Estratto del documento

Apprendere dall'esperienza di Mortari

Capitolo 1: Alla ricerca di un sapere che viene dall'esperienza

Il sapere dei pratici

Educare significa essere implicati in un agire pratico ad alto tasso di problematicità. Il sapere tecnico è un sapere di regole generali, che si fonda sul presupposto secondo il quale le situazioni problematiche sarebbero caratterizzate da una profonda analogia, che renderebbe possibile l'applicazione di un sapere generale a elevata potenzialità predittiva in grado di predefinire le linee di azione da adottare. L'azione è imprevedibile nei suoi esiti perché è marcata dalla singolarità imprevedibile del soggetto agente e dell'illimitatezza.

Saggezza educativa è disposizione a cercare l'azione che meglio consente di conseguire ciò che è ritenuto cosa buona rispetto all'obiettivo di favorire la miglior formazione possibile. Deliberazione è il processo di ricerca attraverso il quale si giunge a definire le azioni da attuare per giungere a tale fine. A orientare le scelte quindi è un'azione riflessiva concepita sul campo e supportata da un sapere che si viene modulando attraverso l'esperienza.

Il sapere esperienziale

Una buona pratica implica ideazione e progettazione a partire dall'esperienza vissuta e, quindi, un contributo soggettivo che consenta la costruzione di un sapere esperienziale. Per essere efficace la pratica deve essere illuminata da una teoria elaborata a partire dalla pratica stessa.

L'agire pensato significa saper costruire sapere a partire dall'esperienza, fare della pratica il luogo in cui si elabora sapere con senso. Il ricercatore deve quindi:

  • Mettere fuori gioco le soluzioni elaborate al di fuori del contesto della pratica;
  • Non lasciare ad altri il compito di mettere in parole il proprio sapere;
  • Prendere le distanze da quegli specialismi che riducono la portata dei problemi.

Quando il pensiero si trova a essere svincolato dall'esperienza, rischia di perdere ogni significato e l'esperienza stessa si fa muta e impenetrabile al pensiero. L'esperienza prende forma quando il vissuto diventa oggetto di riflessione e il soggetto se ne appropria consapevolmente per comprenderne il senso.

Fare esperienza significa il movimento dello stare in contatto di sé, il disporsi in un atteggiamento di ascolto pensoso rispetto al divenire della propria presenza nel mondo. L'esperienza richiede ascolto.

La disciplina del pensare

Il sapere che viene dall'esperienza richiede che si assuma il presente vissuto come oggetto di riflessione. Quando allora viene a mancare la pratica del pensare riflessivo, viene meno la capacità di fare esperienza e conseguentemente si verifica una perdita di sapere esperienziale.

Pensare è cercare la verità dell'esperienza, è la capacità propria della ragione di cercare il significato di ciò che accade e di metterlo in parola, è andare alla ricerca di un principio d'ordine. Se manca l'esercizio del pensare, viene meno la possibilità di costruire un proprio spazio simbolico in cui consistere.

Comunità di sapere fra educatori sono gruppi di pratici che strutturano contesti discorsivi in cui confrontare le esperienze e costruire sapere. Comunità pedagogiche sono reti di relazioni sufficientemente strutturate e visibili fra pratici accomunati dalla passione di costruire sapere esperienziale, dove il sapere è sottoposto a una continua disamina critica.

Pensare da sé a partire da sé, dalla propria esperienza, significa avere il coraggio di sottrarre il pensare da versioni già dette del mondo.

Capitolo 2: La pratica del pensare riflessivo

Riflessione è un tipo di pensiero che consiste nel ripiegarsi mentalmente su un soggetto e nel rivolgere a esso una seria e continuata considerazione. Perché la riflessione si manifesti è necessario innanzitutto che il soggetto percepisca uno stato di incertezza, di perplessità, e che rispetto a questo stato cognitivo senta l'esigenza di risolvere le difficoltà incontrate.

L'esperienza riflessiva si sviluppa in cinque passaggi:

  • Presa di coscienza di un dubbio, di una perplessità rispetto a una situazione;
  • Formulazione di una previsione congetturale;
  • Esame analitico della situazione;
  • Conseguente elaborazione delle ipotesi, cercando una formulazione quanto più possibile accurata;
  • Decisione dell'azione conseguente.

