Analisi del film
Comunicazione cinematografica e semiotica
Il cinema comunica, si fonda su un patrimonio di segni comune. La semiotica parla di sistemi di segni linguistici. Il linguaggio cinematografico si fonda su un tale ipotetico sistema di segni visivi. Nell’uomo il mondo della memoria e dei sogni si esprime attraverso immagini significanti. La mimica, la realtà bruta, i sogni e la memoria sono fatti pre-umani, pre-grammaticali, pre-morfologici. Lo strumento linguistico su cui si impianta il cinema è irrazionalistico.
Dizionario delle immagini
Non esiste un dizionario delle immagini, sarebbe infinito, come infinito è il dizionario delle parole impossibili. Parola=LINSEGNO; immagine significante=IM-SEGNO.
Operazione dell'autore cinematografico
- Prendere dal caos l’im-segno, renderlo possibile e presupporlo come sistema in un dizionario degli im-segni significativi (mimica, ambiente, sogno, memoria).
- Fare l’operazione dello scrittore: aggiungere a tale im-segno puramente morfologico la qualità espressiva individuale (operazione linguistica poi estetica).
Il cinema può pervenire solo a una grammatica stilistica. L'abilità del cinema: i suoi segni grammaticali sono gli oggetti di un mondo cronologicamente ogni volta esaurito.
Im-segni e patrimonio comune
Le immagini o im-segni sono patrimonio comune, appartengono alla nostra memoria visiva. L’autore cinematografico sceglie oggetti, cose, paesaggi o persone come sintagmi (=segni di un linguaggio simbolico) che se hanno una storia grammaticale storica inventata in quel momento, hanno però una storia pre-grammaticale più lunga.
Cinema e archetipi
Il cinema è onirico per l’elementarietà dei suoi archetipi (cioè l’osservazione abituale e quindi inconscia dell’ambiente, della mimica, della memoria e dei sogni) e per la fondamentale prevalenza della pregrammaticità degli oggetti in quanto simbolo del linguaggio visivo. Le immagini sono sempre concrete, mai astratte. Il cinema è un linguaggio artistico, non filosofico. Ha valenza espressiva, fisicità onirica. La lingua del cinema è la “lingua della prosa narrativa” (ma l’elemento irrazionalistico è ineliminabile). Però è anche naturalistica ed oggettiva.
Archetipi degli im-segni
- Memoria + Soggettività
- Sogno (tendenza soggettivo-lirica)
- Mimica del parlato + Tendenza oggettiva e informativa
- Ambiente
Quindi vi è una doppia natura del cinema! Il cinema è potenzialmente metaforico. La tendenza del cinema da Rossellini alla nouvelle vague è verso un cinema di poesia.
Discorso libero indiretto nel cinema
È possibile nel cinema il discorso libero indiretto? Sì. È l’immersione dell’autore nell’animo del suo personaggio, quindi l’adozione da parte dell’autore non solo della psicologia del suo personaggio ma anche della sua lingua. Il discorso diretto corrisponde alla soggettiva (l’autore si fa da parte e cede la parola). Al cinema un discorso libero indiretto è una soggettiva libera indiretta.
La differenza tra il regista e il personaggio è psicologica e sociale, ma non linguistica. La sua operazione non può essere che stilistica. La caratteristica fondamentale della soggettiva libera indiretta è quindi di essere stilistica, è un monologo interiore privo dell’elemento concettuale e filosofico astratto esplicito.
Antonioni ha sostituito la visione del mondo di una nevrotica con la sua propria delirante di estetismo ("Deserto rosso").
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