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successo gli incumbent , anche se questi non si comportano strategicamente. Se gli incumbent si

comportassero strategicamente, la vita degli entranti sarebbe ancora più complessa. Un

monopolista può utilizzare varie pratiche per disincentivare l'entrata di un concorrente, ad esempio

sovrainvestire in capacità produttiva, fissare prezzi al di sotto dei costi, chiudere l'accesso ad input

essenziali, discriminazione sul prezzo, può vendere congiuntamente due bene ad un prezzo

scontato o viceversa, vendere due bene generalmente congiunti in modo separato.

La definizione di mercato rilevante e la valutazione del potere di mercato

Dato che la definizione di mercato rilevante è strumentale alla valutazione del potere di mercato, il

compito dell'analisi antitrust sarà quello di identificare un insieme di prodotti (e di aree

geografiche) che esercitano dei vincoli competitivi un sull'altro, cioè che determinano delle

significative interazioni tra le imprese coinvolte.

Facciamo l'esempio di una problematica derivante dagli effetti di una fusione tra due venditori di

banane; se l'obiettivo finale è stabilire quanto la fusione aumenta il potere di mercato, allora

l'analisi sarà condotta per la verifica di questo obiettivo. Di conseguenza, stabilire se le banane

appartengono o no ad un mercato distinto non dipenderà da nessuna caratteristica particolare che

le due imprese condividono o meno, ma dipenderà piuttosto dal fatto che esistono altri frutti che

sono sufficientemente sostituibili alle banane, al punto da condizionare le scelte commerciali e il

prezzo delle imprese che vendono banane.

Questa analisi può essere svolta seguendo la logica del cd test SSNIP (o del monopolista

ipotetico), sia nella dimensione merceologica che in quella geografica.

Definizione del mercato prodotto

Utilizzando sempre l'esempio della fusione delle due imprese di banane, definiamo il mercato

rilevante dal punto di vista del prodotto.

Il test SSNIP viene utilizzato dalle autorità antitrust di tutto il mondo e significa "test del piccolo,

ma significativo e non transitorio aumento dei prezzi" → Small but Significant and Non-transitory

Increase in Price.

Supponiamo che il mercato oligopolistico delle banane sia sostituito da un ipotetico monopolio,

nel quale opera un'unica impresa. Il test richiede quindi di analizzare se l'ipotetico monopolista

troverebbe profittevole aumentare il prezzo delle banane al di sopra del livello corrente, diciamo

del 5-10%, in maniera non transitoria. Se la risposta è affermativa, allora significa che le banane

non subiscono la concorrenza di altri prodotti. Di conseguenza, tutte le interazioni commerciali

rilevanti avvengono solo tra i venditori di banane, e il mercato delle banane dovrebbe essere

considerato un mercato separato dagli altri.

Se però, la risposta al test dovesse essere negativa, perchè ad esempio un aumento dei prezzi

spingerebbe i consumati ad acquistare kiwi, allora sarà necessaria riformulare la domanda iniziale

in modo diverso: l'ipotetico monopolista, unico produttore di banane e kiwi, troverà profittevole

aumentare il livello dei prezzi? Ancora una volta se la risposta sarà affermativa, allora si sarà

trovato il mercato rilevante, altrimenti sarà necessario rifare il test.

Ciò che è importante è che il test SSNIP identifichi una logica con cui procedere nell'analisi del

mercato rilevante.

Sostituibilità dal lato della domanda e dal lato dell'offerta

Se si pensa a prodotti sostitutivi, si fa riferimento a quei prodotti che possono esercitare dei vincoli

competitivi sui beni in esame. Va però valutato anche un secondo elemento, ossia la possibilità

che l'aumento dei prezzi attragga nuovi produttori, i quali attualmente stanno producendo altri

beni; in questo caso il vincolo competitivo maggiore non sarebbe determinato dalla sola

sostituibilità del prodotto, ma dalla possibilità che delle imprese, attualmente impegnate in altre

produzioni, decidano in tempi brevi di entrare nel mercato dove opera il monopolista e competere

con esso. 17

Consideriamo ad esempio la fusione tra due imprese di autotrasporti di autobus che collegano le

città A e B. A↔B tratta pendolare dove gli autobus sono preferiti ai treni perchè collegano in modo

diretto le due città. Di conseguenza se si considera solo la sostituibilità dal lato della domanda, i

mercato rilevante coinciderebbe con quello degli autobus tra le due città. Tuttavia, nelle città A e B

esistono anche altre compagnie che operano però su linee diverse; se ipotizziamo che non sia

particolarmente complesso ottenere la licenza per operare tra le due città in questione e che

anche queste imprese dispongono di capacità produttiva per i nuovi servizi, possiamo concludere

che queste compagnie di autobus eserciteranno un vincolo competitivo e renderanno

sconveniente un aumento dei prezzi sulla tratta A↔B.

Fatte queste considerazioni, possiamo definire un mercato rilevante più ampio rispetto a quelle

definito all'inizio considerano esclusivamente la sostituibilità dal lato della domanda.

L'analisi della sostituibilità dal lato dell'offerta ci permette quindi di allargare la definizione di

mercato rilevante, qualora siano soddisfatte diverse condizioni. In particolare il passaggio da una

produzione all'altra deve:

- essere agevole, rapido e conveniente

- il produttore deve avere già le competenze e i beni capitali necessari

- non si devono sopportare costi irrecuperabili

- si deve riuscire a superare qualsiasi barriera all'entrata in breve tempo e a costi ridotti.

Quindi, l'entrata in un nuovo mercato ha una valenza importante nella valutazione del potere di

mercato, non solo nella fase preliminare di definizione di mercato rilevante, ma anche nella fase

successiva quando vengono valutati i fattori concorrenziali che possono limitare l'esercizio del

potere di mercato stesso.

Questa modalità appare però molto arbitraria e può comportare anche degli appesantimenti nel

lavoro di valutazione dell'anti-trust. Procedendo subito all'analisi dei vincoli competitivi esistenti si

può guadagnare del tempo e permette di considerare tutti gli elementi dell'offerta rilevanti nella

fase iniziale.

L'uso del test SSNIP presenta alcune difficoltà quando viene impiegato nelle investigazioni che

riguardino fattispecie diverse dalla fusione.

In molti casi, infatti, possiamo attenderci che i legami di sostituibilità tra prodotti non rimangano

costanti indipendentemente dai prezzi, ma semmai che l'elasticità incrociata dei prodotti (ad es di

qualità diversa) cresca al crescere delle differenze di prezzo. In questo caso, su due beni di

diversa qualità fossero venduti ad un prezzo concorrenziale, tale da riflettere i loro costi di

produzione, l'elasticità incrociata potrebbe risultare limitata, suggerendo una definizione dei

mercato dei due beni in maniera distinta.

Valutando i legami di sostituibilità tra i prodotti di prezzi correnti, si sarà portati ad includere

entrambi i prodotti nello stesso mercato rilevante e conseguentemente a sottostimare il potere di

mercato del prd migliore.

Una delle informazioni più utili per la definizione del mercato è l'elasticità della domanda al prezzo

→ ossia la variazione percentuale della quantità domandata in seguito ad un incremento di 1

punto percentuale del prezzo di un prodotto.

Utilizziamo ancora l'esempio delle banane , sapendo che l'elasticità al prezzo è di 0,2 possiamo

dedurre che un aumento del prezzo delle banane del 10% porterà ad una diminuzione della

domanda del 2%; dato che solo un numero limitato di consumatori sceglierà di consumare altri

frutti, è molto probabile che l'aumento in questione sia profittevole. Però, probabilmente, esistono

tante altre variabili che hanno un ruolo fondamentale nella domanda del bene -banane-.

Per prendere in considerazione tutte le diverse variabili, bisognerebbe costruire e stimare un

modello econometrico che non consideri solo la relazione domanda di banane e prezzo, ma

anche degli altri elementi che potrebbero influire.

Quindi, l'elasticità incrociata al prezzo, se ottenute da un modello econometrico, può aiutare a

comprendere i vincoli esistenti tra un prodotto o l'altro, nella definizione del mercato rilevante.

L'elasticità incrociata al prezzo tra i prodotti A e B è definita come la variazione percentuale della

domanda per il prodotto B, a fronte di un aumento dell1% nel prezzo del prodotto A. 18

Se l'elasticità al proprio prezzo, per il prodotto considerato ad es il prd A, è sufficientemente

elevata, vuol dire che un ipotetico monopolista aumenterebbe profittevolmente i suoi prezzi di A in

piccola, ma significativa misura, allora risulterà importante anche identificare quale prodotti

esercitino un vincolo competitivo su A.

Quando l'elasticità incrociata al prezzo sono basse, indicano che tali prodotti non sono percepiti

dai consumatori come sostituti per quel bene e quindi questo definisce un mercato separato.

Per facilitare la definizione del mercato rilevante si possono usare anche test di correlazione al

prezzo, che indicano come le serie di prezzo di diversi prodotti si evolvono nel tempo. L’idea è

quindi che se due prodotti/due aree geografiche appartengono allo stesso mercato, i loro prezzi

tenderanno a muoversi nella stessa direzione nel tempo. Supponiamo ad esempio, che uno shock

faccia aumentare il prezzo del prd A, se il prd B appartiene allo stesso mercato, allora la sua

domanda crescerà determinando anche un aumento del suo prezzo.

Anche nel test nella correlazione dei prezzi, la frequenza con cui sono fatte le rilevazioni è

importante perché influenza l’entità dell’aggiustamento operato dai consumatori.

È inoltre possibile che questo test presenti delle difficoltà:

• In primis legato al fatto che le serie di prezzi possono cambiare nel tempo a causa di

cambiamenti della qualità del prodotto o variazione nei costi di trasporto/transazione;

• Secondo, può esserci la possibilità che altri fattori comuni inducano ad un movimento

simile di prezzo dei prodotto che appartengono a mercato doversi.

D’altro canto però il test delle correlazioni di prezzo da alcune informazioni utili: in presenza di

shock comuni è probabile che le confermazioni risultino distorte vero l’alto, se tuttavia anche in

questo caso i valori ottenuti risulteranno limitati, allora si può concludere che le due serie non

presentano significative correlazioni.

Partendo dall’idea base del test delle correlazioni di prezzo (ossia che due prodotti dello stesso

mercato tendano ad avere lo stesso prezzo) potrebbe risultare conveniente verificare che nel

tempo siano simili non solo le variazioni, ma anche i livelli di prezzo dei due prodotti. Tuttavia, non

è corretto utilizzare le differenze di prezzo come criterio per la definizione del mercato rilevante!

Le caratteristiche fisiche del prodotto e il suo uso può dare alcune informazioni sul possibile grado

di sostituibilità con un altro prodotto, da utilizzare nel test dell’ipotetico monopolista. Quello che

infatti molto spesso guida i consumatori,non sono le semplici caratteristiche fisiche del prodotto,

ma anche i gusti e le preferenze associate a ciascun prodotto che possono portare a considerare

due prodotti con caratteristiche differente come sostituti e viceversa due prodotti molti simili poco

legati.

