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Le responsabilità smarrite di M. Cornacchia e E. Madriz

Prima parte: Capitolo 1: La crisi nella prospettiva filosofica

Martha Nussbaum: ci troviamo nel bel mezzo di una crisi di portata globale, ma questa non ha a che vedere con la crisi economica iniziata nel 2008, ma con una crisi dell'istruzione, che è legata al ridimensionamento dei saperi artistici e umanistici nei programmi scolastici di tutto il mondo. È una scelta legata a leggi di mercato, orientate al profitto. Per Nussbaum, la crisi economica di cui si sente parlare è una modalità per semplificare la lettura dei mali e dei disagi della nostra società, la cui natura è ben più complessa. Ci sono i sintomi di una crisi più profonda, di natura antropologica.

1.1. Sospetto e pessimismo d'inizio secolo

Filosofia del '900: è ricordata per i "maestri del sospetto", come li definì Ricoeur: Nietzsche, Marx, Freud, accompagnati dalla concezione di una "coscienza falsa", per cui le certezze che avevano accompagnato l'uomo iniziano a vacillare. Il concetto di distruzione e crisi hanno un doppio significato. Ricoeur precisa che "distruzione" non significa necessariamente scetticismo: ogni distruzione è anche un momento di nuova fondazione. La parola "crisi" è il momento del disorientamento, seguito dalla possibilità di scegliere responsabilmente, tra le alternative, la via da intraprendere.

All'inizio del Novecento, Gianfranco Morra sostiene che fra i due conflitti mondiali, filosofi, sociologi, letterari hanno espresso preoccupazione per le sorti dell'Europa e la denuncia dei rischi legati a massificazione, automazione, burocratizzazione e diffusione dei totalitarismo. Quel clima viene anche identificato con l'espressione tedesca Kulturpessimismus, riferitasi al sentimento di decadenza che si è insinuato in più sfere culturali.

Sigmund Freud pubblica nel 1929 "Il disagio alla civiltà", in un momento in cui l'Europa viene percorsa da tumulti politici, intellettuali e spirituali, problemi di masse e del loro controllo per mezzo di sistemi totalitari, ideologie e terrore. Il '29 è anche l'anno di una crisi economica epocale. Freud si affaccia ad uno scenario che vede il riconoscimento dei progressi della scienza e della tecnologia. La società descritta si è piegata ad un nuovo ordine artificiale (quello dei prodotti culturali e delle norme civilizzatrici) rispetto ad un disordine più naturale ma meno controllabile.

Il disagio deriva dal guadagno della sicurezza e dalla perdita in termini di libertà, prezzo da pagare per ottenere l'ordine. Nasce così una nuova forma di soggettività.

1.2. Esistenza e precarietà

Karl Jaspers, filosofo tedesco, confronta le epoche passate, quando l'uomo viveva in armonia con il mondo nel tentativo di migliorare il proprio stato in ambito di condizioni immutabili. Era un ordine rassicurante: l'uomo si sentiva protetto. Nell'epoca in cui Jaspers scrive, si diffonde l'impotenza dovuta alla superbia della "concettualizzazione universalizzante" e "all'arroganza del credersi signori del mondo", quindi all'ambizione di poterlo piegare e organizzare a proprio piacimento. L'uomo "privo di sicurezza" trova riscontri in alcuni concetti chiave della sociologia contemporanea, che descrivono la precarietà esistenziale dell'uomo. Colpisce l'attualità della questione educativa, espressa anche attraverso il ruolo degli adulti, le loro responsabilità e i processi educativi.

Martin Heidegger: in un primo momento manifesta posizioni positivistiche, ma nei primi anni del Novecento l'evento bellico dimostra quali effetti può avere la scienza. Il movimento esistenzialista (di cui H. ne è esponente) si interroga sul senso dell'esistenza e l'affrancamento da visioni del mondo come entità organizzabile e calcolabile. Sartre anticipa due temi sulla condizione umana nella contemporaneità. Il primo riguarda l'individualismo e il rapporto con gli altri. La crisi genera difficoltà di tenere vive le relazioni a causa di atteggiamenti edonistici e narcisistici che preferiscono il godimento immediato rispetto ad una visione comunitaria dell'esistenza. Lo sguardo non è più occasione di incontro, ma svela la vulnerabilità dell'individuo e può fargli provare vergogna perché la presenza degli altri ci obbliga a fare conti con i nostri limiti, con la nostra libertà.

