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Riassunto esame Pedagogia degli adulti, Prof. Cornacchia, Libro consigliato "Le responsabilità smarrite", Cornacchia e Madriz Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di pedagogia degli adulti basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente M. Cornacchia: Le responsabilità smarrite - Cornacchia e Madriz . Gli argomenti trattati sono i seguenti: Crisi dal punto di vista filosofico, sociologico, pedagogico, critiche alla scuola, abitare la crisi, educatore imperfetto, crisi dell'educatore... Vedi di più

Esame di Pedagogia degli adulti docente Prof. M. Cornacchia

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ESTRATTO DOCUMENTO

conseguenza è venuta a mancare, proprio perché si sgretola la sostanza della

tradizione storica in quegli uomini che nell’età matura ne portano la responsabilità.

-Heidegger essendo egli un esponente del movimento esistenzialista, il suo

contributo verte sul riproporre l’interrogativo sul senso dell’esistenza.

- Sartre anticipa due temi che descrivono la condizione umana nella

contemporaneità :

1° Tema è quello dell’INDIVIDUALISMO e il RAPPORTO CON GLI ALTRI = la crisi

odierna si sta manifestando anche nell’incapacità di vivere le relazioni sociali

e questo a causa di atteggiamenti edonistici e narcisistici che fanno si che

l’uomo ricerchi il piacere immediato e individuale senza preoccuparsi della

comunità: in questo senso allora, lo sguardo d’altri, non è più occasione di

incontro, ma specchio che svela all’individuo la propria vulnerabilità che può

fargli provare vergogna; la presenza d’altri ci obbliga a fare i conti con i nostri

limiti e la nostra libertà. La soggettività moderna è ben rappresentata dalla

difficoltà di guardare gli altri.

2° Tema è quello del binomio LIBERTA’ – RESPONSABILITA’ = per Sartre, la

libertà ha un prezzo la responsabilità del mondo: Le avversità della vita

non possono essere considerate come qualcosa che va contro la libertà

perché esiste sempre una componente di interpretazione soggettiva che ci

permette di considerare un ostacolo della vita in 2 modi: o come insuperabile

o come un’ occasione per aprirsi nuovi spazi di possibilità. Allo stesso tempo,

non esistono eventi imprevisti o inaspettati perché noi per primi siamo

responsabili della condizione di sorpresa che ne deriva anche la crisi del

2008 viene presentata come un evento inaspettato ma in realtà, queste sono

solo giustificazioni che tentano di mascherare condotte irresponsabili

dell’uomo.

- Levinas è stato importante perché ha vissuto in primis, l’esperienza dei campi di

prigionia tedeschi e quindi forse è stata proprio questa esperienza ad averlo spinto a

concentrarsi su due obiettivi:

1. riattualizzare l’etica fra i grandi temi della contemporaneità;

2. incentrare la sua produzione filosofica sulla questione antropologica.

Levinas, come tutti gli altri autori sopra citati, vede una società dominata dalla crisi

dell’umanesimo, dove l’uomo ha perso tutti i riferimenti valoriali, tutte le certezze, e

quindi basa tutta la sua vita sull’individualismo. A tale umanesimo, Levinàs vuole

fondare un umanesimo nuovo: un umanesimo degli umili, in alternativa

all’umanesimo dei superbi quindi, si concretizza la sua visione della

“responsabilità” che è per l’altro e tramite la relazione, si sostituisce la lotta dell’uno

contro l’altro con la via etica della responsabilità dell’uno per l’altro.

è

-Hanna Arendt un’ altra importante filosofa che attua una denuncia sulla

società del tempo dominata dai totalitarismi che hanno avuto una sorta di

“responsabilità collettiva” : in particolar modo, Hanna Arendt, vuole tracciare una

linea di demarcazione fra la Responsabilità collettiva (politica)e la Colpa personale

(giuridica e morale) vi è l’idea che la responsabilità collettiva, pur se riferita a fatti

che non abbiamo commesso personalmente, è il prezzo da pagare per il solo fatto di

vivere in una collettività.

