Metodi e tecniche di intervento sociale
Capitolo 3: Una riflessione introduttiva
Turner individua nel 1979 undici modalità diverse di identificare il rapporto tra matrici teoriche, modelli di servizio sociale e pratica. La concezione di complessità si sviluppa nella crisi originata dall'impossibilità di pensare l'universo come qualcosa di totalmente ordinato e determinato. Questa nuova idea di complessità ha avvicinato le scienze naturali alle scienze sociali: si costituisce come ipotesi conveniente.
L'idea nei servizi sociali prevede un operatore in stretto contatto con i soggetti e i contesti di vita. Lo sviluppo di tecniche di intervento nel lavoro con la persona in un approccio unitario è strettamente intrecciato con la crescita di attenzione verso matrici teoriche concentrate nello sviluppo delle complesse modalità di adattamento dell'individuo al suo ambiente.
Il modello metodologico unitario si basa sulla possibilità di lavorare su aspetti circoscritti di questa interazione in vista degli aspetti positivi che un cambiamento può generare sul complessivo rapporto individuo-ambiente. L'impostazione ecologica supporta le analisi di contesto in cui molteplici fattori interretroagiscono: si muovono gli attori, si collocano bisogni e risorse e si realizza l'intervento sociale. Le difficoltà che i soggetti manifestano sono legate alla qualità dei contesti, che costituiscono uno sfogo significativo e influenzante nella loro vita.
Il cognitivismo sostiene una visione di uomo esploratore del suo mondo e costruttore di teorie in base alle quali affronta i problemi della vita, capace di apprendimento e di ridefinizioni nel rapporto transattivo con l'ambiente. La psicologia dell'Io ha valorizzato la parte dell'Io libera da conflitti capace di promuovere lo sviluppo autonomo della persona.
Diverse sono le basi epistemologiche e in parte le metodologie di ricerca su cui si fondano: tuttavia i punti di contatto sono l'attenzione ai processi di adattamento attivo e l'importanza attribuita alla sfera della consapevolezza, ne consentono una presentazione affiancata. Si ritiene che cognitivismo e psicologia dell'Io possano essere utilizzati, pur con una certa cautela, come due ottiche che consentono di mettere a fuoco e trattare in modo integrato piani differenti dell'esperienza umana di rapporto con l'ambiente.
L'ecologia studia i rapporti che si vengono a instaurare tra esseri viventi e l'ambiente in un processo dinamico di adattamento reciproco e ricerca i modi in cui si creano, rompono e reintegrano condizioni di equilibrio. Nel corso del tempo la persona sviluppa stili operativi propri nell'affrontare ed elaborare i problemi, che si manifestano nelle transazioni con l'ambiente. Il concetto di coping corrisponde alla capacità di fronteggiare le difficoltà, di attivare strategie adattive, che riducano la sofferenza o permettano un rapporto equilibrato con l'ambiente.
I servizi sociali portatori di culture proprie devono sintonizzarsi con la realtà del territorio che li circonda favorendo l'integrazione. La psicologia dell'Io elabora un'ipotesi sul funzionamento psichico a partire da analisi e considerazioni relative al funzionamento psichico sano o ben adatto. La funzione dell'Io può essere letta come quella di un organizzatore dello sviluppo psichico, in grado di leggere e differenziare le istanze ambientali e interiori, cui consegue un'azione adattiva auto e alloplastica, che è razionale proprio in quanto tiene conto in modo adeguato degli elementi irrazionali.
Le principali funzioni dell'Io:
- Funzione conoscitiva (esame della realtà): percepiscono i dati offerti dall'ambiente fisico e sociale, ma anche di organizzarli e dar loro dei significati adeguati e sufficientemente aderenti alla realtà. Un'altra fonte di informazione è collocata nell'universo interno: cogliere i messaggi provenienti dall'Io stesso, in termini di risorse, limiti e interessi, dall'es, in termini di spinte, desideri o bisogni profondi, e del super-io sotto forma di istanze morali e ideali.
- Funzione sintetica o di integrazione: ogni comportamento o scelta è una soluzione di compromesso rispetto a spinte conflittuali provenienti dalle diverse aree o strutture interne, tra queste e le condizioni poste dalla realtà esterna.
