M. Cornacchia e E.Madriz : “LE RESPONSABILITA’ SMARRITE”
La tesi di fondo del libro “Le responsabilità smarrite” è affermare che al giorno
d’oggi, gli adulti si trovano a vivere una crisi esistenziale, e se c’è un caratteristica
che ben descrive questa crisi è la FUGA DALLE RESPONSABILITA’ la fuga dalle
responsabilità è intesa come incapacità di assumersi le responsabilità che sono
proprie dell’età adulta.
Solitamente, quando si sente parlare di crisi, è molto facile riferirla al campo
economico, tant’è che oggi si parla di “tempo di crisi” o “della grande crisi
economica del 2008” e questo fatto, ci fa pensare che questa crisi dell’adulto sia in
qualche modo collegata alla crisi economica perché gli effetti di questa crisi
economica, (in termini di instabilità, incertezza e precarietà) hanno avuto
ripercussioni sulla generazione adulta che normalmente viene concepita come la
generazione della stabilità. Quindi la crisi economica ha avuto delle conseguenze
negative sull’adulto.
Ma la domanda che sorge spontanea è “ Siamo così sicuri che la crisi degli adulti sia
una conseguenza della crisi economica?”- Lo scopo del libro, allora, è quello di
sovvertire questa impostazione, affermando che in realtà l’uomo non è entrato in
crisi per via della crisi economica, ma l’uomo era già in crisi prima del 2008: questo
significa allora, che prima del 2008, c’era già in atto una crisi antropologica ed è
stato proprio l’effetto di questa crisi antropologica,( in termini di valori scomparsi, di
in
responsabilità da assumersi) che ha determinato una crisi economica altri
termini abbiamo invertito le parti, abbiamo attuato una rivoluzione: è la crisi
antropologica e degli adulti che ha determinato ANCHE una crisi economica e questa
tesi è stata sorretta da filosofi, sociologi e pedagogisti, i quali hanno affermato
l’esistenza di una crisi antropologica MOLTO TEMPO PRIMA del 2008.
Per spiegare il concetto di CRISI, il libro si introduce con il concetto di
“paradigma” definito da Thomas Khun, che serve a far capire che il concetto
di CRISI è solo l’ultimo paradigma interpretativo della nostra società: la crisi
è un paradigma che si affianca a tanti altri, ma che è arrivato per ultimo
perché si è intensificato dal 2008.
(Paradigma = solida struttura di assunti concettuali, teorici, strumentali e
metodologici, che governa la ricerca di una comunità scientifica in un
determinato campo di fenomeni )
Per capire meglio questo concetto di paradigma, Thomas Kuhn scrisse un saggio
intitolato “La struttura delle evoluzioni scientifiche”, in cui analizza quello che è il
processo evolutivo della scienza: ovvero, la scienza secondo le interpretazioni
classiche, procederebbe in modo CUMULATIVO questo significa che l’evoluzione
della scienza, solitamente, avviene in periodi normali ma, può accadere in via
eccezionale, che ci siano anche dei periodi che non sono normali ma sono definiti
RIVOLUZIONARI, perchè lo scienziato invece di aggiungere un mattone al muro,
demolisce il vecchio muro costruendo uno nuovo : questi momenti non sono di
evoluzione normale della scienza, ma sono definiti come i momenti delle rivoluzioni
scientifiche: quindi il muro rappresenta quell’impianto scientifico che viene
demolito e lo si sostituisce “ex novo” con un altro, che ha non più elementi di
continuità, ma profondi elementi di differenziazione/distinzione dall’impianto
precedente.
ES. Nella storia scientifica, per esempio, la rivoluzione copernicana ha cambiato
radicalmente il modo di concepire la scienza dei movimenti celesti e ciò ha
cancellato le concezioni precedenti impostando un nuovo paradigma.
Pertanto, Khun, nel suo volume, delinea un modello non cumulativo, ma
RIVOLUZIONARIO dello sviluppo scientifico questo significa allora che la scienza si
sviluppa attraverso il passaggio da un “paradigma” ad un altro paradigma, cioè il
paradigma viene sostituito da un nuovo paradigma.
Il paradigma però può essere applicato, anche alle scienze sociali, e non solo alle
scienze dure: ad. Esempio la società liquida di Bauman è un paradigma: cioè una
modalità attraverso la quale noi diamo una serie di considerazioni paradigmatiche
sulla società e quindi la definiamo come società incerta, instabile, senza solidità e
quindi liquida.
