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Introduzione alla pedagogia sperimentale: come fare ricerca in campo educativo

Cap. 1 Caratteristiche e problemi della ricerca sperimentale in educazione

Si vogliono sottolineare le esigenze metodologiche tipiche della pianificazione ed attuazione della sperimentazione educativa, quelle che consentono un controllo intersoggettivo dei risultati e un accrescimento sistematico della comprensione dei fenomeni studiati. Analisi veloce dei documenti prodotti dai pedagogisti italiani, a partire dal secondo dopoguerra, per chiarire la definizione della pedagogia sperimentale.

1.1 La pedagogia sperimentale

È una scienza che intende sottoporre a controllo sistematico l’efficacia dell’intervento educativo. Vuole contribuire alla crescita delle conoscenze. I problemi di cui si occupa nascono dalla pratica educativa e in funzione di questa devono essere:

  • Formulate le ipotesi
  • Strutturati gli interventi
  • Interpretati i risultati

Quindi ha come oggetto di studio: l’intervento educativo in tutte le sue fasi. Studia l’intervento educativo adattando le procedure delle altre scienze sperimentali e interagendo con le altre scienze umane.

1.1 Primo problema: oggetto di studio è l’intervento educativo

Nel secondo dopoguerra i pedagogisti italiani fanno propri i metodi sperimentali per valutare l’efficacia degli interventi educativi. Ci sono due correnti di pensiero che approdano a due risposte diverse rispetto alla domanda: possono essere studiati tutti gli aspetti di un intervento educativo? Nel corso degli anni la dicotomia, da un punto di vista operativo, è stata superata e sembra inoltre esserci una convergenza anche nelle affermazioni di principio.

1.2 Secondo problema: uso del metodo sperimentale per studiare l’intervento educativo

La definizione di metodo è stata per molto tempo oggetto di dibattito. Adottare le procedure delle scienze sperimentali nello studio dell’intervento educativo è risultato problematico per due motivi:

  • Per la possibilità di adottare le procedure delle scienze naturali nello studio dell’uomo
  • Per la capacità dimostrata o meno di usare tali procedure nella ricerca sperimentale in educazione.

1.3 Il metodo scientifico

Nella ricerca pedagogica (a differenza delle scienze fisiche) non è quasi mai possibile isolare una variabile unica o stabilire un sistema chiuso in cui nessun evento estraneo influenzi i fenomeni. I dati sono sempre complessi e mutevoli. La ricerca educativa deve prendere a modello i disegni usati dalle scienze che hanno fini applicativi, di modificazione della situazione in cui operano.

1.3.2 Le sperimentazioni

Analizzando le innovazioni introdotte nella scuola negli anni ’60 e ’70 è emerso un abuso del termine sperimentazione. Kanizsa, Genovese e Domenici ritengono che le sperimentazioni compiute in quegli anni potevano esser definite solamente progetti quasi sperimentali. La ricerca educativa non può rifarsi incondizionatamente ai paradigmi di altre scienze, ma vuole affrontare i suoi problemi con un metodo sperimentale. Vuol dire che oltre a ideare i disegni più adatti alla ricerca dovrà anche tener conto che insieme ai problemi di pianificazione del disegno sperimentale ci sono insufficienze teoriche.

  • Precisazione del problema da definire
  • Formulazione di ipotesi
  • Preparazione delle misure

Ovvero, una corretta pianificazione del disegno dell’esperimento richiede di raccogliere ed analizzare i dati, ma anche di:

  • Sviluppare la definizione del problema
  • Identificare e definire i costrutti teorici rilevanti
  • Identificare e definire le variabili
  • Formulare l’ipotesi di ricerca
  • Definire le procedure di misurazione

1.3 Terzo problema: i rapporti con gli altri campi disciplinari

Aspetti rilevanti dei rapporti che la ricerca sperimentale ha avuto con altri campi disciplinari:

  • Le scienze umane forniscono dei dati che la ricerca pedagogica può usare
  • La filosofia fornisce valori e criteri per analizzare i dati

Questo però significherebbe che la pedagogia non è in grado di creare nuove conoscenze: per questo la ricerca sperimentale deve sempre più dimostrare la sua validità per poter stabilire dei confronti con le altre discipline.

