Pedagogia interculturale: il ruolo dell'educazione negli scenari della contemporaneità
Il razzismo inatteso
La società multiculturale e le emergenze educative costituiscono un fattore di forte mutamento dello spaccato sociale al quale la scuola si rivolge, con sfide che le istituzioni scolastiche sono riuscite un po' a gestire. Il multiculturalismo e l'interculturalismo richiedono non solo un corpus di conoscenze ma anche la gestione delle emergenze, come l'accoglienza e l'apprendimento linguistico. È necessaria la prima individuazione di modelli di inserimento scolastico, pedagogia narrativa e didattiche interculturali.
La pedagogia si adegua con metodi, concetti e studi. Non si tratta solo di inserimento degli immigrati, ma di tutti gli studenti. L'apprendimento linguistico e il successo scolastico non devono essere intesi unicamente come una pedagogia per stranieri (come avviene in Germania) e non si devono assimilare a svantaggio culturale. È essenziale la massima organizzazione dei dispositivi di accoglienza e interazione, senza assimilazione.
Pensare di fare intercultura
Implementare la diffusione di una mentalità rinnovata è fondamentale. La scuola, il lavoro e la famiglia rappresentano realtà multiculturali di rapporti economici, sociali e culturali. È necessario un corpus di saperi e stimoli che includano globalizzazione, cittadinanza, razzismo e diritti. Alcune esperienze sono etnocentriche e richiedono l'assunzione di strategie educative e didattiche scevre da idee pregiudiziali. Lo studente immigrato non è un problema da risolvere. È importante la sprovincializzazione delle menti come atteggiamento.
- Accoglienza e inserimento scolastico
- Insegnamento della lingua italiana
- Apertura della disciplina in ottica interculturale
- Prevenzione e decostruzione di stereotipi e pregiudizi
La mediazione culturale è una figura trasversale a tutti i problemi proposti. L'integrazione è un processo di reciproco avvicinamento dove immigrati e autoctoni sono coinvolti.
Se i miei genitori fossero neri
Le ricerche sul razzismo e i pregiudizi nella popolazione giovanile rivelano pensieri preoccupanti come "fossi nero mi ammazzerei". C'è paura e impressione negativa verso gli altri, visti come brutti, drogati o sporchi. Nonostante ciò, si esprime anche il desiderio di accettare gli altri "come se avessero la pelle giusta". La ricerca di Paola Tabet offre visibilità e incisività sociale al tema dell'immigrazione.
Il popolo italiano è davvero "brava gente"? Vi sono episodi di ordinario razzismo inimmaginabili prima che gli immigrati diventassero un tassello fondamentale della nostra storia contemporanea. Vi è una discrepanza tra i principi e le pratiche con carica razzista, all'interno di un sistema percettivo razzista. Paola Tabet esplora l'articolazione dell'immaginario fascista/razzista, dove atteggiamenti di facciata non razzisti nascondono la vera natura del problema.
Emergenza educativa
Ragazzi tra i 14 e i 18 anni mostrano atteggiamenti razzisti verso musulmani, ebrei e immigrati. Il 18% dei giovani risulta razzista nei confronti degli ebrei, con pregiudizi classici legati al potere finanziario e, a volte, forme di negazionismo riguardo al modello di sterminio.
Ansia e inquietudine emergono riguardo alla clandestinità, al lavoro e alla criminalità, con la sindrome di invasione che genera sentimenti ostili, anche se non violenti. Si riconosce l'esistenza di pregiudizi anche quando l'emergenza non è vicina alle cronache. La scuola ha un impegno verso forme di razzismo e pregiudizio, dedicandosi in primis all'educazione alla interculturalità degli italiani.
Nel Modenese, i pregiudizi verso i meridionali sottolineano la necessità di una progettualità educativa mirata e dedicata.
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