Sunto pedagogia generale 1, Prof. Moscato
Preadolescenti a scuola
Educazione, pedagogia, scuola
Premessa: il punto di vista pedagogico forma di conoscenza scientifica che ha come proprio specifico oggetto di ricerca l'educazione. La pedagogia umana e la fenomenologia dei processi educativi. Disciplina dotata di una propria struttura teoretica e di proprie categorie di lettura della realtà. Ha come oggetto di indagine quei processi, individuali e sociali, attraverso i quali, in ogni società e momento storico, l'esperienza umana della crescita si materializza in forme di umanità adulta.
L'educabilità è vista come una caratteristica specifica del soggetto umano, che lo caratterizza sin dalla prima infanzia. Si tratta di una forma di malleabilità e di adattamento attivo del piccolo dell'uomo rispetto al suo ambiente di nascita, per mezzo della quale un patrimonio di disposizione si trasforma in abilità, conoscenze, orientamenti di pensiero e atteggiamenti sociali ed affettivi.
I presupposti pedagogici impliciti e le immagini dell'educazione
Educazione nella lingua moderna ha almeno tre significati, sinonimo tra loro diversi ma collegabili:
- Formazione, insegnamento o istruzione, allevamento infantile
- Si usa anche come semplice riferimento alle buone maniere e a una condotta rispettosa del prossimo con riferimento a convenzioni sociali e culturali del momento.
La scelta del momento di vita cui applicare la parola indica già come ne viene interpretato.
L’educazione come insegnamento: il modello del contenitore e del travaso
Spesso la parola educazione viene collegata all'istruzione e all'insegnamento. Si tratta quindi di educazione intellettualistica dove prevalgono le conoscenze che vengono poi trasmesse. Nell'immagine mentale del contenitore, l'azione dell'insegnamento viene vista come un travaso, un trasferimento di contenuti da una testa contenitore ad un'altra.
Quindi se la conoscenza è un bene materiale, il primo obiettivo di una politica di promozione sociale e culturale diventa il consentire l'accesso ad essa, rendere disponibile a tutti questo bene. La storia della scolarizzazione obbligatoria dell'ultimo secolo risponde alla diffusione di questa rappresentazione e la politica di estensione dell'obbligo di frequenza ha rafforzato questa rappresentazione. Questo porta ad una metodologia personale di studio di tipo meccanico-ripetitivo, centrata sulla memoria piuttosto che sulla padronanza (ricordare e non comprendere).
Modello presente ed attivo nelle condotte di molti docenti e studenti e quindi non ci possono essere rinnovamenti nella didattica. Condizione decisiva nel triennio della scuola media che si rivolge ad un allievo appena uscito dall'infanzia e entra nell'adolescenza, momento chiave per il suo sviluppo cognitivo con esiti decisivi sulla formazione culturale di base.
L'immagine della conoscenza come oggetto materiale favorisce un fraintendimento delle specificità delle azioni di insegnamento che non dovrebbe coincidere con una ripetizione o un riversamento. La conoscenza umana dovrebbe rigenerarsi nelle menti che apprendono e chi insegna si trova nella situazione di accrescersi e modificarsi grazie al rinnovamento delle comprensioni e quindi alle riorganizzazioni cognitive che gli derivano dall'aver comunicato ad altri le proprie conoscenze.
È proprio lo smarrimento sociale di un'idea di educazione condivisa che determina la perdita di efficacia educativa della società presente e accresce le difficoltà della generazione adolescente e giovane nell'assumere il controllo simbolico della propria esistenza.
Fenomenologia dell'educazione
L'educazione inizia prima dell'ingresso a scuola, l'educazione familiare predetermina già una serie di condizioni, motivazioni, abilità e conoscenze che favoriscono o ostacolano nuove relazioni o compiti sociali e cognitivi. Il percorso scolastico è un momento importante nella vita dell'individuo. Anche se non è tutto può fare moltissimo: concetto che insegnanti ed educatori devono tenere ben presente.
L'educazione si può definire come un processo di interazione che si sviluppa per tutto il tempo dell'età evolutiva fra un soggetto giovane e alcuni adulti significativi per lui. Questi si affiancano, si alternano nella relazione ma possono anche entrare in conflitto tra loro o con la persona che cresce.
