Definizione di metodologia di Ricolfi: “complesso di discipline che insegnano come si può
condurre una buona ricerca empirica nel campo delle scienze sociali”
Ha dunque un doppio volto:
1) Carattere operativo: disciplina che guida il processo di ricerca
2) Carattere normativo: disciplina che riflette sulla pratica della ricerca e astrae da essa per
individuare e discutere le regole concretamente impiegate
Il primo si rivolge alla pratica della ricerca e l’altro si sofferma sulla riflessione della pratica di
stessa, si tratta infatti di un legame circolare.
Sono due aspetti essenziali e non sufficienti singolarmente per accingersi allo studio di tal
disciplina.
Il sociologo Durkheim, è stato il primo a trattare della riflessione del metodo delle scienze sociali,
in particolar modo nel suo libro “ le regole del metodo sociologico”. Egli propone di mutuare, di
prendere in prestito il metodo delle scienze sociali, da quello impiegato nelle scienze naturali. A
questa visione si contrappone quelle del sociologo Weber, che sosteneva che le scienze naturali non
avessero lo stesso oggetto di ricerca delle scienze naturali e di conseguenza neanche il medesimo
obiettivo conoscitivo e che quindi il metodo non potesse essere mutuato. L’obiettivo conoscitivo
della prima è secondo lui risalire ad una spiegazione causale dei fatti, la ricerca delle cause di ciò
che viene osservato e che quello della sociologia che non fosse tanto la spiegazione delle cause che
determinano i fatti sociali quanto la comprensione del loro significato, come eventi unici.
Durkheim si sofferma sulle regolarità osservate e sulla necessità di spiegarne le cause e invece
Weber credeva che gli eventi sociali non sono mai uguali gli uni con gli altri e che ciascuno dovesse
essere compreso per ciò che è e non nei termini di regolarità.
Avventurarsi in questa disciplina, la metodologia, apre la via all'acquisizione di due competenze
diverse, ma strettamente collegate:
1)”saper fare”: sapere costruire degli strumenti di rilevazione di dati, che colui che raccoglie deve
saper analizzare, presentare e collegare alle ipotesi che hanno mosso e avviato la ricerca.
2)”saper valutare”: valutare se una ricerca ricerca empirica svolta da terzi è attendibile, corretta o
presenta errori, se è giustificabile. E’ possibile appropriarsi di una simile competenza nel momento
in cui in primis personalmente abbiamo mosso questi passi e quindi sappiamo in che direzione
andare.
Saper fare rimanda a competenze di natura empirica, di analisi dei dati, mentre saper valutare
rimanda all’acquisizione di competenze di natura valutativa legate alla presa di decisioni o alla
definizione di politiche pubbliche.
In altri termini, la metodologia servono ad individuare possibili punti critici, a riflettere, trovare
possibili soluzioni, a scegliere le più adatte ad una situazione concerta, a porsi le giuste domande.
I termini sono le “etichette linguistiche” con cui vengono espressi i concetti. Quest’ultimi non
necessitano dei primi per esistere o per essere comunicati.
“verificare un’ ipotesi”→ sostituita dall’espressione metodologica “controllare un’ ipotesi”
1)Metodologia
2)Metodo: è il processo mentale che, a partire dalle scelte interpretative del ricercatore, governa il
percorso di ricerca, consentendo di scegliere tra le alternative disponibile o di proporne di nuove.
Per scelte interpretative, si intende il suo personale modo di risolvere le principali controversie
metodologiche ed epistemologiche.
3)Tecnica: le “tecniche” sono le specifiche procedure operative di cui ci si serve per acquisire e
controllare i risultati di ricerca empirica.
*non posso essere usati come tre sinonimi.
Uno dei comportamenti della metodologia è quello di riflettere sul modo di operare della ricerca
empirica. Su quest’ultima la scienza ha basato il mezzo attraverso cui produrre conoscenza.
La conoscenza non è prodotta unicamente dalla scienza e questo lo possiamo dedurre tutti in base
alla nostra esperienza quotidiana. Esistono infatti, regole implicite ed esplicite che prendiamo per
vere senza chiederci da dove derivino o il perché di esse, vengono semplicemente messe in pratica,
perché funziona così. Si tratta di conoscenze prodotte socialmente e condivise che aiutano ciascuno
di noi membri della società a vivere la vita di tutti i giorni. Tale insieme di conoscenze è il “senso
comune”, ovvero << ciò che sappiamo in relazione alle faccende che sbrighiamo e ai ruoli che
ricopriamo quotidianamente>>.
