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Metodologie delle scienze sociali

Libro consigliato

La valutazione delle politiche pubbliche, A. Lippi

Il ruolo della valutazione nel ciclo di policy making

Il problema del controllo sul policy making

La scienza politica definisce il policy making come l'azione di governo, l'esercizio delle Autorità o l'intervento pubblico. Elementi oggetto di giudizio in tutte le democrazie contemporanee, a tal punto da essere additate come “società dei controlli”. I mass media alludono alle azioni delle istituzioni in termini prestazionali, elogiando o stigmatizzando l'azione dei governi basandosi su criteri di valutazione o soddisfazione dei cittadini; esprimendo il consenso o il dissenso secondo canali aggiuntivi a quelli della rappresentanza democratica (il voto) e formulando giudizi addizionali rispetto alle procedure dell'autorità giudiziaria (magistratura e organi di controllo).

Si riscontra sia da parte delle istituzioni sia da parte dell'opinione pubblica una richiesta di verifica e di rassicurazione sui risultati delle politiche pubbliche. La propensione all'adozione delle valutazioni è cresciuta proporzionalmente con la manifestazione di alcuni fattori di criticità che contraddistinguono l'azione del governo:

  • La complessità: alto grado di specializzazione decisionale nei livelli del governo che disperde l'autorità in processi diversificati.
  • La progressiva interdipendenza tra gli interventi, tale che gli effetti di una politica pubblica divengano problemi per un'altra.
  • L'ampiezza degli obiettivi.
  • La dilatazione del sistema delle pressioni economiche.
  • La contemporanea contrazione delle risorse per finanziare gli interventi.

Con il termine governance si indicano queste articolate e disperse arene di produzione delle politiche pubbliche. Nella governance i processi di decisione sono sempre più contrassegnati da un alto grado di flessibilità e destrutturazione delle autorità, tale da decretare il policy making un fenomeno fuori controllo, ovvero che gli ordinari strumenti per comprendere e sovrintendere l'azione politico-amministrativa non sono più sufficienti a dar conto delle politiche pubbliche.

L'esercizio del potere è così dilatato e disperso che non esiste tra gli addetti ai lavori un punto di vista comprensivo; tra i suoi scopi vi è restituire capacità cognitiva (ai cittadini e alle istituzioni) sui processi di decisione e realizzazione degli interventi. Una sub-area di questa disciplina è la policy evaluation: analisi retrospettiva dei processi e dei risultati, ampliando la capacità cognitiva dei policy maker, il suo scopo è alimentare la conoscenza dei policy maker attraverso conoscenze prodotte grazie ad una posizione cognitiva ad hoc.

Il ruolo della valutazione

La valutazione delle politiche pubbliche è possibile a partire dalle posizioni cognitive, ovvero i punti di vista da assumere rispetto al policy making. Si può giungere a giudizi differenti assumendo diverse posizioni cognitive:

  • Grado zero di valutazione: la prima posizione cognitiva è il senso comune, dove il giudizio è dominato dai valori dominanti della società di riferimento: morale, ideologia. È una valutazione che non tratta dell'oggetto, ma del soggetto: riferisce i suoi valori. Si tratta di un giudizio improduttivo per i nostri fini, esprime solo consenso o dissenso.
  • Primo grado di valutazione: posizione cognitiva tipica dell'esperto, ossia di chi ha avuto un'esperienza diretta. Il giudizio che ne deriva è quello di una parte in causa (stakeholder), valutazioni con fondamento empirico non solo morale. Si tratta di un giudizio partigiano: esprime considerazioni che risentono della prospettiva di quella parte in causa, punto di vista fondato su routine cognitive, la valutazione degli stakeholder è interna all'arena del policy making.
  • Secondo grado di valutazione: punto di vista esterno rispetto al policy making. Questo giudizio viene operato da una posizione cognitiva di estraneità, superiore poiché non è influenzata dalle parti in causa.

L'esercizio della valutazione è, prima di ogni altra cosa, un ruolo del policy making: quello di coloro che, da una posizione cognitiva di estraneità, supportano l'azione di coloro che partecipano all'arena della politica pubblica. Quindi chi valuta compie un lavoro di sostegno ai policy maker nel:

  • Mediare gli interessi e le posizioni ideologiche.
  • Ancorare gli obiettivi alla concreta realizzabilità degli interventi.
  • Assicurare il completamento degli interventi.
  • Misurare i risultati e sollevare nuove indicazioni.

Capacità riflessiva

La propensione a valutare l'intervento pubblico è un fatto recente, si tratta di un fatto storicamente determinato col processo di modernizzazione; nell'epoca moderna il potere ha perso il crisma di assolutezza delle civiltà anteriori (si è passato su giudizi basati su valori trascendentali, come in Repubblica di Platone, e perviene ad una dimensione immanente, relative alle cose terrene, come ne Il Principe di Machiavelli). La dimensione relativa del potere ne mette in luce la fragilità in termini di riconoscimento collettivo, la determinazione del suo valore diviene un problema da risolvere secondo dinamiche interne.

La soluzione dello stato moderno viene attraverso il ricorso a una razionalità superiore alle parti in causa: la legge, la quale specializza il potere in organi, funzionari stabilendone i criteri di verifica e i controlli di legittimità. Il controllo di legittimità è una politica che ispeziona la regolarità delle politiche pubbliche rispetto a decisioni normative. Da questa definizione si comprende come il governo delle politiche pubbliche sia in...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zugzwang11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia delle scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Sapignoli Michele.
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