-Jonas egli rendendosi conto dei progressi della scienza e della tecnica, e della

possibilità che questi progressi possano influire negativamente sull’uomo, avverte la

necessità di re-impostare il discorso etico, che sembra essere ormai essere mancato

all’interno della società: pertanto, Jonas, analizzando i cambiamenti che hanno

intaccato la natura dell’uomo, ripropone dei principi etici capaci di rivolgersi al

FUTURO , quindi con funzione di previsione Jonas non fa riferimento alla crisi

antropologica, ma al fatto che la tecnica, pur non essendo di per sé negativa, può

essere potenzialmente pericolosa e dannosa nelle sue applicazioni e nei suoi effetti

non prevedibili. Per questo motivo, bisogna temere catastrofi dovute alla mancanza

di controllo umano ed è proprio la paura per la distruzione del genere umano che

bisogna agire con RESPONSABILITA’ definita come l’ideale comportamento etico da

seguire. o Parte SOCIOLOGICA

il concetto di “crisi dell’uomo” o crisi antropologica, è stato analizzato anche dal

punto di vista dei sociologi, quando si è cercato di analizzare le evoluzioni e i

cambiamenti di una società sempre più conflittuale. Per questo motivo, sono stati

portati avanti studi nell’ambito della teoria del conflitto teoria sviluppatasi a

partire dalla tradizione marxista e consolidatasi con la società industriale, il quale

afferma che le società si trovano in un costante stato di cambiamento in cui il

conflitto è una condizione permanente.

In particolare, due sono le grandi scuole che hanno descritto la società in maniera

estremamente critica: quella di Francoforte e quella di Chicago.

 

Scuola di Francoforte il fondatore fu Horkheimer, e le sue ricerche

contribuirono ad elaborare una “teoria critica” della società che aveva

l’obiettivo di evidenziare le contraddizioni della società industriale, le derive

dell’industria culturale (dove per industria culturale si intende qualsiasi

strumento di comunicazione che va a ridurre la cultura a merce di consumo,

quindi si sottopone entrando nei mezzi di comunicazione di massa) e di

denunciare la diffusione di una razionalità soggettiva, dove l’uomo usa la

ragione per collegare mezzi e fini secondo il criterio dell’utilità individuale.

Questa razionalità soggettivaporta ad una crisi della ragione e la crisi

della ragione porta ad una crisi dell’uomo disorientato di fronte agli effetti

del progresso e all’esasperazione della logica del profitto che gli sembra

ormai incapace di controllare. (Metafora di Horkheimer per spiegare ciò: “il

conducente sbalzato fuori dalla macchina che stava guidando, e che ora,

sfuggita dalle sue mani, procede da sola e alla cieca”)

-H. Marcuse emette una contrapposizione tra quelli che sono i bisogni “veri” e i

bisogni “falsi”:

 i bisogni veri sono quelli che non vengono indotti all’individuo ma che l’individuo

può scegliere in maniera autonoma e libera;

 bisogni falsi sono i bisogni indotti, sovraimposti all’individuo dall’industria del

consumo (quindi dalla società industriale) e capaci di generare una felicità

illusoria da una parte, e inibire altre manifestazioni di bisogno,dall’altra. Quindi la

società soffoca i bisogni autentici dell’individuo, installando modelli e bisogni

socialmente utili. Tra i bisogni falsi vi sono il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di

consumare in rapporto con gli annunci pubblicitari e tutti questi non sono

nient’altro che i prodotti della società. Per questo motivo, Marcuse, utilizza

l’espressione “uomo a una dimensione” in quanto incapace di esprimere un

pensiero critico ed autonomo e di mettere in atto comportamenti non allineati a

causa della società che appiattisce l’uomo alla dimensione di consumatore.

 

Scuola di Chicago è focalizzata sui concetti di devianza e controllo sociale,

sottolineando come alla base di molti comportamenti devianti vi fosse la

mancata coincidenza fra valori individuali, appresi col normale processo di

acculturazione e valori che si imponevano nei meccanismi di riconoscimento

e accettazione sociale.

Risulta interessante l’analisi delle motivazioni che inducono l’individuo a

scegliere fra un comportamento socialmente accettato e uno deviante e

questo fatto rimanda nuovamente all’etimologia della parola “crisi” che

rimanda all’idea di scelta, decisione.

