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Riassunto esame Linguistica Informatica, Prof. Calefato, libro consigliato La comunicazione verbale nell'era di internet, Danesi

Sunto per l'esame di Linguistica informatica e della prof. Calefato, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente La comunicazione verbale nell'era di internet, Danesi, Corso di laurea magistrale in lingue moderne per la cooperazione internazionale. Scarica il file in PDF!

Esame di Linguistica informatica docente Prof. P. Calefato

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ogni comportamento comunicativo è regolativo e opera su elementi interattivi ed espressivi per

ottenerne un miglior rendimento funzionale. L’entropia viene definita in semiotica invece come la

tendenza inconscia ad instaurare stabilità in una situazione di comunicazione e quindi la tendenza

ad utilizzare il canale comunicativo in modo efficiente. La gestualità sembrerebbe collegata ad

un’attività entropica del pensiero per cui quando un soggetto parla, parla con tutto il suo corpo.

La comunicazione orale è di breve durata e fu solo nel ventesimo secolo con l’introduzione di

tecnologie coma la radiofonia e la telefonia che la comunicazione orale a distanza ebbe luogo.

Prima di ciò, affinché la comunicazione potesse raggiungere più soggetti si utilizzavano vari

strumenti che facevano parte dell’ “era tecnologica della comunicazione” come i vasi. Con

l’emergere dei mass-media, è stato possibile divulgare informazioni ad un ampio numero di fruitori

in tempi assai rapidi.

Diffondere e conservare informazione implica tempo e impegno di energie, perciò sono emerse

diverse efficienti “tecnologie della parola”, come l’alfabeto, un sistema segnico che permette di

ridurre lo spazio occupato dalla scrittura pittografica. Sin dalla preistoria si è cercato di comunicare

e di ridurre le distanze tra gli individui nella comunicazione, nell’età Paleolitica si usavano figure

visive nelle grotte che mostravano una grande voglia di conoscere il mondo: i contenuti di queste

immagini visive andavano dalla morte ai riti, quindi scene di vita quotidiana. E’ con l’emergere

dell’Uomo di Cro-Magnon che si ha evidenza di un linguaggio articolato ed è a questo punto

nell’evoluzione umana che la parola orale comincia a dominare sulle forme pittografiche. Quindi la

scrittura pittografica è stato il primo medium della comunicazione tramite scrittura, il secondo è

stato l’alfabeto mentre il terzo le tecnologie mass mediatiche.

Il termine “comunicazione di massa” fu coniato negli anni ’30 e si riferisce ai processi di

comunicazione basati sull’uso di strumenti mediatici quali giornale, radio, cinema che interessano

competenze tecnologiche. I primi studi sui mass media documentarono che questi erano

particolarmente efficaci per promuovere la comunicazione di tipo persuasivo mentre con i l’avvento

di internet la situazione si è ribaltata: le nuove tecnologie permettono di comunicare estesamente e

di interagire direttamente con gli operatori dei canali dei mass media. Prima di Internet, la

comunicazione mediatica era di tipo piramidale, cioè non-interattiva, dipendente da un vertice

decisionale ristretto e riservato ad un numero finito di soggetti comunicanti, adesso invece è di tipo

orizzontale perché è possibile il coinvolgimento di un numero infinito di soggetti comunicanti.

I primi studi sulla comunicazione di massa risalgono al tardo Seicento. Ma fu nell’Ottocento ,

periodo in cui emersero la linguistica e la psicologia, che la comunicazione non fu considerata solo

una condizione innata ma anche un aspetto fondamentale della cognizione e della cultura umane.

Nel Novecento, quando l’industrializzazione permise l’invenzione di nuove tecnologie per ampliare

la comunicazione verbale, il problema degli effetti di tali tecnologie divenne argomento centrale

delle nuove scienze che iniziarono a studiare quali effetti avessero le forme di comunicazione di

massa su individui e gruppi. In particolare gli esponenti della Scuola di Francoforte lanciarono

attacchi contro le culture moderne costituti da sistemi di comunicazione di massa, sostenendo che

i contenuti artistici di tali culture appiattavano i valori etici perché avevano come pubblico un

pubblico massificato. Questi orientamenti possono essere definiti socio-critici perché si occupano

in modo particolare di studiare gli effetti che la comunicazione di massa ha su un pubblico passivo-

ricevente. Ma ciò che è importante è capire come l’invenzione di queste nuove tecnologie della

parole abbiano come effetto l’estensione delle capacità del corpo e della mente. Secondo

l’ingegnere Shannon, la comunicazione è un sistema chiuso dove il passaggio di informazioni tra

emittente (Sender) e destinatario (Receiver) deve superare varie interferenze chiamate Noise che

potrebbero intaccare il canale di trasmissione utilizzato e quindi compromettere il messaggio

