Il diritto di avere diritti
Viviamo ormai in una “networked public sphere” e si va verso una marcata separazione tra mondo delle persone e mondo delle macchine per la crescente autonomia di quest’ultimo con il conseguente trasferimento del potere di definizione della persona e della sua identità alla macchina. In particolare, nella creazione di profili si riflette una modellizzazione della società che produce conformità più che normalità. Essa è necessaria come passaggio per l’accettazione sociale a più diversi livelli. L’accettazione sociale assume così la forma dell’identità “obbligata”.
La costruzione dell’identità dell’individuo viene sempre più affidata a entità esterne i cui interessi possono essere radicalmente opposti a quelli delle persone considerate, che vengono così private sia del governo del sé, sia del potere di controllo su chi si è impadronito della loro identità. Ma un recupero di controllo è possibile? Tre punti sono da tener presente. Il primo è la necessità di tener fermo il divieto di integrale sostituzione di una decisione interamente automatica a una che veda qualche forma di partecipazione umana. Secondo, l’utilizzabilità del diritto di accesso da parte del soggetto interessato e infine bisogna prevedere e rafforzare poteri di accesso da parte di soggetti collettivi come prevedono già alcune leggi nazionali.
Anonimato e crittografia
Altre questioni riguardano l’anonimato, cioè l’uso in rete di identità fittizie e l’uso legittimo della crittografia per rendere impossibile l’identificazione della persona e la creazione di profili che la riguardano.
Cloud computing
L’ultima questione riguarda il “cloud computing”, dimensione di Internet ampia sempre accessibile, una struttura esterna dove singoli e organizzazioni possono collocare dati che non intendono gestire direttamente. Questa dimensione deve essere presa in considerazione per valutare gli effetti del Web sociale sull’identità online. Al primo emergere del cloud computing si era osservato che la creazione di blog fosse caratterizzata da autenticità e trasparenza e non invenzione e anonimato, caratteristiche che invece riguardano Facebook, che rappresenta oggi un popolo essendo la terza nazione al mondo dopo Cina e India. Proprio il modo in cui i dati sono posti su Facebook ha imposto un diverso modo di affrontare il tema della protezione dei dati per prevenire che i dati personali resi pubblici per la sola finalità di stabilire rapporti sociali non possano essere resi accessibili e trattati per finalità diverse.
L'identità nel mondo virtuale
Nel nuovo mondo virtuale l’identità perde la sua autonomia e si oggettivizza e viene affidata a sistemi che si autogestiscono. La costruzione di questa identità “adattativa” (si adatta all’ambiente in cui si trova senza una decisione o consapevolezza individuale) avviene grazie a un’interrotta raccolta di informazioni che produce un’anticipazione/attuazione di quelle che sarebbero state le decisioni dell’interessato. In questo modo la costruzione dell’identità viene affidata integralmente ad algoritmi. Questa raccolta di informazioni non è statica ma dinamica, nel senso che è produttiva di effetti senza bisogno di mediazioni. Sono i sistemi automatici ad elaborare i dati secondo la propria logica.
Gestione dell'identità digitale
La gestione dell’identità digitale deve rispettare tre criteri essenziali per quanto riguarda la privacy:
- Rendere espliciti i flussi di dati e rendere possibile il controllo da parte della persona interessata;
- Rispettare il principio di minimizzazione dei dati trattando solo quelli necessari in un contesto determinato;
- Imporre limiti ai collegamenti tra banche dati.
Internet è diventato uno nuovo spazio dove ci aggiriamo alla ricerca di noi stessi, dove abbiamo una nostra immaginaria biografia che i motori di ricerca renderanno disponibile. Il diritto di eliminare o correggere il dato falso non può bastare se i dati sono entrati in un circuito planetario. In definitiva, le nuove gigantesche raccolte d’informazioni fanno crescere la vulnerabilità sociale.
