La pedagogia sperimentale
La pedagogia sperimentale è il settore specifico degli studi pedagogici che si occupa dell’analisi degli interventi educativi attraverso il metodo sperimentale. Nel libro sono illustrate le origini e lo sviluppo di tale disciplina, con attenzione ai caratteri teorico-pratici della ricerca didattica e agli strumenti usati per le osservazioni sul campo. Il nuovo rapporto tra scuola dell’autonomia e ricerca è oggetto di una riflessione specifica che intende chiarirne i contorni istituzionali e scientifici.
L’Autrice del libro riassunto, Rita Gatti, è professore associato di pedagogia sperimentale presso la facoltà di Scienza della formazione all’Università di Bologna. Ha condotto studi sulla formazione degli insegnanti, sulla motivazione scolastica e sull’individuazione dei percorsi formativi.
Introduzione: Che cos’è la pedagogia sperimentale (Rita Gatti, 2002)
Molte sono le ragioni, culturali, didattiche ed editoriali, che determinano la nascita di un libro. In questo caso, tra gli elementi principali l’Autrice individua la necessità di produrre un supporto didattico per i nuovi corsi di laurea della facoltà di Scienze della formazione e, in contemporanea, la constatazione di avere un pubblico di studenti sempre più eterogeneo, per età, formazione, tempo disponibile per lo studio della disciplina in esame.
A ciò si aggiunge un cambiamento radicale nell’architettura degli insegnamenti universitari: oggi si parla di moduli didattici, della durata di 15-25 ore, che costituiscono crediti formativi. Più crediti confluiscono in esami cumulativi. Esami nuovi che pongono allo studente e al docente molti interrogativi in merito alla formulazione del programma di studio, alla sua consistenza in termini di quantità di libri da leggere e alla tipologia dei testi da proporre.
Ma la vera novità consiste nell’accentuata professionalizzazione dei nuovi corsi per insegnanti, carattere oggi molto sottolineato e valorizzato nei corsi di laurea afferenti alla facoltà di SDF [n. 1]. Quali tipi di testo sono, presumibilmente, ottimali per i corsi di durata così ridotta rispetto al passato? Quale rapporto è importante instaurare con il tirocinio pratico e, più in generale, con le caratteristiche professionali vere e proprie? Difficile, ora, rispondere a domande così difficili.
La sfida è quella di un tipo di libro che abbia caratteristiche nuove, che nasca all’insegna di una brevità che non sia sinonimo di rinuncia alla correttezza scientifica, e di una comprensibilità che abbia il valore della chiarezza espositiva, ma non della semplificazione di basso profilo. Per non cadere nel riassunto occorre fare delle scelte, selezionare i contenuti in base alle necessità del nuovo curricolo universitario. Più che una impossibile completezza occorre cercare la congruità fra i contenuti della disciplina e il percorso professionalizzante del corso di studi.
L’operazione in questione non è facile o scontata, per molte ragioni culturali e sociopolitiche. Quale insegnante formeremo? Per quale scuola? Nella risposta a queste due domande si nasconde gran parte delle scelte disciplinari di cui si sta discutendo. I cambiamenti istituzionali che stanno modificando la scuola italiana sono elementi che definiscono, a grandi linee, un modello di insegnante. L’effetto di tali scelte si riverbera pure nel nuovo assetto istituzionale della facoltà di SDF primaria; la rinnovata tipologia organizzativa dei corsi suggerisce pure molte riflessioni in merito ai contenuti dei corsi stessi.
In questo caso, quali competenze derivanti dal settore della pedagogia sperimentale sono necessarie per un insegnante di scuola materna ed elementare? La struttura del corso di studi che prevede l’alternanza fra momenti di formazione teorica e momenti di tirocinio sul campo, cioè un confronto tra teoria e pratica, richiede un bagaglio metodologico che permetta di affrontare, consapevolmente, lo studio delle situazioni scolastiche.
È opportuno pensare a un secondo momento formativo in cui la stessa ricerca educativa sia messa a confronto interdisciplinare, cioè si misuri con i contenuti dell’insegnamento veri e propri e con gli aspetti psicologici delle interazioni fra allievi e insegnanti.
- Scienze della formazione primaria (CdL attivo dal 2000) e Corso biennale di specializzazione per insegnanti (SSIS).
- Testi di base. Agili e brevi, ma non “bignamini” dei corsi di laurea precedenti. Approfondimenti nel testo qui sopra.
- Autonomia scolastica, riordino dei cicli, formazione universitaria dei docenti, ecc. Approfondimento nel testo di sopra.
- Questo testo fornisce un primo bagaglio metodologico che permetta allo studente universitario di fare un tirocinio “attrezzato”, durante il quale, cioè, egli sia in grado di leggere le situazioni reali anche attraverso la logica della ricerca.