(Message). Quindi la forza comunicativa di un messaggio è correlata inversamente alla sua

probabilità di occorrenza. Nella comunicazione verbale questo modello permette di capire perché

gran parte del discorso è scontato e prevedibile avendo semplicemente funzioni fatiche e perciò di

capire come alcune forme del discorso come quelle poetiche siano efficaci in quanto hanno la una

probabilità bassa di occorrenza nella comunicazione di routine.

Insieme a questo modello emerse quello cibernetico sviluppato da Norbert Wiener. La cibernetica

si occupa della progettazione di sistemi artificiali automatici e del controllo delle gerarchie

all’interno di situazioni che si evolvono nel tempo. La cibernetica sottolinea che nel passaggio di

informazione non basta considerare il trasferimento del messaggio dal mittente al destinatario ma

anche come l’informazione viene trasmessa, in direzione opposta, compreso l’effetto che essa ha

su quest’ultimo. Secondo Wiener la comunicazione umana viene considerata parte di sistemi

meta comunicativi, i quali includono non solo la comunicazione umana ma anche di altre specie e

anche di sistemi meccanici.

Il concetto di informazione trasmessa in direzione opposta si chiama feedback. Oggi l’istantaneità

delle comunicazioni elettriche garantisce un feedback immediato . Nei mass media elettronici

piramidali, quali la radio e la televisione, il feedback tardivo-critico prendeva la forma dei cosiddetti

ratings, o sondaggi statistici di gradimento. Tale feedback era interattivo ma con distacco del

tempo. La comunicazione era “da uno a molti”, ossia da una singola fonte o agenzia comunicativa

a una vasta platea di riceventi che a sua volta poteva recepire o rifiutare il messaggio. Con

l’avvento di internet e con la comunicazione di massa, si ha il passaggio da “da uno a molti” a “da

molti ad uno” o “da molti a molti”. Infatti le tecnologie moderne implicano una interdipendenza tra

emittente e destinatario nella comunicazione. Questo significa, che nell’era pre-Internet lo

spettatore di un programma televisivo disponeva soltanto di un prodotto finito senza nessun

accesso alla fonte che lo aveva creato; oggi l’utente di un canale Web può gestire a proprio

piacimento la visione di un programma grazie alla disponibilità di varie opzioni tecnologiche:

democratizzazione della comunicazione. Già nel 1951 McLuhan chiamò le megalopoli mediatiche

“villaggio elettronico globale” in cui i rapporti culturali, e persino quelli sensoriali, sono mediati da

sistemi elettronici di comunicazione aperti a tutti. Inoltre egli fu il primo ad essere contro il

comunismo sovietico che era estraneo alle potenze elettroniche. Infine McLuhan sosteneva che

l’evoluzione dell’umanità non seguisse più le leggi biologiche bensì quelle elettroniche.

L’effetto del mezzo (medium sul messaggio)

La nozione “messaggio” implica un rapporto tra la sua forma e il suo contenuto che si può

denominare valenza comunicativa, cioè il valore-significato che un messaggio è destinato ad avere

in un sistema comunicativo in base a condizioni ambientali. Nei messaggi verbali di routine, la

valenza di un messaggio è in teoria illimitata, in pratica essa è ristretta dal contesto d’uso o dal

senso inteso, per esempio sì può voler dire Sì, mi piace o ah sì non ci credo!. Secondo McLuhan la

valenza di un qualsiasi messaggio umano è determinata dalla forma in cui il messaggio viene

formulato e dal fatto che viene influenzato dal medium usato per trasmetterlo. La natura (orale o

scritta) del medium condiziona il messaggio. Con l’avvento di Internet tutte le barriere geografiche

sono state abbattute e l’effetto del mezzo elettronico - digitale sulle forme della comunicazione

scritta è ormai vivo, visto le forme ridotte che vengono usate oggi nei messaggi trasmessi tramite

dispositivi digitali. Tali forme sono i prodotti concreti della necessità di comunicare rapidamente

assumendo funzioni di koiné. La Koiné dell’antichità era la lingua comune parlata ed era basata sul

dialetto e diffusa come strumento di comunicazione nelle regioni del Mediterraneo. Esso era un

codice che permetteva lo scambio di informazioni cruciali tra parlanti di lingue diverse. Oggi la

