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Tra le distorsioni prodotte volontariamente derivanti da aspettative che

l’intervistatore formula nei confronti dell’intervistato:

a) aspettative di ruolo = preconcetti connessi all’appartenenza dell’intervistato

b) aspettative sulla strutturazione degli atteggiamenti = che le opinioni

dell’intervistato siano totalmente congruenti

c) aspettative di tipo “statistico” = l’intervistatore si aspetta le opinioni più

diffuse di quella popolazione

Dijkstra e van der Zouwen hanno individuato quale fonte di distorsione 4 tipi di

comportamenti dell’intervistatore:

1) adaptive behaviour scostamento dal questionario: dopo una risposta

à

inadeguata, riformulare la domanda o l’adatta alla reazione dell’intervistato,

l’ultima è comportamento distorsivo. Meglio solo riformularla.

2) Irrelevant behaviour divagare, domande non previste dal questionario.

à

3) hinting suggerire una risposta

à

4) scegliere la risposta in vece dell’intervistato.

à

Gli ultimi due sono comportamenti che compromettono la qualità delle info raccolte.

Altro intralcio, la tendenza di voler andare di fretta, che ostacola la costruzione

delle risposte appropriate. Inoltre l’intervistato non si sentirà molto importante.

L’intervistato

Anche il comportamento dell’intervistato può essere fonte di distorsione. Può dare

una risposta che non rispecchia la sua vera opinione, sia perché non ha compreso la

domanda, sia perché volutamente vuole fornire info false, es. sul reddito.

Nel caso di domande fattuali alcuni scostamenti possono essere determinati dalla

difficoltà nel recuperare le info, per dimenticanza o rimozione. La rievocazione dalla

memoria può essere aiutata mediante opportuni “probes”, stimolando ad una sorta di

”introspezione retrospettiva”.

Nel caso di risposte infedeli, fornite consapevolmente, spesso succede sotto

l’effetto di una pressione detta “desiderabilità sociale” tendenza alla

à

compiacenza, all’acquiescenza, a ridurre lo sforzo cognitivo. Inoltre, quando non ha

non-attitude

idea precisa, la distorsione detta “ ” = assenza di opinione o pseudo-

opinione.

Getzels individua 3 tipi di temi considerati +/- sensibili a questa distorsione:

a) socially-conflicted objects aspettative sociali rel. a giusto/sbagliato, es. il

à

tema immigrazione

b) socially-neutral objects mancanza di aspettative sociali es. preferenza di

à

un colore

c) social-concordant objects esistono aspettative socialmente costruite -

à

valori generalmente interiorizzati

Es. il diritto di voto e i contributi alla comunità sono carichi di aspettative sociali,

perciò producono % elevate di risposte false, ma socialmente desiderabili, mentre il

possesso di un cellulare è tema dove l’intervistato si sente “libero” di rispondere.

Questo genere di distorsione può assumere anche natura inconsapevole, quando il

soggetto rimuove/nega comportamenti o fatti in contraddizione con l’immagine di sé

razionalizzazione, riduzione della dissonanza cognitiva (Festinger), auto-inganno.

à

L’acquiescenza tendenza a dichiararsi sempre d’accordo, in caso di qualsiasi

à

domanda, emerge sp. in soggetti privi di opinioni precise. Piuttosto che ammettere la

propria disinformazione, rispondono cmq.

Ovviamente, la forma standardizzata di molti strumenti di rilevazione facilità

l’emergere di distorsioni; spesso l’info prima dell’intervista sollecita una risposta

piuttosto del “non so”. Il soggetto non vuole deludere le attese. In ogni caso non è

detto che questo succede in modo volontario.

Non va sottovalutato che pure la competenza concettuale (e terminologia) ha un

ruolo importante. Un intervistato ne può sapere di meno, ma anche essere più

esperto di quanto aspettato, e dunque non considerare neanche di rispondere in

maniera generica, come magari richiesto. Le tecniche non standardizzate possono

rivelarsi strategia efficace proprio perché consentono un confronto più simmetrico

(anche se non alla pari) tra i due attori, e dunque di risolvere alcune problematiche.