Nel prendere in considerazione i vincoli competitivi che i prodotti esercitano uno sull’altro, c'è il

rischio di definire i mercati rilevanti in modo che a priori possa risultare non ovvio. Il test

dell’ipotetico monopolista, inoltre, può portare ad definire il mercato in modi diversi a seconda di

quale sia il punto di partenza dell’indagine.

Un importante quesito che spesso si presenta è come definire i mercati quando esistono mercato

primari e secondari (o mercati post vendita). Molto spesso si verifica una situazione nel quale il

prodotto secondario sia progettato e realizzato per funzionare esclusivamente con un certo

prodotto primario, as esempio una casa automobilistica che richiede fari speciali prodotti

esclusivamente da lei stessa che produce sia macchine che pezzi di ricambio.

Per affrontare questo problema, é utile fare riferimento al test SSNIP, dove la domanda posta

all’ipotetico monopolista che vende le parti di ricambio di una certa marca di auto, riguarda il fatto

se sarà in grado di aumentare i prezzi di modo profittevole è significativo.

Notare che se alcuni consumatori hanno già acquistato l’auto, questi non potranno scegliere quali

parti di ricambio utilizzare. Ma i consumatori che ancora devono comprare l’auto (prodotto

primario), possono sceglier di acquistare quella o un’altra marca dopo aver valutato i costi che si

dovranno sostenere nell’ipotesi della necessità di un pezzo di ricambio. Se le parti di ricambio,

quindi, costituiscono una quota importante del costo atteso totale del prodotto e se sono molti i

consumatori a prendere in considerazione questo aspetto, l’ipotetico monopolista non avrà 19

convenienza ad aumentare i prezzi del prodotto secondario, quindi il mercato rilevante sarà quello

del mercato primario (auto).

In sunto, la risposto alla domanda se i prodotti secondari debbano essere considerati come

mercato separato dipenderà innanzitutto dal fatto che il prezzo del prodotto secondario

rappresenti o meno una parte consistente del prezzo del prodotto primario (come la storia dei

pezzi di ricambio e delle auto). Inoltre, dipenderà non solo dal prezzo del prodotto secondario, ma

anche dalla probabilità che tali costi dovremmo essere sostenuti. Infine dipenderà anche dal grado

di informazione che hanno gli acquirenti.

Infine è necessario fare un’osservazione finale sulla coerenza che le agenzia antitrust mostrano

nel tempo, nella definizione dei mercati rilevanti. Può accadere che le stesse imprese, o prodotti

simili, siamo sottoposti ad indagine in più occasioni. Tuttavia, le preferenze dei consumatori e le

condizioni tecnologiche cambiano con il passare del tempo e in questi casi la coerenza può

essere fonte di errori.

Definizione del mercato geografico

Nella definizione del mercato geografico, sono applicabili molte delle considerazioni già fatte per il

mercato di prodotto. In particolare, il test SSNIP resta il principale strumento a cui fare

riferimento.

Confidiamo ad esempio la fusione tra due produttori di acqua naturale in Italia. In questo caso il

SSNIP deve assumere la forma : l’ipotetico monopolista, unico venditore di tutte le acque minerali

in Italia, troverebbe profittevole aumentare il prezzo del 5-10%?

Se la risposta è sì allora il mercato geografico sarà l’Italia.

Se la risposta è no potrebbe essere data dal fatto che l’aumento del prezzo porterebbe alcuni

consumatori ad acquistare acqua francese, provocando in questo modo un aumento delle

importazioni. In questa situazione sarà quindi poco conveniente per il monopolista ipotetico alzare

i prezzi e il test dovrà essere rifatto considerando sia i produttori di acqua Italia che quelli francesi.

Quindi, quando si va ad applicare il test con l’obiettivo di definire il mercato geografico rilevante,

oltre a considerare le stime di elasticità e il test di correlazione, è necessario fare riferimento

anche alle informazioni riguardanti le importazione e i costi di trasporto.

a. Costi di importazione ( test di spedizione)

Utilizzare i dati sulle spedizione per identificare le aree corrispondenti ai mercati geografici.

Il test di spedizione si compone in 2 parti:

La prima accerta che ci sia “little in from outside” (cioè che le import incidano per una

1. piccola parte sul consumo locale)

La secondo accerta che ci sia “little out from inside” ( cioè che una parte limitata della

2. produzione locale venga esportata).

L’idea base del test è che una data area geografica è definita come mercato rilevante se tutte e

due le condizioni sono soddisfatte, ossia se i flussi commerciali da e verso altre aree geografiche

sono limitati.

Il test può fornire utili informazioni, ma è anche probabile che sia in alcuni casi distorto è che i suoi

risultati debbano esse interpretati con cautela. Ad esempio, supponiamo che ci sia uno scambio

commerciale tra un regione e un’altra, questo indicherebbe chiaramente che i produttori delle

regioni esercitano reciproca,mete un vincolo competitivo, per tanto le due regioni dovrebbero

essere definite come mercato separati e il test dovrebbe essere ripetuto.

Supponiamo invece che il test sia soddisfatto, nel senso che tra le due regioni confinanti si

realizzino solo poche spedizioni; in questo caso il test non ci indica ne cereria,nere che le due

regioni non appartengano alla stesso mercato. Se i prezzi sono identici ed esistono costi di

trasporto (anche bassi), non ci sarà nessuna spedizione da una regione all’altra nonostante in

esse si produca il medesimo bene.

In realtà, produttori di una regione vincolano fortemente quelli dell’altra. Se i produttori di A

prezzi

cercassero di aumentare i , anche solo di poco, i consumatori di A si rivolgerebbero a B, in

questo caso l’aumento del prezzo non è profittevole. Quindi il test di spedizione è distorto e i suoi

risultati devono essere interpretati correttamente.

b. Costi di trasporto 20

Un’altra importante informazioni c'è la danno i costi di trasporto, relativamente ai prezzi di un dato

prodotto. Il fatto che questi costi incidano poco sui prezzi vuol dire che le spedizioni sono pur

sempre possibili e che quindi esiste un vincolo competitivo a limitare l’aumento dei prezzi in una

regione.

In alcune situazioni, queste condizioni ridurranno l’estensione del mercato geografico.

In altri casi, inoltre, le preferenze dei consumatori possono costituire una variabile molto

importante, l’esistenza di preferenze diverse tra i consumatori i paesi diversi tende a influenzare

neo tempi la varietà e la qualità dei prodotti offerti, che saranno più influenzati dai gusti nazionali.

Tuttavia, questo non vuol dire per forza che le import non abbiano un vincolo competitivo: un

ulteriore incremento dei prezzi in un paese può provocare una diversificazione della domanda, per

cui ci potrebbe essere un vantaggi per i prodotti stranieri. In alcuni casi, pero, le differenze di

preferenze sono talmente forti che avrebbe poco senso definire i mercati tra paesi.

La valutazione del potere di mercato.

Si definisce potere di mercato l’abilità di un’impresa a fissare prezzi al di sopra dei suoi costi

marginali.

Una situazione estrema nelle quale le imprese non detengono potere di mercato sono ad esempio

i mercati perfettamente concorrenziali. Nella maggioranza delle situazioni però, le strutture di

mercato sono frammentate, a causa dei costi fissi, ed è improbabile che un consumatore

percepisca due prodotti come perfetti sostituti; in questi casi, è lecito aspettarsi da parte

dell’impresa un certo potere di mercato. Questo comporta due problematiche:

Quale misura del potere di mercato deve essere usata

1. A quale soglia del potere di mercato si deve fare riferimento per indicare che l’impresa

2. abbia un potere sufficiente da richiedere l’intervento delle autorità a tutela della

concorrenza

Per quello che riguarda la prima problematica: una misura teorica del potere di mercato è data

dall’Indice di Lerner, ossia il rapporto tra il mark-up dell’impresa ( → differenza tra il prezzo pi ed il

p '

( −C )

i i

L

costo marginale C’i) e il prezzo: L’indice aumenta con il mark-up praticato

=

i p i

dall’impresa.

Però, una diretta applicazione di questo indice presenta delle problematiche:

• Non è semplice stimare il costo marginale di un’impresa E’ infatti un concetto prettamente

teorico risulta difficile determinare l’impatto di una variazione di quantità prodotta da

un’impresa sul costo totale della produzione.

• Ci si dovrebbe aspettare che un’impresa monopolistica sia caratterizzata da inefficienza

produttiva e quindi abbia costi più elevati di quelli efficienti. Paradossalmente, utilizzando

l’indice di Lerner ai costi marginali effettivi si poterebbe concludere che un’imprese non

gode di potere di mercato perchè i suoi costi sono relativamente alti e i suoi costi marginali

relativamente bassi, mentre tali costi sono proprio dati dal suo potere di monopolio.

Viste le difficoltà nell’utilizzo di questo indice, un approccio alternativo può essere basato sul fatto

che l’Indice di Lerner di un’impresa monopolista corrisponde all’inverso dell’elasticità della

1

L =

domanda → i ε i

Tuttavia non sempre queste tecniche complesse e rigorose risultano applicabili.

La proceduta tipica seguita dell’antitrust di tutto il mondo è quella di definire prima di tutto il

mercato rilevante e poi, su questo, procedere alla valutazione del potere di mercato. In questo

secondo passo e autorità misureranno le quote di mercato detenute dall’impresa.

Il riferimento alle quote di mercato è legato al tradizionale modello di Cournot e vede nelle

caratteristiche della struttura di mercato l’elemento fondamentale per la determinazione degli

equilibri di mercato e dei prezzi. In questa prospettiva, maggiore è il numero di imprese e minori le

quote di mercato, più i prezzi si avvicineranno ai costi marginali con la conseguenza di indebolire il

potere di mercato. 21

Inoltre, in presenza dei costi marginali costanti ma diverse tra le imprese, il prezzo di mercato

implica ricarichi suoi costi marginali proporzionali alle quote di mercato stesse. Tuttavia, il fatto che

l’impresa detenga un’alta quota di mercato non è sufficiente a concludere che questa sia

dominante.

L’utilizzo delle quote di mercato per un accertamento del potere di mercato dell’impresa rimanda

immediatamente alla definizione di soglie quantitative che offrono una guida sia alle autorità

antitrust che alle imprese. Diciamo però che nella pratica sono prevalse delle soglie quantitative

utilizzate come riferimento. La corte europea di giustizia (CEG) ha sostenuto che esistono molti

fattori che vanno presi in esame per valutare la dominanza, ma ha riconosciuto un ruolo

fondamentale alle quote di mercato:

“L’esistenza di una posizione dominante può derivare da vari fattori, che presi uno ad uno non

sono necessariamente determinanti, ma tra di essi un fattore molto importante è il sussistere di

considerevoli quote di mercato”.

