti porta in molti casi a creare cattivi

risultati : infatti, leggendo e studiando testi che espongono le teorie accreditate

senza prendere in considerazione le possibili incomprensioni e misconcezioni, i

soggetti memorizzano in parte le informazioni nuove ma non modificano le

conoscenze vecchie pertanto, conoscenze vecchie e conoscenze nuove non si

integrano e gli studenti non sono in grado di utilizzare i concetti appresi per risolvere

problemi nuovi. 

Per risolvere questo problema, secondo Mikkila, la soluzione è revisionare i testi

da studiare perché ciò potrebbe aiutare a modificare le misconcezioni possedute

dagli studenti sapendo applicare le nuove conoscenze.

Attraverso la definizione del problema, l’ipotesi che intendiamo verificare , secondo

questo esempio della scuola di Firenze è la seguente :

 la revisione dei testi (variabile indipendente) faciliterà l’apprendimento dei

concetti scientifici (variabile dipendente) negli allievi della scuola?

 

La manipolazione dei testi (variabile indipendente) verrà definita

attraverso le descrizione delle procedure utilizzate per analizzare , manipolare

i testi, quindi attraverso la teoria che spiega perché abbiamo utilizzato tali

procedure;

 

L’apprendimento di concetti scientifici ( variabile dipendente) si riferisce

ad uno stato interno che non può essere osservato, ma può essere definito

indirettamente facendo riferimento ad eventi osservati direttamente. Questa

variabile verrà definita in modo operativo attraverso la capacità di costruire

un modello mentale, di comprendere le differenze, di ricordare le nozioni che

riteniamo rilevanti e intendiamo misurare.

 FASE 2 : formulazione del DISEGNO di RICERCA

Dopo aver definito il problema e precisate le ipotesi, chi conduce una ricerca deve

pianificare anche un DISEGNO DI RICERCA che è quella fase in cui si definisce il

problema, si definiscono gli obiettivi dell’intervento, le modalità di realizzazione e la

scelta del modello di indagine. In questa fase il ricercatore dovrà decidere:

1) come MISURARE le variabili identificate come rilevanti eliminando quelle

alternative

2) decidere su quali gruppi di soggetti agirà ( quanti soggetti e che

caratteristiche devono avere)

esempio di ricerca di Mikkila si concentra sull’ argomento della fotosintesi che

viene affrontato ampiamente dai ricercatori del cambiamento concettuale.

Per capire in maniera corretta il concetto di fotosintesi, il bambino deve saper

distinguere gli animali dalle piante e concettualizzare il fatto che le piante sono

entità capaci di fabbricarsi il cibo.

Molti bambini invece, possiedono quella misconcezione che una pianta mangia

traendo il suo nutrimento da fonti esterne di cibo: quindi i bambini comprendono

solo superficialmente il concetto nonostante gli venga loro insegnato il concetto di

fotosintesi.

La ricerca consisterà nella valutazione delle risposte date ad un questionario: esso

conterrà domande fattuali e domande che implicano la comprensione della

distinzione critica tra animali e piante.

La rilevazione inoltre sarà attuata 2 volte (prima dell’ esperimento e dopo

l’esperimento) per capire se il trattamento sperimentale da dati i risultati sperati.

I soggetti della ricerca, verranno reclutati in 4 classi prime della scuola di Firenze:

con il pre-test si otterrà una misura delle loro conoscenze precedenti e

successivamente verranno stabiliti due gruppi assegnando in maniera casuale,

ciascun soggetto ad un gruppo o all’altro.

Inoltre la variabile indipendente verrà manipolata producendo 2 versioni di uno

stesso testo sulla fotosintesi sottoposte ai due diversi gruppi di soggetti: una

versione sarà quella del “testo tradizionale / fattuale” che fornisce molti fatti e

definizioni ma senza spiegazioni esplicite e sarà affidata al gruppo di controllo,

mentre l’altra versione sarà quella del “testo del cambiamento concettuale” che

prenderà in considerazione sia la spiegazione scientifica della fotosintesi , sia le

concezioni ingenue degli studenti mettendole a confronto e sarà affidata al gruppo

sperimentale.  FASE 3 : la RACCOLTA dei DATI

In questa fase, davvero cruciale è il fattore tempo : questo perché tra il pre-test ed il

post-test non deve passare più tempo di quello necessario per fare agire il fattore

sperimentale, altrimenti si amplifica l’effetto della “storia” e della “maturazione” dei

soggetti ciò significa che possono accadere eventi non previsti e cambiamenti nel

bambino per effetto della sua crescita che potrebbero andare a influire sulla validità

dell’indagine.

