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domanda su facebook “ a cosa stai pensando” non si attiva in realtà una

conversazione/discorso interiore bensì porta a un processo che fa sì che la riflessività

(l’io che diventa altro).

individuale diventi riflessività relazionale, che si faccia altro Ad una

un pubblico vasto, porta all’attivazione sempre maggiore di

certa, la consapevolezza di avere

processi riflessivi in quanto si cerca di descrivere le proprie attività in modo che risultino

L’esperienza individuale poi avvia una comunicazione che trova

interessanti pure agli altri.

riflesso nella relazione con gli altri (in questo caso con like, commenti e condivisioni).

C’è da dire che se, con la rivoluzione del libro, si era assistito ad un’esclusione della

comunità dalla comunicazione, ora comunità riflessive che orientano le loro pratiche attorno

alla rivoluzione del web sociale diventa fondamentale per tali testi.

La pratica di riflessività sulle relazioni sociali contiene riconoscimento e disconoscimento,

non è di per sé buona, porta a confrontarsi duramente con la riflessività. Quello che si genera

è una connessione sempre più maggiore tra auto-riferimento ed etero-riferimento, uno stato in

cui le esperienze singolari cercano un riflesso in un ambiente comunicativo ad alto tasso di

In tale contesto il valore di un’esperienza

reciprocità. diventa sempre di più fare sharing di

quella con gli Altri connessi.

C’è da chiedersi se quando una quantità crescente di individui pratica costantemente la

connessione fino a percepirla come uno stato naturale a bassa problematicità si crea un

presupposto diverso per i meccanismi riflessivi del vivere sociale.

l’ambiente sociale che può favorire una nuova forma di differenziazione

La rete è, comunque,

e creare soglie significative di discontinuità, questa fornisce nuove possibilità di

sedimentazione di una semantica della società a partire da una riflessività sulla/nella

connessione e da nuovi modi di articolare l’elaborazione di senso.

Per riflessività nella connessione si intende quella modalità di riferimento riflessivo all’altro

da sé che è in connessione attualizzabile con Ego. Per riflessività sulla connessione possiamo

intendere una modalità di riferimento riflessivo sulla relazione sociale che si è sviluppata e

sulle sue qualità e capacità specifiche, cioè sulla sua natura relazionale in quanto tale.

UN NUOVO SENSO DELLA POSIZIONE NELLA COMUNICAZIONE: LA REALTà

DEL FARSI MEDIA E I PUBBLICI CONNESSI

Oscillazione mediale ed elaborazione del senso

La capacità di oscillazione tra mondo “reale” e fiction che i media nella loro evoluzione

reso familiare viene giocata in una “fuoriuscita” dei territori finzionali dei medie nel

hanno

“reale”. Gli ambienti quotidiani sono talmente saturi di tecnologie mediali di comunicazione

sempre più trasparenti e onnipervasive, di possibilità di attivazione di relazioni sociali e dei

linguaggi corrispondenti al punto di integrare nella pratiche vive territori mediali e materiali.

In questi territori molto spesso si tentano di rendere compatibili vita e immaginario. La

crescita di presenza di oggetti quotidiani interattivi capaci di dialogare fra loro e con noi, la

capacità di abitare contemporaneamente i territori del reale e quelli finzionali come ci stanno

abituando le nuove forme di geolocalizzazione propongono soglie di discontinuità sempre più

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forti rispetto alla modernità e ai suoi linguaggi. Di fronte a tale scenario gli individui

sembrano rivisitare le strategie di produzione di senso imparando a vivere con e nei media,

forgiando i territori reali/mediali, insomma hanno imparato sempre più a pensarsi in relazione

con gli altri, dunque non solo riflessività individualizzata. In tale ottica poi, pensarci

altrimenti, in altri modi, tempi e luoghi diventa sempre più condizione familiare.

La realtà della mediazione comunicativa

La condizione di mediazione comunicativa si presenta oggi come una condizione stabile nelle

nostre vite, ma in modo molto diverso rispetto al passato. I media non sono percepiti solo

come tecnologie ma come ambienti, veri e propri luoghi nei quali fare esperienza quotidiana,

forma all’habitus cognitivo e di

in grado di dare manipolare le variabili spazio e tempo a tal

punto di poter fa uso di forme comunicative istantanee e differite, permanenti e volatili,

abbiamo imparato a costruire, gestire e far crescere i rapporti con gli altri. Con i media i fili

invisibili che legano le persone nella vita quotidiana perdono quella loro caratteristica di

invisibilità e diventano percepibili-. Questa è la realtà contemporanea dei stati di connessione.

Ci si trova in pratica all’interno di un network di comunicazione mediata costituito da

relazioni sociali, da azioni di reciprocità che ruotano attorno forme organizzative, di lavoro

ed intrattenimento, di informazione e di formazione. Si tratta di relazioni, forme di

organizzazione di cui siamo consapevoli e sulle quali pensiamo di poter contare. Quello che

si sta creando è un concreto accesso a quell’orizzonte di possibilità in sé né necessarie né

impossibili che diventano appunto accessibili e concretamente gestibili: possiamo infatti

pensarci, comunicativamente, costantemente in connessione potenziale con le persone, cose o

fatti (potenzialmente sempre online). Da questo stato di connessione possiamo poi praticare

forme di riflessività. Ok, la connessione è potenziale ma il punto è che questo stato delle cose

è oggi sempre più in primo piano e sempre meno nello sfondo, rappresenta, insomma, il

nostro orizzonte dell’essere-nel-mondo.

