Che materia stai cercando?

Riassunto esame Linguistica Informatica, Prof. Calefato, libro consigliato Il Diritto di avere diritti, Rodotà

Sunto per l'esame di Linguistica informatica e della prof. Calefato, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente
Il Diritto di avere diritti, Rodotà, Corso di laurea magistrale in lingue moderne per la cooperazione internazionale. Scarica il file in PDF!

Esame di Linguistica informatica docente Prof. P. Calefato

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Con l’innovazione tecnologica e scientifica, si parla di un corpo destinato a diventare una machine.

Il corpo ci appare come l’oggetto dove si manifesta e si compie una transizione che sembra voler

spossessare l’uomo del suo territorio o modificandone i caratteri in forme che non da oggi fanno

parlare di trans-umano o di post-umano. Con transumanismo si intende il movimento intellettuale e

culturale che afferma la possibilità di migliorare la condizione umana attraverso la ragione

applicata, usando in particolare la tecnologia per eliminare l’invecchiamento e una sua

accettazione sociale in un ambiente democratico dipende dalla capacità di garantire la sicurezza

delle tecnologie e il rispetto del diritto di ciascuno di governare liberamente il proprio corpo.

Secondo i quattro principi dell’articolo 3 della costituzione cioè consenso dell’interessato, divieto di

fare del corpo oggetto di profitto, divieto dell’eugenetica di mass, divieto della clonazione

riproduttiva l’uomo sarebbe incompatibile e irriducibile alla logica di mercato.

Il post-umano quindi è quella tecnologia che permette di superare i limiti della forma umana. Con il

tema del post-umano si apre un dibattito sulla questione dei diritti. Ora ci si chiede se i robot

possano avere diritti. Di solito si finisce spesso con l’avere come modello di riferimento i diritti

dell’uomo.

Il post-umano diventa quindi il riconoscimento dell’esistenza di creature viventi non più identificabili

come umane in quanto utilizzano protesi diffuse di varia natura e funzione, che modificano

profondamente la funzionalità organica rendendo poco riconoscibili le demarcazioni tra umani e

macchine. Questo nuovo essere umano si troverebbe nella condizione naturale per interagire con

macchine intelligenti dato che nel post-umano non vi sono differenze essenziali o demarcazioni

assolute tra esistenza corporea e simulazioni affidate ai computer.

Il punto finale della transizione è quando si riuscirà a estrarre l’informazione contenuta nel cervello

e introdurla in un altro corpo, quello della macchina. Questa è la possibilità di effettuare un

personalità download: ricorrendo ad impianti neuronali nanoelettronici sarebbe possibile collegare

le attività cerebrali a sistemi di elaborazione dei dati rendendo possibile che si possa connettersi

con un impianto neurale. Così Internet diverrebbe direttamente parte di noi, in un modo tanto

semplice e naturale com’è l’uso delle mani. Si parla di libertà morfologica, che consiste

nell’applicare a se stessi i benefici della tecnologia e una libertà riproduttiva che attribuisce ai

genitori il diritto di stabilire se e quando avere figli. Si raggiungerebbe così una umanità potenziata,

una condizione trans-umana, che potrebbe poi approdare a un vero e proprio postumano, e non a

una progressiva disumanizzazione.

La vicenda di Oscar Pistorius rappresenta i temi della normalità e dell’accesso alla tecnologia

come diritto fondamentale della persona ed è simbolo di come i confini dell’umano sono divenuti

mobili e vengono attraversati alla ricerca di perfezionamenti del corpo che gli facciano superare i

limiti che la natura o gli accidenti della vita gli hanno imposto. Siamo di fronte ad uno spostamento

infinito della soglia verso un oltre, il corpo fisico che non consoce definizione, né limiti.

La Federazione internazionale di atletica aveva deciso nel 2006 aveva negato a Pistorius il diritto

di partecipare alle Olimpiadi perché si doveva stabilire se le protesi permettessero di godere di un

indebito vantaggio competitivo. Questa decisione è stata poi cancellata il 15 maggio 2008 facendo

così cadere la barriera tra normodotati e portatori di protesi e si prospettava una nuova nozione di

normalità. L’innovazione di questa decisione consiste nel riconoscimento del fatto che la normalità

non è più soltanto quella naturalmente determinata, ma pure quella artificialmente costruita. Una

quota di artificialità è ormai accettata per ciascuno di noi attraverso trapianti, pacemaker e

inserimento di placche di metallo. La finalità è quella di tutela della salute e il ripristino di funzione

perdute. In questa prospettiva normalità e umanità assumono un significato nuovo. Il post-umano è

associato a trasformazioni ben più profonde. Si parla della nascita di nuove specie, di entità

prodotte dall’ibridazione del dato biologico a opera della tecnica, nelle quali diventerebbe difficile

riconoscere lo specifico umano. L’essere umano viene così presentato come una entità in continua

trasformazione, e il nuovo modo d’intendere l’umanità o addirittura il suo tramonto, implicherebbe

anche una redefinizione dei rapporti con le altre specie esistenti.

