IL RAZZISMO - TAGUIEFF
1. UN FENOMENO INERENTE ALLA NATURA UMANA?
Il razzismo appare come la forma assunta nella modernità dagli atteggiamenti, dalle tendenze e
dai comportamenti etnocentrici
se il razzismo fosse inteso come un fenomeno universale, quindi esteso a tutte le popolazioni, si
confonderebbe con l’etnocentrismo
è il punto di vista secondo il quale il gruppo a cui si appartiene è il centro
l’ETNOCENTRISMO
del mondo e il campione di misura a cui si fa riferimento per misurare gli altri; presuppone la
distinzione tra il proprio gruppo e gli altri e la tendenza all’esagerazione accentuando i tratti
particolari che lo distinguono dagli altri; l’autopreferenza implica il disprezzo o l’intolleranza nei
confronti degli altri gruppi; porta alla disumanizzazione dell’altro attraverso l’assimilazione ad
animali inferiori → nella modernità la dell’altro si compie attraverso la
disumanizzazione
creazione di categorie di sottouomini
L’etnocentrismo è assimilabile a un protorazzismo, ma in realtà adempie anche a una funzione
positiva: favorisce attitudini e comportamenti altruistici all’interno del gruppo di appartenenza → i
legami di gruppo sono un’estensione dei legami di sangue
la xenofobia è l’ostilità nei confronti degli stranieri e di tutto ciò che è percepito in quanto tale
Il pregiudizio razziale è una componente dell’attitudine etnocentrica, ma non rappresenta il
razzismo nella sua interezza, quindi razzismo non è etnocentrismo
2. UN FENOMENO MODERNO DI ORIGINE EUROPEA
La visione modernista del razzismo sostiene che caratterizzi un fenomeno ideologico e
sociopolitico apparso in Europa e in America in epoca moderna (prodotto della modernità),
mentre la visione antropologica non gli riconosce un luogo di nascita storica e lo attribuisce alla
natura umana o alla natura della società (derivazione dell’etnocentrismo)
Il razzismo nasce prima del suo termine, lo troviamo già nel 1400/1500 in una forma diversa da
quella emersa negli anni ‘30 del ‘900, ma tutte queste forme di razzismo hanno in comune un
aspetto: la messa in discussione dell’unità del genere umano
3 varianti della teoria del razzismo: → razzismo come successore delle attività di
1. TEORIA MODERNISTA RISTRETTA
classificazione delle razze umane del 1700, deriva dalle tassonomie elaborate dai primi
naturalisti-antropologi; uomo e animale sono ascritti ad una stessa categoria, quindi
l’uomo non è più immagine divina; la teoria darwinista, con l’importanza data alla
correlazione di caratteri fisici e mentali, porta a una naturalizzazione delle differenze tra
gli esseri umani → “Sistema della natura” di Linnè del 1735 in cui l’uomo viene posto in
cima al regno animale e suddiviso in specie e varietà identificabili dal colore della pelle
di cui le due principali sono uomo diurno (homo sapiens) e uomo notturno (Homo
troglodytus)
gli uomini sono identificabili prima di tutto dal colore della pelle → alla razza nera viene
associata l’apatia o la pigrizia, a quella bianca la bellezza; i neri rappresentano l’anello
intermedio tra umani e grandi scimmie
identifica 4 tipi razziali:
europeo → bianco, inventivo, governato da leggi
● americano → abbronzato, amante della libertà, irascibile, governato da usanze
● asiatico → giallastro, avaro, governato dall’opinione pubblica
● nero → pigro, negligente, governato dal volere dei suoi padroni
●
L’inferiorità della sottoumanità è irreversibile → razzismo come successore della tesi
2. TEORIA MODERNISTA ULTRARISTRETTA
della diseguaglianza delle razze umane, come una teoria stabilita sulla base del
determinismo biologico: una razza-una civiltà
La razza è intesa come un insieme di differenze morfologiche considerate ereditarie e
messe in relazione con differenze mentali e morali → l’unità del genere umano è messa
in discussione
Il razzismo pretende di fondarsi su un nuovo principio di autorità: la conoscenza
scientifica, quindi diventa un prodotto della modernità scientifica e irreligiosa
→ fa riferimento a 3 modelli di protorazzismo apparsi
3. TEORIA MODERNISTA AMPIA
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