-Parsons interpreta il sistema sociale come un insieme complesso di interazioni

fra “attori” i quali mettono in atto azioni sociali (=scelte consapevoli per il

raggiungimento di un fine nel rispetto delle norme stabilite e codificate). Sulla base

di ciò un comportamento diverrebbe “deviante” nel momento in cui l’individualità di

un soggetto (EGO) entra in conflitto con l’altro (ALTER): in questa situazione, il

soggetto allora ha 2 alternative:

1) Adottare un comportamento in cui prevale la tendenza alla conformità (alle

norme e alla salvaguardia della relazione)

2) Adottare un comportamento che lo induca ad un distacco dal sistema

normativo e perciò con l’altro. 

Quindi per Parsons, la società funziona tramite la RELAZIONE tuttavia, in una

società incerta, e dove i valori si sono persi, le nostre relazioni con gli altri appaiono

sempre più complesse, orientate da una visione egocentrica delle cose

(individualismo istituzionalizzato).

-Baumanè importante per aver introdotto il paradigma della società liquida che

costituisce il nostro tempo, dotata di incertezza, perdita dei valori, e dove le

relazioni sono divenute precarie. In contrapposizione ad altri autori, Bauman non fa’

mai ricorso al termine “crisi”, ma l’incertezza del vivere nella società liquida genera

una serie di “paure post-moderne” (paura liquida) l’uomo ha sempre dovuto fare

i conti con le sue paure, ma ora è cambiato il modo di affrontarle; Oggi appare più

sensato spostare l’attenzione dalle paure alla possibilità di conviverci (es pratico :

rincorsa al credito, ciò che più conta è il soddisfacimento dei piaceri utilitaristici

immediati, un’esasperazione mercificata del carpe diem).

La tendenza attuale è quella di assumersi rischi senza tener conto delle conseguenze

indesiderate.

Una della opere famose di Bauman è “la società dell’Incertezza” dove l’autore ha

descritto il passaggio dalla modernità alla post-modernità utilizzando

metaforicamente 5 personaggi dell’essere perennemente in strada:

 

Il pellegrino è un personaggio che rappresenta la modernità: il

pellegrinaggio, infatti, richiede costanza, determinazione e presuppone la

capacità di dedicarsi all’unico importante obiettivo di raggiungere un luogo,

lontano nel tempo e nello spazio. E’ il ritratto di un uomo che sta costruendo

la sua vita, che guarda al suo futuro, che guarda ad un domani e la sua

identità si costruisce e si fortifica man mano.

Nella post- modernità, invece, la nuova strategia di vita consiste nel vivere la

giornata, senza pensare al futuro, al domani, perché si vive all’interno di una società

senza certezze. Emergono così 4 figure successive al pellegrino che rappresentano la

post-modernità:

 

Il flàneur è colui che vive la vita pensando solo a divertirsi , di

sperimentare, senza assumersi rischi e responsabilità delle sue azioni.

Ricerca quindi il piacere individuale consumando e sperimentando

sensazioni.

 

Il vagabondo è quel personaggio che è senza casa e vaga senza una meta

precisa e fa di ogni luogo una possibile occasione di sosta, la cui durata

dipenderà esclusivamente da fattori contingenti. Il suo girovagare instabile è

causato dal mondo in cui si trova a vivere.

 

Il turista il turista, a differenza del vagabondo , ha una casa che gli

permette di nascondere quella che è la sua vera identità e il suo viaggio è

finalizzato alla ricerca di nuove sensazioni e nuovi piaceri, quindi il suo

mondo è strutturato sulla base di criteri estetici.

 

Il giocatore è colui che vive in una costante situazione di incertezza che

cerca di dominare cercando di vincere le partite perché per lui il tempo è una

successione di partite: dal momento che il suo unico scopo è vincere, questa

determinazione non ammette compassione o collaborazione verso gli altri

giocatori, quindi è una sorta di guerra gli uni contro gli altri.

Quindi mentre nella MODERNITA’, vi era la costruzione di un’identità chiara e

durevole che si fondava sulla responsabilità, e sulla stabilità delle azioni e delle

scelte individuali, nella POSTMODERNITA’, il divenire adulti è divenuto problematico

tant’è che tutti questi 4 personaggi, a parte il pellegrino, tendono a rendere i

rapporti umani instabili, frammentari , precari, oltre al fatto che non guardano al

futuro, e non adempiono alle loro responsabilità e ai loro doveri perché perseguono

solo i piaceri estetici, quindi rimangono aggrappati ad una perenne condizione

giovanile. Inoltre non tengono conto dei rischi che possono derivare dalle loro azioni

irresponsabili.