Nel caso della nostra ricerca, la raccolta dei dati prevede :

a. il pre – test che coincide col momento in cui in classe, si somministra il

questionario ai soggetti; Nell'esperimento è un test per misurare il valore

della variabile dipendente prima di applicare lo stimolo sperimentale;

b. L’assegnazione ai gruppi le risposte vengono valutate e i soggetti

vengono assegnati al gruppo sperimentale e al gruppo di controllo in

maniera casuale:

 Gruppo di controllo è di solito un gruppo, scelto in maniera

casuale, al quale non viene somministrato lo stimolo

sperimentale, cioè nessuna variabile. il gruppo di controllo ha lo

scopo di assicurare che i dati derivanti dal gruppo sperimentale

siano effettivamente dovuti alla variabile che si sta testando e

non ad influenze esterne sconosciute.

Successivamente, i dati raccolti dal gruppo di controllo vengono

confrontati con quelli rilevati dal gruppo sperimentale al fine di

rilevare se sussistono le differenze significative tra i due.

 Gruppo sperimentaleè il gruppo a cui viene somministrato lo

stimolo sperimentale, quindi è sottoposto ai cambiamenti della

variabile. Esso deve essere il più numeroso possibile per ridurre

l’influenza di differenze non evidenti tra soggetti sottoposti al

test. 

c. Il trattamento il gruppo sperimentale legge il testo revisionato e il

gruppo di controllo il testo tradizionale;

d. Le consegne ai soggetti vengono date delle istruzioni: viene detto di

leggere e studiare il testo cercando di capire i concetti senza studiarli in

maniera mnemonica;

nell'esperimento

e. il post – test è un test volto a misurare il valore della

variabile dipendente dopo aver applicato lo stimolo sperimentale.

 FASE 4 : la CODIFICA e l’ANALISI dei DATI

La codifica e l’analisi dei dati viene fatta per ottenere un quadro del processo di

comprensione a apprendimento di un soggetto dopo avergli somministrato un tipo

di test.

In particolar modo, i questionari possono contenere domande a risposta chiusa o

domande a risposta aperta : quelle a risposta chiusa danno delle informazioni

sull’avvenuto apprendimento però, volendo, danno anche la possibilità al soggetto

di rispondere a caso; quelle a risposta aperta, sollecitano il soggetto a scrivere

discorsi articolati, a fornire più informazioni senza che esse siano risolvibili a caso.

Nella ricerca di Mikkila riguardante la scuola di Firenze, le domande sono state poste

in maniera aperta per ottenere informazioni più esaustive sulla rappresentazione

mentale del concetto esaminato (fotosintesi). Inoltre gli insegnanti hanno deciso di

far utilizzare a due giudici, una griglia di valutazione delle risposte dove a ogni

risposta sono stati attribuiti punteggi su una scala da 1 a 3.

Dall’analisi dei dati è emerso che :

- non vi erano delle differenze significative tra i due gruppi al momento del

pre-test quindi nelle conoscenze precedenti dei due gruppi.

- Inoltre , entrambi i gruppi avevano avuto dei risultati migliori nel post-test:

tuttavia, il gruppo di controllo aveva ottenuto risultati migliori rispondendo

alle domande fattuali (su fatti precisi), mentre il gruppo sperimentale aveva

ottenuto dei risultati migliori nei compiti che richiedevano di capire le

differenze tra piante e animali e in quelli che richiedevano di risolvere un

problema nuovo costruendo un modello mentale adeguato.

Quindi in conclusione, durante i pre-test i bambini avevano dimostrato di possedere

la stessa concezione ingenua del sistema nutritivo delle piante e in seguito al test,

hanno modificato le loro credenze anche se in misura diversa.

