Philippe Duboy – Carlo Scarpa: l’arte di esporre
Prefazione: l’arte della mostra e la genealogia del white cube
Attorno al 1950 circa, in Italia nasce l’idea di museo come luogo di ricerca, studio e accrescimento culturale. Nel 1947 nasce l’International Council Of Museums (ICOM). La situazione culturale italiana aveva delle caratteristiche peculiari:
- Sostituzione dei soprintendenti e dei direttori di musei poiché avevano avuto rapporti con il regime fascista, compromettendo la loro reputazione e la loro carriera lavorativa. Una nuova generazione di intellettuali con un’ampia autonomia fu a capo dei musei, potendo effettuare scelte di avanguardia. Nel corso degli anni '50 del Novecento, quindi, si verifica una vera e propria rivoluzione culturale caratterizzata da un’alleanza tra soprintendenti e architetti.
- Durante il ventennio fascista in Italia (anni '30 e '40) gli architetti ebbero due fondamentali occasioni per sperimentare nuove soluzioni allestitive e contemporaneamente educare committenti, critici e pubblico al gusto dell’architettura moderna. Questi eventi furono: le esposizioni della Triennale di Milano, le fiere di Milano e di Bari e le mostre di propaganda del regime fascista. Furono preziose opportunità per sperimentare lo stile moderno senza restrizioni economiche, di materiali o dispositivi.
- Nasce la mostra come disciplina a sé stante in cui confluiscono architettura, design e grafica. Si fa portatrice e consente la diffusione del gusto moderno. Nascono alcuni modi d’uso legati alla mostra: teatralizzare il momento di incontro tra pubblico e opera d’arte, donare unicità all’oggetto esposto sottraendolo così dalla serialità a cui di solito appartiene e condurre lo spettatore nel percorso di visita. L’architettura si fa portatrice del programma di modernizzazione della cultura.
- I modelli dei musei italiani sono stati diffusi in tutta Europa per le pratiche di allestimento e la concezione degli spazi.
- Si impone un modello per le esposizioni: c’era la necessità di attirare un nuovo tipo di pubblico, il grande pubblico, e non più solo il pubblico istruito; ci si pone come obiettivo quello di educare i visitatori.
- Dopo la Seconda Guerra Mondiale si decise di ricostruire gli edifici distrutti in situ, cioè dov’erano stati costruiti in passato. Questa fu un’ottima occasione per gli architetti per ripensare gli allestimenti e gli spazi interni. Laddove invece gli edifici erano rimasti intatti si procedette con il nuovo allestimento. Non si costruiscono edifici ex novo ma si operò all’interno di quanto già esistente. In questi casi si procedette con una ristrutturazione d’interni, fu un’occasione per gli architetti di sperimentare nuovi materiali e tecnologie. Spesso si convertirono gli spazi interni di un palazzo in un museo.
- L’architettura di interni fa parte a pieno titolo dell’architettura e costituì un ottimo modo per gli architetti di sperimentare materiali, tecnologie e di formare e definire un proprio linguaggio architettonico. Fu grazie all’arredamento di interni che gli architetti italiani si fecero conoscere e acquisirono potenziale presso i musei.
- La mostra di Paul Klee alla Biennale di Venezia del 1948 costituì una rivoluzione: a partire da quella mostra furono le opere d’arte a determinare gli allestimenti interni di una mostra e a creare le architetture.
- Nel dopoguerra si verifica una rivoluzione nel modo di fruire le opere d’arte: il museo diventa il luogo privilegiato di fruire le opere d’arte.
- Il vuoto, lo spazio in cui la nostra vita si svolge, è il vero protagonista dell’architettura. In una mostra e in un museo l’atmosfera deve essere vibrante.
- Sfida: abbinare un progetto architettonico con la necessità di esposizione e fruizione delle opere d'arte.
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