- Funzione esecutiva e intenzionalità: capacità dell'Io di tenere mediantesotto controllo gli apparati percettivi e la sfera motoria. Questa funzione è strettamente interrelata con quella conoscenza, analisi e sintesi.
Si possono individuare alcuni fattori utilizzabili quali indicatori rispetto alla forza dell'Io e cioè alle competenze di una persona in merito all'adattamento interno ed esterno. Esempi: grado di tolleranza della frustrazione; la capacità di accettare il conflitto interno e l'ambivalenza; la capacità di mantenere una propria identità nelle diverse situazioni sociali; capacità di accettare in modo realistico le regole.
Il cognitivismo nasce negli anni '60 e vengono definiti i principi e il paradigma teorico, che fondano le ricerche, anche precedenti, sui processi cognitivi. Rivoluziona gli assunti del modello comportamentista attraverso la revisione radicale del concetto di uomo nonché del rapporto uomo-ambiente; il comportamentismo delinea un'idea di uomo come entità sostanzialmente passiva nei confronti dell'ambiente o guidata da meccanismi automatici.
L'uomo è esploratore del proprio mondo ed è costruttore di teorie in base alle quali affronta la realtà. Esso è: intenzionale, selettivo e consapevole. L'azione umana viene vista come prodotto di una scelta connessa alle intenzioni e alla conoscenza, che nasce dalla selezione ed elaborazione di informazioni disponibili.
Rispetto al modello psicoanalitico l'attenzione si concentra su processi consci, in quanto viene rimarcato che la conoscenza, quale operazione di ricostruzione e interpretazione attiva della realtà, rappresenta il principale elemento esplicativo delle scelte di comportamento; anche se si presuppone la presenza di schemi cognitivi non consapevoli: ci si riferisce a schemi che agiscono in modo inconsapevole, non alla presenza di contenuti inconsci, prodotto di una rimozione attiva fondata su conflitti interni.
La ruota della consapevolezza è costituita da cinque parti: le percezioni o dati grezzi, i pensieri e le interpretazioni, i sentimenti, le intenzioni, le azioni, interagenti e correlate tra di loro.
- Percezioni o dati grezzi: le informazioni che pervengono attraverso i sensi e che subiscono un processo di trasformazione per diventare dati significativi per il soggetto.
- Le interpretazioni rappresentano il significato attribuito dalla persona ai dati grezzi.
- Il livello emotivo è il fattore che colora l'esperienza e che va collegato in parte agli schemi cognitivi e in parte agli scopi.
- Le intenzioni che rappresentano l'espressione nella situazione specifica dei costrutti motivazionali di un soggetto.
- Le azioni che la persona ha messo in atto rispetto al problema. Le nostre azioni corrispondono ai dati grezzi che altri raccolgono e a cui rispondono.
Le persone difficilmente sono ugualmente in contatto con tutte e cinque le dimensioni: la consapevolezza incompleta limita le scelte ed espone ad azioni incongruenti coi propri stessi obiettivi. La circolarità dello schema ne consente un uso molto flessibile e non predetermina fattori centrali e secondari, che possono variare per i diversi soggetti e nelle diverse situazioni.
La ruota è uno strumento che è riferito alla messa a fuoco degli altri elementi più soggettivi dell'esperienza: proprio per questo apre delle possibilità per distinguere ciò che è parte della percezione e dell'esperienza personale da ciò che invece è la realtà della situazione, due livelli che spesso vengono confusi.
Capitolo 4: Lavoro sociale
Le definizioni che riguardano il lavoro degli assistenti sociali richiamano la complessità del campo considerato, in quanto, l'oggetto di conoscenza e di azione è la società nella sua realtà dinamica, in cui si alternano una molteplicità di soggetti interagenti. Parole chiave della professione:
- Relazione (educativa, promozionale, collaborativa) è uno strumento di attivazione e riattivazione di iniziative e di percorsi.
- La collocazione all'interno di contesti organizzativi sistemici.
- La funzione cerniera dell'assistente sociale tra bisogni della comunità e istituzioni, tra risorse del territorio e problemi.
- La finalità di cambiamento: assistente sociale come agente di cambiamento, nel senso dell'autorealizzazione delle persone e della qualificazione degli ambienti.