 FASE 5: INTERPRETAZIONE dei RISULTATI

La fase di interpretazione dei risultati comporta un'attenta considerazione dei dati a

disposizione : consiste cioè, nel rapporto di ricerca vero e proprio, il quale oltre a

dare conto del disegno dell’indagine e del percorso metodologico seguito, ha lo

scopo di illustrare e commentare le risultanze quantitative ottenute.

Rifacendosi alla ricerca della scuola di Firenze, il fatto che entrambi i gruppi erano

migliorati dal pre-test al post-test, portava gli insegnanti a concludere che i soggetti

del gruppo di controllo, avevano avuto maggiori difficoltà a formarsi un modello

coerente delle informazioni apprese rispetto ai soggetti del gruppo sperimentale

ciò significa allora che i soggetti del gruppo di controllo avevano attuato una

maggiore codifica del testo di base rispetto ai soggetti del gruppo sperimentale dove

il testo era stato elaborato a livello più profondo.

Conclusioni della ricerca i risultati ottenuti hanno confermato l’ipotesi iniziale

che dichiarava che le difficoltà di apprendimento dei soggetti fossero dovute alle

possibili misconcezioni e alla difficoltà ad integrare le conoscenze vecchie con quelle

nuove, era stata VERIFICATA. Quindi da questa ricerca, gli insegnanti hanno

sostenuto che la revisione dei testi può effettivamente migliorare l’apprendimento

dei concetti negli allievi a scuola.

Inoltre veniva rilevato che i ragazzi non esperti (cioè coloro che avevano bassi

punteggi e che facevano parte del gruppo sperimentale) erano migliorati di più

rispetto a coloro che facevano parte del gruppo di controllo. Pertanto, il trattamento

del test è meno efficiente con i soggetti che già possiedono buone conoscenze

sull’argomento ( gli esperti).

o Una volta concluse le 5 fasi del processo d’indagine , il ricercatore dovrebbe

attuare un’ultima REVISIONE o RIDEFINIZIONE di una delle fasi precedenti: È

un processo ciclico che prevede l’alternanza di metodi quantitativi e

qualitativi. Pertanto, anche se i risultati ottenuti confermano le ipotesi iniziali,

sarebbe opportuno ripetere la ricerca per stabilire con certezza che i risultati

non siano dovuti ad una serie di COINCIDENZE, ed è per questo motivo che

nella fase del “disegno di ricerca” è importante prendere tutte le decisioni

riguardo a come raccogliere i dati.

La ricerca QUANTITATIVA si può dire allora che è formalizzata perché è un

processo di scoperta che si sviluppa secondo un itinerario prefissato, secondo

procedure prestabilite e inoltre fornisce il maggior controllo sulla procedura e

sulla variabile indipendente.

TEORIE E CONCETTI

Tutte le volte che il ricercatore formula un problema e avanza delle ipotesi, egli

utilizza o costruisce una TEORIA e i CONCETTI che sono associati ad essa.

Pertanto, ogni volta che un ricercatore decide cosa osservare, dove e come

osservarlo, lo fa sulla base di una teoria. “Osservare” e' un procedimento

selettivo: i "dati" sono costruiti dal ricercatore e non esistono al di fuori delle

operazioni che il ricercatore compie.

Quando vogliamo progettare un intervento (mettiamo per migliorare la capacità di

apprendere da testi scritti) è la TEORIA che ci aiuta a:

 definire il nostro concetto di apprendimento,

 definire esplicitamente le variabili da osservare.

 e individuare i possibili fattori che influenzano tale comportamento, e cioè

le cause (bisogna spiegare il perché)

Sintetizzando: 

- Una TEORIA è un sistema di concetti, di definizioni e di proposizioni che

specificano le relazioni tra le variabili descrivendo i meccanismi sottostanti a

qualche fenomeno, per spiegare il fenomeno stesso. Ovviamente la teoria di

riferimento del ricercatore svolge un ruolo in ogni fase del processo di ricerca.

- I CONCETTI sono astrazioni che rappresentano fenomeni raggruppati o

classificati in un’unica categoria. Un concetto che presume 2 o più valori si

chiama “Variabile”. Esempio: la categoria “sesso” ha due valori possibili

(maschio e femmina) ; la categoria “professione” ha più valori possibili

(ingegneri, medici, giudici, professori ecc..)

