Estratto del documento

Gli effetti sociali del web

G. Boccia Artieri

Mappare o tracciare? Una questione metodologica per gli studi sulle reti socievoli

Con la normalizzazione del web 2.0, gli ambienti online e offline si sono co-implicati. È pertanto necessario trovare una metodologia di ricerca applicabile alle reti sociali mediate dalle tecnologie, scegliendo se analizzare i vasti archivi delle vite quotidiane o le pratiche dei singoli utenti.

Il “mappare” fa riferimento al data mining, ossia all’analisi del database per estrarre informazioni implicite o offrire una visione complessiva dei fenomeni correlati tra loro. Esso si è progressivamente differenziato in:

  • Text mining (analisi delle forme testuali che assumono i flussi comunicativi);
  • Opinion mining (tecniche definite a partire dall’oggetto di studio);
  • Web community mining (che rileva le strutture e gli sviluppi delle web-communities).

Tali strumenti lavorano, tuttavia, in assenza di relazione con i soggetti produttori dei dati o a cui i dati si riferiscono. Analizzando i percorsi di diffusione, occorre tenere conto di come la struttura espressiva del network influenzi la produzione di senso. La piattaforma costituisce, quindi, il criterio osservazione della rete sociale che si sviluppa al suo interno.

La seconda opzione metodologica è quella di tracciare percorsi e pratiche degli utenti, con impostazione etnografica volta ad analizzare valori, pratiche e regole. La definizione dei confini “fisici” dello spazio da analizzare, è generata dall’autoevidenza. Il cyberspazio è tuttavia stato definito spesso come uno spazio altro rispetto a quello della vita quotidiana, in cui si superano i limiti spazio-temporali e nascono nuove potenzialità espressive, regole comunicative e socialità.

La banalizzazione dei media digitali, l’incorporazione delle attività di comunicazione mediata e il costante attraversamento dei confini tra luoghi reali e virtuali, ha messo in crisi la nozione di cyberspazio irrelato rispetto alla vita quotidiana. Per acquisire uno statuto di esistenza all’interno dei flussi comunicativi, è necessario auto-descriversi e auto-rappresentarsi online.

Il modello della tecnografia implica la messa in campo di strumenti di tipo diaristico finalizzati a tracciare le pratiche tecno-sociali dell’individuo, e implica quindi la collaborazione. Il networked individualism privilegia invece la visione io-centrata dei network sociali. La netnography osserva i gruppi sociali a partire dall’oggetto di interesse comune che ne costituisce il collante sociale. Mappare e tracciare sono quindi due poli di una contraddizione sanabile.

Teoria e metodologia per la ricerca sul web sociale: tra Big Data e Deep Data

Oggi la pozione all’interno della comunicazione non viene più percepita come subalterna a quella dei media di marketing, comunicazione politica e istituzionale. Nel mondo dei consumi, infatti, l’opinione dei consumatori orienta gli acquisti così come la social tv e le conversazioni su Facebook influiscono sulle campagne elettorali.

Si aprono infatti nuove prospettive di reperibilità, grazie a contenuti aggregati attorno a un hashtag che offre una prima elaborazione di senso. L’emergere di approcci data-driven ha permesso di trattare grandi moli di dati individuando pattern capaci di orientare percorsi di approfondimento.

Sta emergendo l’ambito di ricerca detto “computational social science”, che analizza i dati con ampiezza e profondità connettendo competenze diverse. L’interpretazione è quindi supportata da buone domande di ricerca e teorie di riferimento. Convivono, quindi:

  • Una prospettiva interna, in quanto ci occupiamo di fenomeni emergenti nei nuovi ambienti comunicativi da cui traiamo i dati (si pensi alle topic conversation);
  • Una prospettiva esterna, in quanto le issue emerse online sono considerate rappresentative dell’opinione dell’intera popolazione (come nel campo del marketing e delle elezioni).

Le piattaforme cambiano rapidamente strutturando pratiche di comunicazione diverse in base a policy, funzionalità e caratteristiche dei siti di social network. Molte ricerche non tengono tuttavia conto della natura gradualistica dello sviluppo delle conversazioni online, ma sottolineano l’importanza nella diffusione dei contenuti degli account di mass media e istituzioni, rispetto ai primi testimoni e simple users.

L’architettura delle piattaforme influenza le pratiche che si sviluppano al loro interno (si pensi all’accettazione reciproca su Facebook o a come l’acquisto di follower possa squilibrare il network in termini di nodi coinvolti e possibilità di diffusione dei contenuti). Esistono vari tipi di network: ad esempio, i topical networks generati attorno a un hashtag si distinguono dalle reti strutturali di following e follower. Sebbene gli account attivi in una discussione di tendenza su Twitter tendano ad avere maggiore probabilità di accrescere il numero di follower, non sempre da ciò si riesce a strutturare rapporti.

Descrivere un social network site: un approccio empirico

Il successo di una piattaforma è spesso ancora legato a specificità culturali locali. È necessario quindi trovare una metodologia in grado di coniugare analisi sociologica e grandi quantità di dati digitali. Il progetto SIGSNA del Larica ha analizzato il sito di microblogging Friendfeed.

A fronte di un’elevata produzione di entry, ossia di messaggi che potenzialmente potrebbero attivare conversazioni, solo pochi poi le innescano davvero. Esiste inoltre una correlazione tra numero di followers e di commenti ricevuti, per i quali vale la non necessaria reciprocità. Se le entry sono prodotte da una pluralità di soggetti, i commenti contraddistinguono una presenza attiva di alcuni utenti, malgrado esista anche un piccolo gruppo di utenti che non posta entry, ma partecipa alle conversazioni.