Soggettività moderna: rappresentata dalla difficoltà di guardare gli altri e di incontrare i loro sguardi. Il secondo tema riguarda il binomio libertà-responsabilità, che riguarda soprattutto la crisi degli adulti, coinvolti anche essi nella deriva individualista e sempre più incapaci di assumersi responsabilità. Per Sartre la libertà ha un prezzo: la responsabilità del mondo. Le avversità della vita non possono ostacolare la libertà. Esiste sempre una interpretazione soggettiva che può connotare un ostacolo come insuperabile o come occasione per nuove possibilità. Non possono quindi esistere neanche eventi imprevisti o inaspettati: noi per primi siamo responsabili della situazione di sorpresa. La responsabilità assoluta non è accettazione, ma semplice rivendicazione logica delle conseguenze della nostra libertà e dell'essere uomo.

"Quello che accade, accade per opera mia (e dell'uomo) e non potrei né rivoltarmi, né assegnarmi. Siamo sempre all'altezza di ciò che ci accade, in quanto uomini. Ciò che accade agli uomini è opera di altri uomini: non potrebbe essere che umano. Ogni decisione è umana e ne sopporterò tutta la responsabilità ed il 'peso' della libera scelta, in quanto mi rappresenta, è mia e mi simbolizza." Anche la crisi economica del 2008 viene presentata come evento inaspettato, che poteva essere previsto: sono in realtà giustificazioni, tentativi di mascherare a posteriori condotte irresponsabili, non solo di ordine economico.

1.3. Il peso della responsabilità

Lévinas ha vissuto l'esperienza di detenzione dei campi di prigionia tedeschi e ha vissuto la crisi dell'umanesimo, a cui non intende contrapporre un "antiumanesimo": il suo intento è fondare un "umanesimo nuovo", degli umili, in alternativa a quello dei supremi. Qui si concretizza la sua visione della "responsabilità" per l'altro. Sostituisce quindi la lotta dell'uno contro l'altro con la via etica della responsabilità dell'uno per l'altro.

In Hannah Arendt emerge una chiara letteratura politica degli avvenimenti del secolo scorso (soprattutto dei totalitarismi) e la riflessione sulla "responsabilità collettiva" di quei fatti, che considera sempre "politica" e non morale o giuridica. Alla base delle considerazioni morali sta l'io, mentre al centro delle considerazioni politiche il mondo. Arendt intende dividere la responsabilità collettiva (che è politica) e la colpa personale (che ha implicazioni giuridiche e morali). Importante è l'idea che la responsabilità collettiva è il prezzo da pagare per vivere in collettività. Arendt attribuisce il collasso non alla generica malvagità degli uomini, ma alla frattura con la tradizione del nostro pensiero morale. L'interruzione della tradizione viene considerata dalla Harendt l'ordine delle tante crisi del secolo scorso.

La parola crisi è riferita alla cultura e all'istruzione: negli scritti di Arendt emerge un appello alla responsabilità educativa degli adulti nel preservare il patrimonio di novità di cui è portatrice ogni nuova generazione. Hans Jonas avverte la necessità di reimpostare il discorso etico. Egli non fa riferimento ad una crisi antropologica o allo smarrimento di valori, bensì emerge che gli effetti della tecnica siano pericolosi, dando luogo ad una "euristica della paura": nell'incertezza fra ricadute positive e negative, si deve prestare più ascolto alla profezia di sventura che a quella di salvezza.

Si rende quindi necessaria una nuova dimensione etica, che si incentra sul principio di responsabilità dal significato ben diverso dalla tradizionale inclinazione giuridica: sposta l'attenzione dalle possibili conseguenze alla causa che "mi spinge ad agire". Concetto diverso di responsabilità: io mi sento responsabile in primo luogo, non per il mio comportamento e le sue conseguenze, ma per la causa che m'impone di agire. La responsabilità per il benessere altrui obbliga ad azioni che non sono progettate per nessun altro scopo. La causa diventa mia, perché il potere è mio e ha una relazione causale con lei.