Diciamo quindi che per la CEG non è chiaro sotto quale soglia un’impresa non sia dominante. La

commissione europea fissa probabilmente tale soglia a circa 25% e le corti statunitensi a delle

soglie più elevate.

Una volta che il mercato rilevante sia definito si possono calcolare le quote di mercato di tutte le

maggiori imprese; questo ci permetterà di avere un quadro circa le pozioni competitive relative

delle principali imprese sul mercato.

In alcune situazioni, si può disporre delle quote di mercato in termini sia di unità che di valori.

In alcune industrie, dove la produzione dipende da un input cruciale disponibile in quantità limitata,

l’esistenza di riserve può dare maggiori informazioni riguardo le quote di mercato. Anche il livello

di capacità produttiva in eccesso posseduta dalle imprese rivali può rappresentare una buona

fonte di informazioni.

Alcuni mercato si contraddistinguono per gli notevole entità e infrequenti nel tempo effettuati da un

numero ridotto di acquirenti; su questi mercati ci può essere ampia variabilità delle quote di

mercato sono calcolate per un periodo limitato di tempo. Di conseguenza, le quote di mercato

dovrebbero essere sempre calcolate con larghi periodi temporali ad esempio 3-5 anni.

Inoltre, non conta solo l’esistenza di un certo andamento delle quote di mercato, ma anche la sua

persistenza nel tempo, che può fornire utili informazioni riguardo la situazione del settore.

Facilità di entrata

Se un’impresa cercasse di aumentare i suoi prezzi, i suoi attuali rivali potrebbero reagire

incrementando la loro capacità produttiva. Nella misura in cui i rivali dell’impresa risponderanno

energicamente, il potere di mercato sarà limitato. Questo effetto può essere messo in atto non

solo dagli attuali concorrenti, ma anche dai potenziali entranti.

È necessario valutare però complessivamente più elementi, quindi non solo lo l’assenza di vincoli

amministrativi ma anche l’irrecuperabilità dei costi fissi e i tempi necessari per entrare sul mercato,

in modo da valutare quanto i concorrenti potenziali rappresentino un vincolo all’esercizio del

potere di mercato. Inoltre, è necessario anche considerare la storia dell’industria, con particolare

attenzione ai precedenti episodi di entrata e alla reazioni dell’incumbent.

Potere degli acquirenti

L’abilita dell’impresa a praticare prezzi maggiori dipende anche dal grado di concentrazione degli

acquirenti; un’impresa è sicuramente più l'obera di esercitare il proprio potere di mercato, quando

ha molti consumatori e acquirenti dispersi. Un acquirente forte, di contro, può utilizzare il suo

potere contrattuale per stimolare la concorrenza.

Inoltre, la concentrazione degli acquirenti può rendere più semplice l’entrata di nuovi produttori.

Però di fatto sembra esserci evidenza del fatto che la concentrazione degli acquirenti influenza

negativamente il potere di mercato dei venditori. 22

La regolamentazione dei servizi infrastrutturali

Per regolamentazione economica s’intende quel complesso di misure esplicite con le quali lo

Stato induce negli agenti economici comportamenti che altrimenti non sarebbero stati adottati.

La regolamentazione può riguardare:

• I consumatori → regolamentazione della domanda

• I produttore → regolamentazione dell’offerta

• Il mercato → altre regole fissate dallo Stato

Esistono molti motivi per regolare un settore; non considerando gli effetti di spillover possiamo

identificare 3 principali ragioni:

Evitare i fallimenti di mercato (es. Monopoli naturali) il che implica perseguire obiettivi di

1. efficienza

Promuovere l’offerta di “servizi meritori” sulla base di considerazioni extraeconomiche

2. Perseguire obiettivi di equità o di redistribuzione del reddito, attraverso la promozione

3. dell’offerta, a prezzi inferiori ai costi, di alcuni servizi.

Effettivamente lo Stato non regola l’offerta con una sola finalità, generalmente interviene per

assicurare risultati che siano socialmente desiderabili. Talvolta questi sono chiaramente

distinguibili in interventi mirati all’efficienza, all’equità o alla fornitura di beni meritori, altre volte

l’intervento regolatore è rivolto a conseguire contemporaneamente più obiettivi.

Quando regolare e perchè

Abbiamo già sottolineato che in genere gli interventi di regolamentazione, modificano o

impongono regole agli agenti e possono modificare di fatto la struttura di mercato influenzando le

caratteristiche delle transazioni e i termini contrattuali delle relazioni tra acquirenti e venditori.

Proprio ponendo l’accento sulla modifica del comportamento dei soggetti possiamo nuovamente

distinguere tra:

• Regolamentazione della domanda → tutte le misure il cui scopo principale è quello di

influenzare il comportamento dei consumatori;

• Regolamentazione dell’offerta → tutte le misure finalizzate a modificare i comportamenti

dei produttori.

Ulteriore distinzione può essere fatta tra regolamentazione:

• Ex ante → cioè quelle misure che precedono le azioni degli agenti economici e sono volte

ad orientarle. In questa categoria quindi rientrano: interventi di settore volti a fissare i

prezzi,relazione della quantità e interventi in materia di servizio universale.

• Ex post → cioè le misure volte a correggere il comportamento degli agenti. Sono incluse

quindi: le azioni degli organismi incaricati di vigilare sul mantenimento e sul corretto

funzionamento del meccanismo concorrenziale.

Quando regolare

Fino agli anni ’70, i riferimenti teorici in materia di regolamentazione erano la teoria dell’interesse

pubblico e il primo teorema dell’economia del benessere. Lo Stato, quindi, era considerato come

un massimizzato re degli interessi della collettività, che interveniva ogni volta che le forze di

mercato non fossero in grado di raggiungere l’equilibrio competitivo e si determinava fallimento di

mercato.

Quindi è necessario regolare quando:

Motivi Obiettivi

FALLIMENTI DI MERCATO 23

Esistenza di potere di mercato Contrastare la tendenza all’aumento dei

prezzi e alla riduzione della quantità

Esternalità Attribuire l’intero costo di produzione a chi

produce o consuma un bene

Incompletezza dei mercati Informare i consumatori

- Informazione perfetta Obiettivi

MOTIVAZIONI SOCIALI

Beni di merito Garantire l’offerta e l’accessibilità di servizi

ritenuti essenziali

Interventi redistributivi Ridurre i prezzi per alcuni gruppi di utenti

Generalmente con il termine “mercato” intendiamo qualsiasi ambito in cui c'è incontro tra

domanda e offerta di un determinato bene/servizio, il che permette di determinare il prezzo e la

quantità scambiata,

Il mercato risulta concorrenziale se ne i consumatori ne le imprese possono influenzare il prezzo,

però affinché questo possa accadere devono realizzarsi alcune condizioni:

• I venditori devono esser in gran numero e offrire prodotti omogenei che per il consumatore

risultino perfettamente sostituibili

• Tutte le informazioni rilevanti vengono sintetizzate nel prezzo e gli agenti economici

possono decidere autonomamente in merito ai prezzi e alle quantità vendute o acquistate,

ciò vuol dire che la domanda è sensibile al prezzo

• Non devono esserci barrire all’entrata.

In situazione di concorrenza perfetta, inoltre, il bene è venduto ad un prezzo che è pari al suo

costi mangiale. Questo permette di produrre nel miglior modo possibile garantendo l’efficienza di

produzione. Generalizzando questo risultato all’intero sistema economico, possiamo arrivare alla

formulazione del primo teorema del economica del benessere: se i consumatori e le imprese si

comportano in modo concorrenziale su ogni mercato, se esistono mercati per tutte le merci

scambiate e se infine le informazione dei soggetti è perfetta, ne consegue che l’equilibrio

competitivo -se esiste- è Pareto-efficiente, ovvero permette di raggiungere contemporaneamente

l’efficienza nella produzione, nell’allocazione delle risorse e nel consumo.

In questo contesto, é chiaro che l’intervento delle Stato risulta inutile perché non è possibile

ottenere nessun’altra allocazione di risorse che migliori il benessere di qualcuno senza peggiorare

quello di qualcun altro.

Effettivamente però, l’esistenza di potere di mercato, legata alla presenza di pochi venditori, la

diffusione di comportamenti strategici, connessa a imperfetta informazione e la presenza di

barriere all’entrata possono consentire agli operatori, in assenza di interventi di politica pubblica,

di applicare prezzi sostanzialmente più elevati rispetto a quelli concorrenziali e di ridurre la

quantità prodotto, determinando rilevanti perdite per il benessere della collettività. Per questo, si

sono individuate le ragioni economiche che giustificano l’intervento dello Stato nell’economia nel

momento in cui vengono meno le ipotesi che garantiscono il raggiungimento dell’efficienza

paretiana.

FALLIMENTI DI MERCATO

Nel caso in cui sul mercato vengano meno uno o più caratteristiche del mercato in perfetta

concorrenza, il mercato non è più in grado di conseguire un equilibrio competitivo.

I fallimenti di mercato rilevanti nell’ambito della regolamentazione sono principalmente 4:

L’esistenza di potere di mercato → il funzionamento del meccanismo di mercato ed

1) conseguentemente il conseguimento dell’efficienza produttiva sono legati all’assenza di

poter di mercato degli agenti economici. Se sul mercato sono presenti una sola o poche

imprese che soddisfano la domanda dell’intero mercato, allora i produttori possono 24

influenzare prezzi e quantità, fissando un prezzo superiore al costi marginale e riducendo

la quantità venduta e il surplus per il consumatore.

Il potere di mercato può essere dovuto:

- Sia alla presenza di situazioni di monopolio o monopolio naturale: in questo caso il

potere di mercato viene regolato attraverso interventi regolatori ex ante volti a

controllare i prezzi applicati e la quantità fornita

- Sia a comportamenti anti competitivi messi in atto dalle imprese stesse: vengono

sanzionati ex post dalla autorità antitrust.

Esternalità →la condizione necessaria per il funzionamento efficiente del mercato è

2) l’indipendenza della azioni individuali. Nella realtà però é molto facile che le decisioni di

produzione e/o consumo di un agenti economico vengano influenzate o possano

influenzare le azioni di un altro agente. Questa interdipendenza altera il funzionamento del

meccanismo di mercato in quanto impedisce al prezzo del bene di sintetizzare tutte le

informazioni rilevanti per la conclusione delle scambio. Dato che l’esistenza di effetti esterni

determina una divergenza tra i costi/benefici marginali privati e i costi/benefici marginali

sociali , diventa impossibile soddisfare una delle condizioni necessarie per l’ottenimento

dell’equilibrio paretiano, ossia l’uguaglianza tra prezzo e costo marginale.

