La concezione unitaria del lavoro sociale
La concezione unitaria si consolida nei fatti dalla metà degli anni '70 ed assume un particolare sviluppo negli anni '80, in cui si traduce in un modello di intervento. L’artificiosità e la ridondanza dell’articolazione metodologica rispetto alla situazione di lavoro dell’AS (Assistente Sociale), costituiscono il motivo prioritario a sostegno della posizione critica che in seguito viene a correggere l’impostazione didattica di alcune scuole.
Caratteristiche del lavoro dell'assistente sociale
Si impone infatti alla riflessione una serie di dati di realtà:
- L'AS si caratterizza come operatore che interviene in molteplici direzioni, verso interlocutori individuali e collettivi.
- Prevale tuttavia un lavoro “di caso” a livello pre-diagnostico, strettamente intrecciato con l’uso e lo sviluppo delle risorse.
- L’elevata variabilità del complesso d’azioni realizzate dall’AS si correla maggiormente alla situazione specifica del lavoro, piuttosto che all’uso dell’una o dell’altra metodologia professionale.
La costante attenzione alla persona considerata nella sua globalità, a vantaggio della quale si intraprendono le diverse azioni di aiuto, la conseguente e contestuale considerazione delle svariate dimensioni operative (persona, ambiente, ente, risorse), la finalizzazione dell’intervento comunque orientato a migliorare la condizione di vita, quindi la relazione tra soggetto e ambienti, fondano il richiamo all’unitarietà e giustificano le scelte strumentali e di campo operativo adottate.
Procedimento in fasi e sviluppo dell'approccio unitario
Viene inoltre evidenziato che l’azione di aiuto si sviluppa secondo un analogo procedimento in fasi, che succedono logicamente: prende comunque avvio da un momento di studio per passare ad una fase valutativa, allora definita diagnostica, in base alla quale è possibile formulare un piano di lavoro.
Lo sviluppo di un’impostazione unitaria riprende vigore negli anni '80 con fondamenti più solidi e strutturati. I fattori basilari di tale riflessione sono costituiti da un lato dal contenitore istituzionale (servizio territoriale) e dal ruolo che al suo interno viene attribuito e svolto dall’AS, dall’altro dall’attenzione al cittadino quale interlocutore potenziale del servizio e dalla considerazione del rapporto inscindibile esistente tra persone ed ambienti.
Approccio unitario e strategie di intervento
Tali fattori vengono integrati e sostenuti dai contributi offerti dalle teorie ecologiche-sistemiche. L’approccio unitario viene a costituire un modo di concepire la realtà e l’oggetto del proprio lavoro e nel contempo uno stile di vita operativo, in quanto la realtà con cui l’AS si confronta viene a configurarsi come un insieme di fattori a elevata interdipendenza, che richiedono, per poterli affrontare, una visione globale e il possesso di strumenti in diverse direzioni.
La distribuzione dei servizi visibilizza il territorio nelle sue caratteristiche di globalità, quale ambito di mondi vitali e di culture, aree di risorse, bisogni e soggetti operativi, e lascia intravedere prospettive di intervento simultaneamente di prevenzione e cura.
La dimensione collettiva viene particolarmente accentuata: è per i cittadini del territorio che il servizio, denominato appunto alla persona, funziona ed opera, un territorio vivo, che è necessario conoscere nelle sue caratteristiche e connotazioni culturali per potervi entrare in sintonia; la concezione dell’azione professionale all’interno di un’area territoriale, in cui sono presenti diversi attori, comporta infatti la considerazione della parzialità e specificità del proprio ruolo, che viene interpretato in funzione del territorio, in continuo scambio e correlazione con altri soggetti operanti.
Progetto globale di intervento
Un approccio unitario affronta l’ampiezza del campo d’azione con la formulazione di un progetto globale di intervento rispetto al territorio di competenza, che limita il campo stesso attraverso la definizione di obiettivi prioritari, in base ai quali prevede azioni verso diverse dimensioni: le realtà del territorio, l’organizzazione e i diversi servizi, le persone viste singolarmente o in gruppo.