Koiné del villaggio globale è l’inglese.

La linguistica cognitiva studia il rapporto tra medium, forma e contenuto del messaggio linguistico,

con la pubblicazione dell’opera “ Metaphors We live By”, secondo cui è la metafora che permette di

accedere al sistema di una cultura. Essa converte l’esperienza in parole e strutture grammaticali. Il

processo metaforico, quindi, risiede nel trasformare l’esperienza in pensiero concreto e nel

codificarla poi linguisticamente, quindi il linguaggio dà forma alle idee, quindi le forme del

linguaggio e i contenuti sono il prodotto di un’esperienza immaginativa. Lakoff ha formulato i

seguenti principi rispetto a questa visione del linguaggio:

- La metafora rivela che i nostri sistemi sono radicati nella percezione;

- La metafora rivela che il pensiero è immaginativo;

- I pensieri hanno una struttura associativa;

- La comunicazione è un modo di esporre la propria esperienza del mondo.

Secondo McLuhan, i mezzi di comunicazione non influiscono solo le forme utilizzate, ma anche e

soprattutto i loro contenuti. Le forme orali comunicano contenuti lievemente diversi dalle

corrispondenti forme scritte. Il rapporto tra mezzo scritto e mezzo orale è oggi importante vista la

predominanza della comunicazione tramite computer e quindi di testi prodotti con le caratteristiche

dell’oralità. Viviamo in un’epoca in cui scrittura e oralità stanno convergendo in una forma mista,

una sorta di Gemischsprache.

Le culture moderne sono per lo più scritte e il mezzo della scrittura consente di conservare idee e

informazioni in modo più sicuro. Oggi però è emersa una nuova infrastruttura comunicativa che

utilizza l’orale e lo scritto contemporaneamente che consiste in una rivoluzione nel campo della

comunicazione perché rende molto più possibile un miglior accesso ad ogni tipo di informazione

codificata in forma scritta. Adesso si ha la possibilità di abbattere le barriere temporali e di distanza

per poter interagire magari con persone dallo stesso interesse e legate da affinità intellettuali,

prima tramite lettera oggi invece per e-mail o SMS. Il problema di oggi è quello di non riuscire a

distinguere le informazioni importanti da quelle meno importanti (significazione), sono necessari

dei filtri a tal scopo.

La scrittura

La prima tecnologia della parola della civiltà umana è la scrittura. Tutto iniziò dalla pittografia che

portò alla formazione delle prime e vere culture e civiltà e permise di conservare le informazioni

principali, infatti con l’invenzione della scrittura si ha la fine della preistoria. La scrittura ha subito

un processo evolutivo nel corso della storia e passando attraverso le varie civiltà, il unto

significativo si ebbe con i Fenici che gettarono le basi per la scrittura alfabetica. I Greci costruirono

il primo vero alfabeto, un insieme di segni grafici che rappresentano pittograficamente i suoni delle

parole. Un pittogramma corrispondeva ad un singolo concetto e quindi il numero del pittogramma

corrispondeva al numero del pittogramma, quindi bisognava avere una buona memoria per poterli

utilizzare regolarmente. Il cinese moderno è un esempio di tale linguaggio. L’alfabeto nacque come

sistema di compressione e simbolizzazione dei caratteri pittografici, la lettera A nacque ad esempio

come simbolo rappresentante il suono iniziale della parola corrispondente al pittogramma del bue.

Il segno alfabetico è una strategia economizzante senza portare però ad una riduzione di pensiero.