In caso di esternalità i soggetti fanno scelte in base a prezzi che non rifletto i costi o i

benefici effettivi delle risorse: un’esternalità negativa avrà consumo/produzione eccessivo

rispetto all’ottimo, mentre un’esternalità positiva avrà consumo/produzione inferiore

all’ottimo. Gli interventi fiscali e regolatori operano per penalizzare/incentivare le attività

che generano esternalità negativa/positiva.

Incompletezza dei mercato →tre le ipotesi principali del primo teorema del benessere c'era

3) la presenza di mercati completi, cioè devono esistere mercati per ogni bene e i beni offerti

possono essere differenti tra loro

- L’informazione imperfetta, che rende non osservabili e verificabili da tutti le

caratteristiche dei beni/servizi venduti, fa cadere l’ipotesi di completezza dei mercati.

Se cade l’assunto di informazione perfetta, possono nascere fenomeni di asimmetria

informativa ex ante (adverse selection) o ex post (moral hazard) che possono

pregiudicare o determinare il fallimento di mercato.

La presenza di asimmetrie informative è il classico esempio in cui si giustifica l’intervento

regolatorio. Quando la presenza di queste asimmetrie impedisce al mercato di fornire un

livello di continuità e di qualità di un servizio, si utilizza la regolamentazione per favorire

l’ottenimento di risultati socialmente desiderabili.

La concorrenza distruttiva → è la situazione opposta all’esistenza di potere di mercato,

4) ovvero c'è presenza di troppi operatori che impedisce il corretto funzionamento del

meccanismo concorrenziale.

Una prima forma di intervento regolatorio consisteva nell’adozione di politiche di prezzo

minimo e nel controllo dell’entrata attraverso autorizzazioni e concessioni; questo tipo di

intervento è stato abbandonato perché di fatto risultava difficile distinguere tra concorrenza

distruttiva e concorrenza normale.

MOTIVAZIONI SOCIALI

Le motivazioni sociali sono connesse all’offerta di servizi che si considerano in qualche modo

essenziali e agli effetti redistributivi che il consumo di essi può avere su diversi soggetti.

Da un punto di vista economico, i servizi essenziali rientrano nella categoria più vasta dei cd beni

di merito, cioè quei beni o servizi il cui consumo è ritenuto “un bene”, sulla base delle

considerazioni sociali o politiche, ma comunque extra economiche.

In altri casi, anche se l’equilibrio raggiunto dalle forze di mercato è Pareto-efficiente, lo Stato

potrebbe decidere di intervenire con interventi che hanno finalità redistributive. 25

Come regolare

In genere, poiché l’intervento pubblico deve tutelare ed esprimere le esigenze dei due cittadini, la

regolamentazione può essere vista come un tentativo di tradurre le indicazioni amministrativo-

burocratiche coerenti con il mandato ottenuto dagli elettori. Si pone quindi un problema principale-

agente.

Come è noto, in questa tipologia di relazione, una parte meno informata (il principale) offre all’altra

parte più informata (agente) un contratto per l’esecuzione di un incarico più o meno complesso. Si

individuano quindi due problemi:

• Informazione nascosta o adverse selection, che si verifica nel caso in cui l’agente abbia

informazioni private in merito ad alcune sue caratteristiche e tali vantaggi informativi,

impedendo al principale di definire un contratto ottimale, fanno si che si scelgano gli agenti

con caratteristiche peggiori.

• Azione nascosta o moral hazard, dovuto alla presenza di asimmetrie informative

successive alla stipula del contratti che impediscono al principale di verificare le azioni

dell’agente.

Nel processo regolatorio, i legami che intercorrono tra elettori, politici, regolatore e impresa

regolata possono essere visti come un sistema di relazioni con molteplici principali e agenti:

- I politici operano come agenti per gli elettori (che sono i principali)

- Il regolatore agisce come agente per i politici (che ora sono diventati principali)

- L’impresa regolata agisce come agente per il regolatore (ora principale)

In ciascuno di questi livelli, il grado di aderenza del comportamento dell’agente alle indicazioni del

principale dipende da alcuni fattori:

Dalla presenza di diverse funzioni obiettivo dell’agente e del principale

1. Dalla difficoltà del principale nel definire il meccanismo regolatorio ottimale, dati i vantaggi

2. informativi ex ante posseduti dall’agente

Dalla possibilità che l’agente compia azioni nascoste per tutelare i propri interessi a scapito

3. di quelle del principale → moral hazard . In generale, l’efficacia e i costi di un’azione di

controllo dipendono dalla natura e del rapporto di agenzia.

L’esistenza di un’adeguata struttura di incentivi che induca l’agente ad adottare un

4. comportamento conforme alle direttive del principale.

Notiamo dunque che i problemi sono molti e la probabilità che gli obiettivi dei cittadini vengano

perseguiti nella pratica non è molto elevata.

La rilevanza del problema di agenzia nella regolamentazione non è indipendente dalle

caratteristiche dell’assetto proprietario del settore considerato.

È necessario ora fare un confronto tra impresa pubblica e impresa privata regolata, sottolineando

il fatto che nel caso non esistano asimmetrie informative a favore dell’impresa le due tipologie

risultano fondamentalmente equivalenti. Per contro, se l’impresa é in possesso di vantaggi

informativi, si complica la situazione.

Alcuni giustificano la proprietà statale con la possibilità che questa permetterebbe al regolatore di

acquisire informazioni rilevanti in modo da regolare efficacemente l’impresa. In realtà però, tale

condizione é basata sull’ipotesi che manager e regolatore abbiano la stessa funzione-obiettivo;

ipotesi però errata! La divergenza di interesse dei due soggetti fa si che il management , avendo

una funzione di utilità indipendente esente dalla massimizzazione del benessere sociale, dia

scarsa attenzione alla riduzione dei costi, ai miglioramenti qualitativi e agli incrementi di efficienza.

→ problema di agenzia!

Un’impresa pubblica, invece, sarebbe strettamente controllata dai politici che gestiscono la

proprietà pubblica e questo vorrebbe dire una produzione di servizi non giustificabili

economicamente.

Infine osserviamo che, la proprietà pubblica finisce per replicare nelle aziende i pregi e i difetti del

sistema politico.

Detto questo, possiamo concludere quest’analisi dicendo che la proprietà pubblica dell’impresa ,

intesa come forma di regolamentazione giustificata per eliminare le asimmetrie informative, 26

impedisce di fatto all’impresa di ottenere extra profitti. Tuttavia, quando il regolatore non conosce

lo sforzo compiuto dai manager, dato che questi hanno una funzione-obiettivo diversa dalla

massimizzazione del benessere sociale e che i politici non dispongono opportuni meccanismi

incentivanti, la gestione pubblica disincentiva la riduzione dei costi.

Per contro, la soluzione dell’impresa privata regolata può consentire al regolatore di incentivare la

riduzione dei costi e gli investimenti; in questo caso, nonostante la presenza di asimmetrie

informative, le caratteristiche tipiche di un’azienda privata portano i manager ad adottare le

soluzioni più efficiente dal punto di vista produttivo. Infatti se il management fosse inefficiente i

ridurrebbe il valore di mercato dell’impresa impedendole di crescere, questa eventualità esercita

nei confronti dei manager un incentivo poiché questi potrebbero essere licenziati in quanto ritenuti

responsabili delle inefficienze dell’impresa. Quindi, la possibilità di fallimento di un’impresa privata

ha effetto incentivante sui comportamenti.

To summarize: quando esistono asimmetrie informative, la soluzione rappresentata dalla

regolamentazione di un’impresa privata é più efficiente dell’impresa pubblica. Infatti nel primo

caso gli incentivi del management favoriscono il conseguimento di risultati efficienti dal punto di

vista produttivi. La soluzione opposta delle imprese pubbliche crea nuovamente il problema

principale-agente, derivante dai rapporti tra obiettivi dello Stato e obiettivi del management.

La collocazione della funzione di regolazione pone alcuni problemi sul piano istituzionale; per

valutarli è necessario comprendere quali siano le caratteristiche desiderabili di un regolatore:

- Competenza → deve disporre di competenze tecniche, economiche e giuridiche

approfondite in modo da poter risolvere problemi complessi

- Efficacia → deve avere strumenti efficaci e adeguati per conseguire l’obiettivo

- Efficienza →deve svolgere i propri compiti impiegando in maniera efficiente le risorse a

sua disposizione

- Indipendenza → del regolatore dell’impresa regolata, dei suoi cliente, concorrenti e

fornitori

- (Relativa indipendenza dai poteri dello Stato

- Accountability →consiste nel definire le responsabilità del regolatore nei confronti di

qualche altro potere dello Stato.

Dal punto di vista economico é importante regolare in modo unitario settori che forniscono beni tra

loro sostituibili o legati da relazioni verticali. D’altro canto occorre anche considerare la presenza

dei un unico regolare che favorisce i tentativi di cattura da parte dell’industria regolata.

Complessivamente, sarà necessario prevedere enti di regolazione che abbiano autorità sui settori

strettamente collegati tra loro → l’ampiezza dei compiti del regolatore può essere esaminata dal

punto di vista territoriale. Nasce la necessità quindi di istituire autorità di regolazione locali dato

che molti servizi vengono erogati su scala locale da aziende municipalizzate. Questo

decentramento sarebbe giustificato dal fatto che la creazione di autorità locali con la specificità

territoriale vedrebbe una maggiore rapidità e tempestività di intervento regolatorio, inoltre i rapporti

con gli enti locali sarebbero gesti in modo più efficiente. Questo sistema presenta però diversi

limiti: infatti un ipotetico regolatore locale, per quanto risulti avvantaggiato rispetto ad uno

nazionale nella comprensione e percezione dei problemi territoriali, non è detto che sia per forza

in grado di risolvere delle problematiche; inoltre, la creazione di regolatori locali farebbe venire

meno l’unitarietà regolatoria creando asimmetrie e distorsioni. Quindi la creazione di un unico

regolatore locale non risulta efficiente.

Tornando al problema più generale, è necessario esaminate i rapporti che intercorrono tra il

regolatore e lo Stato. Prima di tutto è sconsigliabile collocare il regolatore all’interno di una

struttura ministeriale data la sua figura efficiente ed efficace. Inoltre, altre 2 problematiche

riguardano: la funzione-obiettivo del regolatore e le distorsioni determinate dalla differenza

nell’orizzonte temporale su cui opera il gestore e in quello su cui opera il potere esecutivo.

Per quello che riguarda i problemi connessi alla funzione-obiettivo del principale, o le discrepanze

tra orizzonte temporale dell’agente o quello del regolatore, sono problemi esistenti a prescindere

dall’assetto proprietario delle imprese. 27

Tuttavia, quando sono pubbliche, le imprese vengono considerate dal potere politico come

strumento di economia politica; in questo caso le distorsioni e problemi che si creano mediante la

regolazione politica sono visti come interni al sistema.

Diverso è il caso delle imprese private regolate, dove la regolazione pubblica si traduce in un

livello di rischio più elevato per coloro che investono nel capitale di queste. Dato che questo si

trasforma in una riduzione del valore di mercato, non é un caso la costituzione di un’autorità di

regolazione indipendente.

