Ambientazione nel film
Ambiente e ambientazione
In questi capitoli andremo ad analizzare l’ambiente e l’ambientazione che i registi/sceneggiatori scelgono per i loro film. Con ambiente ci si riferisce a un paesaggio naturale o a un contesto sociale con tutte le azioni umane che vengono a interagire con questi, e nel momento in cui il regista grida “ciac" e inizia a riprendere, tutto quello che riempie l’inquadratura è ambientazione.
L’ambientazione può essere ricreata sia da un ambiente reale come un paesaggio naturale, o da uno fittizio come un set cinematografico o uno spazio digitale. In produzioni come il documentario, dove il vincolo del discorso narrativo è molto più debole e dove si cerca di dare una massima oggettività dell’inquadratura, sicuramente avremo quasi tutti casi di ambiente naturale.
Durante l’alba del cinema, prima del cinema della narratività, il paesaggio o l’ambiente erano i veri protagonisti dei film. Il pubblico era affascinato dal mondo imprigionato in un’inquadratura, un ambiente totale che riempiva lo schermo. Con la comparsa dei primi protagonisti, invece, la figura umana emerge dall’ambiente e lo scavalca, ponendosi al centro dell’inquadratura, lasciando il paesaggio alle sue spalle.
Questo assolutamente non determinerà la fine dell’ambientazione, anzi nasce uno studio di un ambientazione consapevole, che può dar vita a concetti o sviluppi psicologici interessanti tramite i suoi collegamenti con gli attori o gli oggetti della scena.
Tipologie di ambienti
Sostanzialmente gli ambienti si dividono in interni, esterni e la soglia, quindi il confine che li divide. Nelle mille varianti di tipi di cinema non dobbiamo pensare a interni ed esterni solo come spazi chiusi e spazi aperti, ma semplicemente come ambienti in netta contrapposizione tra di loro, spazi verticali e orizzontali o concettualmente opposti:
Interni
Le ambientazioni in ambienti interni sono per antonomasia ambientazioni che rappresentano la casa sicura e luogo di rifugio e di protezione in opposto all’ambiente esterno insicuro e pericoloso, un ventre materno, dove un personaggio può pensare prima di agire, ma cosa più importante il luogo dove grazie ai ricordi rievocati dagli oggetti convivono le temporalità di passato e presente.
Ora queste non sono affermazioni dogmatiche, ma solamente i casi più frequenti e ovvi. Sappiamo che il cinema è fatto più di eccezioni che di regole, abbiamo tanti esempi infatti dove la casa si trasforma in un luogo di tortura e infelicità (“La morte e la fanciulla” di Roman Polanski).
L’organizzazione del microcosmo di un ambiente e gli oggetti contenuti al suo interno sono quindi spesso indice della caratterizzazione del personaggio o simbolo di una particolare situazione. A tal proposito prendiamo l’esempio del vello d’oro nella “Medea” di Pasolini: Questo, fin quando è nel territorio arcaico della Colchide, oggetto-reliquia, assume un potenziale magico e spirituale, quando invece viene trafugato ed estirpato dalla sua civiltà viene visto come una banale pelle di caprone che raffigura tutto quello che è materiale e terreno.
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