Se l'educando è una persona singola, l'educatore è un soggetto collettivo che ne entra in relazione personale. Si assiste ad una trasformazione della relazione educativa, viene definita asimmetrica e non statica. All'inizio l'adulto educatore esercita un'autorità cui corrispondono l'assenza di autonomia e l'incapacità del lattante e quindi l'adulto è chiamato a decidere per l'educando. Via via che questo cresce assume una responsabilità della propria educazione. L'autorità educativa dell'adulto è un'autorità a termine, finalizzata all'autonomia dell'individuo.
Nella dinamica della relazione educativa gli adulti significativi assumono funzioni di guida, di accompagnamento, di controllo, di rassicurazione. L'educazione costituisce un processo vitale interattivo, che continua per tutta l'età evolutiva, collocato dentro un orizzonte culturale e socio-storico dato, per il quale ogni nato entra in relazione con adulti significativi con cui si identifica e da cui viene psicologicamente contenuto fino a quando sarà capace di auto-contenersi e avrà raggiunto una soglia di autonomia intellettuale ed etica in base alla quale potrà assumere il controllo e la responsabilità delle proprie condotte.
L'autonomia personale assume forme e contenuti fissati dalla sociocultura di riferimento. La scuola subentra agli ambienti familiari nel proporre nuove appartenenze e nuovi orizzonti alternativi alla quotidianità e all'immediatezza dell'esperienza personale. Il progetto educativo si compie dentro un orizzonte culturale concreto ed ha come fine l'assunzione di un sufficiente grado di autonomia personale.
Nel processo educativo si inseriscono azioni, narrazioni, rituali, comunicazioni che alcuni adulti di un gruppo sociale esplicano nei confronti di un singolo individuo in crescita mediando l'intero orizzonte culturale di riferimento e promuovendo la sua progressiva autonomia personale previste dalla loro cultura. Le dinamiche socioculturali possono indebolire o rafforzare l'efficacia dei processi educativi.
Sono le condizioni strutturali dell'educazione umana: immaturità fisica e psichica del nuovo nato, la presenza di un orizzonte culturale di riferimento, la mediazione con adulti significativi e la spinta verso l'autonomia personale del futuro. Le costanti educative che caratterizzano la fenomenologia dell'educazione sono: immaturità malleabile, relazione educativa, orizzonte culturale, autonomia come compito ed esito del processo.
Nessuno è mai totalmente e unicamente responsabile della propria educazione, e nessuno può essere educato senza il suo consenso. Il confine tra età evolutiva e adulta è fissata al raggiungimento di una soglia di autonomia. Autonomia è la condizione esistenziale di un soggetto divenuto capace di fissare a se stesso le norme del proprio agire. Il soggetto è anche divenuto capace di sostenere in termini emozionali il peso dell'assenso e del rifiuto.
Relazione educativa e identificazione
La relazione educativa comporta dei processi di identificazione fra l'immaturo e ogni adulto con cui entra in relazione personale. I processi di identificazione della relazione educativa sono la più potente motivazione all'insegnamento e all'apprendimento intenzionali. Educatori ed insegnanti sviluppano fisiologicamente meccanismi identificativi nei confronti dei loro allievi; questi sono condizione della relazione educativa, ma può portare anche ad un alto rischio di errori per un eccessivo coinvolgimento emotivo-affettivo.
La nozione di identificazione deriva da studi psicoanalitici. Caratterizza i dinamismi psichici e i cicli evolutivi della vita. I processi identificativi possono essere di diversa entità in relazione all'età di un soggetto. La differenza più importante tra i processi di identificazione infantili e quelli adulti è data dalla loro opposta funzione: il bambino si identifica assumendo un Io vicario, un bastone simbolico a cui appoggiarsi, lo fa interiorizzando l'Io dell'adulto significativo in forma mitizzata e per sostenere esperienze per le quali non sarebbe pronto. Si comporta come egli immagina di comporterebbe.
Il processo di identificazione è funzionale alla crescita e alla strutturazione dell'Io immaturo. Nel corso del tempo questi processi di identificazione diminuiscono e si estendono a figure di adulti significativi fuori dal nucleo familiare. Insegnanti ed educatori coinvolti devono tenere presente la dinamica dell'immedesimazione.