Compito del processo formativo è quello di coltivare le attitudini del pensiero riflessivo. Dallo studio sulla pratica riflessiva di Schon, si individuano due livelli di riflessione:

  1. Pensare a ciò che si fa, activity mentale (reflective action). Schon distingue due tipi di azione:
    • Reflection-in-action: la riflessione che ha luogo nel corso dell'azione;
    • Reflection-on-action: si sviluppa retrospettivamente;
    • Max van Manen aggiunge la riflessione rivolta alle azioni future.
  2. Pensare i pensieri: a partire dai quali si decide la qualità dell'agire, è quell'attività mentale di ordine superiore poiché è un riflettere sul modo in cui pensiamo.

1. Pensare a ciò che si fa

Riflessione in azione: la problematicità di una situazione è qualcosa che il soggetto elabora quando ha sviluppato un'attenzione radicalmente analitica rispetto all'esperienza, che gli consente di cogliere di questa la sua alterità rispetto ai sistemi interpretativi disponibili. La vigilanza critica sulla qualità della fenomenicità dell'esperienza è la condizione necessaria per attivare una prassi attenta alla realtà.

Se la problematicità di un caso non è qualcosa che esiste indipendentemente dall'osservatore, allora la capacità riflessiva non va pensata come conseguente al percepire stati di incertezza ma come quella postura mentale che mette a fuoco situazioni di incertezza. È essa stessa che produce incertezze. L'esercizio di "riflessione-in-azione" consiste nel pensare sui propri passi. La riflessione nel mezzo dell'azione consiste nel mettere a fuoco il problema percepito evitando per quanto possibile quelle semplificazioni che impediscono di coglierne tutta la complessità. Si tratta di imparare l'arte di immaginare più di una strategia risolutiva e pesare le implicazioni di ogni strategia prima di prendere una decisione per l'azione. Bisogna fare attenzione al carattere di indeterminatezza dell'agire; un soggetto è autore solo dell'inizio del proprio agire; su ogni azione infatti intervengono retroazioni che possono modificare radicalmente il senso originario. Richiede che l'azione sia accompagnata dalla riflessione così che i soggetti divengano gli attori di un agire pensoso.

Questo tipo di riflessione implica un'interruzione o sospensione dell'agire nel momento in cui si individua una dissonanza o un elemento problematico, tramite il "fermati e pensa": sospendi l'adesione all'azione in atto e fermati a interrogare ciò che sta accadendo. Implica anche un lavorare sulle emozioni, per imparare a saper stare nell'incertezza, ad accogliere l'inedito e il conflitto (non è negativo).

Riflessione su azione: o riflessione introspettiva, ricostruire il processo, analizzare ogni evento accaduto, individuare quali erano i desideri che hanno innescato l'azione, come hanno agito nel contesto e come eventualmente si sono modificati nel corso dell'azione, e se tale cambiamento avvenuto a cosa può essere dovuto e quali implicazioni pratiche ha comportato.

È dunque un pensare in profondità che scava nelle pieghe dell'esperienza, per capire le ragioni che hanno guidato l'azione in quella precisa direzione, le alternative che sono state scartate e i motivi, se c'erano, che hanno orientato quella precisa scelta. Ciò che è necessario per il pensiero è cogliere quegli eventi, passaggi che proprio in quanto eccedenti rispetto all'ordinario danno da pensare. È necessario pensare problematicamente, scavare nelle pieghe dell'esperienza delineando le contraddizioni in essa presenti, individuare quelle questioni sulle quali è necessario fermarsi a pensare. Viene utilizzato un modello di riflessione strutturata costituito da un insieme di domande che dovrebbero facilitare il pratico nel processo di esplorazione della propria esperienza, consentono di sviluppare il modo di praticare la riflessione sull'esperienza tramite un continuo ritorno interpretativo sul testo.

Riflessione sull'azione possibile: la riflessione è anche un processo di pensiero proiettato sul futuro (perché la mente ritorna al passato e anticipa il futuro), riflessione anticipatrice ipotizza situazioni problematiche e rispetto a queste elabora differenti approcci risolutivi, valutando per ognuno di essi la difficoltà di implementazione oltre che i possibili esiti. È anche un pensare a partire dalla propria esperienza.