Esistono quindi cluster di utenti connessi tra loro che tuttavia non hanno nulla in comune, pur condividendo lo spazio mediato di rete.

Social network e internet studies: alcune riflessioni sul ruolo disciplinare dei social network come oggetto di studio

In 30 anni di Internet Studies, molte sono state le discipline mobilitate: psicologia, psicologia sociale, sociologia, antropologia, linguistica, semiotica, filosofia. Grazie a tale multidisciplinarietà degli sguardi si è cercato di articolare una storia della disciplina, senza smantellare le ipotesi precedenti, ma definendo i limiti della loro pertinenza. Nonostante la presenza di alcuni grandi temi trasversali, il dialogo non è sempre facile, dato il rischio di disegnare quadri la cui validità è molto limitata nel tempo.

L’attenzione di inizio decennio per i social ha rappresentato una svolta, frutto della scollatura tra la rilevanza sociale degli oggetti di analisi e la loro rilevanza accademica. La socialità in rete era ritenuta prendere forma dalle relazioni primarie, paritarie, partecipate e affettivamente investite, con scambi comunicativi stabili nel tempo. La Rete cancella la visibilità del corpo nel processo comunicativo e i vincoli di genere, età e etnia, consentendo forme di autocostruzione libere e relazioni meno repressive.

Oggi, infatti, proprio i “legami deboli” rappresentano la forza della rete, in cui tuttavia non si presentano più forme ludiche di reinvenzione del sé, ma il corpo viene iper-esposto e i confini tra identità online e offline sfumano a causa del riproporsi degli stessi pubblici della vita quotidiana del soggetto. La ristrutturazione disciplinare implica, tuttavia, 3 ordini di rischi: la mancata interpretazione di quanto elaborato in precedenza, il determinismo tecnologico (ossia la riconduzione delle differenze riscontrate rispetto agli anni ’90 alla specificità dei sistemi tecnici di interazione) e l’assolutizzazione dei risultati di ricerca relativi a specifici sistemi di interazione. È quindi necessario costruire campi multisituati, per evitare che le ipotesi vengano rese obsolete dal successivo sistema tecnico di interazione.

Tracce di sé in rete. I social network fra tracciare ed essere tracciati

Le piattaforme online possono essere considerate come “testi sincretici” che contengono esplicite istruzioni di utilizzo, pur essendo presenti modalità di reinterpretazione e personalizzazione. I social network, nella ricerca di Elisabetta Locatelli e Sara Sampietro, sono stati quindi al contempo oggetto e strumento di ricerca.

Il campione utilizzato era composto da early adopters e heavy users che utilizzano i social in modo consistente e consapevole, con elevata autoriflessività e volontà di sperimentazione che sfocia nella ricerca di spazi in cui la maggioranza degli utenti non è ancora arrivata e nella creazione di più profili con connotazioni specifiche.

L’utente impara a esprimersi secondo standard condivisi, apprendendo quali siano i comportamenti legittimi e acquisisce strategie per promuovere personalità ed esperienze. Analizzando gli strumenti base (profili, liste di contatti e commenti), si può osservare il contesto relazionale. Gli utenti, inoltre, producono contenuti rassicurati dal fatto di poterli conservare e valorizzare grazie al contributo di co-autori.

L’approccio narrativo e relazionale è fondamentale nel processo di formazione dell’identità. Le pratiche sono divisibili in 3 categorie:

  • L’agire, ovvero gli atti performativi con cui l’utente rimarca la sua presenza;
  • L’esporre, disseminando contenuti portavoce di sé stessi;
  • E il porre in relazione i contenuti disperdendoli in diversi profili o accentrandoli in unico utilizzando gli altri in modo complementare, variando linguaggi, privacy e livello di relazioni o replicando contenuti per aumentarne la visibilità, creando rimandi continui e convergenze tra gruppi che abitano contesti differenti.

In tal modo l’utente allarga la sua cerchia ponendosi al centro di una “ragnatela” di richiami a persone, luoghi e situazioni che gli consentono di reagire immediatamente agli stimoli e tenere aperto il canale comunicativo rielaborando ciò che ci si trova di fronte.

I social ordinano i contenuti in modo cronologico inverso per far sì che il contenuto più recente abbia maggiore visibilità, ma sono le diverse tracce a dare un’immagine del soggetto che tuttavia è solo parzialmente dominata dall’autore. Il disegno non è inoltre visibile mentre lo si compie, ma si delinea tornando in modo riflessivo su quanto compiuto e compiendo saltuarie pratiche di pulizia del proprio profilo.

L’oikos di Facebook o il gusto vano del segreto

Facebook è lo “spazio sociale di Rete” più frequentato grazie alla speciale “infrastruttura” che lo rende un “web autoconclusivo” e autosufficiente, che racchiude le dimensioni privilegiate presenti nel cyberspazio, un “edificio di comunità” in cui siamo idealmente proiettati a incedere sulla scena socio-politica, un luogo in cui si attivano spazi e pratiche del fandom (ossia un “consumo produttivo”), un “personal blog” edificato da ciascuno nel proprio profilo, una chiamata all’autorappresentazione di sé con molte soluzioni artistico-estetiche a fronte dei pochi obblighi burocratici, nonché come possibilità di chat, motore di ricerca, commercio, ecc.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei new media e internet studies e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Boccia Artieri Giovanni.
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