La considerazione della centralità della persona, presenti nell’impostazione dell’approccio unitario negli anni ’60, si traducono nell’individuazione del cittadino come potenziale destinatario: viene quindi ribadito il riconoscimento della soggettività, vale a dire della sua qualità di individuo caratterizzato da un’identità, animato da intenzioni, titolare di diritti di scelta.
Ruolo dell'assistente sociale
L’AS nei confronti della persona:
- Assume un’ottica bifocale, cioè considera il soggetto connesso con gli ambienti che gli sono abituali e, nell’esame della situazione come nel procedere dell’azione, opera sia nei confronti della persona che dei soggetti del suo contesto.
- Realizza interventi multipolari, poiché lavora in direzione della persona, della sua realtà situazionale e simultaneamente o alternativamente, nel servizio di appartenenza o verso altri servizi, verso un gruppo di utenti, in cui il soggetto può essere inserito e nel territorio in contatto con i diversi sistemi di risorse, pur sempre nel rispetto della persona interessata.
L’intervento professionale presenta alcune particolari e rilevanti caratteristiche. Assume comunque tre dimensioni: persona, organizzazione, territorio. L’intervento può attivare infatti circolarità. I problemi vengono visti non unicamente in relazione alle persone, ma in dimensione sociale e per le loro determinanti strutturali ed i saperi, vengono rielaborati in relazione al territorio.
Strategie di compito e di rete
Strategie di compito e di rete:
- Strategia di compito è considerata prioritaria e caratterizzante: essa traduce l’adesione al piano della realtà e supporta l’AS sia nella definizione del proprio progetto e nell’articolazione del lavoro professionale sia nel disegno, per e con altri soggetti, di piani operativi di cambiamento definiti e praticabili, in quanto traducibili in compiti.
- Le strategie di rete sono utilizzate per costruire intrecci e produrre sinergie tra operatori e tra risorse, quindi in particolare nelle attività che l’AS svolge in modo partecipato, nei progetti integrati, nel lavoro di territorio con i soggetti collettivi e nella presa in carico di persone dipendenti; l’uso è comunque proficuo per riconoscere e attivare il contesto di vita intorno all’utente ed è coerente con il riconoscimento delle autonomie e delle culture.
La visione umanistica che ispira il SS (Servizio Sociale), costituisce un fondamentale fattore di orientamento della pratica professionale. Tale visione si fonda sulla valorizzazione della persona, a cui è rivolta l’azione e sul conseguente rispetto di fondamentali principi di cui l’AS deve essere garante.
Riflessione metodologica e principi
Nella riflessione metodologica i principi vengono oggi frequentemente ed efficacemente sintetizzati nella valorizzazione della soggettività e quindi nella considerazione dell’intenzionalità della persona, cioè nel riconoscimento del diritto a co-definire e sottoscrivere le direzioni dell’intervento. Un’altra matrice dell’impostazione metodologica è costituita dall’elaborazione delle esperienze condotte nella realtà, dalla riflessione sia sui successi operativi come sulle difficoltà incontrate e i fallimenti.
L’AS svolge un ruolo di mediazione attiva tra bisogni e domanda sociale da un lato e risorse disponibili e attivabili dall’altro, all’interno di un’organizzazione di servizio. Il ruolo di questo operatore ha diversi riferimenti e si sviluppa in rapporto ad essi:
- L’assetto normativo, che può riguardare la legislazione nazionale e regionale come anche i regolamenti o le disposizioni locali.
- Il servizio nelle sue connotazioni.
- La cittadinanza intesa come soggetto collettivo, territorio vivo con proprie caratteristiche e culture, di cui sono un segnale le domande di aiuto e le modalità di gestire le difficoltà della vita.
- I principi del SS.
La specificità del ruolo è identificata nella funzione di individuare, collegare e sviluppare risorse e potenzialità, che l’AS svolge sulla base delle competenze maturate nel contatto quotidiano con le difficoltà: infatti il lavoro sociale professionale, concentrandosi sull’interazione che si realizza tra persone e ambienti sociali, valorizza le risorse sia personali che collettive, intra ed extra istituzionali.
