Nascita dell'antropologia
Prima dell'antropologia
La Società degli Osservatori dell'Uomo non nasce, nel 1799, dal nulla. La letteratura sui selvaggi e su popoli extra-europei era già sviluppata. La letteratura di viaggio era costituita dai resoconti di missionari, esploratori, mercanti e soldati che non avevano un progetto scientifico ma rivelavano un atteggiamento moralistico, di pregiudizio, di esotismo e meraviglia. Ci furono delle eccezioni: nel 1578 il missionario protestante de Léry rifletté sui costumi dei Tupì del Brasile. Nel 1724 un altro missionario, Lafitau, comparò i costumi dei selvaggi americani con quelli del passato, ma questa pubblicazione si inserì nella polemica ideologica. De Montaigne e Rousseau usavano il discorso sui selvaggi come polemica verso la religione, lo schiavismo e il potere assoluto. Il selvaggio aveva un ruolo ideologico preciso. Rousseau però invitava i filosofi a viaggiare prima di speculare sulla natura umana. Gli usi e i costumi dei selvaggi vengono sempre intesi come un termine polemico di paragone con la società contemporanea. Fu Lafitau a condurre uno studio per dimostrare che ovunque c'era l'idea di un essere superiore. Solo che il suo scritto venne letto nella polemica sulla religione e non venne considerato per lo studio pre-antropologico che era.
Il progetto di una scienza nuova: la Società degli Osservatori dell'uomo
Il contesto politico ed ideologico
Dal 1792 la ragione che nei decenni precedenti aveva guidato la filosofia, divenne lo strumento del potere. Per raccogliere le scoperte e perfezionare le arti e le scienze, il Comitato di Istruzione Pubblica promosse un Istituto Nazionale per le ricerche in campo sociale, legislativo, economico e geografico. È anche il periodo in cui l'Europa si affaccia all'Oriente; nasce l'egittologia. La Società viene fondata l'anno dopo che Napoleone era partito per l'Egitto con al seguito moltissimi scienziati e studiosi. In questo periodo viene anche elaborata la teoria della superiorità dell'uomo bianco.
Osservare l'umanità
C'era già un quadro dove inserire l'uomo come genere universale, ma c'era anche quello dell'europeo portatore di verità indiscusse. La Società aveva lo scopo di osservare l'umanità nelle sue variabili, uscendo dalla conoscenza immediata della propria. Ci si confrontava con la diversità. La scienza nuova era un ampliamento della scienza dell'uomo. Questa nuova scienza veniva riconosciuta degna di ricerca e insegnamento. Il linguista de Gérando diede importanti indicazioni a chi andava in un altro Paese: lo studio dei selvaggi rivelava le tappe della storia dell'umanità, bisognava osservarne usi ed istituzioni, bisognava soggiornare tra loro per un lungo periodo. Nessuno applicò queste osservazioni. Era un progetto filosofico sostenuto da un nuovo metodo di indagine. La figura del filosofo viaggiatore anticipa l'antropologo.
Il tramonto di un progetto scientifico
La Società venne chiusa nel 1805 per le mutate condizioni politiche: Napoleone aveva già fatto chiudere la sezione dell'Istituto nazionale che si occupava di scienze politiche e morali. La scienza era sottoposta alle esigenze di uno stato burocratico, centralizzato e militarista. Venne incentivata la dimensione tecnica e si perdeva la filosofia. Napoleone chiamava i filosofi tardo-illuministi ideologi, che si occupano solo di idee.
Progresso o degenerazione dell'uomo?
Nel 1805 chiuse anche l'etnologia che aveva comparato i selvaggi e gli altri popoli extra-europei. Il discorso sui selvaggi ritornò funzionale al discorso sulla società europea ma non era più uno strumento di critica, diventando sempre più marginale. In Gran Bretagna si edificarono delle ideologie sull'economia dei popoli primitivi; nel continente si diffusero le teorie sulla degenerazione del selvaggio. De Maistre accusava la ragione illuminista come atto di empia superbia dell'uomo verso Dio e negava l'esistenza di un progresso della ragione universale. Rappresentava l'ala più radicale e restauratrice della reazione romantica: il progresso umano era vanagloria e sfidava l'ordine stabilito da Dio e i poteri terreni che la garantivano come la chiesa e la monarchia. L'uomo non era progredito dalla barbarie alla civiltà e il selvaggio rappresentava la degradazione a cui l'uomo era stato condannato a seguito del peccato originale. La civiltà era un dono divino.