La differenza tra l’impostazione di Khun e i paradigmi interpretativi è che:
1. con Khun un paradigma SOSTITUISCE un altro in toto perché quello nuovo
non ha elementi di continuità con quello vecchio;
i
2. Nelle scienze sociali paradigmi interpretativi possono anche COESISTERE,
sovrapporsi, intrecciarsi gli uni con gli altri: infatti, il paradigma della liquidità
di Bauman, non ha sostituito quello della globalizzazione.
PARTE: FILOSOFICA, SOCIOLOGICA E PEDAGOGICA
Tornando al RAPPORTO tra crisi economica e crisi degli adulti, possiamo dimostrare
che la crisi economica è l’effetto e non la causa della crisi degli adulti di oggi? dire
che la crisi economica è la causa della crisi degli adulti significa riferire tutto ad una
interpretazione materialistica della società; dire invece che la crisi economica è un’
effetto e non la causa, significa ricondurre tutto a questioni valoriali, antropologiche,
pedagogiche.
Quindi le constatazione dei vari autori della filosofia, della sociologia e pedagogia,
confermerebbero l’esistenza di una crisi antropologica avvenuta molto TEMPO
PRIMA del 2008. o Parte FILOSOFICA
Tra gli autori più importanti che hanno dato voce in capitolo e quindi hanno
sostenuto la presenza di una crisi antropologica dell’uomo sono:
- Nussbaum scrive un saggio “not for profit” in cui afferma che esiste
un’altra crisi più pericolosa silenziosa e strisciante che è quella dei SISTEMI DI
ISTRUZIONE E FORMAZIONE, dovuta al continuo ridimensionamento dei saperi
artistici e umanistici nelle scuole di tutto il mondo. Questa scelta è legata a quelle
leggi di mercato che impongono, anche al mondo della formazione, delle scelte più
“produttive”, funzionali alle necessità del mondo del lavoro.
La crisi economica attuale, afferma la Nussbaum, è in realtà una sorta di “specchio
per le allodole” noi sappiamo che le allodole sono attratte da tutto ciò che
luccica, quindi allo stesso modo anche ne noi siamo come le allodole che crediamo
che la crisi che stiamo vivendo sia solo di natura economica e quindi ci soffermiamo
solo sull’aspetto economico quando in realtà, la crisi più profonda è quella
antropologica, i cui sintomi erano riscontrabili da tempo. quindi lo specchio per le
allodole è una modalità di semplificare la lettura dei mali e dei disagi della nostra
società, la cui natura è ben più complessa di quanto si voglia far credere.
considerati
-Nietsche, Marx e Freud come “distruttori” e i “maestri del
sospetto” accomunati dall’idea che le certezze che fino a quel momento avevano
accompagnato l’uomo, iniziano a vacillare a causa del dubbio e del sospetto.
Quindi questi 3 autori, criticano la società dell’epoca novecentesca, dove i valori che
l’avevano sostenuta sono decaduti e dove si è creata la netta frattura con
l’ottimismo dell’ 800. Col 900, il clima culturale diviene più cupo, tanto da essere
identificato col termine tedesco “kulturpessimismus” questo termine sta a
raccontare da una parte, la decadenza del mondo borghese (che aveva fatto della
ricchezza, della ragione e della libertà un vero e proprio culto) e dall’altra, l’avvento
della società di massa che aveva istaurato regimi totalitari che erano un
agglomerato di ideologia e terrore. Siamo quindi nel periodo fra le 2 guerre
mondiali, dove le opere dei filosofi, dei sociologi e dei letterari, esprimono una
preoccupazione per le sorti dell’Europa e fanno una denuncia dei rischi legati a
massificazione, automazione, burocratizzazione e diffusione dei totalitarismi.
In particolar modo, Sigmund Freud, da un lato, vede il riconoscimento dei progressi
della scienza e della tecnologia, dall’altro, vede il mutamento nelle concezioni etico-
morali della vita (es. corsa agli armamenti o shoah). Da ciò, il “disagio” deriverebbe
dal contrasto tra ciò che si è guadagnato in termini di sicurezza(dove ciò che conta è
la salvaguardia individuale anche se il ripiegamento egoistico non fa che aumentare i
sintomi di disagio da cui si cerca di fuggire) e ciò che invece si è perso in termini di
libertà : quindi il disagio è il prezzo da pagare per ottenere l’ordine.
