I Cap - Etica e comunicazione
Che cos'è l'etica?
1) Una riflessione filosofica sui nostri atteggiamenti e azioni;
2) Un complesso di criteri e principi che regolano la condotta del singolo e della comunità.
L'etica si distingue dalla morale: secondo la tradizione filosofica di Kant e Hegel quest’ultima riguarda la definizione di principi astratti e universali che qualificano un comportamento come “morale”, mentre con l'etica questi principi prendono concretamente forma nell'ambito storico e socio-culturale.
Le domande dell'etica
- Che cosa è giusto fare in una determinata situazione?
- Come mi devo comportare?
- Che senso ha il mio agire?
- Perché ho preso proprio quella decisione?
Storia dell'etica, dall'antichità ai giorni nostri
Aristotele e l'etica della virtù (approccio descrittivo)
Una volta che ho compreso chi sono e qual è la mia natura, non c'è più conflitto e separazione tra me e ciò che devo fare. Lo scopo dell’uomo è di perseguire la felicità. Platone tuttavia sostiene che desideri e tendenze vanno dominati, mentre per Aristotele non è necessario per quanto detto sopra e avanza la possibilità di uno stato d’equilibrio nel singolo e fra tutti gli uomini, cosa che di conseguenza porta all’eliminazione dei conflitti.
La religione giudaico-cristiana e l'etica del dovere (approccio prescrittivo)
Dio richiede all’uomo di seguire delle norme (i 10 comandamenti) e quanto richiesto è in contrasto con la natura umana che è peccaminosa.
Kant verso la fine del ’700 propone un’etica non più fondata sulla religione, bensì sull'imperativo categorico che s’impone alla coscienza umana sotto forma di morale.
Nietzsche nella II metà dell’800 con il nichilismo
Il senso dell’azione sta nella volontà di potenza.
L'era della tecnica, il '900
Non ci sono più né imposizioni morali né divine, anche il nichilismo è superato mediante un'ottica di coinvolgimento rispetto al senso dell’azione che risiede nell’efficacia della prestazione. Lo sviluppo tecnologico infatti presuppone la massima efficienza (avere tutto e subito), inoltre non ci sono più limiti o differenze tra ciò che è naturale e artificiale, tra Dio e uomo.
Etica generale ed etiche applicate
L’etica generale elabora e propone paradigmi di comportamento universali, validi per ogni situazione, mentre l’etica applicata come la bioetica o appunto l’etica della comunicazione contestualizzano tali paradigmi e li precisano. Insomma, i principi generali si declinano nel particolare, per esempio quello di rispetto per il prossimo nell’ambito dell’etica della comunicazione presuppone il riconoscimento del diritto di parola.
II Cap - Che cos'è l'etica della comunicazione?
Disciplina sorta nella seconda metà del '900, fa parte delle etiche applicate. L’etica della comunicazione individua, approfondisce e giustifica i comportamenti comunicativi. L’esigenza di un’etica della comunicazione nasce dalla considerazione del panorama odierno di diffusa immoralità e irresponsabilità dei media che considerano l’utente come un bersaglio da colpire indistintamente, quindi senza tener conto delle tipologie e dell’età (per es minori).
L’etica applicata contribuisce alla definizione di un’etica generale nel senso che fornisce giustificazioni per comportamenti che sono universalmente riconosciuti come “morali”, viene meno dunque la subordinazione del particolare al generale, qui il rapporto è infatti invertito, cioè è a partire da un’etica applicata che si può avere un’etica generale, inoltre bisogna anche precisare che tali principi etici sono costantemente riformulati sulla base del progresso tecnologico che avanza inarrestabile con l’evoluzione delle tecniche e degli strumenti comunicativi (internet in testa a tutti).
Che cosa significa comunicare
Il modello standard di comunicazione: comunicare è informare
“Comunicare bene” significa trasmettere informazioni con la massima efficienza e il minor spreco di tempo e risorse, evitando ambiguità e rallentamenti. Si tratta di una concezione meccanica e d’efficienza economica elaborata nel secondo dopoguerra dal matematico Shannon che vede il processo comunicativo come unilaterale, tant’è che si può rappresentare graficamente in questo modo:
Emittente >>> Destinatario/Ricevente
L’emittente veicola le informazioni attraverso un canale (verbale per es) utilizzando un certo codice (lingua) e riferendosi di solito a un determinato contesto, mentre il ricevente deve decodificare quanto trasmesso e può accettare o rifiutare il messaggio. La pubblicità e la politica funzionano in questo modo: prendo un testimonial, cioè un personaggio conosciuto e apprezzato da tante persone, in particolare dal target che si vuole raggiungere, oppure faccio propaganda politica mediante slogan d’effetto.
Comunicazione come creazione di uno spazio comune
La differenza con il modello precedente sta nel fatto che il ricevente non è più un semplice destinatario passivo delle informazioni trasmesse, ma diventa con questo modello un interlocutore responsabile che simultaneamente all’emittente porta avanti la comunicazione, termine che deriva dal latino “communicatio” e significa appunto “mettere in comune”.
Questo modello fa una distinzione tra linguaggio e comunicazione: nel primo caso si può dire che il linguaggio è sia un’occasione di collegamento che di separazione, mentre nel caso della comunicazione l’obiettivo è sempre quello di raggiungere un’intesa.
Le tre forme di etica
1) L'approccio deontologico
“Deontologia” significa “studio dei doveri” e stabilisce ciò che è lecito e ciò che non è lecito per l’esercizio corretto di una professione.
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