In Gran Bretagna le tesi di de Maistre vennero riprese da uomini di chiesa come Wathely che sosteneva un progresso dovuto al volere divino. I selvaggi potevano progredire solo con l'aiuto di un'umanità già in possesso della civiltà ottenuta per grazia divina. Wathely attaccava Smith che riteneva i selvaggi all'origine del processo che ha condotto l'uomo alla divisione del lavoro. Le tesi del degenerazionismo erano che nessuno aveva dimostrato il passaggio dallo stato selvaggio a quello civile; nessun popolo selvaggio aveva compiuto dei progressi da solo; qualche manufatto di alto livello indicava solo che questi lo avevano ricevuto da altri. Si negava che l'umanità fosse avanzata con le proprie forze.
Creazionismo vs evoluzionismo
La teoria della degenerazione si basa sull'idea l'uomo fosse apparso sulla Terra in tempo recente, dato che la Terra era stata creata, biblicamente parlando, nel 4004 a.C. Questo era accettato anche dalla Royal Society di Londra. Ma già nel '700 si incominciò a ritenere che l'Antico Testamento era solo un documento storico e non fonte di verità assolute. Alla fine degli anni '50 dell'800 si scontravano creazionisti ed evoluzionisti: nel 1856 Darwin pubblicò L'origine delle specie dove veniva elaborata la teoria dell'evoluzione in opposizione alla fissità della specie. Il progresso umano era avvenuto senza l'intervento divino: questo portò accese discussioni dopo la pubblicazione di Darwin perché l'uomo sarebbe disceso da una scimmia. Mentre l'idea del progresso socioculturale per opera umana era in linea con l'auto-celebrazione europea.
Il quadro ideologico e teorico dominante
Il Congresso di Vienna assicura un assetto politico per un secolo che coincide con il periodo di massimo sviluppo economico, sociale e scientifico europeo. C'è l'incremento della produttività industriale, lo sviluppo dei mercati, l'impresa coloniale e il trionfo della borghesia con l'espansione del capitalismo. Queste trasformazioni vennero considerate indipendentemente dal sistema in cui erano nate. La società in rapido sviluppo era pensabile grazie al concetto di progresso. La scienza divenne lo strumento per assicurare felicità e progresso. Nacque la sociologia per comprendere gli effetti che quel progresso aveva sulla società e per guidarli. Nacque dalle domande che il capitalismo si faceva ed ebbe Comte e Spencer come massimi rappresentati. Per i primi antropologi il progresso era uno concetto sintetico che univa le idee cumulative e la continuità culturale. La società ottocentesca era considerata il più alto stadio di un'evoluzione cumulativa. Le leggi che governano la produzione materiale ed intellettuale hanno determinato lo sviluppo di società passate e, affermandosi sempre più rapidamente, hanno permesso un innalzamento della società. I primitivi contemporanei sono lo stadio più basso di questa ascesa.
Geologia, biologia, archeologia
Metà del XIX secolo, Gran Bretagna: teoria dell'attualismo che rivoluziona le scienze. Lyell sostiene che i processi di trasformazione della crosta terrestre attuali sono identici a quelli che in passato hanno modellato la Terra. Darwin riprende le idee di Lyell e anche i primi antropologi, in modo da sottrarre al creazionismo l'uomo e i suoi processi di trasformazione.
L'archeologia preistorica: selvaggi e primitivi
Nel 1865 Lubbock pubblica Prehistoric Times dove divide l'età della pietra in Paleolitico e Neolitico e afferma che la vita dei selvaggi può essere paragonata a quella dei primitivi abitanti dell'Europa. Questo parallelismo fu supportato dalla lettura di alcuni fossili e di oggetti preistorici. Essi venivano considerati misuratori di progresso. Il parallelismo tra europei preistorici e selvaggi esotici era diventato centrale nell'antropologia evoluzionista. Partendo da identiche facoltà mentali, ognuno si adatta diversamente sul piano materiale. Esiste una via che porta alla civiltà: tanto più un popolo è organizzato, tanto più è civilizzato. In questo modo l'antropologia diventa una scienza scientifica ed un insegnamento accademico.