Serve per poter dare per scontate la maggior parte delle cose che facciamo.
E’ difficile definire le regole, i tratti, i confini,i contenuti di esso, proprio perché è costituito da ciò
che “si sa”. Le credenze sono ciò che vero, ma che non siamo in grado di provare e dimostrare.
Fanno parte del senso comune anche gli stereotipi che ci consentono di raccogliere i i tratti salienti
senza soffermarci sul dettaglio e senza considerare la complessità di cose, eventi, persone per
poterle inserire ed organizzare in insiemi omogenei.
Attraverso essi evitiamo di procedere ad un accurato esame che potrebbe cambiare il nostro
personale giudizio, ma che d’altra parte evita quella che può presentarsi come perdita di tempo se si
tratta di persone con cui non avremo più a che fare.
Sia stereotipi che credenze sono fondamentali ed è fondamentale che agiscano senza che noi ce ne
accorgiamo. Sono categorie del pensiero che ci servono per organizzare ciò che percepiamo ed
assimiliamo del mondo che altrimenti ci apparirebbe un flusso vago, indefinito, indistinto di
percezioni, prive di significato, ci consente di adattarci al nostro ambiente. La sola percezione nel
momento esatto in cui osserviamo qualcosa è una estrapolazione dei tratti salienti che prendiamo in
considerazione da un disordine potenziale dei puri dati dei sensi.
QUALE LEGAME DUNQUE INTERCORRE TRA SCIENZA E SENSO COMUNE?
In un primo momento ciò che ci verrebbe da pensare è che non vi alcun legame. Ma in seconda
istanza è possibile definire tale legame “antagonistico”. La scienza tenta di ridurre il campo di
azione di tutto ciò che è credenza e stereotipo, ciò che inconsapevole, ciò che non deriva da un
pensiero razionale e accetta come scientifico solo ciò che può essere dimostrato e provato.
Il “senso comune” sarebbe dunque l’opinione non scientifica e approssimativa, non confrontata alla
realtà.
La sociologia, la filosofia e l’epistemologia hanno introdotto una nuova visione circa questo
interrogativo. Esse hanno la stessa radice in quanto entrambe hanno la funzione di organizzare e di
controllare le nostre rappresentazioni nel rapporto con l’ambiente, cercano dunque di aumentare il
grado di adattamento all’ambiente rispondendo alle stesse domande sulla realtà, ma in modi diversi.
Sono entrambe il prodotto di pratiche di socializzazione. Non si nasce col senso comune già
formato ma viene assimilato praticamente nel corso di tutta la vita. Il senso comune è il prodotto
della cultura di cui facciamo parte.
La scienze è un lungo percorso di apprendimento da parte di aspiranti scienziati che devono essere
socializzati alle pratiche scientifiche allo stesso modo in cui lo sono stati con quelle che riguardano
il senso comune. La realtà su cui si basa la scienza è una realtà “che si sa”, definita così dalla
propria. La scienza stessa è un prodotto culturale, non è oggettiva, non è assoluta. Basti pensare che
la scienza è stata resa possibile nel momento in cui la società ha deciso che fosse plausibile come
concetto. La comunità stabilisce dei criteri in base ai quali è possibile affermare che qualcosa è
scientifico, ma tali criteri dipendono dalla visione dominante che prende piede di volta in volta
all’interno della comunità stessa.
Nonostante abbiano la stessa radice, scienza è senso comune presentano molte differenze
sintetizzabili in pochi punti:
1)Tipo di ragionamento: il senso comune procede per euristiche, ovvero ipotesi che orientano e
guidano una ricerca, spiegazioni ad hoc, adatte ad una particolare situazione, a scienza invece
procede secondo procedure formalizzate e condivise dalla comunità scientifica, seguendo criteri
precisi.
2)rapporto con interessi e valori: nel senso comune, gli interessi personali sono fortemente e
legittimamente presenti. Nella scienza invece gli scienziati devono avere un comportamento
avalutativo, devono tenere fuori la loro personale opinione e non deve essere influenzato da
interessi personali.