1.3 Quarto problema: il rapporto tra ricerca e scuola

Tornatore sostiene che c’è una situazione paradossale per cui l’introduzione della sperimentazione in pedagogia nasce dall’esigenza di rivolgersi ai problemi effettivi dell’attività educativa in modo scientifico, ma la pratica ha risposto alla ricerca sperimentale con il rifiuto poiché l’insegnante si trova già ad affrontare problemi pressanti e complessi.

Cap 2. La ricerca sperimentale in educazione: problemi e possibili soluzioni

Lo sviluppo della ricerca sperimentale in educazione è ostacolato da diversi fattori. In questo capitolo si evidenziano quelli che più spesso vengono denunciati:

  • Spesso le ipotesi troppo generali
  • Le procedure di misurazione sono soggettive
  • Il rigore viene identificato nella traduzione in termini quantitativi

1.1 Molte iniziative sperimentali enunciano ipotesi estremamente generali

Il ricercatore dovrebbe acquisire, mediante l’osservazione del fenomeno e dall’esame della letteratura, le informazioni utili a definire il problema: una domanda che identica le variabili da studiare e specifica un'ipotesi. La precisazione delle variabili e delle misure è resa difficile dal fatto che spesso i concetti pedagogici sono riflessioni teoriche in cui mancano riferimenti precisi. Si tratta di teorie generali e compensative che raramente si confrontano con applicazioni concrete, fornendo molto spesso una progettualità che non si presta a nessun tipo di falsificazione. Spesso questo inconveniente è causato da una scarsa riflessione teorica o da uno scarso sforzo nel definire le variabili. Es. nell’indagine di Stino e Palmer, rispetto al recupero di soggetti adulti carcerati di sesso femminile, mancano i riferimenti a teorie che spieghino perché le variabili indipendenti dovrebbero avere un effetto sulle variabili dipendenti. In questa indagine manca la trasformazione delle congetture iniziali in predizioni specifiche.

1.2 Le procedure di misurazione sono soggettive

Nelle sperimentazioni effettuate a livello di scuola dell’obbligo prevalgono i progetti e molto meno i risultati esposti con rigore e completezza. Con una presentazione aneddotica fatta scegliendo un episodio piuttosto che un altro, un tema, un esito brillante o meno. Scegliere un episodio dalla raccolta dei dati e proporlo come effetto (variabile dipendente) è una tendenza frequente. Quando si vuole progettare un intervento dobbiamo definire:

  • Esplicitamente le variabili da osservare
  • Quali sono le operazioni che il ricercatore attuerà (definizione operativa della variabile manipolata)
  • E quali operazioni attuerà per misurare il cambiamento (definizione operativa delle operazioni di misurazione)

1.1 L’identificazione del rigore con la traduzione in termini quantitativi

Alcune sperimentazioni hanno un carattere estremamente minuzioso e parcellare, il conseguente risultato è una produzione di ricerche che usano masse enormi di dati, ma su problemi non sempre significativi. Domenico Parisi sostiene che crisi conoscitiva di alcuni settori della psicologia risale ad un uso indiscriminato del metodo sperimentale. Il metodo sperimentale in psicologia comporta l’uso di un compito sperimentale o la somministrazione di un test. Questo strumento può essere usato nell’ambito di un approccio più ipotetico-deduttivo o nell’ambito di un approccio induttivo, cioè per scoprire quali risultati fornisce lo strumento in certe condizioni. In quest’ultimo caso sarà uno strumento cieco, che fornisce dati poveri di contenuto. La necessità di controllare variabili spurie non previste dal piano sperimentale, che potrebbero interferire con gli effetti prodotti dalla variabile indipendente, porta ad usare piani in cui i campioni sono costruiti da un numero molto ampio di soggetti. Si pensa che la consistenza del campione annullerà le idiosincrasie individuali e che il rendimento medio del gruppo presenterà l’impatto della variabile indipendente in modo più preciso. In esperimenti di questo tipo il dato di rilievo è il rendimento medio del gruppo. Non tutte le ricerche sperimentali condotte in ambito educativo presentano i limiti che abbiamo visto fin qui:

  • Problemi di disegno
  • Globalità delle ipotesi
  • Soggettività delle misure
  • Raccolta di dati con strumenti standardizzati ed euristicamente poveri

Solitamente chi attua una ricerca fa riferimento ad indagini precedenti che possono essere utilizzabili per identificare:

  • Il problema
  • Le variabili
  • Le ipotesi
  • Le misure

È necessario dare valore alle procedure preparatorie nella pianificazione della ricerca, sottolineando il ruolo delle procedure di osservazione nello sviluppo delle conoscenze del fenomeno che si vuole studiare e della fase esplorativa della ricerca nella definizione delle variabili e nella preparazione delle misure.