Quindi riassumendo: per Le imprese pubbliche è preferita una regolamentazione affidata ad un

ministero, mentre per un’impresa privata è richiesto un regolatore autonomo.

Proprio a proposito dell’autonomia del regolatore, è necessario discuterne sotto due profili:

Quello dei rapporti con l’esecutivo → la soluzione più utilizzata in merito è quella

I. anglosassone che vede l’assegnazione della funzione di regolazione a enti indipendenti

rispetto al potere esecutivo. A questa forma base, esistono due principali varianti: il modello

britannico, basato su un collegamento funzionale tra enti di regolamentazione e ministeri

competenti all’interno del quale gli enti godono comunque di ampia autonomia , e il

modello americano che prevede invece una separazione ancora più netta tra esecutivo e

attività di regolazione.

In Italia, abbiamo un modello improntato su un’ampia autonomia delle autorità di

regolazione dell’esecutivo. Il governo nei loro confronti ha:

- Potere di indirizzo di carattere generale

- Potere specifico di respingere eventuali proposte delle autorità volte a modificare

concessioni esistenti o loro clausole.

Quello dei rapporti con il potere giudiziario

II.

Il problema dell’accountanility del regolatore ha come aspetto principale quello dell’esistenza di

un’istanza giurisdizionale e abbia il potere di sindacare le decisioni del regolatore. Esso è risolto in

modo DIVERSO DAI paesi, anche se la soluzione più lineare sembra quella statunitense dove le

delibere dei regolatori sono sottoposte al vaglio della giustizia civile.

In Italia, come in altri paesi europei, le decisioni dei regolatori sono visti come atti amministrativi e

per questo vagliata dal Tribunale amministrativo regionale e del Consiglio di Stato. Secondo la

legge italiana, la delibera regolatoria può essere illegittima solo se viziata da:

- Incompletezza

- Eccesso di potere → quindi quando l’atto emanato persegue un fine diverso da quello

pubblico o un fine pubblico diverso da quello che gli dovrebbe essere tipico.

- Violazione della legge

Regolamentazione e tutela della concorrenza

Per ora abbiamo solo parlato di una regolamentazione ex ante, tuttavia la politica di regolazione

ha a disposizione anche strumenti ex post utilizzabili per ottenere risultati analoghi: quelli offerti

dalla normativa a tutela della concorrenza e del mercato → normativa antitrust! Sappiamo che

questa si articola in diversi filoni, quali:

• Divieto di abuso di posizione dominante

• Divieto di intese ai danni del consumatore

• Controllo delle concentrazioni.

La regolamentazione dovrebbe simulare l’operare di un mercato concorrenziale ove esso non può

funzionare. La concorrenza, quindi, è il paradigma economico di riferimento e l’azione antitrust

serve proprio a tutelarla. La regolazione è uno strumento sussidiario.

Dall’altra parte, una separazione netta tra regolazione e disciplina della concorrenza è valida solo

in un contesto statico, infatti al cambiare della tecnologia e della domanda settori prima

monopolistici possono evolversi o si possono creare delle situazioni che favoriscono l’entrata di

nuovi soggetti. Infine se la repressione di comportamenti abusivi o di intese lesive alla

concorrenza strumento di intervento ex post, il controllo delle concentrazioni è senza dubbio ex

ante 28

Sotto l’aspetto operativo, la nozione di essential facilities rappresenta lo snodo principale tra

regolazione e antitrust. Un essential facilities in genere è un’infrastruttura, di cui dispone un

monopolista, indispensabile per la fornitura di un servizio, la cui duplicazione verrebbe a costi tali

da rendere impossibile la fornitura del servizio stresso da parte di un nuovo entrante. In questo

caso la disciplina della concorrenza in sede comunitaria (e non solo) ritiene ormai che l’accesso

ad essa debba essere consentito a condizioni obiettive, non discriminatorie e correlate ai costi.

Non tutte le infrastrutture necessarie per la fornitura di un servizio possono essere considerate

come “essenziali”: non lo sono quelle indispensabili sul piano tecnico e neanche quelle replicabili

a condizioni che non rendano antieconomica la decisione di offrire il servizio che la necessita.

Queste ultime sono solo bottleneck facilities, ossia delle strozzature che l'agente economico può

rimuovere.

La nozione di essential facilities rientra nel'art 82 del Trattato CE e viene ripreso dall'art 2 della

legge 287/1990, che vieta l'abuso di posizione dominante e individua come una possibile

manifestazione di tale abuso possa limitare la produzione e gli sbocchi a danno del consumatore.

Se questo si verifica, configura facilmente per le autorità antitrust una pratica abusiva.

La regolamentazione fornisce quindi una soluzione ex ante e la tutela della concorrenza una

soluzione ex post, al medesimo problema: come ottenere soluzioni che si discostino il meno

possibile da quelle che sarebbero generate da un mercato in concorrenza.

La regolazione non è un sistema statico, possono infatti cambiare sia le condizioni oggettive che

soggettive che hanno portato a definire e introdurre un determinato meccanismo regolatorio.

Per quello che riguarda le condizioni soggettive, è necessario tener presente che può cambiare

semplicemente la percezione delle determinati oggettive o la rilevanza ad essa attribuita da parte

dei politici o dei consumatori.

Le motivazioni dello Stato di indurre un dato comportamento economico può modificarsi perchè

cambia la visione del problema, nel senso che viene a modificarsi la percezione della gravità dei

fallimenti di mercato che la regolazione intendeva correggere.

Inoltre, molto spesso si modifica il peso relativo delle diverse finalità della regolazione. Queste,

come abbiamo già visto, devono rispondere a tre grandi obiettivi: (i) la correzione dei fallimenti di

mercato derivante dall'esistenza di monopoli, (ii) la promozione dell'offerta d servizi meritori e (iii)

obiettivi di tipo redistributivo.

I cambiamenti oggettivi, invece, costituiscono la principale determinate evolutiva della regolazione

economica; in molti settori, il cambiamento tecnologico e lo sviluppo della domanda stanno

modificando le condizioni di costo.

Quindi, man mano che la concorrenza si sviluppa in un settore regolato, la politica pubblica deve

utilizzare in misura sempre crescere gli strumenti generali offerti dalla normative sulla

concorrenza, ricorrendo sempre meno agli strumenti specifici offerti dalle norme regolatorie.

Cenni sull'esperienza italiana

Il modello di gestione dei servizi pubblici adottato dall'Italia e da molti altri paesi dell'Unione, è

stato caratterizzato da diverse forme di controllo pubblico. La regolazione non è mai mancata,

anzi, riguardava non solo gli aspetti classici della teoria del benessere, ma anche un insieme più

ampio di aspetti gestionali. Proprio per la sua pervasività, e per la pluralità di strumenti impiegati,

questo meccanismo è stato descritto come un sistema di comando politico.

IN questa situazione, la funzione di regolazione tariffaria in Italia era stata un tempo affidata agli

enti cui competevano funzioni di indirizzo e controllo. Successivamente alla rapida crescita

dell'inflazione, le tariffe divennero presto un problema non più micro, ma anche macroeconomico.

Per questo motivo si decise di affidarne il controllo al Comitato interministeriale dei prezzi (CIP)

che per un primo periodo disciplinava esclusivamente le tariffe idriche, energetiche e telefoniche,

poi pian piano ha compreso i settori rimanenti.

Le conseguenze di questo governo delle tariffe erano sostanzialmente negative e i suoi effetti

possono essere distinti in:

- effetti macroeconomici → dato che si è tradotto in uno stop and go tariffario, nel quale fasi

di blocco si alternavano a fasi di rapida crescita

- effetti sulle imprese → determinato dallo stop and go che creava problemi gestionali 29

- effetti sul piano dell'efficienza → dato che la severità finanziaria si accompagnava ad un

crescente lassismo nel settore della finanza pubblica

- effetti suoi consumatori → dato che il forte condizionamento politico nella determinazione

della struttura tariffaria portava alla creazione di fasce sociali di ampiezza molto elevata.

L'insoddisfazione crescente verso i meccanismi di determinazione tariffaria portò alla riflessione

istituzionale che nel 1990 portò alla creazione di una Commissione ministeriale sulla

determinazione delle tariffe. Questa nuova commissione suggeriva l'utilizzo di un nuovo strumento

cd price cap, strumento che poi fu introdotto ufficialmente nell'ordinamento italiano.

Il modello di gestione-regolazione dei servizi infrastrutturali italiani prevalente fino agli inizi degli

anni '90 era basato su due condizioni: l'esistenza di monopoli legali e la proprietà pubblica, che,

per motivi diversi, sono scomparsi gradualmente.

A partire dal 1992 si consolidò pian piano l'orientamento a procedere ad una privatizzazione dei

servizi pubblici; in particolare fu proposta la trasformazione in spa delle Ferrovie dello Stato e delle

Poste.

Attraverso la privatizzazione, si rende necessario modificare il modello di regolazione.

Nonostante i tentativi, il governo non riusciva a dar corso alla delega,fino al 1995 con la

promulgazione della legge n. 481/1995. Questa legge contiene i principi e le disposizioni di

carattere generale, nonchè le previsioni specifiche che si applicano all'Autorità per l'energia che

da tale legge viene istituita.

Per quanto riguarda gli obiettivi di carattere generale che le autorità dovrebbero perseguire,

questa legge non si discosta molto da quelle già presenti in altri paesi, infatti si pongono obiettivi

quali:

- promozione della concorrenza

- promozione dell'efficienza

- realizzazione di adeguati livelli di qualità

- rispetto delle condizioni di economicità e di redditività

- universalità nel servizio

- tutela degli utenti

- realizzazione di un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti.

A differenza del modello britannici, il legislatore italiano non ha posto una netta distinzione tra

primary and secondary duties, lasciando al regolatore più discrezionalità nella definizione delle

priorità.

Per quanto riguarda le funzioni di autorità, la legge italiana assegna loro atti di rilevanza, ma di

ordinaria amministrazione. Alle autorità sono assegnati poteri rilevanti in ordine alle concessione,

alle convenzioni e ai contratti di programma. Hanno inoltre rilevanti poteri in ordine ala definizione

dei prezzi finali e delle condizioni tecnico-economiche di accesso e di interconnessione delle reti.

Per quello che riguarda la dinamica tariffaria, per legge è stabilito l'obiettivo di variazione annuale

di produttività. In tale fissazione, si fa riferimento ad elementi come:

- il recupero di qualità di servizio

- i costi derivanti dalla promozione di un uso efficiente delle risorse

- i costi derivanti da eventi eccezionali

Sotto il profilo della tutela della concorrenza, la legge italiana riafferma il primato dell'Autorità

garante della concorrenza e del mercato.

La regolamentazione

Il termine regolamentazione viene spesso utilizzato per indicare oggetti distinti in Europa e negli

Stati Uniti.