L’intervista in profondità

L’attività di probing durante la somministrazione non lascia traccia nel questionario

standardizzato: le info sono riportate sulla matrice senza note aggiunte.

Probing: probes sono domande, commenti che l’intervistatore utilizza per aiutare a

approfondire, specificare le risposte dell’intervistato.

Nell’intervista in profondità invece, l’attività di probing è assolutamente fondante,

quasi l’intervista fosse il probing stesso, ma non può prevedere tutte le direzioni

della conversazione, e dipende dunque molto dalla capacità e sensibilità

dell’intervistatore.

Vi è una lista di temi generali su cui raccogliere delle info. L’intervistatore è libero

di affrontare i temi nella sequenza e nella forma che ritiene appropriate, e

l’intervistato può gestire le risposte con ampio margine di autonomia. Tipico

dell’”approccio biografico” = raccolte di storie, di vita. Gli strumenti sono di natura

differente, non importa sollecitare l’intervistato di toccare tutti i punti previsti, ma

tratterà temi che gli sembrano più pertinenti e significativi.

L’intervista parzialmente standardizzata invece sembra più consona ad indagare

l’universo di valori e atteggiamenti dei soggetti, perciò è importante raccogliere info

su ciascun argomento previsto, sottoponendoli in caso l’intervistato tenda a

tralasciarli.

Nell’analisi, le info raccolte in entrambe queste forme di intervista sono da

esaminare con approccio ermeneutico (software ad hoc), anche se quando da

riportare su matrice si può usare un’intervista semi-standardizzata.

Il disegno della ricerca

Stabilito il tema, è necessario stabilire come procedere: strategia da adottare per

rilevare le info con il max. grado di fedeltà possibile.

Approccio della survey research = standard o quantitativo, che prende dal modello

di Lazarsfeld, prevede 4 fasi: imagery (rappresentazione figurata del concetto),

individuazione e specificazione delle dimensioni concettuali rilevanti, scelta degli

indicatori e loro assemblaggio in un indice. Procedimento, a torto definito lineare, in

grounded theory

contrapposizione a quello circolare previsto dalla “ ”. È lineare invece

il disegno della ricerca conseguente al modello lazarsfeldiano: stabilito il tema da

pretest

indagare, si procede alla stesura di un questionario per il ; dopo la fase di

controllo e aggiustamento non è più modificabile. Segue la fase di campionamento.

La survey è un approccio di indagine che non permette aggiustamenti in itinere: ciò

che viene stabilito durante la prima fase ha ricaduta su tutte le fasi successive.

Grounded Theory => Glaser e Strauss. Disegno di ricerca non standard. Si evitano

ex ante

formulazioni di ipotesi per non influenzare l’indagine. Difficile però applicare

tabula rasa

un precetto, perché non ci si può approcciare a nulla come . L’approccio

grounded theory

della prevede una comparazione continua tra categorie concettuali

e info provenienti dal setting di ricerca. Per raggiungere l’obiettivo, alcune

specifiche fasi:

a) esplorazione generale del contesto = assaggio del campo

b) scelta di un oggetto circoscritto e formazione di concetti sensibilizzati che

siano guide nell’osservazione.

c) Saturazione delle categorie concettuali. L’intervistatore deve avere la

sensazione di aver tratto tutte le info rilevabili.

d) Le categorie vengono portate ad un livello maggiore di generalità. Solo a

questo punto vengono formulate le ipotesi.

Strumenti e finalità

La scelta degli strumenti non standard è inevitabile per i racconti di vita. Sono più

adeguati per indagini su valori o atteggiamenti; inutili nella ricerca di info di natura

statistica. Lo strumento non standardizzato è utile anche nel caso di un tema poco

noto o in caso di un grado di approfondimento non realizzabile con questionario.

Altro elementi da considerare: la complessità. Argomento complesso dovrebbe

essere indagato con una certa libertà d’azione.