Molti giuristi vivono l’innovazione scientifica e tecnologica come un’espropriazione continua, non

come un terreno nuovo dove cimentarsi. Con questo cieco riflesso conservatore, non afferrano il

nuovo e non riescono a dare corpo ai principi che a quel mondo nuovo possono dare forma, a

cominciare dal principio di dignità che ha accompagnato e continua ad accompagnare la

rivoluzione scientifica e tecnologica.

Il destino del genere umano appare sempre più affidato a scienza e tecnica che lo immergono

nella storia, lo liberano progressivamente da caso e necessità, fino a prendere congedo dalla

natura. Questo è il motivo per cui l’etica torna prepotentemente in campo, la politica si divide, il

diritto si interroga sul proprio ruolo. Parole nuove ci accompagnano come biopolitica, bioetica e

biodiritto con le quali l’umanità sembra quasi voler uscire da se stessa. Importanti stanno

diventando le nanotecnologie che comprendono tutto ciò che riguarda la manipolazione della

materia atomo per atomo e che consentono la progettazione e la realizzazione di dispositivi su

questa scala, già impiegati nei settori della nano medicina. È come se il corpo diventasse un

planetario campo di battaglia, dove si affrontano bioconservatori e transumanisti.

Il diritto perciò non può più fare astrazione da se stesso ma deve trovare nei propri principi la

misura della nuova antropologia.

Dignità, eguaglianza, autonomia, normalità si intrecciano: nessuna di esse può essere ignorata o

sacrificata. L’accettabilità della transizione verso il post-umano è stata subordinata al rispetto

dell’eguaglianza e dell’autonomia delle persone, della loro dignità, condizioni ineliminabili in sistemi

fondati sulla democrazia e sul rispetto dei diritti fondamentali.

Molto di ciò che noi cataloghiamo nella categoria del post-umano ha le sue origini nell’antica,

interminata ricerca di come uscire dalle strettoie di un mondo dove la natura è pure matrigna,

condannando alla malattia, alla sofferenza e all’ereditarietà dannosa. Non siamo di fronte a

tentativi di acquisire nuove capacità bensì di riammettere in una sorta di normalità naturale le

persone che ne sono state o possono esserne escluse. Per verificare se nonostante l’inserimento

di dispositivi come protesi o per controllare le manifestazioni dell’Alzheimer rispecchino i principi di

dignità, eguaglianza e autonomia, un Gruppo europeo per l’etica delle scienze e delle nuove

tecnologie ha approvato un parere “Aspetti etici dei dispositivi ICT impiantabili nel corpo umano. Ci

si chiede infatti in che misura questi dispositivi sono da considerarsi parte di ciò che si potrebbe

chiamare “progetto corporeo” ricomprendendovi la personale e libera progettazione delle proprie

abilità fisiche e intellettuali. Il parere del gruppo individua alcuni parametri significativi per la

valutazione dell’ammissibilità degli impianti che dovrebbero essere tenuti presente:

- L’esistenza di un rischio riconosciuto attualmente come elevato esige l’applicazione del

principio di precauzione andando a distinguere gli impianti attivi da quelli passivi;

- Il principio di finalità impone una distinzione tra finalità sanitarie e finalità di altro genere

( anche le utilizzazioni mediche devono essere valutare con rigore);

- Il principio di necessità porta ad escludere la legittimità di dispositivi ICT volti solo alla

identificazione del paziente;

- Il principio di proporzionalità porta ad escludere la legittimità di impianti come quelli utilizzati

al solo fine di consentire per esempio un più agevole ingresso in locali pubblici;

- Il principio di integrità e inviolabilità del corpo esclude la possibilità di ritenere che il solo

consenso dell’interessato sia sufficiente per rendere possibile qualsiasi tipo di impianto;

- Il principio di dignità si oppone alla trasformazione del corpo in un oggetto manipolabile e

controllabile a distanza.