3)Orientamento generale: il senso comune, agendo per adattarci all’ambiente ha un orientamento
prettamente pratico. Le scienze invece ha finalità teoriche, anche se non può eludere il carattere
pratico che è necessario per confermare o disconfermare le teorie. La scienza mira alla verità. Il
senso comune al verosimile in quanto possiede un orientamento concreto e pragmatico, prevalgono
gli atteggiamenti pratici su quelli teorici.
Nella sociologia confluiscono più scuole di pensiero che si differenziano sia per il modo attraverso
cui giungere ad una riposta, sia per l’oggetto di ricerca stesso.
Nonostante si siano costruite molte scuole di pensiero, per il carattere autonomo di tale disciplina, p
sufficiente sviscerare le due correnti principali.
Durkheim sosteneva che i fatti sociali dovessero essere studiati come cose. Weber contrariamente
sosteneva che i fatti sociali dovessero essere considerati per la loro individualità, unicità e che per
essere studiati si dovesse ricorrere allo strumento dei tipi ideali, ovvero attraverso modelli astratti.
In entrambi i casi vengono sottoposti ad una particolare attenzioni i macro fenomeni (burocrazia,
suicidi, capitalismo).
Occorre precisare che nonostante i due grandi sociologi presentino molte differenze, condividono
molti tratti in comune. Perrone infatti riteneva che entrambi seguissero il metodo “delle differenze”
di Mill, che consisteva in una regola per individuare la causa di un fenomeno. Durkheim ricorre a
questo metodo approssimandolo.
Consiste nell’analizzare casi simili in cui il fenomeno non si verifica e rispetta il Secondo canone:
Se un caso in cui il fenomeno investigato si verifica, e un caso in cui non si verifica, hanno tutte le
circostanze in comune salvo una, e quell’una si verifica solo nel primo caso, la circostanza in cui
solamente differiscono i due casi è l’effetto, o la causa, o una parte indispensabile della causa del
fenomeno.
Prima di scendere nel dettaglio è necessario chiarire cosa si intende per “metodo delle scienze
naturali.
NASCITA DEL METODO SCIENTIFICO:
Nasce tra il cinquecento e seicento come reazione e risposta alla visione filosofica basata
principalmente sulle considerazioni aristoteliche, secondo cui ad ogni fenomeno corrisponde una
causa che può essere di 4 tipi: efficiente, formale, materiale e finale.
Secondo lui la scienze non ha bisogno di confrontarsi con la realtà oggetto di studio per arrivare alla
conoscenza, è sufficiente la ragione. L’esperienza concreta serviva unicamente a manipolare il
mondo stesso, “ sapere cosa fare la prossima volta” come asseriva Drake.
Tra 5007600 entra in scena Galileo Galieli, il fondatore della scienza moderna che comincia ad
introdurre l’idea secondo cui è bene far riferimento alla filosofia come guida, ma che sia altrettanto
necessario osservare coi propri occhi la realtà circostante. Egli intende “misurare” ciò che si
osserva, ovvero tradurre matematicamente. La natura secondo lui è espressa in un linguaggio
matematico e lo scienziato deve saperlo leggere e tradurlo.
Egli sostiene che tali operazioni di osservazione e misurazione debbano essere inserite in modo
sistematico all’interno di un esperimento, che è il momento in cui si verificano le ipotesi e le teorie
di ricerca.
Un esperimento si può suddividere in tre principali momenti:
1) osservazione della variazione di una o più effetti e una e più cause
2)si controlla la direzione di tale variazione per capire se corrisponde a quella ipotizzata
3) si tengono sotto controllo le possibili fonti di disturbo della variazione, ciò che potrebbe
influenzare la variazione.
E’ proprio grazie a Galileo se il metodo sperimentale è fortemente collegato ad alla misurazione
matematica delle quantità implicate in esso. Ed è anche per questo che di conseguenza nasce la
proposta di limitare l’attenzione della scienza solo a ciò che può essere calcolato e misurato,
inserendo l’esperimento all’interno di un metodo di lavoro scientifico.
METODO GALILEANO
Il metodo introdotto da Galilei contrariamente all’epoca aristotelica medievale in cui prevaleva un
ragionamento deduttivo che procedeva a partire da premesse generali per poi giungere a conclusioni
particolari ( ai tempi si sosteneva che Aristotele avesse esaurito le conoscenze scientifiche e che si
potesse che fare delle deduzioni a partire dalle sue affermazioni tutte le possibili implicazioni), si
basava su un tipo di ragionamento deduttivo, che partiva da premesse generali per poi giungere a
quelle particolari.