Post-umano
Con l’innovazione tecnologica e scientifica, si parla di un corpo destinato a diventare una macchina. Il corpo ci appare come l’oggetto dove si manifesta e si compie una transizione che sembra voler spossessare l’uomo del suo territorio o modificandone i caratteri in forme che non da oggi fanno parlare di trans-umano o di post-umano. Con transumanismo si intende il movimento intellettuale e culturale che afferma la possibilità di migliorare la condizione umana attraverso la ragione applicata, usando in particolare la tecnologia per eliminare l’invecchiamento e una sua accettazione sociale in un ambiente democratico dipende dalla capacità di garantire la sicurezza delle tecnologie e il rispetto del diritto di ciascuno di governare liberamente il proprio corpo.
Secondo i quattro principi dell’articolo 3 della costituzione cioè consenso dell’interessato, divieto di fare del corpo oggetto di profitto, divieto dell’eugenetica di massa, divieto della clonazione riproduttiva, l’uomo sarebbe incompatibile e irriducibile alla logica di mercato. Il post-umano quindi è quella tecnologia che permette di superare i limiti della forma umana. Con il tema del post-umano si apre un dibattito sulla questione dei diritti. Ora ci si chiede se i robot possano avere diritti.
Il post-umano diventa quindi il riconoscimento dell’esistenza di creature viventi non più identificabili come umane in quanto utilizzano protesi diffuse di varia natura e funzione, che modificano profondamente la funzionalità organica rendendo poco riconoscibili le demarcazioni tra umani e macchine. Questo nuovo essere umano si troverebbe nella condizione naturale per interagire con macchine intelligenti dato che nel post-umano non vi sono differenze essenziali o demarcazioni assolute tra esistenza corporea e simulazioni affidate ai computer. Il punto finale della transizione è quando si riuscirà a estrarre l’informazione contenuta nel cervello e introdurla in un altro corpo, quello della macchina.
Questa è la possibilità di effettuare un personalità download: ricorrendo a impianti neuronali nanoelettronici sarebbe possibile collegare le attività cerebrali a sistemi di elaborazione dei dati rendendo possibile che si possa connettersi con un impianto neurale. Così Internet diverrebbe direttamente parte di noi, in un modo tanto semplice e naturale com’è l’uso delle mani. Si parla di libertà morfologica, che consiste nell’applicare a se stessi i benefici della tecnologia e una libertà riproduttiva che attribuisce ai genitori il diritto di stabilire se e quando avere figli. Si raggiungerebbe così una umanità potenziata, una condizione trans-umana, che potrebbe poi approdare a un vero e proprio postumano, e non a una progressiva disumanizzazione.
Il caso di Oscar Pistorius
La vicenda di Oscar Pistorius rappresenta i temi della normalità e dell’accesso alla tecnologia come diritto fondamentale della persona ed è simbolo di come i confini dell’umano sono divenuti mobili e vengono attraversati alla ricerca di perfezionamenti del corpo che gli facciano superare i limiti che la natura o gli accidenti della vita gli hanno imposto. Siamo di fronte a uno spostamento infinito della soglia verso un oltre, il corpo fisico che non conosce definizione, né limiti.
La Federazione internazionale di atletica aveva deciso nel 2006 di negare a Pistorius il diritto di partecipare alle Olimpiadi perché si doveva stabilire se le protesi permettessero di godere di un indebito vantaggio competitivo. Questa decisione è stata poi cancellata il 15 maggio 2008 facendo così cadere la barriera tra normodotati e portatori di protesi e si prospettava una nuova nozione di normalità. L’innovazione di questa decisione consiste nel riconoscimento del fatto che la normalità non è più soltanto quella naturalmente determinata, ma pure quella artificialmente costruita. Una quota di artificialità è ormai accettata per ciascuno di noi attraverso trapianti, pacemaker e inserimento di placche di metallo. La finalità è quella di tutela della salute e il ripristino di funzioni perdute. In questa prospettiva, normalità e umanità assumono un significato nuovo.