1.1 Osservazione come componente dell’esperimento

Qualsiasi situazione educativa è il risultato dell’interazione di un gran numero di fattori. Alcuni di essi hanno un’origine esterna (variabili assegnate), su di essi la scuola può intervenire solo in modo indiretto e nel lungo periodo, altri fattori sono più direttamente connessi all’intervento educativo (variabili indipendenti). Entrambi i fattori determinano il risultato formativo (variabili dipendenti). La ricerca educativa ha il compito di mettere in evidenza tali fattori e rivelare le connessioni esistenti tra di essi. Per fare questa verifica serve programmare delle operazioni che partono dalla definizione del problema fino a giungere alla verifica stessa. All’interno di questa pianificazione sono possibili due varianti:

  • L’indagine sulle relazioni già esistenti tra due o più variabili
  • L’introduzione di una manipolazione sperimentale

Nel caso dell’indagine sulle relazioni già esistenti si parla di ricerca osservativa, nel secondo caso si parla di ricerca sperimentale. L’osservazione descrive i fattori che determinano il risultato formativo. La sperimentazione si occupa delle relazioni che potrebbero esistere tra le variabili in risposta a specifiche manipolazioni sperimentali. Ogni ricerca richiede di:

  • Definire con cura i concetti
  • Misurare accuratamente le variabili
  • Usare procedure statistiche appropriate

L’osservazione è una componente dell’esperimento:

  • L’esperimento si basa sulle informazioni ottenute da ricerche osservative precedenti
  • L’esperimento richiede il confronto tra più osservazioni

La ricerca osservativa assieme a quella sperimentale sono volte all’accrescimento delle conoscenze. La ricerca sperimentale si fonda sulla ricerca osservativa, che è preliminare e necessaria. Inoltre l’osservazione è più praticabile quando si ritiene che l’intervento sperimentale comporterebbe dei rischi. L’osservazione implica la selezione di un fenomeno come oggetto di studio e la raccolta di informazioni su di esso nel modo più accurato, completo ed efficace. Una ricerca osservativa non deve necessariamente formulare ipotesi alternative, si pone obiettivi descritti e non esplicativi e quindi difficilmente è in grado di verificare relazioni di causa-effetto. È difficile imbattersi in ricerche esclusivamente osservative o sperimentali. Le indagini hanno spesso caratteristiche miste.

1.1 La ricerca esplorativa-qualitativa

Il compito di fare da ponte tra il problema educativo reale e le astrazioni suggerite dalla teoria è svolto dalla ricerca empirica qualitativa attraverso una fase esplorativa della ricerca nella definizione delle variabili e nella preparazione delle misure. Anche in campi dove si ha una solida base teorica è meglio premettere una fase di analisi qualitativa alla sperimentazione. Il problema originario va riformulato in termini scientificamente controllabili, definite le variabili e le misure.

Cap 3. Il ciclo della sperimentazione pedagogica: un esempio

De Bartolomeis sostiene che la sperimentazione è una condizione essenziale per lo svolgimento dell’attività educativa, e Calonghi ribadisce che l’insegnamento, sia innovativo, sia corrente, richiede un controllo continuo. Dalla riforma della scuola degli anni ’60 insegnare è diventato più arduo, perché i destinatari non sono più omogenei, motivati e disponibili come prima. La situazione formativa è il risultato dell’interazione fra un gran numero di fattori, alcuni esterni al contesto scolastico (variabili assegnate, stratificazione sociale, contesto familiare) altri legati alle scelte operate dalla scuola (variabili indipendenti, programmi di insegnamento, risorse didattiche). Gli esiti dell’intervento formativo, 1. Si riscontrano attraverso delle variabili dipendenti possono essere considerati dipendenti dalle scelte effettuate in sede didattica, 2. O essere ritenuti predeterminati, causati da variabili assegnate, prive di rapporti con l’intervento didattico (che trova manifestazione nelle schede di valutazione ove compaiono giudizi schematici e in cui sono omesse le variabili indipendenti).