Esito significativo della pratica riflessiva se produce una messa in discussione di quella che viene definita "competenza cristallizzata" e con essa la tendenza a fare affidamento al sapere precostituito, per provocare invece l'emergenza di una "competenza fluida" sottoposta a una continua ridefinizione. È possibile solo attraverso la dilatazione del tempo. Quando lo spazio dell'agire riflessivo si distende in un arco di tempo dilatato, allora la riflessione su azione si trasforma in riflessione in azione perché producendo una comprensione di ciò che è da poco accaduto consente di ridefinire continuamente l'impianto dell'intero processo educativo.

2. Pensare i pensieri

Pensare i pensieri significa riflettere attorno alla vita della mente, ai processi cognitivi in base ai quali decidiamo il significato delle nostre esperienze, le valutiamo e prendiamo decisioni sul da farsi. Noi siamo i nostri pensieri. Pensare i propri pensieri significa stabilire una relazione di vigilanza critica sulla propria vita cognitiva, interrogare la vita della mente.

La riflessione metacognitiva è un pensiero radicalmente interrogante, in quanto impegnato a esaminare le radici del pensare stesso, per individuare e dire quei criteri in base a i quali definiamo le nostre decisioni e formuliamo i nostri giudizi irriflessivamente, oppure, il sostrato profondo di opinioni mute in cui è emersa l'intera nostra vita. Rintracciare ed esaminare discorsi o semplici frammenti discorsivi.

Tutte quelle idee che vengono assimilate senza essere anticipatamente analizzate criticamente, sono pregiudizi, cioè giudizi prematuri, o presupposizioni (idee che sono pre-date e il cui valore è dato per scontato). Ci sono due tipi di presupposizioni:

  • Presupposizioni esistenziali: modi precisi di guardare al proprio essere nel mondo;
  • Presupposizioni professionali: modi precisi di rapportarsi alla propria esperienza professionale (è una forma di imprigionamento cognitivo perché i pregiudizi di cui non siamo consapevoli ci rendono incapaci di stare in ascolto).

Dal "senso comune" al "pensare con senso"

Sapere implicito è un insieme di idee che regolano l'agire, istruzioni per comprendere e per prendere decisioni, il cui valore è dato per scontato; condiziona le nostre scelte in maniera inconsapevole (spesso non si sa spiegare perché si è agito in un modo piuttosto che in un altro). Pensare sulla base di un sapere non pensato significa pensare come solitamente si pensa, senza farsi domande ulteriori che mettono in discussione i criteri di ordine già dati.

Il sapere di senso comune è un fondo di conoscenze, regole, abitudini e convinzioni condivise al di là di una pratica riflessiva, il cui valore è considerato ovvio all'interno di una certa comunità. È il luogo delle certezze, di ciò che ci rassicura nell'agire del quotidiano. Ciò che caratterizza il sapere di senso comune è il suo essere dato per scontato. Il senso comune che identifica la comunità cui appartiene l'educatore è un insieme di idee descrittive e regolative che formano il substrato performativo dell'agire educativo.

Bruner: pedagogia popolare è una pedagogia della vita quotidiana che viene attivata automaticamente, un sapere costituito da un insieme di presupposti che orientano il processo di interpretazione dell'evento educativo e da un insieme di dispositivi metodologici dei quali non è messa in questione la capacità di consentire una gestione efficace del processo educativo. L'adesione alle convinzioni ampiamente condivise è essenziale: è costituito dalle idee pedagogiche, da tecniche didattiche, da modalità d'uso del linguaggio, dando per accreditata la sua valenza formativa.

Stare nell'orizzonte del senso comune va inteso come lo stare in una necessaria condizione di economia di pensiero; non si possono non dare per scontato il valore di certi dispositivi di codificazione dell'esperienza.

Pensare daccapo significa sospendere l'adesione a ogni teoria e a ogni procedura metodologica disponibile, anche a quelle guadagnate attraverso un rigoroso processo di ricerca.

Heidegger: sgravamento di essere è affidarsi a criteri di giudizio dati per scontati sottrae dalla responsabilità di cercare una comprensione dell'evento, mantenendo il pensiero fedele a esso. Si provoca una perdita della capacità di stare autenticamente presenti alla propria esperienza dando voce alla propria soggettività.