In tale contesto le relazioni astratte trovano una loro consistenza. L’astratto dunque viene

pensato come concreto( INVISIBILITà VISIBILITà DELLA RELAZIONE) (come per i

numeri nel cellulare). Ci confrontiamo con un contesto di umanità accresciuta in quanto

cresce un sistema di possibilità e di aspettative. Al fianco di uno stato di connessione

continua che percepiamo nelle nostre vite ci troviamo oggi di fronte ad una seconda

mutazione: la moltiplicazione dei mezzi di massa hanno reso visibile e percepibile come e

quanto contino i contenuti generati dagli utenti. Oltre a ciò si sono moltiplicate e innovate le

occasioni di produzione e riproduzione del capitale sociale e le possibilità di realizzazione di

comunità riflessive. Se nella cultura dei media di massa le controparti vengono pensate come

audience/cittadini/consumatori più o meno passivi, oggi queste stesse realtà diventano

protagoniste nel produrre e nel dare senso alle produzioni.

Il senso della posizione nella comunicazione

Con questo periodo cambia la posizione nella comunicazione. Se prima si era abituati ad

essere considerati pubblico, consumatori, cittadini, il paradigma comunicativo è mutato: non

C’è uno

siamo più solo oggetto di comunicazione ma soggetto di questa. sviluppo e crescita

di importanza di strumenti che consentono di potenziare e rendere evidenti le relazioni sociali

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Dall’altra parte ci troviamo di fronte

e i contenuti che le persone producono e condividono.

ad una crescita esponenziale di contenuti prodotto dagli utenti associata a pratiche espressive

di manipolazione di contenuti prodotti dai media di massa, come quella dei remix e dei

mashup. Il carattere globale dei siti dei social network è ciò che rende percepibile e concreto

il mutamento a livello generale. Un esempio sta in facebook che si è distinto come luogo di

aggregazione per i giovani, altro esempio è twitter con il suo carattere di diario di vita

quotidiana, gesti quotidiani. Concretamente stiamo passando da una fase iniziale di

innovazione tecnologica in cui erano pochi early adopter ad usare la rete a una in cuisi fa uso

di massa di strumenti e modi di essere connessi, che coinvolge strati diversi della

popolazione.

Una nuova relazione tra comunicazione interpersonale e di massa

C’è una nuova relazione tra comunicazione interpersonale e comunicazione di massa. Il

cambiamento è di tipo qualitativo e quantitativo. Gli individui si pensano potenzialmente

come soggetto di una conversazione (cambia il senso della posizione) invece di concepirsi

solo come oggetto, cambia il modo di comunicare pure con il pubblico. Con questi nuovi

strumenti cambiano pure i modi di osservare ed elaborare gli eventi del sistema, si crea la

consapevolezza di trattare pubblicamente la propria individualità, di fare della propria

esperienza un’occasione di comunicazione in pubblico, di fare della nostra esperienza un

punto di incontro con le altre vite. il livello stesso di coinvolgimento politico passa per le

comunità riflessive sul web.

Alle radici del farsi media

In tali territori troviamo forme emergenti rispetto al dispositivo mediale centrato sulle

strategie del sociale, si tratta di risposte al singolare e al collettivo alle dinamiche sociali:

dalle esperienze definite di mediattivismo sino alle forme di quello che è cresciuto come

pubblico dei media e che produce contenuti mediali da condivere entro comunità riflessive a

partire dalla singolarità della propria esperienza.

Mediattivismo

Il concetto di mediattivismo rappresenta il punto di tensione contemporanea di una serie di

pratiche: tali pratiche vanno dai modelli di controinformazione degli anni 60 (movimenti

studenteschi) ai modelli di azione performativa spettacolare che hanno prodotto forme di

seduzione dei media mainstream portando l’attenzione dell’opinione pubblica su temi sociali

rilevanti (dal videoattismo anni 80 alla familiarizzazione con una serie di prodotti informatici

per la costruzione e manipolazione dell’immagine che stanno a monte della proliferazione di

pratiche del subvertising che lavorano sulla deviazione del senso a partire dal sovvertimento

di significato delle tante forme che saturano l’orizzonte visivo contemporaneo.

L’accumulazione di pratiche che giocano sulle forme di autorappresentazione attraverso

tecnologie sempre più diffuse prende il nome di mediattivismo.

Una realtà interessante è quella relativa alle street television proliferate in Italia tra giugno

2002 e 2005 a partire dall’esperienza di Orfeo Tv (tv di strada bolognese: utilizzando una

tecnologia a costi non elevati è possibile inserirsi in un cono d’ombra e occupare l’etere 14

lasciato vuoto da una tv mainstream. Ha portata minima e copre a malapena un quartiere, lo

scopo è quello di proliferare nel palinsesto quotidiano con una programmazione che porti i

vissuti, ad esempio del quartiere, al centro della scena. In poco tempo si è costituito un

circuito di connessione delle singole esperienze che ha dato vita al progetto Telestreet. In

generale si può dire che il bisogno di farsi media passando dalla dimensione di semplice

consumatore a quello di produttore viene qui tutta esplicitata.

Produzione/consumo: la realtà degli User Generated Content c’è

Se queste forme rappresentano un versante di visibilità organizzata poi un diffuso fatto di

micro realtà, di vissuti singolarizzati nei quali le pratiche mediali vengono incorporate nelle

Esiste cioè una realtà dell’acquisizione

forme del quotidiano. domestica delle tecnologie di

comunicazione, di apprendimento dei linguaggi mediali a partire dal quotidiano che

corrisponde ad una diffusione cresce di occasioni personali di produzione di contenuti

mediali e diffusione degli stessi. Con piattaforme come Blogger, wordpress, Facebook,

c’è uninfinito numero di contenuti che vanno dal testuale al fotografico, dall’audio

youtube,

al filmico, tutto prodotto da individui che diventano produttori mediali, letti, ascoltati, visti da

altri.

