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LA RIVOLUZIONE DEL MOBILE

Le trasformazioni introdotte dalle tecnologie mobile non sono state pienamente colte. Dai primi

telefoni Motorola pesanti 30 chili si è arrivati agli smartphone, strumento essenziale della vita

networked. Il possesso di uno di questi device è diventato mainstream già dal 2005, e ciò ha

cambiato profondamente l'apparatgeist, cioè il rapporto individui e tecnologie digitali e il modo in

cui questo modifica le relazioni tra le persone. Come al solito i primi ad aver diffuso l'utilizzo del

mobile sono stati i giovani, i residenti nelle città e le famiglie a reddito alto. Esiste un 30% di

persone che non ama essere always on ma che si adatta. La rivoluzione mobile si è diffusa,

sorprendentemente, fuori dagli US, in altri paesi sviluppati, anche grazie al fatto che le linee fisse

sono sempre state più costose nel resto del mondo. I paesi meno sviluppati sono invece passati

direttamente alla rivoluzione mobile, saltando un passaggio completo all'era Internet, più costosa

dal punto di vista strutturale (la cablatura). Nel 2011, più del 75% dei telefoni cellulari si trovava in

paesi meno sviluppati, come la Cina. Un operatore africano ha affermato: i telefoni cellulari per voi

sono stati un elemento di crescita, per noi sono stati rivoluzionari.

1) Gli SMS

La prima importante funzione introdotta oltre alla telefonia è stata quella degli short message

service. Nel 2011 un adolescente medio scambiava circa 50 sms al giorno, grazie a un canale che

permetteva la privacy in casa e il superamento dell'imbarazzo con le partner, oltre a un impegno

minore richiesto (comunicazione asincrona e multidirezionale). L'sms (o Whatsapp) ha una

connotazione più intima rispetto a Facebook o alle email.

2) Gli smartphone

Sono arrivate fotocamere e app. Il social sharing diviene fondamentale. Ma anche lettori Mp3,

console giochi, registratori audio, gps, orologi da polso. Il cellulare connetteva le persone tra loro,

lo smartphone ci connette con il mondo. La maggior parte dell'attività degli smartphone è si su

Internet, ma non più sul web (Wired ha detto “il web è morto”).

3) Pc mobili e senza fili

Anche i Pc si sono adattati diventando sempre più mobile e nasce il clouding per achiviazione

(Dropbox) e altri servizi (Spotify per la musica) e utilizzo di risorse in rete. Il cloud ha difetti: i

contenuti possono sparire, le aziende che offrono il servizio potrebbero chiudere, gli hacker sono

dietro l'angolo.

4) Iperconnettività

La Rivoluzione Mobile ha consolidato le due rivoluzioni precedenti. I network, sempre più fitti,

sono sempre più facilmente ed economicamente raggiungibili. Il wearable è il prossimo step. Le

tecnologie di comunicazione servono non solo a scambiarsi informazioni, ma a rafforzare le

relazioni, a non perdersi di vista, a liberare e a rassicurare.

I dispositivi mobile permettono di regolare il proprio work-life balance, decidendo quando e quanto

essere raggiungibili.

Prima era necessario fornire coordinate precise per ogni appuntamento, soprattutto dopo la

rivoluzione industriale, quando la puntualità diventò fondamentale a causa dei nuovi ritmi di lavoro

e di vita e dell'allargamento dei network sociali. I cellulari ci permettono un ritorno soft (soft time e

soft location, cioè non rigidi) ai modelli organizzativi del tempo pre industriali, in cui si seguiva il

proprio ritmo personale.

Presenza connessa = si scambiano informazioni anche senza essere nello stesso luogo

Presenza assente = si è nello stesso luogo ma si è concentrati su altro (grazie alle ICT)

Assenza presente = coinvolgere persone assenti a conversazioni fisiche tramite ICT.

5) Confini sfumati tra pubblico e privato

Il privato è sempre più pubblico, con le conseguenti riflessioni sulle problematiche relative alla

privacy. Non è strano portare il pc e lavorare in un cafè o in un parco, o continuare a lavorare a

casa. Si diffonde il fear of missing out, cioè di pendere una chiamata importante e quindi

un'opportunità. Le società stanno ancora cercando di definire un galateo nell'uso delle ICT.