L'antropologia evoluzionista nell'età vittoriana
La Gran Bretagna della regina Vittoria è la culla dell'antropologia. La Gran Bretagna è una potenza coloniale, industriale, politica e militare; possiede l'India, gran parte dell'Africa, del Medio Oriente, del Sud-Est asiatico e del Sud America. Il proletariato inglese aveva migliorato la sua condizione grazie alle organizzazioni sindacali; borghesia ed aristocrazia liberal aveva innalzato i salari e riconosciuto i diritti dei lavoratori e promosso opere di alfabetizzazione. Tutto a spese delle colonie. Le conquiste portarono una visione progressiva ed ottimista sulla storia ma servivano prove che verranno fornite dall'antropologia.
La scienza delle società primitive: Edward B. Tylor
Il concetto di cultura
Tylor (1832-1917) fu uno dei fondatori dell'antropologia. Nel 1871 pubblicò Cultura primitiva, uno studio dedicato allo sviluppo della idee religiose dallo stadio primitivo a quello moderno e viene definita per la prima volta la cultura in senso antropologico. La cultura o civiltà è l'insieme complesso di conoscenze, credenze, arte, morale, diritti, costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro della società. Questo implica che la cultura la si trova ovunque; è un insieme complesso ed è acquisita. La cultura è acquistata dall'uomo in quanto membro di una società, quindi esistono tante culture quante società. Tylor spostò il termine cultura dall'individuo alla collettività. Questo comportò le idee di crescita e cumulatività insite nell'accezione del termine cultura riferito al singolo. La cultura umana è un patrimonio ottenuto per accumulazione e ulteriormente incrementabile.
La cultura è un insieme complesso, somma di più elementi. Tylor non si poneva il problema di come questi elementi interagiscono ma solo come si possono scomporre gli insiemi nei loro singoli elementi. L'antropologia evoluzionista si prefissava di scomporre ed analizzare le varie sequenze di sviluppo. Si doveva individuare qualche elemento comune a tutte le culture e determinare la sua evoluzione. Tylor divideva i popoli in inferiori e superiori. La civiltà era il miglioramento dell'umanità per promuovere la bontà, il potere e la felicità. I popoli selvaggi poteva mostrare le condizioni di vita dei preistorici. Non esclude il regresso culturale ma solo in relazione secondaria al processo cumulativo della conoscenze.
La religione e le sopravvivenze
La religione rifletteva sullo scontro tra creazionisti ed evoluzionisti e la messa in discussione dell'autorità biblica. La parentela era utile per l'evoluzione del diritto, la curiosità per lo strano e il desiderio di avvicinare temi proibiti. L'antropologia nasce principalmente come antropologia della religione. Con animismo, Tylor indica la credenza nelle anime e negli esseri spirituali in genere. L'animismo è tipico dei popoli più primitivi per i quali tutto possiede un anima. È riconducibile all'esperienza del sogno dai cui si trae la convinzione dell'esistenza di un doppio che ha vita indipendente al corpo. Poi questo è stato trasferito in tutti i fenomeni che hanno attirato l'attenzione dell'uomo.
L'animismo era la base filosofica della religione e serviva ad indicare tutti quei fenomeni che non possono essere spiegati razionalmente e scientificamente. L'animismo è il pensiero magico, mitico e religioso che si differenzia da quello scientifico-razionale e i due atteggiamenti mentali che comportano. L'emergere del pensiero scientifico-razionale è dovuto alla maturazione intellettuale dell'uomo. Tylor vuole tracciare le tappe evolutiva ma anche capire quali modificazione sono intercorse nella credenza degli spiriti nelle varie fasi. Con l'accumularsi delle conoscenze, si è arrivati al cristiano civilizzato. Il pensiero razionale porta alla riduzione dei fenomeni fisici interpretati attraverso il pensiero magico.
Il lento affermarsi del pensiero razionale determina la sopravvivenza del vecchio nel nuovo. Per sopravvivenze, Tylor intendeva il ritrovare, in un clima di cambiamento generale, molte cose che non hanno chiaramente origine nel nuovo stato ma si sono mantenute in esso. Il significato della sopravvivenza è svanito nei secoli ma continua ad esserci come pratica o idea. Per rilevare la sopravvivenza, bisogna risalire a quando essa aveva un significato.