In Europa con regolamentazione intendiamo una nozione generale di intervento legislativo,

amministrativo e di controllo sociale che copre diverse discipline.

Negli Stati Uniti, invece, la regolamentazione è connessa ad interventi e controlli esercitati da

un’istituzione pubblica sull’attività degli operatori di un dato settore ritenuto di interesse peculiare

per la società. Inoltre, questa attività di regolamentazione viene giustificata dalla necessità di porre

rimedio ad alcune imperfezioni del funzionamento del mercato, ma senza trovare al punto di 30

rimpiazzare del tutto il mercato stesso. Tuttavia, costituisce anche una forma di limitazione della

concorrenza.

La regolamentazione appartiene ad un tipo di intervento pubblico mirato ad assicurare il massimo

della tutela delle regole del gioco e il massimo della trasparenza nei rapporti Stato-mercato.

Un tipico esempio europeo, è fornito dal fatto che in presenza di fallimenti di mercato o di semplici

crisi finanziaria la risposta dei governi è stata quella di nazionalizzare le attività o il settore; in

pratica lo Stato finiva per avere il ruolo di controllo e gestore della medesima attività, generando

ovviamente delle conseguenze negative in termini di efficienza e trasparenza.

Un paese in cui l’intervento pubblico in molti settori è affidato ad agenzie tecniche è spesso

caratterizzato da dialettica tra centri di potere che aumenta le occasioni di vaglio e controllo della

stessa attività.

Le forme di regolamentazione sono diverse:

Regolamentazione all’entrata → sono barriere amministrative all’entrata dei vari settori. La

1. motivazione di questo tipo di regolamentazione è data da ragioni tecnologiche che

renderebbero più efficiente concentrare la produzione sotto un unico produttore piuttosto

che affidarla a più concorrenti (→ monopolio naturale); altre volte invece la condizione di

monopolio ha ragioni di natura fiscale (→ monopolio fiscale) cioè serve ad assicurare

forme aggiuntive di introito per l’erario.

Un buon indicatore del grado di controllo pubblico sull’economia nei vari paesi è dato dal

numero di mercato in cui l’ingresso di nuoci concorrenti é controllato da forme di

regolamentazione.

Regolamentazione tariffaria e di prezzo → la fissazione di tariffe o di prezzi può essere

2. assoggetta a controlli con finalità allocative (es. Assicurare un giusto tasso di redditività) o

redistributive (es. Evitare che una della parti contraenti si avvantaggi nei confronti

dell’altra). Le tariffe di gran parte dei servizi di pubblica utilità (Monopoli naturali) sono

sottoposte a controlli pubblici.

Regolamentazione qualitative e informative → in alcune industrie la natura del bene può

3. essere tale da richiedere forme di intervento pubblico che assicurino:

- standard minimi, ad esempio l’imposizione di livelli minimi di sicurezza e di protezione

dell’utente, oppure

- il rilascio di una quantità minima di informazioni, imposto soprattutto nei mercati in cui

esiste asimmetria informativa tra consumatori e venditori, ad esempio nei farmaci. In oltre

anche il divieto di pubblicità ingannevole è rivolto a porre rimedio all’asimmetria informativa

Regolamentazione dell’attività dell’ingegno → pubblica tutela le per i diritti di proprietà

4. come ad esempio brevetti, tutela delle invenzioni, diritti d’autore

Regolamentazione ambientali → in questa caso la regolamentazione è utilizzata per far si

5. che colui che genera esternalità negative compensi gli altri utenti. Di solito si hanno due

forme di regolamentazione ambientale: quelle che fanno ricorso ai divieti oppure le tasse

ecologiche che cercano di incentivare l’adozione di alcuni comportamenti.

Le teorie della regolamentazione

Le teorie della regolamentazione possono essere suddivise in 2 grandi filoni:

Teorie dell’interesse pubblico

1)

Secondo questa teoria la regolamentazione viene introdotta in risposta ad una domanda

proveniente dal pubblico, che richiede la correlazione di alcuni risultati iniqui o inefficienti prodotti

su alcuni mercati. Quest’azione persegue quindi un interesse pubblico e si fonda sempre

sull’esistenza di un preesistente fallimento di mercato o imperfezione dello stesso.

Attraverso sussidi, imposizione di tasse o misure amministrative lo Stato intende influenzare o

limitare il comportamento degli operatori in modo da aumentare il benessere sociale.

Eventuali risultati non socialmente desiderabili causati dall’imposizione di regolamentazione

pubbliche sarebbero attribuibili, secondo questa teoria, a errori o abusi della gestione

amministrativa dell’intervento stesso.

La teoria dell’interesse pubblico è però insoddisfacente sotto diversi punti di vista:

- Non è chiaro quali siano i fallimenti di mercato cui si intende porre rimedio 31

- La teoria dovrebbe essere maggiormente adotta in settori concentrati e oligopolistici, ma

non sempre questo è vero

- Tenendo conto del costo che l’intervento pubblico comporta, sia in maniera indiretta

(obbligando gli operatori ad adeguarsi e informarsi su certe nuove regole) sia sotto forma

di spese organizzative e burocratiche, l’effetto netto della regolamentazione in termini di

benessere è molto spesso nullo o negativo.

I risultati socialmente indesiderati sono in realtà obiettivi altamente desiderati da quale stesse

imprese cui la regolamentazione è destinata.

Posto, comunque, che esista un fallimento di mercato, la teoria in questione non da sufficienti

spiegazioni del meccanismo mediante il quale un interesse pubblico viene individuato e tradotto in

intervento legislativo dal sistema politico.

In sintesi, affinché la regolamentazione possa essere giustificata facendo ricorso alla teoria

dell’interesse pubblico, è necessario poter dimostrare l’esistenza di un fallimento di mercato

nell’industria è che l’intervento pubblico conduce ad un accrescimento netto del benessere

sociale.

Teoria dell’interesse privato

2)

In questa teoria, alcuni studiosi hanno sostenuto che con il tempo le agenzie di regolamentazione

possono essere influenzata e al limite dominate dalle stesse imprese regolate.

La regolamentazione, in questo caso, é richiesta allo Stato dagli stessi operatori cui è destinata ed

è concepita in modo da aumentare il benessere di questi ultimi, non quello della collettività.

Il problema della regolamentazione consiste nell’identificare sotto quali condizioni un’industria è in

grado “usare” lo Stato per perseguire le proprie finalità. Non è l’interesse pubblico che spiega la

nascita della regolamentazione, ma l’intesse privato delle stesse imprese regolate e dei propri

dipendenti. Lo Stato, data la sua posizione di potere, è in grado di fornire benefici economici a

particolari individui o gruppi; la regolamentazione costituisce quindi l’espressione in campo

economico del potere coercitivo. Attraverso l’imposizione di controlli all’entrata, di vincoli

localizzativi, di controlli sui prezzi etc, lo Stato limita la concorrenza in un settore e produce una

rendita per gli operatori presenti sullo stesso. Questa rendita (salari e profitti più elevati) induce gli

operatori ad attuare comportamenti finalizzati al raggiungimento di tale posizione di privilegio →

rent-seeking behavior

La regolamentazione può essere considerata come un bene la cui allocazione è determinata

dall’incontro tra una domanda (proveniente dagli agenti che operano su un certo mercato) e

un’offerta che deriva dai politici e dai funzionari pubblici, i quali a loro volta sono massimizzatori

del loro privato interesse.

Pertanto, la regolamentazione risultata essere il frutto della “cattura” dei politici da parte degli

interessi di alcuni operatori → teoria della cattura (capture theory)

Per capire questo processo di cattura dobbiamo analizzarlo in rapporto al mercato e alla politica.

Sul mercato, il consumatore sceglie tra un prodotto e un altro esprimendo in questo modo una sua

preferenza/voto. Le scelte rilevanti per la definizione dei prezzi e delle altre variabili economiche

saranno quelle degli operatori effettivamente interessati al prodotto trattato su quel mercato.

In campo politico, le decisioni sono prese simultaneamente da un numero elevato di persone; la

caratteristiche di simultaneità prevede che le votazioni siano effettuare contemporaneamente da

tutti gli individui, altrimenti si rischierebbe che gli ultimi possano essere influenzati dai voti

precedenti nella decisione di voto. Questo, però, comporta costi non trascurabili. Le decisioni

politiche, a differenza di quelle economiche fatte sul mercato, non sono limitate ai soli individui

direttamente interessati, ma coinvolgono tutti i cittadini con diritto di voto. Tutte queste

caratteristiche hanno favorito l’affermazione nel corso del tempo di operatori specializzati a

rappresentare i cittadini in apposite situazioni (i partiti politici).

In questa teoria, i politici sono considerati come operatori la cui funzione é quella di massimizzare

il proprio potere e prestigio.

Data la grande varietà di interessi presente nella società moderna è molto difficile che un partito si

presentò come interprete degli interessi di un solo gruppo di elettori. Saranno questi stessi a porte

influenzare direttamente il comportamento dei partiti e a contribuire alla determinazione di un 32

programma politico attraverso pressioni, campagne elettorali ecc; tutte questa attività comporta

costi non trascurabili e ciò crea divario tra le varie fasce dell’elettorato.

La disponibilità a sostenere spese per la difesa dei propri interessi su un certo mercato dipende,

tra le altre cose, dal grado di coinvolgimento che ciascun operatore singolarmente considerato ha

rispetto a quella specificità attività.

La regolamentazione può essere considerata come un bene che viene sottoposto ad un’asta da

parte dei politici; questi vendono la normativa protettiva all’operatore/i disposto a pagarla il prezzo

più alto. Il prezzo in questo caso è rappresentato dal voto, dal sostegno elettorale, dai fondi a

sostegno, dalle tangenti, da pressioni etc.

La teoria della cattura, quindi, si fonda sulla maggiore probabilità che, nello scontro tra un numero

vasto, ma non organizzato di consumatori e un gruppo ristretto ma più disciplinato e coinvolto di

politici,questi ultimi abbiano la meglio.

La regolamentazione comporta un trasferimento di ricchezza che può essere: i) diretto, se alle

maggiori tasse pagate da alcuni si accompagnano sussidi a favore di altri, oppure ii) indiretto, se

ad esempio l’adozione di barriere amministrative comporta prezzi più alti per gli utenti, profitti e

salari maggiori per le imprese e i lavoratori. Il politico dovrà assicurarsi il sostegno degli operatori

che beneficiano della regolamentazione, ma dovrà anche tener presente che c'è la possibilità di

inimicarsi i consumatori di quel bene o servizio regolamentato.

Possiamo quindi rappresentare la funzione obiettivo del politico come una funzione M che

rappresenta il consenso: M = nf – (N – n)h

Dove:

N = numero tot di votanti

n = numero di potenziali sostenitori del politico

f = probabilità netta che i beneficiari

h = probabilità netta che colui che sia colpito dalla regolamentazione si opponga e voti conto.