Relazione e relazioni nel servizio sociale
La relazione costituisce il canale del processo che favorisce lo sviluppo della persona e la soluzione dei problemi, un ponte attraverso cui si giocano le capacità di studio, valutazione e presa in carico dell'operatore. Attraverso essa l'assistente sociale esprime accoglienza, evoca potenzialità e favorisce i processi evolutivi.
La difficoltà di darsi un codice diverso, quando i livelli di coinvolgimento sono forti, fa intendere perché paradossalmente si sia parlato di neutralità della relazione professionale. Questa neutralità può essere meglio concepita come uno stato di ricostruita lucidità che si raggiunge attraverso l'elaborazione delle spinte identificatorie, un uscire faticosamente conquistato dopo essere entrati nel mondo di un altro per vedere con maggiore chiarezza, attivando un reale confronto. (partecipazione e immedesimazione nella situazione dell'utente ma poi distacco mentale per non assumersi personalmente i problemi altrui).
Una relazione di aiuto professionale si differenzia per:
- La centralità attribuita ad interessi, bisogni, aspirazioni della persona.
- Gli obiettivi che assume.
- L'essere fondata su obiettivi e consapevolezza.
Le complessità che emergono nel corso della relazione risultano più gestibili quanto più la dimensione reale di essa è definita, cioè quando ne sono chiariti gli obiettivi e il campo del confronto con la persona, in base ai quali si è creato un pensiero progettuale consapevole. La quotidianità del lavoro sociale è anche intessuta di relazioni diverse con soggetti non utenti: l'assistente sociale infatti, sviluppa rapporti anche di collaborazione con colleghi della stessa o di altre professioni. Non si tratta di rapporti di cura, ma di relazioni con/tra funzioni, connesse al ruolo e in rapporto agli intenti progettuali consapevoli, che ripropongono le difficoltà presenti nel rapporto interpersonale: contenuti emotivi e razionali, incroci di potere, evocazioni di vecchie esperienze, intrecci tra responsabilità e delega.
L'assistente sociale si trova nei fatti in un crocevia di relazioni, che hanno diverse finalità, mettono in evidenza aspetti distinti del ruolo, richiedono forme di comunicazione e abilità differenti. L'assistente sociale si configura come esperto dei sistemi di relazione avente la funzione di agevolare i processi comunicativi tra i diversi soggetti e l'agire professionale si qualifica come agire comunicativo.
Anche le relazioni d'aiuto contengono degli aspetti rilevanti, che caratterizzano le relazioni collaborative:
- Sono di natura promozionale, poiché si basano sulle capacità, competenze e risorse per farle evolvere.
- Prevedono una trattativa, un impegno reciproco tra i due soggetti che si traducono nelle formulazioni di accordi.
- Si fondano sulla collaborazione della persona, pena l'inutilità dell'intervento.
Per definire la relazione, denominata di aiuto, giova ricordare che essa si realizza in una organizzazione e, idealmente, si colloca entro un contesto territoriale: ne discende che l'evento non riguarda esclusivamente i due, ma concerne gli altri soggetti, poiché dovrebbe svilupparsi all'interno di intrecci relazionali, diversamente articolati.
Se l'assistente sociale non tiene conto dei vari contesti in cui si colloca la relazione di aiuto, riduce inevitabilmente le risorse reali disponibili nei potenziali intrecci lavorativi interni ed esterni all'organizzazione, il rapporto diventa facilmente fallimentare, ricadendo sull'operatore, che persa la dimensione della realtà, si carica di ansie e investe dispendiosamente le proprie energie, come ne fosse l'unico responsabile.
La relazione con la persona è triadica, poiché si sviluppa all'interno delle funzioni e del campo di intervento di un servizio: l'assistente sociale aiuta in quanto svolge un ruolo in un servizio, dentro una politica sociale, in rapporto di intreccio e mediazione con diversi soggetti e opportunità. La relazione si orienta secondo gli obiettivi assunti nel progetto complessivo di intervento o in progetti specifici di servizio mirati ad affrontare il problema presentato dalla persona (tossicodipendenza, abbandono).
Il riconoscersi tra operatori diversi, come soggetti attori con proprie risorse e proprie strategie, significa aprire la relazione ad una evoluzione e riconoscere che della relazione e della sua evoluzione tutti sono responsabili. La relazione d'aiuto non è esclusiva: costituisce per la persona un rapporto attivante che non deve assorbire le valenze relazionali.