- Le PROPOSIZIONI sono affermazioni circa la natura della realtà, riguardanti

la relazione tra due o più variabili; ipotesi, assiomi, postulati e teoremi sono

tutti tipi di proposizioni.

 Il percorso dalla TEORIA alla TEORIA:

1. dalla TEORIA si passa ad una IPOTESI (per deduzione)

2. dall’ipotesi si attua una RACCOLTA DEI DATI attraverso un’

“operativizzazione” che consiste nel:

- trasformare le ipotesi in affermazioni empiricamente osservabili,

- trasformare i concetti in variabili,

- scegliere lo strumento e le procedure di rilevazione

- definire il disegno della ricerca

3. Tra la raccolta e l’analisi dei dati ci sarà l’ORGANIZZAZIONE DEI DATI

4. Tra l’analisi dei dati e la presentazione dei risultati ci sarà

l’INTERPRETAZIONE DELLE ANALISI STATISTICHE

5. Infine, per induzione si torna alla TEORIA .

 Teoria del CARICO COGNITIVO (Sweller, 1988)

Lo psicologo John Sweller ha elaborato una teoria 'Cognitive Load Theory' che ha

introdotto l'importante concetto di carico cognitivo che è stato definito come “il

carico imposto alla memoria di lavoro dall’informazione presentata”: in termini più

semplici, il carico cognitivo coincide con lo SFORZO MENTALE.

 Il punto chiave della questione è che la mente umana ha dei LIMITI in termini

di capacità d'attenzione, memoria ed elaborazione di informazioni. Ogni

compito infatti, come la lettura, richiede un determinato impegno o sforzo

cognitivo, e questi limiti, che determinano l'efficacia dell'apprendimento,

sono stati presi in considerazione dalla teoria del carico cognitivo.

Secondo Sweller, il carico cognitivo (sforzo mentale) può essere suddiviso in 3

differenti tipologie, che si influenzano a vicenda:

1. Estraneo : è determinato da una cattiva progettazione del modo di presentare

l'informazione; è associato a processi che non sono direttamente

necessari per l’apprendimento e che possono essere modificati

dall’intervento didattico

2. Intrinseco : è determinato dalla naturale complessità dell’informazione che

deve essere appresa e il livello di expertise dello studente

3. Pertinente : è l’effettivo carico cognitivo determinato dallo sforzo di

apprendimento per accrescere e modificare schemi e conoscenze.

Lo SCOPO della progettazione dell'apprendimento è ridurre il carico cognitivo

estraneo : infatti la riduzione del carico cognitivo estraneo libera la memoria di

lavoro. Inoltre una buona progettazione è essenziale nell'apprendimento

multimediale perché permette di ridurre il carico cognitivo intrinseco in caso di

contenuti molto complessi.

 Problemi di RAPPORTO tra IPOTESI & VARIABILI

Per spiegare il rapporto problematico tra IPOTESI e VARIABILI, vi sono due articoli di

due autori diversi che però sono concentrati sullo stesso problema:

- 1° articolo di Lambiotte e Dansereau pubblicato su “ Journal of Experimental

Education “ nel 1992 il problema che stimola la ricerca di questi due autori è la

tendenza degli studenti ad apprendere fatti e termini in maniera meccanica senza

però saper utilizzare tali conoscenze quando devono risolvere dei problemi.

Questo problema è stato riscontrato in una ricerca al College dove gli esercizi di

laboratorio di solito integrano le letture, ma le lezioni hanno un ruolo predominante

come mezzo di trasmissione. Gli insegnanti si sentono costretti a spiegare

rapidamente contenuti e termini. Queste condizioni spesso portano gli studenti a

memorizzare meccanicamente fatti e termini che difficilmente vengono collegati a

eventi o fenomeni concreti. Di conseguenza hanno dei risultati poco soddisfacenti

nella soluzione di problemi e sono incapaci di collegare i concetti scientifici a

problemi rilevanti.