Vengono presentate nuove condizioni di possibilità per il raccordo tra i vissuti e le

rappresentazioni e per le elaborazioni del senso. Pensiamo ad un blog che mette in luce sia i

contenuti esperienziali che le modalità di messa in narrazione dei vissuti: occorre

inevitabilmente tematizzare il fatto che siamo ancora dentro ad una dinamica di spettorialità.

All’interno di questa realtà si produce un vero e proprio effetto star system dipendente dalle

forme di approvazione distribuita che è dovuto al fatto che la rete rappresenta un terreno di

disuguaglianza (la presenza di molti frequentatori di un blog fanno sì che molti altri puntino

lì). La possibilità di visibilità di queste differenze ci permette di trovarci di fronte ad una

moltiplicazione di possibilità di incontrare esperienze di vissuti corporei, corpi che partono

dalla capacità di farsi produttori mediali e costruttori di narrazione.

Lungo i linguaggi di massa e dell’industria culturale del novecento abbiamo visto

radicalizzarsi in modo problematico il disaccoppiamento tra vissuti corporei e

rappresentazioni di questi.

Farsi media

La propensione al farsi media può essere osservata a partire da una duplice prospettiva.

caratterizzata dall’appropriazione

Una prima prospettiva è quella del fare media del

dispositivo mediale in sé e per sé (un cell può essere pensato e usato come semplice

strumento per conversazioni lavorative o diventare strumento di mobilitazione politica come

– insomma soggettivizzarne l’uso).

è successo alle elezioni spagnole del 2004 Questa prima

dimensione è rappresentata da un rapporto di sperimentazione con la tecnologia che prescinde

dall’innovazione stilistica ma che ha a che fare con l’esplorazione della possibilità del mezzo

e con la costruzione di percorsi possibili di significato. Ciò avviene soprattutto grazie alla

diffusione nella vita quotidiana di tecnologie di produzione.

La seconda prospettiva è quella del become media, diventare media, che rimanda

all’interiorizzazione delle logiche e degli usi dei media fino a poterle giocare. Si diviene 15

produttori mediali ibridando linguaggi propri dei media e linguaggi del quotidiano(mix

linguaggio proprio e mediale), utilizzando le occasioni comunicative che in particolare i

media digitali hanno aperto. Un associarsi di asimmetria comunicativa ed alta interattività

che rende disponibile all’individuo forme che sono relative ai linguaggi di massa e al

contempo sono praticabili da tutti.

Gli individui hanno imparato ad utilizzare il codice del sistema dei media, un criterio di

per distinguere ciò che è notiziabile da ciò che non lo è. L’aver interiorizzato il

selezione

punto di vista dello spettatore/lettore significa aver imparato ad osservare anche se stessi in

modo spettatoriale, aumentando anche la riflessività che viene applicata alla propria

comunicazione (si osservano le proprie conversazioni online, i video nei quali siamo

protagonisti), ecc, ci si legge e ci si guarda con gli occhi del lettore/spettatore. Si producono

contenuti mediali che partono (spesso) dalle vite concrete degli individui ma che sanno

parlare all’altro, microstorie che diventano occasioni per discutere. Queste narrazioni hanno

la caratteristica di essere finzionalizzate perché pensate per essere lette da un pubblico e allo

stesso tempo intimamente coinvolgenti. Le narraazioni delle vite degli altri sono poi anche

narrazioni anche delle nostre vite, alle quali possiamo partecipare comunicativamente

commentandole e integrandole.

Pubblici connessi/connessi in pubblico

Il termine pubblici connessi fa riferimento alla nuova condizione di connessione digitale tra

pratiche culturali, relazioni sociali e sviluppo delle tecnologie mediali. Questo concetto è una

mutazione del termine audience o consumatore in quanto indica un mutamento dei modi in

cui gli individui sono connessi e mobilitati oggi attraverso i media e per mezzo di questi. Il

cambiamento è di tipo culturale, costituisce una nuova fase dell’economia dell’informazione.

L’industria culturale novecentesca è stata costruita attorno a media professionali e

commerciali che hanno messo all’angolo tutte le produzioni dal basso, confinandole in un

ambito domestico o di nicchia. È così che una cultura professionale e commerciale ha reso

periferiche per gli individui forme culturali che sono sempre state centrali, come i diari, le

corrispondenze, che hanno finito per trovare, nella loro marginalità, linguaggi sotterranei di

sopravvivenza.

Il contesto in cui ci troviamo, ora, è INVECE caratterizzato da una crescente accessibilità a

strumenti digitali e a reti di connessione che si intrecciano ai tempi e agli spazi della vita

quotidiana. L’accesso di massa a Internet negli anni e l’evoluzione delle applicazioni

utilizzate ha consentito di sviluppare e promuovere forme culturali di distribuzione peer-to

peer e forme di comunicazione many-to-many.

Culture partecipative

Le culture partecipative sono forme orientate ad una comunità riflessiva

Comunità di pratica

Queste sono formate da persone che partecipano ad un processo di apprendimento collettivo

entro un dominio condiviso dell’attività umana: una tribù che impara a sopravvivere, un

gruppo di artisti che cerca nuove forme di espressione, ecc. Queste condividono un interesse

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o una passione per qualcosa che fanno o che imparano a fare meglio mentre interagiscono

regolarmente.

Ci sono tre elementi che la distinguono dalla più generica comunità.

Il primo è il dominio di riferimento (l’identità della comunità è definita

- dal dominio

di interessi condiviso). Un social network non è di per sé una comunità di pratica, un

gruppo di face di appassionati di una fiction lo è.

- Il secondo elemento è rappresentato dalla dimensione comunitaria vera e propria, il

del dominio di riferimento i membri sviluppino modalità

fatto che all’interno

relazionali di scambio e supporto.