Scarsità di risorse se nega la possibilità di indagine con strumenti non standard,

à

si consiglia di adottare un mix di tecniche; i costi possono essere abbattuti anche

con una riduzione del campione. Se le risorse sono troppo scarse anche per questo,

ed ammettono solo strumenti standard, è utile precedere alla rilevazione vera e

pre-test

propria una fase di che consente un adeguamento degli strumenti in base

alle indicazioni degli intervistati.

thin

Una descrizione “ ” sarà una mera illustrazione sintattica, superficiale, formale.

thick

Una descrizione “ ” invece va in profondità, per comprendere e interpretare il

fenomeno sotto osservazione mettendo in luce le implicazioni il più possibile.

Ruoli dell’intervista in profondità nel processo di indagine

L’intervista in profondità può giocare differenti ruoli: protagonista, ruolo ancillare,

ruolo alla pari con altre tecniche.

Protagonista: utilizzata come unica tecnica di ricerca, es. approccio biografico.

Ruolo ancillare: (subordinato) in combinazione con un questionario. Qui ha funzione di

collaudo del questionario o di specificazione delle domande o dei concetti. Soluzione

proposta da Lazarsfeld come mediazione tra sostenitori delle domande forma aperta

(Likert) e i pollsters, domande forma chiusa. Per mediare, Lazarsfeld delinea i 6

principali funzioni delle interviste in profondità:

1) chiarire il significato delle risposte

2) specificare le caratteristiche dell’oggetto nella formazione di

un’opinione

3) stabilire quali fattori influenzano un’opinione

4) costruire classificazioni di atteggiamenti complessi

5) avanzare interpretazioni sulle motivazioni

6) chiarire le relazioni statistiche mediante analisi dei casi devianti.

Oltre ad essere punto di partenza per ogni altra analisi conseguente (punti da 1-5)

nel punto 6 l’intervista viene realizzata successivamente, dopo la raccolta statistica.

(analisi dei casi devianti).

In conclusione, sia le interviste in profondità che siano punto di partenze dell’analisi,

sia che entrino in seconda battuta, Lazarsfeld cerca di mostrarne l’utilità se

survey research

adottate in collaborazione con la .

Olagnero e Saraceno parlano di un uso integrato di strumenti dell’approccio

survey

biografico e strumenti della con l’obiettivo di:

a) costruire tipologie su cui impiantare il questionario e la lettura dei dati

survey

prodotti da

b) analizzare secondo l’ottica qualitativa risultati emersi in indagini quantitative

c) affiancare, per approfondire, indagini di scenario e analisi qualitative

d) specificare, con strumenti qualitativi, i contesti e i meccanismi in cui si usano

survey

le risorse dalla .

Possono essere alla pari con le tecniche standardizzate nell’approccio detto multi

tecnica o triangolazione.

Triangolazione: tecnica della geodesia usata dai topografi fino all’avvento del satellite con

.

finalità di localizzare sulla superficie terrestre un punto non accessibile

Tecnica da teorema di geometria: dato un punto A inaccessibile, si procede alla sua

localizzazione tracciando le linee che lo collegano ai punti B e C, cui distanza

reciproca è nota. I tre punti formano un triangolo la cui base BC è nota ed è

possibile misurare gli angoli che hanno il proprio vertice in B e in C.

Entra in gioco quando si intende sviluppare una classificazione di modelli di

atteggiamento complessi. In questo caso si intervistano i soggetti su un determinato

tema o un problema, e si classificano le risposte.

Riconoscere gli interlocutori

Una volta individuato l’ambito di indagine, è necessario individuare il tipo di

interlocutori a cui si dovrà sottoporre l’intervista. In questo ambito la domanda

cognitiva dovrebbe fare da guida nello stabilire il profilo del soggetto da

intervistare. Qual’ora non sia possibile stabilirlo a priori, sarà necessario procedere

frame

per tentativi. Ogni confronto ha bisogno di un interpretativo. Se i confini e

ruoli non sono chiari, si rischia di non essere capaci di ascoltare e interpretare

correttamente. Una volta individuato il maggior numero di posizioni possibile, il

ricercatore deciderà quali posizioni considerare pertinenti all’obiettivo dell’indagine.

