Introduzione
Questo agglomerato di interviste indaga sul ruolo del curatore, che appare incorporato a professioni artistiche preesistenti quella del direttore di museo o centro d’arte e quella del critico d’arte. L’arte del tardo '800 e '900 è legata alla storia delle mostre. Nel XX secolo la storia delle mostre appare imprescindibile dalle più significative collezioni della modernità e gli artisti giocarono un ruolo fondamentale nella creazione di queste collezioni.
Si assiste a una progressiva professionalizzazione della posizione del curatore. Con l’arrivo di Szeemann e Mc Shine le mostre più importanti furono organizzate da professionisti dell’arte più che da artisti. Nel '900 le mostre sono diventate il medium attraverso cui la maggior parte dell’arte viene conosciuta. Negli ultimi anni è aumentata sconsideratamente la quantità e la grandezza delle mostre e i musei espongono le loro collezioni permanenti come fossero esposizioni temporanee.
Obrist, come nel mosaico di frammenti descritto da Benjamin, ricostruisce e sottolinea una rete di relazioni all’interno della realtà artistica nel cuore delle pratiche curatoriali emergenti. Nei tardi anni '60 l’ascesa del curatore come creatore cambiò la percezione delle mostre e creò il bisogno di documentarle. La seconda parte del XX secolo ha mostrato che le opere d’arte sono sistematicamente associate alla loro prima mostra e che una mancanza di documentazione delle successive espone le intenzioni originarie dell’artista a rischio di essere frainteso.
Walter Hopps (1932-2005)
Sia insider sia outsider, perché si muove sia dentro sia fuori dagli spazi istituzionali, soggetto ad atti di sparizione e implacabile perfezionismo. La figura del curatore è applicabile a un vivace iconoclasta. Il curatore è paragonabile a quella del direttore d’orchestra, che lotta per stabilire armonia tra i singoli musicisti.
È il primo ad organizzare una personale su Duchamp. Proprio come Duchamp pensa che la regola per un curatore sia quella che quando si organizza una mostra l’opera non si deve mettere in mezzo. Avevano accesso a pochi testi critici e il pubblico era davvero umano.
Dal 1951 si verifica un’impennata per l’arte della West Coast. Katherine Dreier è un personaggio cruciale dato che fu la prima a fondare un museo d’arte moderna in USA insieme a Duchamp e Man Ray, il Modern Museum, noto anche come Société Anonime. L’arrivo degli Arensberg, famosi collezionisti, diede il via libera. San Francisco e Los Angeles erano molto diverse perché l’arte si sviluppava a nord della California ma i proventi e le persone disposte a sostenerla si trovavano a sud.
Secondo lui, il corpo dei lavori di un artista contiene un obiettivo intrinseco con cui cerchi di relazionarti e capire, e implica un coinvolgimento psicologico. Negli anni '60 e '70 la Kunsthalle europea era un laboratorio in cui fare esperimenti senza ossessioni quali il pubblico, il successo e gli spazi da riempire.
Thirty Six Hours è una mostra a partire dalla strada nel Museum of Temporary Art senza soldi. Veniva esposto tutto ciò che veniva portato nel museo. Fecero conoscere l’evento attraverso la radio e i manifesti. Tutti potevano partecipare per 36 ore bastava portare un’opera e Hoops li aiutava ad allestire l’opera.
Organizza una retrospettiva su Rauschenberg, l’uomo più enciclopedico del mondo, la mostra era adatta sia a un pubblico di specialisti sia al grande pubblico. Action I: è una mostra sui nuovi espressionisti californiani in un parco di divertimento sul molo di Santa Monica.
The Automobile and the Culture è una mostra al MOCA dove l’auto è strumento di citazione. Direttore del museo di Pasadena in cui ha pochissimi dipendenti e organizza 12 o 14 mostre l’anno. Organizza una mostra pre-pop New Painting of Common Object dove tre artisti della East Coast tra cui Warhol e tre della West come Gucha si confrontano. Spera che sopravviva il concetto del laboratorio, lui è per le esposizioni speciali che possono saltare nel tempo e nello spazio.
Pontus Hulten (1924-2006)
Ha l’anima più dell’artista che del direttore di museo, mantiene un dialogo davvero speciale con gli artisti. È caratterizzato da uno spirito interattivo e dalla capacità di improvvisazione che gli hanno permesso di produrre mostre come She, una mostra realizzata in 5 settimane all’interno della quale furono create installazioni site-specific da diversi artisti. Si entrava nella vagina della donna distesa sulla schiena.
Il museo è inteso come uno spazio aperto ed elastico, ospitante una pletora di attività. Grazie a lui Stoccolma diviene una delle capitali europee delle arti e il Moderna Museet che dirige per diversi anni una tra le più dinamiche istituzioni di arte contemporanea. Dopo è anche il fondatore-direttore del Pompidou aperto nel '77, che riceve grande consenso perché le persone si rendevano conto di quanto fosse costruito per loro e non per i conservatori.