L’invenzione dell’alfabeto ha permesso di scoprire cose fondamentali del linguaggio come le leggi

fonetiche, la segmentazione delle parole in morfemi portando alla nascita di una vera e propria

scienza del linguaggio, ha inoltre reso più economico il processo della scrittura in tutte le sue fasi,

ha favorito la diffusione sociale della scrittura e ha consentito di scrivere e pronunciare anche

parole di cui non si consoce il significato o parole straniere. Inoltre senza l’invenzione dell’alfabeto,

le società del mondo sarebbero immerse nello spazio cognitivo acustico, con poche possibilità di

progresso tecnologico. Infatti prima dell’invenzione della scrittura, l’unico canale per la

conservazione della memoria era la voce attraverso racconti orali. La scrittura invece permette di

isolare le parole e i concetti e consente una riflessione a posteriori di codificare le cose anche

razionalmente.

Cultura orale:

- lessico minimo perché le parole devono essere ricordate dagli utenti ;

- Apprendimento avviene oralmente;

- Favorisce l’estroversione;

- Dà importanza alla tradizione;

- È una cultura eroica perché deve essere memorabile e quindi narra gesta eroiche;

- Cultura episodica.

Cultura scritta:

- Ampio lessico;

- Apprendimento avviene attraverso scritto;

- Favorisce l’introspezione;

- Importanza all’innovazione;

- Cultura antieroica;

- Cultura lineare.

La scrittura ha assunto tre forme:

- Scrittura a mano, forma originaria; fase mai superata.

- Scrittura meccanica, con la macchina da scrivere. Fase ormai superata;

- Scrittura elettronica: propria del mezzo informatico, oggi diffusissima. Con l’avvento del VAT

Voice-Activated Technology , cioè tecnologia che permette di dettare anziché digitare il

messaggio di un computer o dispositivo digitale. Il carattere principale della scrittura

principale è la sua reversibilità e modificabilità, come anche la velocità di scrittura e la

multimodalità, cioè l’integrazione di elementi acustici, visivi e grafici, al teso scritto. Il

linguaggio delle e-mail e certamente degli SMS si può definire lingua creola digitale: l’e-mail

richiama il linguaggio della conversazione, l’SMS riflette la semplice battuta di dialogo,

dimostrato da uno studio proveniente dall’Università di Toronto. Con le emoticon e altri

segni iconici digitali, la scrittura ha acquistato oggi una gestualità implicita che era presenti

nei pittogrammi. Nello spazio virtuale, nel ciberspazio, la comunicazione mediata dal

computer è marcata da un’evoluzione sociale, dove la comunicazione riesce a superare i

limiti imposti dalla scrittura tradizionale permettendo un continuo e rapido flusso dialogico.

La magia della parola

Al giorno d’oggi, dopo una ricerca dell’università di Toronto, sembra che si tenda a comunicare

tramite dispositivi digitali e lo si fa attraverso i TMD, text-messaging devices. Il text-messaging o la

messaggistica sta diventando il medium di preferenza per la comunicazione di routine, perché offre

la possibilità di inviare brevi messaggi, senza la necessità di dialogare con il destinatario secondo

le normali leggi della comunicazione orale. Gli SMS raramente si firmano perché il destinatario di

norma legge il nome dell’autore prima di aprire il messaggio, anche lo squillo ha valore

comunicativo. Quindi stiamo raggiungendo una nuova forma che McLuhan chiamava risonanza

magica. Lo strumento digitale è una sorta di bacchetta magica che permette di raggiungere tutti. lo

strumento magico della cultura moderna è senza ombra di dubbio il computer. Levi-Strauss chiama

il nostro mondo bricolage, cioè un insieme di segni e attività magiche.

Il desiderio di esprimersi è alla base anche di un nuovo modo di raccontare storie e renderle

pubbliche a tutti attraverso la Rete, come i blog, dove si riportano esperienze e pensieri dell’autore,

una sorta di diario personale da condividere con il resto del mondo. I blog nascono nel 1993, come

raccolte di appunti con un grafica essenziale e poco testo. Il nome nasce da web e log, dall’inglese

registro.