- Il terzo elemento decisivo è la pratica. Non si tratta infatti semplicemente di una

comunità di interesse, sviluppano un repertorio condiviso di risorse.

c’è condivisione di pratiche capaci di produrre

Dunque oggetti culturali che sono il frutto

della condivisione del sapere e delle dinamiche relazionali sottese fra i membri della

comunità stessa. Le pratiche condivise sono frutto di forme di negoziazione di significato da

parte dei membri che dipendono da due processi che sono legati da un principio dualistico di

co-dipendenza: partecipazione / reificazione. La partecipazione ha a che fare con una

modalità attiva di coinvolgimento e con la costruzione di un senso di appartenenza

comunitaria. La reificazione si riferisce invece alla cristallizazione dei significati negoziati in

artefatti attorno ai quali viene organizzata la rinegoziazione di nuovi significati e il

coordinamento delle azioni dei singoli.

Comunità interpretative

Le culture mediali sono universi nelle quali le esperienze si sganciano dai corpi, si rendono

astratte. Talmente astratte da poter esser risignificate nelle pratiche di consumo mediale o

performate nelle immagini videodigitali. Le culture mediali vanno pensate come un territorio

di produzione e di negoziazione dei linguaggi espressivi.

Il punto è che la natura dell’essere pubblico è mutata radicalmente.

La realtà viene vissuta come un evento che possiamo continuamente osservare a partire

dall’interiorizzazione di quell’oscillazione riflessiva che abbiamo imparato a praticare nella

doppia fruizione di realtà e fiction nei media di massa. In specifico, lo sguardo moderno ha

interiorizzato la distinzione tra rappresentazione e vissuto, la distinzione fra vedere ed essere

per l’audience diffusa.

visti ( narcisismo), gli eventi mettono in scena performance IN tale

contesto, troviamo un altro lato costitutivo della realtà dell’audience diffusa: il narcisismo.

Componente che diventa famigliare con la natura riflessiva del nostro osservare e agire il

persone si comportano come se fossero guardate, al centro dell’attenzione.

mondo, per cui le

Ci troviamo di fronte ad una situazione che esalta la relazione fra auto ed etero osservazione

per cui ci osserviamo a partire dal fatto che siamo oggetti di osservazione da parte di altri. Le

persone mettono dunque in atto delle performance per un’audience immaginata. Gli Altri non

(ricordarsi la relazione con l’Ego),

Altri indifferenti ed indifferenziati ma significativi

portatori di attitudini, motivazioni. Si tratta di comunità interpretative, consapevoli delle loro

Si è creata un’esperienza mediale diversa che si è aperta

scelte in termini di consumi mediali.

o con chi “abita” mondi tridimensionali online.

con il videogiocatore La dimensione 17

l’esperienza non sta più solo nel fare

performativa qua talis è centrale, esperienza

dell’esperienza ma nel performare.

Poiché occorre tenere conto della dimensione globale del sistema dei media possiamo

domandarci quali mutazioni si produrranno nel momento in cui saremo sempre più

massicciamente immersi nelle culture videodigitali di stampo performativo.

Le culture partecipative

Parlare di culture partecipative significa sottolineare la componente culturale che si struttura

attorno a pratiche e forme della condivisione sia discorsiva che produttiva e di consumo. La

realtà dei pubblici connessi trova una forma comunitaria corrispondente nelle culture

partecipative. Queste culture partecipative possono avere determinate caratteristiche:

Una relativamente alta propensione all’espressione artistica e al coinvolgimento

1- civico

2- Forti supporti per creare e condividere le proprie creazioni con gli altri

3- un qualche tipo di mentorship per cui ciò che è conosciuto dai più esperti viene trasmesso

ai novizi.

4- credenza nel proprio contributo

5- possesso di un qualche grado di connessione sociale con i membri.

Le culture partecipative che fondano la loro esistenza e le proprie forme espressive sulla

realtà mediale del networking hanno determinate caratteristiche che sintetizzazno il percorso

evolutivo tra media e società:

a. Appartenenza mediale riflessiva: grazie a questo, che può avere caratteristiche formali

ed informali, il vissuto del singolo converge in forme comunitarie sorrette dalla

comunicazione mediata.

Espressività mediale: c’è una crescente capacità da parte di coloro che sono

b. consumatori di prodotti mediali di produrre a loro volta forme mediali attraverso

elaborazione e rielaborazione di contenuti e una loro diffusione.

c. Problem-solving collaborativo: il lavorare in team per eseguire task e sviluppare

conoscenza. Un esempio è wikipedia, universo conoscitivo multilingua online.

d. Condivisione di flusso: diffusa capacità di condividere il e partecipare al flusso

mediale: le pratiche legate al podcasting, al file sharing, ai feed Rss. Gli utenti

caricano e scaricano materiali, li condividono e mettono in relazione in modi sempre

dell’aumento crescente di banda. Rss

più rapidi e continuativi grazie alla diffusione

sono un formato di distribuzione di contenuti, consentono all’utente attraverso un

software spesso distribuito gratuitamente, di ordinare e raccogliere contenuti

informativi.

In sintesi le culture partecipative possono essere viste come le forme culturali corrispondenti

a quel soggetto collettivo contemporaneo dopo-moderno che sono i pubblici connessi. Le

culture partecipative sono l’emergere di un possibile orientamento culturale diffuso che

incarna le specifiche delle comunità interpretative e di pratica costituendo un punto di

tensione che non sempre si realizza, ma che rappresenta un orizzonte per un’elaborazione di

senso che metta in connessione selezione e rinvio. Non sono caratterizzate da pura adesione o

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ma richiedono confronto ed impegno ed un’elaborazione del

appartenenza a-problematica

senso dipendente dallo stare in relazione con gli Altri, anche attraverso produzione/consumo.