-U. Beck ha definito la nostra società una società del RISCHIO: la differenza

fondamentale fra le società industriali e la società attuale è che:

 Nelle società industriali la logica di produzione della ricchezza ha sempre

avuto priorità sulla logica di produzione dei rischi e anche quando il rischio

veniva assunto, i suoi effetti si ripercuotevano su gruppi ristretti di persone;

 Nella società attuale le cose si sono invertite perché a causa della

mancanza di controllo umano e di condotte irresponsabili, la scienza e la

tecnica possono essere dannose e pericolose nelle loro applicazioni e negli

effetti che non sono prevedibili, pertanto i rischi sono globalizzati. Es.

Chernobyl viene utilizzato per rappresentare la globalizzazione del rischio i

cui effetti sono stati catastrofici.

La GLOBALIZZAZIONE dei RISCHI ha implicazioni di tipo “generazionale” : gli effetti

delle scelte compiute oggi si ripercuotono anche nel futuro. Alla base di tale

considerazione vi è il concetto di sostenibilità Lo sviluppo sostenibile è

l’equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti e la possibilità delle

future generazioni di far fronte alle proprie esigenze senza pericoli di

compromissione. Quindi si tengono in considerazione diritti, interessi e opportunità

di chi non è ancora in grado di esercitarli o non è ancora nato. La questione,

presuppone allora il Patto fra generazioni che è l’impegno della generazione

attuale ad impegnarsi a garantire condizioni di vita migliori alla generazione

successiva.

In questo patto fra generazioni, tuttavia emergono elementi di CRISI :ovvero si

sostiene che ci sia il serio dubbio che gli adulti di oggi possano garantire ai propri

figli un avvenire migliore. La probabile rottura del patto sarebbe dovuta a:

- Scarso potere d’acquisto;

- Ridotte opportunità lavorative;

- mancanza di un’adeguata rappresentanza politica;

- I difetti dei sistemi previdenziali.

Queste argomentazioni potrebbero far credere che la rottura del patto sia per cause

economiche, ma in realtà sono le scelte irresponsabili della generazione adulta che

si ripercuotono poi sui giovani (come la ricerca del profitto e del consenso

immediati). 

- Darendhorf egli ha scritto un libro intitolato “Aldilà della crisi”, in cui egli si

poneva già la domanda di come fare per andare al di là della crisi: Egli quindi, fa una

descrizione più o meno metaforica della crisi che stiamo vivendo oggi, ma questa

lettura della crisi, Darendhorf, la stava facendo 30 anni fa. Quindi la crisi economica

in qualche maniera, era già stata ampiamente “prevista”.

Secondo l’autore, alla base della crisi economica vi è una questione antropologica

riassunta con l’espressione “disincanto del mondo”: la crisi del mondo

contemporaneo è associata allo smarrimento dei legami sociali e all’aumento delle

possibilità di scelta che si danno a ciascun individuo, con la conseguente

contrattualizzazione, di qualsiasi rapporto. Quindi, da una parte sono aumentate le

possibilità di scelta ma dall’altra, non si sono costituiti nuovi legami sociali che sono

molto più importanti perché darebbero un senso a queste possibilità di scelta che

risultano vuote proprio perché mancano le coordinate che darebbero a loro il senso.

Darendhorf ha elaborato una “teoria del conflitto” su base marxiana, sostenendo

che all’interno dei gruppi stratificati, le differenze di maggior rilievo non sono quelle

tra proletari e capitalisti (come sosteneva Marx) ma quelle tra impiegati e lavoratori

manuali e tra gruppi simili. Le classi sono determinate da fattori politici e da

un’inadeguata distribuzione dell’autorità, quindi da chi detiene il potere e chi no, da

chi da ordini e da chi li riceve: quindi la società viene mantenuta dalla forza e dalla

coercizione, non da valori condivisi.

-N. Postman è un altro autore noto per essersi occupato dell’influenza che i

mezzi di mezzi di comunicazione hanno sulla società e anche per essere stato un

attento osservatore dei processi educativi e della considerazione di cui godono,

tant’è che la sua tesi di fondo si concentra sull’educazione per capire il grado di crisi

in cui ci troviamo: nel momento in cui l’educazione non si trova più al centro

dell’interesse collettivo, ma viene collocata ai margini, è ovvio che la crisi continui a

dilagare.