 Allora la soluzione al problema è fornire un ORGANIZZATORE ANTICIPATO :

Gli organizzatori anticipati sono uno strumento organizzativo

specifico per la didattica, che si è dimostrato efficace per

tutti gli alunni, con e senza disabilità. L’organizzatore anticipato è quindi una

mappa che espone in forma schematica collegamenti e concetti che verranno

poi presentati in un testo audio registrato.

Questo può aiutare gli studenti che hanno difficoltà a organizzare le

informazioni, per rendere il compito più facile e più efficiente, focalizzando

l’attenzione sulle informazioni importanti, ed è per questo che vengono

comunemente utilizzati in diverse discipline.

La mappa viene confrontata poi con altre 2 forme di rappresentazione : scalette e

liste di parole chiave che secondo gli autori danno una minore organizzazione ai

concetti quindi minore ricordo rispetto alla mappa.

Tuttavia, questo studio non intende risolvere il problema nell'insieme, ma gli autori

sono dell’idea che usare le mappe come aiuto alla lettura possa alleviare alcuni dei

problemi iniziali dell'acquisizione delle informazioni.

Un problema non affrontato in questo studio, però è l'uso di misure di

apprendimento più ricche come il problem solving, ovvero quel processo cognitivo

messo in atto per analizzare la situazione problemica ed escogitare una soluzione.

Tuttavia i due autori, per verificare l’ipotesi, hanno misurato la quantità del ricordo

perché permette la valutazione quantitativa e qualitativa della conoscenza fattuale

e dell'accuratezza della comprensione anche se non riguarda la capacità di utilizzare

le informazioni apprese in situazioni nuove. Quindi gli autori sostengono che le

mappe possano essere particolarmente efficaci.

- 2° articolo di Mannes e Kintsch,pubblicato su “ Cognition and Istruction” nel

1987 il problema che affrontano i due autori riguarda il fatto di stabilire se

un ORGANIZZATORE ANTICIPATO può avere un effetto “facilitante” sulla

ritenzione (memorizzazione/conservazione) di materiale testuale.

Per risolvere il problema, i due autori mettono a confronto due diverse teorie ed

ipotesi:

 la 1°a ipotesi è : La ritenzione può essere facilitata quando viene migliorata

la comprensione del testo?

Questa ipotesi è stata formulata richiamando la teoria dell’ apprendimento

significativo, cioè quella forma di apprendimento che consente di dare un

senso alle conoscenze, permettendo l’integrazione e il collegamento delle

nuove informazioni con quelle già possedute e l’utilizzo delle stesse in

contesti e situazioni differenti. Pertanto l’organizzatore anticipato (advance

organizer) migliorerà la comprensione e quindi la ritenzione del materiale

testuale. (Si differisce dall’ apprendimento meccanico che avviene invece

quando chi apprende memorizza le nuove informazioni senza collegarle alle

conoscenze precedenti, o quando il materiale da studiare non ha alcuna

relazione con tali conoscenze).

 La 2°a ipotesi è : La ritenzione può venire migliorata quando la comprensione

del testo è resa più difficile?

Questa ipotesi è stata formulata richiamando la teoria dei livelli di

elaborazione, secondo cui più numerose e complesse sono le elaborazioni

dell’informazione, più questa sarà conservata a lungo. Quindi secondo questa

teoria, se l’apprendimento è funzione della profondità dell’elaborazione

compiuta, un testo difficile che non consente un’elaborazione di tipo

superficiale sarà ricordato più facilmente di un testo facile, che da l’illusione di

capire ma in realtà non viene elaborato attivamente e attentamente.

Per verificare queste due ipotesi, i due autori hanno misurato sia il ricordo del testo,

sia la capacità di compiere inferenze e risolvere problemi a partire dalle

informazioni date dal testo.

Tra i 2 articoli, solo Mannes e Kintsch sono riusciti a prevedere e a specificare le

condizioni che consentono di applicare le informazioni in contesti nuovi:

 Infatti, nella ricerca di Lambiotte e Dansereau , il problema è stato rilevato

prevalentemente sulla variabile dipendente, cioè sulla quantità del ricordo: se

il problema che volevano affrontare era quello di favorire l’utilizzo dei

concetti scientifici per risolvere problemi nuovi, allora le misure dipendenti

avrebbero dovuto riguardare la variabile “soluzione dei problemi”.