6) La rivoluzione continua

La connettività mobile è un lubrificante sociale, e la vertiginosa diffusione degli smartphone è

dovuta anche alla parallela diffusione di: laptop con alta mobilità, wifi, cloud computing, app.

Le tre rivoluzioni sono quindi strettamente interconnesse.

LE RELAZIONI NETWORKED

Nel 2006 ha fatto scalpore l'articolo “Social isolation in America” che mostrava come gli americani

avessero sempre meno amici veri con cui potersi confidare (da 2,9 dell'85 a 2,1 del 2005). La natura

dei confidenti sta cambiando. Internet sta producendo una generazione di utenti asociali? In realtà

tale paura non è nuova, e si è vista anche in coincidenza di altre transformazioni come

l'urbanizzaizone, la burocratizzazione, l'industralizzazione, il capitalismo, dall'arrivo alle ferrovie a

quello delle auto. Il passato è spesso visto – solo per questioni di nostalgia o di insicurezza – come

appagante e sicuro. Internet è solamente diventato il capro espiatorio di un processo che è in realtà è

legato a fattori più profondi (progresso scientifico? Emancipazione? Diffusione cultura?). Già nel

95 impazzavano critiche varie alla tecnologia definita alienante e causa di un calo del benessere

psicologico. Gli studi del Pew Internet mostrano invece come chi usi la tecnologia abbia più

persone con cui condividere argomenti anche importanti. Viene dimostrato anche come Internet non

sostiuisca le persone ma semplicemente si aggiunga alle relazioni locali.

Ecco alcuni dei pregiudizi:

-Si pensa che la vita virtuale sia cosa separata da quella reale, in realtà le due si intrecciano

intensamente, e le interazioni remote fungono da complemento;

-Si pensa che gli incontri fisici siano gli unici ad avere valore sociale o affettivo;

-Si pensa che la comunicazione tramite ICT riduca la complessità della comunicazione in presenza,

cosa vera, ma non alternativa a quest'ultima.

-Si parte dal presupposto che le persone vogliano sempre essere in presenza di altri, cosa non vera.

Dall'altra parte, i tecno-ottimisti hanno creduto che Internet potesse aumentare il livello di

cooperazione e solidarietà. Sia pessimisti che ottimisti si sono dimostrati in errore nell'essere

eccessivamente deterministi e generalisti.

Nei network sociali prosperano ancora oggi solidarietà e cooperazione, ma le persone sono

diventate connesse place to place, cioè hanno differenti reti in base al luogo (rete familiare, di

lavoro, squadra di calcio, ecc). La connettività mobile ha poi portato questo tipo di rete a diventare

person to person, perchè ormai ognuno ha il proprio dispositivo mobile, la propria auto e

l'autonomia si riflette sulle connessioni che si astraggono dai luoghi. Anche l'idebolimento delle

religioni rafforza l'autodeterminazione personale. Non ci si connette più come nuclei familiari, ma

come individui, e i reciproci network spesso sono debolmente interconnessi. In questo nuovo

contesto, ovviamente i molteplici network hanno un'influenza inferiore sull'individuo. Si pone

quindi il problema della minor solidarietà interna ai nuovi network. Ma non si va verso l'isolamento

sociale, ma verso un'autonomia flessibile, in cui si costruiscono in modo personalizzato i network,

per vastità, intensità delle relazioni e scelta degli individui coinvolti (vedi amicizia Fb).

Mantenere i rapporti nei vari network può essere un lavoro estenuante che richiede un regolare

impegno. “Fare networking” è un'attività non solo necessaria per mantenere la propria sfera sociale,

ma anche in ottica professionale.

Il nostro “sè” online può essere molto diverso dal nostro “sè” fisico. Possiamo modellare

un'immagine di noi relativamente diversa da quella reale.