L’autore afferma al giorno d’oggi, sembra venir meno la linea di demarcazione che

separa l’infanzia dall’età adulta, quindi si è di fronte ad una sorta di infantilizzazione

dell’età adulta : è come se le fasi dell’uomo si fossero concentrate in un unico stato

di adulto-bambino caratterizzato da capacità emotive e cognitive non pienamente

realizzate con la consecutiva scomparsa del pensiero critico.

Riguardo ai mezzi di comunicazione di massa, Postman afferma che la loro

responsabilità sarebbe quella di aver influito pesantemente sui processi di

socializzazione (Postman si dimostra profetico verso i social network).

Quindi in conclusione secondo l’autore , i segnali della crisi della società

contemporanea sono dati proprio dalla scomparsa dell’infanzia e dalla fine

dell’educazione: quindi non si è capaci di preoccuparsi del destino dei più giovani si

è incapaci di guardare al futuro e di evolvere.

 Parlando della società dell’INCERTEZZA , emergono altri Concetti importanti:

 

Vulnerabilità sociale essa è la condizione esistenziale di precarietà non solo

lavorativa ma anche per esempio nei rapporti sociali, e quindi condizione di

diffusa incertezza. Secondo Negri, la vulnerabilità sociale sarebbe dovuta alla crisi

di 3 grandi istituzioni:

1) il MERCATO DEL LAVORO, mentre subito dopo il secondo dopoguerra vi

era la piena occupazione lavorativa a tempo indeterminato che aveva

garantito ai lavoratori e alle famiglie di mantenere un grado di sussistenza

adeguato e dignitoso, oggi il lavoro manca sempre di più.

2) la FAMIGLIA, mentre prima garantiva un certo livello di benessere e poteva

soddisfare servizi di cura e assistenza, ora non riesce più a garantirli.

3) Il SISTEMA WELFARE, mentre prima poteva essere definito “assicurativo”

perché tramite una struttura abbastanza semplice assicurava i cittadini

contribuenti rispetto ai rischi, ora viene a mancare questa caratteristica.

Questo meccanismo composto dalle 3 istituzioni, si è inceppato e le legittime

aspettative delle persone in termini di benessere e qualità della vita non vengono

più rispettate.

 

Disaffiliazione è la disaffiliazione è un sostanziale isolamento sia dalle

relazioni sociali sia da quello del mercato del lavoro. Es. il vagabondo è un

disaffiliato perché appare solo in quanto cessa di appartenere all’ordine sociale

di appartenenza o Parte PEDAGOGICA

Quando si affronta l’argomento crisi in ambito pedagogico, il discorso si fa più

complesso per 2 ragioni:

1. Dal momento che l’oggetto “Educazione” ha una natura multi prospettica

(infatti si parla di scienze dell’educazione e non scienza dell’educazione) non è

detto che sia solo la Pedagogia ad intervenire in quanto scienza.

2. Quando si parla di crisi dell’ educazione, ci si può riferire sia ad un piano

valoriale e antropologico, oppure ad una crisi della scuola, o della famiglia.

Tra gli autori che affrontano il concetto di crisi in ambito educativo, vi sono:

-Maritain nella sua opera “ l’ Educazione al bivio”, illustra agli americani i mali

che la società europea ha ereditato dal nazismo e che non hanno risparmiato

l’educazione, divenuta un mezzo di propaganda logica.

Il termine “BIVIO” che riguarda il titolo del libro, rimanda al fatto che l’educazione

contemporanea si trova di fronte ad un bivio:

- Da un lato, l’educazione ha lo scopo di integrare l’individuo nella vita sociale

nel rispetto delle competenze, dei ritmi e dei tempi di sviluppo;

- Dall’altro, l’educazione ha come scopo quello di considerare l’uomo nella sua

integrità, ovvero un insieme di corpo e anima, come un essere che ha un lato

materiale che rimanda all’individualità e un lato spirituale che riguarda la

personalità.

Dal momento che Maritein, si rende conto dell’impoverimento dell’uomo , ridotto

ad una sola dimensione, a causa della società, egli propone l’idea di un “umanesimo

integrale” cioè di un umanesimo che a livello antropologico, riconduca ad unica

unità la dimensione naturale, sociale e spirituale dell’uomo, mentre a livello

politico, che coordini tutti i valori etici e politici, e questo per favorire una società

che sia al servizio della persona, nella libertà, nella giustizia e nella tolleranza.