PRO-AM: I NUOVI INTERMEDIARI CULTURALI

Visibilità di massa dei contenuti amatoriali

Cambiano le condizioni di possibilità per la produzione e diffusione culturale i cui

meccanismi di funzionamento erano definiti dai media di massa, dai loro linguaggi e modi di

distribuzione “centrici”. Oggi l’emergere delle forme di distribuzione tra pari e di

comunicazione molti-a-molti consentono una diffusione allargata e scalabile di contenuti

amatoriali e di nicchia e delle forme di comunicazione che nascono nelle dinamiche

interpersonali e di gruppo.

c’è una messa in visibilità di massa dell’amatorialità e una connessione visibile e possibile

gra le passioni individuali proiettate nella produzione di contenuti originali e le capacità di

acquisire e condividere competenze sul sapere e sul saper fare che tolgono l’amatore da una

marginalità vicaria rispetto alla produzione professionale creando un contesto adatto allo

un’amatorialità che si professionalizza.

sviluppo di LA condivisione di un sapere, di

un’esperienza che ha radici nel quotidiano sembra avere prevalenza sul contenuto condiviso.

Le dimensioni della passione e del piacere che sono alla base della pulsione amatoriale de-

contrattualizzano il rapporto con la produzione, lo sottraggono alla logica puramente

economica. La dimensione intima e la circolazione di produzioni verso un pubblico prossimo,

accomunato dalle stesse proiezioni passionali, crea un mèlange fra linguaggi interpersonali e

di massa in cui il circuito produttivo finisce per essere connesso a pratiche discorsive di

commento, di giudizio, opinione.

Il ciclo della produzione parte dal produttore per poi essere distribuita online da lui stesso,

circola, è soggetta a pratiche di ri-distribuzione, filtraggio collettivo e commento che poi

spesso finisce per riportare il contenuto al produttore per essere modificato (se la modifica

non viene fatta direttamente dal consumatore). I contenuti open rappresentano ad esempio

questo versante di continua possibilità di mutamento e traslazione di ciò che viene prodotto e

immesso online. Il pubblico o consumatore di questi contenuti è parte costitutiva e sempre

più visibile del processo (nel modello wikipedia restano tracce delle modifiche successive di

una voce e delle conversazioni attivate attorno alla voce stessa. I contenuti soggetti a creative

commons contengono diverse possibilità di manipolazione con citazione da parte di chi ha

contribuito a dare nuova forma. (ci sono naturalmente possibilità di manipolazione furtiva).

Si è giunti ad un punto in cui i valori di un post su un blog dipendono anche dai commenti

che lo contornano, dalle citazioni che vengono fatte in altri blog. Il contenuto amatoriale

online non è mai a sé ma dipende dal contesto comunicativo più complesso e va analizzato in

L’entusiasmo per le pratiche di appropriazione di contenuti culturali e oggetti

tale contesto.

mediali prodotti dai mass media da parte dei consumatori viene sostituita dall’entusiasmo per

i consumatori che per il semplice fatto di diventare produttori sviluppano un qualche vago

empowerment, tralaltro subito interiorizzato dai mercati che fanno del coinvolgimento del

consumatore una bandiera morale dietro cui velare uno sfruttamento che riporta alla visione

19

di mercato neoclassica. Si tratterebbe però di ricondurre la nostra visione ad una prospettiva

esterna di osservazione assoggettata ad un pensiero decostruzionista che riporta ogni lettura

immediatamente a discorsi di dominio e potere. Si rischia così di perdere la possibilità di

osservare l’emergere di elementi di discontinuità che riguardano sia forme (simboliche) che

contenuti Significati). Si perderebbe così il punto di vista dell’osservatore. Esiste invece un

significato che si produce da dentro, una semantica che si stabilizza nelle pratiche e che è

farsi società. […]

sociale prima di

Sedotti dal web 2.0

Nella diffusione di una cultura relativa ad un’economia della amatorialità, secondo alcuni

autori, si cela il rischio di un appiattimento culturale che si consuma attorno alla dissoluzione

e che mette in crisi l’idea di

del confine tra autore e pubblico autorialità e di proprietà

culto dell’amatore,

intellettuale. Ci sono vari rischi di un [RISCHIO] per esempio il

narcisismo che si crea, il maggiore interesse all’autoespressione che alla conoscenza del

mondo esterno, il non ascolto di voci esperte. Come dice Keen, la cultura del dilettante si

impone su quella dell’esperto. Dietro alle apparenze di una disintermediazione capace di

democratizzare i processi conoscitivi e produttivi nasconde un’ideologia, quella del web 2.0,

che propone una forma di appiattimento del mondo e di svaporamento dei valori che tengono

insieme processi educativi, conoscitivi e produttivi. La filosofia web 2.0, sempre secondo

Keen, si tratterebbe di una miscela di tecno-illuminismo e principi libertari che tende a

valorizzare l’esistenza dei mercati di nicchia eliminando la fondamentale funzione degli

intermediari culturali a favore di una big conversation su ogni argomento.

Gli obiettivi di un regista con la sua macchina industriale di massa e quelli di un teenager

sono diversi e non in competizione. Ci si trova di fronte ad una riarticolazione fra forme della

comunicazione interpersonale e forme della comunicazione di massa che modificano il

contesto produttivo dei contenuti introducendo motivazioni di senso differenti che non

C’è poi da dire che il narcisismo

possono essere lette secondo i principi economisti classici.

digitale inteso come forma di auto-referenza significa non considerare le possibilità di un

orientamento riflessivo che le condizioni strutturali di possibilità del web sembrano

introdurre.

I nuovi intermediari culturali

C’è però da dire che pensare alla realtà dei contenuti online come ad una melassa

indifferenziata di mediocrità non è poi giusto.