Quadro d'azione multipolare
Quadro d’azione multipolare in cui l’operatore si muove verso soggetti singoli, verso risorse del territorio e del sistema dei servizi e nei confronti della propria organizzazione; sia il territorio come l’organizzazione di servizio costituiscono dei contesti reali della relazione di aiuto.
Un ruolo professionale che si confronta con un quadro operativo così ampio, incontra notevoli difficoltà di sviluppo e, per essere gestito efficacemente, necessita dell’adozione di criteri di scelta e di limitazione finalizzata. Anche se la professione è limitata ad una fascia di bisogno, il territorio è comunque presente come bacino di culture e risorse, ambito di collaborazione e coinvolgimento, mentre il settore di intervento può disegnare il senso e l’oggetto specifico del lavoro sociale.
Definire un campo d'azione
Come si può definire un campo d’azione senza perdersi in prospettive onnipotenti? Sostanzialmente mediante un concreto collocarsi nell’organizzazione in cui si opera per formulare poi, sulla base di un esame di realtà, un progetto di intervento complessivo, rivolto all’area di competenza del servizio.
L’esame di realtà consiste in un’operazione conoscitiva, che ha per oggetto l’analisi e la considerazione dei contesti, in cui si gioca nello specifico il ruolo professionale. Tali contesti vengono analizzati per:
- Coglierne le caratteristiche più significative.
- Interrogarsi rispetto alla domanda reale.
- Considerare le aree e i fattori di rischio, individuati a partire dai dati conosciuti e dai diversi segnali pervenuti agli operatori.
- Registrare le opportunità, le risorse offerte oltre che i vincoli e le difficoltà riscontrate.
Il progetto di intervento
Il progetto. L’azione di progettare traduce l’anticipazione del pensiero rispetto all’azione ed è il prodotto di un’immaginazione capace di precorrere gli eventi, quindi di scegliere, in base a una valutazione delle diverse alternative ed opportunità, secondo i principi di razionalità limitata.
Il progetto definisce un assetto organizzativo dell’intervento professionale, quasi un asse portante delle diverse azioni, che trovano così un senso come fossero pezzi di un mosaico; prevede procedure, strumenti, spazi e tempi di realizzazione, ma anche ne può favorire l’aggiustamento in relazione al mutare della realtà. Comprende diverse gamme di attività in relazione a diversi destinatari, da realizzare attraverso rapporti individuali e di gruppo.
La mancanza di un progetto, di una scansione finalizzata tempi-lavoro costituisce già di per sé la rinuncia ad esprimere un’intenzionalità precisa, che intenda verificarsi nei suoi risultati.
Il progetto si traduce in compiti operativi sostenibili sul piano della realtà, poiché l’azione del progettare richiede di contenere sentimenti ed elaborare aspettative e domande, imparando a differenziare tra progetto e agito, tra cambiamento della realtà e desideri.
La definizione dei compiti tiene conto:
- Dei soggetti, dei problemi, dei campi di cui l’AS si occupa.
- Delle modalità di presa in carico.
- Delle collaborazioni e dei collegamenti.
- Delle risorse utilizzabili.
I criteri ispiratori di un progetto sono:
- La parzialità o l’accentuazione: viene definito un campo problematico o un ambito in base a criteri di priorità e/o di obbligo, su cui si rafforza l’intervento.
- L’auspicabilità: le azioni previste sono di riconosciuta opportunità.
- La fattibilità/praticabilità: le azioni previste sono realizzabili.
- La gradualità: vi è una progressione nella definizione del progetto, che tiene conto dello stato delle cose, dei problemi nella situazione complessiva e della disponibilità, delle diverse componenti in gioco.
- L’integrazione e la cumulazione di saperi (esperienza concreta) emergenti dai diversi campi di intervento (territorio, organizzazione, persone): derivano dalla concezione unitaria di tutte le attività basate su comuni finalità, che ne evitano la frantumazione.
Ogni intervento sia nei confronti di una persona come delle realtà territoriali deve essere espressione di una strategia intenzionale e, quindi, oggetto nello specifico di un proprio progetto coerente con gli obiettivi generali assunti.