Se l'identificazione infantile sembra orientata e funzionale alla crescita, la dinamica delle identificazioni adulte è più complessa e variegata. Anche l'adulto può presentare identificazioni che scaturiscono da bisogni di crescita ulteriori. Nel dinamismo di un'identificazione infantile si nasconde una motivazione potente, una spinta alla crescita e alla costruzione di sé. Nelle identificazioni dell'adulto si genera, invece, una comprensione profonda di tipo empatico rispetto all'esperienza dell'altro, al farsi carico di un altro.
L'identificazione è una potente motivazione che innesca una serie di attivazioni reciproche e di relazioni interattive tra alcuni soggetti in età evolutiva o no, e in entrambi determina comportamenti, condotte, apprendimenti e insegnamenti, intuizioni ed emozioni. Nella vita familiare l'apertura alla presenza dell'altro trova uno spazio materiale nella coabitazione. Questo rende l'esperienza familiare non comparabile ad altre forme educative. Ma processi di identificazione importanti si instaurano anche fra gli allievi e i loro insegnanti ed educatori.
La trasformazione adulta e la formazione
La formazione indica l'esistenza di un processo più ampio, che include l'educazione già avvenuta e si innesta su di essa. Nel termine formazione è implicita la dimensione del prendere forma, di sviluppare una propria forma/figura, mentre nel termine educazione è prevalente il senso dell'allevare, nutrire, far crescere che rimandano ai dinamismi dell'infanzia. I due termini si integrano.
La formazione è vista come il processo attraverso il quale ogni adulto, nell'arco della vita, e nelle diverse stagioni di essa, esercita la propria conquistata autonomia per continuare a prendere forma alla propria umanità individuale, in una direzione da lui giudicata desiderabile rispetto ad un proprio sistema di motivazioni e valori e rispetto all'orizzonte socioculturale in cui egli vive.
Mentre l'educazione è inevitabile perché interviene in ogni esistenza soggettiva, la formazione non lo è. Questa è un percorso che suppone l'autonomia personale, mentre l'educazione la persegue. Quindi per alcuni adulti la formazione non potrebbe mai iniziare, per altri continuare tutta la vita. La trasformazione è un dinamismo psichico parallelo ai mutamenti psicofisici dell'età adulta. Una trasformazione non comporta nell'adulto intenzionalità e decisioni volontarie e si può considerare anche come una stasi o un'involuzione.
Chi non si è mai rappresentato l'educazione, difficilmente percepisce la formazione.
L'insegnamento: una definizione provvisoria
L'insegnamento è qualsiasi atto umano che intervenga per modificare l'esperienza di un altro essere umano, sia anticipandola, sia controllandola, sia mediandola, sia rendendola consapevole per mezzo di contenuti conoscitivi di svariata natura. In ogni atto di insegnamento la relazione con l'allievo è stabilita a partire da un oggetto di insegnamento: si insegna sempre qualcosa a qualcuno. L'intervento dell'insegnare comporta una implicita funzione promozionale nei confronti dell'esperienza, cognitiva e sociale, dell'allievo, e quindi anche dello sviluppo e/o dell'evoluzione globale della sua persona.
L'insegnamento efficace è segnato dal tentativo di controllare e direzionare l'esperienza dell'allievo dall'impossibilità di garantirsi l'effettivo controllo. L'apprendimento volontario è un processo cumulativo, non controllabile dall'esterno. Nei processi formativi l'insegnamento assume valore solo in rapporto all'autonomia e al consenso volontario offerto dal soggetto adulto che si rende disponibile. L'insegnante può educare solo tramite l'insegnamento.
Consideriamo come funzione secondaria la funzione di comunicazione e quindi di trasmissione culturale legata alla presenza di oggetti didattici inseparabili dall'azione dell'insegnare. L'insegnare è qualcosa più del comunicare attraverso un sistema di rappresentazioni, viene visto anche come una rigenerazione della conoscenza nella mente di colui che riceve l'insegnamento.