1) Le relazioni networked, on e off line

La frattura tra spazio fisico e virtuale sta diminuendo. Chi temeva che Internet avrebbe limitato i

contatti umani fisici sbagliava: i dati mostrano il contrario, cioè che grazie ad Internet si possono

creare anzi nuovi rapporti umani, anche fisici, pensiamo a tutti i gruppi basati su un hobby o su una

causa comune che sono entrati in contatto grazie alle ICT. Sono il 23% degli utenti Internet

americani hanno almeno un amico esclusivamente virtuale. Dall'altro lato, al crescere dell'uso di

Internet cresce anche il numero medio di amici virtuali. Un esempio estremo sono i nerd che

giocano con i MMORPG.

2) Estensione dei network personali

Uno studio di Dunbar sostiene che il numero di “veri amici” all'interno di un gruppo coeso massimo

è 150 (numero di Dunbar), sostenendo che un network sociale è fatto di livelli, circoli di

conoscenza, che sono tra loro in rapporto di 1 a 3: un nucleo interno di 5 relazioni intime, poi livelli

più esterni da 15, 50 e 150.

Si potrebbe pensare che i legami deboli limitati (150 come suggerito dallo studio) o numerosi (più

di 1000) non faccia molta differenza, invece questo fattore quantitativo è rilevante, perchè dalla

dimensione dei network dipende la quantità di legami che possono far circolare informazione,

quindi chi ha molti legami, anche se deboli, ha più possibilità di entrare in nuovi network, in modo

esponenziale. Network ampi e differenziati offrono molte più risorse.

Molti pensano che poche relazioni sia sinonimo di relazioni migliori, in realtà è esattamente il

contrario: più relazioni si hanno più è probabile avere relazioni soddisfacenti, utili ed efficaci. Non

si capisce bene il perchè, ma nei grandi network la cooperazione è maggiore.

Tuttavia strumenti come i social network hanno permesso di aumentare notevolmente il numero di

Dunbar, semplificando la gestione dei network sociali. Nuovi studi dimostrano infatti che la

dimensione media dei network negli USA è diventata 600.

3) Composizione dei network

50% familiari, 41% amici, 4% vicini, 5% colleghi. Al crescere delle dimensioni dei network cresce

la fetta rappresentata dalla voce amici.

A livello di volume, i legami stretti vanno tra 10 e 50, gli altri (più di 500), sono amici, conoscenti

ed estranei rilevanti. Sembrano praticamente non esistere legami forti senza almeno un incontro

fisico all'anno.

4) Comunità a bassa densità, segmentate e specializzate

Gli individui networked hanno comunità personali a bassa densità, cioè la maggior parte degli

individui del network non è connessa con gli altri (le connessioni non sono “fitte”). Solo un terzo

dei cinque legami più stressi è connesso tra loro. Ancora una volta, i social network facilitano

l'interazione tra gli “amici in comune”.

Le comunità sono anche specializzate: differenti membri del network svolgono funzioni differenti.

Dai familiari si cerca aiuto economico e affetto, dagli amici svago e confidenza, dai colleghi

emergenze impreviste ecc.

I network ovviamente evolvono nel tempo, e possono cambiare in modo drastico a seguito di eventi

biografici importanti (es matrimonio, licenziamento).

Ritornando al discusso studio per cui gli americani avrebbero solo 2,1 confidenti (e qualcuno 0), è

importante anche ridefinire cos'è il rapporto di confidenza, dato che oggi i network si sono evoluti

non solo per quantità e dimensione, ma anche per varietà di tipi di relazione. Infatti nuovi studi

mostrano come molti individui considerino “prossimi” persone con cui non parlano di “argomenti

importanti” ma che vedono molto spesso o con cui collaborano in qualche attività. La prossimità

non è quindi un fattore a una sola dimensione. A volte si parla di argomenti profondi con persone

che non riteniamo nemmeno amiche.

Tuttavia, malgrado l'avvento delle ICT, la percentuale di parenti e amici stretti che compongono i

network è quasi identica a quella rilevata nel 79. Però, le amicizie meno strette sono addirittura

raddoppiate.

5) I network ai tempi di Facebook

Il pubblico ha acquisito consapevolezza dell'esistenza dei network grazie ai siti di social network

come Facebook. Oggi anche gli adulti sopra i 50 anni usano Fb (più del 50% negli US). Fb nel 2013

ha superato Google come numero di accessi. Fb ha permesso di avere un contatto più costante con i

contatti deboli. Ha inoltre reso possibile le riconnessioni (ex compagni ecc) e facilita l'ingresso in

nuovi network. Fb è il portale personale che rappresenta l'individuo networked. Se l'auto

rappresenta il trasporto, il telefono la comunicazione personale, Google per l'informazione,

Facebook è un network fondamentale nel sistema operativo sociale e nel network individualism

(ognuno agisce come individuo).