Impegnarsi nella pratica riflessiva significa avvertire la necessità di risalire al fondamento di ogni credenza, così da mirare a guadagnare la consapevolezza delle categorie di giudizio date per scontate. Dà spazio alla costituzione della soggettività (= è la capacità di prendere posizione a partire da una disanima critica dell'orizzonte simbolico cui si appartiene, di costruire significati a partire da sé, di ascoltare e dar voce ai propri desideri). Si fa esperienza quando il vissuto diventa oggetto del pensare.

Autocomprensione metacognitiva

Stare nel mondo secondo la modalità dell'autenticità significa situarsi nel mondo costruendo significato della propria esperienza e decidendo del proprio agire sulla base di concetti concettuali che agiscono tacitamente. Non si fa della pratica l'oggetto di una riflessione critica, quindi la riflessione critica svolge un ruolo centrale nei processi formativi. Impegnarsi nel pensare riflessivo non è un esercizio piacevole, ma psicologicamente faticoso e politicamente impegnativo. Infatti, a essere accessibili sono solo frammenti della vita della mente.

Ma la ragione umana non può funzionare, svincolata dal tessuto culturale in cui si è formata e in relazione al quale si costituisce. Il superamento completo di ogni pregiudizio risulta esso stesso un pregiudizio poiché l'ideale di una ragione assoluta, cioè libera da ogni vincolo, non costituisce una possibilità realizzabile dalla mente umana.

La pratica dell'autocomprensione significa guadagnare consapevolezza di alcune delle isole concettuali a partire dalle quali si pensa e delle procedure metodologiche sulle quali si tende a fare affidamento. Consente di stare nel mondo della pratica in modo consapevole, senza trovarsi dispersi negli sguardi messi a fuoco da altri. Attraverso l'autocomprensione, la ragione riflessiva mette in atto un attivo processo di costituzione di senso.

In sintesi, si può dire che la disciplina del pensare-pensieri mira allo sviluppo del pensare radicale, che:

  • Risale all'origine di ogni prodotto del pensiero e ricostruisce la storia evolutiva di quelle reti di pensieri sui quali più si fa affidamento, così da disvelare i miti che li accompagnano;
  • Cerca di portare alla luce i vincoli del pensare, quelli che impediscono che i prodotti dell'attività cognitiva siano sottoposti a esame e messi in discussione.

Capitolo 3: Il laboratorio riflessivo

Quale contesto di formazione

Schon parla di "epistemologia della pratica" come una coscienza dei processi di pensiero, attivati quando la mente è implicata nella soluzione di un caso problematico e che favorisce la messa in parola dei processi di decisione di fronte a casi problematici. Se ciò non accade:

  • Dal punto di vista del singolo educatore comporta una perdita di consapevolezza;
  • Dal punto di vista del mondo dell'educazione una perdita di lavoro simbolico significativo.

La formazione che prepara educatori deve promuovere la capacità di costruire sapere a partire dalla loro esperienza, tramite percorsi mirati a mettere i partecipanti nella condizione di acquisire l'arte della riflessione. Deve prevedere contesti in cui sviluppare un apprendimento esperienziale, un apprendimento non astratto ma legato a un'esperienza di campo; accade a partire da vissuti di pratica in cui chi apprende è direttamente a contatto con il reale e quindi con la realtà oggetto d'indagine.

Favorisce la possibilità di esaminare criticamente l'esperienza per individuare ogni snodo problematico e per imparare a considerare ciascuno di essi da punti di vista differenti così da arrivare a ipotizzare più di una strategia risolutiva. Significa promuovere un pensare che esplora gli eventi vissuti, con l'obiettivo di acquisire di essi una comprensione profonda.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 11
Riassunto esame Pedagogia della marginalità, prof. Santamaria, libro consigliato Apprendere dall'esperienza, Mortari Pag. 1 Riassunto esame Pedagogia della marginalità, prof. Santamaria, libro consigliato Apprendere dall'esperienza, Mortari Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia della marginalità, prof. Santamaria, libro consigliato Apprendere dall'esperienza, Mortari Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia della marginalità, prof. Santamaria, libro consigliato Apprendere dall'esperienza, Mortari Pag. 11
1 su 11
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ChiaraBrusadin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della marginalità e della devianza minorile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Santamaria Franco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community