Secondo l’autore, l’educazione giusta è quella equilibrata, liberale, e autenticamente

umanistica perché porta ciascun uomo a realizzarsi come persona compiuta nel

rispetto delle leggi morali, delle strutture sociali e della vocazione religiosa.

Quindi la persona diventa fondamento e fine dell’educazione

-G. Flores d’Arcais sostiene che tutte le espressioni del decadimento che si

stanno vivendo, siano solo una conseguenza di un problema più complesso che

tocca l’animo umano.

L’educazione è considerata l’unica via di uscita dalla crisi: l’educazione a cui l’autore

si riferisce è rivolta alla persona al fine di rendere la vita umana una “missione di

responsabilità” senza cadere in atteggiamenti di superficialità e diffidenza che sono

caratteristici del mondo contemporaneo.

-C. Volpiinvece, sostiene che prima di affrontare un discorso

sull’educazione, sia necessario “scommettere sulla pedagogia” : il senso della

scommessa, è quello di risolvere il problema della debolezza della pedagogia che si è

ridotta a trattare questioni psicologico-didattiche distogliendosi dalle vere questioni

di fondo e di senso, rimaste nelle mani di un’ideologia conservatrice e dominante.

egli

-G. Acone riconosce come uno dei tratti distintivi della crisi

antropologica odierna sia la ricerca del limite e l’ambizione del suo superamento:

ma la “consapevolezza del limite” è la 1°a categoria pedagogica opportuna per

comprendere la complessità della condizione umana ed è su tale aspetto che si

gioca la sfida nel tempo di crisi. Bisogna riconoscere il senso del limite.

-W. Brezinka afferma che la nostra società sta attraversando una crisi di

orientamento e una crisi di educazione che sono dovute a 3 cause principali:

1. Razionalismo (manifestatosi nella sopravvalutazione della ragione e delle sue

potenzialità)

2. Individualismo (tendenza a salvaguardare solo gli interessi soggettivi a

discapito del bene della comunità)

3. Edonismo (ricerca incondizionata del piacere e del divertimento)

Sono atteggiamenti in contrasto con il ruolo di chi educa e perciò l’autore per

contrastare la loro diffusione nella società, assegna alla pedagogia una funzione

“emancipativa”.

 La crisi dell’educazione è dovuta anche alla qualità-efficacia dei servizi

offerti dalle istituzioni educative, cioè dalle SCUOLE:

-Illich ha rappresentato una delle voci di rimprovero più severe riguardante

la situazione scolastica e a tal riguardo, è giunto a formulare la teoria “della

descolarizzazione della società” egli cioè afferma, che mettere in atto la

descolarizzazione della società, sarebbe la prima tappa verso una società molto più

conviviale; per questo l’obiettivo di Illich è quello di smantellare il sistema di

istruzione statale e l’eliminazione di qualsiasi tipo di educazione formale.

Questa proposta di Illich è derivata da una attenta analisi delle istituzioni, che si

caratterizzano in conviviali e manipolatorie: quelle conviviali, si mettono al servizio

dell’utente, quelle manipolatorie (come la scuola), vanno ad influenzare l’utenza,

invece di porsi al loro servizio, e quindi cercano di spingere l’utenza a perseguire

degli interessi “particolari” cioè, la scuola avrebbe come scopo quello di formare

individui adatti e utili alla produzione industriale e questo va a discriminare gli

individui non istruiti, senza basarsi sulle effettive conoscenze e abilità. Quindi la

scuola è al servizio di interessi economici e finisce per essere dannosa e pericolosa

perché svolge funzioni di controllo sociale e pertanto è anti educativa.

La proposta di Illich è quella di sostituire la scuola con un approccio educativo più

individuale e non professionale a cui gli individui possono rivolgersi liberamente in

relazione ai propri interessi. 

In merito a ciò, vi è il “cono di esperienza” di E. Dale è uno studio condotto negli

anni ’60 finalizzato a valutare la quantità di informazioni trattenute dagli individui a

scuola, a seconda delle strategie utilizzate per apprendere. I risultati evidenziavano

l’inadeguatezza delle forme di apprendimento maggiormente usate in classe

(lettura, ascolto della lezione).