Come detto, non è vero che le ICT hanno sostituito i contatti umani, ma possiamo dire che hanno

sostituito altre abitudini, in primi quella di utilizzare la TV in modo costante.

LE FAMGLIE NETWORKED

Le case non sono più i castelli delle persone, ma semplici basi per la loro vita networked. Si passa

meno tempo in casa. Ogni membro della famiglia opera come individuo autonomo. Le visite a casa

prima, le chiamate sul telefono fisso poi, rendevano la famiglia un nucleo più unito, cosi come

quando c'era una sola auto per famiglia e quando le donne uscivano molto meno.

Anche dal punto di vista prettamente sociale, la famiglia nucleare è in crisi, i figli sono sempre

meno, i divorzi e le seconde nozze sempre di più. La convivenza sta diventando la norma. Le donne

contribuiscono ormai quasi al 50% del reddito familiare. I confini tra vita domestica e vita

professionale sono fluidi. Lavorando di più, il tempo a disposizione per la famiglia è meno e spesso

obbliga al multitasking o ad assumere baby sitter. La vita domestica è più individualizzata e ciò ha

favorito il network individualism. La casa è ora piena di tecnologia che distrae dai contatti

personali.

Anche nell'ambito familiare, nei primi anni 00 si è diffusa la polemica riguardante il ruolo

distruttivo di Internet rispetto ai legami familiari. In realtà, la famiglia nucleare si è disgregata

prima a causa dei motivi sopracitati, cioè i motivi sociali ed economici, oltre che culturali. Le

tecnologie vengono dopo. La tv ad esempio era fruibile in gruppo, i personal device vengono invece

utilizzati singorlarmente, e anche la tv a preso la forma del narrowcasting. I pasti rimangono il

momento “sacro” della famiglia, soprattutto a cena e nelle feste. La maggioranza delle famiglie ha

più di un pc a casa. A 14 anni i bambini hanno già un cellulare proprio.

Le ICT hanno profondamente cambiato anche i ritmi e l'organizzazione delle relazioni di coppia. Le

ICT vengono sfruttate anche per controllare i figli e garantirne la sicurezza. Gli adolescenti, in

particolare le ragazze, sono i network più attivi in famiglia, inviando tra i 50 e i 100 sms al giorno.

Qualcuno sottolinea come l'uso delle ICT cosi costante possa rovinare le interazioni fisiche

all'interno della famiglia. In realtà più del 90% dei genitori dichiara di usare Internet insieme ai figli

(netting together) e spesso i figli giocano insieme con i videogame. Le famiglie, per prevenire il

problema, spesso mettono limiti all'uso giornaliero delle ICT e usano strumenti come i filtri dei

motori di ricerca per moderare i contenuti a cui i figli si espongono. L'uso di Internet non è

necessariamente solitario.

In conclusione, le famiglie usano le ICT per adattarsi in modo efficace al nuovo ordine sociale, che

prevede più emancipazione e indipendenza ma – allo stesso tempo – in modo più connesso. Le

famiglie condividono meno tempo in presenza ma più tempo connesso attraverso i telefoni e

Internet.

IL LAVORO NETWORKED

Oggi si lavora in team multipli e disomogenei, variando spazio e organizzazione durante la giornata.

A differenza delle analisi fatte in precedenza, la conclusioni a cui arriveremo per quanto riguarda il

lavoro networked non sono assolute, dato che gli ambienti di lavoro si sono adattati in modo molto

diseguale e andremo ad analizzare una minoranza d'elite.

Sono tre le tendenze che hanno facilitato la trasformazione al lavoro networked:

-la globalizzazione del lavoro, dei consumi e dei viaggi;

-esplosione del terziario e del ruolo dei creativi;

-la parallela diffusione delle ICT (anche mobile).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione ed editoria multimediale
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media digitali e società delle reti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Dondi Riccardo.

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