La logica dell’indagine sperimentale sembra semplice: lo sperimentatore formula un’ipotesi. L’ipotesi asserisce che una variabile (indipendente) può causare un cambiamento in una seconda variabile (la dipendente). Per verificare questa ipotesi lo sperimentatore misura la variabile dipendente con un pre-test ed un post-test; nell’intervallo di tempo che intercorre fra le due misure introduce il cambiamento desiderato, facendo agire il fattore sperimentale. La differenza tra le misure prese durante il pre-test e quelle prese durante il post-test gli dirà se e quanto le sue ipotesi erano fondate. In campo pedagogico ci sono molte autorevoli descrizioni del processo di ricerca, che spesso riprendono ed elaborano lo schema proposto da Dewey in Come pensiamo; tutte comprendono le seguenti 5 fasi

3.1 La fase 1: scegliere il problema e formulare le ipotesi

La definizione del problema richiede di trasformare le idee iniziali in variabili e di produrre una predizione causale. L’ipotesi che dà luogo ad una ricerca sperimentale non è una supposizione ma un'affermazione che pone in relazione delle variabili: se manipolo l’elemento X otterrò l’effetto Y. In una scuola media gli studenti hanno cattivi risultati in scienze. Il problema potrebbe essere riconducibile a vari fattori, è ancora molto vago quindi gli insegnanti decidono di fare un’osservazione e analisi della letteratura delle ricerche precedenti. Con questo rilevano che c’è impegno ma uno scarso apprendimento. Un contributo alla definizione del problema è la teoria del cambiamento concettuale di Vosniadou e Noval secondo cui le persone si costruiscono dei concetti intuitivi in base alla propria esperienza che sono diversi da quelli scientifici costruendosi una teoria propria che è difficile modificare. Inoltre, il solo uso dei testi scritti non risulta soddisfacente come metodo per cambiare questi concetti intuitivi, un’opportuna revisione di questi testi potrebbe cambiare le cose (testi di Mikkila). Ipotesi: la revisione dei testi (variabile indipendente) potrà avere un effetto sull’apprendimento dei concetti scientifici (variabile dipendente)?

3.2 La fase 2: il disegno della ricerca

In questa fase il ricercatore deve decidere come misurerà le variabili identificate come rilevanti mediante le ipotesi formulate, su quali gruppi agirà, queste decisioni vanno pianificate prima della raccolta, codifica ed analisi dei dati. Replicare ricerche già condotte può essere molto importante perché spesso gli studi non vengono ripetuti e se ciò accade gli vengono fatte delle modificazioni, questo significa che i risultati vanno accettati con riserva perché possono essere frutto del caso. Usano la procedura di revisione che era stata usata da Mikkila: i cambiamenti principali sono il fatto di introdurre una consapevolezza meta-concettuale (cercare di portare il lettore a creare un adeguato modello del fenomeno) e un cambiamento dell’organizzazione dei concetti. Il concetto chiave diventa la fotosintesi, che sembra essere incompatibile con le esperienze del quotidiano. L’esperimento consiste nel dividere in due gruppi i bambini: al gruppo di controllo l’argomento verrà spiegato con un testo tradizionale ricco di definizioni, al gruppo sperimentale con un testo del cambiamento concettuale dove le definizioni e le credenze dei bambini vengono messe esplicitamente a confronto.

3.3 La fase 3: la raccolta dei dati

È la fase in cui si compiono le operazioni pianificate; è cruciale il fattore tempo: tra il pre-test e il post-test non deve passare più tempo di quello necessario per far agire il fattore sperimentale altrimenti si amplifica l’effetto della storia e della maturazione dei soggetti. Solo la selezione casuale di un campione da una popolazione permetterebbe di assumere che le caratteristiche della popolazione siano distribuite nel campione nella stessa proporzione che nella popolazione. Quando non è possibile utilizzare un campione selezionato a casa possono venire formati dei gruppi ad hoc che dovrebbe essere il più possibile simili all’inizio del trattamento. Alcune delle minacce della validità interna (storia, maturazione, testing, ecc.) potranno essere tenute sotto controllo se i gruppi verranno assegnati casualmente alle varie condizioni. Le minacce della validità esterna, che comportano la non generalizzabilità dei risultati ad altri gruppi, potranno essere ridotte acquisendo informazioni descrittive sulle caratteristiche dei soggetti stessi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia.demarin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Paoletti Gisella.
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