Valutazioni molto simili sono state fornite da L.Resnik , il quale ha affermato che

mentre all’interno della scuola si realizzano esperienze cognitive decontestualizzate,

astratte o isolate separate dalla pratica, fuori dalla scuola l’apprendimento, non è

necessariamente un processo di trasferimento delle conoscenze, ma sia è pratica

sociale (scambio di informazioni in contesti socio-culturali). Da qui l’espressione di

apprendimento situato culturale, che enfatizza l’impiego del tirocinio, dei contesti

reali, autentici. Quindi l’individuo lavora su compiti reali che vengono svolti

nell’ambito quotidiano ;pertanto l’apprendimento deve essere sempre visto in

funzione dell’attività, del contesto, in cui esso si realizza, in contrasto con la scuola,

distaccata dalla vera realtà, dove l’apprendimento non viene visto in funzione di un

contesto reale. da’

-K. Robinson una valutazione negativa riguardo alla scuola in quanto

afferma che a scuola il pensiero creativo dei bambini viene limitato , quindi solo in

casi rari le potenzialità si concretizzano in competenze effettive. La critica quindi è

rivolta alla scuola, che invece di sopprimere le capacità dei bambini , dovrebbe

prevedere quali competenze saranno indispensabili nel futuro in un mondo che non

sa essere lungimirante. 

- Don Lorenzo Milani personaggio importante conosciuto per il suo

manifesto di critica alla scuola intitolato “Lettera ad una professoressa” , il quale

può essere letto sotto due analisi, una politica e l’altra pedagogica:

- Nell’analisi politica : Milani denuncia il ritardo con cui si è attuata la legge

degli 8 anni obbligatori di scuola gratuita che è stata messa in atto solo nel

1962, con l’istituzione della Scuola Media Unica, che avrebbe dovuto

eliminare le differenze e le precoci opzioni di scelta curricolare. Ma queste

finalità sono state difficili da realizzare a causa della cultura professionale di

molti insegnanti legati ancora alla logica della “selezione” di riforma Gentile,

che era severa ed elitaria, cioè riservata a pochi.

- Nell’analisi pedagogica : Milani non solo denuncia i docenti, ma anche una

pedagogia troppo distaccata dalla realtà, incapace di raccogliere le vere sfide

educative della società.

Il dibattito della scuola italiana si intensificò negli anni ‘80-’90 dove emersero:

1. La questione sulla vicenda epistemologica della pedagogia alcuni

consideravano corretto applicare alla Pedagogia un’idea di scienza perché

solo la scuola avrebbe dato alla Pedagogia un oggetto di studio controllabile,

individuato nel processo di apprendimento.

2. La questione sulle finalità della pedagogia altri consideravano corretto

includere l’educazione fra le tante finalità della scuola, perché in questo

modo, la riflessione si sarebbe concentrata su temi axiologici/valoriali.

GLI ADULTI NEL TEMPO DELLA CRISI

Fra gli studi pedagogici, un settore che più di altri sembra aver adottato il paradigma

della crisi è quello che si riferisce all’educazione degli adulti perché si individua nella

“ generazione adulta”, quelle che sono le principali responsabilità della crisi: infatti è

proprio il DISAGIO di una GENERAZIONE ADULTA costantemente combattuta fra

l’idealità del ruolo e il carico di responsabilità che comporta, ad aver fatto

conseguire questa crisi.

La cosa più evidente di questa crisi dell’adulto, è che non sono più i giovani a

rincorrere l’adultità, ma gli adulti a voler rincorrere la giovinezza, che non si concilia

con il dover assumersi le proprie responsabilità.

-Munari, sostiene che vi è un nuovo modo di concepire l’adultità: un tempo

l’adultità , in ragione anche di una sua etimologia (in quanto “adultus” significa che il

percorso di crescita è stato compiuto) è sempre stata considerata come la meta

finale da raggiungere, caratterizzata quindi da COMPIMENTO e STABILITA’: al giorno

d’oggi però, l’adultità , non è più una tappa della vita segnata da compimento e


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Riassunto per l'esame di pedagogia degli adulti basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente M. Cornacchia: Le responsabilità smarrite - Cornacchia e Madriz . Gli argomenti trattati sono i seguenti: Crisi dal punto di vista filosofico, sociologico, pedagogico, critiche alla scuola, abitare la crisi, educatore imperfetto, crisi dell'educatore imperfetto, crisi della genitorialità


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze dell'educazione
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisa90bay-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia degli adulti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Cornacchia Matteo.

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