Trovarsi di fronte ad una realtà disintermediata significa dire che cambia la forma di

reti sociali tendono a essere omogenee, tanto che l’omofilia limita i nostri

intermediazione, le

mondi sociali in modi che hanno conseguenze rilevanti sulle maniere in cui otteniamo

informazioni.

In rete però la capacità di fare nuove scoperte può essere più forte dell’omofilia, basta

pensare a quegli incontri casuali di notizia che si fanno spostandosi tra portali e blog o alle

persone che incontriamo e che facciamo diventare nostri amici.

Anche la ricerca pure attraverso un motore come Google ha cambiato la sua natura, google 20

stesso usa 57 indicatori per cercare di capire chi siamo e che genere di siti ci piacerebbe

strada aperta dall’interconnessione tra contenuti e relazioni sociali è da

visitare. LA

considerare un punto di non ritorno e anche una delle forze di web sociale.

Il saper costruire un rete efficace in cui la sintesi e il trattamento dell’info è prodotto da un

mix fra diversi curatori più vicini e distanti da noi in termini di friendship diventerà sempre

di più una necessità. Alcuni indicatori sembrano mostrare che ad esempio nel consumo di

informazioni online le persone preferiscano le fonti che non hanno un particolare punto di

vista o uno contrario al proprio.

In generale si può dire che online i meccanismi di selezione e di valutazione si connettono

strettamente a quelli di reputazione sociale acquisita nelle reti interpersonali: i pubblici

connessi fungono in pratica da nuovi intermediari che portano alcuni contenuti ad emergere e

costruiscono attorno alla connessione l’affidabilità nel tempo di chi produce/distribuisce

questi contenuti. Bisogna cominciare a pensare la rete attraverso parametri culturali diversi da

quelli che hanno caratterizzato il 900 e che siano in grado di tenere conto del fatto che la

relazione fra forme di comunicazione interpersonale e di massa si è riarticolata ed ha assunto

nuove possibilità di raccordo.

Intermediazione amatoriale

Anche il lato della distruibuzione/condivisione/circolazione ha una sua rilevanza produttiva.

Accanto alla generazione di contenuti diventa centrale la distribuzione di contenuti. La realtà

degli user distributed content mostra i confini della nuova selezione/intermediazione che non

si gioca solo sul lato dei media di produzione di massa ma anche sui pubblici che valutano,

selezionano e fanno circolare contenuti. In tale ambiente informativo si sviluppa la realtà

L’attività di

della social media curation. curatela consiste nel filtrare, selezionare e curare

editorialmente attraverso aggregazione ed organizzazione, il continuo flusso informativo che

troviamo sul web, individuando i contenuti migliori e pertinenti su temi specifici, al fine di

una diffusione e riproposizione delle informazioniin un modo che le renda fresche ed attuali,

interessanti per specifici mercati e target. Il punto è che non necessariamente il social media

che proviene dal mondo dell’info, né è detto che lo faccia di

curator è un professionista

professione, come attività da cui trarre reddito. Per esempio su twitter seguire un particolare

social media curator consente di essere informati da qualcuno di cui ci fidiamo. Nella, poi,

ridistribuzione dei contenuti abbiamo a che fare con quelli già selezionati dai media

generalisti ma che ci arrivano in quanto veicolati dal basso, dal lato dei recettori. Il contenuto

ci arriva con un plus dato dalla relazione che ci lega alla persona. Non siamo di fronte,

dunque ad una dicotomia professionista/amatore ma ad un territorio complesso in cui i due

ambiti giocano in uno stesso contesto (esempio: su twitter un giornalista che ha un profilo

può essere meno istituzionalizzato e contrattualizzato). Certo, la relazione non è certo a-

problematica né priva di zone ambigue, si tratta di accettare un modello in evoluzione che

scardina una semantica a senso unico di amatore/professionalista rendendo più sfumati i

confini e arricchendoli di significati che edipendono dalla ibridazione tra web e media di

massa.

Intermediazione da fan 21

Sullo stesso versante dell’amatorialità, ma con presupposti diversi, troviamo un altro

intermediario culturale nella figura del fan che sviluppa l’appropriazione del dispositivo

mediale, del farsi media entro il perimetro della cultura di massa. Dalle forme di

dell’immaginario (fanart), si

copartecipazione alle fanfiction, alle forme di appropriazione

trova un connubio tra fan e industria culturale con le sue regole. Jenkins parla di un vero e

proprio bracconaggio testuale.

In pratica la cultura dei fan è costituita dalla introduzione, discussione e diffusione di una

molteplicità di prospettive che riarticolano i significati dominanti proposti dalla cultura di

massa e sollecitano la produzione di differenze rendendole visibili e condividendole. A

partire da un’omogeneità culturale di fondo le attività dei fan iniettano linguaggi e significati

ancorati ai vissuti, mettono a tema problematiche e punti di vista personali e di mondo vitale.

La lettura che Jenkins fa potrebbe essere canalizzata ancora una volta entro un frame

interpretativo del tipo dominio/sfruttamento che vede le pratiche dei fan come resitenze attive

alle forme mediali proposte dal mercato di massa. La realtà della rete consente una nuova

viability a questo processo attraverso le sue proprietà strutturalmente connettive e di

produzione che agevolano i processi creativi e la circolazione dei contenuti prodotti.

Il ruolo del fan va ripensato, diventa un dispositivo culturale del panorama mediale mutato, le

sue pratiche si sono generalizzate come modalità normalizzate di un modo di rapportarsi ai

contenuti mainstream che vengonopensati ed agiti come materiale grezzo da rielaborare

attraverso forme del senso che partono dai propri vissuti e costituiscono premesse per

comunità interpretative e di pratica, cioè partecipative. Queste forme processuali ed

orientamenti culturali sono stati, ovviamente, intercettati ad esempio dal marketing dei

prodotti mediali che alimenta i livelli di engagement dei pubblici.