È necessario affrontare anche un’altra tematica: cosa succede quando si passa da un

miglioramento finalizzato al recupero di funzioni perdute al miglioramento delle prestazione del

corpo? È il caso del doping sportivo, sanzionato perché mette a rischio la salute dell’atleta.

L’assunzione di sostanze come queste può avvenire solo se abbia una finalità terapeutica e non

configuri un illecito.

Ominizzazione e Umanizzazione

L’ominizzazione è l’evoluzione biologica che ha portato all’emergere di una sola specie umana

con un processo di unificazione tendente all’universalismo. L’umanizzazione è invece l’evoluzione

che si è articolata attraverso le culture con un processo di diversificazione tendente al relativismo.

Universalità e unicità nell’ominizzazione mentre differenziazione nell’umanizzazione. Nel tempo di

innovazione scientifica l’accento dovrebbe essere posto sull’ominizzazione poiché la profondità del

mutamento dei processi biologici e il loro intersecarsi con l’intero complesso delle innovazioni

scientifiche e tecnologiche sembrano indicare una direzione che porterebbe ad una

diversificazione della specie umana. Nei processi di umanizzazione, invece, si colgono significativi

segni di un movimento verso l’unificazione di cui è testimonianza proprio nel diffondersi di norme

giuridiche comuni nei settori in cui l’umano è messo più visibilmente alla prova dalla tecnoscienza.

Per quanto riguarda il rapporto tra persona e tecnologia, mediato dal corpo si sono delineate varie

letture. La tecnologia sta entrando nel corpo dell’uomo, lo scompaginano. Gli fanno perdere quella

centralità che sta alla base dell’antropocentrismo che dovrebbe essere abbandonato. Oggi si parla

di società nanotecnologica o società di cervelli, ma questa rappresentazione della società che si

divide tecnologicamente trova una smentita nelle stesse dinamiche tecnologiche nel fatto che

siamo sempre più di fronte a tecnologie convergenti. Questa convergenza ha il suo punto

d’incidenza proprio nel corpo umano, descritto con l’immagine di una macchina costruita grazie

alle neuroscienze, alla biologia, alle tecnologie informatiche, alle nanotecnologie. Il corpo umano si

inserisce in una rete sempre più vasta di sistemi informatici e robotici, una rete che consente di

estendere la nostra capacità di comunicare e agire. Questo essere in rete della persona porta con

sé la prospettiva di una interazione diretta tra le menti umane ma evoca anche esperimenti

riguardanti l’inserimento di chip nel corpo o di elettrodi nel cervello che consentono di comandare a

distanza dispositivi elettronici per l’apertura di porte o accensione di luci. Nascono nuovi conflitti

per effetto di una più diretta e intensa esposizione dell’umano al controllo esterno che può

metterne radicalmente in discussione l’autonomia, cancellando così la possibilità stessa

dell’autodeterminazione. Qui entra in campo il diritto la cui misura induce a rivolgere l’attenzione

alla rilettura del rapporto tra dignità, libertà e eguaglianza. In questo senso le modificazione del

corpo, l’inserimento al suo interno di qualsiasi dispositivo vengono considerati legittimi in presenza

del consenso della persona interessata. La finalità terapeutica si presenta come condizione

necessaria e sufficiente per effettuare interventi anche su persone che non si trovano nella

condizione di manifestare il loro consenso, secondo il principio della salvaguardia della vita. Qui

convergono alcune tecniche giuridiche diverse. Si deve dare rilievo alla volontà espressa dalla

persona quando, essendo capace, ha espresso di non voler accettare il ricorso a determinate

tecnologie. Il problema più impegnativo nasce dal fatto che l’impianto di un dispositivo può

determinare forme di dipendenza permanente da una macchina. Il problema non sorge nel caso di

respiratori artificiali o pacemaker che non vanno ad incidere sulla condizione complessiva di

autonomia della persona. Il tema della schiavitù diventa concreto quando la macchina è lo

strumento attraverso il quale un’altra persona è in grado di prendere decisioni al posto

dell’interessato, governarlo dall’esterno e quindi espropriarlo di autonomia e responsabilità. Si

diventa schiavi non di una macchina ma di una persona. Giuridicamente si vuole evitare questo

continuum/schiavitù tra uomo e macchina cercando di rafforzare i diritti di una persona. La linea

seguita è stata quella di annettere alla persona l’apparato tecnologico di cui si serve , con una

estensione a questo di prerogative dell’umano, che così potrebbe mantenere il controllo e non

trovarsi in una condizione di progressiva soggezione.