Es. in un indagine di ospedale prendere anche i malati o solo i lavoratori? Medici o

anche portieri,.. fermo il fatto che tali decisioni possono essere modificate se

necessario.

Redigere la traccia di intervista

Per l’intervista in profondità i temi da inserire nella taccia dipendono strettamente

dall’obiettivo dell’indagine.

La domanda cognitiva è necessariamente generale, ma non generica: deve contenere

in sé precisi riferimenti all’oggetto di ricerca e all’ambito territoriale interessato.

Es. le condizioni di vita e di salute delle donne anziane nel comune di Firenze..

A causa della sua variabilità, il processo di redazione della traccia dovrebbe essere

svolto all’interno di un gruppo di ricerca. Il lavoro collettivo in questa fase è

essenziale per due ragione:

a) da una parte la traccia potrà avvalersi del contributo di tutti i partecipanti che

potranno arricchirla a seconda delle proprie conoscenze, sensibilità e inclinazioni

b) dall’altra permette una compiuta socializzazione alla traccia soprattutto da parte

di coloro che dovranno realizzare le interviste

Va tenuto presente che quando l’indagine è commissionata da un ente pubblico o

privato, la domanda cognitiva e la traccia vanno pensate anche in relazione alla sua

natura e al suo ruolo. capita che il committente ha idea solo vaga del oggetto di

ricerca.

Tecnicamente è necessario partire da un elenco di temi e succ. articolarli al loro

interno. La sequenza degli argomenti può variare, ma è buona regola rimanere fluidi e

seguire un filo logico. Cambiando argomento si può introdurre es. con: adesso

cambiamo.. Cosa che non può essere fatto nella intervista biografica, dove è

l’intervistato che “guida”.

La traccia di un’intervista in profondità deve essere considerata uno strumento

soggetto a modifiche anche rilevanti per buona parte del percorso di ricerca. Una

volta redatta la prima versione,questa viene provata sul campo mediante

realizzazione di alcune interviste. Vengono riascoltate, sbobinate e trascritti, con un

breve commento. Dopodiché il gruppo si riunisce ed esamina attentamente il

funzionamento della traccia che verrà mutata in quelle parti considerate inefficienti

o comunque migliorabili.

La traccia può prevedere gradi diversi di strutturazione a seconda dell’obiettivo.

Il campionamento

Campionamento è un procedimento attr. il quale si estrae, da un insieme di unità

(popolazione) un numero ridotto di casi (campione) mediante un qualche criterio.

Ogni campione è ritenuto un sotto-insieme statisticamente rappresentativo. In base

a questo assunto, i risultati ottenuti potranno essere estesi autonomamente alla

popolazione nel suo insieme.

I campioni usati comunemente nella ricerca standard vengono detti probabilistici

perché, teoricamente, ciascun membro della popolazione di riferimento ha una

probabilità di essere estratto e di entrare a far parte del campione.

I campioni usati nella ricerca non standard vengono denominati non probabilistici,

proprio per distinguerli dagli altri. In caso di dimensioni ridotte della popolazione o

di ingenti risorse si prende però contatto con la totalità dei casi.

L’accesso al campo

Una volta stabilita la domanda cognitiva, redatta la traccia e costruito un piano di

campionamento, l’equipe di ricerca è pronta a dedicarsi al lavoro sul campo.

1° passaggio relativo a questa fase, detto “accesso al campo”, è spesso ignorato nei

resoconti sociologici che quasi mai si preoccupano di darne notizia.

Accedere al campo significa aver acquisito la propria identità sul campo, essere

considerato un legittimo interlocutore, al quale viene concessa la possibilità di fare

domande a fini di ricerca.

Una volta ammesso al campo di indagine, il ricercatore dovrà individuare quali

soggetti intervistare, dato che spesso è impensabile sentirli tutti. La selezione

ottimale vorrebbe che il ricercatore fosse messo in condizione di valutare il profilo

di ciascun candidato in ordine all’obbiettivo di ricerca.