Jonas utilizza l'immagine della responsabilità educativa che il genitore ha nei confronti del proprio figlio che egli definisce filo- e onto-geneticamente, l'archetipo di ogni responsabilità. Richiede totalità, perché abbraccia ogni aspetto del bambino; richiede continuità, perché in educazione l'impegno è costante, l'educazione dei figli è rappresentativa del principio di responsabilità, nella misura in cui è ontologicamente orientata al futuro, perché proietta il genitore al di là del presente.

Capitolo 2: La crisi nella prospettiva sociologica

Il concetto di "crisi" è stato utilizzato anche dalla sociologia del secolo scorso, emergendo nell'ambito della "teoria del conflitto" di tradizione marxista e consolidatasi a quella società industriale, causa del peggioramento delle tensioni sociali per le posizioni occupate nel sistema economico, generando anche contrapposizioni violente di tipo valoriale.

2.1. Gli inganni dell'industria culturale e le cause della devianza

Anni venti e trenta: scuola di Francoforte. Le ricerche generano una "teoria critica" della società in continuità con il marxismo che aveva l'obiettivo di evidenziare le contraddizioni della società industriale, le derive dell'industria culturale e l'uso strumentale della ragione. Horkheimer, fondatore della scuola, denuncia la diffusione della razionalità, ovvero l'impiego della ragione da parte del singolo per collegare mezzi e fini secondo il criterio dell'utilità individuale.

La crisi della ragione, dovuta alla razionalità soggettiva, è causa della crisi dell'individuo stesso, disorientato di fronte al progresso che non riesce a controllare. L'industria culturale alimenta fiducia e benessere con trucchi (mutando significati delle parole) e con l'inganno della pubblicità. Emergono, nell'eclissi della ragione di Horkheimer, contraddizioni tipiche della crisi economica attuale: l'individualismo (affermazione del proprio benessere), l'ingiustizia sociale, la riproduzione di modelli di benessere e progresso non più sostenibili.

Per Marcuse la questione dell'inganno trova espressione nella contrapposizione fra bisogni "veri" e "falsi": questi ultimi sono indotti dall'industria del consumo, generano felicità illusoria e inibiscono altre manifestazioni di bisogno. A mano a mano che i prodotti "benefici" sono messi alla portata di un numero crescente di individui in un maggior numero di classi sociali, l'indottrinamento cessa di essere pubblicità, diventando modo di vivere ed emergono forme di pensiero e di comportamento.

Parallelamente ai francofortesi, sulla sponda americana emerge l'interesse per i concetti di devianza e controllo sociale, temi già trattati dalla scuola di Chicago in corrispondenza delle trasformazioni demografiche di inizio secolo come l'industrializzazione, i flussi migratori e il costituirsi di agglomerati urbani sempre più popolosi, che hanno rivelato i tanti problemi.

Non merita di essere messo in evidenza l'esistenza del disagio sociale in sé: maggiormente interessante è l'analisi delle motivazioni che inducono l'individuo a scegliere fra un comportamento socialmente approvato e uno deviante. Proprio su questo punto diviene più evidente il concetto di crisi, il cui significato etimologico rimanda all'idea di scelta/decisione.

Parsons, uno dei sociologi americani più famosi di visione struttural funzionalista, interpreta il sistema sociale come un complesso insieme di interazioni fra "attori" che mettono in atto azioni sociali, ovvero scelte consapevoli di mezzi adeguati per un fine, nel rispetto di norme stabilite e codificate. Alla base del sistema sociale emerge il concetto di relazione. Un comportamento diventa "deviante" nel momento in cui l'individualità di un soggetto (ego) entra in conflitto con l'altro (alter).

Quindi al soggetto si pongono qui alternative: un comportamento tendente alla conformità, oppure uno che tende al distacco, alla frattura con il sistema normativo comunemente accettato. Parsons ha individuato, quindi, ritiene la relazione come nucleo del funzionamento del sistema sociale, nonostante queste siano sempre più complesse e sulla soglia della rottura orientate da una visione egocentrica delle cose (individualismo istituzionalizzato).

2.2. Incertezza e liquidità

Sociologia contemporanea: Bauman, ne "La società dell'incertezza" ha descritto il passaggio dalla modernità alla post-modernità utilizzando 5 passaggi. Solo il primo di questi personaggi, il pellegrino, rappresenta la modernità. Il pellegrinaggio presuppone determinazione, costanza, e la capacità di dedicarsi ad un unico e importante obiettivo di raggiungere un luogo che è sempre a una certa distanza, lontano nel tempo e nello spazio. Lungo il percorso, l'identità individuale si costruisce e fortifica: ciò che conta è il fatto di salvare per il futuro, un investimento che nel domani ripagherà la propria abnegazione.