Cultura pubblica connessa

Sulle piattaforme di produzione e condivisione online le forme espressive assumono una

visibilità di massa. A questo contesto è correlato un abbassamento della qualità della

produzione, non solo, gli amatori digitali con le loro pulsioni narcisistiche diventano oggetto

di sfruttamento di una cultura 2.0 che svilisce le èlite professionali, deprimendo un mercato in

cui realtà produttive subiscono contraccolpi di fatturato a causa di logiche peer to peer che

portano a condivisione illegale di contenuti.

C’è poi un pensiero che afferma che in questo contesto la creatività si appiattisce sulla ricerca

di compatibilità più che sulla deviazione, sullo scarto che produce salto di qualità. Più

radicale si fa la critica pensando al rapporto concreto tra Ugc e mercato in cui la visione di

Larnier mostra come l’esperienza connessa al vissuto del soggetto venga assoggettata ad

un’astrazione della merce di stampo utilitaristico. La cosa che comunque importa è se e come

cambiano le condizioni di possibilità per una produzione, circolazione e consumo di forme

simboliche della società che presiedono a forme di significazione secondo logiche diverse da

quelle moderne. Queste condizioni sono dovute alle caratteristiche strutturali della rete e nelle

pratiche di raccordo fra vissuto e rappresentazione di questo che le condizioni di connessione

riflessiva ci consentono di osservare.

L’avvento di una cultura pubblica connessa ha dimostrato come le forme di produzione

culturale individuale siano usciti dalla marginalità per diventare linguaggio pubblico, 22

linguaggio capace di miscelarsi, convergere ma anche divergere. Si crea un ambiente mediale

nel quale frme di rappresentazione costruite professionalmente e forme di auto-

rappresentazione convivono, in cui linguaggi di massa con i quali siamo stati costruiti entrano

in risonanza con pratiche individuali e collettive ad alta densità.

Una lettura critica osserva, parlando di consumo produttivo, come dietro alla costruzione di

siti e di blog, dietro la produzione di contenuti nei social network, dietro alla costruzione di

online si nasconda l’ombra dello sfruttamento di una

abbigliamento ed oggetti nei mondi

classe media digitale che dissolve il rapporto tra vissuto e lavoro (peraltro non retribuito),

colonizzando il tempo libero e producendo nuove forme di sfruttamento più sottili e non

coglibili. Chi è il proprietario dei contenuti intimi che lasciamo su face? Come veniamo

pagari dalla partecipazione amatoriale a contest espressivi organizzati dai brand?Utilizzando

le categorie del moderno osserviamo il versante materiale della produzione di valore, è

evidente che possiamo cogliere appieno dinamiche sottese di sfruttamento. Una domanda

che, però ci si potrebbe porre è: dietro a percorsi emergenti di cooperazione e condivisione, di

un nuovo soggetto pubblico rappresentato dai pubblici connessi, non troviamo anche forme

diverse di ancoraggio del senso ai vissuti e alla loro corporeità? Non siamo anche di fronte a

percorsi di selettività che trovano un nuovo rapporto con le forme di rinvio cui tecnologia e

capitale rimandano? I due versanti su cui si fonda il senso sembrano trovare la possibilità di

ricombinarsi in modi differenti rispetto alla possibilità di riappropriazione delle forme di

rappresentazione del mondo. Nei confusi percorsi di visibilità della comunicazione connessa

cogliamo asperità del senso non riconducibili a forme necessariamente funzionali alla società:

devianze, resistenze, passioni, emozioni, tutti elementi non ancorati ad un agire razionale che

presentificano percorsi e modi diversi di presiedere al senso.

VISSUTI CONNESSI

Rendere visibili le scorciatoie sociali.

I social network sono un buon luogo di osservazione per capire il nuovo senso della posizione

acquisito dall’individuo contemporaneo della comunicazione. La percezione di una

“situazione” di grazie all’iscrizione crescente delle

pubblici connessi si esplicita fortemente

persone a piattaforme sociali, ci troviamo dunque di fronte a un fenomeno di massa. I siti di

social network sviluppano le regole strutturali che stanno alla base delle reti sociali pensate

come il prodotto di nessi causali e casuali e caratterizzati da legami deboli. In particolare

molte piattaforme utilizzano come modalità di sviluppo un principio della teoria delle reti

chiamato piccolo mondo. Tali reti deboli, conoscenze distanti, ipermediate, lontane ma

accessibili sono fondamentali per consentire ad una rete di essere efficace. Nella vita

quotidiana le scorciatoie sociali di lunga distanza sono invisibili. Nella vita quotidiana

vediamo solo le persone a cui siamo direttamente connessi con legami ora forti ora deboli.

Non conosciamo tutti gli amici e conoscenti dei nostri amici, ci scontriamo con loro solo

quando ci imbattiamo nelle loro incredibili conseguenze.

Tali piattaforme invece ci permettono di vedere tali scorciatoie. Amicizia in facebook

significa una connessione di profili, connessione che è visibili con gradi diversi di privacy. Il

23

problema di fondo è quale peso attribuire a tale friendship, i friend possono essere persone

che conosci bene o sconosciute che ci sono state segnalate perché conoscono una persona che

tu conosci, ecc. Face ci permette dunque di costruire un piccolo mondo esteso, di renderla

percepibile e osservabile (puoi osservare chi sono gli amici degli amici, avere info sui loro

gusti).

il proprio piccolo mondo può poi essere concretamente percepibile grazie alle forme di

organizzazione di contenuti e visualizzazione grafica che le applicazioni di face permettono.