Il metodo comparativo
Le culture che l'Occidente incontrava erano importanti per l'antropologia evoluzionista per dare senso allo sviluppo cumulativo. Pochi antropologi però facevano esperienze dirette. L'antropologia divenne un sapere comparativo, in particolare per gli evoluzionisti anche se in alcuni modi criticabili. L'evoluzione culturale non prevedeva che tutti i popoli seguissero la stessa linea di sviluppo: venne elaborato il principio delle possibilità divergenti. Venne introdotta la statistica nel 1889 in un'opera di Tylor per stabilire il legame tra pratiche matrimoniali e il costume della couvade (rispetto di certi tabu e nella simulazione del parto e del post-gravidanza da parte dell'uomo come riconoscimento della paternità). Tylor scoprì che questo costume era nato nelle società a discendenza doppia e poi si era mantenuto in quella patrilineari, mentre era scomparso in quelli matrilineari.
I riti comunitari e l'efficacia sociale della religione: William Robertson Smith
Lo studio della società e della religione
Nella seconda metà dell'Ottocento al tema affrontato da Tylor sull'origine delle credenze religiose si unì quello sull'origine delle istituzioni religiose e del monoteismo. L'origine della religione come istituzione venne affrontata da Smith, uno dei fondatori degli studi semitici, un orientalista. Nonostante fosse ministro della Chiesa Libera di Scozia, Smith era un borghese liberal ed evoluzionista: questo lo fece espellere dall'insegnamento nell'università di Aberdeen.
Nel 1878 Smith fece un studio comparato delle istituzioni sociali e religiose dei popoli semitici per poi elaborare una teoria generale dei rapporti tra società e religione. Nel 1889 pubblicò Conferenze sulle religione dei semiti esponendo idee sulla natura sociale del fenomeno religioso. I suoi contemporanei sostenevano che la religione sia nata da un'attitudine riflessiva degli uomini primitivi; Smith si concentrò sulla dimensione sociale e collettiva della religione e delle pratiche rituali. Il dato primario di ogni esperienza religiosa sono i riti e i simboli che sono condivisi dai membri di una società che li accettano alla loro nascita. La religione è primariamente un fenomeno collettivo e poi privato che si manifesta negli atti di devozione dell'intera società, i riti comunitari. La Bibbia illustra una devozione comunitaria e dalla sua analisi Smith sostenne la relazione attività religiosa e rituale con identità politica e sociale. Il fatto di conformarsi ai riti pubblici, garantiva l'inserimento nella società: la religione era l'elemento di coesione.
Smith studiò anche il sacrificio nei popoli semitici. Questo non era un dono rivolto agli dei al fine di ingraziarseli ma era un rituale di comunione tra la società e la divinità. Anche lo storico antichista francese Coulanges avanzò l'idea di divinità come nume tutelare, sostenendo che Atene e Roma erano nate come società teocratiche. La discendenza comune e la costruzione delle comunità politica sono secondarie alla religione. Quando nacquero i legami parentali, allora la religione passò anche sul piano domestico. La religione regola i rapporti sociali e permette di adeguarsi al comportamento della società. Rafforza il senso di appartenenza per cui il mezzo con cui preservare la società e il suo benessere.
Israeliti antichi e beduini contemporanei
Smith usò materiale tratto dallo studio della Bibbia e dai classici arabi. Osservò personalmente i beduini d'Egitto e Palestina perché riteneva che la loro vita fosse simile a quella dei patriarca biblici e che avessero molte sopravvivenze dell'antico popolo di Israele. Nel 1885 pubblicò Parentela e matrimonio nell'Arabia antica sostenendo che negli arabi pre-islamici c'era un sistema matrilineare, sostituito da uno patrilineare con l'avvento dell'islam. Questa idea oggi appare inesatta. Il lavoro di Smith resta comunque importante come premessa per lo studio delle società segmentarie. Smith mise in rilievo come le genealogie tribali degli arabi fossero state manipolate per giustificare lo stato presente della società. Smith riconobbe anche l'esistenza di società senza un potere centrale e fondate sull'equilibrio tra gruppo di discendenza contrapposta.
Dalla scienza delle forme alla biologia dell'arte
In Inghilterra, nel contesto dei musei che esponevano reperti etnici, importante fu la figura del generale Pitt-Rivers (1823-1900) che istituì il Museo dell'Università di Oxford. Il modello proposto da Pitt-Rivers è quello della classificazione per tipologia.
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