Crea una mostra su grande scala che esamina il manifestarsi della storia dell’arte nelle capitali europee e culturali: Parigi-Berlino, Parigi-Mosca, Parigi-NY, Parigi-Parigi, includendo non solo opere d’arte ma anche film, documentazione e ricostruzione di spazi espositivi. Cambiò i modelli di riferimento della curatela. Cerca attraverso questo ciclo di realizzare una mostra complessa e tematica, cercando di sottolineare il rapporto est-ovest perché sembrava meno familiare.
Quando iniziò le opere non avevano il valore che hanno oggi. Duchamp firmò qualsiasi cosa perché gli piaceva l’idea che si potesse replicare l’opera e approfondiva il concetto di arte retinica, ovvero fatta solo per gli occhi e non per la mente. Era nell’interesse di molti che l’arte di Duchamp rimanesse sconosciuta, dato che molti traevano spunti e copiavano da lui senza venir scoperti.
L’astrazione era un tema fondamentale nelle loro discussioni. Gli anni '60 erano contraddistinti dall’informalità. All’inizio degli anni '70 il Moderna Museet rappresentava varie forme di arte, era un museo interdisciplinare. Il museo secondo lui dovrebbe essere un Kraftwerke, una fabbrica dinamica, capace di cambiamenti spontanei.
Il museo era l’unico spazio disponibile e divenne il luogo d’incontro di un’intera generazione artistica. Il primo compito di un direttore di un museo è di creare pubblico, formandolo e facendo in modo che creda nell’istituzione. L’istituzione però non deve identificarsi nel direttore perché quando e se fallisce, fallisce completamente. Dato che quello che conta è la fiducia non bisogna scherzare sulla qualità.
La mostra The Machine as Seen at the End of the Mechanical Age per la centralità della macchina negli anni '60 che però stava per finire. Utopians and Visionaries si tenne all’aperto e si basava sulla partecipazione diretta con il pubblico. Kulturhuset: un incrocio tra un laboratorio, uno studio, un workshop, un teatro e un museo, da cui nasce l’idea del Pompidou, dove la gente potesse discutere, ma fallì.
La collezione è la spina dorsale del museo che gli permette di sopravvivere nei momenti di crisi. Le collezioni devono essere dalle mostre temporanee altrimenti l’istituzione non ha un reale fondamento. L’incontro tra queste due sfere museali è sinonimo di arricchimento, la collezione è fonte di energia non un rifugio. Sottolinea l’importanza della monografia seria ed erudita che accompagni la mostra. Insieme a Buren istituì una scuola laboratorio per gli artisti che avevano terminato l’accademia. Egli trova che gli anni '90 siano caratterizzati da una crisi e da profonda incoerenza.
Jean Leering (1934-2005)
Figura decisiva a capo di Documenta 4 a Kassel. Divenne direttore di museo dopo essere stato ingegnere edile. In quel periodo pochi musei erano interessati all’architettura sua grande passione, dedica una mostra ad Adolf Loos, Duchamp e Lissitzky.
City Plan è una mostra che presenta il nuovo piano urbanistico di Eindhoven, che non venne mai realmente realizzato, ma era straordinario. 4 sale e lui costruì il plastico in modo che si potesse camminare dentro. Nel museo non bisogna esporre solo arte ma pensare cosa potrebbe interessare le persone. Gli anni di sperimentazione museale olandese si interruppero nel '70. I cambiamenti dipesero dalla rivoluzione sessuale, dalla paura dell’interdisciplinarietà e dei poteri forti. C’era una nuova forma di impegno sociale tra le persone.
Tra gli anni '50-'60 si verificò un grande interesse per l’autorganizzazione. Avrebbe voluto trasformare il museo d’arte in un museo antropologico, perché gli interessi delle persone dovrebbero essere al centro per ogni direttore, di cui il compito fondante è avvicinare le persone all’arte.
Ha allestito una mostra sulla popolazione mondiale al Tropen Museum, paragonando la situazione nel III mondo a quella Occidentale. Il museo secondo lui dovrebbe imparare dalle biblioteche pubbliche che in modo professionale chiedono agli utenti cosa desiderano. Secondo Adorno l’ingresso della biblioteca è più facilmente oltrepassabile.
Il suo interesse era maggiormente rivolto al rinnovamento del processo espositivo più che a quello del catalogo, di cui non si curò mai molto. Meglio le piccole realtà museali che i grandi musei, perché evitano di entrare nel grande circolo vizioso per attrarre nuovi pubblici (biglietteria).
Johannes Cladders (1924-2009)
Ha scoperto Beuys di cui ha realizzato la prima mostra personale, ha curato il padiglione tedesco nel '82 e '84 alla Biennale di Venezia e ha collaborato a Documenta 5. Il suo interesse è sempre stato rivolto al presente immediato, non ha mai dato spazio all’arte conformista. Per lui l’arte definisce l’arte. Realizza un catalogo a forma di scatola, dato che aveva un budget basso voleva comunque che avesse volume.
Gli artisti giovani non avevano una produzione tale da realizzare una retrospettiva.
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