Il fatto che vengano chiamati “distruttori” rimanda ovviamente al concetto di
“distruzione”: e qui, sia il concetto di DISTRUZIONE sia il concetto di CRISI, hanno in
comune un doppio significato ma dai risvolti opposti:
Col termine Distruzione Ricoeur precisa che tale termine non significa
necessariamente scetticismo , perché in realtà, ogni distruzione rappresenta
anche un momento di nuova fondazione;
Col termine Crisi il termine crisi è associato solitamente ad un’idea di
declino-smarrimento ma in realtà, significa che il momento del
disorientamento è seguito dalla possibilità di scegliere responsabilmente la via
da intraprendere, dopo aver vagliato le possibili alternative.
- Jaspers egli fa un confronto con epoche precedenti, dove mentre prima l’uomo
viveva in una condizioni di armonia con il mondo e nel perenne tentativo di
migliorare il proprio stato e quindi ciò stabiliva un ordine esistenziale rassicurante,
ora l’uomo vive privo di sicurezza, nel disagio e nella crisi, quindi la denuncia tocca i
temi della massificazione, dello sperimentalismo, della decadenza dello spirito, della
perdita di un senso che guidi la ricerca scientifica. Quindi l’educazione di
conseguenza è venuta a mancare, proprio perché si sgretola la sostanza della
tradizione storica in quegli uomini che nell’età matura ne portano la responsabilità.
-Heidegger essendo egli un esponente del movimento esistenzialista, il suo
contributo verte sul riproporre l’interrogativo sul senso dell’esistenza.
- Sartre anticipa due temi che descrivono la condizione umana nella
contemporaneità :
1° Tema è quello dell’INDIVIDUALISMO e il RAPPORTO CON GLI ALTRI = la crisi
odierna si sta manifestando anche nell’incapacità di vivere le relazioni sociali
e questo a causa di atteggiamenti edonistici e narcisistici che fanno si che
l’uomo ricerchi il piacere immediato e individuale senza preoccuparsi della
comunità: in questo senso allora, lo sguardo d’altri, non è più occasione di
incontro, ma specchio che svela all’individuo la propria vulnerabilità che può
fargli provare vergogna; la presenza d’altri ci obbliga a fare i conti con i nostri
limiti e la nostra libertà. La soggettività moderna è ben rappresentata dalla
difficoltà di guardare gli altri.
2° Tema è quello del binomio LIBERTA’ – RESPONSABILITA’ = per Sartre, la
libertà ha un prezzo la responsabilità del mondo: Le avversità della vita
non possono essere considerate come qualcosa che va contro la libertà
perché esiste sempre una componente di interpretazione soggettiva che ci
permette di considerare un ostacolo della vita in 2 modi: o come insuperabile
o come un’ occasione per aprirsi nuovi spazi di possibilità. Allo stesso tempo,
non esistono eventi imprevisti o inaspettati perché noi per primi siamo
responsabili della condizione di sorpresa che ne deriva anche la crisi del
2008 viene presentata come un evento inaspettato ma in realtà, queste sono
solo giustificazioni che tentano di mascherare condotte irresponsabili
dell’uomo.
- Levinas è stato importante perché ha vissuto in primis, l’esperienza dei campi di
prigionia tedeschi e quindi forse è stata proprio questa esperienza ad averlo spinto a
concentrarsi su due obiettivi:
1. riattualizzare l’etica fra i grandi temi della contemporaneità;
2. incentrare la sua produzione filosofica sulla questione antropologica.
Levinas, come tutti gli altri autori sopra citati, vede una società dominata dalla crisi
dell’umanesimo, dove l’uomo ha perso tutti i riferimenti valoriali, tutte le certezze, e
quindi basa tutta la sua vita sull’individualismo. A tale umanesimo, Levinàs vuole
fondare un umanesimo nuovo: un umanesimo degli umili, in alternativa
all’umanesimo dei superbi quindi, si concretizza la sua visione della
“responsabilità” che è per l’altro e tramite la relazione, si sostituisce la lotta dell’uno
contro l’altro con la via etica della responsabilità dell’uno per l’altro.
