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L'arte dell'integrazione

(Persone con disabilità costruiscono percorsi sociali). In questo libro vengono trattati due argomenti che fanno riferimento alla disabilità e cioè:

  • Nella prima parte del libro viene presentato il progetto “Girotondo”.
  • Nella seconda parte invece i servizi offerti dall’Università per le persone disabili.

Il progetto "Girotondo"

Questo progetto nacque nel 1992 dalla decisione di alcune persone con disabilità fisica le quali si resero conto che non era più sufficiente rivendicare i propri diritti ma che si doveva cercare di far conoscere la disabilità e di avvicinare così le persone. Tale progetto nacque all’interno di una cooperativa sociale la “Data Coop” e con la cattedra di Pedagogia speciale dell’Università Roma Tre. È attivo ancora oggi ed è stato applicato in particolare nelle scuole di Roma, ma ha riguardato anche Rieti, Caserta, Siracusa e Todi. Esso fu ispirato al progetto “Calamaio” di Bologna che si rivolgeva alle scuole di ogni grado scolastico.

Ciò che contraddistingue questa iniziativa è il fatto che gli operatori sono persone disabili (inizialmente erano solo due donne, ma poi a queste si aggiunsero anche due uomini e successivamente un’animatrice che aveva un figlio con sindrome di Down) e proprio in questo sta l’elemento vincente del progetto. Nel libro infatti viene riportata l’esperienza dei vari operatori nelle scuole elementari e medie dove hanno raccontato le loro storie e hanno fatto conoscere ai bambini e ai ragazzi cos’è la disabilità.

Viene poi riportata anche l’esperienza di Patrizia Ciccani, responsabile del progetto e docente all’Università, e della sua avventura quotidiana di docente disabile. Essa infatti ci mostra le difficoltà che incontra nel suo lavoro, dovute al fatto che gli alunni spesso non sono preparati all’idea di un insegnante disabile e dello sconcerto e della meraviglia che spesso ciò provoca in loro. Infatti, prima di accettare l’idea e di abituarsi al fatto che ad insegnare vi è qualcuno che nella maggior parte dei casi si considera come bisognoso d’aiuto, essi devono compiere un certo percorso di accettazione che di solito si conclude al termine del corso. Questo perché al termine del corso hanno conosciuto da vicino la disabilità e non hanno più paura.

Tutto questo dimostra come alla base ci sia il fatto che nell’immaginario collettivo le persone disabili non possono compiere certi lavori e quindi è questo che impedisce alle persone disabili il fatto di non svolgere effettivamente queste professioni. Di conseguenza, quando questa norma sociale tra virgolette non viene rispettata, come nel caso di questa docente, si crea una dissonanza e quindi stupore e difficoltà anche a gestire la situazione, visto che non si è preparati a questo.

Tutti questi sono pregiudizi sulle persone disabili che ci vengono insegnati da quando siamo piccoli, quando siamo dipendenti da quello che ci dicono gli altri e quindi la nostra visione della realtà avveniva sempre attraverso questo filtro di pregiudizi che ci davano le persone adulte e che influivano sui nostri sentimenti (es. la mamma che allontana il figlio e gli dice di non guardare una persona sulla sedia a rotelle perché non sta bene). Solo conoscendo la disabilità questi pregiudizi possono cadere e lasciare il posto a una relazione.

È importante poi non negare il difetto ma vederlo con uno sguardo diverso, cioè come una caratteristica come le altre che diversifica le persone. E inoltre non soffermarcisi troppo sopra ma vedere anche le enormi potenzialità che possiede l’individuo, si deve cioè partire da ciò che l’individuo è in grado di fare nonostante le tante difficoltà che deve affrontare quotidianamente e non da quello che non riesce a fare.

Comunque in generale possiamo dire che l’obiettivo alla base del progetto è stato quello di far conoscere la disabilità per far così crollare i pregiudizi, creando un clima in cui le persone (in particolare i bambini in questo caso) possono esprimere tutte quelle emozioni comunemente definite negative come paura, pena, curiosità, disagio, imbarazzo, ecc. In questa situazione i più adatti come conduttori sono proprio le persone disabili perché permettono ai bambini subito di entrare in contatto con la disabilità, di conoscerla e perché essi per poter fare questo devono prima aver fatto un’elaborazione personale della propria disabilità, devono averla accettata (devono aver fatto pace con se stessi) e sono quindi in grado di vivere i propri sentimenti, riescono ad avere un rapporto con essi e quindi riescono anche a comunicarli.

Questo fa riferimento alla “teoria centrata sulla persona” di Carl Rogers secondo il quale appunto un educatore per aiutare deve essere autentico ovvero congruente, cioè essere e rimanere se stesso nel momento dell'insegnamento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maxedeb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Grasselli Bruna.
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