NEUROTICA: autonomia, libertà, responsabilità trovano il loro punto più problematico quando la

macchina umana viene considerata in rapporto con la neuroscienze, dove è il cervello ad occupare

il centro della scena, proponendo una nuova concezione dello stesso cervello, divenuto più

leggibile, protagonista di potenziamenti cognitivi. Tanto potente è considerato l’effetto trasformativo

delle neuroscienze che si è avvertito il bisogno di un’etica particolare, appunto la neurotica. Ad

esempio vi è la stimolazione cerebrale profonda (DBS) che è una tecnica adoperata per intervenire

su patologie neuropsichiatriche.

Nelle neuroscienze la cautela deve essere massima. Ad esempio su “Nature” vennero pubblicati i

risultati di una ricerca sui topi che individuava delle modalità di potenziamento dell’intelligenza le

quali avrebbero potuto essere estese agli umani. Ma ciò fece scatenare alcune associazioni per la

difesa dei diritti civili che posero immediatamente il problema dell’eguaglianza. Se l’accesso fosse

riservato a gruppi privilegiati o a solo chi fosse in possesso di adeguate risorse finanziarie, si

creerebbero le premesse per la più drammatica delle diseguaglianze. Le neuroscienze ci portano

così nel cuore di questioni capitali riguardanti la persona e la neuroetica si presenta come una vera

sfida sociopolitica.

Il convergere delle tecnologie pone dinanzi a noi non solo ipotesi apocalittiche ma una serie di

sviluppi la cui accettabilità dipende proprio dalla loro compatibilità con i diritti fondamentali e con i

principi di democrazia. Grazie all’impiego crescente di robot, si assiste così a un post-umano che

assume propriamente il significato di un congedo dall’umano , dai principi e dalle regole che lo

hanno accompagnato. Non basta appellarsi ad una roboetica. Se le tecnologie robotiche

dovessero essere abbandonate ad una pura logica di potenza si assisterebbe ad un divorzio

crescente tra umanità e democrazia.

Quindi il convergere delle tecnologie esige anche un convergere delle forme dell’intervento

giuridico soprattutto quando esse conoscono un punto comune di riferimento rappresentato dalla

persona e dal suo corpo. La tesi dell’autosufficienza delle tecnologie era stata avanzata fin dai

primordi della rivoluzione elettronica ma questa tesi è stata clamorosamente smentita

dall’impressionante corpus normativo riguardante questa materia. Il diritto, e non solo, si trova a

dover governare stati di transizione. È una transizione variegata che investe l’antropologia, il

linguaggio e il diritto, il corpo e la mente, che può avere un esito di arricchimento dell’umanità o un

suo impoverimento determinato da logiche di standardizzazione che disegna comunque un

orizzonte culturale profondamente modificato. Forse il post-umano è tutto questo, una transizione

profonda che comunque dobbiamo vivere.

UNA RETE PER I DIRITTI

Può il mondo del web avere delle regole? Questi interrogativi accompagnano da sempre le

discussioni sul futuro di Internet.

Internet è il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto ed è al rete che avvolge

l’intera pianeta ma non ha sovrano. Più internet cresceva più si è fatta aggressiva la pretesa degli

Stati di far valere le loro antiche prerogative , di continuare a considerare la rete come l’oggetto del

desiderio delle sovranità esistenti. Però non è possibile stabilire una sovranità nel cyberspazio,

quindi impossibilità, inutilità e illegittimità di qualsiasi regolazione di Internet.

Sull’orizzonte originario di Internet si staglia il mito fondativo della democrazia: l’agorà di Atene. Nel

villaggio globale, nell’immensa sua piazza virtuale, sarebbe stato possibile ricostruire le condizioni

della democrazia diretta. Internet sarebbe venuta in soccorso della morente democrazia

rappresentativa. È stato proposto un “Congresso virtuale” che avrebbe dovuto sostituire il Senato e

la Camera dei rappresentanti, affidando a tutti i cittadini il diritto di decidere sulle leggi attraverso il

voto elettronico.

Proprio il passaggio dal Web 1.0 al Web 2.0, quello delle reti sociali, ha attribuito una dimensione

nuova al rapporto tra democrazia e diritti. Si sono arricchite le possibilità di azione organizzata, non


PAGINE

11

PESO

35.76 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lingue moderne per la cooperazione internazionale (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Scienze Politiche)
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GianniPor91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica informatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Calefato Patrizia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Linguistica informatica

Riassunto esame Linguistica Informatica, Prof. Calefato, libro consigliato La comunicazione verbale nell'era di internet, Danesi
Appunto