Le risorse
Risorsa è ogni mezzo che può venire in aiuto in caso di necessità, su cui già si dispone o che è attivabile per risorgere. Le risorse vanno infatti interpretate in senso aperto ed anche sotto l'aspetto delle potenzialità. Vi sono risorse nelle persone, negli ambienti, nel servizio e nello stesso assistente sociale. La presenza o carenza di risorse qualifica ambienti e situazioni e segna le possibilità risolutive, poiché un operatore non può dare vita se non vi sono energie disponibili o se non le sa cogliere. Esse costituiscono la benzina dell'aiuto che definisce quanta strada sia percorribile.
- Le risorse della persona o personali: riguardano il suo sistema cognitivo, le capacità, la competenza operativa, i modi di attivarsi. Si colgono segnali delle risorse personali, nelle modalità con cui la persona formula la domanda, vede e sente il problema; nel grado di autostima; nelle esperienze pregresse; e nella riscontrata capacità di rispettare accordi e gestire i compiti assunti nella relazione con l'assistente sociale. Anche il possedere un'intenzione costituisce una risorsa, la non rinuncia e la voglia di fare. Lo stesso atto di presentare una domanda costituisce una risorsa, poiché si traduce in una spinta risolutiva.
- Le risorse ambientali: sono presenti nei campi relazionali della persona e sono rappresentate dai diversi soggetti con cui essa è collegata e dai beni materiali e immateriali che vi sono disponibili.
- Le risorse che mette in atto l'assistente sociale sono personali, ambientali e in ordine allo specifico problema: l'assistente sociale può partecipare a un progetto di territorio relativo al problema o alla fascia di età considerata o può essere particolarmente attivo in merito: incontrare un operatore che approfondisce il campo problematico in questione e si sperimenta investendo personalmente costituisce per la persona una particolare risorsa.
Rischio di demolizione di risorse: la stessa esperienza del ricevere aiuto attiva una situazione paradossale in cui più il soggetto viene aiutato, più si sente incapace di fare da solo e quindi sostanzialmente non è aiutato nell'aspetto più importante, cioè nella riattivazione dell'autonomia. L'assistente sociale rischia quindi involontariamente di dare il via a un processo di distanziamento e impoverimento. Farsi aiutare significa uscire da uno stato di dipendenza per far ricorso a un altro.
Nella relazione sono presenti altri rischi di demolizione di risorse:
- Visioni omogeneizzate da parte dell'assistente sociale.
- Uso erroneo da parte dell'assistente sociale delle risorse.
Il problema
L'avere un problema è solitamente una condizione indesiderabile, tuttavia corrisponde ad una esperienza comune, che fa parte della vita delle persone, in cui si realizza un continuo succedersi di processi naturali di problem solving. Nell'ottica comune la persona che chiede l'aiuto viene deprivata e considerata "deficiente" e l'assistente sociale caricato di responsabilità e prospettive onnipotenti.
Il problema nasce invece nell'interazione tra persona e ambiente e corrisponde ad una rottura dell'equilibrio tra le due realtà, che si viene a manifestare quando si crea incoerenza tra bisogni, aspirazioni, capacità e competenze del soggetto. I problemi sono di per sé complessi, costituiti da un insieme di elementi interattivi in e tra diversi sistemi e non possono essere identificati con la persona. Sono connessi anche al modo in cui ci si guarda e considera rispetto ad una certa realtà: influenzano l'autostima.
- I problemi possono essere classificati in una serie di tipologie e possono riguardare le fasi della vita o gli stadi dello sviluppo durante i quali si modificano le domande provenienti dall'ambiente e i molteplici ruoli assunti dalla persona.
- L'acquisizione di status particolari.
- Rapporti con le istituzioni e problemi legati al mondo fisico e sociale.
- Eventi improvvisi ed imprevisti.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Metodi e Tecniche del servizio sociale, libro consigliato Le dimensioni dell'intervento sociale, Fe…
-
Riassunto esame Metodi e tecniche del servizio sociale, prof. Cellini, libro consigliato Le dimensioni dell'interve…
-
Riassunto esame Servizio sociale, prof. Palmieri, libro consigliato Le dimensioni dell'intervento sociale, Ferrario
-
Riassunto esame metodi, prof Capra, libro consigliato L'applicazione del problem solving, Castello