La conoscenza esiste in quanto è possesso personale del discente, per il quale essa prende sempre una forma soggettivamente nuova anche se permane identica a se stessa. L'azione dell'insegnante modifica anche l'esperienza di colui che insegna proprio nel momento in cui egli tenta di agire sull'esperienza di un altro, per insegnare serve sempre ripensare la propria conoscenza, riorganizzarla in funzione di un destinatario.
Inoltre l'oggetto di conoscenza viene riproposto, analizzato ed esplicitato in ogni momento didattico. È considerato significativo da colui che insegna, il docente non solo conosce e padroneggia personalmente un determinato contenuto conoscitivo ma lo giudica degno della sua azione di insegnamento.
I luoghi e le forme dell'esperienza educativa
Le forme strutturali o “modelli”
Definito come quel processo di interazione che coinvolge un soggetto in età evolutiva, l'educazione all'interno di un orizzonte culturale dato, dentro una serie di relazioni personali con una collettività adulta e che si conclude con il raggiungimento da parte sua di una soglia di autonomia.
I luoghi materiali e simbolici in cui l'educazione e l'insegnamento si realizzeranno sono tre: famiglia, apprendistato e scuola e successivamente gruppo di coetanei. Questo anche se non costituisce un luogo o una forma specifica, entra in ogni forma con diverse modalità diventando rilevante nei processi educativi. Ogni immaturo impegnato con la propria crescita è sempre collocato in relazione con i suoi coetanei visti come interlocutori, personali o collettivi. (presenza o no di fratelli o cugini condiziona l'ambiente educativo familiare).
Sbagliato dire che il gruppo di coetanei educa perché esso non può promuovere e sostenere l'autonomia personale dei membri né di svolgere una funzione di introduzione a orizzonti culturali formali. Esso però fornisce supporti o determina ostacoli per lo sviluppo dell'identità personale.
Tutti i modelli educativi comportano un'esperienza di tipo partecipativo: il soggetto entra nel processo educativo in quanto partecipa alla vita di un gruppo in termini di convivenza e condivisione sociale. Il modello familiare è il modello educativo paradigmatico visto che il gruppo familiare è caratterizzato da legami sociali di tipo istituzionale, emotivo-affettivo e anche da legami biologici.
La forma più comune e generalizzata del processo educativo è quella della partecipazione ad un gruppo in una convivenza prolungata sin dalla nascita. Questo modello è quello familiare/partecipativo primario visto che questo gruppo primario è anche una famiglia: un gruppo caratterizzato da legami biologici e simbolici, ci sono componenti di diverse età, nascono legami affettivi.
La convivenza appare la condizione della sopravvivenza della nostra specie. Il piccolo dell'uomo nasce inerme e bisognoso di cure e quindi privo di esperienza e conoscenza. La convivenza di fasce d'età diverse favorisce i processi di comunicazione dell'esperienza e di trasmissione culturale con modalità efficaci. Anche la malattia e l'invecchiamento fisiologico esigono forme di convivenza solidale. La famiglia risulta una condizione umana universale e trasversale rispetto alle varie culture. La sua esistenza attesta che la socialità solidale costituisce un dato di natura, un bisogno e una scelta. La famiglia, in quanto materializza al proprio interno una solidarietà fra i sessi e fra le età della vita, si configura come luogo concreto in cui si può accogliere la vita nascente e farla crescere e accompagnare la vecchiaia e la morte.
La tendenza delle famiglie a ricomporsi e riconfigurarsi evidenzia una necessità strutturale degli esseri umani che va ben oltre lo scopo di ridurre i costi dell'affitto e accrescere la funzionalità delle scelte abitative. La famiglia risponde funzionalmente a tutti i suoi bisogni e assicura al proprio interno allevamento ed educazione oltre alla protezione materiale. Fa del piccolo una creatura sociale includendolo in un contesto sociale primario rispetto al quale egli svilupperà un senso di appartenenza. La famiglia d'origine determina la qualità sociale di cui il piccolo sarà capace nel bene o nel male. Il processo educativo personale non può mai prescindere dalla famiglia, istituzioni e luoghi educativi devono sempre farne i conti.
Il modello di apprendistato/noviziato legano i membri a partire da uno scopo.
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