Senza rinunciare a collocare la disciplina su uno sfondo storico (cfr. capp. 1, 2, 3) si approfondirà il tema della metodologia della ricerca nel settore educativo. La ricerca sarà descritta come modello epistemologico (conoscitivo, cfr. cap. 4) e come pratica attraverso il tema della strumentazione della ricerca stessa e della modalità di ricerca sul campo (cap. 5). Un altro tema, importante dal punto di vista dei futuri docenti, sarà trattato nel cap. 5, relativo ai rapporti tra didattica e ricerca nel settore educativo; esso implica pure riflessioni approfondite sul ruolo dell’insegnante nell’ambito della ricerca educativa.
Gran parte del capitolo 6 è dedicata all’analisi della ricerca qualitativa, in virtù della notevole diffusione dei metodi qualitativi in ambito educativo. Il testo vuole affrontare le caratteristiche di tale scelta metodologica, in modo da rendere più consapevole il lettore del significato di tale scelta e di descrivere i modelli prevalenti al suo interno, dallo studio di un caso alla ricerca-azione.
Origini storiche e caratteri della pedagogia sperimentale
- [Capitolo 1]
- Sperimentazione e ricerca in educazione [Capitolo 2, vedi libro n. 2]
- Metodologia della ricerca [Capitolo 3, vedi libro numero 2 dell’esame]
- La strutturazione della ricerca osservativa e/o sperimentale [Capitolo 4]
- Aspetti educativi e gestionali della ricerca educativa [Capitolo n. 5, v.]
- La ricerca qualitativa [in educazione, capitolo numero 6 del testo]
Le origini positiviste
[Nella seconda metà dell’ ‘800, della disciplina pedagogia sperimentale]. Educazione: universo complesso di azioni, intenzionali e inintenzionali, che hanno la finalità di aiutare bambini e adolescenti nel processo di crescita cognitiva e relazionale richiesto dal contesto sociale in cui vivono. L’educazione, intesa come insieme di pratiche, è antica quanto l’uomo, perché rappresenta la risposta elaborata da gruppi umani alla necessità di “attrezzare” le generazioni più giovani alla vita adulta. Educare significa trasmettere conoscenze pratiche e teoriche, sistemi di comportamento quotidiano, miti, leggende, credenze religiose. Tutto quell’insieme di modi di pensare e di agire che caratterizza la cultura di tutti i singoli popoli.
Pedagogia: disciplina che studia i principi filosofici, morali, politici che guidano l’educazione e le danno caratteri diversi nelle varie epoche della storia dell’umanità e in vari paesi e/o culture. È una riflessione sull’educazione legata alla nascita della filosofia e ha le sue origini nella filosofia greca, che per prima, nel mondo occidentale, tramanda le sue speculazioni su questo tema.
Pedagogia sperimentale: settore specifico degli studi pedagogici interessato all’analisi delle azioni educative attraverso il metodo sperimentale [vedi definizione in quarta di copertina]. L’elemento distintivo che permette di definire questo nuovo settore di studi si rintraccia nell’ipotesi, in linea con la concezione positivista, che anche nel settore educativo si possa cominciare a studiare fatti e comportamenti secondo il modello della ricerca scientifica, in primo luogo misurando e confrontando situazioni specifiche, proprio come una qualsiasi scienza.
- Nascono e si definiscono le scienze sociali e dell’educazione moderne: psicologia, sociologia, antropologia culturale.
- Vedi paragrafo successivo e secondo punto dello spazio “Per riassumere” alla fine del capitolo 1 del testo d’esame.
La pedagogia sperimentale, una nuova area della pedagogia, nasce e si sviluppa in Europa (Inghilterra, Germania, Francia) perché in questi paesi nasce e si sviluppa la filosofia positivista. Quali elementi strutturali legano la pedagogia sperimentale e l’approccio filosofico positivista? In primo luogo, come si è detto, l’accento posto sul valore conoscitivo della scienza e sul suo uso nella definizione di nuove scienze relative all’uomo: la sociologia (A. Comte, E. Durkheim), la psicologia sperimentale e la pedagogia sperimentale. Scienze che, in questi settori, basandosi su fatti rigorosamente accertati e misurati, svincolino la conoscenza da vecchi modelli filosofici di matrice idealista.
Storicamente, il positivismo, in Europa, rappresenta un cambiamento culturale profondo, che ha molta influenza, anche quando il movimento filosofico vero e proprio è contestato - da altri tipi di riflessione filosofica, come i movimenti neoidealistici – e da essi ridimensionato.
Le fasi della pedagogia sperimentale
- Fase iniziale: in Europa e poi negli USA, in cui si verifica un grande successo di questa nuova disciplina. Al suo sviluppo si attribuiscono nuove possibilità di rendere efficaci i processi educativi su larga scala e di conoscere in modo completo e approfondito i processi educativi stessi.
- Seconda fase: coincide con il periodo fra la Prima e la Seconda guerra mondiale; in molti paesi è un momento di rifiuto delle ipotesi culturali di stampo positivista.
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Pedagogia sperimentale, esame di pedagogia sperimentale, prof. S. Colazzo, Elementi di Pedagogia Sperimentale
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Riassunto esame Pedagogia Sperimentale, prof. Crispiani, libro consigliato La Sindrome di Jack, Crispiani, Giaconi
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