 Invece, Mannes e Kintsch, sono riusciti a prevedere e a specificare le

condizioni che consentono di applicare le informazioni in contesti nuovi.

Infatti, è stato verificato che l’apprendimento ANTICIPATO, in soggetti in

difficoltà che però hanno una conoscenza di background appropriata,

consente:

 Un maggiore ricordo del testo base (se rende il testo facile)

 un’ elaborazione profonda necessaria per il problem solving (se rende il testo

difficile)

I soggetti con scarse conoscenze iniziali non sono capaci di compiere le integrazioni

richieste dal testo difficile. Inoltre, nel caso di Mannes e Kintsch, viene invece messa

in relazione la strategia di insegnamento col tipo di risultati ottenibili.

Quindi secondo Mannes e Kintsch, la ritenzione del materiale può essere

MIGLIORATA in due metodi:

1. rendendo più facile la comprensione del testo con un organizzatore

anticipato o altri ausili quindi attraverso uno schema appropriato, il

soggetto avrebbe migliorato l’apprendimento;

2. rendendo più difficile la comprensione del testo creando un’ interferenza

intertask e stimolando un livello di processamento più profondo forzare il

soggetto a creare da sé uno schema, incoraggiandolo a strutturare le

informazioni sotto molteplici punti di vista, gli rende l’apprendimento più

efficiente.

Oltre a questi due metodi, si può adottare anche un approccio più analitico, per

mezzo delle TEORIE della COMPRENSIONE dei testi Quella di van Dijk e Kintsch ci

da una distinzione tra i tipi diversi di rappresentazione del testo in memoria:

surface memory – per le parole e frasi usate nel testo

memoria per il contenuto preposizionale e la struttura del testo

memoria per la situazione descritta dal testo.

I due autori affermano che :

1. Una buona memoria del testo e’ importante nei test di recupero

2. Una rappresentazione mentale piu’ integrata e’ importante nei compiti di

problem solving

In una ricerca effettuata , i soggetti studiano tutti lo stesso contenuto (articolo

scientifico), ma organizzato in modo diverso:

- In un caso studiano una scaletta corrispondente al testo dato successivamente

- Nell’altro caso la scaletta è organizzata in modo diverso (un’informazione

principale diventa una di basso livello)

Il problema che ci si pone è se la coerenza/incoerenza tra l’organizzazione del testo

e della scaletta, può incidere sulla performance. Essa viene misurata attraverso :

- qualita’ del textbase (recall, riconoscimento, riassunto)

- qualita’ dell’apprendimento (verifica di inferenze, problem solving)

Con la definizione del problema, si vengono a creare 3 ipotesi:

1. la scaletta coerente facilitera’ la formazione del textbase (effetto classico

dell’AO = dare il giusto schema organizzativo migliora la ritenzione)

2. la scaletta non coerente stimola la costruzione di una base di conoscenze piu’

elaborata (come quella che proviene dallo sforzo di riconciliare testo e

scaletta) -> miglior problem solving

3. le differenze diventeranno piu’ visibili con il passare del tempo

 

esperimento 1 i soggetti coinvolti, sono 40 studenti universitari di cui:

 Meta’ fanno il test nella stessa sessione

 Meta’ dopo un intervallo di 2 giorni.

 Disegno

Gli studenti :

1. Prima studiano una scaletta (basic knowledge sui batteri) in due forme

diverse

2. Poi leggono un articolo sulle applicazioni industriali dei batteri

3. Successivamente svolgono una serie di test subito o dopo 2 giorni.

Il disegno e’ 2x2 between subjects: 2 (scaletta coerente vs incoerente) x 2 (test

immediato o a distanza)

 Materiale


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di pedagogia sperimentale basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Paoletti: Introduzione alla pedagogia sperimentale, Paoletti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: NASCITA DELLA PEDAGOGIA SPERIMENTALE, OBIETTIVI e i PROBLEMI della pedagogia sperimentale, le SPERIMENTAZIONI in ambito scolastico con teorie di LAMBIOTTE e DENSERAU e di MANNES E KINTSCH, VALIDITA' e MINACCE del disegno sperimentale e i METODI DI CONTROLLO.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze dell'educazione
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisa90bay-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Paoletti Gisella.

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