Passaggi:
1) osservazione generale della realtà per acquisire informazioni in un ambito in cui poter applicare
un esperimento
2) Estendere i risultati del caso particolare a quello generale, attraverso un procedimento induttivo
3) formulare ipotesi basate su tali generalizzazioni
4) dedurre da esse le logiche conseguenze e controllarle in modo empirico.
POSITIVISMO
Il positivismo è una corrente di carattere filosofico che nasce nella prima metà dell’ottocento in
Francia e Inghilterra a partire da radici illuministe e al contempo come tentativo di superamento di
esso.
L’illuminismo aveva scardinato l’ancien regime e sosteneva che la ragione avrebbe potuto garantire
una miglior condizione di vita, in assenza di superstizioni, credenze religiose e dell’astrattezza della
metafisica. Se questo filo di pensiero si basa essenzialmente sulla razionalità, il positivismo
introduce come principale ingranaggio la scienza, la scienza come collante sociale.
I positivisti credevano che l’illuminismo avesse portato a termine il proprio compito, quello di
garantire il progresso rispetto all’epoca precedente, ma che rimanesse comunque “negativo”.
Sarebbe stato necessario fondare una nuova corrente “positiva” che non separasse progresso ed
ordine, che permettesse a queste due componenti di coesistere. Tiene uniti gli aspetti razionali e
irrazionali, scienza come sapere totalizzante, assoluto, unico edifico in cui coabitano le varie
discipline.
Principali caratteristiche del positivismo:
1)Monismo metodologico: il metodo scientifico è unico indipendentemente dall’oggetto di ricerca
2)La fisica e le scienze naturali esatte erano considerate come termine di paragone per misurare il
grado di sviluppo e di perfezione delle altre scienze, incluse quelle dell’uomo, che fornissero
dunque un ideale modello metodologico.
3)L’importanza attribuita alla spiegazione dei fenomeni osservati tramite il ricorso a leggi naturali.
La sociologia nasce nella prima metà dell’Ottocento. A coniare tale termine fu il positivista francese
Comte per indicare una disciplina che si occupa di osservare l’evoluzione e il mutamento delle
forme di convivenza sociale.
Nonostante riconoscesse la complessità della realtà sociale, la sociologia iniziale fortemente legata
al positivismo, riconosceva il monismo metodologico, che rimarca l’unicità del metodo scientifico,
indipendentemente dalla diversità degli oggetti di studio a cui viene applicato. Viene ipotizzata
l’esistenza di una realtà oggettiva e che sia proprio l’indagine scientifica a condurre verso la
conoscenza oggettiva di tale realtà. La realtà percepita e osservata dallo scienziato sociale, la sua
rappresentazione, l’immagine di essa che il sociologo si forma, corrisponde alla realtà stessa, la sua
si limita ad essere un’opera di di-svelamento.
Viene accolto anche il modello progressista ed evoluzionista secondo cui la scienza e la società di
pari passo si muove verso una meta finale che è migliore del presente ed è per tal motivo
desiderabile.
IL METODO DI DURKHEIM
Durkheim è il primo sociologo e primo studioso pieno di tale disciplina. Egli cerca di svincolare la
neonata sociologia da altre scienze sociali, tra cui l’economia e la psicologia per poter dimostrare
che anch’essa indipendentemente da queste avesse una ragione d’essere. E per dimostrare ciò si
concentra sue due concetti fondamentali, ovvero l’oggetto di studio della sociologia e metodo
attraverso cui studiare tale oggetto di indagine.
L’OGGETTO
L’oggetto di studio della sociologia per Durkehim sono i fatti sociali. I fatti sociali sono “quei modi
di agire, pensare e sentire che presentano la proprietà di esistere al di fuori delle coscienze
individuali”. Per lui la realtà sociale esiste oggettivamente al di fuori dell’individuo. È precostituita
alla nascita e non può essere cambiata facilmente.
Un tema essenziale di cui Durkheim deciderà di trattare sarà il suicidio. La conclusione a cui arriva
è che esso in quanto fatto sociale dipenda da altri eventi e cause sociali, per quanto possa sembrare
un evento privato e personale. Il fattore che influenza fortemente il numero di suicidi è
l’integrazione dell’individuo all’interno della società. Più alta è l’integrazione e meno l'individuo si
sente libero da vincoli sociali che evitano il suicidio. Questo ad esempio accade nelle società a
religione ca
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