2. LE FUNZIONI DELLA PAROLA

La facoltà del linguaggio è la capacità intellettiva fondamentale della specie umana che lo

distingue dalle altre specie. Homo sapiens infatti si distingue tra le creature per il fatto che usa

unicamente il linguaggio per sapere le cose, per interagire con gli altri membri della specie, per

trasmettere informazioni o per immagazzinare la sua sapienza. Nel passato si distingueva tra

logos che significa parola e idein che significa idea, mente, quindi tra la capacità di parlare e la

capacità di sapere. Ovviamente il linguaggio è suscettibile e adattabile al mezzo e al canale in cui

viene usato, infatti oggi, più che mai, la parola stessa sta avendo un radicale impatto

sull’evoluzione della langue: quando cambia il modo di parlare (quando cambia le parole), cambia

la competenza linguistica (cioè la langue).

Funzioni della comunicazione

Jakobson elaborò il suo modello delle funzioni comunicative proponendo la presenza di sei

elementi costitutivi nell’atto comunicativo, i quali influenzano il flow sia del contenuto che delle

funzioni dell’atto stesso:

- Un mittente che invia o codifica un messaggio preparandolo per la sua trasmissione al suo

interlocutore;

- Un destinatario che riceve il messaggio sapendo come decodificarlo;

- Un messaggio contente informazioni selezionate;

- Un sistema di contatto che è sia l’apparato fisico usato per la trasmissione del messaggio

sia le relazioni sociali che pre-esistono tra gli interlocutori;

- Un contesto che è l’insieme di condizioni in cui la comunicazione avviene;

- Un codice che è il sistema si segni utilizzato che permettono di realizzare l’atto

comunicativo.

A questi elementi vengono associati sei funzioni generali:

1. Funzione emotiva, o espressione: motivazione psichica principale per cui si comunica. Non

c’è comunicazione senza soggettività, infatti si comunica soprattutto per motivi psico -

affettivi e non solo per scambiare informazioni. Quindi l’atto comunicativo diventa un modo

per relazionarsi con gli altri e oggi ai tempi di Internet e di Myspace il ruolo dell’emotività

diventa sempre più importante sottolineando l’importanza che il sé sta assumendo, basti

pensare al significato del nome di Facebook o Myspace.

2. Funzione conativa: effetto del messaggio di un emittente sul destinatario. Si riferisce

all’intenzione di un emittente di modificare, influenzare o condizionare il comportamento,

l’opinione o lo stato d’animo del destinatario. Rientrano i messaggi d’aiuto, di persuasione.

Infatti la rapida diffusione globale di reti come Facebook dimostra anche quanto si cerchi

oggi di farsi osservare pubblicamente e allo stesso tempo di influenzare gli altri.

3. Funzione fatica consente il mantenimento e la verifica dei rapporti sociali;

4. Funzione poetica permette di puntare sul messaggio stesso rendendolo orecchiabile come

la poesia;

5. Funzione referenziale permette di far riferimento al mondo reale e non all’atto comunicativo

stesso;

6. Funzione metalinguistica consente di far riferimento al codice usato.

L’emotività e la conatività svolgono un ruolo determinate nella formulazione e trasmissione del

messaggio. Inoltre secondo Jakobson la parole (le funzioni della parola) e la langue (le forme della

parola) formano un singolo sistema espressivo poiché la parole influenza l’evoluzione della langue.

In Jakobson la comunicazione (parole) è un’attività psico-fisica che fa parte della nostra identità e

di come ci relazioniamo con gli altri e trasforma il sistema cioè la langue.

Il dialogo

Una delle invenzioni più importanti di Platone fu il concetto di dialogo, definito come presentazione

e discussione di idee in forma di conversazione strutturata e funzionale tra più interlocutori. Per

Platone il dialogo era interazione filosofica, scientifica e didattica che imparò dal suo maestro

Socrate. Il dialogo ebbe molto fortuna nella letteratura greca. Nella cultura cristiana il dialogo

diventò mezzo apologetico, mentre nel Medioevo divenne il veicolo letterario e didattico principale

per la formazione umanistica. Galileo lo inserì nel contesto scientifico. Nell’era moderna il

linguaggio e quindi il dialogo viene ad essere considerato parte intrinseca del cervello perché

abilità in parte innata e in parte acquisita dal contesto. Secondo Bachtin è il contesto che svolge un

ruolo centrale nella comunicazione.