Lo stesso può valere per le applicazioni ludiche (permettono di misurare gradi di affinità e

competenza tra amici ai giochi). Queste forme di intrattenimento funzionano come attivatori

di reti attorno ad una dimensione di relazionale debole. Insomma, dietro a queste forme

banali risiede una pulsione a dare tangibilità a tutti quei legami. Connessioni che contano per

il fatto che ci sono e sono potenzialmente attivabili.

Identità e pratiche nei siti di social network

Le possibilità espressive, le diverse , le modalità di gestione dei contenuti e relazioni fanno di

l’info e l’intrattenimento

queste piattaforme delle piattaforme sociali emotive per e fanno di

essi dei dispositivi di produzione di processi identitari.

Costruzione del profilo

Il profilo è una forma espressiva di auto-rappresentazione pubblica, un modo di ri-

appropriarsi delle forme di rappresentazione di se stessi in pubblico, della propria immagine

pubblica in un medium di comunicazione potenzialmente di massa.

la fase della costruzione del profilo può essere vista come una pratica di socializzazione

all’applicazione che miscela possibilità espressive e vincoli dello strumento a partire da una

C’è una

modalità di presentazione sociale mediata di sé appresa dai profili degli altri.

socialità peer based fondata su meccanismi imitativi o di distanziamento dalle pratiche che

chi è connesso con te produce. Il gruppo di pari funziona da attivatore di meccanismi di auto-

osservazione che premettono di sviluppare un attitudine riflessiva mediale. Non solo, grazie a

tali gruppi, possiamo differenziare i modi di appartenenza seguendo l’intreccio delle storie

personali e di gruppo delle diverse cerchie ma impone di osservarsi con gli occhi di queste

cerchie. I siti di social networl sono spazi di elaborazione e sperimentazione identitaria in

quanto spazi relazionali e simbolici. Ciò che condividiamo può essere inteso come luogo nel

quale sintetizzare e rendere compatibili le diverse forme che costituiscono la nostra identità.

Quando, trattando di social network, si parla di identità non si parla, dunque,di un oggetto

dato, bensì di un processo che ci permette di essere nel mondo mantenendo i nostri confini di

senso. C’è poi una distinzione di uso strategico nelle estetiche del proprio profilo, distinzione

particolarmente evidente nell’analisi dei profili dei giovani. I giovanissimi giocano una

attraverso pratiche stilistiche complesse (ricerca e uso di

ricreazione permanente dell’identità

immagini particolari) e particolarmente elaborate. I giovani e i giovani adulti costruiscono

estetiche del proprio profilo che facoriscono le relazioni con gli altri producendo in modo

l’identità come

evidente appartenenza a e connessione con.

I friend come gruppo di pari e audience immaginata 24

Amicizia nei SN vuol dire sia riconoscersi in un gruppo alla pari che costruirsi un’audiene

immaginata a cui rivolgersi. Insomma, ci si confronta con un gruppo di amici affini ma allo

stesso tempo ci si apre alle prospettive di un audience possibile, costruita a partire da una

propria produzione di contenuti pensata per un pubblico ipotetico. La risposta alla domanda

cosa stai facendo richiede una consapevolezza del proprio pubblico

La realtà della conversazione: verso una nuova cura della semantica

Altra caratteristica dei siti di SN è la realtà conversazionale di queste. Attraverso commenti

reciproci, chiacchiere in tempo reale o asincrone si sviluppa un intreccio basato su una

conversazione permanente tra individui che condividono un gruppo alla pari. La

conversazione però non è solo scambi comunicativi scritti ma anche comunicazione indiretta

attraverso contenuti diversi che dipende anche dalla messa in comune di idee, segnalazioni,

frammenti di cose da vedere. In questo gruppo rientrano link, quiz, poke, ecc. Ancora più

interessante è la questione hashtag su twitter che permette una ricercabilità di tutti i messaggi

che con lo stesso hashtag dichiarano di voler costruire un unico bacino conversazionale fatto

di una conversazione diretta (tweet che rispondono) e una indirietta (retweet e tweet

sull’argomento).

Tutti questi sono orientamenti che si possono osservare solo a valle delle trasformazioni

strutturali della società poiché l’attività mediale contiene la semantica nuova solo nel

momento in cui si è depositata ed è stata trattata comunicativamente da sistemi specifici.

Prospettive multilife

In questo contesto, si crea uno stato di intimità digitale particolarmente complesso che mette

in gioco trasformazioni rilevanti a livello sociale del nostro pensarci all’interno del rapporto

tra pubblico e privato. I confini tra queste due realtà diventano nei media più sfumati. Tale

cambiamento è dovuto a una confusione e sovrapposizione dei contesti sociali negli ambienti

C’è un collasso delle variabili spazio e temporali. Comunicazioni sincrone e

digitali. IN tale contesto c’è una modifica del senso di

asincrone si intrecciano. controllo del rapporto

pubblico/privato e le persone cercano di dare senso a come negoziare la trasformazione

C’è comunque una necessità di privacy (ci sono possibilità di

prodotta dai media connettivi.

modifiche dei limiti), c’è però anche una privacy che sfuma a fronte di una sovra esposizione

delle proprie vite in cui l’intimità diventa pubblica sotto forma di foto, commenti, note,

album di famiglia. Docenti che leggono i contenuti degli studenti, datori di lavoro che

e viceversa. Nell’initimità digitale si possono poi

leggono i contenuti dei loro dipendenti

vivere forti condivisioni emotive senza che siano un preludio alla capacità di dare vita a

relazioni profonde. È uno stato di difficile gestione emotiva ed affettiva che rende complesso

Sé stessi in chiave relazionale nell’equilibrio fra ambienti quotidiani

pensare oggi reali e

digitali.

PUBBLICI CONNESSE E NARRAZIONI TRANSMEDIALI

L’avvicinamento della galassia lontana… 25


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione ed editoria multimediale
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media digitali e società delle reti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Dondi Riccardo.

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