Nuove specie e ibridazione
Il post-umano è associato a trasformazioni ben più profonde. Si parla della nascita di nuove specie, di entità prodotte dall’ibridazione del dato biologico a opera della tecnica, nelle quali diventerebbe difficile riconoscere lo specifico umano. L’essere umano viene così presentato come un’entità in continua trasformazione, e il nuovo modo d’intendere l’umanità o addirittura il suo tramonto, implicherebbe anche una redefinizione dei rapporti con le altre specie esistenti.
Il ruolo del diritto
Molti giuristi vivono l’innovazione scientifica e tecnologica come un’espropriazione continua, non come un terreno nuovo dove cimentarsi. Con questo cieco riflesso conservatore, non afferrano il nuovo e non riescono a dare corpo ai principi che a quel mondo nuovo possono dare forma, a cominciare dal principio di dignità che ha accompagnato e continua ad accompagnare la rivoluzione scientifica e tecnologica.
Il destino del genere umano appare sempre più affidato a scienza e tecnica che lo immergono nella storia, lo liberano progressivamente da caso e necessità, fino a prendere congedo dalla natura. Questo è il motivo per cui l’etica torna prepotentemente in campo, la politica si divide, il diritto si interroga sul proprio ruolo. Parole nuove ci accompagnano come biopolitica, bioetica e biodiritto, con le quali l’umanità sembra quasi voler uscire da se stessa. Importanti stanno diventando le nanotecnologie che comprendono tutto ciò che riguarda la manipolazione della materia atomo per atomo e che consentono la progettazione e la realizzazione di dispositivi su questa scala, già impiegati nei settori della nano medicina. È come se il corpo diventasse un planetario campo di battaglia, dove si affrontano bioconservatori e transumanisti.
Il diritto e la nuova antropologia
Il diritto perciò non può più fare astrazione da se stesso ma deve trovare nei propri principi la misura della nuova antropologia. Dignità, eguaglianza, autonomia, normalità si intrecciano: nessuna di esse può essere ignorata o sacrificata. L’accettabilità della transizione verso il post-umano è stata subordinata al rispetto dell’eguaglianza e dell’autonomia delle persone, della loro dignità, condizioni ineliminabili in sistemi fondati sulla democrazia e sul rispetto dei diritti fondamentali.
Molto di ciò che noi cataloghiamo nella categoria del post-umano ha le sue origini nell’antica, interminata ricerca di come uscire dalle strettoie di un mondo dove la natura è pure matrigna, condannando alla malattia, alla sofferenza e all’ereditarietà dannosa. Non siamo di fronte a tentativi di acquisire nuove capacità bensì di riammettere in una sorta di normalità naturale le persone che ne sono state o possono esserne escluse. Per verificare se, nonostante l’inserimento di dispositivi come protesi o per controllare le manifestazioni dell’Alzheimer, rispecchino i principi di dignità, eguaglianza e autonomia, un Gruppo europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie ha approvato un parere “Aspetti etici dei dispositivi ICT impiantabili nel corpo umano”. Ci si chiede infatti in che misura questi dispositivi sono da considerarsi parte di ciò che si potrebbe chiamare “progetto corporeo” ricomprendendovi la personale e libera progettazione delle proprie abilità fisiche e intellettuali.
- L’esistenza di un rischio riconosciuto attualmente come elevato esige l’applicazione del principio di precauzione andando a distinguere gli impianti attivi da quelli passivi;
- Il principio di finalità impone una distinzione tra finalità sanitarie.
-
Riassunto esame diritto, prof. Messinetti, libro consigliato Il diritto di avere diritti, Rodotà
-
Riassunto esame Linguistica Informatica, Prof. Calefato, libro consigliato La comunicazione verbale nell'era di int…
-
Riassunto esame Giornalismo, prof. Bianca, libro consigliato Il mondo nella rete, Rodotà
-
Riassunto esame Sociologia delle culture, Prof. Calefato Patrizia, libro consigliato La moda e il corpo. Teorie, co…