Quando questo non è possibile, si ricorre ad altri espedienti. I più comuni sono:

a) Il ricorso a un suggeritore – in grado di segnalare le persone da intervistare

b) La selezione a valanga – si parte con una persona, alla quale viene chiesto di

fornire altri nominativi

c) L’estrazione da una lista

Il ruolo dell’intervistatore

L’addestramento è di natura sia cognitiva che procedurale.

Cognitivo: la sua attiva partecipazione alle fasi di ideazione e redazione della traccia

di intervista lo dovrebbe rendere pronto sulle molteplici sfaccettature del tema di

indagine e sulle finalità di ricerca.

Procedurale: necessita di una serie di consigli base, ma solo con l’esperienza diretta

sarà in grado di acquisire una radicata comprensione sul come comportarsi per

gestire al meglio l’intervista.

Trovare il proprio stile. Verificare gli strumenti, es. il registratore che funzioni,..

à

L’intervistatore ha un ruolo maieutico. Per l’intervista biografica ci vuole pazienza,

cordialità, atteggiamento positivo.. l’intento = incoraggiare un racconto fedele, preciso..

I compiti dell’intervistatore

I compiti sono sp. di natura relazionale: prendere contatto con il soggetto,

presentarsi cercando di ottenere la sua collaborazione. Se riesce nell’intento,

stabilire un patto di intervista che disegni i contorni dell’interazione e lo rassicuri

sul compito da svolgere. Segue una fase di realizzazione dell’intervista in cui

l’intervistatore è chiamato a bilanciare due mansioni: ascoltare e sollecitare.

Dopodiché non fa altro che chiudere l’intervista e congedarsi dall’intervistato.

Introdurre l’intervista

Attività che va seguita:

a) presentare se stesso (laureando, ricercatore,..)

b) presentare il committente o il promotore (università, Comune,..)

c) illustrare il tema dell’indagine e fornire chiarimenti sulla durata

d) rassicurare sull’anonimato e sulla prestazione richiesta

e) stabilire luogo e ora dell’intervista.

Sono gli elementi che compongono il “patto di intervista” = regola l’interazione.

Se l’intervistato dà segni di stanchezza, si può anche proporre un secondo

appuntamento per proseguire.

Luogo: generalmente si fa scegliere all’intervistato. In ogni caso preferibilmente un

luogo silenzioso. La sbobinatura è più facile se ci sono meno rumori di fondo.

1° fase: accoglienza. Poi inizia l’intervista.

Biografica: “vorrei mi raccontasse…”

Altri tipi di int. in profondità, tipo su atteggiamenti: “quanti anni ha.. dove ha

vissuto.. “ per poi proseguire con “ora che ho avuto qualche info su di Lei, potremmo

cominciare a parlare di.. “

Condurre l’intervista

L’intervistatore deve sia regolamentare l’andamento, sia cercare di non influenzare

l’intervistato. Cercare di tenere fermo davanti l’obiettivo dell’indagine: reperire info.

Va valutato il grado di familiarità tra i due attori. Chi sostiene che non debbano

conoscersi, per salvaguardare l’anonimato. In alcune situazioni però, es. immigrati,

non parlano volentieri, se non conoscono chi chiede le info.

In genere, gli interventi è bene che siano brevi e chiari, adatti a ricevere risposte

accurate. Possono essere classificate in:

a) principali inerenti i temi nella traccia

è

probes

b) suppletivi ( ) estemporanei e circostanziati; hanno diverse funzioni.

è

Due i comportamenti da evitare accuratamente:

1) interrompere troppo in ogni momento, e

2) non esprimere nulla (maschera inespressiva, silenzio equivoco)

Quando l’intervista tocca temi confidenziali, delicati, si può anche accennare a

situazioni personali per aiutare ad aprirsi.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche (BRESCIA - MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher enrico.serafini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche dell'intervista e del questionario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Barni Daniela.

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