Il progetto assume un significato orientativo rispetto all’ampio e complesso campi di intervento e consente delle realizzazioni parziali che, una volta verificate, danno il via ad una nuova azione progettuale in un processo a spirale, idealmente senza termine: costituisce, quindi, un contenitore di funzioni, desideri, richieste, non rigido, poiché non li annulla, mantenendo dimensioni di flessibilità e caratterizzandosi per incertezze intrinseche, che possono essere paradossalmente produttive.
Flessibilità del progetto
Il progetto è flessibile e la flessibilità si traduce negli adattamenti intervenuti durante il percorso nei momenti di verifica periodica, nell’eventuale ridefinizione di obiettivi in base al maturare di conoscenze e al realizzarsi di cambiamenti.
Un’organizzazione finalizzata dei tempi consente all’AS di gestirsi con managerialità di fronte al crescere della domanda o al definirsi di ulteriori attribuzioni di incarico, quindi di scegliere consapevolmente e fondatamente quale attività privilegiare e quale temporaneamente rinviare o ridimensionare rispetto a nuove iniziative rilevanti, elaborando criteri di riorganizzazione e compatibilità tra i diversi compiti e trovando elementi concreti di negoziazione all’interno e all’esterno del servizio.
Approccio unitario al lavoro sociale
L’approccio unitario al lavoro sociale costituisce un’impostazione metodologica integrata che si rifà a diversi fondamenti teorici caratterizzati da coerenza interna ed omogeneità di ispirazione. Viene integrato e concretizzato dalle strategie di compito e dalle strategie del lavoro di rete, concezioni a cui si ispira l’operatività orientata in questa direzione, che si richiamano le une a criteri di concretezza e limitazione, le altre di connessione e potenziamento. Essere “centrati sul compito” richiama ad una concentrazione operativa su campi di praticabilità: rispetto alle diverse richieste che pervengono, l’AS considera ed elabora domande e desideri dei richiedenti, istanze esterne ed interne anche proprie, per tradurle in interventi utili e fattibili, cioè in compiti, che possano creare trasformazioni concrete, ma limitate.
Nel concetto di limite è presente l’immagine della riduzione e della scarsità, in forte contrasto con la tendenza alla disponibilità, ma anche quella dell’esistenza di un campo che viene definito ed è distinguibile e della possibilità reale di muoversi dentro a confini, in cui limite non comporta disinvestimento, ma caratterizzazione e concretezza di un’azione non illusoria, che può testimoniare la sua efficacia operativa, traducendosi in risultato.
Operare per compiti
Operare per compiti richiede:
- L’elaborazione mentale ed emotiva dei diversi contenitori in cui si colloca l’azione professionale: il ruolo nei suoi significati reali, l’organizzazione di servizio, il territorio.
- La pratica della progettazione all’interno di ambiti definiti pur suscettibili al cambiamento.
- La definizione di regole operative e di protocolli orientativi dell’intervento.
- L’abitudine a negoziare responsabilità e incarichi.
Operare sul compito è funzionale anche al contenimento della tendenza a sviluppare concezioni e atteggiamenti impotenti, che producono passività e rassegnazione, in quanto considerano gli esiti dell’azione come totalmente predefiniti dagli elementi di contesto.
Regole professionali
Vi sono regole costitutive che sostanziano la stessa identità della professione e si rifanno, es, ai principi e alla tridimensionalità dell’azione e regole regolative, che ne indirizzano l’esercizio e sono connesse agli aspetti più metodologici. Regole professionali possono caratterizzare la natura e i modi di svolgersi di una professione e orientano le scelte all’interno di un contesto: il percorso dell’aiuto può essere ricostruito come un itinerario contrassegnato da elementi regolativi.
Lavorare su compiti presuppone inoltre la denominazione dei compiti stessi e la previsione di modalità ripetibili di realizzazione: codificazione delle pratiche professionali attraverso la costruzione di protocolli per ogni intervento complesso di servizio, che viene articolato in una sequenza di azioni semplici. L’effetto di contenimento e orientamento di un protocollo non contrasta con l’individualizzazione del soggetto e con una calda e attenta relazione, pur garantendone i binari, non frena l’inventiva e l’originalità dell’AS, ma tutela l’utente da azioni disordinate.
Ottica di rete
L’ottica di rete suggerisce come metafora della realtà un reticolo di punti di divers...
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