L’obiettivo del politico è sicuramente quello di massimizzare il sostegno ricevuto, dove per

sostegno non si intendo solo il voto, ma anche le altre forme di aiuto. La probabilità di riceverò

sostegno da parte dei beneficiaria può quindi essere riscritta come: f = f(g) dove g è il beneficio

netto procapite g = T – K – C(n) / n

Dove:

T = beneficio monetario di cui di appropria il gruppo interessato

K = somma spesa dal gruppo interessato per la campagna

C(n) = costo sostenuto per organizzare il gruppo e per mitigare l’opposizione di eventuali

appartenenti al gruppo stesso o al di fuori del gruppo.

Possiamo quindi dire che il politico è in grado di influenzare T e K, però deve essere anche in

grado di ridurre la probabilità h che i consumatori si oppongano alla regolamentazione e gli

tolgano dei voti. Sarà quindi suoi compito proporre una regolamentazione che non sia unicamente

a sostegno delle imprese. Questa necessità di bilanciare gli interessi spiega perché la

regolamentazione trova maggiori applicazione dei casi di mercati monopolistici e di mercati

intrinsecamente concorrenziale.

Il prezzo praticato che prevarrà con la regolamentazione non sarà mai quello di monopolio, ma

avrà un livello intermedio tra questo e quello di concorrenza.

La regolamentazione é equivalente nei risultati alla costruzione di un cartello tra gli operatori, però

il vantaggio che le imprese hanno rispetto al cartello è che con la regolamentazione il compito di

stipulare l’accordo è i costi necessari per evitare comportamenti opportunistici sono sostenuti

quasi interamente dai regolamentatori. Inoltre, il numero di partecipanti da un lato influenza i costi

di organizzazione del gruppo, ma dall’altro aumenta la probabilità che l’attività in questione

ottenga regolamentazioni protettive.

Quali sono quei fattori che aumentano la probabilità che un settore sia regolato?

• La numerosità

• Grado di omogeneità tra gli operatori → quanto più le imprese sono simili tra loro tanto più

facilmente potranno trovare un accordo sul tipo di regolamentazione 33

• Può essere facilmente adotta quando a benefici ristetti per un gruppo si associano costi

diffusi per un grande numero di utenti

• La regolamentazione viene imposta in industrie crescenti, ma di solito avviene nella fase in

cui gli operatori stanno consolidando il proprio potere economico

• Nuove regolamentazioni vengono generalmente poste in atto dopo grandi crisi di settore o

dopo deregolamentazioni.

• Infine, la regolamentazione di alcune attività può dipendere dal potere di minaccia di cui

dispongono gli operatori di quell’industria e ciò è dovuto al grado di esternalità negativa

che un’interruzione di tale attività porterebbe al sistema e alla sostituibilità che il

prodotto/servizio in questione presentano.

Altri casi di regolamentazione: confronto tra le due teorie

Per decidere se la regolamentazione di un particolare mercato sia giustificabile sulla base

dell'interesse pubblico, è necessario effettuare una sorta di market failure test:

si verifica prima di tutto se su quel dato mercato presente un fallimento di mercato

1. si stabilisce una linea teorica in grado di correggere l'imperfezione

2. si analizza se la regolamentazione effettivamente applicata è appropriata alla situazione e

3. quindi se la sua adozione accrescerebbe o meno il benessere sociale

Nel caso la regolamentazione non superi il test non implicherà necessariamente che ci sia una

cattura dei regolamentatori, ma può derivare da errori di valutazione.

Riteniamo quindi utile analizzare alcuni casi di regolamentazione in base a due diverse chiave

interpretative: l'interesse pubblico e l'interesse privato:

Il monopolio naturale

1)

Alcuni settori sono caratterizzati da tecniche produttive che danno lungo a economie di scala

statiche (costi medi di lungo periodo che decrescono al crescere della quantità prodotto), o

dinamiche (costi medi di lungo periodo che decrescono al crescere della quantità cumulata

prodotta nel tempo). La presenta di rendimenti di scala crescenti è l'elemento che favorisce

l'emergere di imprese di grandi dimensioni.

In alcune industrie, però, la tecnologia produttiva sembra in grado di favorire un solo produttore

rispetto a due o più produttori → monopoli naturali: un monopolio naturale è costituito da

un'industria in cui per l'intero tratto rilevante della curva dei costi la funzione di costo degli

operatori è subadditiva. y

Una funzione di costo è subadditiva rispetto a (quantità prodotta) se, date le varie

C( y)

y … y

quantità tale per cui:

1 k

k

∑ y y

=

j

j=1

vale la condizione:

k

c y C y

( )< ( )

j

j=1

La subadditività implica quindi che produrre la quantità complessiva y comporta costi inferiori

y … y

rispetto alla produzione disgiunta delle varia quantità . Quando si verifica tale

1 k

condizione, sarà più costoso per 2 o più imprese produrre separatamente la quantità y di quanto

non lo sia per una singola impresa.

Le economie di scala sono quindi una condizione sufficiente ma non necessaria perchè si abbia

subadditività nei costi e quindi affinché si abbia un monopolio naturale.

In presenza di settori caratterizzati da monopoli naturali, le possibili alternative in termini di

intervento pubblico sono:

- cercare di eliminare il monopolio imponendole lo smembramento

- regolare il settore

- lasciare il settore privo di regolamentazione → Per analizzare gli effetti di questa possibile

alternativa è necessario comprendere che non tutte le configurazioni di mercato sono 34

sostituibili. Inoltre una prima definizione necessaria a quest'analisi è quella di realizzabile:

una configurazione realizzabile di una certa industria al prezzo p è costituita in n imprese,

y … y

ognuna con una produzione rispettiva pari a se:

1 n

n

∑ y p

( )

=Q

i

i=1

e p y y ≥ 0i . , n

( )

−C =1,…

i i

y … y

Le quantità offerte al prezzo p sono realizzabili se uguagliamo nel complesso la

1 n

quantità domandata dal mercato Q(p) al prezzo p e se permettono a ciascuna impresa n almeno

di recuperare i costi sostenuti.

Un monopolio naturale è una configurazione in cui una sola impresa è in grado di produrre la

quantità che soddisfa l'intero mercato al prezzo p e di recuperare i costi sostenuti. Due imprese

avrebbero delle perdite. y … y

Una configurazione realizzabile al prezzo p e alle quantità è sostenibile se

1 n

p y ≤ C y y ≤ Q p

p ≤ p

( ) ( )

per ogni e .

e e e e e

e

La sostenibilità implica che nessun nuovo entrante può far ingresso nel mercato, praticare un

p y

prezzo inferiore al prezzo vigente p, vendere quantità al massimo pari a quella

e e

domandata dall'intero mercato e poter recuperare tutti i costi o ottenere profitti positivi.

La subadditività del monopolio naturale non assicura di per se la sostenibilità della configurazione

di monopolio naturale; come si vede nella figura, p è il

m

solo prezzo al quale il monopolista, la cui curva è

subadditiva, soddisfa l'intera domanda di mercato ed è

anche l'unico punto che gli permette di recuperare i costi

sostenuti (però con profitto nullo). Questo prezzo non

garantisce però la sostenibilità del monopolio perche

infatti un nuovo concorrente potrebbe entrare sul

y

mercato e vendere ad esempio una quantità ad un

e

p p

prezzo inferiore a e ottenere in questo modo

e m

un profitto positivo. p

Quindi, vuol dire che un prezzo di monopolio è

m

sostenibile se a quale prezzo il monopolista riesce

almeno a recuperare i costi di produzione, se può

soddisfare l'intero mercato e se nessun potenziale

entrante può adottare una combinazione di prezzo e

quantità offerta i cui ricavi attesi coprano anche i costi di entrata.

Tornando a parlare del problema originario della regolamentazione, è necessario distinguere vari

casi.

a) Con monopoli naturali sostenibili, ad esempio la presenza di barrire all'entrata o all'uscita

consente al produttore di applicare un prezzo p*, superiore ai costi marginali, facendogli ottenere

un profitto positivo senza indurre nuovi ingressi sul mercato. A seconda del livello di barrire

esistenti, il monopolista praticherà un prezzo sempre maggiore fino a raggiungere il tradizionale

prezzo di monopolio che massimizza il profitto. Il mancato intervento pubblico in questa situazione

conduce ai tradizionali effetti negativi sul benessere sociale. La regolamentazione consiste

nell'imposizione di controlli sulle tariffe praticate dal monopolista e nell'obbligo di fornire il prodotto

all'intero mercato, in modo da eliminare le distorsioni provocate dal restringimento della quantità

prodotta.

b) monopoli non sostenibili. Senza l'intervento pubblico si assisterebbe all'ingresso di nuovi

concorrenti nel settore e questo risultato non sarebbe socialmente desiderabile perchè si

genererebbe uno spreco di risorse dato che i costi totali di produzione non sarebbero minimizzati.

35

I nuovi entranti potrebbero fare ingresso nel mercato per soddisfare anche solo la parte alta del

mercato, ossia quella a prezzo e margini più altri effettuando una cd. scrematura del mercato e

lasciando al monopolista solo parte dei consumatori al prezzo più basso. Questo comporterebbe

degli effetti quali: maggiori costi complessivi di produzione, di rottura di monopolio naturale, ma

anche effetti di chiusura di alcuni mercati o la loro scomparsa. Questo rischio spiega perchè risulti

necessario l'intervento pubblico che ostacoli l'ingresso di nuovi concorrenti; infatti un eccesso di

entrata in molti servizi pubblici causerebbe uno spreco di risorse e un mancato raggiungimento

degli obiettivi ritenuti socialmente desiderabili. Gran parte dei monopoli nei servizi di pubblica

utilità adatta per questo forme di discriminazione di prezzo che a volte servono a procurare i fondi

per finanziare alcuni servizi in perdita e altre volte costituiscono una forma di tassazione a fini

redistributivi.

La regolamentazione pubblica dei servizi di pubblica utilità, appare come un caso in cui l'interesse

pubblico è effettivamente perseguito.

Esiste tuttavia un caso in cui il monopolio naturale non richiede regolamentazione ed è quello di

perfetta contendibilità. In questa tipologia di mercato l'ingresso al mercato è libero, l'uscita non

comporta costi irrecuperabili, il nuovo entrante e l'impresa già affermata competono sulla base

della stessa tecnologia e l'entrata non può essere impedita da nessuna riduzione di prezzo da

parte della "vecchia" impresa. La perfetta contendibilità per questo da luogo a risultati socialmente

ottimi!

E' però importante ricordare che la natura di monopolio naturale in un settore può cambiare nel

tempo, ma troppo spesso la regolamentazione pubblica persiste anche quando una certa industria

ha cessato di avere monopolio naturale.