Ogni atto discorsivo è comunque risultato dell’attività singola di una o più persone e congiunge

emittente e destinatario.

È importante in questo considerare la prima opera fondamentale della linguistica scientifica

contemporanea di Saussure cioè” Corso di linguistica generale”. Saussure definì il linguaggio un

sistema segnico in quanto ogni parola è sostanzialmente un segno. la componente fisica del

segno, cioè i suoni stessi che formano la parola viene chiamata da Saussure significante, mentre il

concetto a cui si riferisce viene chiamato significato. Secondo lui, la langue costituisce un sistema

di segni che permette un riferimento arbitrario alla realtà, fissato da convenzioni stabilite per

facilitare la comunicazione tra gli individui. Mentre la parole è stata definita come l’atto linguistico

concreto con cui l’individuo realizza la langue servendosi del sistema linguistico per motivi pratici.

Chomsky chiamerà poi linguistic competence la langue e linguistic performance quella di parole.

Invece negli anni Ottanta cominciò a nascere un interesse pragmatico dell’atto linguistico e anche

storico-sociale. Sempre negli anni Ottanta fu dedicato un interesse importante per la metafora

come strumento fondamentale per l’atto cognitivo che porta alla creazione del messaggio

linguistico e quindi come elemento centrale della competenza comunicativa. Nacque da ciò il

movimento della linguistica cognitiva attraverso cui si fece notare quanto gli aspetti metaforici della

comunicazione sono una forma prevalente del comportamento comunicativo umano. Ad esempio

gli inglesi producono circa 3000 nuove metafore al giorno. Il solo fatto che la metafora si manifesti

regolarmente nel discorso umano e che possa essere facilmente capita rende ovvio che essa è

ben altra cosa da un’opzione stilistica.

L’autocomunicazione

Non esiste soltanto la comunicazione “mittente-destinatario”, ma anche la comunicazione “io-io”

dove il mittente trasmette un messaggio a se stesso che ha una funzione psico-culturale. Un

esempio è sicuramente il diario attraverso il quale il soggetto espone le vicende nella propria vita

analizzandole tramite varie annotazioni. I nuovi strumenti della comunicazione sono supporti

terapeutici che permettono anche di superare alcune questioni personali, e il senso distruttivo

dell’alienazione, tematica oggi trattata in molte letterature. Essa può essere definita come

privazione di potere individuale, un’assenza di significato, un rifiuto a partecipare al processo

sociale. Nell’era di Internet si sta riacquistando il senso comunitario attraverso la comunicazione

io-io-altri, altro tipo di comunicazione che vuole raggiungere un pubblico vasto ma che allo stesso

tempo racconta le vicende dell’autore stesso.

La parola interattiva

Come già detto prima, anche il silenzio è comunicativo. Il fatto stesso che non si risponde ai

messaggini, tale strategia di silenzio sembra comunicare molto più di una risposta istantanea,

anche se conflittuale. Quindi non parlare è un segno potentissimo.

La corporeità nella comunicazione da computer

L’assenza del corpo fisico nelle comunicazioni digitali ha trasferito un senso ionico della corporeità

alla parola. L’azione del corpo fa parte della comunicazione orale, ma anche di quella scritta in

quanto implica l’uso delle mani. Infatti digitale significa con le mai. Una caratteristica assai evidente

della CMC (comunicazione mediata da computer) è la simulazione del corpo attraverso l’iconicità

delle immagini. L’esempio lampante è costituito dagli emoticon e dagli smiley. Gli smiley sono

simboli grafici che rappresentano un volto stilizzato e che vengono utilizzati nei messaggi digitali

per simulare la mimica facciale. Quindi la persona che sorride o che fa l’occhiolino. Oggi i caratteri

si sono trasformati in vere e proprie faccette che permettono di esprimere lo stato d’animo di una

persona.

Un altro scopo fondamentale è quello di chiarire gli enunciati e di assicurare che il destinatario

interpreterà in modo giusto l’intenzione del mittente. Se nell’enunciato c’è uno smiley, si può

sbagliare per quanto riguarda il significato ma l’intenzione del mittente di trasmettere la sua

emozione è reale. Ci fanno anche capire le intenzioni e i sentimenti dell’autore di un testo: vediamo

il mondo come lo vede l’autore, dalla sua posizione, dalla sua ottica particolare.