Il mondo è però divenuto inospitale per i pellegrini, perché l'idea di durata è stata sostituita da quella di consumo. Nella postmodernità la strategia è vivere alla giornata, caratteristica alla base degli altri quattro personaggi che descrivono, assieme, il mutamento di prospettiva.

  • Il flaneur costruisce le storie a piacimento, simulando e vivendo la vita, comprese le relazioni con gli altri, "come se...".
  • Il vagabondo vaga senza meta precisa, non ha itinerario fisso: ogni luogo è occasione di sosta, la cui durata dipende da fattori contingenti. I luoghi organizzati nella postmodernità sono eccezione e non più regola, privati delle condizioni che li rendevano accoglienti e degni di essere abitati.
  • Il turista, rispetto al vagabondo, viaggia alla ricerca di nuove esperienze per natura bizzarre. Ogni nuovo itinerario consente di indossare una maschera diversa e avere una propria casa – che lo distingue dal vagabondo – è un mero elemento di sicurezza che consente di preservare l'identità.
  • Il giocatore vive un mondo pensato come un gioco, come una successione di partite. La sua esistenza non è lineare, ma frammentata in piccoli segmenti nei confronti dei quali bisogna avere certezza di un inizio e di una fine. Gli effetti di una partita non devono avere ripercussioni su quella successiva.

Tratto dominante della postmodernità baumaniana è quindi l'incertezza, condizione esistenziale permanente e irresolubile della società, che Bauman rappresenta con l'immagine della liquidità. Egli non fa mai ricorso alla parola crisi, ma l'incertezza della modernità liquida genera delle "paure postmoderne" (paura liquida). Nelle epoche passate l'uomo ha sempre dovuto affrontare le sue paure, ma cambiano le modalità per farlo: oggi si tende a spostare l'attenzione dalle paure in quanto tali alla possibilità di conviverci e di utilizzare quindi stratagemmi che ci consentano di allontanare anche solo temporaneamente l'arrivo di pericoli imminenti.

Il dato più eclatante del tentativo di esorcizzare le paure è la rincorsa al credito: conta di più il soddisfacimento dei piaceri immediati. Ciò che accadrà in futuro, anche l'indebitamento, non deve preoccupare. Il credito viene concesso a tutti con estrema facilità. Edmondo Borselli sostiene che i grandi centri di produzione economica, banche e multinazionali hanno indotto milioni di consumatori a indebitarsi attraverso prodotti finanziari "tossici" che ben presto hanno avvelenato il circuito finanziario. Questo è un altro tratto dell'epoca che stiamo vivendo: la tendenza ad assumersi rischi e conseguenze indesiderate, specie se ricadono sugli altri.

2.3. Globalizzazione dei rischi e aumento della vulnerabilità

La categoria del "rischio" è stata trattata da Beck: egli ha definito la società del rischio. Ha fatto una distinzione tra:

  • Società industriali: logica di produzione e ricchezza che ha avuto priorità sulla logica di produzione dei rischi. I rischi avevano effetti collaterali che si ripercuotevano su gruppi ristretti.
  • Società attuale: le forze produttive hanno perso la loro innocenza e in nome del progresso tecnico-economico i rischi vengono estesi, vengono globalizzati e producono minacce che non hanno a che fare con l'appartenenza di classe, politica o a determinati ambiti produttivi. Esempio di Beck: la centrale nucleare di Chernobyl, dimostrante gli effetti che possono avere le condotte irresponsabili.

La globalizzazione dei rischi è anche di tipo generazionale: gli effetti delle scelte si ripercuotono nel futuro. Su questo concetto si basa quello ecologico di sostenibilità, che è anche di significato pedagogico perché orienta le azioni degli adulti, basate sull'impegno della generazione attuale per garantire le condizioni di vita migliori alla generazione successiva. È una sorta di patto fra generazioni, che però Louis Chauvel considera come già "rotto" per diversi motivi, mettendo in dubbio che gli adulti possano consegnare ai figli un avvenire migliore.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ChiaraBrusadin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione degli adulti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Cornacchia Matteo.
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