L'alternativa a questa tipologia di monopoli è quella dei monopoli privati soggetti al controllo di

agenzie tecniche di regolamentazione. In questa caso la proprietà pubblica otterrebbe una

beneficio dal punto di vista informativo; infatti il regolatore cui è assegnato il compito di definire le

tariffe deve basare le sue decisioni su dati relativi ai costi forniti dall'impresa stessa e l'asimmetria

informativa può essere per il regolatore uno svantaggio. Un rimedio a questa situazione può

essere quello di nazionalizzare il monopolio, in questo modo l'accesso alle informazioni sui costi

dell'impresa sarebbe più facile.

Esistono però costi connessi con la proprietà pubblica in termini di minori incentivi all'efficienza

che possono tradursi in costi complessivi di produzione più alti.

Inoltre nei settori in cui non ci sarebbe sufficiente conoscenza o nei quali la concorrenza sul

mercato non è ritenuta socialmente desiderabile, l'intervento pubblico dovrebbe essere finalizzato

a favorire la concorrenza per il mercato. Si tratta di predisporre un'asta in cui lo Stato vende il

diritto di operare in esclusiva in un certo settore a chi garantisce, ad esempio, di applicare un

prezzo più basso. Questo sistema però ha delle difficoltà intrinseche:

- c'è il rischio che i vari partecipanti all'asta colludano tra loro e questa sarà tanto più

probabile quando minore è il numero di partecipanti

- c'è una difficoltà di valutazione delle proposte presentata

- c'è il problema di stabilire la durata de contratto di esclusiva e di prevedere nuove aste alla

sua scadenza.

Barriere amministrative all'entrata e regolamentazione di industrie non monopolistiche

2)

L'introduzione di barriere amministrative all'entrata non è limitata ai solo mercati caratterizzati da

tecnologie produttive, ma è estesa anche a molti altri comparti,

Riferendoci ai servizi di pubblica utilità dobbiamo distinguere il bene oggetto di monopolio naturale

e i servizi accessori o complementari.

In molti casi la regolamentazione dei settori di pubblica utilità investe l'intera area di attività

complementari con il servizio vero e proprio, finendo per ridurre o eliminare la concorrenza anche

in settori che di per sé sarebbero concorrenziali. In alcuni casi, addirittura, la restrizione della

concorrenza si traduce nell'introduzione di rendite aggiuntive per l'impresa regolamentata.

Barriere amministrative all'entrata sono presenti anche in settori dove non c'è monopolio naturale,

ad esempio le forme di limitazione che caratterizzano la libertà di ingresso nei settori bancari o

assicurativi, del trasporto aereo e cosi via. La presunta natura distruttiva della concorrenza in

questi settori è la motivazione teorica con il quale si cerca di giustificare la regolamentazione di 36

queste attività, Se il monopolio naturale è un un'industria generalmente caratterizzata da troppo

poca concorrenza, esisto altri settori dove la concorrenza risulta eccessiva.

La nozione di concorrenza distruttiva si rifà all'idea di eccessiva presenza di concorrenza sul

mercato.

Alcuni studiosi suddividono la concorrenza distruttiva secondo due modalità:

Il problema dell'industria malata → riferita a settori caratterizzata da capacità produttiva in

a. eccesso, dovuta ad esempio alla comparsa sul mercato di un nuovo prodotto sostitutivo di

qualità superiore. Secondo questo approcci, le attività sono affette da declino cronico. I

requisiti affinché si possa parlare di settore malato sono:

- disponibilità di capacità largamente in eccesso rispetto agli ordinativi presenti e

rispetto alla domanda attesa

- rigidità che ostacolano la ricollocazione del capitale e/o del fattore lavoro

In queste condizioni, la concorrenza tra gli operatori del settore comporterebbe riduzioni di

prezzi che potrebbero scendere al di sotto del livello che sentente di compre i costi di

produzione. Le imprese si accontenterebbero per molto tempo di coprire esclusivamente i

costi variabili subendo ingenti perdite. Inoltre, rimanderebbero per lungo tempo le decisioni

di investimento e di rinnovamento dei prodotti.

Per evitare questa situazione di eccessiva concorrenza, gli operatori richiedono forme di

limitazione del confronto competitivo mediante controlli sui prezzi che impediscano degli

sconti.

Va però considerato che in realtà i settori in declino cronico difficilmente diventano settori

regolamentati.

Tutte le forme di limitazione della concorrenza hanno comunque dei costi, le differenze

nella redditività tra i vari settori possono avere solo breve durata e servono ad orientare gli

investimenti e l'allocazione delle risorse. Le perdite sostenute dalle imprese presenti

svolgono il concorrenza il ruolo di scoraggiare ulteriori investimenti in quel dato settore e

dovrebbero provocare una fuoriuscita dei produttori meno efficienti. Se il periodo di

difficoltà per una certa industria non è temporaneo e ha natura cronica, non c'è guadagno

futuro che possa compensare le risorse impiegate per sostenere quella data industria. Il

problema può anche stare nella rigidità e nei ritardi con cui le risorse possono essere

trasferite da un settore all'altro.

La situazione inoltre è aggravata da considerazione macroeconomiche, se le attività in crisi

sono localizzate in poche zone e se in quelle aree geografiche detengono un peso

notevole sul totale del valore aggiunto e dell'occupazione locale.

Quindi, la limitazione della concorrenza è effettivamente in grado di consentire una

fuoruscita di risorse da un settore in delino? Non proprio, infatti un pericolo insito

nell'intervento pubblico nelle industri in crisi cronica è quello di ritardare ulteriormente le

decisioni e aggravare maggiormente la situazione.

concorrenza ciclica → ossia oscillazioni nella domanda per il prodotto di un dato settore. In

b. questo caso la capacità produttiva non è sistematicamente in eccesso rispetto alla

domanda, ma può esserlo in periodi limitati. Anche in questa situazione, se le imprese del

settore devono sostenere costi fissi elevati a bassi costi variabili, può succedere che nelle

fasi del ciclo negativo la concorrenza tra gli operatori aumenta e i prezzi scendano al di

sotto della soglia che permette la copertura dei costi variabili, comportando ovviamente

perdite. Si va a delineare una situazione di una "guerra di logoramento": ogni operatore

ricorre ad ogni mezzo pur di restare in vita e costringe gli altri ad abbandonare il mercato,

almeno fino alla ripresa della domanda.

Gli operatori che appartengono allo stesso settore sarebbero favorevoli all'introduzione di

regolamentazioni che introducessero comportamenti coordinati tra le varie imprese (forme

di cartelli legalizzati), ma questo corrisponderebbe all'interesse pubblico?

L'effetto della concorrenza durante i periodi di ciclo negativo per un dato prodotto potrebbe

condurre al fallimento di alcuni produttori e alla loro uscita dal mercato. Da un lato, quindi,

c'è il rischio che una volta passata la fase critica i produttori rimasti sul mercato godano di

un maggior potere di mercato e quindi possano ottenere profitti eccessivi. Questo richiede

la presenza di barriere all'entrata. 37

L'altro problema è costituito dal rischio che le imprese costrette ad abbandonare il mercato

durante la guerra di logoramento non siano necessariamente quelle meno efficiente.

Questo può rappresentare un caso di fallimento di mercato dovuto ad asimmetrie

informative. Le disuguaglianze nelle possibilità di accesso al mercato del credito e ai

mercati finanziari mettono le piccole imprese in una situazione di svantaggio. In questa

situazione è richiesta una regolamentazione mirata a rimuovere le asimmetrie di accesso

al credito → agire sul settore bancario e assicurativo.

Un altro fronte su cui la regolamentazione pubblica può avere effetto è quello della

legislazione fiscale; l'eccessiva tutela degli interessi dei creditori favorisce l'avvio di

procedure fallimentari che portano allo smembramento dell'impresa.

Da tutto quello che è stato detto finora emerge che la concorrenza distruttiva non sia una base

solita per giustificare l'adozione di forme di limitazione della concorrenza e che esistono altre

forme di intervento pubblico più adeguate. Inoltre, bisogna stabilire se effettivamente è affetto o

meno alle due tipologie di concorrenza distruttiva.

Regolamentazione di esternalità e di imperfezioni informative

3)

In casi molti frequenti, le azioni di alcuni operatori possono ripercuotersi sugli altri agenti senza

che tale effetto vada a toccare il sistema dei prezzi. Ad esempio, le scelte di consumo di un

individuo possono ridurre la possibilità di consumo disponibile per tutti gli altri senza alcuna

variazione di prezzo.

La "tragedia dei beni di proprietà comune" riguarda tutti quei beni importanti per la vita sul pianeta

e per l'equilibrio economico tra le varie specie, la cui proprietà spetta all'intero genere umano e il

cui uso non comporta alcun pagamento monetario. Molte produzioni possono prevedere l'utilizzo

eccessivo di questi beni proprio perchè non esiste alcun modo per attribuire loro un prezzo.

La presenza di esternalità è generalmente considerata un fallimento di mercato dove l'intervento

pubblico può porre rimedio attraverso incentivi per modificare i comportamenti degli operatori o

anche controlli amministrativi.

a) La soluzione degli incentivi è basata dall'idea di rimediare alle esternalità cercando di creare un

mercato aggiuntivo in cui si definisca il prezzo del bene in questione. In questo caso il regolatore

ha due possibili soluzioni:

- attribuire allo Stato i diritti di proprietà sul bene → ad esempio lo Stato introduce una tasso

che colpisce chi usa quel dato bene

- attribuire i diritti di proprietà a privati → attribuzione ad esempio mediante asta pubblica

dove i fonti raccolti vengono utilizzati per compensare le vittime dell'esternalità

Il vantaggio di questo intervento è dato dal fatto che da un lato si può imporre un uso efficiente del

bene e dall'altro pone un incentivo all'individuo che ha acquisito la licenza tramite asta a

controllare che nessuno utilizzi abusivamente il bene in questione.

b) La regolamentazione amministrativa, invece, di fonda sulla definizione di standard da far

rispettare; sono di solito standard definiti e fatti rispettare da apposite agenzie regolatrici o da altri

enti amministrativi.

La regolamentazione attraverso controlli diretti, in alcuni casi ha degli svantaggi:

- è un'imposizione di un divieto che riduce la possibilità di consumo o di produzione degli

operatori

- richiede costi in termini di attività di controllo e di punizione

- anche la definizione degli standard ottimi ha dei costi

- i controlli amministrativi non producono gettito con cui poter finanziare progetti di

risanamento o poter compensare le vittime.

Insieme a questo genere di interventi finalizzati a porre rimedio alle esternalità, ci sono una serie

di azioni pubbliche che puntano a regolamentare alcune attività o alcuni comportamenti che sono

soggetti a problemi informativi. Questa tipologia di problemi sorge su alcuni mercati dei prodotti

dove il consumatore non è in grado di stabile la qualità del prodotto con precisione. Distinguiamo

quindi tra: 38


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in mercati e strategie d'impresa (MILANO)
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