è
-Hanna Arendt un’ altra importante filosofa che attua una denuncia sulla
società del tempo dominata dai totalitarismi che hanno avuto una sorta di
“responsabilità collettiva” : in particolar modo, Hanna Arendt, vuole tracciare una
linea di demarcazione fra la Responsabilità collettiva (politica)e la Colpa personale
(giuridica e morale) vi è l’idea che la responsabilità collettiva, pur se riferita a fatti
che non abbiamo commesso personalmente, è il prezzo da pagare per il solo fatto di
vivere in una collettività.
-Jonas egli rendendosi conto dei progressi della scienza e della tecnica, e della
possibilità che questi progressi possano influire negativamente sull’uomo, avverte la
necessità di re-impostare il discorso etico, che sembra essere ormai essere mancato
all’interno della società: pertanto, Jonas, analizzando i cambiamenti che hanno
intaccato la natura dell’uomo, ripropone dei principi etici capaci di rivolgersi al
FUTURO , quindi con funzione di previsione Jonas non fa riferimento alla crisi
antropologica, ma al fatto che la tecnica, pur non essendo di per sé negativa, può
essere potenzialmente pericolosa e dannosa nelle sue applicazioni e nei suoi effetti
non prevedibili. Per questo motivo, bisogna temere catastrofi dovute alla mancanza
di controllo umano ed è proprio la paura per la distruzione del genere umano che
bisogna agire con RESPONSABILITA’ definita come l’ideale comportamento etico da
seguire. o Parte SOCIOLOGICA
il concetto di “crisi dell’uomo” o crisi antropologica, è stato analizzato anche dal
punto di vista dei sociologi, quando si è cercato di analizzare le evoluzioni e i
cambiamenti di una società sempre più conflittuale. Per questo motivo, sono stati
portati avanti studi nell’ambito della teoria del conflitto teoria sviluppatasi a
partire dalla tradizione marxista e consolidatasi con la società industriale, il quale
afferma che le società si trovano in un costante stato di cambiamento in cui il
conflitto è una condizione permanente.
In particolare, due sono le grandi scuole che hanno descritto la società in maniera
estremamente critica: quella di Francoforte e quella di Chicago.
Scuola di Francoforte il fondatore fu Horkheimer, e le sue ricerche
contribuirono ad elaborare una “teoria critica” della società che aveva
l’obiettivo di evidenziare le contraddizioni della società industriale, le derive
dell’industria culturale (dove per industria culturale si intende qualsiasi
strumento di comunicazione che va a ridurre la cultura a merce di consumo,
quindi si sottopone entrando nei mezzi di comunicazione di massa) e di
denunciare la diffusione di una razionalità soggettiva, dove l’uomo usa la
ragione per collegare mezzi e fini secondo il criterio dell’utilità individuale.
Questa razionalità soggettivaporta ad una crisi della ragione e la crisi
della ragione porta ad una crisi dell’uomo disorientato di fronte agli effetti
del progresso e all’esasperazione della logica del profitto che gli sembra
ormai incapace di controllare. (Metafora di Horkheimer per spiegare ciò: “il
conducente sbalzato fuori dalla macchina che stava guidando, e che ora,
sfuggita dalle sue mani, procede da sola e alla cieca”)
-H. Marcuse emette una contrapposizione tra quelli che sono i bisogni “veri” e i
bisogni “falsi”:
i bisogni veri sono quelli che non vengono indotti all’individuo ma che l’individuo
può scegliere in maniera autonoma e libera;
bisogni falsi sono i bisogni indotti, sovraimposti all’individuo dall’industria del
consumo (quindi dalla società industriale) e capaci di generare una felicità
illusoria da una parte, e inibire altre manifestazioni di bisogno,dall’altra. Quindi la
società soffoca i bisogni autentici dell’individuo, installando modelli e bisogni
socialmente utili. Tra i bisogni falsi vi sono il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di
consumare in rapporto con gli annunci pubblicitari e tutti questi non sono
nient’altro che i prodotti della società. Per questo motivo, Marcuse, utilizza
l’espressione “uomo a una dimensione” in quanto incapace di esprimere un
pensiero critico ed autonomo e di mettere in atto comportamenti non allineati a
causa della società che appiattisce l&rsqu
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