Il mondo virtuale sta mutando in un mondo che simula la realtà e in molti casi permette di

sostituirla. Molti smiley riescono a recuperare un aspetto della comunicazione faccia-a-faccia che

richiede obbligatoriamente la presenza fisica. La cosa interessante è che sta emergendo un vero

linguaggio globale pittografico. Non vi è nessuna regola che definisca come rappresentare le varie

emozioni, vi sono solo convenzioni emerse spontaneamente online che hanno dato vita gli smiley.

Essi costituiscono il primo vero linguaggio universale, una sorta di Esperanto pittografico che non è

stato creato artificialmente da una singola persona. La CMC sembra avere impatti assai profondi

anche su coloro che non la usano. Sembra proprio che la CMC tenda ad attenuare i rischi presenti

nella comunicazione faccia-a-faccia.

Parola e realtà

Oggi si possono provare sensazioni corporee tramite computer che vengono esattamente

percepite come se fosse reali. In The Matrix il protagonista Neo scopre che tutto quello che lui ha

sempre ritenuto reale non è altro che una ricostruzione al computer. La virtualità del computer è

oggi molto usata in ambienti di lavoro. Nella realtà che il computer ci permette di creare ci si

muove non solo per conoscere il mondo ma spesso per fuggirlo. Da un lato il soggetto è conscio

del fatto di accedere ad un ambiente fittizio, diverso dalla realtà quotidiana, ma d’altro lato facendo

esperienze all’interno dell’ambiente, si pone nella condizione di non poter distinguere più tra eventi

interni ed eventi virtuali. La realtà esterna viene fatta fuori molto spesso per ricrearne una più

piacevole e più facilmente controllabile. La rottura con il mondo esterno porta però a delle

conseguenze. La prima conseguenza che si può riscontrare I critici della virtualità sostengono che i

mondi creati virtualmente indicano che stiamo vivendo in un teatro dell’assurdo che è privo del

senso di angoscia profonda di fronte all’assurdità della condizione umana presente nel vero teatro

dell’assurdo.

Molti utenti creano un vero e proprio personaggio che non corrisponde alla realtà ma diventa un

misto di realtà e fantasia. E molte volte si cerca anche di recitare il sé creato virtualmente nella

realtà portando molte volte alla creazione e fusione tra il sé della vita reale-storica con il sé del

personaggio creato. Succede che quando interlocutori virtuali si incontrano faccia a faccia a volte

recitano, mettendosi una maschera personologica, fingendo di essere l’avatar o il personaggio

creato.

Queste caratteristiche rendono il processo di interazione tra le persone coinvolte nella CMC molto

diverse che nella comunicazione faccia-a-faccia.

3- LA PAROLA VIRTUALE

La parola virtuale sta cambiando il modo in cui noi oggi parliamo, scriviamo e interagiamo. Il

termine “ciberspazio” negli anni Ottanta dallo scrittore statunitense William Gibson e appare per la

prima volta nel suo romanzo “Neuromante”, descritto come spazio interattivo-espressivo-cognitivo

creato da tecnologie digitali in cui la comunicazione viene trasformata in maniera radicale,

diventando sempre più soggetta alle leggi della cibernetica. Gibson voleva criticare il rapporto tra

esseri umani e computer che aveva condotto alla nascita del cyborg un ibrido fra essere umano e

macchina. Infatti nel suo romanzo si respira l’aria opprimente degli cyborg che si confondono con

gli esseri umani. L’essere umano risulta essere il più debole ed è destinato a pagare il prezzo più

alto senza potersi garantire la sopravvivenza. Le previsioni di Gibson si stanno realizzando perché

con il ciberspazio si ha la consapevolezza che non si può più tornare indietro.

La simulazione

Il termine tecnologia viene usato da McLuhan per riferirsi a qualsiasi strumento fisico o mentale

che estende le funzioni della mente e del corpo ampliandole nuovamente. L’alfabeto ha permesso

di estendere la capacità di ricordare e di conservare le idee e quindi di conoscere. Le nuove


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lingue moderne per la cooperazione internazionale (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Scienze Politiche)
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GianniPor91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica informatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Calefato Patrizia.

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